L’umiliazione come mezzo per educare?

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E’ da qualche giorno che gira sui vari social media la notizia di alcuni genitori, ovviamente americani, che per condannare l’uso improprio di facebook da parte dei loro figli, hanno pubblicato sul loro profilo una foto con il ragazzino in questione che tiene un cartello sul quale è scritta una frase tipo “Siccome voglio postare foto di me con alcol, non sono ovviamente pronto ad utilizzare social media e mi prendo una pausa finché imparerò cosa posso postare e cosa no. Ciao ciao!”
La spiegazione è che l’umiliazione di fronte ai loro coetanei è l’unica cosa che questi ragazzi riescono a capire. Inoltre in questo modo capiscono, provandolo direttamente, che ci sono conseguenze per quello che condividono sui social media, e che è quindi necessario riflettere su queste conseguenze prima di scegliere se pubblicare o meno qualcosa.
Io vi confesso che sono molto perplessa nei riguardi di questo genere di azioni, e per quanto continuo a pensare che bisogna ritrovarsi nei panni di quei genitori per potersi permettere di giudicare, non riesco a darmi pace. Possibile che non ci siano modi migliori? Possibile che sia necessario umiliare i propri figli adolescenti di fronte ai loro coetanei per riuscire a far passare il messaggio? E quali sono le conseguenze di queste azioni sul rapporto del ragazzo nelle relazioni con i suoi amici? E nella relazione con i suoi genitori?
Ho molte domande e poche risposte, o almeno quelle che ho non mi piacciono affatto. Voi che ne pensate?

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53 COMMENTI

  1. Close, forse lo hai fatto di recente, per cui le cache di google sono ancora da smaltire? Io se googlo il mio nome trovo linkedin, trovo le mie pagine ufficiali, ma non mi trovo su facebook, ne trovo altre su FB con il mio stesso nome e cognome ma non il mio profilo.

  2. @ Supermambanana
    Una cosa sui parametri di privacy di Facebook: io ho settato la non rintracciabilità nei motori di ricerca ma ho provato a cercarmi su Google e mi sono trovata lo stesso, insieme ai miei commenti nei gruppi pubblici 😉 Diciamo che c’è una non rintracciabilità parziale, nel senso che si trova il link alla mia pagina FB, ma poi se ci clicchi sopra dicono che non c’è nessun risultato. Forse questo è dovuto al fatto che oltre a GOogle ci sono altri motori di ricerca che non rispettano le restrizioni?

  3. @ Silvia
    Nella logica della punizione di cui stiamo parlando trovo invece che parlare solo della foto “holding liquor” potrebbe invece preservare la figlia da una umiliazione ancora maggiore, cioè che si dica in giro che ha bevuto alcolici a X anni. Nel biglietto si dice che ha fatto la bravata di fotografarsi con una bottiglia. E’ diverso (e questo secondo me ti rimarrebbe addosso come un marchio d’infamia molto peggiore) che ha bevuto/iniziato a bere a X anni.

  4. Non so, forse sono un po’ “all’antica” o poco sveglio, ma nel gesto di questi genitori io vedo la ratifica del loro totale fallimento nel comunicare con la figlia. In sostanza, hanno affidato a un social network sia l’effetto della loro punizione correttiva (supponendo che lo sia), sia la comunicazione di questa punizione, facendo partecipare la propria figlia come un’attrice, una figurante, una comparsa.
    Immagino che questo loro gesto avrà, nella realtà, l’effetto di un qualsiasi altro messaggio in un social network: niente.
    I miei figli sono ancora troppo piccoli, e anche se il settenne già naviga e gioca meglio di noi, non s’è posto il problema dei social network – né di altre forme di comunicazione con i coetanei che non siano le parole quando se li trova davanti.
    Per quanto riguarda in genere le forme di punizione, non credo che le umiliazioni – pubbliche o meno – siano efficaci, perché dimostrano alla fine una cosa che il figlio sa già: il potere è nelle mani dei genitori. Quindi, in sé e per sé, l’umiliazione non può insegnare nulla, al massimo serve a “ricordare” una certa condizione. Ma se io come genitore devo arrivare a far ricordare a mio figlio questa ovvietà, è evidente che i miei errori sono cominciati da molto prima.
    Se a quella età la ragazza posta sue foto mentre consuma alcolici in uno spazio pubblico, dispone di scarso senso critico per le proprie azioni. E a quella età non imputerei questo stato di cose alle sue sole forze e/o a quelle della “società”. Sul loro profilo facebook, quei genitori che hanno scritto?

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