Differenziamoci… anche noi

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Questo post lo avevo messo in programma per il mese in corso.
Ma ecco che, prima ancora di scriverlo, il blogstorming dimostra tutte le sue potenzialità e, come primo articolo che si aggrega al nostro “ventilatore di idee”, ecco questo post di Mammaimperfetta.
Correte a leggerlo e poi tornate qui, perchè molto di quello che volevo dire è già li.

Qui a Roma i quartieri della sperimentazione pilota per la VERA differenziata, quella porta a porta, sono ancora soltanto: Aventino, Trastevere, Testaccio e Centro storico monumetale. Quartieri storici e centralissimi, compresi nel I Municipio. Quartieri nati eleganti o quartieri popolari di uno o due secoli fa, divenuti ormai il top dello chic. Poi ci sono altri esperimenti in altri quartieri, ma che coinvolgono solo un piccolo numero di abitanti.
La vera differenziata, in giro per l’Italia si fa da molto più tempo che a Roma. Ogni Comune si è organizzato a seconda delle sue dimensioni e potenzialità.
Le grandi città, però, sono sicuramente un affare a parte.
In una metropoli la vera differenziata, quella che prevede l’identificazione dei rifiuti, la loro raccolta porta a porta a giorni differenziati, la distribuzione di appositi kit ad ogni famiglia, significa ripensare un sistema immenso di raccolta dei rifiuti. Significa un numero rilevante di posti di lavoro in più o in meno, affidamento di appalti, acquisto e dismissione di un grandissimo numero di mezzi meccanici, ripensamento degli impianti di smaltimento… con tutto quello che c’è dietro. Significa informare milioni di persone, raggiungerle in ogni strato sociale, superare le resistenze di grandi numeri.
Insomma, arrivare alla raccolta differenziata a Roma, non sarà soltanto una questione di coscienza ecologica. Ma la via è segnata e, fortunatamente, è inevitabile.

Noi non siamo in uno dei quartieri interessati alla raccolta differenziata. Non siamo lontani, però, quindi tra poco arriverà.
Nel frattempo facciamo la differenziata che è possibile: distinguiamo almeno la carta da mettere nel cassonetto bianco e la plastica, il metallo ed il vetro, da mettere in quello blu. Lo facciamo con molti dubbi e, a volte, con un certo fastidio, quando i cassonetti non vengono svuotati per giorni e ci ritroviamo con il sacchetto della carta che non entra in nessuno di quelli bianchi del circondario e ti verrebbe da buttarlo in quello verde e chi si è visto si è visto…

Ho parlato con alcuni che si sonto trovati proiettati nel mondo del “kit per la differenziata”: una pattumiera per l’organico, quello destinato a produrre compost, che viene raccolto un giorno sì e uno no, ma che, se stipato per bene in quel contenitore, non fa odore; poi le buste per la carta, per metallo-plastica-vetro e per il non riciclabile inorganico… Tutti perplessi all’inizio. Tutti più o meno abituati dopo poco. Tutti impegnati nel quiz del “questo dove lo butto?”.
L’umido destinato al compostatore da qualche problema: la pattumiera è piccola. Se una famiglia numerosa decide di cucinare, chessò, dei carciofi, dopo non saprà dove mettere foglie e gambi! Il problema è accresciuto dal fatto che l’esperimento pilota più ampio è partito da quartieri con edifici antichi, dove c’è una bassissima percentuale di balconi. A volte le scelte delle amministrazioni sono singolari… Avranno pensato che nelle case vecchie le cucine sono più spaziose!

Io nel frattempo, aspettando il kit, ho studiato le istruzioni dell’Azienda Municipale Ambienta, con tutte le stesse perplessità di Mammaimperfetta: plastica che non va nella plastica, carta che in realtà non è carta e sempre più domande sul perchè ci siamo riempiti di questi strani contenitori che non sappiamo più di cosa sono fatti…

I bambini, in questo genere di cose, sono i più bravi! Il Sorcetto analizza e poi, senza esitazioni, infila con una certa sicurezza (ma dettata da cosa???) in una delle nostre tre pattumiere. Poco fa ci ponevamo dubbi sulla carta delle figurine, ma, dopo un ampio dibattio familiare, abbiamo concluso che è carta-carta. Speriamo di aver azzeccato oppure, come “minaccia” l’Ama, mettendoci una certa ansia, potremmo mandare sprecato un intero cassonetto di carta… Non so se siamo pronti per una tale responsabiltà!
Qui da noi, intanto, si è diffusa l’abitudine al dove lo butto?-quiz: do delle cose da buttare al Sorcetto e gli dico di cercare il secchio giusto… Si, diciamo che mi scarico la responsabilità, perchè io non sempre conosco la risposta… Ma lui almeno si diverte!

Più che insegnare la raccolta differenziata ai nostri bambini, credo che dovremmo impararla tutti insieme.
Più che insegnare la raccolta differenziata ai nostri bambini, credo che dovremmo impararla tutti insieme. A noi tocca solo proporre e per loro diventerà una semplice quotidianità.

Sono certa che la differenziata ci coglierà vivi e svegli: estote parati!!

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7 COMMENTI

  1. Concordo che il capire cosa si ricicla e come sia un gran casino anche per chi, come me, ha iniziato a differenziare intorno ai 6 anni (conferma che sono i bambini il motore del cambiamento!)
    La plastica, soprattutto, richiede di essere laureati in chimica per capire cosa gettare dove! Ci ho scritto un post recentemente sul sito di un progetto appena avviato, http://www.chilopesa.it
    Anche il fatto che per ogni città vigano regole diverse non aiuta per niente a diffondere informazioni chiare.

    Detto tutto questo, io sono convinta della verità del detto che il miglior rifiuto è quello che non si produce, che la cosa migliore per differenziare sia ridurre al minimo la quantità di oggetti che consumiamo e gettiamo, cercando il più possibile di scegliere materiali di cui sappiamo cosa fare al momento di buttarli.

  2. E come sempre l’Italia è una confederazione di Comuni… ognuno con le sue leggi ed i suoi usi…
    Questo lo paghiamo molto in ogni settore.
    Credo che la via sia segnata e prima o poi dovremo adeguarci tutti: i volenti e i nolenti. Però noi andiamo sempre a velocità multiple. E magari le differenze fossero tra nord, sud e centro. Qui le differenze ci sono da chilometro a chilometro.
    Sono certa che, l’8 gennaio del 2015 (vedete il post di oggi di Flavia su Veremamme ) avremo tutti i nostri bidoncini e ci avremo preso anche la mano… Per ora buona volontà ed allenamento.

  3. Io vengo da Venezia e lì si differenzia carta, plastica/vetro e l’umido, però nei cassonetti.
    Un’amica che vive a Treviso invece ha la raccolta a casa, è sicuramente faticosa perché bisogna tenere i bidoncini in casa. Hanno però un incentivo molto importante: infatti parte della bolletta è a consumo, quindi si è spinti a compattare per ridurre i volumi e i virtuosi sono premiati. Inoltre, per chi ha un figlio c’è un contributo per 1 o 2 anni considerato l’aumento dei volumi del secco provocato dai pannolini.
    Direi un bell’esempio di civiltà…
    Ciao
    Lorenza

  4. Silvia ben trovata e buon anno. Ti do pienamente ragione sul fatto che i nostri bambini sono molto più bravi a differenziare. La mia puledrina (2 anni e mezzo) quando vuole gettare qualcosa e le facciamo notare che è plastica o carta, sa che deve essere messa sul balcone in posti diversi. Nonostante tutto siamo anocra lontanissimi dalla vera differenziata nonostante che abitiamo in un piccolo centro. Solo un paio di quartieri hanno la raccolta porta-porta, noi dobbiamo andare alla ricerca dei cassonetti vuoti. Devo dire che la differenziata per la plastica, per il vetro e per la carta funziona, quella per l’organico fa fatica a decollare (ma avete visto che bidoncini hanno distribuito? A noi non basta neanche per un giorno!). E poi c’è la reale difficoltà di capire davvero dove gettare le cose, nei cassonetti alla fine trovi di tutto. I depliants che vengono distribuiti dovrebbero essere molto più esaustivi!!! Non conosco bene la situazione di Roma, ma un amico mi ha detto che si stanno sorpassando i livelli di decenza e che se non si prenderanno provvedimenti seri si arriverà presto alla situazione di Napoli. è davvero un peccato!!!

  5. Bè, una volta scoperto dove si buttano le cose, potremmo anche fare un bell’elenco e pubblicarlo da qualche parte, per esempio noi di Roma.
    E poi appiccicarlo negli androni dei nostri palazzi, in modo da aiutare gli altri a fare altrettanto.
    Perché io sono convinta che noi impareremo, facendoci magare aiutare dai bambini ;-), che sono più svegli, ma tutte quelle persone che non leggono giornali, che non escono di casa, che guardano solo la tv…bè, per quelli sarà più dura. E sono tanti.

  6. Quello di evidenziare il numeretto mi chiedo anche io perchè non si faccia: c’è praticamente su tutti i prodotti, basterebbe indicare i numeri che vanno nei diversi cassonetti.
    Certo, una raccolta del genere, così tanto differenziata ed a cura degli utenti, credo sia possibile solo in un piccolo centro: immagini gli abitanti di una città da 6 milioni di persone che vanno ai centri di raccolta a differenziare con i loro sacchettini? Anche ne esistesse uno in ogni zona (quanto ampia poi?), il costo di realizzazione sarebbe uno sforzo economico enorme.
    Non so… magari partendo da questi esempi particolarmente virtuosi da qualche parte si arriverà.

  7. E’ anche questo uno dei motivi per cui rimpiango il centro di riciclaggio del comune dove abitavamo!!! Intanto perchè sopra ai cassonetti c’era sempre un numerino, che se si guarda bene le confezioni, il numero c’è quasi sempre accanto al simbolo con le freccette (tipo 5 per i vasetti dello jogurt, ecc)… e poi se avevi un dubbio c’era sempre uno degli addetti che ti diceva dove buttare!!!! Pensa che c’era un cassonetto specifico per:
    – pet trasparente
    – pet colorato
    – vetro trasparente
    – vetro colorato
    – sacchetti di plastica di quelli che fanno “rumore” e si stropicciano
    – sacchetti di plastica di quelli che non si stropicciano
    – polistirolo
    – vasetti jogurt
    – contenitori detersivi
    – legno
    – carta
    – cartone
    – giornali (quotidiani)
    – tappi di sughero
    – tappi di plastica
    – tappi di metallo/barattoli conserve alluminio
    – fogli di alluminio (tipo domopak o contenitori di cibo per cani per esempio)
    ecc ecc…
    In questo modo è molto più facile fare la differenziata, e poi noi ci andavamo con i bambini, e ognuno aiutava a buttar via qualcosa!

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