L’assegno di mantenimento per i figli
Le questioni economiche sono sempre le più controverse in una separazione e spesso la contribuzione al mantenimento dei figli è il nodo centrale di ogni controversia.
L’assegno periodico per il mantenimento della prole è la forma di contribuzione che si inserisce nella quasi totalità delle separazioni di coppie con figli. E’ manifestazione del principio generale per il quale i genitori devono educare, crescere e mantenere i figli, finchè non ne abbiano da soli le possibilità.
Non esiste certo un tariffario o dei criteri matematici certi per stabilire l’entità dell’assegno. La norma (art. 155 c.c.) recita: “salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito (come sarebbe dovuto anche in costanza di unione) il giudice stabilisce, ove necessario (ovvero sempre quando i figli sono affidati o collocati presso un genitore), la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:
- le attuali esigenze dei figli;
- il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza tra i genitori;
- i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
- le risorse economiche di entrambi i genitori;
- la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT, in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice”.
Anche oggi che la regola dovrebbe essere l’affidamento condiviso tra i coniugi, è esperienza comune che i figli restino comunque a vivere presso uno dei genitori, pur trascorrendo del tempo, anche rilevante con l’altro. Il genitore collocatario, quindi, riceverà il contributo dall’altro, ma nel determinarne l’entità si dovrà tenere conto anche dei tempi di permanenza presso il genitore non collocatario.
Ormai, infatti, capita spesso che i figli coabitino con la madre, ma, magari, per facilità di orari di lavoro, trascorrano molti pomeriggi o serate con il padre, che provvede ad accompagnamenti negli sport, cene ed esigenze quotidiane. In questo caso è innegabile che l’assegno posto a carico del padre debba tener conto di questo impegno di tempo e di denaro.
Così come devono essere valutati economicamente i compiti domestici e di cura dei figli, anche quando rientrano nel poco considerato “lavoro casalingo”. Un genitore che lavora part-time per avere del tempo per i figli, dovrà godere di un maggior contributo da parte dell’altro coniuge, dato che con il suo lavoro domestico realizza un risparmio e quindi un valore economico per entrambi (ad es. costo di una baby-sitter).
Nella maggior parte delle considizioni di separazione si inserisce la clausola secondo la quale il genitore onerato dell’assegno di mantenimento, parteciperà al 50% delle spese straordinarie relative ai figli, intendendo quelle mediche, scolastiche e ricreative, queste ultime se concordate.
Su questo argomento, però, si creano spesso discussioni e conflitti, soprattutto quando queste esigenze economiche cambiano ed aumentano con il crescere dei figli. Consiglio sempre di specificare quanto più possibile la natura di queste spese, per evitare problemi futuri: bisogna sempre ricordare che le condizioni di separazione o di divorzio devono durare per anni e devono continuare a “funzionare” anche con il mutare delle esigenze. Le spese scolastiche dovranno comprendere anche una retta di scuola privata o no? Dovranno comprendere il pullman che magari evita al genitore collocatario l’accompagnamento o no? Le spese ricreative comprenderanno gite d’istruzione o solo palestra e sport? Le spese mediche contempleranno solo quelle inevitabili o magari anche trattamenti utili ma non vitali (non sapete quanto si discute su eventuali psicoterapie per gli adolescenti o cure dietistiche)? Più si riesce ad essere lungimiranti, più si eviteranno discussioni in futuro.
Va ricordato, poi, che il genitore collocatario o affidatario ha diritto a percepire gli assegni familiari relativi ai figli, sia che gli deirivino dal suo rapporto di lvoro, sia che spettino all’altro coniuge. In questo caso il non collocatario dovrà versarne l’importo corrispondente al collocatario.
Il dovere di mantenere i figli, sia in corso di unione dei genitori, che dopo la separazione, non cessa con la loro maggiore età, ma deve protrarsi fino ad una loro ragionevole autonomia.
Anche questa è una di quelle questioni che creano conflitti: il genitore onerato dell’assegno di mantenimento, spesso, raggiunta una certa età del figlio, inizia a fare pressioni, a volte giustificate, a volte meno, per interrompere la contribuzione.
Si deve tenere conto, e ne tengono conto anche i Tribunali, che oggi una reale indipendenza economica si raggiunge molto tardi. Se poi i figli intraprendono studi universitari (si suppone con l’accordo dei genitori) aumentano gli oneri ed i tempi della contribuzione si allungano.
Realisticamente oggi per un ragazzo con un diploma superiore, si dovrà considerare accettabile proseguire la contribuzione fino ai 26/28 anni e qualche anno in più per un laureato. E’ evidente che qui contano più i fatti che le teorie.
Un figlio è indipendente economicamente anche se ha un contratto non a tempo indeterminato, ma non lo è se ha un semplice contratto trimestrale senza possibilità di rinnovo o se fa dei lavoretti saltuari nel corso degli studi. Un figlio ha diritto all’assegno se non è indipendente, ma è suo dovere tentare di rendersi indipendente se non prosegue gli studi: quindi 6/8 anni dopo il diploma, anche se non ha ottenuto un lavoro stabile, non potrà più pretendere il mantenimento.
Dopo la riforma del 2006 (L. n.54/2006) il mantenimento al figlio maggiorenne dovrebbe essere corrisposto di preferenza direttamente all’avente diritto. Prima di tale riforma la regola era quella contraria: doveva essere versato comunque al genitore con il quale conviveva. La reale applicazione della nuova norma stenta un po’ ad affermarsi: in realtà se il figlio diciottenne, come è normale, continua a vivere in casa con un genitore, che provvede in tutto alle sue esigenze quotidiane, non ha senso modificare il beneficiario del versamento.
Capita però che il genitore onerato dell’assegno, un po’ per qualche ripicca con l’altro, un po’ per “farsi bello” con il figlio, un po’ perchè magari davvero non condivide la gestione del denaro per i ragazzi, chieda di versare direttamente l’assegno al figlio maggiorenne. Il buon senso dovrebbe aiutare, come in ogni caso: se il ragazzo finirà con lo spendere inutilmente quei soldi che dovrebbero servire per provvedere alle sue esigenze, questa è una decision e fuori luogo e, ancora oggi, qualsiasi Tribunale la avverserà. Al contrario, se il figlio diciottenne andrà magari in un’altra città per l’università, questa modifica, sicuramente utile e sensata, verrà considerata con maggior attenzione.
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Leggendo questo post mi vengono un sacco di domande. Forse anche un po’ OT. Mi sono sorpresa del fatto che l’assegno dovrebbe essere pagato fino ai 26/28 anni se il figlio non è indipendente economicamente. E per carità forse è giusto così. Però lasciatemi fare una considerazione un po’ provocatoria. In Svezia i ragazzi vanno a vivere da soli intorno ai 20 anni, e i genitori smettono di dargli dei soldi a quel punto. Ho conosciuto moltissimi ragazzi che si vergognavano a dover chiedere dei soldi ai genitori quando rimanevano senza prima della fine del mese. E allora mi viene una domanda: ma non è che noi i figli ce li coccoliamo un po’ troppo a lungo in Italia?
Serena, come ben sai (o hai ormai cancellato ogni traccia di memoria del tuo passato in Italia?!) qui è più che normale (non che accada sempre, ma non stupisce nessuno) che chi studia all’università lo faccia spesato di tutto punto dai genitori, senza neanche preoccuparsi di svolgere qualche lavoretto. Per di più è normalissimo che si resti a casa con i genitori almeno fino all’inizio della carriera lavorativa.
Adesso, poi, che i contratti precari già è un miracolo se ci sono e diventano la norma, ecco che arrivare a 26/28 anni per considerarsi economicamente indipendenti è già un buon risultato!
La giurisprudenza si adegua. Del resto se un genitore separato deve passare l’assegno ad un figlio più o meno fino a quell’età, il genitore con cui il figlio convive o i due genitori uniti, lo nutrono, lo vestono e lo spesano fino alla stessa età! Quindi che almeno il coniuge non convivente collabori!
Poi ognuno lavorerà sull’indipendenza dei propri figli come crede e assistito dalla buona sorta che capita (o che merita, a seconda delle teorie!).
scusate, ho bisogno di approfittare di questo articolo per quanto riguarda le spese extra: è vero che spetta al genitore affidatario decidere autonomamente dove, quanto e come spendere per il figlio, e all’altro non resta che pagare il 50% senza poter controbattere nè tantomeno rifiutare? perchè va bene l’assegno e il mantenimento e tutto, ma le condizioni economiche possono variare sia in bene che in male e/o il genitore non affidatario potrebbe non condividere alcune scelte (magari il tipo di sport o la struttura, per dire).
Claudia, il problema delle spese straordinarie è uno di quelli che generano maggiori controversie, per questo io consiglio sempre di essere più chiari possibile nelle condizioni di separazione.
In genere si procede così:
- spese mediche vere e proprie, sia improvvise che non: l’altra parte deve il suo 50% senza sindacare. Ovviamente può sindacare se una prestazione che poteva essere ottenuta col ticket viene effettuata in costosa clinica privata, o comunque può esprimere un parere sul professionista a cui ci si affida. Quanto meno è corretto avvisare l’altro genitore e, in caso di un pagamento scadenzato, come quello di un dentista, è bene farlo beneficiare della eventuale rateizzazione
- spese scolastiche: quelle necessarie come iscrizione, mensa, libri scolastici, ecc. non sono sindacabili. Per dcidere di mandare un figlio ad una scuola privata, invece, non si può prescindere dal consenso dell’altro genitore, se no la si paga da soli.
- spese ricreative (sport, gite, viaggi d’struzione): devono sempre essere “previamente concordate”, quindi l’altro genitore può sindacare non solo il dove e come, ma anche il se farle praticare.
E’ ovvio che in casi di particolare conflitto, dove non ci si accorda neanche su cose importanti, normalmente discutere se è meglio la piscina o il calcetto è l’ultimo dei problemi. Così capita spesso che il genitore affidatario si fa carico da solo della spesa perchè l’altro sostiene sempre che non era d’accordo. Del resto non si può ricorrere al giudice per tutto!
Claudia, ho dimenticato però di aggiungere che ci sono casi in cui nelle condizioni di separazione ci sono, proprio su questo argomento, vere e proprie formule-capestro, frutto di poca esperienza dei legali o di vera e propria manipolazione. Non è dunque infrequente trovare scritto che: “il padre si obbliga a corrispondere il 50% delle spese straordinarie” senza indicare quali e senza, soprattutto sottoporle al previo accordo. Così ci si trova obbligati a pagarle e basta.
Normalmente, in questi casi, i giudici ritengono sempre da valutare le spese ricreative, ma il problema è che bisogna nuovamente rivolgersi al giudice in caso di controversia.
Ho visto casi in cui il genitore non affidatario si accollava il 50% delle spese mediche, scolastiche, ricreatie e pure del vestiario, senza possibilità di sindacare quale vestiario! Ritrovandosi così con conti per vestitini firmati per i bambini…
Insomma, una questione sulla quale prevenire è molto meglio che curare!
ecco, sulla sentenza di divorzio mi sembra di aver letto questo che hai scritto, che il padre si obbliga a pagare il 50%, senze specificare nè di cosa nè che va concordato.
grazie mille per la risposta.
Ho ricevuto via email questo quesito, attinente all’argomento del post e rispondo qui perchè può essere di interesse per altri:
Sono divorziata con due figli di 8 e 14 anni. Il mio ex marito paga sempre in ritardo il mantenimento (ad esempio, il 19/11/2009 mi ha pagato il mantenimento di agosto). Dalla sentenza dovvrebbe pagarlo entro il 20 di ogni mese, ma lui fa’ quello che vuole. Oltre a questo e’ dal mese di maggio che non paga piu’ le spese extra e la somma ha gia’ superato i duemila euro. Nonostante tutti i miei solleciti a lui non interessa. Non posso permettermi un avvocato ma non so che fare…
Purtroppo i ritardi nei pagamenti sono un problema molto frequente e spesso non sono affatto episodici. In questi casi, quando i richiami verbali o scritti cadono nel vuoto, l’unico rimedio veramente efficace, se il genitore obbligato è lavoratore dipendente, è quello di proporre un ricorso per modifica delle condizioni di divorzio o separazione chiedendo che il giudice riconosca il pagamento diretto del mantenimento da parte del datore di lavoro, con prelievo mensile dallo stipendio. E’ possibile chiedere il pagamento da parte di qualsiasi terzo che debba corrispondere somme periodiche al genitore obbligato, quindi, per esempio, se è proprietario di un immobile affittato (ovviamente non in nero!), si può chiedere che sia l’inquilino a pagare parte del canone direttamente a chi deve percepire il mantenimento.
In caso di ritardi consistenti e ripetuti non c’è alcuna difficoltà ad ottenerlo.
Per quanto riguarda le spese straordinarie, l’unico modo è chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo per agire poi esecutivamente: è necessario ovviamente avere tutti i giustificativi di spesa.
Certo, metodi extragiudiziari per costringere una persona a pagare, non ce ne sono (o meglio, ce ne sono, ma non sono legali). Tieni conto che tutte queste procedure giudiziarie sono esenti da spese. Per di più se il tuo reddito è al di sotto dei minimi previsti (circa € 10.000) è possibile l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
Mi rendo conto, però, che chi dimostra tanta noncuranza nell’adempimento delle sue obbligazioni è spesso una persona che non teme le procedure esecutive, in quanto magari, sulla carta, non possiede nulla. In questi casi, purtroppo, si crea un vero e proprio vuoto concreto di tutela.
Ancora un quesito ricevuto via email:
Mio fratello ha convissuto con una donna dalla quale ha avuto una figlia che ora ha 7 anni. Due anni fa si è sposato ed ha avuto una figlia. Con la madre della prima figlia ci sono sempre stati scontri. Lui ha sempre corrisposto un assegno di 250 euro al mese più la metà delle spese mediche sportive e sclastiche. L’assegno è stato deciso insieme con non poche difficoltà e liti, in base comunque alla situazione economica di lui, che ha anche un mutuo da pagare. Da quando è nata la seconda bimba la sua ex è diventata più esigente e pretende un assegno di 450 euro. Di recente si è recata da un avvocato e ha minacciato di portarlo davanti ad un tribunale se non viene accontentata. Sei mesi fa lui ha perso il lavoro e nonostante ciò ha sempre dato tutto, sia i 250 euro che le spese extra. La bambina sta con lui un fine settimana si e uno no. Cosa potrebbe decidere un giudice davanti ad una situazione del genere? Quello che lui da ora è sufficiente?
In teoria la nascita della seconda figlia potrebbe essere un motivo per ridurre il mantenimento, non per aumentarlo. E’ però costante giurisprudenza che la nascita di un altro figlio non possa essere motivo, di per sè, per ridurre il mantenimento. Ciò posto, davvero non potrà mai essere un motivo per aumentarlo!
Immagino che la ex compagna vorrà fondare la richiesta di un amntenimento maggiore su qualche rilevante variazione di reddito: ma tenuto conto che tuo fratello ha perso il posto da ben 6 mesi, non vedo proprio su cosa potrebbe fondare tale richiesta!
Diciamo che dovrebbe considerarsi molto fortunata se non è tuo fratello a chiedere una modifica del mantenimento in base al suo stato di disoccupazione.
In effetti non è un assegno molto alto, però, se era commisurato al reddito prima, figuriamoci se non lo è adesso che il reddito non c’è.
Quindi, il mio consiglio è di non cedere a tali atteggiamenti vagamente “minatori” e, se riterrà di proporre un ricorso al tribunale, che lo faccia!
Buongiorno,scusate se disturbo,sono rumena,legalmente in italia,sn divorziata,ho una figlia di11anni.da agosto 2008che i giudici dalla romania hanno fisssato l’assegno di mantenimento x mia figlia,il padre che lavora in regola in italia nn mi ha mai datto i soldi.io vi chiedo un aiuto,posso chiedere qui,in italia,che lui versi i soldi che aspetta di diritto a mia figlia?e se la risposta e si,qualcuno sa dirmi dove mi rivolgo?ah..io purtroppo ora nn lavoro,questo puo essere al suo favore?scusate se magari ho sbagliato scrivere,ma ancora sto imparando l’italiano.GRAZIE
@ livia: esiste un procedimento giudiziario chiamato “delibazione di sentenza straniera” con il quale si da valore in Italia ad una sentenza pronunciata da un giudice straniero, se risponde ai principi fondamentali del diritto italiano. Dopo questo riconoscimento si può eseguire la sentenza anche qui in Italia. Devi comunque rivolgerti ad un legale.
grazie Silvia,quindi tu mi consigli di rivolgermi a un avvocato qui in italia,proviamo,anche xke in romania li ha fissato il mantenimento di 30euro mensili,una vergogna,visto che lui prende il minimo di1600euro mansili.cmq grazieeeeeeeeeeeeeeee
buongiorno, sono separata dal 16 luglio2008, di comune accordo il mio ex marito dichiarò davanti al giudice che avrebbe versato una tantum come assegno di mantenimento per me e una quota mensile, per 13 mensilità per nostra figlia minore, notificammo il decreto alla ditta presso cui lavorava e la ditta per un mese verso quanto stabilito. venni a conoscenza che mio ex marito si era dimesso, confermato anche dalla ditta alla quale feci richiesta, da allora non è stato dato un solo centesimo ne per mia figlia ne per me. nonostante i ripetuti solleciti personali e tramite avvocato niente è cambiato. cosa posso fare? mi è stato consigliato di notificare l’atto al padre del mio ex in quanto pare, esista una legge che obblichi il parente più prossimo ad ottemperare agli obblichi di suo figlio…grazie la saluto
@ teresa, in effetti non è così automatico. Dovresti dimostrare l’assoluta impossibilità di eseguire coattivamente l’obbligo di mantenimento nei confronti di tuo marito, provando che non ha reddito, non ha beni ed è del tutto impossidente e quindi, con ricorso al Tribunale, citare direttamente tuo suocero perchè gli venga attribuito l’obbligo al mantenimento.
Vorrei sapere se nel caso di richiesta da parte del padre di modificare l’assegno di mantenimento per diminuirlo adducendo di essere ora pensionato, la madre può ribattere chiedendo di rivedere la sentenza tutta e chieder di poter essere riborsata della parte alla quale rinunciò relativa al prorio assegno che avrebbe dovuto garantirle il mantenimento del tenore di vita, ovviamente divenut inferiore dopo il divorzio.All’epoca, 10 anni fà, ella fu indotta alla rinuncia con pressioni psicologiche da parte dell’ex che la incolpava del divorzio. Grazie.
Le modifiche all’assegno di mantenimento devono basarsi solo su fatti successivi alla separazione/divorzio che abbiano cambiato la situazione di fatto. Se il marito chiede di diminuire l’assegno sostenendo di aver avuto un mutamento di condizioni economiche, la moglie potrà dedurre, con le prove necessarie, che anch’essa ha subito una diminuzione di reddito tale da rendere impossibile la riduzione dell’assegno.
Salve,non so se è la pagina adatta per questo quesito, mi chiamo Giorgia e sono una mamma di due bimbi, divorziata e con l’affido congiunto anche se i bimbi hanno la residenza e dimora presso la mia abitazione. La mia domanda e’ la seguente: Ho trovato diverse informazione vaghe riguardante gli assegni familiari inps ma vorrei la certezza di non commettere passi falsi. Io e il mio ex marito ormai non abbiamo piu’ “buoni rapporti” e lui non vuole firmare la rinuncia per gli assegni. versa ( dopo miei notevoli sforzi, sono riuscita ad avere la corresponsione diretta del mantenimento figli) 500 euro per i piccoli, e convive da un anno con una donna che lavora. Ho letto che nel nostro caso, non essendoci nessun accordo scritto sulle carte del divrzio, che gli assegni possono essere chiesti da un solo genitore e che saranno gli stessi a decidere chi, ma in mancanza di tale accordo l’autorizzazione alla percezione della prestazione familiare verrà accordata al genitore con il quale i figli risultino conviventi in base a quanto previsto dall’art. 9 della legge n 903/1977. Devo necessariamente rivolgermi al giudice oppure posso inserire tale legge sulla domanda per gli assegni? Il mio ex marito è facile alle denuncie (per ripicche) Io come dipendente non arrivo ai 1000 euro di stipendio. grazie per l’attenzione
Giorgia, puoi senz’altro chiedere gli assegni, dato che il tuo ex marito li sta percependo illegittimamente: attualmente, percependoli, dovrebbe versare a te l’importo corrispondente.
Puoi tranquillamente fare domanda citando la norma. Non sei passibile di alcuna denuncia o rivalsa.
Buongiorno, sono un papà divorziato da molti anni, mia figlia l’anno scorso ha compiuto i 18 anni, da qualche tempo i rapporti con la mia ex moglie sono peggiorati nonostante sia sempre stato puntuale nei pagamenti di tutte le tipologie di spese, questa volta mi vedo recapitare una richiesta per un viaggio di istruzione di 500 euro.
premetto che negli anni passati ho pagato anche questo tipo di spesa, ma adesso mi viene il dubbio se sono obbligato o se è mia la scelta di corrispondere il 50%, nella sentenza di divorzio a riguardo la voce dice…
“”che il padre contribuisca a fronte della loro documentazione e fino alla concorrenza della metà, alle spese scolastiche, mediche specialistiche non mutuabili e dentistiche”"
come devo comportarmi?
Grazie
Giovanni
Giovanni, in effetti non hai un obbligo in tal senso. Per le spese mediche e scolastiche si considera, per giurisprudenza costante, che vadano divise al 50% anche se non è specificato nella separazione (sono considerate necessarie). Per le spese ricreative o d’istruzione in senso più ampio (come i viaggi) non c’è dovere di contribuzione se non specificato nelle condizioni di separazione.
A tutto voler concedere che quato viaggio sia stato d’istruzione e, quindi, a volerlo pure far rientrare tra le spese scolastiche (ma attenzione, è una forzatura!) la spesa doveva essere prima concordata. Quindi doveva esserti comunicata l’intenzione di fare il viaggio, i costi, i tempi, ecc. ecc., in modo che potessi esprimere il tuo consenso o meno.
certo, tutte donne specialmente claudiacp:
ecco, sulla sentenza di divorzio mi sembra di aver letto questo che hai scritto, che il padre si obbliga a pagare il 50%, senze specificare nè di cosa nè che va concordato.
grazie mille per la risposta.
Sicuramente si deve divorziare e gia’ prepara cosa far scrivere
sulla sentenza , pover’ uomo_
Io questa la manderei in SIBERIA a spaccare la legna tutto il giorno fino a che le dita delle sue mani si rompono dal ghiaccio_
Cara claudiacp, spero tanto che non ti sara’ permesso di fare alcuna cosa di cui sai_
Camillo, a parte il fatto che questo è il post con maggior numero di commenti da parte di uomini, credo proprio che dovresti rileggere meglio la sequenza di domande e risposte, così potresti accorgerti che la mia risposta a cui ti riferisci era proprio tesa alla tutela del coniuge onerato del mantenimento.
Credo, poi, che nella meravigliosa ed incontaminata regione della Siberia ci sia gente che fa anche altro che non sia spaccare legna tutto il giorno.
Comunque spero che, se come traspare dal tuo commento esiste un rapporto diretto con claudia cipi, vorrai risolverlo in sedi più opportune di questa.
Camillo
non so chi tu sia nè me ne importa più di tanto.
Giudicare è sempre brutto e se è vero che a pensar male di solito ci si prende, questa volta ti è andata male.
Sono divorziata, ma in ottimi rapporti con il mio ex-marito, e non percepisco alcun mantenimento nè mai l’ho chiesto, nonostante qualche difficoltà economica che ho avuto. E mi reputo persona onesta e ne vado fiera.
Le mie domande derivano da una situazione ben diversa da quella che tu immagini: il mio compagno, nonchè padre di mio figlio, nonchè uomo che vorrei sposare appena possibile, è costretto mensilmente a versare questo fantomatico 50% delle spese extra che la sua ex-moglie sostiene per la figlia, ma sinceramente le sue spese extra per me sono assurde e sicuramente molte sono evitabili e mi sono sempre chiesta se davvero dovessimo pagare il corso di pallavolo o di ballo senza nemmeno poter esprimere un parere. e se la volesse mandare a cavallo? E’ uno sport che potrebbe essere pericoloso, e sicuramente ben più oneroso di altre attività sportive, e noi non potremmo permettercelo, nemmeno se paghiamo solo la metà: possibile che nemmeno in quel caso si possa discurete e trovare un accordo? Che le decisioni spettino solo a lei e mio marito debba solo stare zitto e pagare? La figlia è anche sua, caspita, avrà pur diritto di dire qualcosa! E se una spesa non si può affrontare perchè è troppo alta, deve avere il diritto quanto meno di contestarla. Perchè sinceramente, alla fine di tutto, per come stanno le cose ora mio figlio è davvero penalizzato, dal punto di vista economico e con tutto quel che ne consegue.
Alla luce di questo, Camillo, in Siberia vacci tu, che magari col freddo sbollisci la rabbia che hai dentro e ti si chiariscono le idee. Se hai incontrato una persona perfida, non significa che anche tutte le altre lo siano.
E per fortuna che ricevo i commenti a questo post per e-mail, altrimenti non avrei nemmeno mai saputo che un perfetto sconosciuto mi staa insultando gratuitamente dopo avermi giudicata male.
Claudia.
PS: Silvia scusa se ho usato questo tuo spazio, ma non sopporto di essere giudicata male quando non me lo merito, e visto che lui si è permesso di farlo pubblicamente, pubblicamente ho dovuto rispondere.
Claudia-cipi, ti ringrazio, piuttosto, per questa tua civilissima replica. Ho preferito rispondere a Camillo, piuttosto che rimuovere il suo commento (che ritenevo offensivo nei tuoi confronti) per spiegare, a lui e a chiunque altro decidesse di usare questo spazio per polemiche sterili e mal poste, che abbiamo argomenti validi per sostenere quello che scriviamo.
buongiorno, avrei bisogno di un consiglio con urgenza,
assisto disarmato ad una situazione scorcentante a dir poco, la mia attuale compagna ha due figli con due uomini diversi l’ultimo dopo una convivenza precedente e nato il secondo figlio ora ha 2 anni, e da qui la disperazione, questa donna lavora parecchie ore per poter campare al meglio, ovviamente con l’aiuto di una baby sitter nonna e sorelle, il padre vede questo figlio due volte la settimana dalle 6.30 alle 20.30 e a wekend alterni dal sabato mattina alla domenica sera dopo cena, a parte le continue denunce infamanti e prive di ogni buon senso nei confronti della mamma, quest’uomo non è mai disponibile ad accudire in altri orari il figlio pretendendo di sapere dov’è il figlio insultando la madre e denunciando la cosa come se fosse un’abbandono del figlio pur sapendo del lavoro che svolge la mamma che lavora in un centro commerciale dove gli orari difficili e fino a sera tardi creano notevoli difficoltà. la baby sitter viene pagata sempre puntuale con difficolta ogni fine mese dalla mamma. il padre fino ad ora consegnava l’assegno di mantenimento (saltando 2 mensilità al momento)spesso fuori tempo causando scoperti di conto corrente quindi interessi da pagare, adesso dopo un ennesimo scontro e denucia decide che se la madre vuole i soldi si deve recare lei o delegando qualcuno a casa sua del padre abitando a 10 km di distanza..vivo la disperazione quotidiana di questa donna esausta sfinita da questo comportamento del ex compagno in 1000 atteggiamenti negativi…purtoppo ancora non c’è un accordo con degli avvocati ma solo un accordo deciso dall’ex compagno e accettato per il quieto viveredalla mamma, a oggi la mamma e seguita da un avvocato d’ufficio ma l’ultima volta che si è sentito è stato agosto 2009 ma scosa si può fare??
sono preoccupatissimo dello stato mentale della mamma sull’orlo di una crisi nervosa…
grazie
Silvia,
grazie per il tuo bell’articolo. Ho letto con interesse anche i post degli altri lettori.
Il mio problema per ora è molto semplice. Ma sto cercando informazioni e consigli per poterlo affrontare al meglio, visto che purtroppo queste sono questioni costose. Il mio fidanzato è divorziato con un bambino (non separato, divorziato), al quale contribuisce mensilmente alle spese secondo sentenza del tribunale ordinario. Fortunatamente la madre è una donna di buon senso e molto dignitosa. Il problema risiede nel fatto che il mio fidanzato ha poi avuto un figlio con un’altra donna, che non ha sposato, e con la quale non convive più. Tale ex-compagna fino ad oggi ha accettato un accordo privato sia in termini di tempo che il bimbo trascorre con il padre, sia in termini economici. Ma ultimamente sta alzando il tiro, e io e il mio fidanzato siamo molto preoccupati perchè non sappiamo come muoverci. A chi dovremmo rivolgerci? So che anche qui il modo per mettere a posto le cose è rivolgersi al tribunale civile (quello di competenza sarebbe quello dove risiede il bimbo con la ex compagna?), ma vorremmo anticipare questa donna. Dobbiamo rivolgerci ad un avvocato? O ad un consulente? E che tipologia? Inoltre, verrebbe messa in discussione la cifra che passa al primo figlio?
Premetto che il mio fidanzato percepisce un discreto stipendio ma paga un affitto oltre a mantenere due bambini di due nuclei familiari diversi. Nessuna delle due ex donne convive o si è risposata.
Grazie per qualunque consiglio.
Anna, capisco che la situazione sia piuttosto onerosa per il tuo fidanzato.
Se la ex-compagna “alza il tiro” oltre al sostenibile, non è davvero il caso di tollerare.
Il mantenimento al primo figlio non può diminuirlo un giudice adito per decidere del mantenimento del secondo. Solo il padre potrebbe chiedere una modifica delle condizioni di divorzio per diminuire il mantenimento, ma ormai c’è una giurisprudenza piuttosto consolidata contraria alla riduzione del mantenimento per sopravvenienza di un altro figlio.
Sul secondo figlio decide il Tribunale ordinario solo se si discute esclusivamente di mantenimento e condizioni economiche. Se si discute anche di affidamento e modalità di visita l’intera competenza (anche per il mantenimento) si sposta al Tribunale per i minorenni.
Se la richiesta della ex-compagna è eccessiva, che la rifiuti semplicemente e, possibilmente, per scritto, motivando il rifiuto (richiesta eccessiva rispetto al reddito e agli altri impegni economici, come affitto e mantenimento del primo figlio). Questo potrà essergli utile per produrlo in tribunale se ci si arrivasse.
Proponesse una cifra che ritiene congrua, se viene chiesto di più, può rivolgersi lui per primo al tribunale.
Grazie per la risposta Silvia.
Ho capito, quindi il mantenimento del primo figlio non viene toccato (e ti dirò, mi fa piacere perchè è un ragazzino che merita, e sta entrando nell’età in cui le esigenze giustamente crescono) in sede di decisione per il secondo, che è un bambino piccolo, con scarsi bisogni e un nucleo familiare d’origine numeroso. L’affidamento non è in discussione, il problema è in termini di week end, vacanze ed ovviamente economici. Ma ti dirò, un grosso problema è il tempo libero, il mio fidanzato ne ha poco e deve dividerlo con figli distanti d’età, con esigenze diversissime. E anche con me. Mi pare di capire che l’unica soluzione sia quella di entrare in conflitto con la ex compagna, perchè purtroppo è completamente irragionevole. Cercheremo di capire come muoverci presso il tribunale ordinario, e capire soprattutto se è più conveniente una sentenza o portare avanti l’accordo privato in essere, che per quanto precario, lascia ancora un poco di spazio alla mia relazione con lui (premetto che la convivenza non è nei nostri piani, quindi i weekend sono fattore cruciale). Il lavoro del mio fidanzato lo impegna almeno 9 ore al giorno, e 90 minuti d’auto fra andata e ritorno. Inoltre il suo piano ferie prevede massimo 2 settimane estive e una a Natale. Questo è il problema. La sua ex compagna vuole weekend alterni dal venerdì sera alla domenica sera dopo cena, una settimana di vacanze estive e presenza durante le feste comandate, oltre a disponibilità piena a cambiare turni e vicende quando lei ha problemi vari. Pretende inoltre il pagamento per intero di spese mediche, scolastiche e ricreative, oltre al bonifico mensile. Bellissimo, ma il bimbo ha appena 3 anni! E percepisce tra una cosa e l’altra appena un 100 euro in meno dell’altro, che ne ha 14, la cui madre lavora part-time. E va a scuola il sabato. I 2 bambini abitano a 70km di distanza. Speriamo in bene. Cmq un piccolo appello a tutte le donne: gli uomini saranno anche fessi, ma non tentate di incastrarli mettendo al mondo bimbi non cercati. Sarete infelici tutti quanti.
Certo la vita del tuo fidanzato è un puzzle…
Già se il problema si pone in termini di permanenza con il padre nei w.e. e nelle vacanze, la competenza si sposta al tribunale per i minorenni. Ma comunque non è una gran differenza.
Un vecchio e noto adagio forense recita: ” una buona transazione è sempre meglio di qualsiasi vittoria”, quindi se riuscisse ancora ad arrivare ad un accordo con la ex è sempre meglio.
Per quanto riguarda la permanenza col padre a w.e. alterni e una settimana estiva, certo, è considerato il “minimo sindacale”… quindi meglio accettare e via. Per il mantenimento perchè dovrebbe pagare per intero spese scolastiche/mediche/ricreative? A meno che lui non abbia un reddito MOLTO, ma molto superiore a quello della ex, non mi sembra ci sia motivo di cedere. Se il 50% a testa appare non congruo, si può fare 40 e 60, ma addirittura il 100% al padre… E poi consiglia sempre di formalizzare per iscritto che le spese scolastiche e ricreative (no quelle mediche) devono essere preliminarmente CONCORDATE e quelle mediche non urgenti concordate in merito alla scelta del medico o della struttura.
Mh, è il mio timore. vediamo se si riesce a fare un accordo scritto. No, il padre guadagna bene, ma un terzo dello stipendio va nel mantenimento. Poi ha spese extra, che paga per intero con la storia che lui guadagna di più, al bimbo piccolo e al 70% al ragazzino. Poi affitto, spese trasporto etc. Senza sfizi particolari, diciamo che il netto godibile per il suo sostegno alimentare e ricreativo si aggira attorno alla cifra di uno stagista. Questo perchè la ex compagna è un’impiegatina, quindi sulla carta, pur avendo casa di proprietà e vivendo con i genitori accanto, sai com’è.
vediamo cosa riusciamo a concordare. Lei ovviamente per ora cerca di “fare i dispetti”, ma finchè i soldi le arrivano, sta abbastanza buona. Ma è inaffidabile.
E sì, la vita del mio fidanzato è un puzzle. Per non dire altro. Cmq alla fine, sto cercando di capire io come fare perchè non ha tempo nemmeno per questo, tranne nei we che passa con me
Senza contare il problema del ragazzino grande, che adesso avrebbe bisogno molto di suo padre, e deve dividerlo con un bimbo di 3 anni e la cosa lo fa soffrire e lo capisco. Grazie di tutto Silvia!
Buongiorno,vorrei chiedere se è possibile ridur9re l’assegno di mantenimento per mio figlio.Mi sono separato 8 anni fa ed allora mia moglie era disoccupata.Quando decisi di separarmi ero un pò disorientato e mi sentivo anche in colpa e quindi accettai di mettere un solo avvocato per tutti e due(che tra l’altro scelse lei)e di firmare le condizioni che loro avevano stabilito.Praticamente oggi io verso 520 euro al mese per un solo figlio ed il mio stipendio è di circa 1830 euro.Pago un affitto di 480 euro ed ho una compagna che attualmente è pure disoccupata.Avremmo intenzione di avere un figlio ma facciamo davvero fatica ad arrivare a fine mese e addirittura a mangiare.Volevo quindi chiedere se è possibile chiedere di ridurre l’assegno di mantenimento considerando che a differenza di allora lei ora lavora a tempo indeterminato,ha una casa sua e non paga affitto,percepisce(a detta sua)1000 euro al mese di stipendio più i 520 euro miei e più il 50% delle spese straordinarie.Tutti quelli che sento e che si sono separati so che versano alla moglie circa 250 euro per un figlio solo.E’ giusto che io continui a faticare ad arrivare a fine mese e lei invece possa permettersi di farsi i viaggetti all’estero cosa che fa tutti gli anni?Io le vacanze non posso permettermele.Grazie
Massimo, per la modifica delle condizioni di separazione è necessario un cambiamento nello stato dei fatti dal momento della separazione a quando si chiede la modifica.
Il fatto che allora tua moglie fosse disoccupata ed ora ha un lavoro stabile è un motivo più che valido e dovrebbe essere il punto centrale della tua richiesta, oltre a dimostrare che sei in difficoltà economica con queste condizioni.
Buongiorno,
sono divorziato da ben 15 anni e risposato in seconde nozze da 12. Ho in tutto 4 figli: 2 con la prima moglie e 2 con la seconda.
Ho sempre versato il mantenimento puntuale come un orologio per tutti questi anni e le spese straordinarie senza batter ciglio anche se con difficoltà.
Quando la mia primogenita ha trovato lavoro e si è resa autonoma economicamente, mi sono rivolto al giudice – affrontando ingenti spese legali per una semplice riduzione del mantenimento – e sono riuscito ad abbassare la rata mensile per il secondogenito. Il giudice, in questa occasione, non ha scritto nulla a riguardo delle spese straordinarie, nè che era tutto compreso nè che dovevo corrispenderle al 50%, nè quale tipo di spesa.
Ora la mia 1° moglie incalza con cifre paurose per spese extra: dentista, occhiali, scolastiche, calzature da 200,00 € al paio, ricariche telefoniche, la metà del motorino e della relativa assicurazione e via dicendo. Io ho altri due figli piccoli a cui badare e con la crisi sono anche in cassa integrazione, ma la mia ex-moglie non ne vuole sapere. Sono a chiedere se devo corrispondere tutte queste spese anche se sulla variazione del mantenimento non c’è scritto nulla di esplicito? Ci sono spese prioritarie e non? A ottobre diventa maggiorenne e sicuramente vorrà la macchina. Dovrò corrispendere per la metà senza obiettare?? Io mi sacrifico e i miei due bambini piccoli si accontentano di scarpe da 10 euro e devo pagarne 200,00 per quello grande? Com’è possibile tutto ciò?
Grazie per chi mi volesse rispondere e ragguagliare.
saluti.
Vinicio, in assenza di una pattuizione esplicita si considerano sempre da dividere al 50% le spese mediche, ma, come ho già detto in altri commenti, puoi chiedere di essere consultato in merito a quale medico o a quale struttura rivolgersi (per esempio puoi pretendere che, in caso di visite o esami non urgenti ci si rivolga al SSN).
Per le altre spese in assenza di previsione esplicita possono considerarsi dovute giusto quelle scolastiche per la scuola pubblica (se non avete concordato la frequantazione di una scuola privata).
Tutto il resto mi sembra assurdo pretenderlo: ricariche telefoniche??? scarpe da € 200??? L’abbigliamento è compreso nel mantenimento, le scarpe da € 200, poi sono autentico lusso. Sul motorino e sulla macchina devi essere consultato e puoi legittimamente dire: non me lo posso permettere (vista poi la cassa integrazione!).
Ritieniti obbligato a pagare metà del dentista e degli occhiali, ma ricordati che puoi scegliere anche tu quale dentista, quale oculista e quale ottico!
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