Cinque consigli per aiutare i bambini ad addormentarsi

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Calmare un bimbo nel cuore della notte, perché ha fatto un brutto sogno, perché è preoccupato per qualcosa, perché semplicemente è ansioso, e quanto ci fanno stringere il cuore i nostri figli ansiosi e agitati per tutto, può essere complicato. E’ facile, specie se anche noi assonnati, o preoccupati a nostra volta, cadere nella tentazione di minimizzare tutto o spiegare la cosa con la nostra saggezza (ahem) da adulti: “Non è niente! Non c’è niente di cui preoccuparsi. Fidati di me, non ci sono mostri. Ora ti spiego perché non c’è niente di cui aver paura. Non ci pensare a domani, dormi, su.”

Cerchiamo invece di aiutarli a superare lo scoglio da soli. E lo so che il cuore della notte non è il momento migliore per esibire lucidità, ma se ci teniamo pronte due o tre tecniche, possiamo tirarle fuori anche con la bocca impastata dal sonno. Vediamo i principi fondamentali.

1. Aiutiamoli a calmarsi da soli.

Il modo migliore di calmarsi è quello di controllare il respiro. Solo che, ammettiamolo, uno che dice “inspira ed espira” non mette ansia anche a noi? E allora, possiamo aggirare l’ostacolo inventandoci cose da fare. Tipo. “Fai finta che quello che ti spaventa sia su una barchetta: riesci a soffiarla via? Soffia! Più forte!”. Oppure, per i più piccoli: gonfiamo un palloncino? (reale o immaginario). Il principio è che controllando l’espirazione, e rendendola più prolungata, automaticamente prolunghiamo l’inspirazione, e quindi rendiamo più profonda la respirazione completa. Questo ha un effetto quasi istantaneo sull’ansia (provare per credere).

2. Impegniamoli in un compito che aiuti a scrollare lo stress.

Se abbiamo una ferita, corriamo subito a disinfettarla. Allo stesso modo, se abbiamo una ferita emozionale, cerchiamo di trovare cerotti per la mente. Uno di questi è notoriamente quello di distrarsi, fare altro. Se usato con cura, e non con il classico “passo tre ore sui videogiochi per non pensare” diventa un’arma importante per risolvere i problemi di ansia. In particolare, per l’ansia è utile fare qualcosa che richieda un po’ di sforzo fisico, che quindi riduca la tensione. Quindi, anche nel cuore della notte, possiamo, che so, chiedere di aiutarci a cambiare la federa del cuscino, spostare il comodino o una sedia pesante, cercare l’orsacchiotto preferito nel cesto dei pupazzi, e così via.

3. Aiutiamoli a focalizzare il pensiero.

A volte il problema è proprio l’aggroviglio di idee e pensieri nella testa, ed è utile convogliare la capacità cognitiva verso un punto focale che dipani tutti i nodi. A seconda dell’età possiamo proporre cose tipo: “Guarda l’orologio, mi dici quando sono passati due minuti esatti?” (utile se abbiamo un orologio analogico, con la lancetta dei secondi). Oppure: “Sai recitarmi la tua filastrocca preferita al contrario?”. Oppure ancora: “facciamo una lista dei tuoi libri/giocattoli/amici preferiti?”. Quest’ultima in particolare ha uno scopo duplice, quello di appunto trovare uno compito che impieghi la mente, ma anche pensare a cose che ci fanno stare bene, che ci rendono felici. Chi non ricorda l’immortale canzone “Le cose che piacciono a me” tratta da Tutti Insieme Appassionatamente, nella scena in cui i ragazzini Von Trapp si spaventano per il temporale? “Gocce di pioggia sul verde dei prati…”

Oppure possiamo fare esercizi di visualizzazione. Quando ero piccola ne avevo escogitato uno personalissimo: immaginavo una lavagna, piena zeppa di scarabocchi, parole, disegni. E immaginavo un cassino che iniziava a cancellarla, partendo dall’angolo in alto a sinistra. Piano piano il cassino si spostava sulla lavagna, ma ogni volta che sentivo l’ansia rimontare, la lavagna si imbrattava di nuovo, e dovevo correre a cancellare. Non sapevo allora che questa era una tecnica di mindfulness 🙂 Ma ce ne sono tante. Tipo: “Immagina che i tuoi pensieri siano su un treno, guardiamoli andare via uno ad uno”. Oppure: “Mettiamo tutti i pensieri negativi sul tavolo e lasciamoli lì mentre andiamo a bere un latte caldo.”

4. Aiutiamoli a comprendersi, e a parlare delle loro ansie.

Con le relative modifiche a seconda dell’età, uno dei superpoteri più grandi che possiamo infondere nei nostri bimbi è quello di sentirsi competenti nel loro giudizio e ragionamento. Ecco perché è importante non “spiegare” loro perché non c’è motivo di essere in ansia, ma bisogna fare in modo che ci arrivino da soli. E accrescano la loro autostima nel potercela fare da soli. Solo che il generico “dimmi cosa c’è che non va” non sempre è utile a dipanare le matasse mentali. Quindi, cerchiamo insieme di trovare il capo di questa matassa. Possiamo cominciare con cose tipo: “Se quello che ti spaventa fosse un animale, come sarebbe?”. Oppure: “Puoi descrivermi il mostro che pensi sia sotto il letto?”.

O, se quello che li preoccupa è qualcosa che accadrà domani, tipo andare a scuola: “Raccontami cosa succede domani, ti alzi, poi? Cosa succede dopo?” O, a seconda del problema, per quelli più grandi: “investighiamo la cosa, fammi 5 domande precise e vediamo di rispondere insieme”. Oppure stupiamoli con l’idea che non bisogna scacciare i pensieri negativi, sono anch’essi utili, e facciamo sentire loro che preoccuparsi è normale: “Sai, capita anche a me spessissimo questa cosa. Ma magari è una cosa positiva? Pensiamo insieme a quando avere paura o essere preoccupati può essere utile.”

5. Facciamo rumore per cancellare i pensieri

A volte per riuscire a rallentare i pensieri che corrono veloci c’è bisogno solo di aumentare il  rumore di fondo. Una tecnica spesso usata per i neonati è quella di accendere un asciugacapelli, ma non funziona molto con i bambini più grandi che magari invece finiscono per incuriosirsi e faticare ancora di più ad addormentarsi. E’ possibile però trovare playlist su YouTube o su Spotify ad esempio, con rumori della natura, come ad esempio il rumore della pioggia, o di un ruscello che scorre, o le onde del mare. E’ il cosiddetto “rumore bianco”, che aiuta anche a concentrarsi (per esempio per i compiti). Possiamo coinvolgerli nel comporre una lista che piace, e metterla su quando non riescono a dormire, magari dopo aver concluso uno dei metodi qui sopra, tanto per rinforzarne la riuscita.

In tutto ciò, ricordiamoci questa perla di saggezza: nessuno, nella storia del calmarsi, si è mai calmato quando qualcuno gli ha detto di calmarsi. Evitiamo di dirlo quindi, e teniamo pronte in tasca due o tre strategie da mettere in pratica.

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