Leggere ai bambini e con i bambini, un’alternativa al gioco o gioco di fantasia?

21

La lettura è gioco e relazione. Relazione con i personaggi del libro ma anche con le persone che il libro ce lo leggono. Spesso si pensa alla lettura come un’alternativa al gioco, quando invece si tratta più semplicemente di un gioco di fantasia.

ciao-lettureSilvia e Serena mi hanno chiesto un post sulla lettura con i bambini.
Me l’hanno chiesto almeno sei volte in sei mail diverse, probabilmente qualcuno deve averle avvertite che mi scuoto dalla mia proverbiale indolenza solo sotto tortura e terrorismo epistolare.

Ma la scelta del tema è bastata a farmi reagire in tempi umani: La lettura è un gioco? E che tipo di gioco?
Impossibile non rispondere subito a una domanda come questa.

Per me il gioco è innanzitutto un’avventura. Una via privilegiata per scoprire qualcosa di noi, del mondo e degli altri, che prima non sapevamo.

Il gioco è anche una relazione. Un modo per creare un legame profondo con chi gioca con noi in quel momento. E’ la condivisione di un’esperienza in cui ognuno di noi lascia una parte di sé, ne mette in evidenza un’altra, ne scopre un’altra ancora.
Ed è un’esperienza che avviene in un confine delicato tra regole e libertà, tra verità e fantasia.

In questo senso la lettura con i propri figli è un momento di gioco.
E’ una relazione profonda, intima, che si crea condividendo uno spazio, una storia, una fantasia, un’emozione.

Giocare con un libro. Come si fa?

Il libro ha le sue regole: le pagine si leggono in un certo verso, e le parole una dopo l’altra, e si sfoglia dall’inizio alla fine. Come nei giochi, le regole si possono seguire, ma anche stravolgere, e inventarne altre, se ci fa piacere.

Seguire le regole: i rituali

Chi è abituato a leggere ai bambini sa quanto è importante, prima di aprire un libro, creare un rituale che predisponga all’ascolto.

creare un rituale che predisponga all’ascolto

C’è la scelta del tempo, innanzitutto. Che può essere la sera, ma anche la domenica pomeriggio, il giorno dell’influenza, o qualunque momento in cui possiamo svuotare la testa da altro.
Non si legge con la televisione accesa o con il cellulare accanto. Si spegne il computer, si dimentica il lavoro, la cena da preparare e gli impegni del giorno dopo. Difficile? Si tratta di mezz’ora in fondo, si può fare.

Poi c’è lo spazio. Lo spazio deve essere accogliente, comodo e intimo. Voi dovete usare la voce, e quindi la vostra voce deve essere libera di circolare, di esprimersi. Cercate di stare bene. Di trovare la vostra posizione.
I bambini quando si emozionano spesso hanno bisogno di toccarvi, di abbracciarvi. Sistematevi in modo che possano farlo.
Potete anche creare uno spazio magico. Una coperta per terra come un accampamento degli indiani, un lenzuolo steso su un filo per fare una capanna, ma anche l’angolo del divano, o la cameretta la sera, magari con una lucina che è sempre quella. Per un periodo io mettevo un foulard colorato sulla lampada da comodino e avevamo la luce rossa. Una luce misteriosa adatta alle storie e al sonno.

Stravolgere le regole: la libertà di fare col libro quello che si vuole

Lasciate che scelgano loro

I bambini hanno le loro passioni. Voi proponete, ma se a loro un libro non piace non vi ostinate a leggerlo. Non succede così anche a voi con le vostre letture? Magari ci torneranno tra qualche mese, magari non ne vorranno mai sapere. Che importanza ha? Loro ragionano secondo schemi che non sono i nostri. Sono capaci di volere la stessa storia per giorni e giorni senza mai cambiare. Assecondateli.

E ha bisogno di risentirla infinite volte perché parla proprio di lui, di quello che sta provando adesso.
E cercate di capire perché preferiscono una storia a un’altra. Ognuno ha la sua favola. E ha bisogno di risentirla infinite volte perché parla proprio di lui, di quello che sta provando adesso. Gli fornisce le parole e le immagini per elaborare un sentimento, una paura, una fase della propria crescita.

Date loro il diritto di non leggere

Di sfogliare le pagine a caso, di fissarsi su una figura, di chiedere perché quel lupo ha le orecchie così e così e il naso così e cosà. Loro della storia vedono cose che noi non vediamo. Impariamo a guardare le cose con i loro occhi.
Leggere on vuol dire arrivare alla fine del libro, ma giocare con il libro.
Questo è ancora più importante nel primo approccio al libro, che può avvenire presto, prima dell’anno, appena il bambino è in grado di afferrare e fissare lo sguardo. Lasciate che i bimbi piccoli esplorino i libri. Che li mordano (parliamo di libri morbidi e lavabili) che li tocchino, che li sfoglino, che siano loro a proporvi di leggere. Il libro di figure grandi e poco testo, può essere sfogliato, cantato come una filastrocca, ci sono le finestrelle da aprire innumerevoli volte. Il libro può essere anche gettato per terra, impilato, nascosto, si può usare per fare il cucù.

Creare le regole: giocare con le storie e le parole

A partire dai due/tre anni (i bambini hanno percorsi diversi, voi sapete quando è il caso di provare) si può cominciare a giocare con le storie e con le parole. La favola arcinota e ripetuta mille volte può essere all’improvviso stravolta. Cappuccetto non è più rosso ma verde chiaro, porta alla nonna un casco da motociclista, oppure le chiavi della macchina, o il biglietto del treno. Elementi della realtà possono entrare nella storia, che serve a parlare di quello che succede a casa, a scuola, nella vita di tutti i giorni.

Un po’ più avanti nel tempo, quando i bambini hanno maggiori strumenti linguistici, si possono provare altri giochi.

Per esempio si può costruire una storia nella quale i protagonisti siano i nostri figli e i loro amici. Hanno una passione per Spiderman, pippi o le Winx? Va bene. Non ci sono eroi di serie a e di serie b. Anche se voi odiate i cartoni loro li adorano, e hanno il diritto di usare la fantasia senza essere asfissiati da storie preconfezionate. Per una volta saranno loro Spiderman, Pippi e Bloom, alle prese con mostri terribili e magnifiche avventure. Date loro la possibilità di immaginarsi con quei vestiti, con quel ruolo.

Chiedete ogni tanto cosa farebbero loro in quella storia, se avrebbero il coraggio di affrontare il mostro o di partire verso l’ignoto
Verranno fuori Gormiti con gli occhiali, fatine cicciottelle bravissime ad andare in bici, e Superman inappetenti che fanno mangiare i bambini della città. Provate a chiedere ai bambini e ora che succede? E’ incredibile il numero di suggerimenti che vi daranno, vedrete che la storia andrà avanti da sé.

Oppure si fa una storia con le rime, il cacciatore ha un fucile ma anche un badile che funziona a pile, e se si dimentica di cambiarle succede un patatrac…

E chiedete ogni tanto cosa farebbero loro in quella storia, se avrebbero il coraggio di affrontare il mostro o di partire verso l’ignoto.
Perché le storie parlano di noi, ma con un linguaggio tutto loro.
All’interno del quale è possibile ritrovarsi, genitori e figli, personaggi di una stessa storia, impegnati per la vita in un’avventura comune.

Tutti pronti per leggere, allora? Spero proprio di sì.

Prova a leggere anche:

21 COMMENTI

  1. Che bello questo post!
    La lettura dei libri è un gioco? SI, certo che lo è. Quando mi chiedono come gioca Filippo, che giochi fa, io includo la lettura dei libri. Molti si sorprendono perché Filippo ha solo 2 anni, ma capita spesso di ritrovarlo a sfogliare i suoi libri seduto davanti alla libreria. Come capita spesso che mi chieda di leggere qualcosa per lui. Sono momenti dolci, teneri, tutti nostri, in cui possiamo dire, pensare, sognare a voce alta, ma anche solo col pensiero.
    Questo è un esempio, di come viviamo i libri:
    http://mammamogliedonna.blogspot.com/2010/04/quando-le-favole-non-si-leggono-ma-si_25.html

  2. Scrivo di corsa, senza aver perlustrato attentamente tutti i commenti. Leggere coi genitori è importante. E anche costruire una storia per i figli è importante. Io da sorella grande lo facevo con la sorellina. Perchè mi lasciasse uscire con la mia amica, le dicevo che dove andavamo c’erano le streghe che non volevano bambini piccoli, ma in cambio ci raccontavano favole (o fiabe?) per loro. Così al ritorno al caso, io e la mia amica le raccontavamo una favola a testa, ufficialmente imparata dalle streghe.

    E ricordo ancora, con grande piacere, il creare fiabe con mia madre a partire dalla tombola di Rodari.

  3. Piattins, ieri le altre mamme non mi hanno approvato l’idea, pensando fosse troppo impegnativa con più pesti al seguito e così quest’anno mi è sfuggita. E’ comunque tra le mie mete annuali ricorrenti. Oggi, invece, troppo lavoro con l’albero ed il presepe per mettere in programma anche quello.
    L’anno prossimo si va insieme, così si conoscono anche i bambini?

LASCIA UN COMMENTO