I conflitti nella separazione

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conflitto-coppiaUna coppia che si separa è per definizione in conflitto.
Ovviamente i gradi di questo conflitto possono essere i più vari: da quello minore in cui i due partner prendono atto che l’unione è finita e devono trovare un modo per organizzare una nuova vita, con l’attenzione rivolta alla tutela dei figli; a quelli più estremi in cui è guerra aperta su tutto, purtroppo figli compresi.

Ci sono degli argomenti che, più di tutti, scatenano contrasti e lotte nelle fasi in cui si cerca di definire le condizioni di separazione. Quei nodi sui quali spesso naufragano gli accordi e che rappresentano, nella maggior parte dei casi, i motivi di scontro.
Proviamo a capire come superare questi scontri, valutando cosa è realmente diritto e cosa pretesa.

L’assegno di mantenimento.
Rappresenta il problema centrale in ogni accordo di separazione, anche quando i partner sarebbero pronti a giurare che per loro il denaro è l’ultimo dei problemi. Il motivo non risiede sempre nella presunta “avidità” dell’altro (il tacciarsi di avidità è molto spesso reciproco): purtroppo nella maggior parte dei casi “la coperta” è davvero troppo corta. Il reddito che era sufficiente per condurre una vita in comune, non lo è per due vite separate: una separazione prevede comunque un impoverimento economico di entrambe le parti e, di conseguenza, dei figli.
Il noto principio secondo il quale i figli (ed eventualmente il coniuge economicamente più debole) devono continuare a godere dello stesso tenore di vita avuto in costanza di unione dei genitori è sicuramente valido, ma deve essere adeguato alla nuova realtà familiare che vede moltiplicarsi per due alcune spese.
Il reddito è composto sempre dalla somma dei redditi dei coniugi, ma le utenze, i canoni di locazione, le rate di mutuo, le spese fisse, le spese condominiali, e gli stessi consumi, raddoppieranno. Di questo è impossibile non tener conto in sede di determinazione dell’assegno di mantenimento: i soldi saranno meno per tutti, figli compresi.
Alcune spese dovranno necessariamente essere ridimensionate. Pretendere avere esattamente lo stesso tenore di vita precedente è semplicemente irreale e può verificarsi solo in caso di redditi molto elevati. Per i redditi medi o medio-bassi, il problema dell’impoverimento di tutto il nucleo familiare è concreto e inevitabile.
La vera difficoltà pratica è quella di distribuire equamente questo impoverimento, cercando di farlo gravare meno possibile sui figli e in modo che non vada a colpire soltanto su uno dei due sotto-nuclei familiari che si determinano dopo la separazione (di solito composti da un genitore che coabita stabilmente con i figli e l’altro genitore da solo, con le successive ricomposizioni di altri nuclei familiari).
Prendere atto di questa nuova situazione economica e lavorare sulla distribuzione meno dolorosa dei disagi conseguenti, è un modo costruttivo di affrontare dal punto di vista pratico la separazione. Accanirsi a pretendere una totale parità di tenore di vita è una mera e indifendibile pretesa.

Il tempo e i modi con l’altro genitore
La gestione pratica ed educativa dei figli è un altro argomento di contrasto estremamente diffuso.
Fino a poco tempo prima si stava tutti sotto lo stesso tetto e si seguiva una “strategia educativa” APPARENTEMENTE comune. Dopo la separazione l’ALTRO diventa pazzo, sconsiderato, incosciente, senza regole, troppo rigido, deleterio, chi più ne ha più ne metta.
Di solito i contrasti maggiori avvengono in quelle coppie che, in costanza di convivenza, non condividevano affatto regole e metodi educativi: quelle in cui di solito uno dei due “dirigeva” la gestione pratica ed educativa dei figli, mentre l’altro se ne estraniava. Ma non è sempre così.
A volte l’altro diventa un “mostro” (agli occhi del coniuge) a causa dell’incontro con un nuovo partner o a causa della separazione stessa che fa riconsiderare il proprio ruolo genitoriale.
Dopo una separazione si resta genitori. Ma non gli stessi genitori di prima. E questo vale sempre e per entrambe le parti: un nuovo tipo di rapporto con i figli è inevitabile. Un rapporto che, sebbene non possa ignorare l’altro genitore, è comunque esclusivo di ognuno dei due genitori. Si diventa un padre con i suoi figli e una madre con i suoi figli.
Purtroppo c’è un contrasto incolmabile, che crea conflitto: quando i bambini sono con l’altro, li si affida completamente a una persona che, in quel momento, non si stima e con la quale si è in disaccordo. Per di più, spesso, quando si creano nuove coppie, la sfiducia e la rivalità nei confronti del nuovo partner dell’altro, rende il contrasto ancora più acuto.
Come uscirne?
Né l’ex coniuge, né il suo nuovo eventuale partner devono essere considerati “rivali”. I bambini non vivono spontaneamente la “sostituzione” di un genitore con un’altra persona: temere di essere estromessi, sostituiti, scansati è spesso una paura infondata degli adulti. I bambini sono confusi e disorientati se lo siamo noi adulti, altrimenti sono bravissimi ad adattarsi ai contesti diversi. Per questo non è sempre necessario condividere (e pretendere che l’altro condivida) tutte le modalità di vita insieme a loro con l’ex partner: si deve accettare che ora ci sono due rapporti esclusivi, che possono avere differenze e che i figli sapranno distinguere. L’importante è che si tratti di rapporti rispettosi l’uno dell’altro.
Se una madre c’è (in senso fisico, ma anche morale), nessun bambino avrà bisogno di un’altra madre: la compagna di papà è e rimarrà la compagna di papà, che magari sarà una figura importantissima per tutta la vita. Se un padre c’è (in senso fisico e morale), nessun bambino avrà bisogno di sostituirlo con il compagno di mamma, anche se magari proverà un grande affetto per quest’uomo.
C’è da tener presente che, se non ci sono comportamenti realmente illegittimi (è evidente che sto parlando di fisiologia e non di patologia dei rapporti), anche giuridicamente non si può pretendere di intervenire nel ménage familiare del coniuge separato. Non si può imporre un comportamento al proprio ex, né tantomeno a chi vive con lui e con i nostri figli.

Quante ancora sarebbero le situazioni che creano conflitto. Provo a interrompermi qui, con queste due principali e chiedo a voi di segnalarmene altre qui nei commenti. Quali sono gli altri aspetti della separazione che non trovano conciliazione?

(foto credits: Daquella Manera su Flickr-CC)

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2 COMMENTI

  1. Penso che tu abbia già detto tutto e io ho proprio poco da aggiungere, oltre a dire che mi ritrovo in quasi tutto ciò che hai descritto. I conflitti per l’educazione dei figlio e per ogni piccola incomprensione… I primi anni di separazione sono stati durissimi, molto, e non mi va di scendere nei particolari. Anche adesso però, dopo quattro anni, ci sono situazioni impossibili da gestire, cose su cui non si trova un accordo e non resta che cedere o combattere. Purtroppo è vero che sono i figli che ci vanno di mezzo e nonostante a volte uno o tutti e due i genitori cerchino di fare del proprio meglio… è davvero difficile. Grazie per questo post, a volte fa bene sapere che ci sono persone che capiscono le dinamiche che si ritrovano a vivere due persone che hanno condiviso una parte di vita insieme e poi han deciso di prendere strade diverse

  2. Ciao,
    concordo con quanto riportato. La vita da “soli” sicuramente non è semplice, soprattutto da un punto di vista economico e organizzativo, ma personalmente ritengo che se si arriva a compiere questa scelta non ci siano rimpianti, ma ci sia solo da rimboccarsi le maniche.
    Ritengo inoltre che ci sia un altro aspetto da non sottovalutare che, magari non sfocia in conflitto, ma sicuramente apre discussioni e difficoltà.
    Come rispondere alle domande che il figlio fa sulla separazione e su cosa ne consegue.
    Non avrò mai fratelli o sorelle?
    Andremo per sempre in vacanza da sole?
    Se sei triste chi ti consola?
    Ma perchè tu e papà non potete vivere assieme?
    E tante altre, su tantissimi argomenti, e, ovviamente, snocciolate sempre quando uno non se lo aspetta…
    Anche qui il papà e la mamma dovrebbero trovare un accordo su cosa e come rispondere, perchè alla fine vedo che se rispondo con serenità, e soprattutto con sincerità, lei lo comprende. E quello che più vorrei al mondo è che lei capisca che la scelta che la mamma (nel mio caso) ha fatto, era l’unica scelta possibile per provare a vivere una vita felice.

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