Home » Aspetti legali, Featured

L’assegno di mantenimento per i figli

Scritto il 17 Nov 2009 da Silvia 116 Comments

Le questioni economiche sono sempre le più controverse in una separazione e spesso la contribuzione al mantenimento dei figli è il nodo centrale di ogni controversia.
L’assegno periodico per il mantenimento della prole è la forma di contribuzione che si inserisce nella quasi totalità delle separazioni di coppie con figli. E’ manifestazione del principio generale per il quale i genitori devono educare, crescere e mantenere i figli, finchè non ne abbiano da soli le possibilità.

Non esiste certo un tariffario o dei criteri matematici certi per stabilire l’entità dell’assegno. La norma (art. 155 c.c.) recita: “salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito (come sarebbe dovuto anche in costanza di unione) il giudice stabilisce, ove necessario (ovvero sempre quando i figli sono affidati o collocati presso un genitore), la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:
- le attuali esigenze dei figli;
- il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza tra i genitori;
- i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
- le risorse economiche di entrambi i genitori;
- la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT, in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice”
.

Anche oggi che la regola dovrebbe essere l’affidamento condiviso tra i coniugi, è esperienza comune che i figli restino comunque a vivere presso uno dei genitori, pur trascorrendo del tempo, anche rilevante con l’altro. Il genitore collocatario, quindi, riceverà il contributo dall’altro, ma nel determinarne l’entità si dovrà tenere conto anche dei tempi di permanenza presso il genitore non collocatario.
Ormai, infatti, capita spesso che i figli coabitino con la madre, ma, magari, per facilità di orari di lavoro, trascorrano molti pomeriggi o serate con il padre, che provvede ad accompagnamenti negli sport, cene ed esigenze quotidiane. In questo caso è innegabile che l’assegno posto a carico del padre debba tener conto di questo impegno di tempo e di denaro.
Così come devono essere valutati economicamente i compiti domestici e di cura dei figli, anche quando rientrano nel poco considerato “lavoro casalingo”. Un genitore che lavora part-time per avere del tempo per i figli, dovrà godere di un maggior contributo da parte dell’altro coniuge, dato che con il suo lavoro domestico realizza un risparmio e quindi un valore economico per entrambi (ad es. costo di una baby-sitter).

Nella maggior parte delle considizioni di separazione si inserisce la clausola secondo la quale il genitore onerato dell’assegno di mantenimento, parteciperà al 50% delle spese straordinarie relative ai figli, intendendo quelle mediche, scolastiche e ricreative, queste ultime se concordate.
Su questo argomento, però, si creano spesso discussioni e conflitti, soprattutto quando queste esigenze economiche cambiano ed aumentano con il crescere dei figli. Consiglio sempre di specificare quanto più possibile la natura di queste spese, per evitare problemi futuri: bisogna sempre ricordare che le condizioni di separazione o di divorzio devono durare per anni e devono continuare a “funzionare” anche con il mutare delle esigenze. Le spese scolastiche dovranno comprendere anche una retta di scuola privata o no? Dovranno comprendere il pullman che magari evita al genitore collocatario l’accompagnamento o no? Le spese ricreative comprenderanno gite d’istruzione o solo palestra e sport? Le spese mediche contempleranno solo quelle inevitabili o magari anche trattamenti utili ma non vitali (non sapete quanto si discute su eventuali psicoterapie per gli adolescenti o cure dietistiche)? Più si riesce ad essere lungimiranti, più si eviteranno discussioni in futuro.

Va ricordato, poi, che il genitore collocatario o affidatario ha diritto a percepire gli assegni familiari relativi ai figli, sia che gli deirivino dal suo rapporto di lvoro, sia che spettino all’altro coniuge. In questo caso il non collocatario dovrà versarne l’importo corrispondente al collocatario.

Il dovere di mantenere i figli, sia in corso di unione dei genitori, che dopo la separazione, non cessa con la loro maggiore età, ma deve protrarsi fino ad una loro ragionevole autonomia.
Anche questa è una di quelle questioni che creano conflitti: il genitore onerato dell’assegno di mantenimento, spesso, raggiunta una certa età del figlio, inizia a fare pressioni, a volte giustificate, a volte meno, per interrompere la contribuzione.
Si deve tenere conto, e ne tengono conto anche i Tribunali, che oggi una reale indipendenza economica si raggiunge molto tardi. Se poi i figli intraprendono studi universitari (si suppone con l’accordo dei genitori) aumentano gli oneri ed i tempi della contribuzione si allungano.
Realisticamente oggi per un ragazzo con un diploma superiore, si dovrà considerare accettabile proseguire la contribuzione fino ai 26/28 anni e qualche anno in più per un laureato. E’ evidente che qui contano più i fatti che le teorie.
Un figlio è indipendente economicamente anche se ha un contratto non a tempo indeterminato, ma non lo è se ha un semplice contratto trimestrale senza possibilità di rinnovo o se fa dei lavoretti saltuari nel corso degli studi. Un figlio ha diritto all’assegno se non è indipendente, ma è suo dovere tentare di rendersi indipendente se non prosegue gli studi: quindi 6/8 anni dopo il diploma, anche se non ha ottenuto un lavoro stabile, non potrà più pretendere il mantenimento.
Dopo la riforma del 2006 (L. n.54/2006) il mantenimento al figlio maggiorenne dovrebbe essere corrisposto di preferenza direttamente all’avente diritto. Prima di tale riforma la regola era quella contraria: doveva essere versato comunque al genitore con il quale conviveva. La reale applicazione della nuova norma stenta un po’ ad affermarsi: in realtà se il figlio diciottenne, come è normale, continua a vivere in casa con un genitore, che provvede in tutto alle sue esigenze quotidiane, non ha senso modificare il beneficiario del versamento.
Capita però che il genitore onerato dell’assegno, un po’ per qualche ripicca con l’altro, un po’ per “farsi bello” con il figlio, un po’ perchè magari davvero non condivide la gestione del denaro per i ragazzi, chieda di versare direttamente l’assegno al figlio maggiorenne. Il buon senso dovrebbe aiutare, come in ogni caso: se il ragazzo finirà con lo spendere inutilmente quei soldi che dovrebbero servire per provvedere alle sue esigenze, questa è una decision e fuori luogo e, ancora oggi, qualsiasi Tribunale la avverserà. Al contrario, se il figlio diciottenne andrà magari in un’altra città per l’università, questa modifica, sicuramente utile e sensata, verrà considerata con maggior attenzione.


Ti è piaciuto questo post? Condividilo
[Facebook] [LinkedIn] [Twitter]

Articoli collegati

Prova a navigare nella categorie collegate:

Aspetti legali, Featured

116 Comments »

  • Serena ha scritto:

    Leggendo questo post mi vengono un sacco di domande. Forse anche un po’ OT. Mi sono sorpresa del fatto che l’assegno dovrebbe essere pagato fino ai 26/28 anni se il figlio non è indipendente economicamente. E per carità forse è giusto così. Però lasciatemi fare una considerazione un po’ provocatoria. In Svezia i ragazzi vanno a vivere da soli intorno ai 20 anni, e i genitori smettono di dargli dei soldi a quel punto. Ho conosciuto moltissimi ragazzi che si vergognavano a dover chiedere dei soldi ai genitori quando rimanevano senza prima della fine del mese. E allora mi viene una domanda: ma non è che noi i figli ce li coccoliamo un po’ troppo a lungo in Italia?

  • Silvia (author) ha scritto:

    Serena, come ben sai (o hai ormai cancellato ogni traccia di memoria del tuo passato in Italia?!) qui è più che normale (non che accada sempre, ma non stupisce nessuno) che chi studia all’università lo faccia spesato di tutto punto dai genitori, senza neanche preoccuparsi di svolgere qualche lavoretto. Per di più è normalissimo che si resti a casa con i genitori almeno fino all’inizio della carriera lavorativa.
    Adesso, poi, che i contratti precari già è un miracolo se ci sono e diventano la norma, ecco che arrivare a 26/28 anni per considerarsi economicamente indipendenti è già un buon risultato!
    La giurisprudenza si adegua. Del resto se un genitore separato deve passare l’assegno ad un figlio più o meno fino a quell’età, il genitore con cui il figlio convive o i due genitori uniti, lo nutrono, lo vestono e lo spesano fino alla stessa età! Quindi che almeno il coniuge non convivente collabori!
    Poi ognuno lavorerà sull’indipendenza dei propri figli come crede e assistito dalla buona sorta che capita (o che merita, a seconda delle teorie!).

  • Claudia-cipi ha scritto:

    scusate, ho bisogno di approfittare di questo articolo per quanto riguarda le spese extra: è vero che spetta al genitore affidatario decidere autonomamente dove, quanto e come spendere per il figlio, e all’altro non resta che pagare il 50% senza poter controbattere nè tantomeno rifiutare? perchè va bene l’assegno e il mantenimento e tutto, ma le condizioni economiche possono variare sia in bene che in male e/o il genitore non affidatario potrebbe non condividere alcune scelte (magari il tipo di sport o la struttura, per dire).

  • Silvia ha scritto:

    Claudia, il problema delle spese straordinarie è uno di quelli che generano maggiori controversie, per questo io consiglio sempre di essere più chiari possibile nelle condizioni di separazione.
    In genere si procede così:
    - spese mediche vere e proprie, sia improvvise che non: l’altra parte deve il suo 50% senza sindacare. Ovviamente può sindacare se una prestazione che poteva essere ottenuta col ticket viene effettuata in costosa clinica privata, o comunque può esprimere un parere sul professionista a cui ci si affida. Quanto meno è corretto avvisare l’altro genitore e, in caso di un pagamento scadenzato, come quello di un dentista, è bene farlo beneficiare della eventuale rateizzazione
    - spese scolastiche: quelle necessarie come iscrizione, mensa, libri scolastici, ecc. non sono sindacabili. Per dcidere di mandare un figlio ad una scuola privata, invece, non si può prescindere dal consenso dell’altro genitore, se no la si paga da soli.
    - spese ricreative (sport, gite, viaggi d’struzione): devono sempre essere “previamente concordate”, quindi l’altro genitore può sindacare non solo il dove e come, ma anche il se farle praticare.
    E’ ovvio che in casi di particolare conflitto, dove non ci si accorda neanche su cose importanti, normalmente discutere se è meglio la piscina o il calcetto è l’ultimo dei problemi. Così capita spesso che il genitore affidatario si fa carico da solo della spesa perchè l’altro sostiene sempre che non era d’accordo. Del resto non si può ricorrere al giudice per tutto!

  • Silvia ha scritto:

    Claudia, ho dimenticato però di aggiungere che ci sono casi in cui nelle condizioni di separazione ci sono, proprio su questo argomento, vere e proprie formule-capestro, frutto di poca esperienza dei legali o di vera e propria manipolazione. Non è dunque infrequente trovare scritto che: “il padre si obbliga a corrispondere il 50% delle spese straordinarie” senza indicare quali e senza, soprattutto sottoporle al previo accordo. Così ci si trova obbligati a pagarle e basta.
    Normalmente, in questi casi, i giudici ritengono sempre da valutare le spese ricreative, ma il problema è che bisogna nuovamente rivolgersi al giudice in caso di controversia.
    Ho visto casi in cui il genitore non affidatario si accollava il 50% delle spese mediche, scolastiche, ricreatie e pure del vestiario, senza possibilità di sindacare quale vestiario! Ritrovandosi così con conti per vestitini firmati per i bambini…
    Insomma, una questione sulla quale prevenire è molto meglio che curare!

  • Claudia-cipi ha scritto:

    ecco, sulla sentenza di divorzio mi sembra di aver letto questo che hai scritto, che il padre si obbliga a pagare il 50%, senze specificare nè di cosa nè che va concordato.
    grazie mille per la risposta.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Ho ricevuto via email questo quesito, attinente all’argomento del post e rispondo qui perchè può essere di interesse per altri:

    Sono divorziata con due figli di 8 e 14 anni. Il mio ex marito paga sempre in ritardo il mantenimento (ad esempio, il 19/11/2009 mi ha pagato il mantenimento di agosto). Dalla sentenza dovvrebbe pagarlo entro il 20 di ogni mese, ma lui fa’ quello che vuole. Oltre a questo e’ dal mese di maggio che non paga piu’ le spese extra e la somma ha gia’ superato i duemila euro. Nonostante tutti i miei solleciti a lui non interessa. Non posso permettermi un avvocato ma non so che fare…

    Purtroppo i ritardi nei pagamenti sono un problema molto frequente e spesso non sono affatto episodici. In questi casi, quando i richiami verbali o scritti cadono nel vuoto, l’unico rimedio veramente efficace, se il genitore obbligato è lavoratore dipendente, è quello di proporre un ricorso per modifica delle condizioni di divorzio o separazione chiedendo che il giudice riconosca il pagamento diretto del mantenimento da parte del datore di lavoro, con prelievo mensile dallo stipendio. E’ possibile chiedere il pagamento da parte di qualsiasi terzo che debba corrispondere somme periodiche al genitore obbligato, quindi, per esempio, se è proprietario di un immobile affittato (ovviamente non in nero!), si può chiedere che sia l’inquilino a pagare parte del canone direttamente a chi deve percepire il mantenimento.
    In caso di ritardi consistenti e ripetuti non c’è alcuna difficoltà ad ottenerlo.
    Per quanto riguarda le spese straordinarie, l’unico modo è chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo per agire poi esecutivamente: è necessario ovviamente avere tutti i giustificativi di spesa.
    Certo, metodi extragiudiziari per costringere una persona a pagare, non ce ne sono (o meglio, ce ne sono, ma non sono legali). Tieni conto che tutte queste procedure giudiziarie sono esenti da spese. Per di più se il tuo reddito è al di sotto dei minimi previsti (circa € 10.000) è possibile l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
    Mi rendo conto, però, che chi dimostra tanta noncuranza nell’adempimento delle sue obbligazioni è spesso una persona che non teme le procedure esecutive, in quanto magari, sulla carta, non possiede nulla. In questi casi, purtroppo, si crea un vero e proprio vuoto concreto di tutela.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Ancora un quesito ricevuto via email:

    Mio fratello ha convissuto con una donna dalla quale ha avuto una figlia che ora ha 7 anni. Due anni fa si è sposato ed ha avuto una figlia. Con la madre della prima figlia ci sono sempre stati scontri. Lui ha sempre corrisposto un assegno di 250 euro al mese più la metà delle spese mediche sportive e sclastiche. L’assegno è stato deciso insieme con non poche difficoltà e liti, in base comunque alla situazione economica di lui, che ha anche un mutuo da pagare. Da quando è nata la seconda bimba la sua ex è diventata più esigente e pretende un assegno di 450 euro. Di recente si è recata da un avvocato e ha minacciato di portarlo davanti ad un tribunale se non viene accontentata. Sei mesi fa lui ha perso il lavoro e nonostante ciò ha sempre dato tutto, sia i 250 euro che le spese extra. La bambina sta con lui un fine settimana si e uno no. Cosa potrebbe decidere un giudice davanti ad una situazione del genere? Quello che lui da ora è sufficiente?

    In teoria la nascita della seconda figlia potrebbe essere un motivo per ridurre il mantenimento, non per aumentarlo. E’ però costante giurisprudenza che la nascita di un altro figlio non possa essere motivo, di per sè, per ridurre il mantenimento. Ciò posto, davvero non potrà mai essere un motivo per aumentarlo!
    Immagino che la ex compagna vorrà fondare la richiesta di un amntenimento maggiore su qualche rilevante variazione di reddito: ma tenuto conto che tuo fratello ha perso il posto da ben 6 mesi, non vedo proprio su cosa potrebbe fondare tale richiesta!
    Diciamo che dovrebbe considerarsi molto fortunata se non è tuo fratello a chiedere una modifica del mantenimento in base al suo stato di disoccupazione.
    In effetti non è un assegno molto alto, però, se era commisurato al reddito prima, figuriamoci se non lo è adesso che il reddito non c’è.
    Quindi, il mio consiglio è di non cedere a tali atteggiamenti vagamente “minatori” e, se riterrà di proporre un ricorso al tribunale, che lo faccia!

  • livia ha scritto:

    Buongiorno,scusate se disturbo,sono rumena,legalmente in italia,sn divorziata,ho una figlia di11anni.da agosto 2008che i giudici dalla romania hanno fisssato l’assegno di mantenimento x mia figlia,il padre che lavora in regola in italia nn mi ha mai datto i soldi.io vi chiedo un aiuto,posso chiedere qui,in italia,che lui versi i soldi che aspetta di diritto a mia figlia?e se la risposta e si,qualcuno sa dirmi dove mi rivolgo?ah..io purtroppo ora nn lavoro,questo puo essere al suo favore?scusate se magari ho sbagliato scrivere,ma ancora sto imparando l’italiano.GRAZIE

  • Silvia (author) ha scritto:

    @ livia: esiste un procedimento giudiziario chiamato “delibazione di sentenza straniera” con il quale si da valore in Italia ad una sentenza pronunciata da un giudice straniero, se risponde ai principi fondamentali del diritto italiano. Dopo questo riconoscimento si può eseguire la sentenza anche qui in Italia. Devi comunque rivolgerti ad un legale.

  • livia ha scritto:

    grazie Silvia,quindi tu mi consigli di rivolgermi a un avvocato qui in italia,proviamo,anche xke in romania li ha fissato il mantenimento di 30euro mensili,una vergogna,visto che lui prende il minimo di1600euro mansili.cmq grazieeeeeeeeeeeeeeee

  • teresa ha scritto:

    buongiorno, sono separata dal 16 luglio2008, di comune accordo il mio ex marito dichiarò davanti al giudice che avrebbe versato una tantum come assegno di mantenimento per me e una quota mensile, per 13 mensilità per nostra figlia minore, notificammo il decreto alla ditta presso cui lavorava e la ditta per un mese verso quanto stabilito. venni a conoscenza che mio ex marito si era dimesso, confermato anche dalla ditta alla quale feci richiesta, da allora non è stato dato un solo centesimo ne per mia figlia ne per me. nonostante i ripetuti solleciti personali e tramite avvocato niente è cambiato. cosa posso fare? mi è stato consigliato di notificare l’atto al padre del mio ex in quanto pare, esista una legge che obblichi il parente più prossimo ad ottemperare agli obblichi di suo figlio…grazie la saluto

  • Silvia (author) ha scritto:

    @ teresa, in effetti non è così automatico. Dovresti dimostrare l’assoluta impossibilità di eseguire coattivamente l’obbligo di mantenimento nei confronti di tuo marito, provando che non ha reddito, non ha beni ed è del tutto impossidente e quindi, con ricorso al Tribunale, citare direttamente tuo suocero perchè gli venga attribuito l’obbligo al mantenimento.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Le modifiche all’assegno di mantenimento devono basarsi solo su fatti successivi alla separazione/divorzio che abbiano cambiato la situazione di fatto. Se il marito chiede di diminuire l’assegno sostenendo di aver avuto un mutamento di condizioni economiche, la moglie potrà dedurre, con le prove necessarie, che anch’essa ha subito una diminuzione di reddito tale da rendere impossibile la riduzione dell’assegno.

  • jojo ha scritto:

    Salve,non so se è la pagina adatta per questo quesito, mi chiamo Giorgia e sono una mamma di due bimbi, divorziata e con l’affido congiunto anche se i bimbi hanno la residenza e dimora presso la mia abitazione. La mia domanda e’ la seguente: Ho trovato diverse informazione vaghe riguardante gli assegni familiari inps ma vorrei la certezza di non commettere passi falsi. Io e il mio ex marito ormai non abbiamo piu’ “buoni rapporti” e lui non vuole firmare la rinuncia per gli assegni. versa ( dopo miei notevoli sforzi, sono riuscita ad avere la corresponsione diretta del mantenimento figli) 500 euro per i piccoli, e convive da un anno con una donna che lavora. Ho letto che nel nostro caso, non essendoci nessun accordo scritto sulle carte del divrzio, che gli assegni possono essere chiesti da un solo genitore e che saranno gli stessi a decidere chi, ma in mancanza di tale accordo l’autorizzazione alla percezione della prestazione familiare verrà accordata al genitore con il quale i figli risultino conviventi in base a quanto previsto dall’art. 9 della legge n 903/1977. Devo necessariamente rivolgermi al giudice oppure posso inserire tale legge sulla domanda per gli assegni? Il mio ex marito è facile alle denuncie (per ripicche) Io come dipendente non arrivo ai 1000 euro di stipendio. grazie per l’attenzione

  • Silvia (author) ha scritto:

    Giorgia, puoi senz’altro chiedere gli assegni, dato che il tuo ex marito li sta percependo illegittimamente: attualmente, percependoli, dovrebbe versare a te l’importo corrispondente.
    Puoi tranquillamente fare domanda citando la norma. Non sei passibile di alcuna denuncia o rivalsa.

  • giovanni ha scritto:

    Buongiorno, sono un papà divorziato da molti anni, mia figlia l’anno scorso ha compiuto i 18 anni, da qualche tempo i rapporti con la mia ex moglie sono peggiorati nonostante sia sempre stato puntuale nei pagamenti di tutte le tipologie di spese, questa volta mi vedo recapitare una richiesta per un viaggio di istruzione di 500 euro.
    premetto che negli anni passati ho pagato anche questo tipo di spesa, ma adesso mi viene il dubbio se sono obbligato o se è mia la scelta di corrispondere il 50%, nella sentenza di divorzio a riguardo la voce dice…
    “”che il padre contribuisca a fronte della loro documentazione e fino alla concorrenza della metà, alle spese scolastiche, mediche specialistiche non mutuabili e dentistiche”"

    come devo comportarmi?
    Grazie
    Giovanni

  • Silvia (author) ha scritto:

    Giovanni, in effetti non hai un obbligo in tal senso. Per le spese mediche e scolastiche si considera, per giurisprudenza costante, che vadano divise al 50% anche se non è specificato nella separazione (sono considerate necessarie). Per le spese ricreative o d’istruzione in senso più ampio (come i viaggi) non c’è dovere di contribuzione se non specificato nelle condizioni di separazione.
    A tutto voler concedere che quato viaggio sia stato d’istruzione e, quindi, a volerlo pure far rientrare tra le spese scolastiche (ma attenzione, è una forzatura!) la spesa doveva essere prima concordata. Quindi doveva esserti comunicata l’intenzione di fare il viaggio, i costi, i tempi, ecc. ecc., in modo che potessi esprimere il tuo consenso o meno.

  • camillo ha scritto:

    certo, tutte donne specialmente claudiacp:

    ecco, sulla sentenza di divorzio mi sembra di aver letto questo che hai scritto, che il padre si obbliga a pagare il 50%, senze specificare nè di cosa nè che va concordato.
    grazie mille per la risposta.

    Sicuramente si deve divorziare e gia’ prepara cosa far scrivere
    sulla sentenza , pover’ uomo_

    Io questa la manderei in SIBERIA a spaccare la legna tutto il giorno fino a che le dita delle sue mani si rompono dal ghiaccio_
    Cara claudiacp, spero tanto che non ti sara’ permesso di fare alcuna cosa di cui sai_

  • Silvia (author) ha scritto:

    Camillo, a parte il fatto che questo è il post con maggior numero di commenti da parte di uomini, credo proprio che dovresti rileggere meglio la sequenza di domande e risposte, così potresti accorgerti che la mia risposta a cui ti riferisci era proprio tesa alla tutela del coniuge onerato del mantenimento.
    Credo, poi, che nella meravigliosa ed incontaminata regione della Siberia ci sia gente che fa anche altro che non sia spaccare legna tutto il giorno.
    Comunque spero che, se come traspare dal tuo commento esiste un rapporto diretto con claudia cipi, vorrai risolverlo in sedi più opportune di questa.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    Camillo
    non so chi tu sia nè me ne importa più di tanto.
    Giudicare è sempre brutto e se è vero che a pensar male di solito ci si prende, questa volta ti è andata male.
    Sono divorziata, ma in ottimi rapporti con il mio ex-marito, e non percepisco alcun mantenimento nè mai l’ho chiesto, nonostante qualche difficoltà economica che ho avuto. E mi reputo persona onesta e ne vado fiera.
    Le mie domande derivano da una situazione ben diversa da quella che tu immagini: il mio compagno, nonchè padre di mio figlio, nonchè uomo che vorrei sposare appena possibile, è costretto mensilmente a versare questo fantomatico 50% delle spese extra che la sua ex-moglie sostiene per la figlia, ma sinceramente le sue spese extra per me sono assurde e sicuramente molte sono evitabili e mi sono sempre chiesta se davvero dovessimo pagare il corso di pallavolo o di ballo senza nemmeno poter esprimere un parere. e se la volesse mandare a cavallo? E’ uno sport che potrebbe essere pericoloso, e sicuramente ben più oneroso di altre attività sportive, e noi non potremmo permettercelo, nemmeno se paghiamo solo la metà: possibile che nemmeno in quel caso si possa discurete e trovare un accordo? Che le decisioni spettino solo a lei e mio marito debba solo stare zitto e pagare? La figlia è anche sua, caspita, avrà pur diritto di dire qualcosa! E se una spesa non si può affrontare perchè è troppo alta, deve avere il diritto quanto meno di contestarla. Perchè sinceramente, alla fine di tutto, per come stanno le cose ora mio figlio è davvero penalizzato, dal punto di vista economico e con tutto quel che ne consegue.
    Alla luce di questo, Camillo, in Siberia vacci tu, che magari col freddo sbollisci la rabbia che hai dentro e ti si chiariscono le idee. Se hai incontrato una persona perfida, non significa che anche tutte le altre lo siano.
    E per fortuna che ricevo i commenti a questo post per e-mail, altrimenti non avrei nemmeno mai saputo che un perfetto sconosciuto mi staa insultando gratuitamente dopo avermi giudicata male.
    Claudia.
    PS: Silvia scusa se ho usato questo tuo spazio, ma non sopporto di essere giudicata male quando non me lo merito, e visto che lui si è permesso di farlo pubblicamente, pubblicamente ho dovuto rispondere.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Claudia-cipi, ti ringrazio, piuttosto, per questa tua civilissima replica. Ho preferito rispondere a Camillo, piuttosto che rimuovere il suo commento (che ritenevo offensivo nei tuoi confronti) per spiegare, a lui e a chiunque altro decidesse di usare questo spazio per polemiche sterili e mal poste, che abbiamo argomenti validi per sostenere quello che scriviamo.

  • ivan ha scritto:

    buongiorno, avrei bisogno di un consiglio con urgenza,
    assisto disarmato ad una situazione scorcentante a dir poco, la mia attuale compagna ha due figli con due uomini diversi l’ultimo dopo una convivenza precedente e nato il secondo figlio ora ha 2 anni, e da qui la disperazione, questa donna lavora parecchie ore per poter campare al meglio, ovviamente con l’aiuto di una baby sitter nonna e sorelle, il padre vede questo figlio due volte la settimana dalle 6.30 alle 20.30 e a wekend alterni dal sabato mattina alla domenica sera dopo cena, a parte le continue denunce infamanti e prive di ogni buon senso nei confronti della mamma, quest’uomo non è mai disponibile ad accudire in altri orari il figlio pretendendo di sapere dov’è il figlio insultando la madre e denunciando la cosa come se fosse un’abbandono del figlio pur sapendo del lavoro che svolge la mamma che lavora in un centro commerciale dove gli orari difficili e fino a sera tardi creano notevoli difficoltà. la baby sitter viene pagata sempre puntuale con difficolta ogni fine mese dalla mamma. il padre fino ad ora consegnava l’assegno di mantenimento (saltando 2 mensilità al momento)spesso fuori tempo causando scoperti di conto corrente quindi interessi da pagare, adesso dopo un ennesimo scontro e denucia decide che se la madre vuole i soldi si deve recare lei o delegando qualcuno a casa sua del padre abitando a 10 km di distanza..vivo la disperazione quotidiana di questa donna esausta sfinita da questo comportamento del ex compagno in 1000 atteggiamenti negativi…purtoppo ancora non c’è un accordo con degli avvocati ma solo un accordo deciso dall’ex compagno e accettato per il quieto viveredalla mamma, a oggi la mamma e seguita da un avvocato d’ufficio ma l’ultima volta che si è sentito è stato agosto 2009 ma scosa si può fare??
    sono preoccupatissimo dello stato mentale della mamma sull’orlo di una crisi nervosa…
    grazie

  • Anna ha scritto:

    Silvia,
    grazie per il tuo bell’articolo. Ho letto con interesse anche i post degli altri lettori.
    Il mio problema per ora è molto semplice. Ma sto cercando informazioni e consigli per poterlo affrontare al meglio, visto che purtroppo queste sono questioni costose. Il mio fidanzato è divorziato con un bambino (non separato, divorziato), al quale contribuisce mensilmente alle spese secondo sentenza del tribunale ordinario. Fortunatamente la madre è una donna di buon senso e molto dignitosa. Il problema risiede nel fatto che il mio fidanzato ha poi avuto un figlio con un’altra donna, che non ha sposato, e con la quale non convive più. Tale ex-compagna fino ad oggi ha accettato un accordo privato sia in termini di tempo che il bimbo trascorre con il padre, sia in termini economici. Ma ultimamente sta alzando il tiro, e io e il mio fidanzato siamo molto preoccupati perchè non sappiamo come muoverci. A chi dovremmo rivolgerci? So che anche qui il modo per mettere a posto le cose è rivolgersi al tribunale civile (quello di competenza sarebbe quello dove risiede il bimbo con la ex compagna?), ma vorremmo anticipare questa donna. Dobbiamo rivolgerci ad un avvocato? O ad un consulente? E che tipologia? Inoltre, verrebbe messa in discussione la cifra che passa al primo figlio?
    Premetto che il mio fidanzato percepisce un discreto stipendio ma paga un affitto oltre a mantenere due bambini di due nuclei familiari diversi. Nessuna delle due ex donne convive o si è risposata.
    Grazie per qualunque consiglio.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Anna, capisco che la situazione sia piuttosto onerosa per il tuo fidanzato.
    Se la ex-compagna “alza il tiro” oltre al sostenibile, non è davvero il caso di tollerare.
    Il mantenimento al primo figlio non può diminuirlo un giudice adito per decidere del mantenimento del secondo. Solo il padre potrebbe chiedere una modifica delle condizioni di divorzio per diminuire il mantenimento, ma ormai c’è una giurisprudenza piuttosto consolidata contraria alla riduzione del mantenimento per sopravvenienza di un altro figlio.
    Sul secondo figlio decide il Tribunale ordinario solo se si discute esclusivamente di mantenimento e condizioni economiche. Se si discute anche di affidamento e modalità di visita l’intera competenza (anche per il mantenimento) si sposta al Tribunale per i minorenni.
    Se la richiesta della ex-compagna è eccessiva, che la rifiuti semplicemente e, possibilmente, per scritto, motivando il rifiuto (richiesta eccessiva rispetto al reddito e agli altri impegni economici, come affitto e mantenimento del primo figlio). Questo potrà essergli utile per produrlo in tribunale se ci si arrivasse.
    Proponesse una cifra che ritiene congrua, se viene chiesto di più, può rivolgersi lui per primo al tribunale.

  • Anna ha scritto:

    Grazie per la risposta Silvia.
    Ho capito, quindi il mantenimento del primo figlio non viene toccato (e ti dirò, mi fa piacere perchè è un ragazzino che merita, e sta entrando nell’età in cui le esigenze giustamente crescono) in sede di decisione per il secondo, che è un bambino piccolo, con scarsi bisogni e un nucleo familiare d’origine numeroso. L’affidamento non è in discussione, il problema è in termini di week end, vacanze ed ovviamente economici. Ma ti dirò, un grosso problema è il tempo libero, il mio fidanzato ne ha poco e deve dividerlo con figli distanti d’età, con esigenze diversissime. E anche con me. Mi pare di capire che l’unica soluzione sia quella di entrare in conflitto con la ex compagna, perchè purtroppo è completamente irragionevole. Cercheremo di capire come muoverci presso il tribunale ordinario, e capire soprattutto se è più conveniente una sentenza o portare avanti l’accordo privato in essere, che per quanto precario, lascia ancora un poco di spazio alla mia relazione con lui (premetto che la convivenza non è nei nostri piani, quindi i weekend sono fattore cruciale). Il lavoro del mio fidanzato lo impegna almeno 9 ore al giorno, e 90 minuti d’auto fra andata e ritorno. Inoltre il suo piano ferie prevede massimo 2 settimane estive e una a Natale. Questo è il problema. La sua ex compagna vuole weekend alterni dal venerdì sera alla domenica sera dopo cena, una settimana di vacanze estive e presenza durante le feste comandate, oltre a disponibilità piena a cambiare turni e vicende quando lei ha problemi vari. Pretende inoltre il pagamento per intero di spese mediche, scolastiche e ricreative, oltre al bonifico mensile. Bellissimo, ma il bimbo ha appena 3 anni! E percepisce tra una cosa e l’altra appena un 100 euro in meno dell’altro, che ne ha 14, la cui madre lavora part-time. E va a scuola il sabato. I 2 bambini abitano a 70km di distanza. Speriamo in bene. Cmq un piccolo appello a tutte le donne: gli uomini saranno anche fessi, ma non tentate di incastrarli mettendo al mondo bimbi non cercati. Sarete infelici tutti quanti.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Certo la vita del tuo fidanzato è un puzzle…
    Già se il problema si pone in termini di permanenza con il padre nei w.e. e nelle vacanze, la competenza si sposta al tribunale per i minorenni. Ma comunque non è una gran differenza.
    Un vecchio e noto adagio forense recita: ” una buona transazione è sempre meglio di qualsiasi vittoria”, quindi se riuscisse ancora ad arrivare ad un accordo con la ex è sempre meglio.
    Per quanto riguarda la permanenza col padre a w.e. alterni e una settimana estiva, certo, è considerato il “minimo sindacale”… quindi meglio accettare e via. Per il mantenimento perchè dovrebbe pagare per intero spese scolastiche/mediche/ricreative? A meno che lui non abbia un reddito MOLTO, ma molto superiore a quello della ex, non mi sembra ci sia motivo di cedere. Se il 50% a testa appare non congruo, si può fare 40 e 60, ma addirittura il 100% al padre… E poi consiglia sempre di formalizzare per iscritto che le spese scolastiche e ricreative (no quelle mediche) devono essere preliminarmente CONCORDATE e quelle mediche non urgenti concordate in merito alla scelta del medico o della struttura.

  • Anna ha scritto:

    Mh, è il mio timore. vediamo se si riesce a fare un accordo scritto. No, il padre guadagna bene, ma un terzo dello stipendio va nel mantenimento. Poi ha spese extra, che paga per intero con la storia che lui guadagna di più, al bimbo piccolo e al 70% al ragazzino. Poi affitto, spese trasporto etc. Senza sfizi particolari, diciamo che il netto godibile per il suo sostegno alimentare e ricreativo si aggira attorno alla cifra di uno stagista. Questo perchè la ex compagna è un’impiegatina, quindi sulla carta, pur avendo casa di proprietà e vivendo con i genitori accanto, sai com’è.
    vediamo cosa riusciamo a concordare. Lei ovviamente per ora cerca di “fare i dispetti”, ma finchè i soldi le arrivano, sta abbastanza buona. Ma è inaffidabile.
    E sì, la vita del mio fidanzato è un puzzle. Per non dire altro. Cmq alla fine, sto cercando di capire io come fare perchè non ha tempo nemmeno per questo, tranne nei we che passa con me :(
    Senza contare il problema del ragazzino grande, che adesso avrebbe bisogno molto di suo padre, e deve dividerlo con un bimbo di 3 anni e la cosa lo fa soffrire e lo capisco. Grazie di tutto Silvia!

  • Massimo ha scritto:

    Buongiorno,vorrei chiedere se è possibile ridur9re l’assegno di mantenimento per mio figlio.Mi sono separato 8 anni fa ed allora mia moglie era disoccupata.Quando decisi di separarmi ero un pò disorientato e mi sentivo anche in colpa e quindi accettai di mettere un solo avvocato per tutti e due(che tra l’altro scelse lei)e di firmare le condizioni che loro avevano stabilito.Praticamente oggi io verso 520 euro al mese per un solo figlio ed il mio stipendio è di circa 1830 euro.Pago un affitto di 480 euro ed ho una compagna che attualmente è pure disoccupata.Avremmo intenzione di avere un figlio ma facciamo davvero fatica ad arrivare a fine mese e addirittura a mangiare.Volevo quindi chiedere se è possibile chiedere di ridurre l’assegno di mantenimento considerando che a differenza di allora lei ora lavora a tempo indeterminato,ha una casa sua e non paga affitto,percepisce(a detta sua)1000 euro al mese di stipendio più i 520 euro miei e più il 50% delle spese straordinarie.Tutti quelli che sento e che si sono separati so che versano alla moglie circa 250 euro per un figlio solo.E’ giusto che io continui a faticare ad arrivare a fine mese e lei invece possa permettersi di farsi i viaggetti all’estero cosa che fa tutti gli anni?Io le vacanze non posso permettermele.Grazie

  • Silvia (author) ha scritto:

    Massimo, per la modifica delle condizioni di separazione è necessario un cambiamento nello stato dei fatti dal momento della separazione a quando si chiede la modifica.
    Il fatto che allora tua moglie fosse disoccupata ed ora ha un lavoro stabile è un motivo più che valido e dovrebbe essere il punto centrale della tua richiesta, oltre a dimostrare che sei in difficoltà economica con queste condizioni.

  • Vinicio ha scritto:

    Buongiorno,
    sono divorziato da ben 15 anni e risposato in seconde nozze da 12. Ho in tutto 4 figli: 2 con la prima moglie e 2 con la seconda.
    Ho sempre versato il mantenimento puntuale come un orologio per tutti questi anni e le spese straordinarie senza batter ciglio anche se con difficoltà.
    Quando la mia primogenita ha trovato lavoro e si è resa autonoma economicamente, mi sono rivolto al giudice – affrontando ingenti spese legali per una semplice riduzione del mantenimento – e sono riuscito ad abbassare la rata mensile per il secondogenito. Il giudice, in questa occasione, non ha scritto nulla a riguardo delle spese straordinarie, nè che era tutto compreso nè che dovevo corrispenderle al 50%, nè quale tipo di spesa.
    Ora la mia 1° moglie incalza con cifre paurose per spese extra: dentista, occhiali, scolastiche, calzature da 200,00 € al paio, ricariche telefoniche, la metà del motorino e della relativa assicurazione e via dicendo. Io ho altri due figli piccoli a cui badare e con la crisi sono anche in cassa integrazione, ma la mia ex-moglie non ne vuole sapere. Sono a chiedere se devo corrispondere tutte queste spese anche se sulla variazione del mantenimento non c’è scritto nulla di esplicito? Ci sono spese prioritarie e non? A ottobre diventa maggiorenne e sicuramente vorrà la macchina. Dovrò corrispendere per la metà senza obiettare?? Io mi sacrifico e i miei due bambini piccoli si accontentano di scarpe da 10 euro e devo pagarne 200,00 per quello grande? Com’è possibile tutto ciò?
    Grazie per chi mi volesse rispondere e ragguagliare.
    saluti.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Vinicio, in assenza di una pattuizione esplicita si considerano sempre da dividere al 50% le spese mediche, ma, come ho già detto in altri commenti, puoi chiedere di essere consultato in merito a quale medico o a quale struttura rivolgersi (per esempio puoi pretendere che, in caso di visite o esami non urgenti ci si rivolga al SSN).
    Per le altre spese in assenza di previsione esplicita possono considerarsi dovute giusto quelle scolastiche per la scuola pubblica (se non avete concordato la frequantazione di una scuola privata).
    Tutto il resto mi sembra assurdo pretenderlo: ricariche telefoniche??? scarpe da € 200??? L’abbigliamento è compreso nel mantenimento, le scarpe da € 200, poi sono autentico lusso. Sul motorino e sulla macchina devi essere consultato e puoi legittimamente dire: non me lo posso permettere (vista poi la cassa integrazione!).
    Ritieniti obbligato a pagare metà del dentista e degli occhiali, ma ricordati che puoi scegliere anche tu quale dentista, quale oculista e quale ottico!

  • Viniziano ha scritto:

    Salve,
    vorrei cortesemente sapere se le spese scolastiche (mio figlio frequenta scuola pubblica) quelle d’iscrizione degli anni successivi sono da considerarsi spese straordinarie e lo stesso per i testi scolastic di tutti gli anni.
    Delle gite cosa mi dice?
    Grazie mille per l’attenzione che sempre ci rivolgete.
    Cordialità

  • Viniziano ha scritto:

    Salve.
    Vorrei cortesemente sapere se le spese scolastiche (mio figlio frequenta la scuola pubblica) quelle d’iscrizione agli anni successivi sono da considerarsi spese straordinarie? E l’acquisto dei testi scolastici che ci sono sempre ogni anno sono anch’essi straordinarie?
    Grazie mille.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Sì, Viniziano: libri, iscrizione e gite sono considerate spese extra. Ovviamente sulle gite si può anche dire “non me lo posso permettere”, ma normalmente è accettabile per una vera e propria vacanza-studio, che va concordata prima. Nelle scuole pubbliche le somme richieste per le gite sono normalmente modeste, quindi potrebbero anche non essere considerate tra le spese da concordare preliminarmente. E’ comunque tuo diritto venir avvisato della necessità di affrontare la spesa per tempo.

  • davide ha scritto:

    ciao mi chiamo davide sono un ragazzo di 22 anni e da un po di tempo a questa parte i rapporti in casa con i miei genitori non sono tra i migliori specialmente con mio padre, si parla e si litiga spesso di soldi, sto facendo una scuola di oss ( operatore socio-sanitario) e piu avanti vorrei puntare all’infermiere professionale, non ho un’ autonomia economica facendo spesso tirocigno e scuola mentre i miei genitori lavorano entrambi. Vorrei andare via da qui, anche mio padre mi urla sempre quando me ne vado fuori dai c…… se me ne vado sono obbligati a mantenermi giusto? di quanto? ma come funziona? dove vado? come faccio e a chi mi rivolgo? la scuola la sto ancora pagando e costa 2.500 euro.
    Spero che qualcuno possa aiutarmi.
    attendo vostre risposte grazie
    cordiali saluti
    davide

  • Paolo ha scritto:

    Buongiorno,

    sono papà di un bambino di quasi 3 anni.
    Dopo un tentativo di convivenza di circa due anni a casa mia, durante i quali lei era in congedo parentale prima ed aspettativa dopo, da qualche mese la mamma è andata a vivere a circa 80 km di distanza da me dove ha il lavoro. Non siamo mai stati sposati.

    Lei lavora a part-time con uno stipendio di 1700 euro netti per 14 mensilità (credo più premio produzione).
    Paga un affitto, ma dato che riceve lo stesso importo dall’affitto di una casa di proprietà, più o meno è come se vivesse in un casa di proprietà.

    Io vivo in una casa di proprietà e purtroppo al momento percepisco solo l’indennità di disoccupazione (fino a giugno, insegnante precario falciato dalla riforma Gelmini).
    Pur avendo attivamente cercato lavoro, per ora non sono riuscito a trovare nulla; trovare lavoro a 50+ anni di questi tempi è un’impresa molto difficile, ma non demordo.
    Fortunatamente ho dei risparmi consistenti che mi consentono di non farmi prendere dall’ansia.

    Io tengo mio figlio un fine settimana ogni due (venerdì pom – lunedì pom = 3 giorni) ed altri due giorni lo vado a prendere all’uscita dal nido fino a metterlo a letto la sera dopo cena (fortunatamente per ora i rapporti con la mamma non sono molto conflittuali e consentono questa possibilità).
    Vorrei poterlo vedere di più, ma data la distanza e la giovanissima età del bimbo non vedo come si potrebbe fare (se non trasferendomi nelle loro vicinanze).

    Alla luce di quanto detto, valuterei quindi il mio contributo alla cura del bimbo in 4 giorni ogni 14 ossia il 25-30%.
    Trovo quindi giusto versare alla mamma un assegno che compensi lo squilibrio di costi.
    Un primo accordo fra di noi prevedeva a questo riguardo un assegno mensile di 200 euro.

    Lei però, dopo solo qualche settimana dall’accordo, ci ha ripensato ed ha detto che non è soddisfatta e che vorrebbe che fosse un avvocato a determinare la soma, anche senza andare in giudizio.
    Ha anche proposto una sua amica avvocato come mediatrice, la quale ha affermato che “anche un papà senza reddito deve contribuire con almeno 300-350 euro al mese, è il minimo che qualsiasi tribunale attribuisce”.
    A me francamente sembra un po’ strano, in quanto ciò violerebbe sia la proporzionalità ai redditi sia il rapporto con il tenore di vita in regime di convivenza (in tre vivevamo con circa 1000-1100 euro al mese tutto compreso).

    Possibile che non vi siano criteri di calcolo obiettivi per determinare l’importo dell’assegno (al di là delle indicazioni qualitative date dall’articolo 155 c.c.) in funzione delle (molte) variabili in gioco?

    Da un po’ di ricerche in rete mi sembra che l’importo venga stimato in modo molto grossolano e soprattutto con un notevole grado di arbitrarietà e quindi temo che mi si imponga di pagare una cifra che non tiene conto nè della mia condizione di difficoltà sul piano lavorativo né della parte di cura di cui anch’io mi faccio carico, sia in termini di tempo che materiali (dopo tutto ho anch’io una stanza dedicata al bimbo, il seggiolino sulla macchina, i pannolini, il disagio e la spesa di andare avanti ed indietro ecc ecc)

    Senza contare la sofferenza dovuta alla distanza da mio figlio.

    Qualcuno ha dei suggerimenti in proposito?

    Grazie dell’ascolto

  • guido ha scritto:

    volevo chiedere se ad agosto avendo io il bambino in affidamento 15 gg. sono obbligato a VERSARE l’assegno di mantenimento per intero o ne devo pagare solo la metà? grazie per la risposta,cordiali saluti.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Si, se non è stabilito diversamente su accordo dei coniugi, il mantenimento è pagato mensilmente per 12 mesi, a prescindere dai periodi di permanenza presso l’altro genitore. Si considera, infatti, un rateo mensile di una somma annua stabilita, già di per sè, sul presupposto che ci saranno dei periodi trascorsi presso l’altro genitore.
    Ovviamente, se si verificano casi straordinari per i quali i figli rimangono più del previsto (in modo significativo, non pochi giorni) con il genitore non collocatario, allora si può promuovere un accordo con l’altro genitore per una riduzione.

  • Paolo ha scritto:

    Ricordo di avere letto (purtroppo non ricordo la fonte) che l’assegno debba essere sempre versato interamente, anche nei periodi di vacanza.

    L’ipotesi infatti è che, dopo avere definito SU BASE ANNUA quanti giorni (vacanze incluse) il bambino trascorre con ciascun genitore, si determina l’importo per equilibrare l’impegno economico (e di cura) fra i due. L’importo così ottenuto viene poi suddiviso in 12 rate mensili, che perciò tengono già conto dei periodi di vacanza con uno o con l’altro genitore e vanno quindi versate interamente.

    Tutto questo purtroppo è spesso solo teoria, in quanto si sa che la determinazione di questo importo non solo segue criteri molto approssimativi e soggettivi, ma soprattutto risente ancora, a quattro anni dall’entrata in vigore della legge sull’affido condiviso, di una concezione di “mantenimento” legata al vecchio concetto di affido esclusivo.

    L’assegno, nello spirito della legge sull’affido condiviso, dovrebbe invece essere CALCOLATO unicamente per compensare lo squilibrio dei carichi economici (e di cura) fra i due genitori, i quali dovrebbero essere considerati su un piano di parità. (Se uno dei due genitori diventa “prevalente”, l’altro non può che diventare automaticamente “soccombente” (oltre che pagante))

  • Silvia (author) ha scritto:

    Paolo, concordo in pieno con la tua analisi e ti confermo, come ho scritto sopra, che l’assegno è considerato su base annua diviso in 12 rate. Nella pratica, però, di massima, un genitore collocatario prevalente c’è sempre.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    Mi si è presentato di recente un nuovo dubbio: se il padre che deve il mantenimento subisce la cassaintegrazione per qualche mese, e il datore di lavoro non anticipa niente quindi in definitiva i soldi non entrano, è comunque obbligato a pagare l’assegno a scedenza e per il totale dell’importo? immagino di sì, ma vorrei avere conferma da te. (e magari una spiegazione dai giudici su dove posso trovare i soldi per mangiare, se devo versare quelli che non ho ad un’altra persona che invece ne ha anche per spese meno “necessarie”).

  • Silvia (author) ha scritto:

    Claudia, in realtà si suppone che un reddito costante possa sopportare con dei presunti risparmi la mancanza dello stipendio per “qualche mese”. Questo tipo di giurisprudenza si è formata in anni in cui forse questo era anche vero. Oggi, molte di queste tendenze giurisprudenziali andrebbero riviste alla luce di condizioni economiche generalmente peggiori.
    C’è poi da dire che, se non sono previsti nelle condizioni di separazione/divorzio, non esistono automatismi: ogni volta che il reddito cambia in modo significativo bisognerebbe ricorrere al tribunale per modificare le condizioni. Questo scoraggia la maggor parte delle persone che avrebbero bisogno di ricorrere alla modifica, per i tempi (sebbene si tratti di procedimenti presidenziali, risolvibili anche in un’unica udienza) e per i costi (è necessario il patroocinio di un legale). E provoca anche un gran numero di inadempimenti: non posso permettermi di pagare ma neanche posso permettermi di fare un ricorso per non pagare.
    Questo è senz’altro un punto in cui il sistema fallisce. Chissà che i nuovi sistemi di conciliazione extragiudiziale non riescano ad essere efficaci in questo campo, ma ancora dobbiamo vederli realmente all’opera.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    Grazie Silvia.
    Quindi allo stato attuale devo solo sperare che la madre della bambina comprenda la situazione ed accetti un pagamento dilazionato degli assegni di questi mesi, che ovviamente salderemo appena possibile?
    Certo che anche avendo i soldi non sarebbe comunque valsa la pena di pagare le spese legali per un’udienza, tanto più che la situazione è provvisoria e per il tempo dell’udienza sarebbe comunque diverso.

  • livia ha scritto:

    Salve,volevo un consiglio,gentilmente se qualcuno mi puo aiutare,ho fatto la domanda in tribunale,alla cancelleria volontaria x il mancato pagamento da parte di mio ex marito del assegno di mantenimento,so tra l’altro che lui ha gia ricevuto da tre settimane una lettera per presentarsi al tribunale,ma io ancora non ho ricevuto nessuna risposta,qualcuno sa dirmi come mi devo comportare,se devo ritornare al tribunale x chiedere gli informazioni sulla pratica e sapete i tempi di attesa sono lunghi?gia x me sembra molto lungo,visto che da due anni che aspetto almeno una mensilita da parte di mio ex marito x sua figlia,che per me non ho mai chiesto niente?!!!!!!!!!!! grazie in anticipo,e ragazze siete fantastiche,grazie di esistere!

  • Franco Perrone ha scritto:

    Salve, volevo un consiglio, mi sto separando consensualmentte con mia moglie, abbiamo una figlia di quasi 18 anni, mia moglie percepisce uno stipendio di circa 600 euro mensili part time.Ci siamo rivolti ad un avvocato, cosa che io ritenevo non necessaria, ed e stato stabilito che devo versare 450 euro a mia figlia e 250 per mia moglie. Io sono statale e percepisco circa 1800 euro al mese. Secondo te è giusta la cifra?
    La casa e stata affidta a lei ed è di nostra proprietà.
    Grazie.

  • giuseppe ha scritto:

    Ho un contratto a progetto,a tempo determinato rinnovabile ogni tre anni qualcuno sa’ dirmi di quanto sara’ la cifra dell’assegno familiare visto che tra un po’ saro’ padre
    vi ringrazio ciaooo

  • Silvia (author) ha scritto:

    @ Livia: non capisco quale procedura hai attivato. In questi casi si procede notificando in forma esecutiva il verbale di separazione con il precetto e poi si procede all’esecuzione. E’ una procedura totalmente ad impulso di parte e deve essere seguita da un avvocato.

    @ Franco Perrone: non è una cifra bassa, ma vista la sproporzione di reddito più o meno ci siamo. Puoi provare a giocare un po’ al ribasso, sul presupposto che dovrai ssostenere un canone di locazione.

    @ Giuseppe: non ne ho idea.

  • maria gloria stella ha scritto:

    Qualcuno sa rispondermi per favore?
    Mio figlio(20)è andato ad abitare da padre.
    Vorrei sapere, visto che il giudice aveva stabilito un assegno comprensivo per i due figli.
    il giudice tine conto che la madre, cioè io, continua a doversi sobbarcare tutte le spese generali di gestione domestica?
    quali sono i criteri generalmente per l’assegnazione del nuovo contributo, sempre che il figlio non cambi ancora idea?
    grazie in anticipo
    mgs

  • dario ha scritto:

    salve,
    avevo una compagna con il quale abbiamo concepito una principessa,
    da quando lei a 2 anni io e la mia ex ci siamo lasciati!
    io ho sempre pagato il mantenimento della figlia ma dopo 3 anni mi sono deciso di comprare casa ed ho informato la mia ex che per altro stavamo e stiamo in buoni rapporti!comprando casa all’improvviso (un affare capitato per caso)ho dovuto fare un mutuo e pagarmi anche l’affitto(per i 6 mesi di preavviso)per i primi 3 mesi non ho più potuto pagare il mantenimento(ero a secco)e lei trovando un convivente bast…. decide(non di testa sua) di querelarmi!
    dicendo che non avevo mai pagato niente!io ho sempre pagato in contanti e solo quei 3 mesi non ho pagato!poi la principessa sta 3 giorni a settimana da me 2 dai nonni e 2 da lei!sono trascorsi 2 anni e lei si è lasciata ed ha rimesso la querela!abbiamo un affidamento congiunto con il la dimara a casa della madre il tribunale dei minori ha deciso cosi!ed anche 200euro al mese!tutto bene!ma il processo va avanti anche se lei a rimesso la querela!!!perchè devo pagare un avvocato datomi d’ufficio (vivo lontano da dove sono cresciuto e solo)
    e credo che ci marcia per allungare il processo??lei è senza avvocato!!posso chiedere di non voler nessuno avvocato??

  • Silvia (author) ha scritto:

    Dario, queste informazioni dovresti chiederle ed ottenerle dal tuo avvocato, poichè sono basilari per la causa che stai affrontando.
    Dubito fortemente che possa dipendere dall’avvocato la lunghezza di un processo penale: purtroppo questa convinzione diffusa è frutto di un’informazione piuttosto superficiale.
    La difesa tecnica è obbligatoria nel processo penale e l’avvocato d’ufficio (nominato dal tribunale se non ne nomini uno di fiducia) deve essere retribuito da te, a meno che tu non possa accedere al gratuito patrocinio (se hai un reddito inferiore a € 9.700/annui circa).
    Il reato per il quale sei stato denunciato e per il quale è iniziato il procedimento è quello previsto dall’art. 570 c.p. di cui ho parlato qui: http://genitoricrescono.com/non-pagare-mantenimento-reato/
    dove troverai tutte le informazioni.

  • Simona ha scritto:

    HO UN QUESITO. Mio marito è divorziato da diversi anni e ha sempre dato con precisione gli assegni di mantenimento alla ex moglie con cui ha avuto 2 figlie. Noi abbiamo una bambina di 8 anni ed io non lavoro. Ha sempre versato il50% delle spese extra, anche non pattuite precedentemente. Abbiamo casualmente scoperto che le due figlie ( di anni 25e 22) lavorano da aprile 2010 a tempo determinato( la maggiore ha una borsa di studio universitaria all’estero che finirà a settembre, la minore un contratto a tempo determinato presso un famoso centro di divertimento europeo).Possiamo chiedere la riduzione dell’assegno di mantenimento considerando le nuove condizioni ? Come si procede? Grazie

  • Silvia (author) ha scritto:

    Simona, i redditi delle ragazze non sono stabili, ma la loro età lascia pensare che lo diventeranno, quindi è possibile chiedere una riduzione (in previsione della prossima definitiva interruzione) del mantenimento.
    E’ prevista un’apposita procedura da introdurre con ricorso.

  • chabaa ha scritto:

    Gentili ragazze,
    io ho una domanda non semplice: sono una ragazza di 24 anni, figlia di divorziati e laureata da 2.. Mio padre mi ha sempre dato l’assegno col singhiozzo e da 2 anni (nei quali io sto lavorando)ha per legge smesso di mantenermi, ma il suo debito nei miei confronti rimane di circa 17.000 euro.. Ora vorrei fare un master all’estero, e vorrei sapere se posso riprendere a chiedergli l’assegno di mantenimento fino ai 26, come stabilisce la legge..
    Grazie,
    Chabaa.

  • Silvia (author) ha scritto:

    chabaa, innanzi tutto tuo padre avrebbe potuto sospendere l’assegno in caso di tua raggiunta indipendenza economica. Tutto quello che non è stato pagato in passato deve essere pagato, se non rpescritto: quindi tutti gli assegni mensili non pagati degli ultimi 5 anni devono essere pagati.
    La legge non stabilisce affatto il limite di età di 26 anni, ma il limite della raggiunta indipendenza economica, ovviamente con margini legati alla ragionevolezza. Però, una volta raggiunta l’indipendenza, non si può chiedere di nuovo l’assegno se non per motivi gravi, che impediscano di mantenere quell’indipendenza economica. Più che altro potresti recuperare il tuo credito passato ed usare quei soldi per il master.

  • andrea ha scritto:

    Domandina.
    Avro 26 anni a dicembre, ho sempre frequentato l’universita’ e lavorato contemporaneamente, arrivando ad avere retribuzioni che mi hanno reso decisamente autonomo per circa 5 anni, periodo per cui ovviamente non ho ricevuto l’assegno di mantenimento da mio padre.
    Ora pero’ l’azienda per cui lavoravo sta fallendo e sono stato lasciato a casa. Sono ovviamente in cerca di un nuovo lavoro, ma nel frattempo non posso vivere di aria fritta. Ho richiesto l’assegno di sussidio per la disoccupazione che per di piu non so se mi sara’ concesso dato che ho lavorato per i primi 3 anni con un contratto di apprendistato e solo dopo con un contratto da dipendente a tempo indeterminato (il 2nd anno non completo). Immagino che per forza di cose se non mi spetta l’assegno di disoccupazione mio padre debba ricominciare a versare l’assegno di mantenimento fino a quando non ritrovero un nuovo lavoro. Ma se dovessi ricevere l’assegno di disoccupazione, mi spetterebbe comunque un assegno da mio padre (magari ridotto), semplicemente per darmi una mano fino al momento in cui riusciro a rimettermi in pista con un nuovo lavoro?

  • selly ha scritto:

    ho un quesito da porvi.
    sono divorziata dal 1998 ho una figlia ora maggiorenne il padre passa regolarmente l’assegno di mantenimento di circa 350 euro ora lei ha iniziato a lavorare come apprendista con il contratto fino al 2013 percependo circa 650 euro mensili.
    La domanda è deve cessare il mantenimento da parte del papa anche se non e indipendente economicamente e in questo anno che ha percepito l’assegno deve rendere i soldi al padre come mi e stato suggerito?
    grazie mille per chi mi rispondera Sally

  • Silvia (author) ha scritto:

    Selly, se il padre sa che la figlia lavora e non è lui a chiedere l’interruzione del mantenimento, non vedo il problema. Quello di tua figlia, poi, è un contratto molto aleatorio.
    Non sei tenuta a nessuna restituzione: al momento il mantenimento è dovuto.

  • vincenzo ha scritto:

    Buongiorno sono separato da circa 5 mesi e regolarmente (anzi spesso anche con qualche giorno di anticipo) corrispondo l’assegno di mantenimento stabilito per mio figlio di 11 anni pari ad € 350,00. Nella sentenza di separazione è stato indicato che dal 01/01/2010 il figlio era a carico di ogni coniuge nella misura del 50% ma la mia ex moglie facendo al dichiarazione dei redditi 2009 si è messa nostro figlio a carico già per il 2009 (io ho preso le detrazioni per l’intero 2009) costringendomi a fare altrettanto ed evitare un controllo fiscale ma facendomi così addebitare nella mia dichiarazione circa € 210,00 per la restituzione del 50% delle detrazioni da me prese per interno per tutto il 2009. Le ho chiesto di rimborsarmi tale cifra ma non vuole pur non avendo rispettato quanto indicato in sentenza. Posso facendole una raccomandata di preavviso trattenere tale cifra dall’assgeno di mantenimento che dovrò darle e se lo faccio in cosa posso incorrere ?

  • rita ha scritto:

    cara silvia ciao convivo con un uomo separato che puntualmente versa un assegno di mantenimento alla moglie per la figlia pari a euro 300 e in più contribuisce alle spese mediche, anche quelle extra come ballo palestra che,purtroppo, non vanno mai portate a termine.sono stanca però di non poter capire quando dire no alla sua ex che fa spese stupide come cambiare il cellulare alla figlia ogni tre mesi, comprare vestiti firmati mentre la mia piccola, nata dall’unione con il mio compagno, deve accontentarsi di giocare con le pentole!è solo un esempio banale quello che ho fatto ma se i soldi versati servono per acquistare i vestiti perchè allora dobbiamo pensarci alcune volte noi? abbiamo festeggiato la comunione e lei non ha contribuito ora vuole l’aumento………….non vuole lavorare e a me non sembra giusto!io sono precaria con il mio stipendio pago un affitto per mantenere il lavoro, pago l’asilo per la bambina ho dovuto prendere una macchina usata perchè ora il mio compagno è stato trasferito,abbiamo un mutuo per riparare ai danni economici che lei furbamente ci ha sottratto.paghiamo le multe che arrivano e che sono intestate al mio compagno e alla sua ex perchè lei non intende pagare . so che lei ha la casa di proprietà le spetta l’aumento dell’assegno visto che è ora di chiedere il divorzio? grazie arietina disperata

  • Claudia-cipi ha scritto:

    RITA io non sono esperta, ma la tua situazione è così simile alla mia… nel mio caso al momento del divorzio giudiziale il giudice ha stabilito un aumento dell’assegno di mantenimento per la figlia, ma niente per la madre (ovvero l’ex-moglie del mio compagno) perchè ha 30 anni (la mia stessa età) e nessun impedimento al lavoro, quindi se non lavora per sua scelta è un suo problema. Però non ha tenuto in nessuna considerazione l’esistenza di un altro figlio (quello mio e del mio compagno) dicendo che “dovevamo pensarci prima”, e che comunque questo bambino può contare sulla madre e sui nonni materni e paterni per il mantenimento. Come se non fosse lo stesso per l’altra bambina (quella dell’ex-moglie). Da quanto ho capito l’aumento non spetta solo perchè chiede il divorzio, ma il divorzio può essere un buon momento per chiedere la revisione dell’importo, visto che tanto gli avvocati si pagano lo stesso, almeno si fa un’unica causa. Per cambiare l’importo dell’assegno devono essere cambiate le condizioni degli ex-coniugi o del bambino: perdita del lavoro, lavoro meglio remunerato, grande variazione delle spese, maggiori esigenze del bambino… e tutto va ovviamente dimostrato.
    In ogni caso hai tutta la mia comprensione. A me questa storia mi rovina la vita da 4 anni…

  • rita ha scritto:

    ciao claudia-cipi grazie per la tua risposta io sono molto arrabbiata perchè anche se sono UNA DONNA NON VORREI MAI DIPENDERE DA NESSUNO INFATTI CIò CHE TROVO PER ME è TUTTO LAVORO E ANCHE SE DEVO LAUREARMI NON PER QUESTO CERTO NON PRENDO CIò CHE TROVO. IL FATTO è CHE PER I GIUDICI LE DONNE HANNO RAGIONE IN QUESTE CAUSE MA NOI NON ABBIAMO DIRITTO AD ESSERE MADRI?SCEGLIAMO UN UOMO SEPARATO E PERCHè MAI QUESTO DOVREBBE PENALIZZARCI, NON SIAMO TUTTI UGUALI?PERCHè MAI DOVREI PENSARE DI NON AVERE FIGLI SOLO PERCHè IL MIO COMPAGNO NE HA ALTRI? MA STIAMO SCHERZANDO, QUESTA è UNA COSA INCONCEPIBILE!!IO CREDO SOLO CHE OGNI DONNA DOVREBBE ESSERE MANTENUTA SOLO IL TEMPO NECESSARIO PER SISTEMARSI ,AL MASSIMO DUE ANNI. POI MI FA RABBIA SAPERE CHE LEI POSSIEDE LA CASA , LA MACCHINA , VA IN VACANZA , ESTETISTA, PARRUCCHIERE SETTIMANALE, OCCHIALI ABBINATI AD OGNI VESTITO PER LEI E LA BAMBINA SCARPE PER OGNI VESTITO E POI VA DAL GIUDICE E DICE CHE NON RIESCE AD ARRIVARE A FINE MESE, LO CREDO!ANCHE IO SONO STUFA DI QUESTE MESCHINITà MA LO STATO E LA LEGGE NON GARANTISCONO I DIRITTI MI DISPIACE AVER STUDIATO GIURISPRUDENZA E NON POTER FARE NULLA. UNA PERSONA NON POTRà MAI CAMBIARE IL MONDO!SPERO SOLO CHE MIA FIGLIA POSSA AVERE CIò CHE SERVA CIò CHE LA RENDA UNA DONNA FORTE ,VERA E GIUSTA. CIAO VI FACCIO SAPERE COSA MI DIRà L’AVVOCATO, SPERO A BREVE.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    RITA mi sa che ti è sfuggito il maiuscolo :D (non so se lo sai, ma in rete equivale ad urlare, per questo non è molto usato).
    La situazione è la stessa e capisco perfettamente il senso di impotenza ed ingiustizia.
    Purtroppo però non ho soluzioni da darti.

  • Silvia (author) ha scritto:

    @ Vincenzo, in teoria non dovresti effettuare delle compensazioni: sarebbe più corretto chiederle la refusione della somma di € 210. Poi se non adempie, con un’altra lettera le comunichi che le trattieni. Così dovresti essere più tranquillo.

    @ Rita: Claudia ha esposto perfettamente la situazione (non è un’esperta forse come titoli, ma mi sembra lo sia in concreto!).
    L’assegno di € 300 più spese mediche, scolastiche e ricreative, oggi è più che nella norma con uno stipendio medio-basso. Le spese ricreative, ovviamente, devono essere concordate: se gli vengono chiesti i soldi per la danza, senza essere stato interpellato prima di segnarla al corso, non è tenuto a pagare, ma deve contestare per iscritto di non essere stato avvisato.
    Non puoi però sindacare come vengono spesi i soldi per il mantenimento: può anche spenderli in futilità, basta che non ne chieda altri. E non puoi neanche sindacare se non lavora: non ha un mantenimento stabilito per lei, magari ha una rendita.
    Se le spese per la comunione non vengono divise a metà, perchè farvene carico voi? Fate una comunione per quello che potete permettervi.
    L’aumento può volerlo, ma non è certo detto che lo otterrà. Ci penserà il vostro avvocato.

  • Paolo ha scritto:

    È incredibilmente frustrante constatare quanto la determinazione dell’assegno di mantenimento, oltre ad essere estremamente soggettiva, non tenga minimamente conto del fatto che anche il genitore non convivente (cioè il papà nel 95% dei casi) sostiene delle spese (mobili stanzetta, seggiolino auto, vacanze, giochi, ecc) nonché una quota spese generali per la percentuale di tempo che il figlio/a passa con lui.
    Per non parlare delle spese di viaggio (e del disagio) quando il figlio risiede in un’altra città, come nel mio caso.

    Ho appena litigato su questo argomento; si cercava di trovare una soluzione concordata proprio per evitare di ricorrere ad un tribunale (che secondo me dovrebbe essere l’ultima spiaggia per chi non riesce a mettersi d’accordo in altro modo).

    A conti fatti, le spese sono state divise 30% lei e 70% io (fra l’altro: io disoccupato, lei dirigente medico part-time a 2000 euro al mese). Ho cercato di spiegare perché non mi sembrava una suddivisione equa (avrei voluto fare 50/50) e mi sono sentito rispondere (tralascio gli insulti e le accuse infondate):

    “se non ti va bene andiamo dal giudice, così ti sentirai più tutelato”.

    Oltre al danno la beffa.
    Siamo arrivati al punto che la giustizia, invece di rappresentare la strada per trovare una soluzione equilibrata, viene usata come una minaccia.

    P.S.: La punizione per aver osato farmi le mie ragioni (la discussione è stata piuttosto animata) è stata molto dura: basta cene insieme tutti e tre quando vado a trovare mio figlio. O me lo riporti prima di cena oppure lo porti a cena fuori (piccolo dettaglio: lui ha 3 anni, dalle 9 alle 16 al nido, poi pomeriggio a vagare in giro e serata al ristorante?).
    Dulcis in fundo: cornetta sbattuta in faccia e telefono staccato.

    PP.SS.: Mi scuso per lo sfogo che forse avrebbe dovuto finire nella sezione GenitoriSbroccano …

  • Silvia (author) ha scritto:

    Paolo, guarda che mi sa che ti conviene davvero andare davanti ad un giudice. Accetti il 30 e 70 da disoccupato? Non mi sembra molto saggio.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    PAOLO ricordati che qualsiasi accordo prendi oggi poi ti rimane per parecchio tempo. pensaci bene prima di cedere e soprattutto non permetterle di farti questi ricatti morali (se non fai come dico io ti rovino qualcosa con tuo figlio). Al di là della questione economica per cui la soluzione migliore mi sembra quella di rivolgervi al trobinale, forse dovresti ricordare alla tua ex-moglie che vostro figlio non deve in alcun modo risentire dei vostri litigi, che è già abbastanza provato dalla situazione e che sicuramente non deve essere usato e sfruttato per ottenere qualcosa. Ovviamente con i dovuti modi e toni, senza finire a litigare di nuovo. Questi ricatti morali mi mandano in bestia. E purtroppo sono una “tecnica” ampiamente usata da molte ex-mogli e troppi padri pur di stare con i propri figli cedono a qualsiasi richiesta… alcuni anche a discapito dei nuovi figli nati dalle nuove unioni. E questo non va bene, per nessuno.

  • rita ha scritto:

    scusate per il maiuscolo ma i piedini di Aurora vanno dappertutto!a presto
    n

  • Paolo ha scritto:

    @Silvia:

    grazie del tuo commento; preciso che il 30/70 è il risultato dei miei conti che includono, come mi sembra corretto, anche le spese che sostengo io.

    Dal punto di vista di “lei”, io le passo il 50% di quello che LEI spende per il bimbo, cioè 340/2 = 170 euro al mese.
    Mi dici che potrebbe convenirmi rivolgermi ad un giudice, ma da quello che deduco visitando un po’ di forum sull’argomento, non mi sembra che i giudici stiano a fare calcoli con il bilancino (diversamente da quello che i vari punti della legge sull’affido condiviso richiederebbero) né che tengano troppo conto del fatto che uno guadagna o meno, come se ci fosse una soglia minima (300 euro circa) al di sotto della quale non si scende comunque.

    O forse mi sbaglio?

    P.S.: Potrà sembrare strano, ma io oltre tutto non vorrei “approfittare” del fatto di non avere un reddito, solo vorrei, ovviamente finché i miei risparmi me lo consentono e sperando di trovare una fonte di reddito nel frattempo, che si facesse metà per uno, anche per non sentirmi magari accusare che non trovo lavoro apposta per non pagare (come, dice lei, i tanti padri che “si licenziano apposta per non pagare gli alimenti” … incredibile vero? Scommetto che non lo sapevate …) Giuro, l’ha detto veramente!

    @Claudia-cipi:

    È la prima volta che mi fa uno scherzo del genere e voglio ancora sperare che si sia trattato di un momento di perdita totale del controllo (ogni tanto le succede), visto che finora siamo riusciti sempre a lasciare nostro figlio al di fuori delle nostre diatribe.
    Spero quindi che una volta calmatesi le acque ritorni sui suoi passi; in caso contrario dovrò effettivamente ricordarle, come tu mi consigli, con i dovuti toni e modi, che il bambino non deve essere usato come arma di ricatto o di punizione (soprattutto perché é lui il primo a soffrirne).

  • Silvia (author) ha scritto:

    Paolo, non solo non mi stupisce affatto che abbia detto così del licenziamento dei padri… la cosa peggiore è che per alcuni è anche vero: sai quanti ce ne sono che si mettono a lavorare in nero?
    Se non ho capito male passi € 170 al mese come assegno di mantenimento di tuo figlio? Se è così, mi rimangio il consiglio e ti invito a non rivolgerti ad alcun giudice: non ti farebbero pagare di meno neanche senza reddito.
    Paolo, permettimi, ma pensi davvero che un figlio costi, ora e in futuro, € 340 al mese?
    Se ho equivocato e quelle erano solo le spese straordinarie, perdonami.

  • Paolo ha scritto:

    Silvia, potrà sembrare poco, eppure è la cifra che abbiamo calcolato insieme, sulla base delle sue spese degli ultimi 6 mesi, includendo anche una quota di tutte le spese generali di casa. Ed è grosso modo quello che spendevamo quando vivevamo tutti e tre insieme.
    Ovvio che con il passare del tempo aumenteranno, ma ora ti assicuro che è così.

    Tieni conto che però le mie spese di viaggio (siamo a 80 km di distanza) e le spese relative alla quota di tempo che il bimbo passa con me finiscono per raddoppiare il mio contributo (da cui il rapporto 70/30).
    Una cosa importante che non ho precisato è che però questo va in qualche modo a compensare il maggior impegno di cura a carico della mamma.

    Quanto ai licenziamenti, effettivamente non avevo pensato all’eventualità del lavoro nero, e quindi l’avevo presa per una “boutade”. Mi sembra comunque una scelta di corto respiro (oltre che illegale) in quanto facilmente smascherabile.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    PAOLO i nuovi chiarimenti che hai scritto cambiano un po’ le cose: avevo capito che il 70/30 fosse sulle spese extra, invece è solo una tua interpretazione, peraltro non corretta. Il mensile che le passi è bassissimo, andando in tribunale come dice Silvia probabilmente ti aumenterebbe, ma la cifra può variare molto in base ad un sacco di variabili, e comunque quello è un fisso non discutibile, se un mese lei spende di meno e un altro di più a te non cambia niente e non si considera nella proporzione della ripartizione delle spese. Nelle spese per il figlio da dividere (ovvero gli “extra”), però, non si calcolano assolutamente quelle sostenute dal genitore non affidatario per i suoi spostamenti (noi stiamo a 65km, non molto meno dei tuoi 80) nè quelle sostenute per tenere il bambino con te (arredamento, pasti, giochi, … ), così come non si contano quelle che fa il genitore affidatario per vestiti e routine quotidiana, che vengono già comprese nell’assegno mensile. Le spese extra di solito sono quelle scolastiche (iscrizioni, assicurazioni, libri di testo, mensa, trasporto, gite), quelle mediche (visite private, ticket, medicinali), quelle per attività ricreative,…. e queste si pagano in genere al 50/50, magari concordando prima insieme quelle più grandi (che so, il corso di cavallo o il medico privato se non necessario, per farti un esempio).
    Per la spesa dello spostamento, che mi rendo conto sia importante soprattutto nel momento in cui non hai un’entrata fissa, puoi sempre concordare con la madre se qualche volta può venirti incontro e portarti lei il bambino, almeno finchè non trovi lavoro, ma sta al buon cuore ed alla disponibilità sua, non è certo obbligata a farlo.
    Per il mantenimento mensile i 170 possono andare bene per ora, ma a breve considera di aumentare almeno fino a 230/250, che è proprio il minimo, anche se non andate dal giudice (poi dipende anche dal costo della vita nella città in cui vivi, ma visto che ora a conti fatti spendete pochissimo immagino che possa essere una cifra adeguata).
    Dalla mia personale esperienza: se la tua ex-moglie si accontenta dei 170 euro al mese tienitela buona, che tutto sommato non è una arpia come tante altre che conosco o di cui ho sentito parlare ;P

  • Paolo ha scritto:

    Grazie a Silvia ed a Claudia-cipi per i chiarimenti, è molto utile poter avere uno scambio su questi temi in “territorio neutro” per così dire.

    In effetti per le spese “extra” (mediche, attività varie concordate) siamo d’accordo sul 50/50.

    Claudia-cipi hai descritto benissimo la situazione-tipo e le consuetudini in vigore al momento.
    Ma sei davvero convinta che queste consuetudini siano giuste e che trattino entrambi i genitori su un piano di parità? A me non sembra, e ti spiego perché.

    Io trovo che le spese di viaggio che un padre deve sostenere per recarsi a vedere suo figlio con continuità così come la quota parte di spese generali e di mantenimento relative ai giorni che il bimbo passa presso di lui dovrebbero rientrare nel novero delle spese di base, in quanto facenti parte del regime ordinario di attività necessario ad esercitare il ruolo genitoriale. (Seppure, ahimé, a singhiozzo).
    Il fatto che sia una consuetudine ignorare queste spese non significa automaticamente che tale consuetudine risponda a criteri di equità.

    Personalmente, preferirei che il ragionamento al momento di determinare l’importo di un assegno fosse: prendiamo (stimiamo) tutto quello che papà e mamma devono spendere in modo ricorrente nel corso di un anno per prendersi cura del bambino, dividiamo per 12 mesi, facciamo la media e chi spende di meno versa all’altro la metà della differenza per riequilibrare le spese (od eventualmente in percentuale rispetto alle rispettive entrate).
    Riconosciamo inoltre a chi lo tiene presso di sé per maggior tempo un compenso per il maggior impegno di cura (come richiesto dalla legge).

    Un segnale in questa direzione è dato dal programma MOCAM (MOdello di Calcolo dell’Assegno di Mantenimento) sviluppato da due docenti del Dipartimento di Statistica dell’Università di Firenze.
    Per chi fosse interessato, un esauriente articolo introduttivo si trova a questo indirizzo: http://www.studiocataldi.it/articoli/mocam.pdf

  • Claudia-cipi ha scritto:

    PAOLO dividere le spese esattamente a metà non mi sembra possibile nè auspicabile, diventerebbe un delirio per tutti. Io sono per una gestione più semplificata in ogni caso, sia tra i genitori separati che tra i genitori conviventi. Io col mio compagno non divido esattamente a metà ogni spesa, anzi non so nemmeno chi ha pagato le ultime bollette… credo io, ma non sono sicura, e non mi interessa saperlo: viviamo insieme e facciamo cassa comune. Capisco che in caso di separazione il discorso cassa comune non sia proprio applicabile, ma per quanto riguarda il figlio dovrebbe un pochino rimanere, non si può sempre guardare il pelo nell’uovo. Tu spendi di più per il viaggio, ma lei spende di più per le bollette (avrà sicuramente un consumo maggiore per il bambino, o avete contato anche questo nei 340 euro mensili?) ed altre piccole cose del quotidiano che tu ti trovi ad affrontare per meno giorni a settimana di lei.
    Se proprio devi essere pignolo allora dovresti considerare anche l’impegno personale e la limitatà libertà ed autonomia e…. insomma, davvero diventerebbe una cosa improponibile.
    Sicuramente ora che hai difficoltà economiche non avendo lavoro ti sembra tutto più difficile ed ingiusto perchè anche il carburante per l’auto ti mette in difficotà (e lo so perchè anche noi siamo messi così), ma cerca di guardare più al benessere di tuo figlio che al portafogli, perchè rischi di perderti dietro al calcolo della divisione equa delle spese e perdere di vista la cosa più importante.
    Noi spendiamo ogni mese un 100 euro circa in più di gasolio che non spenderemmo se non dovessimo andare a prendere e riportare la figlia del mio compagno, e questo pesa parecchio sul bilancio familiare, soprattutto se sommato a tutte le altre spese per lei (letto, mangiare, svaghi vari, riparazione di danni che lei fa, … oltre all’ovvio assegno fisso mensile ed al 50% di tutti gli extra su cui non abbiamo voce in capitolo). E se ci fermassimo a questo dato verrebbe da dire come dici tu: caspita, perchè questa spesa extra del padre non viene considerata? Ma la madre la porta al cinema, dalla parrucchiera, alle fiere, a cena fuori… e per quanto non condivisibili, soprattutto in certi periodi, non sono comunque spese sostenute per la bambina che noi non dobbiamo risarcire? Alla fine del mese, come possiamo dire chi ha speso dipiù e se era giusto spenderlo o piuttosto evitare la spesa e chi deve risarcire chi?
    Sarebbe davvero il caos e non sarebbe giusto per nessuno.
    (non avrei mai immaginato di trovarmi a pensare una cosa del genere, che va a favore dell’ex del mio compagno… guarda un po’ dove mi possono portare le discussioni civili in rete… eh, che strano effetto mi fa)
    E ti immagini poi le discussioni e di malumori che potrebbero scaturirne? “Vuoi 50 euro per il gasolio? Scordateli, prenditi una macchina a metano piuttosto!” “10 euro epr il filetto? Gli potevi prendere una fettina di seconda scelta o del macinato, il filetto è troppo caro e non te lo pago!”
    Mi viene da pensare che tu non abbia molta esperienza di separazioni, per tua fortuna, perchè se ne sentono di ogni e alla fine non ci si stupisce più di niente… ma ovviamente se non si vivono o non si sentono raccontare da chi ci sta passando sono cose difficili da immaginare (come quella del padre che si licenzia per lavorare in nero per non pagare. alcuni intestano anche tutto alla nuova compagna per risultare nulla tenenti e non rischiare il pignoramento dei beni. non c’è limite al peggio)

  • Silvia (author) ha scritto:

    Claudia… a volte non riesco a stre dietro a tutti i commenti e le domande sui post di argomento legale, in particolare sulle separazioni… Mi faresti da assistente ??!! :)

  • Claudia-cipi ha scritto:

    ommamma SILVIA scusa!
    stavolta ho esagerato proprio, me ne sono accorta solo dopo aver inviato…
    sono troppo abituata a stare sui forum e nei blog mi comporto allo stesso modo
    perdonami, ti prego, cercherò di trattenermi in futuro

  • Silvia (author) ha scritto:

    Claudia… io dicevo sul serio, non ero ironica!!! La tua esposizione è perfetta. Non ti trattenere: in mezzo a mille domande tu dai delle risposte, e sono assennate, sensate e corrette da un punto di vista tecnico, oltre che frutto di molto buon senso. Non ti azzardare a trattenerti!!!

  • Claudia-cipi ha scritto:

    oh, grazie.
    ecco, io… non sono abituata ai complimenti… credo di essere diventata più viola che rossa… ma grazie.
    allora continuo :D

  • elena ha scritto:

    buongiorno,
    sono figlia di divorziati e abito con mia madre nella casa coniugale di proprietà di entrambi i miei genitori.
    mio padre (che ha un reddito più basso di mia madre) versa regolarmente un assegno di mantenimento della prole di 400 euro e in più il 50% di spese mediche scolastiche e sportive.
    vorrei sapere “concretamente” quali spese deve coprire mia mamma con questi 400 euro.
    solo un quarto degli importi delle bollette e dei soldi della spesa e il mio vestiario? oppure,sono comprese anche le spese di sistemazione della casa(x esempio se si deve imbiancare o cambiare un frigorifero ecc…)?
    attendendo una vostra risposta vi ringrazio anticipatamente!

  • Giovanni ha scritto:

    Trovo tutti i vostri messaggi sono molto interessanti e spero possiate darmi un parere.
    La mia situazione è la seguente:
    la mia ex-moglie (affidataria unica di nostro figlio di 12 anni) oltre a percepire puntualmente l’assegno di mantenimento per il bimbo e il 50% di spese mediche, scolastiche e sportive (pur senza concordarle previamente per scritto come da sentenza di divorzio) insiste nel considerare come “spesa ricreativa” i regali di compleanno che compra agli amici di nostro figlio quando lo invitano alle feste di compleanno e, sempre senza alcun previo accordo ne’ scritto ne’ verbale, mi chiede – sempre in presenza del bimbo – cifre che io ritengo esagerate per semplici regalini di compleanno.
    Inoltre negli ultimi anni, benché io abbia pagato il 50% della quota di iscrizione alla scuola di calcio si è sempre fatta fare tutte le ricevute a suo nome, e di conseguenza ha scaricato lei l’intero importo dalla dichiarazione dei redditi (come per altro fa con gli scontrini della farmacia o le altre ricevute sanitarie di nostro figlio).
    Mi piacerebbe sapere se il comportamento della mia ex-moglie si può ritenere corretto.

    grazie a tutti

  • Silvia (author) ha scritto:

    Elena, le spese di ordinaria manutenzione della casa sono di competenza di chi ce l’ha assegnata, ma è ben difficile distinguere se devono essere coperte con parte del mantenimento o con altro reddito. L’assegno di mantenimento per i figli non deve essere necessariamente distinto dal reddito di chi lo percepisce, per essere diretto unicamente a spese per i figli. Anche la sistemazione della casa, ovviamente rientra nell’obbligo di mantenimento in senso lato.
    Giovanni, no, ovviamente non è corretto. Le spese ricreative devono essere concordate. I regalini per gli amichetti è ben difficile farli rientrare in queste spese ricreative, puoi semplicemente rifiutarti di rimborsarle (sempre per scritto, una volta per tutte). Anche le spese dovrebbero essere scaricate al 50% in quanto le hai sostenute per tale percentuale, anche se il figlio è affidato a lei: questo non ha nulla a che fare con averlo a carico fiscalmente.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    Scusa Silvia, ma con quest’ultima risposta mi è venuto un dubbio: quindi per le spese extra scaricabili per cui il genitore non affidatario contribuisce al 50%, il genitore affidatario dovrebbe farsi rilasciare due ricevute in modo che entrambi possano scaricare la propria quota di spesa? O magari basta la ricevuta unica con una dichiarazione scritta e controfirmata da entrambe le parti in cui si dice che la spesa è stata ripartita al 50%?

  • rita ha scritto:

    ciao a tutti ieri l’avvocato ha detto a mio marito che,poichè lui ha seguito la consensuale, non può difenderlo nella giudiziale.secondo me è una cavolata.Io capisco che può scegliere chi difendere ma avrebbe potuto rispondere diversamente,nel frattempo la sua ex ha chiesto 500 euro di assegno!io vorrei capire in base a cosa determinano l’importo dell’assegno. con uno stipendio base di 1600 euro un “mutuo”di 600 euro non per una casa ma per i danni da lei arrecati economicamente,un affitto, un’altra figlia a carico e il suo nido,tutte le altre spese è possibile che il giudice accetti?io lavoro ma fino ad agosto poi non so. una curiosità è vero che se la bambina sta con noi per due mesi non bisogna versare l’importo dell’assegno in quel periodo? grazie rita

  • Claudia-cipi ha scritto:

    RITA posso risponderti solo per la mia esperienza, ma mentre aspettiamo Silvia magari un piccolo aiuto te lo posso dare lo stesso.
    Anzitutto ci sarebbe da chiarire un po’ la situazione, che non ho ben capito: siete sposati? consensuale e giudiziale cosa? separazione? divorzio? se lui non ha ancora il divorzio penso non siate sposati, ma lo chiami marito… e quindi deduco che non ci ho capito niente.
    L’altra figlia a carico è la vostra? Nata successivamente? Se è così è ininfluente per la valutazione dell’importo dell’assegno: il mio compagno si è sentito rispondere dal giudice “potevi pensarci prima”, quando gil ha detto che ha anche un altro figlio da mantenere, e che comunque “quest’altro figlio ha una madre che lo mantiene” (perchè, la prima figlia forse non ce l’ha la madre? la deluzione e l’arrabbiatura penso che le puoi immaginare, se non sono le stesse tue).
    L’ex è abile al lavoro? Quanti anni ha? Perchè se non ha inabilità oggettive al lavoro e non è “fuori mercato” per problemi di età, il giudice non dovrebbe concedere un mantenimento a lei, se lui ha uno stipendio come dici di 1600 euro al mese.
    Il mutuo non importa per quale motivo è stato acceso, è comunque una spesa che lui deve sostenere e di cui va tenuto conto. Importante anche se avete altre spese: a noi l’avvocato ha chiesto, oltre al mio cud, anche il contratto di affitto e le ultime bollette, per avere un’idea delle effettive entrate/uscite del nucleo familiare. Cosa che ovviamente farà anche l’ex.
    Con l’ex ci sono anche dei figli da mantenere?
    In ogni caso l’importo non si calcola con criteri rigidi ed alla fine tutto dipende dalla bravura degli avvocati, dal giudice e dalle condizioni precedentemente concordate.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Claudia… scusami…: ho bisogno di una mano qui a studio!!!! Vieni tu, per favore!!!! :)
    Devo prima spendere davvero due parole su Claudia: è raro trovare una persona che, solo per aver vissuto personalmente un’esperienza, si è informata così bene ed ha anche elaborato questa informazione in modo da comprendere i principi su cui si basa, al punto che riesce ad andare al di là della sua esperienza. Complimenti! Tutte le domande che hai posto sono esattamente quelle che avrebbe posto un avvocato, anche perchè, venendo a Rita, così è impossibile risponderle.
    Rita, non capisco se ti riferisci ad una separazione consensuale e poi, ora, ad un divorzio giudiziale. Comunque l’avvocato ha dato una risposta correttissima, che non è affatto una cavolata, ma risponde ad una precisa norma deontologica: se nella separazione consensuale era l’avvocato di entrambi, oggi non può difendere un solo coniuge contro l’altro. Gli è semplicemente vietato dalla legge professionale.
    Per le altro domande rimando a quanto ti ha spiegato Claudia (la mia nuova collega! ;) )
    Non è comunque vero che se la prima figlia sta con voi due mesi l’anno in quei due mesi non va pagato il mantenimento: l’assegno è calcolato come importo annuale, che viene diviso in mesi per comodità. Certo, se la bambina sta con voi due mesi l’anno, il giudice dovrà tenerne conto nella determinazione dell’assegno (quindi dovrete dirglielo).

  • Claudia-cipi ha scritto:

    oh, Silvia, mi fai arrossire…
    a volte essere maniacale a qualcosa serve :D
    ma non pensavo di essere un caso raro (sempre più rossa, maledetta timidezza… e er fortuna che c’è il monitor)

  • rita ha scritto:

    ciao claudia grazie innanzitutto per le tue risposte.io non sono sposata ,convivo,il mio compagno ha una bambina con l’ex moglie di 11 anni e una bambina con me.nel 2005 ha fatto una separazione consensuale e a ottobre dell’anno scorso ha chiesto il divorzio ma la sua ex vuole un aumento dell’assegno e così non sono riusciti a mettersi d’accordo.ieri ha chiesto all’avvocato di seguire questa causa e lui ha risposto come ho detto ma a a me era sembrato strano.la sua ex certo che è abile al lavoro ma non ha voglia ha la mia età 33 anni forse due in più .lo so che ci vuole un buon avvocato io per questo cerco di informarmi per poter capire qualcosa e non farmi prendere in giro e dare alla sua bambina ciò che è giusto senza farle mancare nulla.tutelare la sua bambina ma anche il nostro nuovo nucleo familiare che non credo debba farsi carico di tutto. purtroppo lo stipendio è quello noi non riusciamo a darle di più perchè non arriviamo a fine mese anche con il mio riusciamo a mala pena a pagare tutto. noi viviamo in affitto non facciamo nulla di extra neanche una semplice pizza fuori………….per dire!!!!!io non vorrei solo riuscire a capire quando è possibile dire di no perche a tutt’oggi non lo so.ti faccio un esempio a luglio si sposa il fratello del mio compagno e la sua ex non ha voluto comprare un vestito alla bambina:lo può fare?è giusto ? non è la prima volta che capita.Epoi quando la bambina vuole vedere il papà a torino il pagamento del biglietto spetta solo al papà?dove posso trovare tutte queste informazioni ?questa possibilità di chiedere a voi è veramente utile.grazie

  • rita ha scritto:

    ciao claudia e e silvia parlando con il mio compagno abbiamo avuto un altro dubbio(scusate ma ora è il momento di sciogliere un pò tutti i nodi )la situazione patrimoniale di lei che ha la casa di proprietà e altre proprieta terriere ancora da dividere tra eredi incidono sull’importo dell’assegno di mantenimento? durante il matrimonioil mio compagno e la sua ex hanno venduto una casa che era in comunione dei beni i soldi ricevuti dalla vendita sono stati depositati sul suo conto personale come d’accordo (poichè non si pensa mai ad un divorzio fino a quando non succede )ma al momento della separazione la sua ex ha detto di non averli poichè li aveva dati ad uno zio che ne aveva bisogno per l’acquisto di un’altro appartamento il cui proprietario è lo zio fratello della mamma.si possono ritenere quei soldi parte di reddito o si può chiedere che venga restituita la metà parte spettante in quanto era ,la casa, un bene acquistato dopo il matrimonio?grazie e scusate se ho scritto due lettere separate.grazie nuovamente

  • Claudia-cipi ha scritto:

    ti rispondo per quello che posso:
    - il vestito lo dovete comprare voi, così come se partecipasse ad una cerimonia con i parenti della madre lo dovrebbe comprare lei. e mi sembra anche giusto, perchè sono spese che vanno al di fuori della gestione ordinaria e che entrambi scegliete autonomamente di fare. D’altro canto non è nemmeno obbligatorio comprarle un vestito nuovo per andare ad una cerimonia, è sufficiente che sia vestita bene, magari elegantina se preferite, ma il vestito comprato apposta è una spesa decisamente superflua e se volete sostenerla ve ne fate carico;
    - l’assegno alla ex moglie non dovrebbe essere concesso, ma come ti dicevo dipende dal giudice e da tante altre piccole cose, quindi fino all’ultimo non si può sapere;
    - le spese per il viaggio che sostiene il padre per andare a prendere e riportare la figlia sono a suo completo carico, ma se ne può tenere conto quando si stabilisce l’importo dell’assegno (anche qui dipende da tante cose);
    - il padre oltre all’assegno fisso mensile di solito paga il 50% delle spese “extra”, che è sempre bene specificare nella sentenza di divorzio quali siano e che vanno concordate preventivamente soprattutto se superiori ad un certo importo. In genere le spese extra sono quelle relative all’istruzione ed alla salute, quindi retta scolastica, libri, mensa, trasporto, eventuali accessori per la scuola (da zaino e quaderni ad eventuale materiale richiesto dalla scuola), assicurazione scolastica, visite mediche, medicinali, cure, certificati, analisi, attività ricreativa,… e sicuramente dimentico qualcosa. Per alcune di queste spese poi potrete valutare di caso in caso se potete opporvi. Ad esempio se lei vuole iscrivere la figlia ad una scuola privata con una retta altissima e lui è contrario perchè vuole che vada alla pubblica, oppure se sceglie di prendere uno sciroppo da 20 euro quando esiste lo stesso identico principio attivo mutuabile (entrambi casi che sono capitati a me, per questo mi permetto di citarli);
    - puoi dire di no alle spese che non sono necessarie per il benessere della bambina, come la cena fuori, il cinema, il vestito firmato. Per lo stesso motivo quelle sono spese che sosterrai completamente tu quando la bambina starà con te e deciderai di fare qualcosa con lei che sia a pagamento. (come il caso del vestito per il matrimonio: non è necessario se lo vuoi te lo paghi);
    - la casa di proprietà sicuramente verrà valutata nella determinazione dell’importo dell’assegno di mantenimento, così come verrà valutato il vostro affitto, ma anche tutti i redditi;
    - per il resto aspettiamo Silvia, perchè per quello non ho esperienza.

    So benissimo cosa significa non arrivare a fine mese e sentirsi chiedere un aumento del mantenimento, con un figlio piccolo da mantenere, per giunta. non so come sia il costo della vita da te, ma il mio compagno all’epoca prendeva meno di 1000 euro al mese e lei ne chiedeva 500.

    Ah, in ogni caso, se potete mettete da parte qualcosa, perchè non si sa mai. L’assegno poi va pagato tutti i mesi e non c’è verso di saltarlo, a meno che l’ex accetti un ritardo senza dire niente. Nemmeno la cassaintegrazione con una busta paga pari a 0 può servire per non pagare l’assegno di mantenimento e se l’ex si rivolge agli avvocati sono problemi. (giusto perchè ancora mi rode, sta cosa)

  • rita ha scritto:

    ciao claudia di nuovo grazie io vivo a torino da sola completamente e la vita è molto cara tra l’affitto e il nido a me non rimane nulla dello stipendio fino ad ora avevo messo qualcosa da parte ma via anche quelli non è rimasto nulla!io non potevo rinunciare a mia figlia perche dopo i problemi di salute che ho avuto io ho dovuto lottare un anno e più per rimanere in cinta .La mia fonte di vita è Aurora e vorrei che avesse almeno il necessario e questa storia mi fa stare male perchè cio che chiede la sua ex so che una ripicca per le sue possibilità. lei non ha bisogno noi lo sappiamo ma si evince dal tenore di vita che ha.so che mi capisci .ciao a presto.

  • Paolo ha scritto:

    A rita:

    condivido pienamente le tue considerazioni, e mi sembra giusto che nel calcolare un assegno di mantenimento si debba tener conto di tutte le spese che i due genitori sostengono per il loro bambino, compensando con l’assegno le disparità, tenendo ovviamente conto del maggior impegno di cura da parte del genitore convivente e di eventuali disparità importanti fra i redditi dei due nuclei familiari.

    Francamente non vedo differenza fra le spese, ad esempio, di abbigliamento e quelle di viaggio; mi sembra che entrambe siano essenziali (le prime per vestire il bambno, le seconde per permettergli di vedere il genitore non convivente) e che quindi entrmbe debbano essere considerate.

    Non ho esperienza diretta (almeno per ora, ma spero di non doverci mai arrivare) di vicende giudiziarie ma leggo molto spesso, anche sui commenti dei più ferrati in materia su questo blog, che alla fine questo dannato assegno di mantenimento viene determinato con principi molto (ma molto) soggettivi, determinando spesso un grave divario fra i tenori di vita dei due nuclei familiari.

    Mi permetto quindi di segnalare (un’altra volta, poi basta, lo prometto) un modello di calcolo che almeno ha il pregio dell’obiettività.
    Esso infatti determina l’importo dell’assegno tenendo conto delle spese sostenute da entrambi (in proporzione al tempo trascorso con ciascun genitore per le spese in cui ciò ha senso) ed anche del valore della casa assegnata al genitore non affidatario (considerando la disponibilità della casa come un trasferimento di denaro pari all’affitto che andrebbe pagato per una casa di quel tipo) e così via.

    L’articolo che illustra il metodo è: http://www.studiocataldi.it/articoli/mocam.pdf

    Il sito (a cui recentemente è stata aggiunta anche una pagina con gli indirizzi degli avvocati che utilizzano questo programma) è: http://www.mocam.net/

    Sottolineo che l’obiettivo non è certo quello di dividere al centesimo le spese, operazione che rientra sicuramente nella categoria “mission impossible”, ma unicamente di utilizzare un metodo di calcolo obiettivo al posto del metodo “braccio teso e mano oscillante” apparentemente così diffuso.

    Mi farebbe piacere sapere se qualcuno ne ha già sentito parlare e cosa ne pensate.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Rita, come sempre confermo tutto quello che ti ha scritto Claudia. Per la domanda più specifica che poni, ti prego di comprendere che questo non è un sito di consulenze legali e che non è corretto fornirne di così specifiche. Lo ripeto sempre: se c’è un divorzio in corso, c’è sicuramente un avvocato di vostra fiducia che lo segue (non il collega che ha seguito la consensuale, per i motivi che ti ho spiegato): quindi chiedete a chi segue la causa.
    Paolo, lo studio Cataldi è molto noto per il materiale che fornisce in rete, ma il metodo di calcolo che propone è, appunto, un metodo. Ma chi ti dice che un giudice lo segua? Un avvocato che si trova a dover gestire una separazione consensuale, sa bene come contemperare gli interessi delle due parti. Quello di cui tu parli è semplicemente l’applicazione delle norme di legge, non ha nulla di particolare, nè di rivoluzionario. E’ quello che si fa tutti i giorni. Bravi i Cataldi che gli hanno dato un nome: il marketing è tutto!

  • Paolo ha scritto:

    Grazie Silvia, evidentemente la mia inesperienza in questioni legali mi ha fatto sopravvalutare l’importanza di questo strumento.

    P.S.: Per dare a Cesare quel che è di Cesare, sia il metodo sia l’articolo che lo illustra sono il frutto del lavoro di due docenti del Dipartimento di Statistica dell’Università di Firenze e non dello studio Cataldi, che si è limitato a pubblicare sul suo sito l’articolo illustrativo.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    PAOLO per mia esperienza ti confermo che tutto viene considerato: case di proprietà, mutui, persino l’importo medio delle bollette. Ma il calcolo dell’assegno poi non è così matematico e può avere delle variazioni. Mi sembrava giusto precisarlo perchè non vorrei che qualche utente pensasse che l’importo dato da quello strumento che tu indichi possa essere poi effettivamente quello stabilito in fase giudiziale e ci dovesse rimanere poi eccessivamente male nel vedere una differenza. Il bello delle persone è che possono valutare anche altri aspetti, come ad esempio la possibilità di migliorare la situazione lavorativa in futuro o altre cose del genere.

  • Giovanni ha scritto:

    Buongiorno Silvia..

    Torno a scriverti,
    Sono un padre già divorziato da anni e vivo a Torino, mia figlia vive a Roma con sua madre già da parecchi anni, come tutti i papà per poter trascorrere un po’ di tempo in compagnia della propria figlia sono costretto a viaggiare spesso per la capitale. In tutti questi anni, come buona abitudine io e mia figlia abbiamo fatto le vacanze insieme, cosa che si verificherà anche quest’anno. Aggiungo che tutte le volte il sottoscritto ha pagato il biglietto aereo (andata e ritorno da roma a torino) perchè era ed è sempre stato mio l’interesse di poter trascorrere qualche giorno insieme a lei. Purtroppo in questi ultimi tempi i rapporti tra me e mia figlia si sono un po’ raffreddati (a causa di un mancato regalo da 2000 euro per il suo 18° compleanno perché le mie condizioni economiche non lo permettevano), a seguito di ciò, madre e figlia si sono coalizzate condannandomi e indirizzandomi complimenti di vario tipo che non sto ad elencare. Quindi adesso giungo al mio quesito……
    Le spese del viaggio di mia figlia (ora maggiorenne)(da roma a torino e ritorno) vanno corrisposte a metà con il genitore affidatario..?? oppure sono totalmente a carico mio..??
    ((Premetto che, come ho già spiegato che ho sempre pagato io i viaggi, e che in questi anni ho sempre adempito al pagamento dell’assegno mensile per il mantenimento, le spese scolastiche, mediche etc.))
    Chiedo questo solo per capire se questa è una spesa interamente a mio carico, oppure se si tratti solo un gesto sensqato e d’amore che compie un genitore per poter vedere un figlio… dato che mi sento ripetere “”MI DEVI QUESTO.. MI DEVI QUELLO…. PERCHE’ LA LEGGE LO PREVEDE””
    Grazie e a presto….Giovanni

  • Claudia-cipi ha scritto:

    GIOVANNI che situazione triste… un figlio che pretende troppo e raffredda i rapporti solo perchè non ha ricevuto il troppo non è una bella cosa. Mi spiace.
    Il viaggio però credo sia sempre a tuo carico, finchè la devi mantenere tu. Però essendo lei maggiorenne (parlavi di regalo peril 18° compleanno) forse le cose cambiano o si può trovare una soluzione diversa… non hai un avvocato di riferimento che possa studiare il caso specifico con tutti i dettagli e darti risposte sicuramente più precise di quanto non si possa fare tramite un blog, dove non si possono certo conoscere tutti i particolari?

  • Silvia (author) ha scritto:

    Giovanni, il viaggio è da considerarsi a carico tuo: serve a tua figlia per raggiungerti. Il fatto che sia maggiorenne, non cambia nulla: non c’è più un obbligo di frequentazione, d’accordo, ma se lei viene e non è indipendente devi pagarglielo. Magari puoi proporre che queste spese siano considerate al 50% con la madre, non c’è una norma in proposito: cercate un accordo.
    Quando però ti viene opposto che “la legge lo prevede” sarebbe sempre buona norma informarsi se è vero.

  • giovanni ha scritto:

    Grazie Silvia

    I tuoi interventi sono sempre chiari ed esplicativi.. chiaramente continuerò a pagare interamente le spese dei viaggi, come ho sempre fatto, forse il mio è stato un po’ uno sfogo, ho un legale che conosce la situazione, ma in questo periodo significherebbe consultarlo quasi tutti i giorni…. purtroppo questo è il prezzo da pagare allorquando oltre ai kilometri di distanza si aggiunge la volontà di non capire, o non apprezzare gli sforzi… forse il tempo riuscirà a fare chiarezza nel suo cuore….
    Grazie
    Giovanni

  • Silvia (author) ha scritto:

    Giovanni, sono certa che il soggiorno di tua figlia da te sarà un ottimo momento per parlare del rapporto con i regali e col enaro, di quello che è possibile e di quello che non lo è e di come l’affetto e la presenza di un padre non si misurino in euro o chilometri.

  • alfredo ha scritto:

    Buogiorno,
    sono una persona divorziata e ho una figlia di 26 anni che sta frequentando l’università (economia e commercio), ha conseguito solo a marzo la laurea breve 3 anni, praticamente ha impiegato circa 8 anni per ottenere la laurea dei tre anni.
    E’ giusto che mia figlia se la prenda così comoda? e che io debba continuare a pagare l’assegno di mantenimento.
    Io tramite conoscenze avrei già trovato il lavoro presso una Società di revisione dei Conti pertanto attinente alla sua scelta di studi, ma penso che occorra la laurea dei 5 anni. Credo che dovrò ancora pagare per minimo altri 4/5 anni prima che mia figlia si laurei ed io sto facendo fatica ad arrivare alla fine del mese, in quanto mi sono risposato ed ho altri due figli di 8 e 9 anni.
    Detto questo voglio dire che pagare per mia figlia è un sacrificio che faccio volentieri perchè è mia figlia. Vorrei però sapere cosa dicde le legge a proposito.
    Ringrazio per le eventuali risposte.

    Alfredo

  • Paolo ha scritto:

    Prima di tutto vorrei esprimere tutta la mia solidarietà a Giovanni, di cui ammiro la pacatezza con cui riesce a raccontare una storia così dolorosa (se poi la pressione sale troppo, c’è sempre la sezione “sbrocchi”).

    Tornando all’argomento “spese di viaggio”, io proprio non riesco a capire qual’è la logica per cui il genitore non convivente (alias papà) oltre alla sofferenza derivante dalla forzata rinuncia ad un contatto regolare con il proprio figlio/a, debba anche sostenere interamente le spese necessarie a vederlo, mentre deve (giustamente) partecipare a tutte le altre spese, sia ordinarie (tramite l’assegno di mantenimento) che straordinarie.

    Forse che le spese di viaggio per mantenere un (ahimé largamente insufficiente) contatto con i propri figli sono da considerarsi voluttuarie?

  • Dan ha scritto:

    Salve,
    vorrei chiedere un parere su una vicenda che si sta svolgendo.
    Io ho 16 anni, vivo con mia madre insieme ai miei fratelli di 7 e 9 anni circa. Mio padre per volere del giudice versa 390€ al mese come assegno di mantenimento. E’ successo che mio padre ci vorrebbe portare a fare un viaggio, dove ovviamente bisogna spendere dei soldi. Ora mio padre ha chiesto a mia madre se per quel mese può non versare l’assegno di mantenimento in quanto stiamo insieme a lui metà mese, ma mia madre gli ha detto di no. Chi ha torto e chi ragione? Perchè?
    Ringrazio in anticipo per qualsiasi risposta.

    Daniele

  • Claudia-cipi ha scritto:

    Mi permetto di rispondere in base alla mia esperienza personale (il mio convivente è separato con una figlia a carico della madre). Vi ricordo però che non sono avvocato nè ho conoscenze approfondite in merito, quindi prima di prendere qualsiasi decisione forse è meglio che interpelliate il vostro legale di fiducia.

    ALFREDO credo che a 26 anni tua figlia debba prendersi le sue responsabilità: se non ha voglia di studiare che si trovi un lavoro, se non ha voglia nemmeno di trovarsi un lavoro che si arrangi. E questo te lo dico da figlia prima di tutto, perchè come madre invece capisco anche il desiderio di “viziare” un po’ i figli. Legalmente a 26 anni con la storia che hai raccontato penso che se ti rivolgessi ad un giudice lei perderebbe ogni diritto al mantenimento. 8 anni per una laurea breve da 3 anni sono decisamente troppi, a meno che non abbia impedimenti particolari ma visto che non ne parli immagino che non ne abbia. Se un genitore ha il dovere di mantenere i figli, i figli hanno l’obbligo di cercare di rendersi indipendenti appena possibile, mentre mi sembra che tua figlia si stia un po’ approfittando della situazione e non si stia impegnando abbastanza.

    PAOLO le spese di viaggio vengono considerate al momento di calcolare l’importo dell’assegno di mantenimento, così come tutte le altre spese e tutte le entrate di entrambi i genitori.

    DAN legalmente tuo padre deve versare l’assegno come tutti i mesi anche se per metà mese state con lui a sue spese, perchè l’importo dell’assegno viene considerato su base annua e per variarne l’importo è necessaria una nuova sentenza in tribunale (con relativi costi di avvocati e tempi necessari… pensa che nemmeno una busta paga a 0 per cassaintegrazione è sufficiente per pagare meno o pagare in ritardo l’assegno di mantenimento, per dire…). Nulla vieta poi a tua madre di contribuire al viaggio o rendere in qualche modo qualcosa a tuo padre, se pensa che sia più giusto, ma non mi sembra questo il caso.

  • Dan ha scritto:

    Ho capito. La ringrazio molto.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Claudia, ineccepibile come sempre. Nulla da aggiungere. Grazie

  • Jennifer ha scritto:

    Salve,

    vorrei sottoporVi delle domande chemi pongo ormai da 6 anni.
    Convivo con un uomo che prima era separata e da un anno divorziato.
    In omologa di separazione ha lasciato casa (di proprietà dei genitori dell’ex) i mobili, ha chiuso a proprie spese il c/c a loro intestato eccc…,Dalla loro unione è nato un figlio, ora ha quasi 10 anni, a quest’ultimo passava € 450,00 al figlio ed € 100,00 all’ex poichè non lavorava…. ma proprio dal fatto che è stato messo in omologo ormai è da cancellare.

    Si sono divorziati lo scorso anno, in sentenza di divorzio le condizioni sono cambiate:
    l’ex ora ha un contratto a tempo indeterminato e non percepisce più l’assegno di mantenimento, la note dolente però è un altra.

    Lui è statale, nel momento delle separazione ha guadagnato qualche soldo che è rimasto e che stiamo sfruttando per andare avanti specialmente ora che non lavoro( noi conviviamo da 5 anni circa.

    Al figlio come da sentenza deve passare € 500,00 + spese mediche, ludiche e scolastiche al SOLITO 50% (inutile commentare come spende i soldi del mantenimento anche se poi cmq viene sempre a batter cassa nascondendosi dietro il figlio…sai è per ns. figlio…è per lui….

    Ora il suo stipendio poichè ha una piccola indennità per un anno è di € 1.800,00 (altrimenti 1.600,00), lei percepisce uno stipendio di € 1.300/400,00.

    Ora faccio i conti della serva.

    Inutile dire che non ci si arriva a fine mese calcolando -
    900,00 di affitto, le utenze, delle multe pagate mensilmente dilazionate della gerit,un prestito di circa € 200,00 in busta paga, i viaggi per andarlo a prendere fuori roma ( quindi partire da roma fino a lì, da lì a roma per prenderlo e viceversa per riportarlo) altri circa € 200,00 mensili poi rimane il vitto mensile ns.

    Ora lui vorrebbe ridurgli l’assegno di mantenimento da € 500,00 a € 200/250,00.

    Premetto che il suo c/c è quasi in rosso.

    Chiedo a Voi dopo aver letto tutti i post, se sarà possibile fare ricorso e sopratutto se sarà (tutto condizionale visto che si tratta di “giustizia”) possible ottenere quanto richiesto.

    Grazie
    Donna “convivente”

    P.s. Vorrei anche io diventaqre mamma ma visto i presupposti come riusciremo a permettergli una vita dignitosa?!!!

  • Jennifer ha scritto:

    OPsss…. un pò di errori ortografici, ma non è facile scrivere facendo un sunto di getto… Spero che il concetto sia chiaro…

    Ancora Grazie anticipato

  • Claudia-cipi ha scritto:

    JENNIFER se non ci sono state variazioni sostanziali nelle condizioni economiche di nessuno dei dalla sentenza di divorzio una riduzione così drastica la vedo dura…
    L’unica è rivolgerti ad un legale di fiducia per spiegargli per bene la situazione nel dettaglio e sentire se si può fare qualcosa, ma sicuramente andrà per le lunghe e dovrete sostenere dei bei costi per l’avvocato, fatevi dire bene se c’è qualche speranza di variare questo mantenimento così vi fate due conti se vi vale la pena.
    La situazione la comprendo perfettamente: convivo con un uomo divorziato con figlia da mantenere, stipendio da operaio (poco meno di 1000 al mese) e io da impiegata (sempre sui 1000 mensili), un figlio che per il giudice non conta niente e tutte le spese che una famiglia in queste condizioni deve affrontare (quindi quelle relative alla gestione della figlia oltre a quelle di una famiglia “normale”. Mi è capitato anch edi non poter comprare delle medicine a mio figlio mentre l’altra figlia del mio compagno se ne andava al cinema e cena fuori tutti i fine settimana, per dire. Ma così è, non possiamo sindacare come si spendono i soldi del mantenimento, dobbiamo solo pagarli regolarmente come stabilito dalla sentenza.
    Però sugli extra si può fare qualcosa, ma bisogna vedere cosa c’è scritto di preciso nella sentenza di divorzio. In linea generale se la spesa poteva essere evitata o ridotta si può anche chiedere di non pagarla, ma visto che tanto devi sentire un legale per la riduzione dell’assegno puoi chiedere anche questo, non vorrei che nella sentenza di divorzio non fossero ben definite alcune clausole e rischiaste di trovarvi nei pasticci.

  • Jennifer ha scritto:

    Claudia

    purtroppo è quello che immaginavo… valuteremo il tutto senza ombra di dubbio.

    … privarsi di grandi cose personali/famigliari,le medicine per esempio e sapere che i tuoi soldi vengono spesi per cinema e cene varie!!!!! Puoi senz’altro capire il mio stato d’animo… e con questo non aggiungo altro, sarebbero solo chiacchiere “sterili”…ti terrò aggiornata chissà magari (ma non credo) non dovrò pagare lo scotto del suo passato.

    Grazie

  • raniolo marco ha scritto:

    ciao mi chiamo marco ho 30 anni forse troppo grande ma ho una domanda .mi hanno detto cheho dei diritti che dovrei farmi avere ma nn capisco le leggi vi spiego .io vivo con mia madre ho altri fratelli ma nn da parte di padre sono l unico di mio padre che e stao sposato in calabria poi si sono separati ed ha conosciuto mia madre sono nato io .il punto e che mi dicono che siccome nn hanno divorziato io avrei diritto al mantenimento essendo in gravi situazioni economiche e di salute si ma da chi dallo stato da mio fratello mai conosciuto mio padre nn ha ottenuto il divorzio e nn si e potuto risposare con mia madre convivevano.adesso mio padre e morto nel 2007 per una malattia e la piccola pensione se le presa quella che aveva sposato ma che nn ha voluto dargli il divorzio io guadagno poco i miei fratelli da parte di madre nn mi possono campare sono piu grandi e hanno la loro vita e vero che esiste una legge che potrebbe farmi avere qualcosa per vivere magri davvero c e e sono arretrati dico io sto male e nn riesco a comprarmi medicine piango dal dolore che provo nel cuore perche ha 30 anni nn sono capace di vivere con le mie forze che sto perdendo vi prego rispondetemi aiutatemi almeno voi se nn esiste niente mi mettero l anima in pace e andro avanti come sempre da soloper adesso vi ringrazio e cordiali saluti ..forse e una cavolta che mi hanno detto comunque e una domanda si ma molto importante per me se esiste qualcuno ho qualcosa che mi aiuti ha superare le difficolta ed a rivedere il mondo fuori visto che adesso nn cammino per una strana malattia. e le medicine costano molto e in casa sono diventato un peso per mia madre e i miei fratelli che navigano nello stesso mondo mio ,capito buonagiornata a tutti rispondetemi vi prego

  • iris ha scritto:

    salve,sono separata da 1 anno e mezzo,il mio ex marito paga gli alimenti(solo per il figlio) quando gli pare,continue lettere dagli avvocati ma non ritira la posta.Ho un figlio di quasi 12 anni che da qualche mese ha espresso il desiderio di vivere con il padre,è possibile chiedere la modifica dell’affidamento?(mio figlio ha vissuto i suoi primi 10 anni nel paese del padre e fondamentalmente li ha tutti i compagni di scuola con i quali è cresciuto).ho sentito il parere di un avvocato è vero che se l’affido viene dato al padre io dovrei trasferirmi nello stesso paese?grazie per la cortese attenzione(oltretutto in questo momento non neanche lavorando)

  • giuliano ha scritto:

    salve sono un uomo divorziato di 46 anni mi sono risposato da 4 con una nuova compagna che ha una giglia di 22 che studia e lavora
    io sono operaio ed il mio reddito e’ di euro 1100 mensili
    mia moglie lavora saltuariamente quando trova per pochi euro
    la mia ex moglie ha voluto euro 400 per il mantenimento della figlia che abbiamo avuto insieme e che non vedo quasi mai ,non per mio volere,adesso ho saputo che mia figlia svolge qualche lavoretto a nero e vuole andare all’universita’ io non posso permettermelo per pagare gli arretrati del mantenimento e i vari debiti fatti visto che sono stato disoccupato per 7 mesi ho venduto la casa che avevo fatto con la mia nuova moglie adesso non mi e’ rimasto niente praticamente pago un affitto di 55o euro posso chiefdere la riduzione dell’assegno almeno a 200 euro? sono disperato…grazie

  • Viola ha scritto:

    ciao a tutti.
    Mio fratello si sta separando dalla moglie, hanno un figlio di 11 anni.
    La casa coniugale, pagata da entrambi al 50%, è totalmente saldata e intestata a lei.
    Il regime patrimoniale è la separazione dei beni.
    Erano addivenuti ad un accordo consensuale che era stato depositato e l’udienza era stata fissata, ma l’accordo è saltato e quindi procederanno con causa giudiziale.
    Ora mio fratello intende comprare una casa per sé e per far ciò dovrà contrarre un mutuo.
    La domanda è: dai giudici verrà considerato che la rata di mutuo inciderà sul suo reddito ai fini del calcolo dell’assegno di mantenimento del bambino?
    Grazie, cordiali saluti.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    VIOLA sì, certamente, il nuovo mutuo è un’uscita che verrà considerata. Ovviamente tuo fratello dovrà produrre adeguata documentazione: a noi hanno chiesto il cedolino dell’ultima rata del mutuo pagato, ad esempio.
    Ma oltre a questa verranno considerate tante altre cose, come i redditi di entrambi, le bollette che pagano, eventuali altre rendite e/o spese fisse, il tenore di vita prima della separazione (soprattutto per il figlio) e non so quante altre cose. Il suo avvocato saprà sicuramente dargli indicazioni più precise riguardo il suo caso in particolare (tanto deve prenderlo per forza, per fare la giudiziale).

  • Viola ha scritto:

    Grazie per la risposta Claudia.

    Lui ha già l’avvocato, discuterà dei particolari in un incontro che ha a breve, intanto grazie a te abbiamo un’anticipazione.

    Il problema è che la ex vuole ridurlo in povertà ma giustamente lui invece vuole ricostruire una vita e, per cominciare, vuole comprarsi casa.

    Lui ha uno stipendio di 1.600 netti per 14 mensilità, per molti anni in 3 hanno vissuto solo con quello perché lei non lavorava, lei ha trovato un impiego part-time solo 3 mesi prima del botto e ora guadagna 900 euro al mese. La casa è tutta pagata e intestata (stupido) a lei.

    Inizialmente si erano accordati per 500 euro di mantenimento per il figlio, poi lei ha cambiato idea e pretende più denaro e un mantenimento per lei, in totale 800 euro al mese.

    Mi chiedo: ma davvero il giudice potrebbe obbligarlo a pagare quella cifra?
    Grazie, ciao.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    VIOLA la mia esperienza non mi consente di dirti se può concederle quella cifra, ma visto quello che paghiamo noi con i nostri stipendi potrebbe anche. Ci sono talmente tante variabili da considerare e non esiste un calcolo matematico e preciso per stabilire l’importo, quindi finchè il giudice non si esprime tutto può essere.
    1600 netti non sono pochi, ma se vai a vedere noi tra fisso, extra, spese varie per la gestione della bambina, spendiamo più o meno quella cifra ogni mese, guadagnando in due più o meno quella cifra e con un piccolo mutuo + affitto da pagare (nostro figlio invece non l’hanno considerato dicendo “dovevate pensarci prima”… non ti dico il nervoso, ma la legge è legge).
    Dipende anche se nella cifra sono compresi anche i cosiddetti “extra” o vengono conteggiati a parte “scontrini alla mano”… insomma, è praticamente impossibile dirti se la cifra è idonea o meno, mi spiace.

Lasciaci un commento!

Aggiungi un commento, o un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti per ricevere una notifica via RSS.

Sii gentile, niente spam.

Puoi usare queste tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.

Spam protection by WP Captcha-Free