Donne uccise

Parto da qui: un’intervista di Flavia Amabile, su La Stampa, a Vittorino Andreoli, notissimo psichiatra, sulla strage familiare recentemente commessa a Brescia.
Prima qualche precisazione: a Brescia un uomo ha ucciso la ex moglie, il suo compagno, la figlia ventenne della donna e il fidanzato di quest’ultima. Le cronache parlano di “gelosia” come movente e di successivo tentativo di suicidio dell’omicida, opportunamente sventato. (Qui un articolo di cronaca più completo)
Gelosia, sì. Ma anche sostanze stupefacenti. Sostanze, come quelle assunte abitualmente dal padre che a Roma ha gettato nel Tevere gelido un bambino di 16 mesi. Sostanze, come quella che girano ovunque, a portata di mano di tutti e che sono causa di delitti di sangue ma anche di reati “minori”, della distruzione di tante famiglie e che, oggi, sono una delle prime cause di separazione nelle coppie.
Ma parlare di gelosia forse è più semplice.

Flavia Amabile è una giornalista che stimo molto: una donna che scrive di quei fatti e di quelle storie di cui è necessario scrivere sui giornali. Lei fa lo slalom tra le non-notizie e l’informazione inconsistente che ogni giorno ci piove addosso e quando si mette alla tastiera, lo fa sempre per dire qualcosa di cui si sente la necessità di sapere.
Questa intervista a uno psichiatra noto, reso ancor più noto dalle cronache giudiziarie, mi lascia molto perplessa: le domande sono quelle giuste, dalle quali leggo tutta la perplessità della Amabile. Le risposte mi sconcertano.

L’intervistato definisce la famiglia allargata coinvolta nella tragedia come una “famiglia molto complicata” (in quanto c’era una figlia adulta nata da una precedente relazione, tre figli nati dall’unione tra l’assassino e la vittima e un probabile compagno o solo frequentatore della donna uccisa, dopo la separazione), in cui gli equilibri sarebbero stati molto fragili. Indicando nella “gelosia“, quasi personificata, il “personaggio principale” della vicenda (suscitando un certo stupore dell’intervistatrice).
Famiglia complicata? Ma neanche tanto, mi sembra. Tutte le famiglie sono complicate, già Tolstoj ce lo ricordò nell’incipit di Anna Karenina (Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo).
Gli equilibri sono spesso fragili, ma fortunatamente molti non uccidono per questo.
Il mio primo dubbio sta in questa affermazione “il personaggio principale è la gelosia“. No, le donne vengono uccise, a centinaia, nelle loro famiglie e non possiamo più nasconderci dietro la gelosia. Le donne vengono uccise per ferocia, perchè non c’è una cultura del loro valore, perchè non c’è l’abitudine a considerarle soggetti di scelte. Le donne vengono uccise per ignoranza molto più che per gelosia. Vengono uccise dai loro compagni, dai mariti, dai padri dei loro figli. La gelosia lasciamola stare.

Per lo psichiatra le “famiglie complesse“, quelle in cui ci sono separazioni e nuovi figli, sono il frutto della “società moderna” e sarebbero gestibili solo con legami razionali tra le persone (come del resto un po’ tutti i rapporti umani, direi).
Queste famiglie “complesse”, a mio avviso, sono il frutto della volontà di cambiare ciò che non va, da parte di donne che hanno capito che sopportare non è il loro compito naturale. Sono atti di coraggio, sono un gesto di vita e di libertà da parte di donne che non accettano di essere proprietà di nessuno. Sono cose che succedono nella vita delle persone, come prendere atto di un fallimento e cercare di aprire un nuovo capitolo della propria vita, anche per i figli, ma non solo.
La “società moderna” lasciamola stare ogni tanto, che la società non ha corpo, mente e anima. La società siamo noi. Evitiamo di far intendere che i matrimoni non funzionano più per via delle donne nella “società moderna”, perchè questa mentalità fomenta la mente malata di chi uccide. Questo non è un omicidio della “società moderna”, è un omicidio che viene da un passato che non riusciamo a sradicare, che non è mai ancora passato e non riesce a diventarlo in questo Paese, perchè c’è sempre un “dramma della gelosia” a farlo riemergere.

A nulla vale l’obiezione della giornalista, secondo la quale le famiglie allargate sono fonte anche di tanta ricchezza. Pure nel rispetto mostrato per i “nuovi matrimoni” (ma poi in questa vicenda, non c’era alcun nuovo matrimonio!) si sottolinea ancora come questi siano “il risultato della società moderna” e vengono definiti “armi nelle mani di alcune persone che possono non essere in grado di controllarsi e di fare stragi“.
I nuovi matrimoni sono le armi? No, le armi sono quelle con cui sono state uccise 4 persone, per ferocia e ignoranza, per senso del possesso su un altro essere umano. Le armi sono quelle nelle mani dei carnefici, non sono le nuove unioni. Nessuno ha brandito una nuova unione come un’arma contro il responsabile di questa strage. Le armi sono di metallo e di esplosivo, sono lame e corde, sono parole violente, sono mani e pugni. Per favore, non cerchiamole altrove e diamo ad ogni cosa il suo nome.

Ma perchè le vittime sono sempre le donne, in queste storie? “…in caso di separazione le donne sono più capaci di mostrare il buonsenso necessario, sanno dominare il senso di sconfitta che si prova in questi casi. Sono concrete, si occupano dei figli o, se non ne hanno, hanno sempre e comunque un padre o una madre a cui pensare, sono essere dotati di una concezione sociale della vita“.
Comprendo questa affermazione dell’illustre medico, perchè purtroppo è statisticamente vero quello che dice. Ma non per questo è giusto, solo maledettamente consueto.
Le donne sono più forti e possono portare sulle spalle i mali del mondo. Accudite, donne, perchè voi potete farlo! Curate, salvate, assumetevi responsabilità perchè siete madri! Salvatelo voi il mondo, per favore. E se poi qualcuna muore, be’… Ogni guerra ha i suoi caduti.
No, i padri e le madri anziani li possono accudire i figli, maschi e femmine, con il sostegno di uno Stato sociale affidabile. I figli li possono crescere i genitori, madri e padri, uniti o separati, con l’aiuto di Istituzioni solide. Tutto il resto è un errore, una deviazione, un vizio: è quello che dobbiamo cambiare.
Le donne non sono nate per soffrire e per custodire l’equilibrio a costo della loro stessa vita.

Il concetto che più mi sconcerta, però, è questo: “Negli uomini viene fuori il cacciatore, l’eroe greco, quello che non si rassegna ad essere sconfitto e che combatte comunque
Alla fine siamo giunti al punto. L’uomo è eroe tragico, macchiato di h&#253bris. L’uomo è sanguinario perchè cacciatore. Cosa ci volete fare, donne? L’uomo è debole, è vittima di istinti. Morite donne, morite: l’uomo non può fare di meglio che uccidervi.
Che insulto per gli uomini! Che insulto per quei padri che patiscono separazioni sbilanciate. Che insulto per quei padri che si riducono alla soglia della povertà per la fine delle loro famiglie. Che insulto per i tanti uomini che cercano di costruire una vita insieme alle loro compagne, condividendo. Che insulto per i padri che vogliono crescere i loro figli. Uomini, potreste diventare folli in ogni momento: è nella vostra natura di cacciatori. Mi spiace.

Nessun raptus, nessun gesto di follia…” certo, sicuramente in senso giuridico nessun raptus. Nessuna diminuita capacità di intendere e di volere: un disegno criminoso preciso e colpevole.
Nato però comunque dalla follia. La follia di troppe donne uccise per segnare la fine di storie finite. La follia che sta dietro al senso di proprietà su donne e figli. Non la follia di un uomo, ma una follia culturale ancora irrisolta.

Io sono stanca di sentir parlare di drammi della gelosia. Forse un linguaggio nuovo darebbe nuovi frutti. E questo linguaggio nuovo non dovrebbe riguardare solo i media, ma, prima di tutto, le sentenze che giudicano i singoli casi, che sono il diritto vivente, e, prima ancora le perizie su cui si basano.
Sono certa che lo psichiatra, nel parlare dell’eroe tragico, abbia espresso tutta la sua amarezza per il ripetersi immutabile di queste storie. E già voler escludere la “follia” intesa come “raptus” e quindi come esimente o attenuante, è un gran passo culturale. Anche dalle perizie forensi si può iniziare un cambiamento.

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23 thoughts on “Donne uccise”

  1. Se l’uomo assassino è un eroe “greco”, mi viene da pensare che la società greca arcaica, degli eroi, era un condensato di misoginia sconvolgente di cui i talebani afghani sono una pallida imitazione. Non so se Andreoli alla fine volesse dire questo, forse come suggerisce Zauberei cerca un linguaggio con cui farsi capire dai non addetti ai lavori, eppure finisce con l’essere involontario testimone di un’accusa portata avanti fra l’altro da Dacia Maraini in un’intervista a Riccardo Iacona sul lavoro dei Centri antiviolenza donne, e cioè che la società italiana non si è mai del tutto liberata dalla sua matrice greca.

    Ma riflettendoci mi pare riduttivo anche questo, forse si parlerebbe in modo più appropriato di una matrice indoeuropea: penso al rito del matrimonio per rapimento oppure il rituale indiano con cui la vedova viene sacrificata al marito, sono usanze antichissime e riscontrate in tutta Europa, anche nelle isole Britanniche, e segnano un concetto della donna come “proprietà” per cui se decide di fare a meno del padrone è un insulto inconcepibile e un sovvertimento dell’ordine naturale delle cose. Abbiamo fatto molti passi avanti, ma la matrice culturale da cui proveniamo rimane quella, il linguaggio e l’immaginario rimangono fondamentalmente gli stessi: la donna ribelle che sfascia la famiglia per un capriccio scatenando la gelosia di lui, ecc.

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  2. E vabbè, Zauberei, lui le è capitato o le è stato assegnato da un capo redattore!
    Hai ragione nel porre l’attenzione su tutta la seconda parte dell’intervista, dove ci si concentra sull’imputabilità e la capacità processuale di un soggetto che commette un crimine simile (anche se in modo molto semplicistico, sicuramente dovuto alla brevità dell’intervista, visto che su questo argomento Andreaoli avrebbe avuto ben altro da dire). Del resto evitare il concetto di raptus, di ridotta capacità di intendere e di volere, processualmente, fa una grande differenza.

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  3. Non riesco mai a capire quando uno come Andreoli, che Kernberg essendo suo coetaneo dovrebbe averlo letto, decide di indugiare in luoghi comuni lo fa perchè ci crede o perchè crede che sulla stampa, il volgo insomma non merita di meglio. Io ho letto atti di convegni in cui assicuro non era così irritante e – spero di non creare problemi in caso censurate – non diceva cose così prive di fondamento. L’unica cosa che posso dire però è che so per certo, e mi risulta anche da questa intervista, Andreoli non giustifica. Andreoli si è anche battuto per il riconoscimento della responsabilità penale di chi in sede di giudizio ha avuto la diagnosi psichiatrica che normalmente esenta i responsabili – scrivendo per altro cose che ho condiviso, lontane miglia e miglia da qua.
    Però: Se io e Mario abbiamo fame, e diciamo di avere fame,e di poi Mario ammazza un cristiano e se lo magna, dovrebbe implicare che anche io quando ho fame dovrei fare un pensierino sul cannibalismo. Se tutti gli affamati non pensano a magnasse i Gristiani, allora forse Mario non se li magna per fame. Ma per qualcos’altro. Gelosia qui non ci entra un fico secco, qui la questione si chiama diagnosi psichiatrica e ad avere gli estremi è facilmente formulabile. Ci sono alcuni casi di episodio psicotico (per me piuttosto rari, ma lo psichiatra con cui lavoro per esempio ha dei casi di tentato “omicidio passionale” con episodio psicotico singolare, ho però i miei dubbi – cioè una persona ha un’allucinazione e fa un gesto eterogeneo rispetto al suo comportamento abituale) e ce invece la valanga di casi afferenti ai disturbi di personalità. Che è un discorso lungo da fare. Ma che è quello che dovrebbero fare psicologi e psichiatri quando sono chiamati a commentare questo genere di episodi.
    Andreoli però è un po’ sorpassato forse. Il problema non è tanto lui. Ma la giornalista che stimi tanto te, non je ne potevano fa intervistà n’antro?

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  4. Ciao Silvia.
    Apprezzo molto questo post e anche i commenti. Sono d’accordo.
    Ma veramente quest’anno mi sono presa una pausa dallo scrivere di questi argomenti e anche dell’otto marzo, nonostante a certi casi di cronaca stia pensando tantissimo in questi giorni.
    Mi sento al tempo stesso incazzata e impotente.

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  5. Scusami tu Silvia, per aver inserito una frase che poteva darvi problemi.
    Riguardo alle droghe, quel che tu dici è quello che intendevo dicendo che sono un facilitatore: non tutti gli assassini agiscono sotto l’influsso delle droghe, no? ma certamente l’influsso delle droghe rende più facile “non provare pietà” per chi si ha davanti, e quindi rende “più facile” l’orrendo.
    Sono agghiacciata pur senza essere avvocato dal sapere che le droghe hanno un così largo utilizzo e così terribili conseguenze (oltre che un retroterra di attecchimento di grande dolore). Mi sconvolge proprio.
    Dire questo non vuol dire giustificare, comunque. Come anche paralre di malattia non vuol dire deresponsabilizzare. Come chiunque altro se ne vada in giro, nonostante ammalato, e non si curi, anche il malato di mente di cui parliamo qui è responsabile eccome delle conseguenze di quel che fa! E’ un equivoco molto diffuso, anche fra gente colta, che malato di mente (o negli affetti) equivalga a una giustificazione. Assolutamente no!

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  6. @Alessandra, scusami, ma ho dovuto censurare una frase del tuo commento. Mi spiace davvero, ma dare dell’incompetente a una persona, facendone il nome, che non ha alcuna attinenza con l’argomento trattato, non è ammesso e potrebbe causarci grossi problemi.
    Sulle droghe abbiamo una visione completamente diversa. Vedo continuamente gli effetti della cocaina: con l’uso costante ci si procurano vere e proprie malattie mentali, con danni irreversibili. Sostenere che le droghe siano soltanto un facilitatore di ciò che già c’è, è anche questo un modo per giustificarle. Se sono anaffettivo e non drogato, magari mi controllo. Se sono anaffettivo e drogato (magari anche drogato perchè anaffettivo, ma sempre drogato) magari decido che vivere di rapine è un comportamento accettabile, così come picchiare i familiari o ucciderli, perchè forse a forza di bruciar neuroni non ho più una visione proprio lucida della realtà.
    Sui mali dell’anaffetività mi trovi molto d’accordo e anche sulla presenza che non coincide con l’affettività. Sugli effetti che questa ha sulle donne, che finiscono per odiare se stesse e per accettare certe relazioni inimmaginabili. E anche senza arrivare ad essere uccise, tollerano l’intollerabile.

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  7. Hai detto tutto quello che c’era da dire. Bravissima. Se solo servisse a qualcosa. Non ci vado neanche a leggermi l’intervista, non la reggerei, non ne posso più di sentir parlare di drammi della gelosia o del poverino che “non si rassegnava”, come se amasse troppo la moglie per accettare di perderla. Altro che amore. Sono molto, molto scoraggiata, quanti altri morti (donne e bambini) ci dovranno essere ancora?

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  8. Sarò truce. La premessa l’ho fatta.
    Caro Andreoli,(o chi per te) la mattina vieni a lavorare con me,mettiti nei miei panni,fai un pò la vita che faccio io, da sola, con una figlia piccola, un lavoro estenuante e non uno straccio di aiuto da parte di nessuna istituzione, (quando non intralci veri e propri a tutti i livelli), vieni un pò a fare la vita di noi mamme separate, di noi donne lavoratrici che si sentono dire quotidianamente “tua figlia non può essere un mio PROBLEMA”, vieni un pò. Non dico tanto, un mesetto, e poi mi dici, se quello che dici è vero, perchè l’istinto omicida non debba venire a noi!
    Perchè siamo mamme? Votate all’accudimento e al sostegno?
    Io sono pacifista, non userei mai un’arma, ma ti posso garantire, Andreoli caro,che ci sono momenti nei quali se c’avessi una mazza chiodata, ne farei volentieri buon uso.
    Come mai invece, sostengo tutto e sono comunque felice?
    Andreoli, psicanalizzaci tutte!

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  9. Concordo non solo su quello che dici, ma anche su come lo dici. L’ unica cosa che posso aggiungere è questa: quanti anni ha Andreoli? A parte l’ età anagrafica chiunque parti di qualchessiasiccosa di “moderno” come portatore di male è antico, anche se ha 20 anni.

    Quindi già questo mi da la cifra su cui decifrare questo articolo: il mondo cambia, io non lo capisco e giudico con parametri di ieri qualcosa di assolutamente diverso. Che per quanto mi riguarda equivale veramente al: non ci sono più le mezze stagioni signora mia.

    Invece è giusto stare attenti alle parole e concordo cn il discorso che gli uomini sono gelosi ed Erika è cattiva. Stiamo ancora alla caccia alle streghe e fingiamo pure che sia giusta.

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  10. Il fatto che uno psichiatra sia noto non vuol dire (ahimé) che sia bravo.
    La psichiatria che va per la maggiore (e che preserva sé stessa da ogni tentativo di evouzione in una direzione più UMANA, con una ferocia e una sistematicità confrontabili con quelle dei crimini contro le donne) sostiene cose aberranti quali, sempre un esempio su tutti, che ERIKA (sì: quella che ha massacrato madre e fratellino) non è pazza ma è CATTIVA (!!!).
    La solfa dell’uomo “eroe greco”, piuttosto che “cacciatore” e amenità del genere, affonda le sue radici in un convincimento che ponete come postulato Tanche voi, meravigliose donne, di genitoricrescono – e lo difendete anche con una certa fermezza – e cioè che l’uomo sia, tuttosommato, un animale; intelligente, controllato, ecc; ma pur sempre un animale.
    Ultimo ma non ultimo, non credo che le droghe siano cause di mostruosità. Saranno sintomi, facilitatori, ecc.. La causa vera e ultima è l’ANAFFETTIVITA’ e, spesso, uomini e donne, sono anaffettivi perché lo sono stati con loro madri e padri.
    E’ un fatto curioso e inerente il vostro tema del mese: il modo di essere madri delle donne italiane, non sempre coinvolge dell’affettività: ci sono donne molto presenti nella vita dei loro figli eppure in maniera manipolatoria, strumentale, violenta, ecc. In una parola: anaffettive.
    Questa anaffettività colpisce indistintamente figli maschi e figlie femmine. Solo che sono le donne a rimanere uccise anche perché, credo, l’ossessione delle madri (di quelle ossessive, intendo) si riversa più sugli uomini che sulle donne; e sopratutto perché una madre ossessiva genera nei figli uomini ODIO per le donne mentre nelle figlie femmine ODIO di sé e spesso qeusti due tipi di malattie si sommano: non credo infatti sia consueto che una donna sana si metta con un uomo che poi l’ucciderà, a meno che costui non sia un manipolatore edissociato perfetto…
    Domeniche fa c’è stato un bel servizio su rai1 sulla morte delle donne. E in studio c’era uno psichiatra non cialtrone.
    Grazie Silvia per questo post.

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  11. standing ovation avvocato, sottoscrivo tutto. I brani dell’intervista sono sufficienti a farmi rigirare sulla sedia, e ci sono anche implicazioni piu’ sinistre secondo me, quando l’esimio dice “si occupano dei figli o, se non ne hanno, hanno sempre e comunque un padre o una madre a cui pensare, sono essere dotati di una concezione sociale della vita” – perche’ c’e’ l’implicazione che questa sia l’unico, o meglio IL PRINCIPALE interesse delle donne, quello di accudire, quindi purche’ esista un soggetto che si fa accudire, la donna e’ contenta – l’idea che la donna possa trovare (cosi’ come molti uomini) un nuovo scopo di vita nel lavoro, o in un progetto importante, non sembra esser contemplata.

    E non mi soffermo neanche alla questione dell’eroe greco, perche’ non e’ soltanto un dare del sanguinario agli uomini, come tu dici giustamente, ma anche un rivestire da gesto eroico l’assassinio, un dargli una retorica che non dovrebbe avere, discorsi del genere posso ammetterli in un lavoro scientifico sulle motivazioni, letto da addetti ai lavori, ma liberati cosi’ nell’etere, che tutti li possano leggere, sono a livello di apologia di reato.

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  12. Sottoscrivo tutto quello che dici, Silvia. L’intervista è palesemente irritante, per non dire di peggio. Qui secondo me si fa un grande errore: una cosa è spiegare, un’altra è giustificare. E troppo spesso si cerca di spiegare e si finisce per giustificare (un pò la differenze che c’è tra il dare un’opinione e dare un giudizio). La donna da cui ci si aspetta sappia affrontare qualunque cosa, e l’uomo poverino che in fondo è più debole (e quindi automaticamente giustificabile) quindi forse va anche compatito. Penso alla differenza fra le idee che abbiamo di gelosia maschile (furiosa, distruttrice) e la gelosia femminile (lacrimevole, introspettiva) e non mi piace. Ripenso al detto “ma se lo spirito è forte e la carne è debole, perchè vince sempre la carne?”: sostituite spirito a donne e carne agli uomini e il detto diventa altrettanto vero e tremendo. Penso agli uomini che si fanno in otto per le loro famiglie e che vengono snobbati e irrisi. Penso a tutte le donne che sono state mollate di punto in bianco, con famiglia, da uomini che hanno avuto paura o si sono scocciati o comunque se ne sono andati. Di loro non si parla mai nelle cronache, succede dalla notte dei tempi e nessuno ne parla. Penso agli uomini separati che dimostrano di non aver mai capito cosa sia una famiglia quando si lamentano dell’assegno per il mantenimento che resta il loro unico obbligo. Penso a tante cose, e a quanto stiamo indietro…

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