Parlare di dieta ai bambini

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Forse avete deciso che il divenire genitori vi ha fatto accumulare qualche chilo di troppo, o forse ve li portate dietro già da prima, in ogni caso vi trovate di fronte alla inevitabile necessità di mettervi a dieta. Ecco quindi che vi sedete a tavola tutti felici e il vostro treenne non manca di notare che “a mamma non piace la pasta!” e voi magari anche un po’ stizzite perché quel piatto di pasta lo mangereste volentieri rispondete “non è che non mi piace la pasta, è che sto a dieta”
Attenzione qui, perché state per entrare in un campo minato. Spiegare ai bambini il concetto di dieta è una faccenda delicata perché rischia di insegnargli qualcosa di profondamente sbagliato sull’alimentazione e sul rapporto con il cibo. Perché ci mettiamo a dieta? Perché scegliamo di evitare certe categorie di cibi, ad esempio i carboidrati, che allo stesso tempo insistiamo perché li mangino i nostri figli? Perché vogliamo essere magri?
Partiamo dalla risposta più semplice e ovvia ossia, “sto a dieta perché sono grasso (o grassa)”. Questa risposta per quanto tecnicamente esatta apre tutto un mondo di domande e potenzialmente risposte che il bambino cerca di darsi da solo. La conclusione immediata che il bambino può raggiungere è che grasso è sbagliato. O peggio che grasso è brutto. O ancora peggio che magro è bello.

Ma veramente vogliamo che i nostri figli ragionino in questi termini riguardo al cibo e alle diete e alla percezione del loro corpo? Veramente vogliamo che crescano con l’idea che debbano essere magri per essere belli, o per poter accettare se stessi o essere accettati dagli altri?

Io non sono una fanatica della dieta, ma confesso che qualche chilo di troppo il mio secondogenito me l’ha lasciato, e mi piacerebbe riuscire a perderli.
Mi interrogo però su cosa voglio trasmettergli, quali valori intorno al cibo, quali valori intorno all’aspetto estetico, e se mi fermo a riflettere un attimo c’è un’unica cosa che mi viene in mente. Voglio mettermi a dieta, o meglio voglio perdere i chili di troppo perché so che non mi fanno bene. In effetti una persona magra è, almeno nel nostro immaginario, una persona che è in salute fisica.

Curioso come proprio in questi giorni il quotidiano svedese Svenska Dagbladet stia facendo un approfondimento sul tema forma fisica e allenamento. Apparentemente le persone magre non sono necessariamente più in salute rispetto alle persone grasse. Quello che veramente conta è il livello di allenamento quotidiano. Secondo uno studio danese le persone che si esercitano fisicamente in una passeggiata, o uno jogging leggero quasi ogni giorno sono in saluta fisica migliore rispetto a quelli che non lo fanno, o che seguono un livello di attività intenso quasi quotidianamente. Apparentemente chi si allena ogni giorno ad un livello medio basso ha una aspettativa di vita media più lunga di circa 6 anni rispetto a chi non si allena affatto, che va confrontata con i circa 2-3 anni di chi segue un ritmo di allenamento intensivo. E il parametro magri o grassi non sembra pesare molto in questo studio, infatti una persona in sovrappeso che però svolge attività fisica moderata ogni giorno è in salute più di una persona magra che non lo fa.

Allora ritorniamo al nostro discorso: come spiego a mio figlio la mia repentina decisione di evitare carboidrati, mangiare miniporzioni, e saltare una fetta di torta di compleanno della zia?
A seconda dell’età del figlio, lo step numero uno per me è cercare di evitare di sottolineare il fatto di essersi messi a dieta e semplicemente ignorare o al limite rispondere a domande dirette con un non mi va, oggi non ho molta fame, ho voglia di un bel piatto di verdure. Il secondo step nel caso di bambini più grandi, o che si pongono più domande, e soprattutto nel caso in cui anche i bambini sono in sovrappeso, è quello di spiegare loro che ho deciso di seguire una dieta più equilibrata perché grasso non è sano. Proverei a parlare con loro dell’inutilità degli zuccheri sul piano alimentare, dell’importanza dei grassi (buoni) e del danno dei grassi cattivi, e magari si potrebbe disegnare tutti insieme una piramide alimentare, ritagliando da giornali e riviste cibi delle varie categorie. Non è invece in alcun modo utile parlare di calorie e controllo delle calorie con i bambini, quello tenetevelo per voi, e cercate semplicemente di diminuire le vostre porzioni.

Insomma se alla fine si riesce ad invogliare tutta la famiglia a seguire un’alimentazione più sana e ad includere una passeggiata di famiglia ogni giorno ad esempio per andare e tornare da scuola, mi sembra tutto di guadagnato, no?
E voi come parlate della vostra dieta con i vostri bambini?

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6 COMMENTI

  1. Ecco, l’altro ieri mi sono messa a dieta. Da ieri sera TopaGigia telefona al suo dottore immaginario per chiedere se può mangiare questo e quello, se le farà male al ginocchio con le cicatrici (che è mio), se le farà venire il mal di gola eccetera. Però almeno si preoccupa che i cibi la facciano star bene e non di essere grassa o magra 🙂

  2. Più che di dieta, forse, bisognerebbe parlare al bambino di sana alimentazione e di un continuo esercizio fisico a contrappunto. E, come dici tu, non serve allenarsi per la maratona.
    Non so se capita anche a voi, ma se io pratico regolarmente dell’attivita sportiva sono anche più moderata nel consumo di cibo. Una specie di bussola naturale si innesta nei meccanismi dell’appetito e così, almeno, evito di mangiare “per nervoso” Credo che molte donne possano capirmi;)
    E poi, permettetemi l’off topic, sono in eccellente forma fisica dopo l’ultimo week end passato a Stoccolma! Ho consumato le suole a furia di camminare. E’ davvero una città meravigliosa!!!!E il cibo, di cui tutti mi parlavano così male, non è affatto da buttar via..Insomma, per tornare in argomento, più ci si muove, meglio è, anche perchè così non si è costretti a stare in dieta..

  3. i bimbi a scuola sono incoraggiati a parlare in termini di “round” rotonda/o, invece che “fat” grassa/o, che e’ piu’ carino e benevole, e sicuramente meno offensivo 🙂

    Comunque, come dicevo altrove, qui c’e’ molta educazione su cosa vuol dire mangiar sano e anche cosa vuol dire essere non normopeso. Una campagna recente del sistema sanitario nazionale per i bambini si chiama “Change for Life” e ci sono tanti poster e attivita’ per spiegare questo concetto in maniera semplice e divertente (vedi il sito qui http://www.nhs.uk/change4life/) anche qui a casa siamo pieni di posterini gialli. Io come immaginerai sono molto per l’approccio scientifico, penso che si possa parlare anche di malattie cardiovascolari se lo si fa con parole semplici, di come i grassi “cattivi” arrivano fino al cuore 🙂 il discorso che fanno qui http://www.nhs.uk/Change4Life/Pages/facts-about-fat.aspx l’abbiamo fatto varie volte con i boys per esempio

  4. Facile: sono cicciottella, peso troppo e non mi fa bene. Cerco di mangiare un pò di meno perchè poi così mi sentirò meglio. Papà è magrissimo, però se mangia alcune cose gli viene mal di pancia. Tu sei perfetta e non ti devi preoccupare, e comunque i bambini non hanno bisogno di diete se non hanno particolari problemi.
    Ok, la mia ha tre anni e mezzo e questo discorsetto è bastato, ma ho cercato di mettere subito in chiaro che ognuno ha le sue particolarità e necessità, e che dieta non significa necessariamente dieta dimagrante. Poi penso non guasti fargli vedere quanto siamo contente se perdiamo un pò di peso, puntando molto sull’aspetto salute e il meno possibile su quello estetico. Perchè comunque per loro siamo gli esseri più meravigliosi dell’universo anche con 20 chili in più…

  5. Diciamo che per prima cosa forse non si dovrebbe parlare di magri o grassi, ma di persone che sono normo peso. E purtroppo non mi viene una parola comune (come appunto magro o grasso) e qui si vede quanto è sbagliata la nostra cultura!
    Mia sorella ha sofferto/soffre (perchè almeno stando a quello che dice lei non si guarisce mai del tutto, io spero che non sia così) di anoressia e posso garantire che magro=bello non è assolutamente vero, anzi aveva un aspetto che faceva paura.
    Sicuramente normo peso=bello è vero perchè il giusto peso ci regala un’armonia estetica che è inutile nascondere; anzi può essere opportuno spiegarla ai figli proprio perchè evitino l’equazione magro=bello. Ma ancora di più avere il giusto peso (e non l’essere magri, perchè mia sorella ha un sacco di problemi) è sicuramente importante per la nostra salute e protegge dalle malattie. E quindi mangiare bene deve far parte dell’educazione che diamo ai figli, tenendo conto che quando si parla di educare l’unica cosa che funziona davvero è il nostro esempio. Se ringraziamo, ringrazieranno anche loro (magari non durante l’adolescenza ;-)), se mangiamo bene lo faranno anche loro, il tutto ovviamente mantenendo un atteggiamento equilibrato (non demonizzo nulla neanche le bevande zuccherate, che non metto in tavola, ma se si è ad una festa ci possono stare).
    Relativamente alla dieta, io eviterei cicli di dieta e cicli di “svacco” davanti ai bambini, e diete troppo punitive, alleggerirei solo le porzioni: e che il mangiare sia un piacere collettivo, seduti a tavola con la TV spenta.
    ciao a tutti
    francesca

  6. E’ un tema che ho affrontato di recente. Mi sono messa a dieta a marzo ed ho perso 9 kg. Soffro di mal di schiena ed il sovrappeso non aiutava. Devo dire che mio figlio di 11 anni è stato un grande supporter, ha capito il mio obiettivo ed ha collaborato con me, seguendo i miei progressi.
    Noi parliamo spesso di cibo e valori nutrizionali, mio figlio è un soggetto con poliallergie alimentari e quindi il cibo lo dobbiamo conoscere bene.
    Quando era piccolo paragonavo il corpo umano ad un’auto, che ha bisogno di benzina, ma anche di olio e di acqua, spiegandogli come ogni sostanza contribuisse al benessere della persona e fosse necessaria.
    Lui è molto magro (poco più di 30kg) ma sano e sportivo e soprattutto mangia di tutto, compatibilmente con la sua allergia.
    Credo sia importante, aldilà dello stereotipo magro=bello e grasso=brutto, insegnare la consapevolezza di sè, ovvero che siamo diversi e possiamo essere sani e belli ciascuno a modo proprio.

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