Fare spazio: cambio di stagione per armadi efficienti

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Fare spazio negli armadi è un po’ fare spazio mentale tra le nostre idee e le nostre emozioni. E con più spazio anche il cambio di stagione diventa più semplice.

foto di Chris utilizzata con licenza Creative Commons
foto di Chris utilizzata con licenza Creative Commons

Non ci sono più i cambi di stagione di una volta, signora mia, perché pare che ogni volta che uno ci si mette d’impegno a fare il cambio estivo la sera stessa nevica, grandina o comunque rimpiangi il piumino e i calzettoni che hai appena riposto. Per cui da alcuni anni ho adottato la tecnica del cambio di mezza stagione.

Ovvero in autunno le canottiere, il lino e i sandali spariscono negli scatoloni del cambio e in primavera è il turno di lane, vigogne e maglioni, + gli stivali. Tutte le cose intermedie restano per le emergenze, che male che va ci si veste a strati e passa la paura.

Certo, ad avere lo spazio avrebbe un senso anche non fare mai nessun cambio e tenersi tutto bello in ordine negli armadi per tutto l’anno. E per fare questo una soluzione sarebbe quella di fare spazio. E allora facciamolo, che la stagione è quella che è.

Fase 1: la cernita

La cernita è una cosa personale: c’è chi dice che i vestiti che non metti da un anno non li metterai più e tanto vale darli a chi li usa e fare spazio.
Come sceglierli? A occhio, oppure quando indossi, lavi e riponi qualcosa, mettili sempre dallo stesso lato dello stendino o dell’armadio. Tutto quello che si trova dal lato opposto dopo un po’ di tempo vuol dire che non lo hai messo più ed è ora di toglierlo.

Io una parte di cernita la faccio strada facendo: se trovo vestiti con macchie che non si tolgono e che non si prestano alla tintura salvifica, li butto. Per quelli non c’è swap che tenga, nessuno ti si prende qualcosa di impataccato senza speranza. A volte ho avuto l’ispirazione del riciclo creativo o utilitaristico. Ma fondamentalmente nel momento in cui decidiamo di prendere sul serio la necessità di fare spazio, meglio buttare tutto subito e non pensarci più.

Hai detto niente: se uno ha il complesso del criceto un motivo ci sarà e fa quindi fatica a buttare le cose. Allora tocca prendere delle scorciatoie. Eccovele.

Fase 2: occhio non vede, cuore non duole

Questo detto funziona benissimo per chi come me soffre nel buttare via le cose. Senza sindacare se si tratti di sano istinto contadino, per cui non si butta mai nulla che potrebbe tornare utile, se si tratti di insicurezze proprie su cui è inutile interrogarsi prima del momento in cui siamo pronti a farlo o quel che è, resta il fatto che un tot di cose vanno tolte e allora tanto vale trovarsi un modo indolore per farlo.

In questo momento va tanto di moda il metodo di Maria Kondo, la guru giapponese del decluttering, termine chic per indicare lo sgombero dei relitti dai nostri armadi e dalla nostra vita. Lei da brava scintoista sostiene che tutte le cose hanno un’anima e per separarci bene da qualcosa che amiamo ma non ci serve più bisogna prendersi un momento per ricordare quanto ce la siamo goduta quella cosa, ringraziarla e salutarla. Non mi sembra che potrebbe funzionare con me, ma se qualcuno si sente confortato da questo, perché non provarci.

Io sono più il tipo per cui funziona non avere sotto gli occhi per un periodo le cose da eliminare dalla mia casa. Allora, metti tutto in uno scatolone e mettilo via: in soffitta, sotto la pila nello sgabuzzino, in garage. Insomma, meglio se fisicamente un po’ ai margini del tuo quotidiano. A furia di non vederlo si allenta il senso di indispensabilità di quell’oggetto e pace, lo regali, lo vendi, lo dai alle opere pie, lo metti su E-bay, quello che ti viene meglio.
Io a volte mollo tutto a una mia amica che ha aperto una filiale di Mercatopoli. In teoria se dopo un mese non è stato venduto te lo riprendi, o si abbassa ulteriormente il prezzo, e fondamentalmente lo perdi. Io a fondo perduto le mollo delle cose e l’anno successivo, quando rientro in Italia, vedo se ci sono crediti a mio nome, che di solito uso per comprarmi libri o cose di seconda mano e il ciclo riprende.

 Fase 3: spazio virtuale

Perché fare spazio anche in altri spazi, aiuta a liberarsi.
Un altro settore in cui fare spazio aiuta a pensare meglio sono le e-mail. Ogni tanto mi metto a cancellare le mail lette, non lette, non più utili. Ancora non arrivo a farmi un sistema di archiviazione, quindi quello di cui penso che avrò bisogno lo lascio nell’inbox per cercarmelo al momento opportuno. Anche le mailing list a cui ti sei iscritta ma che non arrivi mai a leggere forse hanno fatto il loro tempo. Quasi tutte hanno il pulsante unsuscribe, è un attimo schiacciarlo e chiedere di essere tolti dalla mailing list. Un piccolo passo, ma semplice da fare.

Fase 4: motivescional

Insomma, per chi come me fa fatica a lasciare andare le cose, all’inizio è questione di entrare nell’ordine di idee. Il cambio di stagione è un momento buono come un altro per vedere cosa mi entra ancora e fare le varie suddivisioni tra i vestiti. Oppure mi leggo una serie di blog minimalisti, di quelli che ti incoraggiano a “viaggiare leggeri” nella vita, con le testimonianze di chi l’ha fatto prima di te. Ne leggo una decina e sono pronta a buttare via tutti i relitti della mia vita.

A volte sei costretto dalle circostanze, per me lo è stato la necessità di svuotare una casa di famiglia con dentro ancore cose dai miei bisnonni in più resa inagibile dal terremoto dell’Aquila. Mi sono portata dietro un caro amico che mi motivasse a buttare le cose brutte, inutili o senza un particolare legame affettivo, e che però mi proteggesse dalla tentazione di buttare via cose che in futuro avrei rimpianto. Avevamo solo una settimana per farlo e più ci avvicinavamo alla fine, più eravamo efficienti, motivati, inesorabili e lucidi.

Una cosa del genere può succedere quando viene a mancare una persona cara. Ricordo quando morì mio padre, che mia nonna, che purtroppo ci era già passata, mi disse in camera caritatis che lei capiva benissimo mia madre che preferiva buttare via subito tante cose che le ricordavano troppo il bene e il male, ma che dopo avrebbe potuto pentirsene, di starle accanto. A suo tempo conservai una camicia di flanella di mio padre che mettevo in momenti tristi, quando stavo male e simili. Ci ho messo una quindicina di anni, poi in qualche modo non ne ho più avuto bisogno e l’ho buttata.

Se si deve affrontare un compito del genere conviene mantenere questo stato d’animo per affrontare tutte le nostre cose che non vogliamo lasciare ai figli da buttare e approfittarne, prima di perdere l’ispirazione, per mettere mano anche a casa nostra. Magari in modo più rilassato e meno drastico, ma ogni tanto fa bene cercare di guardare con occhi freschi le cose che possediamo.

Anche un trasloco potrebbe essere l’occasione ideale per darsi una ripulita. I minimalisti dei blog che ho letto consigliano la regola del 50%: per buttare il 50% delle cose che hai le conti. Hai 100 libri? Te ne porti dietro solo 50, gli altri li regali o li butti, quindi ci devi pensare un attimo e sceglierti solo quelli più importanti. Hai 8 camice? Ne elimini 4. Quando hai fatto tutto questo ricominci e praticamente ti porti dietro solo il 25% delle cose che avevi. Inoltre nei traslochi grossi conviene anche valutare preventivamente quali mobili conviene portarsi e quali conviene rivedersi o regalare e ricomprare in loco.

A volte ci sono quei siti per regalare cose che non ti servono, vale la pena studiarseli non solo per cedere le nostre cose, ma anche per capire quali vengono regalate di più nel luogo di destinazione. Per esempio, nel sito olandese ho notato che le cose che regalano di più sono i Billy e i Klippan dell’Ikea, più un numero esagerato di divani, anche belli, puliti e funzionali (infatti dopo un anno di ripensamenti su quale divano ci volevamo comprare, me ne sono presa un paio gratis per provare a vedere come stavano nel nostro spazio. Uno l’ho regalato a mia volta dopo alcuni mesi, l’altro è talmente bello e funzionale che ho ricomprato le fodere dei cuscini e per ora me lo tengo).

Come dicono i minimalisti, anche regalare cose ai tuoi amici o a sconosciuti crea karma buono, quindi perché non farlo? Io nel mio ultimo trasloco non l’ho fatto e ancora me ne pento, ma mi sto rifacendo ora.

Per aiutarci a decidere può servire farsi le domande cruciali:

  • Mi serve?
  • Mi piace?
  • Ha un valore sentimentale?

E in base alle risposte che ci diamo prendere delle decisioni o decidere di rimandarle. Anche quella è una decisione, l’importante è prendersi un momento per riflettere.

Fase 5: festeggiamo lo scambio

Alla fine di tutto questo, dopo aver buttato quello che dovevamo buttare, aver venduto quello che dovevamo e potevamo vendere, possiamo premiarci con una festa. E qui entra in ballo lo swap-party.

In genere invito un gruppo di amiche, ci portiamo dietro libri, utensili e vestiti e scarpe nostri e dei figli, organizziamo una cena in cui ognuna cucina qualcosa, per chi beve alcolici provvediamo anche a quelli, e passiamo la serata a ridere, raccontarci, mangiare e scambiarci quello che abbiamo portato. Tutto quello che a fine serata resta, si mette nelle buste e si porta di corsa al container della Croce Rossa davanti casa.

Per questo cerco sempre di fare in modo di metterci degli alcolici con moderazione nella serata: quei 150 metri dalla porta di casa al container si percorrono più facilmente in compagnia ed euforiche. Una volta messo tutto nel container non si torna indietro. Si rientra a casa più leggere e con la testa sgombra. Cosa che lascia abbastanza spazio tra i pensieri per ricordarci che proprio oggi sono iniziate le svendite. Ma avendo appena fatto shopping tra le cose delle amiche, anche questa tentazione si supera più facilmente.

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