“Come scrivere da cani”

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Oggi mi sono innamorata di questo libro, come al solito, dalla copertina.
Ero in libreria per dei regali ed, ovviamente, sono tornata con almeno un libro in più di quelli previsti.
Per una come me che adora scrivere con le matite di legno, quel disegnino semplice sulla copertina era irresistibile. Poi ho letto sulla quarta di copertina “Farai meglio a basarti sui tuoi punti di forza che sulle tue debolezze. Chester lo ripete sempre a Joe, il suo nuovo compagno di banco. Che ha tanti difetti, ma di sicuro è abilissimo a fare una cosa: sa scrivere molto, ma molto male.”
A questo punto il libro era diventato essenziale.
Dovete sapere che, qui a casa nostra, c’è una guerra in corso: il Sorcetto contro il corsivo e contro l’ortografia. Per ora non sta vincendo il Sorcetto! Ma noi non disperiamo.
Perciò ho deciso che questo libro doveva essere nostro e, appena tornata a casa, abbiamo iniziato a leggerlo e ce lo siamo finito in un pomeriggio.
Prima nota positiva: si ride di gusto dall’inizio alla fine (beh, concedetemelo, anche un po’ per merito della lettrice brillante!).
Un bambino cinico e disilluso, ma con uno spirito sfolgorante, sempre in trasferimento da una scuola all’altra per via di una mamma in carriera (e, notate, con il papà casalingo!!), capitato in una scuola di provincia dove il buonismo regna sovrano, tanto per contraddire la maestra mielosa e un po’ babbiona, decide di aiutare il suo imbranatissimo nuovo compagno di banco che ha un talento unico: scrive malissimo!
Sarà il giovane cinico a scoprire il vero talento del ragazzino goffo e a renderlo una star della scuola. In cambio riceverà, da tutti i compagni, la prova che la disponibilità ed i buoni sentimenti non sono una cosa da sciocchi e da patetici.
Scordatevi i toni sdolcinati: è un libro perfido dall’inizio alla fine. Tenero solo nelle ultime due righe.
Il Sorcetto rideva delle battute sulla pessima scrittura del ragazzino goffo, ammettendo (con una sportività che non gli è propria!) che, almeno in quello, gli assomigliava parecchio, ma si riconosceva anche nella sua capacità di costruire giocattoli fantastici con materiali di risulta (chissà perchè noi abbiamo dei cartoni da imballaggio, del polistirolo e delle scatole da buttare, in camera sua ormai da due settimane?). Ma era altrettanto affascinato dal tenerissimo “cattivo”, sempre con la risposta pronta, e dal suo talento progettuale.
Mi sono divertita molto anche io. Ma, del resto, Anna Fine è un’autrice di grande spessore, non solo per ragazzi (uno per tutti: è suo il romanzo da cui è tratto il film “Mrs. Doubfire”).
Questo è un libro sulle differenze e questo uno stralcio dalla postfazione: “come accettare, come far vivere, come comprendere una significativa e curiosa differenza. Non si tratta di una diversità, ma di una condizione più lieve, forse anche appena accennata, che però caratterizza significativamente chi ne è portatore. Spesso non ci rendiamo conto dell’importanza di certi modi di vivere , di comportarsi, di amare, di nutrirsi, di studiare. Si tratta di capire bene come ciascuno di noi è proprio unico, irripetibile”. E poi è un libro sul talento, che non va mai sprecato, e sulla scuola.
Una piccola dose di antitodo al bullismo, alle incomprensioni e alle divisioni. Per capire che essere tutti diversi è bellissimo.

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LaFeltrinelli

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6 COMMENTI

  1. Comprato e subito letto! é veramente un bel libro che leggerò assieme al mio “settenne”. Io lo consiglierei anche alle sue maestre…

  2. Gloria, tranquilla, questo per una seconda elementare può andare, ci sono anche dei bei disegni. E poi amagari potete fare un po’ per uno: un po’ lo legge da solo, un po’ glielo leggi tu.

  3. Ovviamente provvederò ad acquistarlo! 🙂
    Perchè dei bei libri che ci piacciono non ne fanno una versione “Bignami” per i piccoli? Spesso il figlio mi chiede di raccontargli il libro che sto leggendo. Sono diventata bravissima nei riassunti! Devo indagare….

  4. grazie Silvietta.
    Avverto, però, è un libro da bambini grandicelli: i sei anni del Sorcetto sono il limite minimo per goderselo… beh, lui però era molto coinvolto in prima persona!

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