Gli accessori del babbo: il tempo

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Ed ecco puntuale il secondo accessorio del babbo. Desian ci guida attraverso la scoperta del tempo, quello speso con i figli, quello che non abbiamo mai, quello che siamo sempre in ritardo. Ho detto puntuale?

Da quando la profe è diventata profe (poco meno di due anni), esce di casa molto presto e desian è diventato il signore assoluto del tempo mattutino, gestore unico del risveglio e della colazione, del prepararsi e, infine!, dell’andare a scuola.

Se da un lato tutto ciò può causare un’abbuffata di sordido potere, dall’altro ti mette di fronte ad alcune questioni. Col mestiere che faccio (che richiede spostamenti quotidiani anche lunghi e quindi partenze ad orari adeguati), la prima di tutte è quella di riconsiderare le priorità e, di conseguenza, l’organizzazione del tempo.

Fermo restando che, per noi adulti almeno, la sveglia in casa continua a suonare all’alba, non posso essere più io il primo ad uscire di casa. Condizione, quella di uscire per primi, che permette spesso a noi uomini di lasciarci alle spalle, chiudendo l’uscio, tutto un mondo con le sue regole, le sue incombenze, certe fatiche e responsabilità.

In poche parole, è stato necessario resettare completamente molti miei modelli mentali, molte convinzioni evidentemente non esatte. La mattina sono quindi io che gestisco il ménage, sono io che do un’occhiata circolare per vedere che tutto sia ok, prima di uscire. Tocca a me decidere quali ritmi applicare a quel che va fatto.

E se “a ognuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilità”, io al mattino sono un bradipo.

Ho i miei tempi.

Ecco che quel che nel mondo del lavoro, e nel mio in particolare, è una sorta di marchio d’infamia, la lentezza, applicato all’equilibrio di due pargoli è il toccasana assoluto.

Niente urla, niente fretta (cioè quella che basta, la dose minima senza esagerare), niente ansie. Niente tazze rovesciate sul tavolo nel delirio, niente dentifricio cascato giù dallo spazzolino per la concitazione. Relax, almeno in vitro.

Perché c’è un ulteriore aspetto positivo, a questo andamento lento: la dilatazione del tempo.

E qui il delirio di onnipotenza è massimo: uscire 5 minuti prima o 5 minuti dopo per noi fa lo stesso, pieghiamo la curva del tempo (quella dello spazio resta immutata) a nostro piacimento: in realtà, a scuola sono piuttosto elastici con la chiusura del portone e noi ce la facciamo sempre. Per ora non abbiamo perso un colpo.

Sento già gli alti lamenti di chi asserisce che “comunque certe regole e certe responsabilità sui tempi e l’esser puntuali vanno insegnate da piccoli”, che “ma insomma non si può essere succubi delle loro lentezze e/o capricci”, che “se non imparano adesso, non impareranno mai”. Tra questi, la stessa profe. Io no, tra costi e benefici non ho dubbi: meglio due pargoli sereni e non-puntuali che non due soldatini nevrotici. Questione di punti di vista.

Confesso che all’inizio la possibilità di uscire per ultimo, con pargoli al seguito, non faceva nemmeno parte del mio spazio mentale, davo per scontate alcune cose che, rivedute nel corso del tempo, scontate non erano affatto. Non (soltanto) perché ci fossero stereotipi da rimuovere, non perché si arriva ad una ricontrattazione nella coppia e nemmeno (soltanto) perché nuove esigenze ed orari lo rendono necessario.

In realtà scopri che un altro mondo non solo è possibile ma esiste già. Esiste ogni mattina, in gesti e parole, e fino a lì te lo eri perso perché quelle altre mattine, alla stessa ora, eri già decine e decine di chilometri lontano da casa. Lontano dalle persone più importanti della tua vita.

E quella vita, quel tempo, chi se lo stava vivendo al posto tuo?

In altre parole, ho scoperto un intero universo: il piacere di esserci. Il godimento che ti dà partecipare della luna storta quando si svegliano con la luna storta (e magari provare a raddrizzarla), della tenerezza sul cuscino ancora caldo del loro respiro, degli scazzi quando sono nervosi o hanno dimenticato di finire i compiti.

Quel tempo riconquistato diventa allora la vera novità, lo spazio in cui si cementa il rapporto con loro e con tutte le esigenze che, per qualche anno, hai solo sentito raccontare, a sera. O comunque, dopo. Dopo che erano accadute e dopo che qualcun altro le aveva gestite al posto tuo.

Il tempo mattutino è ora un piacere (e uno gioco e una fatica e il resto), un’organizzazione completamente diversa non più del mio tempo-lavoro (che comunque è senza dubbio cambiata ma ha avuto un suo preciso senso e quindi non ha causato particolari strappi né danni) ma proprio del mio tempo-mente, di quello che ho bisogno di fare per essere, nel migliore dei casi, felice o anche semplicemente a posto con me stesso. Con nessun altro, non è pesantemente un dovere. Con me stesso.

Che poi, in fondo, quando riesci a dilatare il tempo con tanta facilità, finisce che diventi una specie di deus ex machina. Un punto di riferimento: quelli che arrivano sempre per ultimi a scuola.

Tanto che ormai nella nostra via, se qualche mamma la mattina ci incontra per strada, sbianca: “Oddio!!! Quello è desian: dev’essere tardissimo”.

Beh, che dire?

Ognuno ha i punti di riferimento che si merita.

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10 COMMENTI

  1. Magari ci fossero più padri che rivendicano queste cose… io ho il terrore di settembre, quando il mio nano amplificato inizierà l’asilo.
    Ora mia madre ci mette 2-3 ore per vestirlo ed uscire, a volte lo porta fuori in pigiama (per andare a casa sua) perchè alle 12.30 non è ancora riuscita a vestirlo… Il padre non si rende nemmeno conto di cosa significhi e di quanto ci sia da fare e si limita a criticarci (a me e mia madre). Ripeto: magari ce ne fossero, di padri che vogliono fare, con i figli.

  2. Ciao a tutte e grazie dei commenti, delle molte belle parole, della condivisione. Sì, la mattina in realtà molto pragmatismo, un bel margine da gestire (la sveglia all’alba è realtà ma d’altronde la profe esce di casa davvero presto, insegna lontanuccio…) e, forse, molta fortuna in pargoli nella media piuttosto docili e, va aggiunto, anche ormai sufficintemente grandi per essere ragionevoli. Altra strategia quella di avere una buona organizzazione (vestiti preparati la sera prima, una colazione sempre piuttosto veloce) e ritmi che si ripetono con regolarità, giorno dopo giorno.
    Ma quello che mi preme di più è far passare questa idea che i padri hanno e devono avere il loro spazio e il loro ruolo anche in momenti come questi. Da condividere e da rivendicare. Da vivere.

  3. Ma no, dai, sarà anche poetico, ma secondo me desian al mattino è mooolto pratico 😀
    Hai ragione, sai che da domani ne approfitto? E provo! Tanto poi a casa mangia svogliata e fuori ha di nuovo fame! Io risparmio tempo, e guadagno in calma, la colazione insieme ce la facciamo la domenica e va bene uguale! 😉

  4. @ Daniela: tramezzino, panino al prosciutto, banana + yogurt da “succhiare” (quelli nella bustina con tappuccio), cornetto… Vabbè, lo so, niente tazza con i cereali che fa tanto alimentazione sana… ma qui tocca uscirne vive! 😉

  5. Questi post sono davvero belli, poetici! Sul primo ho sparso qualche lacrima, lo confesso. Su questo 2 parole: invidia e ammirazione!!!
    Io appartengo alla categoria delle strapuntuali rigide con un bisogno di sonno da koala, una brutta congiunzione astrale.
    Ho anticipato la sveglia, mi alzo, mi lavo, mi vesto, preparo il caffè per il marito in mezzora.
    Poi sveglio la piccola (che ha fatto le bizze dalle 5 a quando mi alzo e ora dorme beata), la vesto ed esco di corsa per portarla al nido (scelto davanti a casa) e precepitarmi all’autobus prima delle 8, altrimenti poi è un delirio di traffico. Il tutto per non fare troppo tardi e uscire a un’ora decente dall’ufficio.
    Adesso è piccola quindi è relativamente facile, ma non so quando crescerà. Potrei anticipare ancora, ma non ce la faccio proprio, col fatto che lei non dorme l’energia è ai minimi.
    Mio marito (che però dorme 1 ora in più) mi dice che mi stresso troppo, il che mi fa innervosire ancora di più.
    Caro Desian, come vorrei avere la tua “magia”!! 🙂

  6. Io ho già anticipato la sveglia due volte, ma non c’è storia, nelle mattine si alla fine abbiamo tempo da vendere, in quelle no è comunque tutta una corsa… La maglia? Prima erano i jeans, ok amore, l’anno scorso solo jeans volevi, ma va bene, andiam a comprare i fuseaux e le tute. POi i calzini. Non c’è paio che tenga. Ora le maglie, mai che vanno bene. Ora le dò due alternative “o questo o quello, non c’è altro, se proprio non ti vanno andiamo in pigiama”. Per ora funziona, ma mi sa che arriverà la mattina che usciremo in pigiama… Io preparo già prima, la colazione è da un po’ che ci penso, soprattutto ora con la primavera lei è più stanca al mattino, mangiucchia e poi prima dell’asilo tappa dal panettiere. E così da un po’ penso a una colazione da mangiare nel tragitto tra il parcheggio e l’asilo (quasi un chilometro, parcheggio al nido, lascio la piccola, e poi passeggiata io e lei, anche io non cambierei quel pezzo di strada con nessuno 🙂 ) ma devo pensare a cosa… Tosat, panini, torta, si si, mi sa che ci provo!

  7. Beh… il tempo si dilata prendendosi un buon margine… sottraendolo magari a qualche quarto d’ora di sonno…
    E poi limitando al minimo indispensabile le operazioni mattutine: vestiti già programmati posati sulla sedia e colazione consumabile anche strada facedno verso scuola (al Sorcio piace mangiare camminando!)
    La maglia scomoda la capisco benissimo: amplificati ipersensibili!!!
    Ah, e noi ci dobbiamo pendere un quarto d’ora d’anticipo perche il Sorcetto vuole giocare un po’ all’apert con i compagni di classe per prepararsi alla dura giornata! Peccato che noi arriviamo prima anche quando diluvia…

  8. Anche io ho la “mamma punto di riferimento”, quella che se per caso un giorno arriva prima, getta tutti nel panico, convinti di essere arrivati tardissimo…
    Ed anche a me piace il tempo della mattina, soprattutto quei 500 metri a piedi, che non vorrei mai cederei all’ingengnere… (ma non che li reclami proprio a gran voce!!)

  9. Alla fine ho riso, e prima ti ho invidiato, e ora voglio solo sapere come fai! Il mattino il tempo e mio, ma lo cederei volentieri! Se la favola della sera la amo, e se amo anche quelle poche volte che al pomeriggio riesco a stare da sola con la grande (la piccola è ancora una rompi 😉 ), il mattino è un incubo. IO ci provo a dilatare il tempo, ma Sara è più brava di me, mi sveglio un’ora e un quarto prima della partenza, ma ogni gesto dura minuti interminabili… l’apertura del primo occhio, che si richiude subito (non il mio, io balzo giù dal letto soffrendo ma subito), per non parlare di quanto è lento quel braccino a uscire da sotto le coperte, che ti chiedi ogni giorno se non è una candid al rallentatore, e ovviamente essendo tutto in sintonia prima che dal letto sia uscito l’ultimo dito del piede ci va mezz’ora. E a quel punto è fatta. E’ un “forza, è tardi, veloce, fai presto, vieni, dai vieni, forza, ma non ti sei ancora vestita, veloce, forza, dai…”. Perché puoi anche arrivare 5 minuti dopo, ma di più no… E alzarsi prima, oltre a essere una tortura, serve a poco. Stamattina la piccola mi ha buttata giù qualche minuto prima delle 6. Bene, almeno avremo il tempo di fare con calma. E infatti ho svegliato Sara leggendole un libro, invece di chiamarla e basta, e questo ha evitato le urla da “voglio dormire, ho sonno, lasciami stare”. Ma chiuso il libro è ricominciata la scena al rallentatore del braccio che viene fuori con una lentezza da guinness… E poi vabbé, cambiati dopo tanto abbiamo tempo. Ecco, la maglia è scomoda? Va bene, la cambiamo, tanto abbiamo tempo. Due ore e mezza dopo ho consegnato l’ultima all’asilo. Ho guardato l’ora pensando “vuoi vedere che stamattina arrivo 5 minuti prima…. oddio, ma è tardi!!!” E via di corsa.

    Voglio sapere come si dilata il tempo! 😀

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