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La disciplina con le sculacciate

Scritto il 20 Jan 2009 da Serena 60 Comments

Dare una sculacciata ben assestata può sembrare a volte l’unico atto di disciplina possibile. E probabilmente i sensi di colpa che potrebbero essere scaturiti da un atto spesso dettato più dall’impulso del momento che da un ragionamento, possono essere mitigati da frasi del tipo “una sculacciata non ha mai fatto male a nessuno”, oppure “io non alzo mai le mani su mio figlio, ma certe volte te le chiede proprio”. Penso che ormai sia opinione diffusa che pene corporali inflitte ai bambini non aiutano in nessun modo a crescere, però si continua a parlare molto, almeno in Italia, della sculacciata sul sedere, quella innocua che serve solo a mettere la parola fine ad un capriccio o a un comportamento che riteniamo inappropriato. Premetto che in molti paesi europei, se un genitore viene sorpreso a dare una sculacciata al figlio, rischia grosso, non ultimo una notte in carcere e persino il controllo di assistenti sociali. Siamo tutti daccordo che una sculacciata sul sederino, magari ancora avvolto dal pannolino, non provoca un dolore fisico lancinante. Ma si parla veramente solo di dolore fisico? E quando avrà 6-8 anni? La sculacciata leggera non aiuterà più, e forse sarà necessario ricorrere a maniere un pò più forti. E quando ne avrà 15 , e vi chiamerà con appellativi che non ritengo utile scrivere su questo blog, e sbatterà la porta uscendo di casa? Quale pensate possa essere la reazione migliore da parte del genitore? Se i problemi iniziamo a risolverli con una sculacciata, la situazione non può che peggiorare con il tempo.

Lasciatemi chiarire subito un punto. E’ evidente che la sculacciata, almeno in giovane età, raggiunge molto probabilmente il risultato immediato di far smettere, almeno temporaneamente, un comportamento inaccettabile, quale ad esempio un capriccio. Ma quali sono le conseguenze più a lungo termine? Possiamo usare altre tecniche per ottenere lo stesso risultato?
Cerchiamo di capire quale è il nostro messaggio al bambino quando ricorriamo ad un gesto, diciamolo, un pò più estremo.

La regola del più forte
Uno dei messaggi più chiari è “io sono più forte di te, e se non la smetti con questo comportamento e non segui le mie regole, te lo faccio capire con la forza”. Il risultato è molto probabilmente raggiunto, perchè il bambino quasi sicuramente non vorrà ripetere l’esperienza. Ma non è raro che alcuni bambini più tenaci di altri, potrebbero iniziare a sfidare il genitore, generando un circolo vizioso in cui l’uso della forza fisica non può che aumentare, passando dalla sculacciata allo schiaffo, per degenerare. Finchè una delle parti è costretta a capitolare.
Inoltre questo insegna al bambino che vale la regola del più forte, e sarà difficile spiegargli per quale motivo lui non può alzare le mani su un suo compagno di giochi più piccolo, mentre sua madre o suo padre possono farlo su di lui.

Non ho tempo per te
Non ho tempo e voglia di fermarmi a preoccuparmi del tuo comportamento. Sono presa da altre cose più importanti (fare la spesa, preparare la cena, chiacchierare con un amica, parlare al telefono) e non ho tempo per le tue esigenze (sei stanca, hai fame, hai avuto una giornata difficile a scuola, hai bisogno della mia attenzione). Molto spesso i capricci vengono scatenati da un problema più profondo di quello apparente, e forse sarebbe utile fermarci a capire cosa sta succedendo in quella piccola testa.
Questo non significa dargliela vinta. Se non vogliamo che nostra figlia faccia i capricci, allora il messaggio deve essere chiaro: i capricci non sono ammessi. Ma cercare di capire cosa li stà scatenando, può aiutarci a trovare la strategia migliore per risolvere il problema.

Ammissione di debolezza
La sculacciata può facilmente trasformarsi da una manifestazione di forza apparente in una ammissione di debolezza. I bambini non ci mettono molto a capire che si agisce in quel modo perchè non si sa che altro fare per ottenere la loro attenzione.
Capita spesso di sentirci in colpa dopo che ci è sfuggita una sculacciata, e cerchiamo di riprenderci agli occhi dei nostri figli dicendo frasi del tipo “scusa, ma non mi hai lasciato altra scelta. Sai che non accetto questo comportamento.” Non c’è reazione peggiore di questa. Invece di assumersi le proprie responsabilità, si cerca di scaricare la colpa sul bambino. Sarebbe meglio ammettere di aver sbagliato per colpa nostra, invece che per colpa sua. Almeno si insegna che sbagliare è umano, e che è un grande gesto di maturità ammettere i propri errori e chiedere scusa.

Fine del dialogo
La conseguenza a mio avviso più inquietante, è il fatto che la sculacciata o scapaccione metta la parola fine al dialogo che stiamo cercando di creare con i nostri figli. Supponiamo per un attimo di avere una conversazione, anche animata, con un’altra persona, magari il vostro capo in ufficio, in cui state cercando di lamentarvi delle condizioni di lavoro, e vorreste più ferie (caramelle?). Come reagireste se il vostro interlocutore si mostrasse poco interessato ai vostri problemi dicendo: “basta così, le regole qui le faccio io. Se non ti sta bene quella è la porta”. Pensate di andare a chiedergli consigli la prossima volta che vi trovate nella stessa situazione? Oppure scenderete in sciopero rispondendo con forza a quello che ritenete un sopruso inaccettabile? Se è così, non vedo perchè vi aspettiate che vostro figlio o vostra figlia venga a parlarvi dei suoi problemi adolescenziali quando potrebbe avere bisogno del vostro aiuto.

L’alternativa
E se invece vi avesse risposto dicendo: “mi rendo conto che la situazione non è delle migliori al momento (c’è confusione al supermercato e te sei stanca), e che questo ti sta portando a sopportare un periodo di stress. L’azienda però ha i suoi problemi (devo fare la spesa). Non posso concederti più ferie (caramelle), come stai chiedendo. Quale altra iniziativa potrebbe aiutare la tua situazione senza minare l’azienda?”

Un bambino di 4 o 5 anni può già arrivare ad elaborare una soluzione insieme a voi, soprattutto se lo avete preparato a questo tipo di esercizio in precedenza. Se il bambino è più piccolo, o comunque non è in grado di calmarsi da solo e offrire un’alternativa, allora la soluzione deve essere proposta dal genitore. Attenzione, non un cioccolatino in alternativa alla caramella, perchè questo insegna al bambino che fare capricci ripaga. Per avere qualche idea e farvi ispirare in merito potete leggere il nostro post Capricci al supermercato.

Se una volta nella vostra vita di genitore vi dovesse scappare una sculacciata, non è certo il caso di farsene un problema serio. Finchè il resto del tempo vi dimostrate aperti al dialogo, allora le conseguenze per il rapporto con vostro figlio non saranno certamente drammatiche (e magari chiedere scusa a posteriori, potrebbe portare ad un momento ulteriore di crescita). Però io ritengo che zero sia meglio di uno, e che il passo da “una volta” a “spesso” sia molto breve. Cerchiamo invece di insegnare ai nostri figli come affrontare le situazioni di crisi, senza bisogno della forza. Questo non solo ci farà risolvere la crisi del momento in modo più accettabile, ma sarà anche un ottimo insegnamento da applicare per risolvere litigi e disaccordi, anche nella loro vita da adulti.

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60 Comments »

  • Milena ha scritto:

    Sto giusto leggendo un bellissimo libro sull’argomento di Hilary Flower “Adventures in gentle discipline”(versione italiana “Crescerli con amore” pubblicato dalla LLL Italia). Certo non è sempre facile fare come hai fatto tu al supermercato…soprattutto se i bimbi sono più di uno…Ma quando ci si riesce in effetti è una bella soddisfazione e davvero i risultati sono a lungo termine. Vale la pena impegnarcisi e faticare un pò insomma!

  • Silvia ha scritto:

    Milena, grazie del suggerimento sul libro, mi interessa molto.
    Ah, nessuna pensa che sia facile, figuriamoci! Ma hai proprio ragione nel dire che, senza sculacciate (e senza ogni atteggiamento simile) i risultati sono a termine più lungo, quindi merita sempre provare.
    Cerco di procurami il libro.

  • Silvia ha scritto:

    Milena, tu hai ordinato il libro sul sito della LLL (lega del latte) o si trova in qualche libreria? (L’ho visto nel loro catalogo, ma non accettano carte di credito nè paypal, è un po’ scomodo…)
    Grazie ancora

  • ELISA ha scritto:

    A me è capitato, anche i genitori sbagliano!Ma cosa avreste fatto se vostra figlia in piedi dentro la vasca da bagno avesse preso a scalciare e urlare?Anche lasciando perdere i motivi, al momento mi è sembrato meglio ( e se volete è paradossale) sculacciarla per calmarla, piuttosto che scivolasse cadesse e andasse a sbattere la testa da qualche parte. E’ vero che lo sculaccione in sè è una sconfitta, è vero anche che alle volte non si ha neppure il tempo di pensare!
    elisa

  • Silvia ha scritto:

    Elisa, ma siamo tutti d’accordo che capiti a tutti: qui i sensi di colpa sono banditi per scelta editoriale ;) !

  • Laura ha scritto:

    Stampo questo post e lo appiccico al frigo, in modo che anche il papà possa leggerlo. Anche a me è successo e mi sono sentita un verme. Mia figlia di 3 anni e mezzo fa un sacco di capricci da mattino a sera.. E’ difficile mantenere la calma, ma hai ragione quando dici che poi non dobbiamo pretendere che da adolescenti ci vengano a raccontare i loro problemi… Caspita, quanto è impegnativa la vita da genitore!

  • Serena ha scritto:

    @Laura fin troppo impegnativa. E a me non mi aveva avvertito nessuno. O forse si, ma io non gli ho dato retta :)

  • Laura ha scritto:

    Serena, dopo ieri sera (tre sculacciate), mi sono analizzata a fondo. E’ inutile che mi illuda, che stampi il foglio per leggerlo e rileggerlo, io perdo la pazienza all’ennesimo capriccio ed è inutile avere pazienza, spiegarle che non si deve comportare in quel modo ecc. Anche lei, dopo lo sculaccione, capisce che ha esagerato e ti viene a chiedere scusa. Non sto dicendo che lo sculaccione sia la regola, ma a volte serve! Io non sarò mai una mamma calma e tranquilla, ma vorrei tanto esserlo! Perché vedo che i figli di mamme così sono tranquilli e obbedienti, le mamme sono serene e gioiose… io spesso mi sento uno straccio e vorrei dei figli diversi (anche quello piccolo sta seguendo le orme della sorella!!).. scusa per lo sfogo…

  • Serena ha scritto:

    @Laura prima di tutto ti dico che io non ci credo alle mamme parfette con figli perfetti. Hanno anche loro i giorni no e i loro momenti di debolezza. Capisco che ti senti giù, e apprezzo molto il fatto di venircelo a raccontare. Penso sia molto importante che tu faccia autoanalisi, perché questo ti aiuta a capire quali sono le tue debolezze, ma anche i tuoi punti di forza. Prova a chiederti in quali situazioni perdi la pazienza al punto da ricorrere alla sculacciata? Quale era il tuo stato d’animo prima che tua figlia iniziasse a fare capricci? Poi cerca di analizzare il comportamento di tua figlia. Perché credi faccia così tanti capricci. Sta cercando di manipolarti? O forse sta attirando la tua attenzione per qualche motivo? C’è nervosismo in famiglia per il lavoro o altri problemi che possano crearle ansia indotta? Spesso i bambini sono lo specchio del nostro livello emotivo. Se siamo nervosi loro se ne accorgono e rispondono di conseguenza. Ci sono moltissimi modi per risolvere i capricci senza risolvere alla sculacciata (e ne parliamo spesso su questo sito). E mentre la sculacciata fa smettere momentaneamente il capriccio, spesso non fa altro che spostare il problema ad un altro giorno. Magari la prossima volta che vedi che stai perdendo la pazienza e stai per ricorrere alla sculacciata, allontanati da lei. Puoi anche dirle direttamente “ho bisogno di allontanarmi da te per calmarmi, perché quando fai i capricci così io mi arrabbio troppo.”
    Lasciala da sola il tempo necessario a te di calmarti. Se sei a casa basta cambiare stanza. Se sei in un luogo pubblico è più difficile, ma puoi allontanarti qualche passo da lei (dopo averle spiegato). Non aver paura del giudizio della gente. Dopo che ti sei calmata, puoi passare all’azione successiva. Se poi si tratta di metterla in punizione, farle un discorsetto, spiegarle che non ami quel comportamento specifico, qualsiasi cosa ritieni giusto. Se non l’hai già fatto puoi leggere un po’ di post sull’allenamento emotivo, o sui capricci, e anche qui.
    Coraggio, sono sicura che troverai un modo alternativo per risolvere queste crisi, e ne uscirete entrambe più forti.

  • Lorenza ha scritto:

    Ciao,
    ho trovato questo post molto interessante, anzi questo sito è proprio utilissimo siete mitiche!
    Avrei una domanda per voi che avete più esperienza. Mia figlia ha 15 mesi e quindi ha iniziato a esplorare il mondo. Ho tolto gli oggetti pericolosi e spostato i mobili scomodi, però ho anche lasciato alcuni cassetti con oggetti innocui in modo che capisca che non tutte le cose dei grandi sono off limits, non mi sembra giusto farle terra bruciata intorno.
    Per motivi di spazio però non posso togliere proprio tutto, quindi sto cercando di insegnarle cosa toccare e cosa no. Ad esempio in cucina ci sono i 2 cassetti più bassi che può aprire e gli altri no. Quando cercava di aprire quelli alti glieli chiudo dicendo no e su questo ho avuto un certo successo.
    Per altre cose invece non funziona, nonostante usi lo stesso metodo e la distolga lei mi guarda e ride, forse non uso un termine adatto ma sembra proprio che mi sfidi per vedere fino a che punto può arrivare. A volte mi esaspera, o perché sono stanca ed è l’ennesima volta che dico no o perché magari mi distraggo e la trovo con qualcosa in mano che mi è scappato…
    Secondo voi serve quello che faccio, oppure sbaglio, posso fare in altro modo? Sono convinta che sia giusto provare da subito a fissare dei limiti, senza esagerare ma per evitare di trovarsi un figlio ingestibile più avanti. Cosa ne pensate, sono troppo severa?
    Attendo i vostri consigli utilissimi
    Ciao
    Lorenza

  • Umberto ha scritto:

    Sono per la sculacciata data sul sedere solo se è una o due scapaccioni…Non certo quello che intendono gli inglesi o chi altri!!! Fino ad una età in cui capiscono, a volte, solo un piccolissimo dolore fisico accompagnato poi dalla consapevolezza di avere sbagliato, penso sia giusto e sacrosanto. Non condivido l’eccessivo protezionismo delle Istituzioni, che di fatto entrano di prepotenza nelle case e dettano leggi su questo argomento!! Sto comunque parlando di una pacca data sul sedere e non certo di violenza o abusi….Quelli si che dovrebbero condannare e perseguire, ma come al solito, spesse volte si guarda la pagliuzza e non il trave!! Ho 2 figli di 12 e 3 anni, e non mi vergogno dire che mi è capitato durante una sgridata dare anche qualche scapaccione. Mia madre fece lo stesso con me e non per questo mi sento frustrato o violento ora che ho 41 anni. Data al momento giusto e non assolutamente violenta, la sculacciata è un diritto e un dovere di un genitore, è di fatto uno strumento educativo a disposizione di quest’ultimi. Le “sante istituzioni” dovrebbero invece impegnarsi con i bambini e ragazzi fino ai 19/20 anni a offrire loro una informazione e formazione corretta, dando così sostegno ed aiuto alle famiglie, e non limitarsi solo a “giudicare”. Con questa moda degli psicologi che vedono frustrazioni e comportamenti strani dapertutto non si va da nessuna parte….Questo non vuol dire che disdegni quelli che la pensano in modo diverso, sia ben chiaro!!
    Ciao a tutti!!

  • Ale ha scritto:

    ciao! trovo questo post molto interessante e come al solito credo che “la verità stia nel mezzo”: è fondamentale il dialogo, anche quando i bambini sono molto piccoli. mio figlio è sempre stato una peste,dormiva poco e non sopportava il fatto di non essere “autonomo” già da neonato, percio’ spesso andavamo incontro a crisi da “sovraccarico” e più lui urlava più io piangevo, mi innervosivo e perdevo il controllo. solo quando ho iniziato a tirare un sospiro, aspettare un secondo e abbracciarlo teneramente ma saldamente a me, per fargli capire che non se la doveva piangere da solo ma io lo “contenevo”, sono riuscita x davvero a contenere queste crisi, anche prima di addormentarsi dopo 5/6 ore di veglia!
    nonostante cio’ so che, con il passare del tempo, ci saranno volte che incorrerò nell’errore di dire “e’ cosi’ e basta!” come (a differenza di mia madre) faceva talvolta mio padre con me. anche se -a onor del vero – da adulta le ho capite tutte le decisioni di mio padre e le ho anche giustificate, pensando che al momento lui era davvero più saggio di me!

  • Emy ha scritto:

    Lo strumento limite, potrebbe essere semplicemente il fermare il bimbo, impedire di fare una certa cosa che giudichiamo dannosa, fermi come una sequoia con la stessa prospettiva di vita davanti.
    Perchè invece capita che ci innervosiamo?, è la situazione?, è il tempo? è il bimbo?, con un altro bimbo faremmo lo stsso? o avremmo forse più pazienza?…
    Perchè voler fermare subito?, davvero abbiamo così poco tempo?
    A volte si abbiamo pochissimo tempo, ma molto spesso è solo la disponibilità mentale che ci impedisce di accettare che un bimbo possa sfogare tutta la sua frustrazione.
    Perchè anche piangere e disperarsi è un diritto, molto spesso si riesce a trovare una soluzione, mettendo sul tavolo quello di cui si ha bisogno entrambi,(come dice l’articolo) ma ci sono volte in cui la soluzione non c’è, perciò, almeno il diritto di essere triste e di sfogare la sua tristezza il bimbo lo può avere.
    Quale è il NOSTRO problema se il bimbo piange? non sto parlando del caso in cui rischia la vita, o rompe i timpani altrui o magari si mette a distruggere tutto quello che incontra modello HULK.
    Siamo davvero sicuri di riuscire ad accettare la sua frustrazione?
    E’ solo una pulce nell’orecchio.
    Io mi sono resa conto che accettavo il loro pianto, ma solo fino ad un certo punto.

  • Federica ha scritto:

    Io penso che post come questo servano solo a far sentire la gente frustrata e incapace.
    Partiamo dal fatto che intere generazioni sono cresciute prendendo anche delle sculacciate che andavano ben oltre la pacca sul sedere. Non che questo sia auspicabile, anzi, ma dovrebbe farci riflettere: se la popolazione mondiale non è composta da serial killer e individui traumatizzati, magari pieni di odio verso i genitori, un motivo ci sarà?
    Di contro bambini viziati e maleducati come quelli delle ultime generazioni prima si vedevano raramente, perché prima sapevi che quando mamma diceva “basta” voleva dire BASTA, per amore o per forza, mentre adesso ci sono un sacco di genitori che si comportano, veramente, come se non sapessero che pesci prendere, perché poverini sono bambini e vanno capiti.

    Sculacciata fallimento del genitore? Non credo.
    Fallimento del genitore se arrivi a darla in preda all’esasperazione, non se tuo figlio sa che a quel comportamento corrisponde una determinata reazione. Se dico a mio figlio, per esempio, di non scrivere sul muro o gli do uno sculaccione e quello lo fa allora ho semplicemente mantenuto una “promessa”.
    Non credo che i bambini siano lo specchio dei genitori; credo che ci siano bambini con caratteri diversi, alcuni facili da gestire, altri quasi impossibili. E non è giusto far sentire un genitore un fallito solo perché i metodi che funzionano con altri bambini col suo falliscono.

    Cosa fare con un quindicenne che riempie i genitori di improperi? Ci rendiamo conto che quelli della mia generazione – anni ’80 – sapevano perfettamente che un “vaffa” alla mamma voleva dire finire male, malissimo – magari non a livello di botte, ma di punizioni certamente sì! – per cui non lo facevi a prescindere?
    Insegnamolo un po’ di rispetto alle nuove generazioni, anche un po’ di timore verso l’autorità, perché – secondo me – se nella scuola moderna gli insegnanti devono quasi aver paura ad entrare in classe la colpa è anche della pseudo-psicologia degli ultimi anni.

    Un tempo se andavi male a scuola la colpa era tua, i tuoi se la prendevano con te e dovevi andar meglio.
    Oggi se vai male a scuola è colpa dell’insegnante che non ti capisce.

    E vediamo crescere generazioni di lobotomizzati, viziati e convinti che tutto sia loro dovuto che quando entreranno, finalmente, nella vita vera non sapranno che pesci prendere perché i genitori non li hanno mai “addestrati” alla vita che è tutto meno che rose e fiori.

  • Silvia ha scritto:

    Federica, io non credo che le sculacciate possano ovviare a tutto quello che descrivi.
    Prima di tutto non credo ad una generazione di debosciati: io da adulta, credo nei ragazzi e nei bambini, perchè hanno bisogno di fiducia per crescere. Non credo nelle generazioni, credo nelle persone. Non credo che chi era adolescente negli anni ’80 fosse migliore di chi lo è oggi. Eravamo abbastanza idioti anche noi: l’età scema passa per tutti!
    Sicuramente sento che andiamo verso anni con minori certezze di quelli in cui noi eravamo ragazzini, anni meno semplici, più intricati. E per questo preferisco offrire a mio figlio strumenti per conoscersi e per gestirsi.

    Se io dico a mio figlio di non scrivere sul muro e lui lo fa lo stesso, il mio primo istinto è chiedermi perchè lo ha fatto lo stesso e comunque sento il peso di una piccola sconfitta, perchè non ci siamo capiti. L’incomprensione, anche tra adulti, è sempre una sconfitta di entrambi i partecipanti al dialogo.

    I genitori smarriti, distratti, persi, quelli che tu dici non sanno che pesci prendere, non credo possano ritrovarsi o concentrarsi con il gesto di dare un ceffone ai figli.
    Di bambini “impossibili”, come tu li chiami, ne abbiamo parlato e ne parliamo talmente tanto, da farne uno dei tempi dominanti di questo sito. Di impossibile credo proprio ci sia il fatto di relazionarsi con loro con le sculacciate: impossibile, inutile, improduttivo.
    La sculacciata, su “quei” bambini, accende la sfida, provoca la controffensiva, insomma rompe il dialogo, irrimediabilmente. Ti assicuro, parlo per esperienza.
    Non penso che una sculacciata sia il finimondo, non credo che un gesto occasionale e dettato (lo è praticamente sempre) dall’esasperazione, possa segnare per sempre la crescita di un bambino, se capita, è capitato, possiamo perdonarci.
    Ma come metodo educativo è semplicemente poco efficace, soprattutto se paragonato con altri e lo è soprattutto con i bambini “impossibili”.

    Secondo me per “addestrare” un figlio alla vita, funziona meglio l’allenamento emotivo, che prevede una partecipazione più intensa da parte di chi fa da guida. E’ solo il frutto della mia esperienza dopo aver avuto a che fare per 6 anni e mezzo con un bambino che definire “impossibile” è un banale eufemismo. Solo che ho scoperto col tempo che non è affatto impossibile, anzi è educato e collaborativo, almeno quanto sa essere caparbio ed oppositivo.

    Comunque non penso che una persona possa sentirsi frustrata ed incapace soltanto leggendo un post su un sito… soprattutto se è un genitore solidamente convinto dei suoi metodi educativi…

  • Daniela ha scritto:

    Io penso solo che i figli imparano quel che vivono. Rispetto per l’autorità perché l’autorità è forte. Con uno sculaccione questo messaggio passa chiarissimo. E viene portato avanti. E riusato. Che sia per quello che poi c’è il nonnismo nelle scuole, nei vecchi gruppi del servizio di leva e altro? I bambini imparano a stare zitti e buoni davanti a chi può picchiarli, e a farsi rispettare a botte da chi non può rispondere.

    Insomma, non faccio la moralista, Sara si è presa sculaccioni e anche ceffoni, e purtroppo sempre perché ho perso la testa e non per ovvia conseguenza, ma il problema è mio, un’insicurezza talmente forte che mi basta un bah per sentirmi crollare il mondo addosso.

    Però quel che voglio insegnare a mia figlia è il rispetto, non per chi è più forte, ma per tutti, e per sé stessa. E la base del rispetto e non fare del male, mai. Lei sa che non si picchia, che c’è un solo motivo al mondo per cui si può fare male: autodifesa. Diversamente non ha il diritto di fare male a nessuno, e nessuno ha il diritto di fare male a lei. Nemmeno noi.

    In cambio? In cambio ci metto tanto di più a ottenere buoni risultati, ma sono migliori. In cambio quando si arrabbia con sua sorella fa il gesto di farle male, ma si blocca, ci pensa, si ferma e le dice solo “se non la smetti…”. Sa che non si fa male. In cambio quando non fa una cosa è perché sa il motivo, non perché ha paura di quel che farò io. In cambio non ha mai picchiato un compagno all’asilo, certo, forse è carattere e non merito mio, ma forse no. In cambio a scuola spero che rispetterà anche i professori “deboli” perché persone, e non solo quelli che fanno la voce forte perché le fanno più paura. In cambio a scuola forse rispetterà gli altri anche se non hanno più il diritto di darle le bacchettate sulle dita. In cambio ha smesso di fare il gesto di picchiarci quando è così arrabbiata da non vederci più (prima arrivava ad alzare la mano, tremando dall’ira).

    Certo, ci vuole pazienza, ci vuole forza, perché ce ne vuole molta di più a fermarsi, a lasciar passare la tempesta, a spiegare, che a dare uno sculaccione e via. Ma se metti al mondo un figlio lo fai per dargli tempo e pazienza, no?

    La generazione di ora è figlia di genitori spaesati, figli delle botte, con la convinzione che non siano giuste (e forse, se le hanno prese e non le vogliono dare, un motivo ce l’hanno) ma senza gli strumenti per fare diversamente. Sapevano che non volevano fare così ma non sapevano come sostituire. Ora abbiamo più mezzi, ora ci siamo informati, quella generazione ci ha portato avanti comunque. Poi non voglio generalizzare, ma si può andare sicuramente avanti.

    E in ogni caso, che una volta fosse meglio… Chissà perché, ma ogni generazione lo pensa superati i 30, e ogni generazione prima dei 30 vuole cambiare il mondo perché non va bene. Superiamo i luoghi comuni, e cerchiamo di viverci al meglio quel che c’è ora, che indietro non si torna e personalmente non ci tornerei per niente al mondo!

  • Rosa ha scritto:

    Secondo me invece i genitori hanno il dovere di intervenire fisicamente nell’educazione dei figli. Non considero una seduta educativa come una violenza. Da quel che si evince da moltissimi discorsi da parte dei genitori che sostengono le campagne anti-sculacciata, si tratta in genere di persone che corrispondono a un ben preciso profilo: soggetti traumatizzati probabilmente a causa dei maltrattamenti subiti da piccoli. Quindi donne e uomini complessati che vedono l’educazione secondo il mondo teorico milleriano. Ma è risaputo che non si può ragionare di educazione con persone convinte che sia giusto e possibile educare i bambini sulla base di letture di saggi e di teorie educative inconsistenti come appunto quelle della nonviolenza. In ogni caso bisogna considerare obiettivamente che esistono anche moltissimi studi e prove che dimostrano come spesso detti saggi siano infondati e tendenziosi, per esempio questi: http://ches.okstate.edu/facultystaff/Larzelere

  • Serena (author) ha scritto:

    Cara Rosa, non so cosa ti porta a supporre che tutte le persone che sono contrarie a sculacciare i bambini hanno subito violenze da piccoli. Io stessa non ho mai ricevuto nessuna sculacciata dai miei genitori o da qualcun’altro, eppure sono convinta di volere usare altri metodi per educare i miei figli. Non credo di essere complessata o di basarmi su saggi infondati e tendeziosi. Credo invece nell’importanza di basare l’educazione dei miei figli sul dialogo, sul rispetto reciproco, e sulla comprensione delle difficoltà reciproche. Tutte cose che, mi dispiace dirlo, non credo possano essere raggiunte sculacciando i propri figli.
    Grazie per essere passata a darci la tua opinione in merito.

  • Rosa ha scritto:

    Cara Serena, grazie della risposta.
    Comunque non suppongo che *tutte* le persone che sono contrarie a sculacciare i bambini hanno subito violenze da piccoli, ma solo la maggior parte. Sono iscritta a varie comunità yahoo sui bambini e la maggior parte dei membri che sostengono la nonviolenza sono complessati e hanno subito maltrattamenti. Inoltre tendono a essere belligeranti e propagandisti, insomma violenti, un po’ come gli abortisti che in nome della libertà non esitano a negarla agli antiabortisti. Chi invece a ricevuto solo sculacciate moderate non è affetto da fobie.
    In ogni caso, mi dispiace, la nonviolenza non è altro che un’ideologia di tipo *estremo* e come a tutti gli estremismi io non credo. Me ne tengo alla larga. Anch’io la penso come Federica: queste campagne servono solo a creare fobie e insicurezze, non sensibilizzano niente e nessuno.
    Credo anch’io all’importanza di un’educazione fondata sul dialogo, sul rispetto, sulla comprensione, sulla ricompensa e sull’emaptia, ma comprendo che anche le regole, la disciplina e le sculacciate sono fondamentali per il corretto sviluppo del bambino. Boccio invece l’indulgenza e le sgridate.
    Poi comunque uno i figli se li educa come meglio ritiene e a prescindere dalle eventuali leggi anti-sculacciata.
    Comunque complimenti per il topic molto interessante.

  • Serena (author) ha scritto:

    Rosa spero che la tua statistica sui sostenitori della non violenza non si basi sulle persone che ti capita di incontrare nei forum in cui si discute dell’argomento, perché non sarebbe certo un campione statisticamente significativo. Forse chi ha subito violenze è più determinato a portare avanti una campagna contro la violenza, proprio perchè sa di cosa si sta parlando.
    Se ti capiterà di leggere anche qualche altro post di questo blog ti accorgerai che anche noi siamo per la disciplina e le regole, solo che non ricorriamo alle sculacciate per ottenere questo risultato. Questa non è una campagna tesa ad un bel niente, è solo un post di un blog, in cui discuto l’atto della sculacciata come diseducativo. Se io non voglio che mio figlio alzi le mani con i suoi compagni per ottenere quello che vuole, allora non posso permettermi di alzare io le mani su di lui, nemmeno per una sculacciata sul sedere. Se voglio che mio figlio abbia un certo comportamento, allora io devo essere la prima ad avere lo stesso comportamento. E questo è vero per qualsiasi altro ambito.

  • Rosa ha scritto:

    Cara Serena, grazie ancora della risposta.

    Comunque non è una statistica la mia, è solo la mia constatazione dell’osservazione dei fatti tramite stampa quotidiana e periodica, comunità mediatiche su Internet che sono comunque una grande finestra sul mondo, e sulle mie esperienze fuori nella vita di tutti i giorni.

    Blog, forum e siti, come giornali e programmi televisivi, a prescindere che aderiscano alle varie iniziative sociopolitiche sulla cosiddetta educazione nonviolenta, contribuiscono alla campagna stessa. Va da sè che opinioni divergenti e anche diametralmente opposte si possano presentare. Tutto sta ad accogliere il dialogo, anche senza cambiare di una virgola le proprie convinzioni. Tu lo stai facendo, altri censurano. Quindi brava, in questo dimostri di essere obiettiva.

    Due parole su di me che possano spiegare il mio personale punto di vista.
    Non ho figli ma sono come una seconda mamma per i miei fratelli di 12 e 10 anni.
    Io ero una bambina di vocazione diligente e non sono mai stata punita poichè con me bastava il dialogo.
    Loro invece sono sempre stati molto vivaci e così mamma e papà a volte li sculacciavano, fino a un paio di anni fa, ma niente di massacrante, solo qualche breve seduta alla maniera americana anni ’50.
    Risultato: siamo venuti su benissimo tutti quanti.
    Per me con soltanto dialogo, esempio, ricompense, empatia. Con loro anche con regole e sculacciate.
    Perchè? Perchè non esiste il metodo per tutti proprio perchè l’educazione è in funzione del destinatario più che dell’azione in sè.

    Affermare invece che un intervento fisico moderato, ponderato, ragionato, come quello dei miei genitori sia una violenza, è altamente fuorviante e può essere sostenuto solo da chi in verità non ne sa nulla al riguardo al di là di quanto si voglia credere a libri e ricerche. I miei fratelli sono i primi a dire che hanno fatto loro solo bene e io so vedere, posso affermare con assoluta certezza che i miei genitori non hanno mai abusato della loro autorità nè esercitato violenza applicando la disciplina.

    La filosofia della nonviolenza mi trova totalmente in disaccordo perchè è una presa di posizione estrema e come tutti gli estremismi è un’ideologia tendenziosa e inconsistente. Fumo negli occhi, illusione e utopia che non può che nuocere se non presto senz’altro a lungo termine. Anche dire che 0 è meglio di 1 è un concetto nonviolento. Secondo me invece 1 è meglio di 0 e poco è meglio di 1 solo. Perchè la verità sta nel mezzo. Sempre.

    Debolissimo anche il principio che se non voglio che mio figlio alzi le mani con i suoi compagni io non posso permettermi di sculacciarlo dato che lui sa perfettamente che il mio è un intervento educativo e non certo un gioco di competizione tra amichetti. Davvero *troppo* milleriano. Io, se non si fosse capito, sono tutt’altro che milleriana. Ma noto molti sottintesi nel pensiero degli educatori indulgenti a riguardo della coazione a ripetere un po’ troppo interpretati arbitrariamente, quasi all’ossessione. E si ritorna al complessati. Chi vuol capire, capisca.

    Per concludere: studio psicologia e prenderò l’indirizzo pedagogico in quanto è da sempre mio desiderio fare l’animatrice dopo la laurea. Mi piacciono i bambini e desidero anche avere figli, *almeno* due (magari 4) e il mio fidanzato futuro marito è pienamente concorde.

    Ho finito, credo di aver letto tutto il blog e detto tutto quanto mi andasse di dire, ma, e ci tengo a sottolinearlo, accetto sempre le opinioni di tutti e non giudico nessuno, apprezzo il tuo impegno e ben vengano tutte le strategie immaginabili e possibili per aiutare sia i bambini che i genitori ad amarsi.

    Ti ringrazio per l’ospitalità, buon proseguimento e complimenti per il topic.

  • simona ha scritto:

    eccomi qui a scrivere di mia figlia Asia 5 anni , bambina tranquilla apparentemente un po egocentrica ma tutto sommato tranquilla… ultimamente pero’ secondo me il suo problema è il rapporto col padre motivo per cui lei si mette in sfida e in contrasto solo con lui…. lui gli dedica poco tempo pur essendo presente , non ci gioca, ci parla lo stretto necessario, la coccola molto poco e piu ke altro l’ascolta distrattamente !!!!!!!!! io l ho comunicato a lui ma lui dice che non è cosi e la bimba secondo me sta esprimendo qeusto disagio attraverso capricci rivolti spesso e volentieri nei suoi confronti ….io cerco di sobbarcarmi il lavvoro di doppio genitore ma sta diventando troppo pesante credetemi ci gioco la scolto la seguo la coccolo… ma non risolvo molto infatti lei pu avendo poco rapporto col padre cerca soloo ed esclusivamente lui

  • simona ha scritto:

    scusate dovevo finire quasi tutte le sere quando mia figlia di 5 annis i trova a casa e torna il papa’ dal lavoro comnciano i capricci i pianti le sfide, gli si appiccica spesso addosso, ieri sera erano le 8 e 30 e dormiva pero’ avendo il raffreddore non riusciva a respirare bene… e si è svegliata .. ilpapa’ era appena tornato lei lo abbraccia e da li comincia la lotta fino alle 10 e 30 di sera .. passando da un abbraccio a un calcio al padre . poi l’abbiamo portata nel letto e niente continuava a piangere per questo naso chiuso allora con MOLTAAAAAAA CALMA la portimo in bagno le facciamo soffiare il naso e la riportiamo nel letto l’abbraccio le parlo le spiego come poteva fare per respirare meglio ma niente ancora pianti e urla …. alle 22 e 30 non ce l ho fatta piu’ mi sono alzata e l ho sculacciata gridandole bastaaaaa sto tutto il gioirno dietro a te non puoi comportarti cosi’ AIUTOOO oggi mi sento in colpa e per di piu abbiamo dormito tutti poco stanotte inoltre LEI QUNADO IO LA SGRIDO SI IMPAURISCE MOLTO MIA HA ANCHE DETTO MAMMA QUANDO VOI MI SGRIDATE IO hO PAURA … MA CMQ NON è CHE QUESTO LE FACCIA CAMBIARE I SUOI COMPORTAMENTI STAMATTINA SI è FATTA LAVARE E VESTIRE SENZA FARE UN FIATO POI MI HA DETTO MAMMA FACCIAMO PACE? IO GLI HO DETTO DI SI, BASTA KE TE NON FACCIA PIU UNA COSA DEL GENERE MA COME FACCIO A PENSARE CHE QEUSTI COMPORTAMENTI PRIMA O POI SMETTANO IO OLTRE KE ALLE SGRIDATE ,PUNIZIONI E SCULACCIONI NON SO CHE ALTRO FARE ???E POI PERDO MOLTO TEMPO CON LEI CI C GIOCO CI PARLO PERO’ I CAPRICCI NON SMETTONO POI MIO MARITO NON è UN TIPO CHE SA REAGIRE MA SA URLARE E BASTA SECONDO ME SBAGLIA IO NON SO PIU KE FARE VORREI FUGGIRE
    .

  • Serena (author) ha scritto:

    @Simona certamente la vostra non è una situazione semplice e capisco che ti senti sola e disperata in questo senso. Ma come si comporta Asia quando è sola con te? Mi sembra di capire che non avete lo stesso rapporto conflittuale che con il padre, ma comunque avete una certa dificoltà nell’evitare i conflitti forti (che un po’ di conflitti sono anche fisiologici, non possiamo pretendere di evitarli tutti). Io quando sento che il problema è insormontabile perché ci sono troppi fattori in gioco cerco di identificare poche cose su cui lavorare. E’ chiaro che non puoi partire dal cambiare l’atteggiamento di tuo marito, ma ci sono moltissime cose che puoi fare comunque, e la più semplice è quella di partire dal rapporto tra te e tua figlia. Prova a leggere gli altri post che riguardano la disciplina, e vedi se trovi degli spunti di riflessione per cose sulle quali tu puoi lavorare. I genitori non devono per forza pensarla nella stessa maniera. Mi colpisce molto il fatto che dici che tua figlia si spaventa quando le sgridi: una disciplina basata sulla paura non aiuta tua figlia a crescere, ma solo ad allontanarla da voi, e tra l’altro da quello che mi dici, non sta risolvendo il problema. E’ dimostrato che sgridate, punizioni e sculacciate non risolvono mai i problemi, altrimenti i bambini non continuerebbero con lo stesso comportamento. E’ evidente che voi non sapete che fare, ma è evidente che nemmeno lei lo sa, perché se lo sapesse lo avrebbe già fatto. Dovete trovare una soluzione insieme, partendo dal vostro rapporto di reciproco rispetto. Magari la prossima volta che lei fa un capriccio puoi provare con la tecnica di allenamento emotivo, che ne dici?
    (e per il naso chiuso, magari compra un spray nasale adatto alla sua età!)

  • simona ha scritto:

    serena ieri ho parlato con mio marito e con la bimba tutti e 3 insieme e abbiamo chiesto a lei se c era qualcosa ke non andava e lei ha detto no mamma è solo ke vorrei un fratellino ????????????!!!!!!!!!!! e noiabbiamo risposto ke se arrivera’ saremo molto felici di darglielo e cmq poi parlando con lei è le abbiamo detto soprattutto io
    ke gli promettevo di non sgridarla più per mortivi stupidi che la mamma e i l papa’ erano stanchi e che le sculacciate ho sbagliato a darle in un momento di nervosismo e lei ha capito il tutto a quanto pare e abbaimo paassato una tranquilla serata con lo spray peer il naso ( anzi le goccine)…..

  • simona ha scritto:

    serena ieri ho parlato con mio marito e con la bimba tutti e 3 insieme e abbiamo chiesto a lei se c era qualcosa ke non andava e lei ha detto no mamma è solo ke vorrei un fratellino ????????????!!!!!!!!!!! e noiabbiamo risposto ke se arrivera’ saremo molto felici di darglielo e cmq poi parlando con lei è le abbiamo detto soprattutto io
    ke gli promettevo di non sgridarla più per motivi stupidi che la mamma e i l papa’quella sera erano piu stanchi del solito e che le promettevo di non darle piu sculacciate e anche che ho sbagliato a darle in un momento di nervosismo e lei ha capito il tutto a quanto pare e abbimo paassato una tranquilla e serena serata con lo spray peer il naso ( anzi le goccine)…..

  • Serena (author) ha scritto:

    Grande Simona! Siete stati bravissimi tutti e 3. Mica ci avete creduto che vuole veramente un fratellino, vero? ;)
    E’ molto probabile che lei non sappia perché fa così, e quindi presenterà ragioni totalemente campate in aria di volta in volta. Mio figlio che ha anche 5 anni, riesce a dire cosa c’è che non va solo nel momento specifico, e si riferisce a cose molto pratiche, magari “faccio i capricci perché non voglio dormire e voi mi ci mandate lo stesso” ma non hanno ancora la capacità di generalizzare e approfondire il problema. Insomma non dirà mai “faccio così perché ho biosgno di attenzione da parte vostra ed è l’unico modo che ho di ottenerla”.
    Comunque siete stati bravissimi. Mi sa che questa serata è il primo passo verso la risoluzione, non sarà facile, ci saranno momenti in cui tornerete indietro, ma a forza di scossoni ne uscirete.

  • chiara ha scritto:

    Quando vedo quegli occhi increduli dopo che le ho urlato o dato una sculacciata forte nel sedere/manine vorrei morire…e il fatto di spiegarle DOPO (a 21 mesi cosa le spieghi??)perchè l’ho fatto mi fa sentire ancora peggio!è sbagliato, ingiusto e infame, ogni volta mi ripeto che non lo farò più e puntualmente ci ricasco perchè ad un certo punto ho bisogno di trovare uno sfogo…mi sono sempre detta che se avessi avuto un figlio non gli avrei mai fatto subire le umiliazioni delle sculacciate, non gli avrei fatto sentire la paura e mai e poi mai lo avrei fatto sentire inadeguato come mi sentivo io….e invece????eccomi qua a rifare gli stessi “errori” che ho subito io..sembra un circolo vizioso ma ce la devo fare, per lei per quegli occhi, perchè cresca sapendo di poter contare sulla sua mamma,perchè riconosca la fiducia e la consolazione nel mio abbraccio..ci arriverò..sarà durà ma ce la farò come spero anche le altre mamme che si sono riviste in questa situazione.

  • Serena (author) ha scritto:

    @Chiara mi sembra che sei sulla buona strada, già per il fatto di renderti conto che la sculacciata non è la risposta giusta al suo comportamento. Quando senti che stai per perdere il controllo e che l’unica via di uscita è la sculacciata, allora allontanati da lei. Dille “ora la mamma a bisogno di calmarsi” e lascia la stanza (prima magari verifica che lei non possa farsi male in tua assenza). Fai un respiro profondo e conta fino a dieci. Cerca di riprendere il controllo delle tue azioni, e solo dopo che ti sei calmata torni da lei. Meglio se con un piano di azione.
    Cerca di capire quali sono le situazioni in cui senti di perdere il controllo e prova a prevenirle. Se ad esempio capita la mattina perché lei non collabora a preparsi prima di uscire, o al momento del pasto, o quando è ora di andare a letto. Magari in questo sito ci sono dei post che possono aiutarti a risolvere il problema diversamente. Fammi sapere. Un abbraccio.

  • chiara ha scritto:

    Grazie per l’appoggio Serena!Puntualmente sono scoppiata anche stamattina, se non altro è stato uno scoppio breve e poi sono andata in camera a sfogarmi per conto mio ma tornando senza un piano d’attacco perchè dovevo scappare a prendere il treno.A volte mi sembra di sprofondare, e in quei momenti ho anche paura di me stessa. E come faccio a essere una buona mamma se ho paura dei miei stessi gesti?? a volte sembra quasi che le urla impediscano il peggio…la mia vicina di casa dice sempre che finchè si urla non ci scappa il morto…bè…abbastanza consolatorio, grazie…e intanto leggo libri su libri cercando di coltivare o sviluppare la mia parte buona…e pensare che ho sempre voluto una famiglia numerosa, ma vista la situazione forse non sono la persona adatta per avere tanti figli..Esserne consapevoli probabilmente aiuta, ma mi rende anche molto triste..Buona giornata da una donna un pò affranta e un pò provata!

  • Mario ha scritto:

    Cara Serena,

    Scusa se ti scopiazzo un po’ il tema, modificando le frasi secondo quella che è la mia concezione delle sculacciate sulla base delle mie esperienze personali relative a quelle che ricevevo e che do.

    Una sculacciata ben regolata è ,con molti bambini, l’unico atto di disciplina possibile. Nessun senso di colpa vi è da parte di chi sa realmente, per esperienza, che la sana sculacciata è un buon metodo. Certamente è opinione diffusa che pene corporali inflitte ai bambini non aiutano in nessun modo a crescere. E’, infatti, un’opinione generata dal sistema su cui gira il bambino per ragioni di mercato: creare posti lavoro per psicologi, avvocati, industria di giocattoli, etc.
    In realtà tutti gli studi scientifici sono viziati di proposito in quanto iniziano e proseguono esclusivamente per raggiungere l’obbiettivo voluto, che è quello di affermare che sono dannose. In molti paesi europei, se un genitore viene sorpreso a dare una sculacciata al figlio, rischia grosso, non ultimo una notte in carcere e persino il controllo di assistenti sociali: infatti così si fa girare il mercato che utilizza il bambino come oggetto di lavoro. E’ vero, ed è appunto una questione di affari. Di scientifico non ha nulla, tant’è che utilizza ad oc l’insicurezza dei genitori, spaventandoli, e perciò alimentando il sistema: avvocati, assistenti sociali, libri sul bambino, etc.
    La violenza programmata della sculacciata non genera mai violenza e questo è dimostrabile da chiunque ne abbia esperienza. E quando avrà 6-8 anni e la sculacciata leggera non aiuterà più? Certo, sempre che ancora ce ne fosse bisogno, semplicemente si aumenta il numero.
    E quando ne avrà 15? Beh, di solito vi chiamerà con appellativi che non ritengo utile scrivere su questo blog, e sbatterà la porta uscendo di casa… guarda caso proprio perché non lo avevate sculacciato quando era un fanciullo e, anzi, lo avete educato con le ricompense, illudendovi magari di esservi sintoinizzati in vostro figlio. E, potete starne certi, nel 90% dei casi la situazione non può che peggiorare con il tempo. Infatti, quante volte si è visto qualcuno, qui in Italia, in Europa, negli ultimi 20 anni ,educare un bambino anche con le vecchie sculacciate americane degli anni ’50 e tutt’oggi ancora in voga?

    La regola del più forte? La sculacciata non insegna mai che “io sono più forte di te, e se non la smetti con questo comportamento e non segui le mie regole, te lo faccio capire con la forza”. Chi sostiene ciò confonde i concetti, oppure le azioni, per esempio con una scarica di pugni oppure con una sgridata mostruosa. Il risultato positivo raggiunto con la vecchia sana seduta non porta mai a degenerare e capitolare. Insegna solo che vale la regola del più autorevole e grazie a ciò il fanciullo mai confonderà l’alzare le mani su un suo compagno di giochi più piccolo, con l’abbassare delle mani materne o paterne durante quello che non è mai un gioco di forza con l’amico di giochi bensì sempre una seduta correttiva perfettamente concepita come momento di dialogo costruttivo.

    Non ho tempo per te? Veramente impegna sempre un bel po’ di tempo occuparsi di un’educazione che contempli anche la correzione a mezzo seduta. Durante la sculacciata si dialoga, e molto, si ribadiscono i concetti, quelli che entrano e restano bene nella mente, per sempre, quando invece nessun’altra strategia era stata accolta dal pargolo. Se conosci il metodo delle sculacciate e l’hai adottato, per scelta, per scoperta o per eredità tradizionale, significa che sei un genitore che trova il tempo e la voglia di fermarsi e preoccuparsi del comportamento scorretto al di là del resto (fare la spesa, preparare la cena, chiacchierare con un’amica, parlare al telefono, sei stanca, hai fame, hai avuto una giornata difficile a scuola, hai bisogno della mia attenzione) proprio perché sai che i capricci vengono scatenati da un problema più profondo di quello apparente e ti fermi a capire cosa sta succedendo in quella piccola testa, senza però pensare troppo a quali e quante strategie potrebbero o non potrebbero risolvere il problema (manco i bambini fossero macchine senza cervello).

    Ammissione di debolezza? La sculacciata non si trasforma mai, non è una manifestazione di forza apparente e non è mai una ammissione di debolezza. I bambino, grazie alla sculacciata, capisce sempre che mamma e papà la applicano perché in quel determinato caso non ci sono stati altri mezzi per ottenere la sua attenzione, cioè la sua osservanza ad una determinata regola. Sarà sempre lui a chiedere scusa dopo il miracolo della vecchia sana e civilissima sculacciata, fidatevi.

    Fine del dialogo? Inutile ripetermi: la sculacciata si svolge dialogando e, grazie al particolare autocontrollo di cui necessita, educa, tira fuori le migliori caratteristiche del bambino, dall’umiltà, all’apprendimento, alla memorizzazione.

    Attenzione a questo:
    “Supponiamo per un attimo di avere una conversazione, anche animata, con un’altra persona, magari il vostro capo in ufficio, in cui state cercando di lamentarvi delle condizioni di lavoro, e vorreste più ferie (caramelle?). Come reagireste se il vostro interlocutore si mostrasse poco interessato ai vostri problemi dicendo: “basta così, le regole qui le faccio io. Se non ti sta bene quella è la porta”. Pensate di andare a chiedergli consigli la prossima volta che vi trovate nella stessa situazione? Oppure scenderete in sciopero rispondendo con forza a quello che ritenete un sopruso inaccettabile?”
    questo discorso non è logico. E’ fin troppo evidente che così si confonde l’adulto con il bambino, e il genitore con il figlio, che non vale neanche la pena di discuterne, in pedagogia.

    L’alternativa? Cara Serena, hai perfettamente ragione dato che la sculacciata di cui parli tu è qualcosa che non ha niente a che vedere con la sculacciata. E’ chiaro che io stesso non tollero lo sculaccione o lo schiaffo sui quali, anzi, concordo con il suo pensiero.

    Ciao

  • Serena (author) ha scritto:

    Caro Mario, la tua teoria di cospirazione globale per creare lavoro ad avvocati e psicologi non so bene da quale libro di fantascienza tu l’abbia tirata fuori.
    Il tuo tentativo di prendere le distanze da questo gesto, rendendolo il più possibile asettico, mascherandolo con disciplina da parte tua, e presunto rigore scientifico, non toglie nulla al fatto che tu stia preferendo “discutere” i problemi con le botte piuttosto che con il dialogo. L’autorevolezza acquisita a suon di sculacciate, seppure fatte in una apposita seduta e non in preda ad un attacco d’ira, è una autorevolezza fittizia, che passa nel momento stesso in cui non sarai più in grado di sculacciare tuo figlio.
    Quando parli del fatto che la sculacciata si svolge con il dialogo resto sinceramente esterrefatta, perché temo che tu veramente sia convinto che una persona che viene picchiata da te abbia ancora voglia di dialogare con te. O forse confondi il dialogo con il monologo.
    L’umiltà, l’apprendimento, la memorizzazione sarebbero le migliori caratteristiche in un bambino? Di quale bambino stai parlando scusa? Per me le migliori caratteristiche di un bambino sono la sua voglia di vivere, la sua spinta verso la conoscenza, la sua irrefrenabile voglia di provare cose nuove. E dubito che queste si alimentino a suon di “sedute”.
    La frase “Una sculacciata ben regolata è, con molti bambini, l’unico atto di disciplina possibile.” suppongo sia basata sulla tua personale esperienza, e dubito che abbia una qualche validità scientifica. Potresti però per onestà dire che questo è l’unico atto di disciplina che TU sei riuscito ad adottare, assumendoti la piena responsabilità, senza darne la colpa a tuo figlio. E lo credo bene che il bambino chiederà scusa dopo la sculacciata, soprattutto se inflitta con regolarità e costanza come deduco dalla tua descrizione. Non si chiama obbedienza, si chiama paura.
    Ciao

  • Daniela ha scritto:

    Sottoscrivo ogni parola di Serena.
    Preferisco di gran lunga chi ammette che gli è scappata una sculacciata per rabbia, che chi la adotta con criterio e metodo. Agli errori si pone rimedio, alla certezza di doverlo fare è un po’ più difficile.

    Mia figlia qualche sculacciotto se l’è preso. Ma ogni volta ha saputo che non mi è piaciuto, anzi. E sa che non è la strada giusta.

    Se le dicessi “ora vieni qui che ti sculaccio, che così ti insegno come si fa…”. Beh, strano poi stupirsi che da grandi si credono legittimati a farsi obbedire dai più piccoli a suon di botte. Che tristezza solo pensarci…

  • Mario ha scritto:

    Caro serena, la cospirazione globale per creare lavoro ad avvocati e psicologi l’ho tirata fuori dal libro di fantascienza che si chiama “attualità” semplicemente perché tengo gli occhi aperti sul vivere quotidiano.
    Molti ricorderanno che un paio di anni fa una mamma è stata condannata a un anno di arresti domiciliari con il divieto di vedere il figlio a meno di 500 metri. Il bambino, di 10 anni, non aveva fatto i compiti e alla sgridata della mamma ha reagito tirandole in faccia una scarpa e chiudendosi a chiave nel bagno. La mamma ha preso il cacciavite, ha smontato la serratura della porta ed è entrata, quindi ha preso il mento del figlio con la mano sinistra per dargli una sberla con la mano destra: lui ha schivato la sberla però ha urtato il lavandino con la bocca. A scuola le maestre hanno notato la bocca un po’ gonfia del bambino e lo hanno fatto parlare. Ed ecco che si è messa in moto la macchina “fantascientifica” della cosiddetta “tutela dei diritti del fanciullo”: assistenti sociali, avvocati, tribunali e stampa. Addirittura alcuni giornalisti hanno scritto che il gesto della mamma (quello di prendere il mento) è stato un tentativo di strangolare il figlio.
    Mi spiace Serena, ma la fantascienza che guardo io è quella della vita reale perché quella raccontata dagli esperti di pedagogia è davvero un po’ troppo fantascientifica.
    Se per caso non hai tempo per renderti conto di quale sia il vero mondo dei bambini di oggi, allora per fortuna oggi c’è anche il Web e potresti trovare qualche minuto per farti un giretto, per esempio, qua: http://scuolaviolenta.blogspot.com
    così tanto per notare quella che non è altro che la punta di iceberg perché, cara serena, fatti come quello che ti riportato sono all’ordine del giorno e nella scuola di oggi la violenza da parte dei ragazzini è alle stelle. Basta avere dei figli che vanno a scuola o qualche amico docente per scoprire che solo un caso grave su mille di violenza in aula viene portato a conoscenza del pubblico.
    Mi spiace Serena, ma contano i fatti, non le teorie, e questi sono i risultati della educazione non violenta dei luminari della fantascienza come Alice Miller, Jan Hunt etc.

  • Mario ha scritto:

    P.S. sempre per Serena.

    Sì, hai ragione, con me da bambino, con la mia personalità sorda a qualsiasi strategia educativa fondata sul dialogo, funzionava solo il metodo della sana seduta. Mi spiace, ma non era un monologo di mia mamma e di mio papà, le sculacciate erano proprio un momento in cui capivo finalmente capivo il senso durante il dialogo. Paura? Mai avuto paura di una seduta, né prima né durante, né dopo. Forse stai dimenticando che non esiste la paura nelle sculacciate. La paura nelle sculacciate, cara Serena, è un’invenzione della fantascienza raccontata dagli esperti di pedagogia (che oltretutto non ne sanno niente di sculacciate, ma solo delle botte).
    Proprio come me, quasi tutti i bambini della scolaresca erano sordi al dialogo, solo che a differenza di me non venivano sculacciati e infatti erano tutti più turbolenti di me, e molto più violenti, dato che i soli metodi applicati dai loro genitori erano quelli fondati sulle parole e sugli incentivi positivi (ricompense, dialogo, etc.)

    La violenza, cara Serena, dipende dai punti di vista.
    Spiegami come mai una mamma che tira una sberla viene considerata violenta e condannata in tribunale? Mamma mia che esecrabile violenza. Come mai, invece, una mamma che uccide un bambino (magari in lavatrice, premeditando il fatto, in seguito a stress post partum) non viene condannata ma addirittura aiutata da sostegno psicoterapeutico in quanto la sua azione non costituirebbe atto di violenza tale da meritare condanna?
    Ohi, amici, qua la fantascienza della macchina legale, sociale, pedagogica, rasenta il ridicolo.

    Sono solo punti di vista, Serena. Solo punti di vista.

    Ciao

  • Mario ha scritto:

    E il mio punto di vista è molto semplice…

    per esempio Silvia dice a Federica:
    Di bambini “impossibili”, come tu li chiami, ne abbiamo parlato e ne parliamo talmente tanto, da farne uno dei tempi dominanti di questo sito. Di impossibile credo proprio ci sia il fatto di relazionarsi con loro con le sculacciate: impossibile, inutile, improduttivo.
    La sculacciata, su “quei” bambini, accende la sfida, provoca la controffensiva, insomma rompe il dialogo, irrimediabilmente. Ti assicuro, parlo per esperienza.

    ecco, per me questa è una prova che Silvia assicura di parlare per esperienza, quando invece è evidente che lei di esperienza non ne ha affatto, ciò è evidente a me come a chiunque abbia esperienza in fatto di sedute.

    Pertanto preferisco di gran lunga chi ammette di essere una persona a cui dà fastidio l’idea dello sculacciare in quanto è una persona molto sensibile, piuttosto che una persona che a causa della propria personale sensibilità spara contro coloro che la adotta con criterio e metodo e arriva per questo a tirare nel ballo la fantascienza pedagogica (mi riferisco a Daniela e non solo).

    Buona notte a tutte, io ho parlato con il cuore e con la massima sincerità perché non ho mentito a nessuna di voi e neanche a me stesso, e non ho niente da aggiungere, spero solo che prima o dopo la si pianti con tutte queste tiritere pedagogistiche fantascientiche su internet stampa e televisione volte in definitiva non a tutelare i bambini, ma a massacrare psicologicamente i genitori (a mero vantaggio di psicologi e avvocati).

    Mario

  • Mario ha scritto:

    Cara Serena, scusa se posto un ultimo messaggio e poi giuro che non ti spreco più lo spazio del tuo blog (ti assicuro che non mi sei affatto antipatica, anzi trovo che tu sia anche una bella donna sexy sulla tua foto, quindi non sto assolutamente cercando di farti i dispetti). Non vorrei sollevare un vespaio, ma io te lo chiedo lo stesso: la violenza è una questione di punti di vista, quindi perché una sberla, come pure una razione di sculaccioni, portano una mamma in galera (sì, solo ai domiciliari, ma la fedina penale è comunque sporcata) con l’accusa infamante di essere avere usato la violenza contro il figliolo… e poi invece, guarda caso, la legge dello Stato non considera violenza l’aborto? Chi lo stabilisce, la scienza o la fantascienza, che nel corpo del bambino dentro la pancia della mamma non vi è insediata già un anima e una coscienza umana?
    Punti di vista…
    Ciao Serena, buon proseguimento.
    Mario

  • Sopravvivere ai terrible two : OVS Kids ha scritto:

    [...] perdere le staffe. E’ il periodo in cui, più di ogni altro, vi verrà voglia di prenderlo a sculacciate, ma che se invece riuscirete a resistere e ad cogliere l’occasione per cambiare atteggiamento nei [...]

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Ohiohiohi chiedo un confronto su questo tema, mi sto facendo mille domande!!! Se le sculacciate non vanno bene, quale alternativa avete per le sculacciate? Le sgridate? O le spiegazioni infinite? Perché le riparazioni, le promesse, la play therapy, le schede a punti mi sembrano tutte cose da bambini grandicelli…

    Spiego: mia figlia ha 19 mesi, per temperamento è molto intraprendente e mi sono sempre sentita di non comprimerla: fa le scale da sola, sale sul lettone, va sullo scivolo da sola, arriva ad arrampicarsi sullo schienale dei divani. Ho notato che se le stavo addosso con l’ansia dell’incidente scatenavo comportamenti veramente pericolosi quindi sto a debita distanza senza fare commenti, e mi sembra che abbia imparato a vedere i suoi limiti con prudenza.

    La questione inizia adesso che ci muoviamo in spazi più aperti oppure sulle scale di casa che sono fatte a chiocciola. Non sono una mamma che trattiene il figlio per il cappotto (ne ho viste alcune) e lascio che lei si allontani di diversi metri, lascio che si muova sul ballatoio… ma non so bene come farle percepire il pericolo delle automobili, la scala a chiocciola dove potrebbe scivolare… insomma il mio timore ovviamente è che lei abbia imparato che può fare tutto e dato che il NO non comporta conseguenze, si lanci a corpo libero sotto le macchine o giù per la scala a chiocciola.

    Come ho già scritto, non mi piacciono le sgridate e gli “sbrocchi”, quindi da un paio di giorni le ho mollato degli scapaccioni. A freddo. In diverse occasioni il passaggio è stato “No, non andare lì, torna indietro – ho detto torna indietro – torna indietro oppure le prendi”, e alla fine le ho dato uno scapaccione. Non sul pannolino ma sulla gamba. Stessa cosa per un capriccio, lei sa che per mangiare deve stare seduta sul seggiolone, ce l’ho messa, si è agitata un sacco e si è lanciata come un missile fuori del seggiolone facendomi fare un infarto, una bella sculacciata che l’ha fatta piangere. L’ho sempre tenuta in braccio per consolarla, in particolare oggi.

    Adesso se ripete un comportamento per cui ha ricevuto uno scapaccione, tipo si allontana di molti metri e le dico “No, torna indietro”, lei fa un giro lunghissimo per tornare indietro, guardandomi di traverso. La cosa mi fa perfino tenerezza… ma mi domando se è la cosa giusta.

    Si è capito qualcosa del mio sproloquio?

    Se qualcuno davvero mi proponesse un’alternativa, gliene sarei veramente grata (*heart*)

  • Daniela ha scritto:

    Close, ecco, la frase finale credo sia la risposta… Servono, ma a che prezzo? Non pensare che io sia quella santa, sculacciate qui ne sono partite a iose, c’è stato un periodo in cui non ce la facevo più e le ho adottate a priori, sperando che fosse un metodo drastico ma utile, ero alla frutta! Ma poi ho visto mia figlia, una volta, ha rovesciato l’acqua, ero di corsa, contrariata mi sono avvicinata e ha alzato le mani a proteggersi la testa. E ho capito che non era giusto, non deve ascoltarmi perché ha paura di me…

    Alternative? Boh, io sperimento, ma ogni volta che una cosa funziona, dura poco… Con la piccola, due anni, passo ai fatti. Non mi aspetto niente da lei, ho smesso di pretendere troppo. Si sta a tavola. Scende, la rimetto su. Scende la rimetto su. Se insiste la lego al seggiolino, ma mi è capitato rarissimamente, cerco di ridurre i tempi della cena, la guardo seria, metti su, metti su, prima o poi si stufa. Stessa cosa se non deve toccare una cosa, il rubinetto del bidet per esempio, prima era facile, chiudevo la porta del bagno e via, ora se la apre. Apre, arrivo, chiudo, la porto via, apre, arrivo, chiudo la porto via. Se non funziona mi metto a guardia, sto lì. Sto lì a non farla scendere, sto lì a non farle aprire il rubinetto, a non farle buttare giù il gioco.

    ci vuole tempo, ma ho scoperto che la “lotta” è una volta sola, se non guardi l’orologio capiscono che non c’è verso, e la volta dopo non perdono tempo, hanno troppe cose da fare. Se non ho il tempo per stare lì… se non ho tempo per lei, tantovale lasciar stare! E allora pace, scende da tavola, crescerà e starà di più, gioca con l’acqua, si bagnerà e la cambierò, ci vuole meno. Per la strada, ovvio che non la mollo. Per il resto anche io molto poco ansiosa, le lascio giocare come vogliono, chiudo gli occhi sui possibili incidenti e controllo che non diano fastidio. Se danno fastidio… Di nuovo, prende il gioco al bimbo? glielo tolgo e lo restituisco. Pasticcia i disegni della sorella? Mi rimetto a guardia. A volte piange, a volte insiste e basta, altre molla. Crescerà e passerà, ora le serve il mio tempo…

    Non è un granchè come metodo, vero? e soprattutto… non sono così brava a usarlo ,-)

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Ciao Daniela

    grazie, in realtà anche io mi considero piuttosto paziente in casa, non ho problemi se si sporca o bagna per terra e su alcune cose sono sempre stata molto coerente, per esempio lei sa che non deve salire sul tavolo, le dico sempre di no e torna giù.

    Il problema è soprattutto per strada, di norma se ho il passeggino le dico “O mi dai la mano mentre camminiamo oppure ti metto sul passeggino”. Ma se il passeggino non ce l’ho, sono effettivamente combattuta con l’idea che possa sfuggirmi di mano e correre in strada con le auto che sfrecciano, e soprattutto mi preme che se in un momento qualsiasi ci sia un pericolo e io le dico no non andare lì, lei mi ascolti ! A quale età si inizia a far capire che ci possono essere conseguenze anche serie, tipo un incidente?

    Altro problema sono i “dispetti”: ultimamente ha preso a buttare il mangiare dal seggiolone – in passato ho lasciato sempre molto correre perché stava imparando a mangiare e non era intenzionale, adesso è una provocazione. Bon qui forse è più facile, le tolgo il mangiare dal tavolo e amen.

    Scusate la lunghezza, si capirà che la cosa mi sta a Quore ;)

  • Serena (author) ha scritto:

    @CloseTheDoor sottoscrivo tutto quello che ha scritto Daniela. Il punto è proprio che lei non può in nessun modo capire che sta facendo una cosa pericolosa. Devi solo dirle che quello è off limits, e visto che lei un po’ lo dimenticherà, un po’ proverà a sfidarti, continuerà a provare a farlo, ma se te continui a ribadire il concetto con fermezza e con le azioni, alla fine capisce che non le conviene. Anche Pollicino che ora ha 2 anni e 3 mesi è in piena fase oppositiva, e lo vedo che mi sfida. In questi casi più che dirgli semplicemente no, e toglierlo fisicamente dalla situazione pericolo, è utile dargli un’alternativa, per distrarlo “non puoi fare questo, prova quest’altro invece”
    Se ad esempio ha deciso di fare un gioco che io non voglio (tipo fare a spadate con il fratello con dei bastoni più lunghi di lui che non riesce nemmeno a tenere in mano), io gli dico di no, che è pericoloso perché può cavarsi un occhio. Il 98% delle volte lui continua. Allora io mi avvicino e con voce ferma gli ripeto che non si fa, e lo invito a cambiare bastone, offrendone uno più corto. Se non funziona nemmeno questo, allora elimino i bastoni e affronto la crisi. Lui piange e io lo consolo dicendo “capisco che è difficile accettare che non puoi fare questo gioco, però è troppo pericoloso, e mamma non vuole” Poi si calma e si passa ad altro.

    Il senso del pericolo su certe cose non ce l’ha nemmeno il Vikingo di 5 anni e mezzo. Sull’attraversare la strada (che non fa mai da solo!) ti dice “si muore!” con il luccichio nell’occhio, perché a lui il fatto di morire sembra una cosa fighissima, pericolosa, ma fighissima. Quindi il concetto di pericolo devi avere molta pazienza e ribadirlo per anni!

  • Daniela ha scritto:

    Sul senso del pericolo ho una teoria mia, che non vale niente ma… Io credo che abbiano un istinto innato su cose “naturali”. Nessun bimbo lasciato libero si arrampica dove non è sicuro, scende da uno scivolo alto se non sa di essere pronto, sale su qualcosa su cui non è capace di stare attento. Con libero intendo lasciato libero di agire, se c’è un genitore che interviene terrorizzato a ogni passo, o che al contrario incita al coraggio, temo che questa percezione si alteri molto. Io vedo tutte e due le mie figlie, si sono sempre lasciate andare quando erano in grado di affrontare la cosa, a un anno come ora a 6, che sia andare sui roller o decidere se lo scivolo è all’altezza, arrampicarsi sul quadro svedese o stare sull’altalena dei grandi, si avvicinano alle rive solo fino al cm giusto, e così via.

    Ma la strada, le macchine, gli attraversamenti, il pericolo di non essere visti da mamma, quello è un discorso completamente a parte, e dubito che un bambino di due anni possa capirlo. Per lei c’è un divieto, forse ha capito che ti spaventa una cosa, ma non è in grado di capire perché. e da qui la sfida a te.

    Poi capiranno. Io mi ricordo che ho spiegato a Sara il pericolo di viaggiare in auto senza cinture, non aveva nemmeno 3 anni, e ha afferrato benissimo. Ma dipende da bimbo a bimbo, la piccoletta duenne non è in grado di capire nemmeno la differenza tra forchetta e cucchiaino ancora…

    Per ora non aspettarti che capisca. Ci sono momenti in cui i no sono no, ed è presto per capire. Le spieghi, una volta (non tutte, è una perdita di tempo, ti ripeti ogni tanto) e finisce lì. Non amo i no a priori, ma a volte ci vogliono, finché almeno non sono in grado di gestire spiegazioni più lunghe. E sempre tutti i 6 occhi che abbiamo in dotazione aperti!

  • Serena (author) ha scritto:

    @Daniela sono di nuovo perfettamente d’accordo con te sull’impossibilità di capire le loro capacità fisiche meglio di quello che molti genitori apprensivi riescono a fare. Il pericolo delle macchine invece è tutta un’altra cosa, proprio come dici te. A questo proposito ho letto che un bambino non è in grado di attraversare la strada da solo in sicurezza almeno fino ai 12 anni circa, perché non può proprio tenere a mente tutte le variabili in gioco.
    Una cosa importante che hai scritto e ci tengo a sottolineare, è che non c’è bisogno di dare sempre troppe spiegazioni, che in quanto incomprensibili hanno solo lo scopo di diminuire la forza di quel no. A questo proposito vi segnalo questo post: http://genitoricrescono.com/di-accettazione-e-limiti/ (@Close è una riflessione buona anche per te)

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Serena et Daniela

    grazie a entrambe della risposta.

    Sulla percezione dei limiti diciamo che mi sono sempre (credo) comportata con distacco per le ragioni che dite, se mia figlia sale sul lettone o sul water (chiuso ;) ) mi allontano di proposito perché prenda la misura se è poi in grado di ridiscendere o no – poi chiaramente sono sempre lì ad acchiapparla se serve!
    Anzi ho fatto notare ai miei genitori che se la tallonano con le mani tese, gridando “No che cadiii!” ottenevano come unico risultato che lei si lanciava dal letto per essere presa

    Quello che mi crea difficoltà è il discorso strada/automobili: la ns palazzina (spero ancora per poco) si affaccia su una strada molto trafficata, dove passano anche dei TIR, e negli ultimi quindici giorni ci sono stati tre incidenti (di cui devo ancora spiegarmi la dinamica, penso che sia un incrocio fatto particolarmente male). Il marciapiede è strettissimo. Insomma se camminiamo lì oppure anche solo quando parcheggio l’automobile e faccio scendere la bambina, lei è attratta dal movimento delle automobili e a me viene il cardiopalma, perché come si dice “è un momento” :(

    Comunque, per la cronaca: oggi ho risolto il lancio di matite lasciandole sul pavimento e rimettendole a posto vistosamente lontane da lei. Poi quando ha colorato il vetro e il coperchio del water le ho spiegato che dovevamo pulire e le ho dato uno straccetto usando il pulivetro… le è piaciuto così tanto che mi viene il dubbio che continuerà a colorare tutte le superfici solo per poter pulire dopo :D

  • Serena (author) ha scritto:

    @CloseThe Door io credo che se il problema strada ti preoccupa così tanto è assolutamente legittimo da parte tua pretendere che lei ti dia la mano sul marciapiedi. E’ semplicemente una regola ragionevole in quella circostanza e come tale la imponi. Poi magari in altre situazioni più tranquille puoi lasciarle la mano e farla camminare da sola al tuo fianco “da grande”. Lei imparerà che vicino casa è così, e in altri luoghi no. Ci metterà un po’ di tempo ma lo capirà.
    Buon lavaggio vetri! Mi sa che diventerà l’attività estiva preferita :D

  • chicca ha scritto:

    chiedo scusa, ed oltre a farvi i miei sentitissimi complimenti x tutte le tematiche che affrontate e a ringraziarvi x gli spunti, i consigli sempre aggiornati e validi x crescere al meglio i nostri bimbi, volevo solo dire una cosa…mi spiace tornarci ma la cosa mi ha toccata nel profondo, sono senza parole per le “sedute” (già il termine dice tutto) di cui un commentatore parlava sopra, con tutto il rispetto x ogni opinione, a me questo concetto fa paura, e nn vorrei vederla in atto su un bimbo una cosa del genere neanche per tutto l’oro del mondo. Mi fa tanta tristezza che dei bimbi siano sottoposti a queste cose con la convinzione che facciano loro bene, che in qualche modo riescano a trarne qualche beneficio. Sono mamma, la mia bimba è vivace, fa capricci come tutti, ma ringraziando il cielo con il dialogo riusciamo a gestirla e se nn ci riusciamo le lasciamo il tempo di sfogarsi e poi ne parliamo insieme. Nn mi sento di aggiungere altro. Nn ci sono parole.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Ciao, grazie come sempre dei consigli e del confronto/conforto :)

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Solo per la cronaca, oggi al parco ho provato la “tecnica della sequoia” suggerita da Emy nel momento in cui Miriam stava per uscire dal marciapiede. L’ho presa in braccio e non l’ho mollata finché non si è messa a protestare, poi l’ho guardata negli occhi e le ho detto “non si attraversa senza la mamma”, lei mi ha guardata e mi ha detto di sì. Ripeterò l’operazione ad libitum, vediamo se la sequoia sarà una versione alternativa in disciplina all’up&donw di Tracy Hogg per il sonno ;)

  • Daniela ha scritto:

    Tecnica della sequoia? Ho cercato tra i commenti ma non l’ho trovata, dov’è? Come dire, ho una duenne che ieri mi ha fatto venire i capelli dritti (io predico bene, ma la pratica….). Quindi potrebbe essere utile anche a me!

  • Luciana ha scritto:

    Ma chi l’ha detto che sono indispensabili?? Io da piccola ne ho prese..e parecchie. E non erano quelle date simbolicamente, non era una pacchetta e via. Mia mamma me le dava “alla vecchia maniera”, belle forti e mettendomi sulle sue ginocchia, come si usava allora.
    Ho sempre pensato fosse una pratica barbara, anche se impartita in buona fede. Tanto è vero che, seppur molto diffusa, pochi osano parlarne. Sono cresciuta sana, è vero ma sono cresciute sane e per nulla viziate anche le mie figlie. E io non ho mai alzato verso di loro neppure un dito.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    @ Daniela

    E’ il commento di Emy del 12 May 2010 at 4:06 am

    A precisazione di quanto detto finora, ora siamo nella fase che ogni tanto mi molla qualche sberlotto qui e lì, per vedere l’effetto che fa.

    Al primo tentativo le dico di non farlo, al secondo tentativo le restituisco lo sberlotto esattamente nello stesso punto – facendo attenzione a non farle male ovviamente. Di solito ride, poi dopo due sberlotti si stanca e la smette. Non è molto autorevole vero? Forse dovrei tenerle le mani ferme ma confesso che la cosa diventa un gioco per me, o così almeno è adesso.

  • FRA64 ha scritto:

    dunque, entro per caso.
    leggo il titolo ‘la disciplina con le sculacciate’, leggo l’articolo, leggo le domande e le risposte. la lettura è lunga e assai impegnativa, a tratti ricca di esempi pratici e perciò molto interessante, a tratti invece è eccessivamente teorica e personalmente non ho un’idea precisa sulla validità delle teorie.
    Ma una cosa mi sorprende più di altre: il titolo è molto chiaro, non lascia spazio ad interpretazioni soggettive visto che è utilizzato il termine ‘sculacciate’, e purtuttavia invece di ‘sculacciate’ qua tutti parlano del colpo sulla testa, della sberla sul viso, del calcio nel sedere, della pacca sulla coscia, di botte alla rinfusa.
    domando allora: come mai così tante persone non conoscono il termine ‘sculacciata’?
    personalmente sono per le vie di mezzo, e in mezzo ci possono stare le sculacciate. penso invece che la violenza genera altra violenza e che anche la totale non violenza sia una violenza e perciò generi altra violenza.

  • Serena (author) ha scritto:

    @FRA64 il fatto è che spesso si parte da un discorso e ci si allarga su altri. E’ il bello delle discussioni libere, in cui si può ampliare, e toccare anche temi vicini. E dalla sculacciata allo scapellotto, o allo schiaffo non è che ci passi poi molto. Sempre di violenza fisica si tratta.

  • Mafalda ha scritto:

    l’ho sculacciato ieri..ma era un’ora ve lo giuro un’ora intera che tormentava sua sorella di 11 mesi..prima una spintarella, poi un pugno in testa, poi le graffia la faccia, poi le tira i calci, poi la sbatte per terra e prova a sedercisi sopra…quando alla fine è caduta e ha sbattuto la testolina contro la sedia non ci ho visto più..lo so che la violenza non si combatte con la violenza ma come faccio a spiegarglielo a parole?? ha 2 anni e mezzo e continua a dirmi: “ok mamma non lo faccio più” e dopo 10 secondi è lì di nuovo..non li posso lasciare un attimo da soli sono sempre terrorizzato non è più vita..

  • FRA64 ha scritto:

    @Mafalda

    dunque dici che lo ha ‘sculacciato’.
    ora, visto che moltissimi usano il verbo sculacciare mentre invece fanno di tutto tranne che quello, non so se tu lo hai sculacciato, o se invece magari lo hai sbattuto qua e là o preso a sberle in quanto eri esausta.
    visto il tono del tuo esordio, sembra che tu l’abbia fatto per la prima volta. forse che in precedenza hai sempre operato con solo il dialogo e l’esempio?
    comunque, siccome sono ‘vecchia’ (ho 47 anni), prendo per valido il termine da te usato: sculacciato.
    se quindi l’hai sculacciato, allora bisogna vedere come l’hai fatto: hai perso la pazienza, urlato, minacciato, l’hai spaventato, oppure con una certa tranquillità, una calma che fosse almeno apparente?
    nel primo caso, cioè se hai anche urlato o l’hai spaventato, allora non gli sei servita a nulla di buono perchè hai operato un atto di violenza che è inutile a prescindere dal tipo di atto manesco.
    nel secondo caso, invece, hai operato un atto di violenza ragionevole e questa è accettabile perchè è invece una punizione che a molti bambini fa più bene che male.
    capisco che alle persone particolarmente sensibili fa male perfino immaginare una sculacciata (vedi chicca) e capisco che a chi sostiene un’ideologia di totale nonviolenza anche una singola volta è da evitare. ma quella che esprimo ora è la mia opinione personale, senza alcuna pretesa, nè attesa di torto o ragione.
    dunque ‘la violenza non si risolve con altra violenza’ si dice. ma non è un concetto corretto. il concetto corretto è ‘la violenza non si risolve con altrettanta violenza’. la differenza è tutta qua, nell’avverbio di quantità ‘altrettanta’. con la sculacciata usi una violenza che è accettabile perchè è ponderata con autorevolezza, non è operata con autoritarismo.
    infatti, parlando per lunga esperienza personale con i bambini, posso dirti che molti, a 2 anni e mezzo o 3, non capiranno mai con il dialogo che picchiare e procurare dolore è sbagliato. lo capiscono invece con una via di mezzo, cioè procurando loro un po’ di dolore ‘in sicurezza’, in una quantità controllata, ossia una sculacciata (che ripeto inutilmente è data solo sul sedere) contemporaneamente ad un appropriato discorso.

  • 10 modi più uno: sopravvivere ai terrible two | genitoricrescono.com ha scritto:

    [...] è solo metaforica, in realtà noi siamo da sempre contrari ad usare la forza sui bambini. Si veda qui come [...]

  • Mike ha scritto:

    @ Silvia

    Scrivo solo questo, poi mi taccio, anche perché sei sempre liberissima di chiudere tutti i topic che vuoi a prescindere dal fatto che tu sia o non sia in grado di dire qualcosa di confacente in modo obiettivo.

    Io devo dire solo, un po’ in topic e un po’ off topic, che personalmente disapprovo i genitori che strillano, che mollano uno sculaccione, una sberla, uno scappellotto, un pizzicotto, una minaccia verbale. E mi piacerebbe pensare che queste cose non accadessero nemmeno in casa, perché tutto ciò non è educativo, è inutile e potrebbe essere psicologicamente dannoso qualora si trattasse di eventi frequenti. E ritengo che il popolo italiano, in fatto di disciplina, faccia decisamente pena.

    E gradirei aggiungere in off topic che i pensieri a mio avviso più sensati e che sento di condividere, sono quelli di Serena che mi piacciono un po’ su tutto, tranne per quanto riguarda l’avversità assoluta alle CP perché per me questa è un non-senso. Secondo quella che è la mia esperienza personale, ma anche la mia conoscenza scientifica al riguardo, che è unica in questo blog, so che esiste la CP ragionevole. E come io accetto il pensiero di chi è totalmente contrario a tutte le CP, rifiuto giudizi sul mio da parte di chi è meno esperto di me, sia da un utente del tuo blog che da qualsiasi pseudoesperto come quelli di nospank.net.
    E se ho rispetto di Serena non è perché lei sia la titolare del blog, bensì perché, pur non condividendo affatto il mio pensiero, lei non lo giudica (e non mi chiude il becco chiudendo i topic).

    A quale bisogno di sintesi di riferivi? A che cosa? Scusa se non ti capisco. Forse avri dovuto fare la sintesi di ogni messaggio postato sul topic del Colasante?

    Boh? Mi devo allacciare a questo con un nesso alla sculacciata?

    Va beh. Allora cominciando dai primi, uno degli esempi più classico è fornito dalla testimonianza personale di Rossamente che dice di essere cresciuta a suon di botte, di ricordare la paura, gli arti inferiori e superiori pieni di lividi, tanto da non aver il coraggio di uscire di casa, i pizzichi dolorosi, l’odio verso i genitori e tutto il resto, il desiderio di scappare via il prima possibile, ecc. Il tutto ancora oggi con i suoi occhi che si riempiono di lacrime.

    A me fa tenerezza e suscita un’immensa tristezza una persona così. Però proprio per questo lei non è all’altezza di esprimere concetti logici su sistemi educativi comprensivi di una disciplina che sia anche fisica, perché è traumatizzata dalla violenza patita da una sorta di regime domestico che non era educativo e con queste premesse Rossamente non può che esprimersi contro qualsiasi intervento correttivo manuale.
    Idem Mammafelice che più volte è stata presa a calci e schiaffi, anche per strada, e anche per i capelli, senza che nessuno alzasse un dito.
    Rossamente aggiunge però che può tollerare che uno schiaffo possa scappare, purché sia uno e non stacchi la testa e sia seguito da chiarimenti e scuse. E invece, almeno dal mio punto di vista, anche questo non è sensato, per me nemmeno uno schiaffo è ammissibile, per nessun motivo, perché anche se è solo scappato lascia un segno profondo e niente di ciò che scappa per esasperazione è giustificabile e può essere superato scusandosi. Schiaffo, urlaccio, pestaggio lividante, sculaccione, ricatto, sono tutte azioni dettate dalla perdita del controllo. E quando manca il controllo, manca tutto.

    Buon proseguimento e buona giornata a te, senza arrivederci.

  • Serena (author) ha scritto:

    @Mike credo che tu abbia preso un abbaglio sulla mia “apertura” ad accettare opinioni diverse dalla mia. La tua opinione, perché di questo si tratta nonostante tu cerchi di barricarti dietro presunta scientificità del tuo “metodo” educativo, non ci interessa e non è in nessun modo ben accetta su questo sito. E ancora meno è ben accetta la tua presunzione di venire qui ad analizzare la situazioni di ciascuno dei nostri lettori. Da questo momento ogni tuo commento verrà cancellato da questo sito.

  • Romeo ha scritto:

    Ecco sì…….. e bravi sti di genitori che crescono!!!!
    ah voglio proprio vedervi a discettare di massimi sistemi con un pitupitù di 2 anni recidivo fino ai capelli!!!!!

    parole parole parole…… parole parole parole…. (Mina)

    Mi dispiace ma voi svedesi siete bravi solo a bla bla bla bla bla!!

    Etc.

    P.S. IO NON SONO MAI STATO SCULACCIATO E NON HO FIGLI ma le cose le so lo stesso..

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