La letterina per Babbo Natale

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Due fratelli gemelli profondamente diversi, identico l’amore e l’attenzione della madre per entrambi.

letterina-babbo-nataleSono seduti al tavolo della cucina, quello appoggiato alla parete verde, quello che amo di più.
Mi hanno chiesto fogli, matite e pennarelli, e una penna da grandi, una che non si può cancellare, una delle mie.
Ho cercato nell’astuccio che conservo da quando ero una studentessa in erba, lunghi capelli scuri e sguardo deciso, ma solo all’apparenza.
Ho preso due biro nere a punta fine, le ho date loro come un tesoro, mi hanno sorriso e hanno chinato la testa sui loro fogli bianchi.
Uno ha iniziato a disegnare. In silenzio, come un pittore ispirato dalla sua modella, ha guardato un’immagine su un giornale e ha provato a rifarla tale e quale.
L’altro, con la sua scrittura piccola e timida, ha abbozzato le sue parole: “Caro Babbo Natale…”.
Li ho guardati con la coda dell’occhio per dieci minuti, con una mano giravo le zucchine sul fuoco e con l’altra il sugo della pasta.
Hanno lavorato in silenzio senza sosta, chini su quei fogli che via via diventavano più colorati e fitti, concentrati e attenti come due piccoli scolari giudiziosi.
“Avete finito?”, ho chiesto sorridendo, curiosa di sentire le loro voci raccontare la magia del Natale.
“Io sì mamma”, risponde Tommaso.
Alza il foglio e me lo legge. A volte si inceppa, si mangia le parole, gli leggo l’emozione, la gioia dell’attesa.
La sua letterina è breve. I guanti da portiere, un lego, gli sci, pantaloni e maglietta. Mi commuovo anch’io quando mi allunga la lettera.
“La imbuchi domani?”.
Faccio “sì'” con la testa e guardo Riccardo, mi accorgo che con la penna sta cancellando qualcosa, tira righe nere e scrive sotto, velocemente.
Suo fratello e’ in piedi davanti a lui, lo conosce come se stesso, come le pieghe del suo viso, ha già capito tutto.
“Riccardo mi leggi la tua?”, dico io con voce calma.
Prende la sua lettera, grande e coloratissima, piena di cancellature e di parole e legge.
Un lego, guanti da portiere, pantaloni e una maglietta. Una bici a chiudere la pagina, poi la sua firma.
Tommaso si rabbuia. “Ha copiato la mia, ha cancellato le sue cose e ha messo le mie. Ha lasciato solo la bici”.
E’ arrabbiato, prende un altro foglio, scrive in grande al centro “Babbo Natale, io non voglio niente”. Me lo mette in mano e scappa via.
Mi trovo così, con in mano questi scritti, con davanti un gemello in silenzio e l’altro sul divano con la faccia tra i cuscini.
Do una carezza a Riccardo e mi siedo a fianco a Tommaso. Lo accarezzo e provo a parlargli piano, so bene il fastidio che prova quando suo fratello gli copia le idee, infilandosi nel corridoio su cui lui, da solo, prova lentamente a camminare.
Uso le parole che conosco, intanto guardo la luce del sole entrare dalle grandi finestre del soggiorno.
Un sorriso all’improvviso sembra sciogliersi tra questi due bambini che si cercano in silenzio.
Convinco Riccardo a tornare sulle sue prime richieste, Tommaso timidamente mi dice che allora, in quel caso, ma solo in quel caso, posso imbucare la sua prima letterina, stracciando quella in cui non c’è scritto niente.
Guardo fuori, e’ ancora presto, mi sembra di sentire l’aria gelida entrare dalle finestre. Qualcuno suona una musica, da lontano ne sento la melodia.
Tendo l’orecchio: è proprio un canto di Natale.

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