Pubertà precoce: responsabile l’alimentazione e l’inquinamento

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puberta“Di recente mi sono imbattuta in alcuni articoli che collegavano l’alimentazione e alcuni tipi di inquinamento a cambiamenti nella crescita delle persone … Per carattere e formazione cerco sempre di non farmi prendere da facili allarmismi, quindi ho cercato di saperne di più.”
Vi anticipo queste parole dal post che state per leggere, per dimostrare che ogni sito ha i lettori che si merita! 😀
Sara non è un endocrinologo, ma una persona con solida formazione scientifica, mamma di una bimba di 4 anni che, di fronte a un argomento di sicuro interesse come la PUBERTA’ PRECOCE, ha usato la rete al meglio: per informarsi.
Sara è una nostra lettrice “storica” e, interpretando al meglio la nostra “mission”, ci ha regalato la condivisione delle sue dettagliate informazioni, scrivendo per noi questo post.

Di recente mi sono imbattuta in alcuni articoli che collegavano l’alimentazione e alcuni tipi di inquinamento a cambiamenti nella crescita delle persone: altezza, peso corporeo, fertilità e maturità sessuale (mestruazioni per le donne, crescita della barba ecc. per gli uomini).
Il primo in cui mi sono imbattuta è un articolo del Corriere della Sera in cui si collegano tre problemi: negli ultimi cento anni l’età media della prima mestruazione si è abbassata di 5 anni, mentre sono in aumento i casi di infertilità e di tumore all’apparato riproduttivo. Cause: l’obesità diffusa e alcuni agenti inquinanti che interferiscono con l’apparato endocrino, chiamati “interferenti endocrini”.

Il legame fra peso corporeo e mestruazioni non mi era del tutto nuovo grazie a una piccola ricerca di scienze che avevo fatto alle superiori, in cui “scoprivo” che a parità di altezza, una donna che pesa di più ha anche prima le mestruazioni e, statisticamente, più probabilità di rimanere incinta. Concretamente, la presenza di grasso in più permette una maggiore produzione di estrogeni. È stato ipotizzato che sia un effetto dell’evoluzione naturale, in quanto una donna grassa ha più probabilità, rispetto a una donna magra, di sopravvivere alle carestie e nutrire anche i suoi figli.
Il collegamento fra questi fattori è regolato dalle ghiandole che producono ormoni: la tiroide, il pancreas, i reni, le ovaie o i testicoli, e molte altre. Insieme fanno parte dell’apparato ormonale o apparato endocrino.

Per carattere e formazione cerco sempre di non farmi prendere da facili allarmismi, quindi ho cercato di saperne di più.

Stando all’Enciclopedia Treccani, sono secoli che l’età del menarca si abbassa, da una media di 17 anni di qualche secolo fa, ai 13 degli ultimi anni. Insomma, mangiamo meglio e cresciamo di più. Quello che pare preoccupante è il fatto che recentemente il fenomeno si è accelerato e sembrerebbe condizionato dall’inquinamento.
Sandra Steingraber, una biologa statunitense, riferisce che il 15% delle bambine americane ha la prima mestruazione a 7 anni. Sempre secondo Steingraber, la pubertà precoce fa crescere in proporzione le probabilità di tumore al seno, all’utero e alle ovaie, e di altri problemi come l’endometriosi, la difficoltà a rimanere incinta o a portare a termine la gravidanza.

Curiosando su Internet ho trovato diversi documenti di organismi ufficiali sugli interferenti endocrini: Istituto Superiore di Sanità, Ministero dell’Ambiente e Parlamento Europeo fra gli altri. Il Decalogo per il cittadino e la brochure Interferenti endocrini e sicurezza alimentare entrambi dell’Istituto Superiore di Sanità sono molto dettagliati.
Secondo questi documenti, anche i maschi sono toccati dal problema, in quanto si ridurrebbe la qualità dello sperma e si verificherebbero difficoltà nel concepimento.

La lista degli interferenti endocrini è lunga e complessa, e include il fumo di sigaretta, gli alimenti carbonizzati, i trattamenti antimacchia, alcuni cosmetici, alcuni pesticidi, alcuni tipi diplastica.
Man mano che determinati elementi chimici, naturali o sintetici, sono identificati come interferenti endocrini, sono esclusida alcuni cicli di produzione. Questo accade per i pesticidi, i cosmetici e alcune plastiche usate per i contenitori alimentari. Per altre cose, come il fumo di sigaretta, bisogna prendere le dovute precauzioni.

Cosa fare?

I due documenti dell’ISS propongono delle accortezze per adulti e bambini, che riassumo:

1. Preferire alimenti freschi e di stagione, senza coloranti, conservanti e aromi. Meglio pesce che carne, meglio il pesce azzurro (sardine, sgombro) dei pesci grassi (aringhe, anguilla) e pesci grandi (tonno, pesce spada). Meglio cucinare a vapore che grigliato o fritto. Quando si cucina è importante che il grasso della carne e del pesce non ristagni,ma scivoli via e non sia usato per brodi e sughi.

2. Preferire il vetro e la ceramica alla plastica e verificare sempre che la plastica sia garantita per uso alimentare. Non scaldare gli alimenti in contenitori di plastica, neanche nel microonde; non versare liquidi molto caldi in contenitori di plastica, ma aspettare che si raffreddino. Per lo stesso motivo, evitare di lavare gli oggetti di plastica in lavastoviglie.

3. Lavare accuratamente il biberon e altri contenitori dopo la sterilizzazione; alcuni elementi che entravano nella produzione dei biberon sono stati comunque messi fuorilegge (come il policarbonato). Un’alternativa è usare un biberon in vetro o acciaio inossidabile.

4. Non mangiare cibo carbonizzato, per esempio la carne grigliata un po’ bruciacchiata o la crosta della pizza.

5. Durante la cottura ricordarsi di usare le cappe di aspirazione o lasciare la finestra aperta.

6. Rispettare le istruzioni del produttore per i contenitori monouso (da non riutilizzare), le padelle antiaderenti (da buttare se si graffiano), la carta da forno ecc. Non conservare il cibo in contenitori di plastica usurata.

Una seconda parte del decalogo riguarda attenzioni non legate all’alimentazione, comunque importanti:

7. Garantire il ricambio d’aria degli ambienti e togliere la polvere, ricordandosi di pulire spesso gli aspirapolvere, a maggior ragione se si ha l’abitudine di bruciare incenso o candele; è importante evitare in ogni caso di fumare in casa.

8. Questa è difficile: limitare l’uso di PVC (polivinile) morbido contenente DEHP (dietilesilftalato). Si tratta di una sostanza usata nei pavimenti e rivestimenti murari, rivestimenti per materassi e carrozzine, in pellicole, vassoi, tappi, confezioni blister. La buona notizia è che il suo utilizzo è progressivamente abbandonato dai produttori.

9. Limitare l’uso di vestiti con trattamenti idrorepellenti o antimacchia.

10. Ricordarsi di sostituire gli involucri degli oggetti imbottiti in schiuma quando si rompono (sedili dell’auto, materassi, ecc.)

Personalmente, da tempo ho ridotto al minimo l’acquisto di prodotti pronti, che contengono molti conservanti e i cosiddetti esaltatori di sapidità, e devo dire che mi sento fisicamente meglio da quando non prendo più le bustone da versare direttamente in padella e mi preparo una pastasciutta veloce, un pezzo di formaggio e una carota.
Meglio sarebbe comprare prodotti locali, a meno che non si viva in zone molto inquinate.
Forse la cosa migliore sarebbe l’autoproduzione di verdura: su Internet si trovano diverse iniziative per “l’orto sul terrazzo”, e “l’orto urbano”.
In alternativa, una proposta interessante è l’alimentazione biologica, che dovrebbe offrire maggiori tutele, ma bisogna comunque verificarne la provenienza. Associazioni di consumatori hanno messo più volte in guardia contro l’uso dell’etichetta “biologico” a prodotti che di biologico hanno ben poco.

L’ultima cosa su cui ho iniziato a documentarmi sono gli Organismi Geneticamente Modificati. È un capitolo spinoso, e in parte fuori tema, perché non entrano nella lista della spesa, ma li consumiamo indirettamente: OGM, soprattutto di provenienza statunitense e brasiliana, sono molto usati nell’alimentazione degli animali che poi mangiamo e… non è detto che sia un male: il vantaggio degli OGM sarebbe di essere più resistenti e quindi richiedere meno pesticidi – quindi meno interferenti endocrini.
Il dibattito è molto acceso, posso segnalare un libro recente che cerca di fare il punto in proposito: Dilemma Ogm. A tavola con ricerca, mercato e società di Maria Vigano e Antonio Pascale.

Concludo citando gli autori del documento dell’ISS: non dobbiamo nemmeno farci prendere dalla frenesia di colpevolizzare ed eliminare tutti gli alimenti gustosi e “trasgressivi” come la salama da sugo. Insomma non eliminerei del tutto la mortadella o i bastoncini di merluzzo impanato! L’importante è che siano la trasgressione di un sabato sera.

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4 COMMENTI

  1. I bastoncini di merluzzo impanati una golosità??? Ma come mAngiate?
    Mai usato le “bustone”, non vedo perché spendere molto per qualcosa che posso fare in casa ed è molto più buono.
    Comunque sono corrette le osservazioni dell’articolo, troppe persone non sono capaci di mangiare in modo sano, equilibrato e corretto.

  2. @ Morgaine, ahahah! Non riesco a credere che Veronesi l’abbia scritto sul serio, d’altronde sappiamo tutte che l’emancipazione femminile ha cambiato il ritmo delle maree 😀

  3. Buon articolo, grazie!
    E poi mi é venuto in mente quello di Veronesi qualche tempo fa sulla 27ora, dove attribuiva la peggior qualitá dello sperma alla maggiore emancipazione femminile.
    Il vostro é di gran lunga piú serio.

  4. L’ultima frase di questo post credo sia importantissima: non farsi prendere dall’ansia. Tutte le cose elencate sono dannose se assunte in maniera continua e ingente.
    Lo ribadisco perchè nell’era di internet cadere in facili allarmismi è un attimo.
    Per quanto riguarda la qualità del biologico rispetto al non biologico rimando al blog di Dario Bressanini http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/ dove ci sono diversi articoli che spiegano che per ora non c’è dimostrazione che il biologico sia più sano.
    Bressanini inoltre presenta numerosi articolo su OGM e tante altre cose che legano scienze e cucina.

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