Non gli piace

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Da quando Pollicino ha iniziato lo svezzamento, anzi, l’autosvezzamento all’età di 6 mesi è stato subito evidente che alcuni cibi sono entrati immediatamente nella sfera dei preferiti, e altri sono stati rifiutati più o meno fermamente. Di tutti i cibi ce n’è uno in particolare che lui non ci ha mai dato la soddisfazione di assaggiare, o anche solo di annusare: il pane.
Il pane che è una frequente causa di conflitto a tavola, quando genitori lanciano anatemi “non mangiare il pane che ti riempie e non mangi altro!” Quel pane Pollicino lo ha sempre guardato con molta superiorità. Da quando ha iniziato ad andare al nido sei mesi fa, almeno una volta a settimana l’insegnante mi conferma che ogni pomeriggio al momento della merenda rifiuta di mangiare il pane e non lo mangia nemmeno quando è evidente che ha una fame da lupi. Piuttosto il digiuno, ma niente pane.

Io ho sempre tenuto un comportamento molto aperto nei confronti del cibo, ma da noi c’è una regola ferrea: non si dice “non gli piace”. Non forzo i miei figli ad assaggiare quello che hanno nel piatto, nemmeno un boccone se non vogliono, ma non possono dire “non mi piace”, e nemmeno lo diciamo noi per loro. Sono accettate le seguenti varianti “non mi va”, “non mi ispira”, “non mi sembra buono” e così via.
Io credo fortemente che le parole che si scelgono per descrivere scelte o atteggiamenti siano molto importanti, sopratutto nell’ottica del cercare di evitare di etichettare. Se ad un bambino che rifiuta un certo tipo di cibo per 3 o 4 volte consecutive viene detto che quel cibo non gli piace, ci sono ottime probabilità che lui quel cibo non lo mangerà mai più.

Naturalmente capita di essere ospiti da qualcuno che giustamente si informa sui gusti dei bambini, ma io rispondo sempre che loro mangiano come noi, qualsiasi cosa sia, nella speranza che il menù non preveda solo broccoletti! Se poi di broccoletti si tratta allora aggiungo che non hanno ancora imparato ad apprezzarne il gusto 😉 Poi vedo se c’è altro a disposizione, almeno un pezzo di pane!
Con il Vikingo infatti il pane è sempre stata un po’ l’ancora di salvezza, per cui se non c’era veramente nulla di suo gradimento a tavola poteva perlomeno riempirsi la pancia con qualcosa. Con Pollicino invece nulla. Abbiamo provato vari tipi di pane, morbidi, duri, farine varie, tostati. Niente. Abbiamo provato a spalmare il pane di burro, di formaggi, di patè di ogni genere e tipo. Lecca il patè e lascia li il pane. Persino la pizza non gli va a genio, e si limita a mangiare quello che c’è sopra, lasciando la base nel piatto. Abbiamo pensato che fosse un problema di masticazione, ma poi lo abbiamo osservato masticare con gusto la bistecca e ci siamo ricreduti.
Noi continuiamo a mangiare il pane, e naturalmente la pizza, regolarmente. E regolarmente gli offriamo di assaggiare se vuole. Ma lui niente. Al nido continuano a mangiare pane ogni merenda e ad offrirglielo. Ma lui niente.

Stamattina ho apparecchiato per la colazione. Yogurt e cereali per Pollicino. Pane burro e formaggio per il Vikingo. Caffellatte per me. Pollicino inizia ad indicare insistentemente il fratello. Io penso che voglia giocare con lui e lo invito a finire la colazione così poi potrà farlo. Lui lancia un sonoro GNO! insieme al suo cucchiaino, e inizia a lamentarsi apparentemente indeciso se trasformarlo in un capriccio. Il Vikingo esclama “mamma, Pollicino vuole il mio pane!” Io mi dico figurati se vuole il tuo pane, e osservo con un ghigno di superiorità il Vikingo offrire il suo pane al fratellino, certa che gli verrà tirato dietro.

Pollicino questa mattina ha fatto colazione con 3 fette di pane e burro.

Mai dire “non gli piace”!

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11 COMMENTI

  1. Il mio metodo è un po’ diverso dal tuo.

    Non mi piace è accettato. Insomma, se assaggi e non ti piace… non ti piace e basta! Ma prima di dirlo devi assaggiare. E così una volta si assaggia. Passaggio che non diventa traumatico se l’assaggio non comprende una forchettata stracolma ma davvero un pezzetto piccolo.

    I gusti cambiano. L’ha scoperto anche mia figlia. Ora è lei che lo dice a me! Oggi ti piacciono gli spinaci domani no. Pace. Oggi non ti piacciono i pomodori, domani chissà. E quando prova a dimenticarsene le ricordo che fino a 4 anni la nutella la sputava. E le chiedo “pensa se non l’avessi assaggiata una volta in più…” 😉

    Da noi non esiste “non è buono”. A te non piace, a me si, o viceversa. Oggi ti piace, domani no. Quindi niente “non è buono”. Ovviamente proprio per quello censuro tutti i “ma dai, mangia che è buono” della nonna con semplici “a lei oggi non piace”.

    Ecco, insomma, il non piace per noi adesso non è stato un problema. Perché sa che oggi è così domani cosà. Assaggia tutto e mangia solo quel che vuole. Mangia poco ma scoppia di salute. Quindi funziona.

    Per il non mi piace… pane poco per loro ma latte zero, tutte e due, ho due figlie che magari accettano uno yogurt, magari, ma di bere latte non ne vogliono sentir parlare. Per ora sono vive. Vedremo poi! 😀

  2. Amelia è sempre stata onnivora, quindi il mio problema all’inizio avrebbe potuto essere di quantità più che di varietà: secondo mia madre, il fatto che lei non stramangiasse era “non mangia”. A me invece sembrava molto equilibrata.
    Poi ho letto Gonzalez “Il mio bambino non (mi) mangia” e ho avuto anche la conferma scientifica delle mie convinzioni. Ciò mi ha dato anche la forza di permettere ai miei figli di saltare la cena se proprio non se la sentivano e in generale di non dare al cibo valori che non fossero di nutrizione e/o cultura (per noi italiani il cibo è anche una questione quasi artistica).
    Detto questo, Ettore ha una particolare avversione per alcune cose che a tutto il resto della famiglia piacciono molto (torte salate, sformati, carne), il che da noi viene preso con un’alzata di spalle e con tanta pazienza: siamo sicuri che, passata questa fase, diventerà onnivoro come tutti noi.

  3. Fantastiche le varianti al “non mi piace”! Ruberò l’idea! 😉
    La mia Grande a 10 mesi aveva deciso che doveva mangiare quello che c’era nel nostro piatto e non mi sono fatta problemi a darle spaghetti col ragù, bastava tagliarli. L’unica cosa che proprio non le andava erano le uova in qualsiasi modo, comprese crepes e zabaione. Dopo 10 anni a provare e riprovare, posso dire che ora non ne va matta, ma le mangia e sono felice di non avere mollato. Per il resto adora le verdure e mi implora di avere spinaci o zucchine lesse per cena…Mah!
    Lasciamo stare la Nanetta: qualsiasi cosa nel suo piatto non dura più di 60 secondi (geni paterni!).
    Il Ranocchio ha appena iniziato l’auto-svezzamento e finora l’unico cibo che l’ho visto rifiutare sono le zucchine, ma non rinuncio. Tanto anche lui ha una spiccata preferenza per quello che mangiamo noi piuttosto che le sue pappette e una briciola di quello che ho nel piatto la assaggia sempre. Ammetto di avere qualche difficoltà nell’accettare che un bambino che farà 6 mesi la settimana prossima mangi bistecca e patate al forno, ma sembra un problema solo mio…

  4. per anni ho visto i miei diventare matti per far mangiare mio fratello: le uova no, il formaggio no, il pesce no, le verdure no, la carne non tanto…da quando mi sono resa conto che Puffetta preferiva mangiare quello che c’era nel nostro piatto piuttosto che la sua pappa, aiutata dal fatto che non ha mai dato problemi per mangiare, mi sono imposta di non fare menù differenziati, la regola è: se hai fame mangi, se non mangi significa che non hai fame. Certo, cucino cose adatte anche a una quasi treenne, ma in questo modo mangia qualsiasi cosa, anche perchè penso che bimbi così piccoli non abbiano ancora gusti molto definiti, lo stesso cibo che prima veniva rifiutato, in un contesto diverso può essere mangiato con gusto, come la storia di Pollicino e il pane dimostra!
    Anch’io quando siamo invitati da qualcuno mi comporto come Serena, ma più volte ho notato che la cosa genera, come minimo, un certo stupore, soprattutto in mia suocera, che non prende neanche in considerazione l’ipotesi che la bimba possa mangiare quello che mangiamo noi

  5. Ecco, io sul cibo non sono brava come vorrei. In parte dò la colpa all’esserte sottopeso di TopaGigia, e quindi non voglio rischiare che mangi troppo poco anche al solo singolo pasto, e in parte risento molto di non poter mangiare tutti insieme, e quindi di dover cucinare per due o tre cene separate, che mi stressa assai. Però sono brava sul non dire “non mi/ti piace”, anche perchè anche lei va molto a fasi, a volte di giorni a volte di settimane. Per esempio abbiamo già avuto 4 o 5 diverse fasi con la pasta (si, no, forse un pò, assolutamente no, ok! Ora siamo in fase non se ne parla nemmeno), quindi continuo a proporre ciclicamente, anche se a piccole dosi, nel senso che faccio in modo di essere sempre sicura che ci sia qualcosa che mangerà. Però ammetto che non la sto vivendo bene questa faccenda, e vorrei trovare un modo più rilassato. Anche perchè troppo spesso finiamo a prosciutto e formaggio…

    • @LGO 🙂
      @Carla si si c’è sempre speranza! Non demordere 😉
      @Nicole addirittura me lo dici da traduttrice. Wow!
      @cristina lo so che è dura. Anche da noi ci sono abitudini famigliare diverse. Pensa però che quello che è importante veramente è come vi comportate voi genitori.
      @Lorenza anche Pollicino è assolutamente monotematico. Un periodo mangia solo pasta epr 3 giorni, poi solo carne per altri due e così via. basta mediare su qualche giorno e si scopre che hanno una dieta perfetta!
      @Barbara come sottopeso? Rispetto a che? Parliamone!
      @Serena ti ripeto quello che ho detto a Cristina, alla fine quello che conta siete voi genitori. Se quando sta dai nonni viene viziata con il cibo, non succederà nulla di grave per questo. De resto mi sembra che a casa seguite un comportamento di quelli che gettano delle ottime basi per il futuro.

  6. Certo che i bambini sanno sempre sorprenderci, forse perché non hanno la tendenza a classificare degli adulti.
    La Piccola è sempre stata una buona forchetta e le piace mangiare (il dna conterà pure qualcosa!), ma è estrememente volatile nelle preferenze, per giorni mangia solo pastina al formaggio, poi la pasta ma sputa il ragù, poi quando pensi che il ragù non sia buono lo mangia da solo…
    Mio marito poi che cucina bene le fa il branzino al sale, il rombo e lei a volte lo snobba, ma poi all’asilo mangia il merluzzo senza fiatare.
    Noi non ci scomponiamo più di tanto e cerchiamo di farle assaggiare sempre (quasi) tutto. Al massimo sono i nonni che hanno sempre paura che non mangi, ma a star dietro a loro dovrebbe avere l’appetito di un camionista!

  7. Bel post, soprattutto per quel che riguarda le parole; purtroppo dalla parte di mio marito non hanno questa attenzione e mi ritrovo a spiegare perché non va bene dire “mi fa schifo/orrore” a tavola… il grande ha sempre mangiato di tutto, anche lo stoccafisso in umido, da subito salvo qualche ritrosia per tutto quello che é filamentoso… ricordo che la sensazione tattile in bocca lo ha indirizzato parecchio: schifava le patatine fritte perché erano croccanti fuori! ora é davvero onnivoro e la regola é: se lo hai già mangiato, lo mangerai di nuovo, se invece ti propongo un cibo nuovo, almeno assaggia!
    Funziona.

  8. Grande Serena!!
    Sono mamma solo da 10 mesi ma sono traduttrice da 10 anni e appassionata di lingue da una vita, e credo fermamente che la scelta delle parole sia fondamentale in tutto ciò che facciamo. Sono le parole a plasmare il mondo in cui viviamo.

  9. Adorabile la foto del bimbo che mangia il panino 🙂

    Condivo molto di questo articolo, il non dire “non mi piace”, l’assaggiare, il non forzare, sono comportamenti che adotto alla stessa maniera e mi sembra di capire per le stesse ragioni.
    Io con il più grande non ho avuto e non ho tutt’ora problemi nel fargli assaggiare cose nuove e nella varietà di alimenti che mangia, mentre con Gigiolino, più piccolo, è un semi disastro e anche lui ogni volta che gli offre una fetta di pane la butta via, mentre adora i crekers ad esempio e la pizza, ma sto pane non c’è verso… ora però so che ci sono speranze 🙂 …anche perché come è possibile che il pane non piaccia!?!?
    Grazie ciao Carla

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