Intervista a Trilli: tre bimbe, tre allattamenti diversi

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Oggi ospitiamo Trilli, mamma blogger, che ci racconta le sue 3 esperienze diverse con le sue 3 bambine. Dal latte artificiale, all’allattamento misto, per concludere con l’allattamento materno.

La prima bimba è stata allattata con latte artificiale, nonostante le tue intenzioni. Ci racconti come è stata presa questa decisione, e come l’hai vissuta te?
Durante la mia prima gravidanza, come tutte le mamme in attesa, mi ero fatta una cultura ed un’idea certa sul come avrei nutrito mia figlia nei primi mesi della sua vita.
Tutte le riviste che leggevo trattavano dell’importanza del latte materno, di come fosse prodigioso, rendesse più forti, più sereni, più alti, più snelli …. di come tutte le mamme, ma proprio tutte potessero allattare i propri bimbi se lo volevano.
Eh sì perchè per avere il latte basta attaccare il bambino al seno e più lo attacchi, più lui ciuccia e più lui ciuccia e più latte arriva.

Ecco, più lui ciuccia.
Rebecca, nata a 36 settimane con parto naturale era uno scriciolino di 2,9 kg. che tra le braccia della sua mamma dimenticava la fame per appisolarsi beatamente. A nulla serviva schekerarla o pacioccarla perchè l’unico modo per farla risvegliare era metterla nella carrozzina, lontano da quell’odore a lei tanto caro.
Durante il ricovero in ospedale mi sono imposta perché fosse nutrita esclusivamente con il mio latte che, però, visto che lei non ciucciava, stentava ad arrivare. Il personale medico ha iniziato a farmi sentire in colpa, lei era piccola, doveva nutrirsi ed in più aveva dovuto trascorrere due giorni sotto la lampada per un sopravvenuto ittero e quindi doveva reidratarsi…
E’ iniziato così il mio calvario per l’allattamento al seno.
All’uscita dall’ospedale pesava solo più due chili e mezzo.
La perdita di peso mi imponeva l’introduzione del latte artificiale nell’attesa che mi arrivasse la montata.
Ricordo la mia prima settimana trascorsa sul divano, con la tetta di fuori, con lei in braccio che ciuccettava e dormiva, dormiva e ciuccettava mentre io guardavo la tv. Dopo circa un’ora, col sedere piatto a la mente annebbiata, preparavo il biberon e quindi tornavo sulla poltrona a rintronarmi davanti alla televisione. Eh sì perché Rebecca impiegava ben mezz’ora per bere 90ml di latte artificiale!

All’inizio della seconda settimana sono andata a comprare l’attrezzo infernale: il tiralatte.
E così per circa un mese ho trascorso le mie giornate dedicandomi quasi esclusivamente al nutrimento di mia figlia. Provavo ad allattarla, poi le preparavo il biberon, la cambiavo, la mettevo a nanna e quando lei dormiva mi tiravo il latte. Finita la mungitura la piccola creatura si svegliava e si ricominciava ricominciava.
Il marito si sentiva trascurato, la casa era in uno stato di degrado mai visto, io ero stanca, di cattivo umore, mi sentivo grassa, non riuscivo a stare dietro a nulla che non fosse la piccola e mi sentivo incredibilmente in colpa.
“Cavolo, che madre sono se non riesco a nutrire mia figlia” pensavo continuando a leggere quelle stupide riviste che sostenevano addirittura che i bimbi allattati al seno fossero più intelligenti di quelli alimentati con L.A.
Intanto Rebecca aveva iniziato a soffrire di coliche aumentate dal fatto che era stitica. “Perché non prende il tuo latte” mi dicevano.
Mi lamentavo che non riuscivo a perdere peso. “Perché non allatti” mi rispondevano.
“Guarda che bella bimbotta. L’allatta lei?” se rispondevo sì “Ah, si vede come cresce bene”; se rispondevo no “Ah si vede, il latte artificiale fa gonfiare di più”.
All’ultimo rispondevo sempre “Si” per evitare di giustificare una scelta che non riguardava nessuno se non me e la mia bimba e per cui tutti invece si sentivano in dovere di dire la loro!
Un pediatra mi diceva che stava crescendo bene ed un altro che stava crescendo troppo e che dovevo toglierle il latte artificiale e darle solo il mio.
Qualcuno mi diceva che dovevo tenerla attaccata solo 5 minuti per parte e qualcun altro finchè lei non si staccava lei da sola….

Ad un certo punto per me, per mio marito ed anche per la mia bimba ho detto basta!
Ho lavato ed archiviato il tiralatte, in Francia mi sono rifornita una tonnellata di confezioni di latte (qui costava ancora troppo), ho acquistato un termos per tenere in caldo l’acqua del biberon ed un dosatore in grado di contenere tre dosi separate di latte, in modo da poter essere libera nei miei spostamenti, e mi sono dedicata finalmente a mia figlia e non solo alla sua alimentazione.
Il suo problema di stipsi piano piano è migliorato per esaurirsi intorno al terzo mese quando probabilmente tutti i suoi organi hanno iniziato a funzionare correttamente visto che era nata pretermine.. I sensi di colpa mi hanno perseguitato fino allo svezzamento quando abbiamo, finalmente, introdotto il latte vaccino dicendo addio a un periodo psicologicamente e finanziariamente pesante..
Rebecca ha conservato il suo disinteresse verso il cibo fino a circa due anni fa. E’ una bimba magra, agile, e piena di vitalità.

E la seconda bimba?
Al secondo parto, forte della consapevolezza che l’essere mamma davvero trascende il tipo di nutrimento deciso nei primi mesi di vita del proprio bimbo, mi sono detta
“Questa volta va come deve andare , se il latte c’è e la bimba ciuccia bene altrimenti non mi voglio ammattire e passo subito al biberon”.

Rachele ciucciava, il latte c’era, ma c’era anche un problema. Non avendo aiuti (nonni, baby sitter …) per me era piuttosto difficile dedicare mezz’ora in tranquillità per allattare la piccola visto che la “grande” reclamava le sue attenzioni di bimba di 13 mesi e che non si perdeva con niente (libri, cartoni)
Ho quindi optato per un allattamento misto: quando ero sola davo il L.A., mentre la sera e quando c’era mio marito a casa l’allattavo al seno.
Bimba in braccio e biberon pinzato tra guancia e spalla riuscivo a giocare con Rebecca, a darle da mangiare a spostarmi tenendola per mano quando eravamo ai giardini, in ludoteca …. Una necessità/comodità che mi permetteva anche di trascorrere un po’ di tempo da sola con la grande delegando al papà o alla nonna di passaggio la piccola Rachele; nel contempo la possibilità di dedicarmi in esclusiva a lei nei momenti serali alleviava i miei sensi di colpa e mi rassicurava in merito al fatto di cercare di darle il meglio, malgrado tutto.
Sono andata avanti per 6 mesi, poi con l’inizio dello svezzamento e la diminuzione delle poppate sono passata in esclusiva all’allattamento artificiale per circa 3 mesi dopodichè, di comune accordo con la pediatra abbiamo optato per il latte vaccino.
Cicciotella, forte e sana, a differenza di Rebecca, che tendeva ad ammalarsi facilmente- dentro di me il senso di colpa persisteva con il dubbio di non essere riuscita a dare il meglio alla mia primogenita- Rachele era una bimba insofferente verso tutto e verso tutti. Difficile quindi dire se piangesse per le coliche o semplicemente perché fuori c’era il sole, il vento, troppa gente, troppo poca …. Mi ha incoraggiato il fatto che non abbia mai sofferto di stipsi visto che era stata nutrita con un’alimentazione mista proprio come la sorella maggiore il primo mese.

Il percorso si conclude con la piccola, che sei riuscita ad allattare
Tutti, o almeno gran parte, dei miei dubbi sono svaniti con la piccola.
Nata esattamente il giorno della ddp Celeste ha potuto godere di un allattamento esclusivo al seno per 10 mesi, a richiesta il primo mese, a orari più o meno regolari a partire dal secondo. Una mamma finalmente serena e tranquilla che poteva permettersi di dedicare del tempo alla sua piccola mentre con le due sorelle maggiori di 3 anni e 22 mesi leggeva, guardava i cartoni. Una bimba di conseguenza serena e tranquilla che mangiava, dormiva e ascoltava le sorelle che intorno a lei facevano sempre una grande baraonda.

Come si è evoluta la tua visione dell’allattamento alla luce delle tue tre esperienze?
Appagata dal mio ruolo di “mammalucca”, libera da giustificazioni di ogni ordine e grado sono stata in grado di voltarmi indietro e di guardare con oggettività al passato notando che, la prima e la terza delle mie bimbe si assomigliavano tantissimo, non solo costituzionalmente e di carattere ma anche dal punto di vista della salute. Nel primo mese di vita Celeste ha avuto la bronchite, nell’arco di tre mesi la piccola era già stata sottoposta a due cicli di antibiotico ed ancora oggi si ammala tanto quanto la sorella maggiore alla sua età.

Dalla mia triplice esperienza ho capito, quindi, che i bambini allattati con L.M.
non sono più sani
non sono più intelligenti
non hanno meno problemi ad essere svezzati
non hanno più problemi a prendere il biberon
non ingrassano meno velocemente
non hanno meno problemi intestinali
rispetto a quelli nutriti con L.A. e viceversa

Pro e contro del latte materno?
E’ indubbio che sapere che la sopravvivenza di tuo figlio dipende esclusivamente da te ti fa sentire importante e psicologicamente crea meno traumi. La nascita ed il termine della gravidanza, infatti, vengono in qualche modo portati avanti da questo rapporto esclusivo che lega mamma e figlio.
Il vantaggio economico è indiscusso, così come la comodità di non dover contare misurini di latte, scaldare l’acqua, miscelare e schekerare.
Per contro tette al vento anche con il freddo e davanti al mondo che ti guarda (con tenerezza, ma intanto ti guarda :-/ ), questa sesta misura turgida e colante, ma soprattutto ingorghi mammari e ragadi sono ciò che meno piacevolmente ricordo dell’allattamento al seno.

Pro e contro del latte artificiale?
Se ben organizzati consente la stessa libertà di movimento dell’allattamento al seno (lunghe passeggiate, soste nei parchi, pranzi o cene fuori casa ….)
Sicuramente permette di poter delegare il piccolo gnomo a qualcuno ogni tanto, per una seduta dal parrucchiere per una commissione dall’altro lato della città senza limiti di tempo, per recuperare n notti insonni facendo provare al papà la gioia della paternità 😉
D’altro canto il senso di colpa che attanaglia le madri, come dice una nota pubblicità, non ha prezzo.

L’allattamento misto permette di godere di entrambe i vantaggi riducendo al minimo gli svantaggi.

Cosa ti senti di consigliare alle altre mamme?
– Lasciare che la natura segua il suo corso senza accanirsi tenendo presente che non si è mamme migliori o peggiori e che il proprio bimbo non crescerà in modo diverso a seconda del tipo di nutrimento che si sceglie.
– Che la serenità del proprio bimbo non dipende da cosa mangia, ma da come siamo noi e la piccola Celeste ne è la prova. Forte della mia esperienza di mamma, con meno ansie e con due figlie già autonome ho potuto dedicarmi alla piccola in modo più disteso e di questo ne abbiamo giovato entrambe.
– Sapendo che se davvero si vuole davvero provare ad allattare a tutti i costi il proprio bimbo si possono contattare le consulenti delle la leche league che vengono gratuitamente a casa tutte le volte che si ha bisogno.

Il blog di Trilli Tre bimbe in tre anni

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