Dare tempo

Dare tempo ai bambini di sperimentare cose nuove, sbagliare, scegliere, per trovare infine la propria strada e aiutarli a crescere con una maggior stima di se stessi.

autostima_bambiniSe devo pensare ad una differenza importante tra il modo medio svedese di trattare i bambini e quello medio italiano è il concetto di dare tempo. Aspettare, per permettere ai piccoli di esplorare, di riflettere, di prendere decisioni.
Ovviamente sto parlando a grandi linee, presenti esclusi, tranne la sottoscritta che oscilla pericolosamente tra le due tipologie genitoriali.
Ad esempio. Ieri ho ascoltato lo scambio tra una mamma è una figlia nello spogliatoio in piscina. La bimba avrà avuto 5 anni circa. Si stavano facendo la doccia, quella che si deve fare prima di entrare in acqua, e la madre parlando con voce tranquilla e rilassata, come se non avesse problemi al mondo, pone una tipica domanda preventiva alla figlia: allora che dici andiamo direttamente in piscina o vogliamo fare prima la sauna? Lo chiede come se quella fosse una reale alternativa, infatti io ci ho creduto, e la bimba anche. Lei senza nemmeno riflette sceglie la sauna, segno che questa è molto probabilmente una sua preferenza costante. Al ché la mamma dice “ok, allora facciamo prima la sauna”. Poi butta lì una frase, come se le fosse venuto in mente in quel momento, del tipo sai pensavo che però facendo prima la sauna si rischia di sentire freddo in piscina. La bimba coglie il suggerimento, lo fa suo, ed esclama che è meglio andare prima a nuotare e poi fare la sauna.

In una situazione analoga, con me e i miei figli sotto la doccia, posso immaginare un dialogo leggermente diverso, che partirebbe con una richiesta di andare in sauna prima di andare in piscina, a cui seguirebbe la mia risposta: “nemmeno per sogno. Andiamo subito in piscina, la sauna se volete la fate dopo, ma prima si nuota”. Loro accetterebbero abbastanza tranquillamente la mia risposta, così come la accetta la bambina di cui sopra. Solo che mentre i miei figli lo farebbero solo perché io ho detto così senza lasciare loro possibilità di discutere, e resterebbero con il senso di insoddisfazione per non aver potuto fare quello che volevano loro, quella bambina con la mamma saggia, è convinta di esserci arrivata da sola a questa conclusione, e va in piscina più tranquilla.
Ok, è solo un esempio, proviamo a lasciarlo qui come base di riflessione.

Cosa significa dare tempo ai bambini?

Per me il dare tempo significa ad esempio concedere di sbagliare, o attendere mentre provano ad allacciare le scarpe 10 volte, mentre dobbiamo uscire la mattina di casa, anche se abbiamo un certa fretta. O magari attendere che arrivino anche loro alla nostra stessa conclusione, quella che noi abbiamo maturato dopo anni di esperienza e qualche tentativo mal riuscito. Non significa abbandonarli però, significa guidarli, permettendogli anche di prendere qualche cantonata ogni tanto, se proprio vogliono tentare la loro strada e non la nostra.
Perché chiaramente c’è il rischio che non colgano il nostro suggerimento, e che decidano di fare di testa loro, e allora bisogna essere disposti ad accettare una conclusione che non ci piace. Cosa avrebbe fatto quella mamma in piscina se la figlia si fosse impuntata e avesse voluto a tutti i costi andare a fare la sauna prima? Probabilmente avrebbe seguito la decisione della figlia, visto che dopo tutto era stata lei a proporle la scelta tra quelle due opzioni.
Essere disposti a dare tempo quindi significa anche questo. Significa accettare di fare un percorso a piedi più lungo se è quello scelto dai figli, o di mangiare una cena che non avevamo voglia di mangiare.

Capire ciò che è giusto e sbagliato

E’ un dare tempo necessario perché loro esercitino la loro capacità di analizzare la situazione, capire cosa vogliono, prendere decisioni, anche se sbagliate. Perché è vero che mentre alcuni bambini si adattano più facilmente ad apprendere ciò che è giusto o sbagliato direttamente dai genitori, altri testano e testerebbero tutto sempre e comunque seguendo il loro istinto, è pur vero che sia gli uni che gli altri hanno ugualmente bisogno di questo processo di crescita: provare, riflettere sbagliare, rialzarsi. E questo processo ha bisogno di tempo.
Chiaramente per darlo a loro questo tempo, bisognerebbe trovarlo noi per primi. O trovare le energie semplicemente per crearlo. Perché alla fine mi accorgo che quando riesco a dare tempo a loro, più spesso che no, acquisto tempo anche io. Forse perché le cose funzionano meglio, loro non si sentono costretti, e l’ingranaggio non incontra intoppi, e può capitare non solo di arrivare a scuola o in ufficio in orario, ma anche di arrivarci con il sorriso sulle labbra.

 

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13 thoughts on “Dare tempo”

  1. credo che non ci sia tempo impiegato in miglior modo!!!!
    quella mamma indubbiamente è stata bravissima ….. ma credo dare tempo ai nostri figli di sperimentare e scegliere li fortifichi, e soprattutto ogni tanto dobbiamo farli sbagliare senza tenerli in una campana di vetro perenne
    dare tempo ai bambini li aiuta a crescere e forse fa bene anche a noi perchè così facendo li conosciamo meglio..
    ciao veronica

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  2. Questa cosa del dare tempo io ho avuto la fortuna di potermela permettere avendo potuto occuparmi delle mie tre figlie nei loro primi anni di vita e, come fai notare, è verissimo che aver tempo “da perdere” con loro significa guadagnarci in tutto. Quanto ai modi, una buona insegnante per me è stata la mia seconda figlia per la quale non c’era un modo di fare le cose, ma c’era il mio, il suo e alla fine un terzo che non era per forza un compromesso, ma di sicuro una soluzione. Lei, questa mia figlia di mezzo, mi ha insegnato una elasticità mentale incredibile e al contempo il rendermi conto che i “no” definitivi sono e devono essere davvero pochi.

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  3. Io ti adoro, Serena, perché ogni volta che vengo a curiosare tra i vostri post trovo queste chicche, che sono esattamente le cose che sostengo da sempre.
    Più che “dare tempo”, a me piace chiamarlo “sforzarsi di non usare il no”. Infatti anche nell’esempio di cui sopra, nel caso in cui la bambina avesse voluto fare la sauna, l’alternativa era il “no” secco oppure la spiegazione e la discussione.
    Io sono convinta per esperienza che il “no” secco serva solo in alcuni casi, molto limitati in realtà, diciamo quelli in cui c’è un effettivo pericolo che magari al piccolo non è così evidente. In quel caso è un NO e basta, senza discussione. Ma nella stragrande maggioranza degli altri casi, se ci riflettiamo bene, si può aprire una discussione serena, che alla fine porta il bambino nella direzione in cui volevamo noi, ma senza imposizioni e in modo rispettoso. Potreste chiamarla “manipolazione subdola”, ma in realtà non è così, proprio per il motivo che hai detto tu, Serena. Perché bisogna anche essere pronti ad accettare che la discussione non vada nella direzione che volevamo noi ed accettarne le conseguenze.
    E’ una strada difficile, che sicuramente diventa quasi impossibile quando si hanno i minuti contati e il cartellino da timbrare in tempo, ma i vantaggi sono indubbiamente superiori ad ogni aspettative. E questa tattica è il mio sforzo costante da quando sono mamma!!!

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  4. Devo ammettere che quando leggo questi esempi “da manuale” nella realtà la mia autostima ne risente parecchio. Purtroppo non sono molto brava con questo approccio, a volte mi sembra di riuscire a tenere un comportamento simile, ad esempio a volte se la Piccola non si veste le dico “vorrà dire che uscirai in pigiama”, però poi molto spesso finisce a “sbrigati che facciamo tardi”.
    Ci dovremo lavorare, anche perché nel nostro caso il tempo dedicato ai bambini è purtroppo veramente poco e questo non possiamo cambiarlo…

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  5. Ottimo articolo, però due spunti.
    1) A volte non puoi scegliere di dare tempo ai bambini indipendentemente dal sistema che ti circonda. Quando le maestre mi dicono che le mie bimbe sono creative e preferiscono disegnare che studiare le tabelline, io posso rispondere che non insisto affinché le mie figlie siano sempre esattamente al passo con gli altri, siano più studiose che creative, si conformino a usanze para-aziendali. Però allo stesso tempo non voglio dire alle bambine che l’anarchia va sempre bene, e che uno può arrivare sempre in ritardo, perché non è così.
    2) Il confine tra lasciarli fare e affibbiare loro responsabilità che non sanno gestirsi (anche la responsabilità di dover sempre decidere per se stessi può essere pesante)è abbastanza sottile, credo. Bisognerebbe lasciarli fare, senza dare per scontato che poi prima o poi facciano…

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  6. Sono daccordo: dare tempo è educativo per entrambi, genitore e figlia/o.
    Credo anzi che educhi anche a vivere i successivi passi di comunione con il mondo, in modo più critico, meno fagocitante.
    Vorrei aggiungere però un punto di vista che nell’educazione spesso si salta a favore del singolo obbiettivo da raggiungere: il senso di rispetto per la persona, per le necessità di entrambi. Mi spiego meglio. L’adulto è il più anziano. Secondo me, va rispettato in quanto portatore di esperienza, ma non solo, in quanto più stanco, con più pensieri, con più responsabilità a carico. Il bambino va rispettato nei ritmi di apprendimento (tempo) e nelle necessità primarie.
    Unire ed educare ad entrambi i punti di vista è estremamente difficile, ma credo che il rispetto e la capacità di mettersi dal punta di vista dell’altro, richieda una attenzione educativa quotidiana prioritaria. La base di un vivere sociale equilibrato.
    Come si fa? Avere tempo aiuta, ma lasciare la scelta al bambino su una decisione di tipo organizzativo e esperienziale, come nell’esempio, non credo sia la cosa giusta. Forse un riflettere ad alta voce? Come si pongono le società primitive, meno complesse, a questo proposito? Spesso ho osservato che da un lato sono estremamente permissive, proprio sui tempi, ma non sull’aspetto organizzativo. sono società dove la collaborazione e il rispetto reciproco e fondamentale alla soppravivenza del singolo. Forse perché tutto è a vista, fa direttamente esempio ai più piccoli?
    Dobbiamo allora semplificarci la vita, a poche azioni ed impegni quotidiani, per dare noi primi il buon esempio?

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  7. ciao serena
    hai detto la parola magica: per dare tempo i figli bisogna prima di tutto dar tempo a noi stessi.
    io che predicavo tanto bene in passato (scrissi anche un post sul mio vivere semplice dal titolo: IO HO TEMPO) ora mi ritrovo sempre piu spesso a dire o pensare: sbrigati che facciamo tardi.
    e odio farlo.
    possibile che sono cascata in questa trappola?
    credevo che avere la consapevolezza di qualcosa fosse gia un gran passo invece ora so che per far spazio alla vita bisogna esercitarsi ogni giorno, non abbassare mai la soglia di attenzione.
    e i figli, secondo me, sono qui anche per questo, per chiederci di non distrarci e finire a dire NON HO TEMPO.
    grazie per avermici fatto pensare!!

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  8. Ho letto un articolo una volta, @Gino, sui modi di comunicare con i bimbi, che mi avevo colpito proprio perché più che parlar di modi giusti o sbagliati invitava ad offrire ai bimbi la maggior varietà di “stili” possibile, per esempio nel chiedere qualcosa, a volte possiamo chiedere con forza, ordiniamo insomma, “perché lo dico io”, a volte per piacere, a volte in modo ragionato, a volte in modo tale che si arrivi alla soluzione combinata insieme, e questo aiuta loro a crearsi mentalmente anche questi diversi stili, a saperli usare a loro volta e magari trasporli ad altre situazioni con gli altri, avere un arsenale di modi comunicativi diversi non può che agevolare la conversazione, anche in prospettiva adulta

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  9. @ Gino perchè “naturale domanda se la sauna fa bene a un bambino?” Hai info diverse? A me non risulta… quindi non capisco tale accenno che non aiuta.

    Comunque se chiedere una preferenza temporale dentro un contesto specifico (tra piscina e sauna) significa manipolare, io mi ritiro. Vado in panchina e chiedo immediata sostituzione genitoriale, affinché possa avere il tempo di capire che differenza ci sia tra manipolazione, educazione, consiglio, imposizione….

    … perdonami l’ironia ma non capisco una cosa: aiutare a scegliere o a capire ciò che si preferisce non è un modo di educare?
    Educare è rispettare il bambino, non l’educazione, quella non vive senza i bambini, senza fatti, situazioni esperienze…
    Un genitore decide sempre anche quando lascia decidere… ma sta qui il bello: lasciar decidere è così sbagliato?

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  10. Sono d’accordo col principio espresso ma non sono d’accordo nè con l’esempio posto nè con la conclusione.
    L’esempio di madre e figlia in piscina è pessimo ( a parte la naturale domanda sull’opportunità di far fare la sauna ad una bambina di 5 anni )ed è solo l’esempio di una madre che fa ripetere alla figlia quello che vuole con l’aggravante di porsi nei suoi confronti alla pari : la bambina continua a fare la bambina scimmiottando quello che fa la madre anche se sembra fare il ragionamento sull’opportunità caldo freddo che è solo il ragionamento che ha sentito fare dalla madre un secondo prima. Non c’è alcuna decisione della bambina.
    LA madre ha solo MANIPOLATO la figlia per non dovere imporle una decisione dall’alto, cosa che un genitore non dovrebbe avere paura di fare perchè è il suo compito quello di guidare ed insegnare.

    D’altro canto è vero che i figli devono potere imparare sbagliando ma questo è un processo naturale che già si avvia nel momento in cui non vengono manipolati come fa la madre di cui sopra. Il genitore, insegna, indirizza ed educa il figlio e il figlio con modalità e autonomia commisurate alla sua età e comunque, sempre nel rispetto dell’educazione impartita e dell’autorità del genitore, decide.

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  11. perché mio marito non lo capisce?…ogni volta è una guerra! io concedo tempo…lui lo toglie! quanto è frustrante…e poi la bambina non ci capisce niente e va in crisi…ettecredo!

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  12. Su questo tema mi sono soffermato spesso a riflettere. Sono stato costretto dai miei figli, perchè, che lo si voglia o meno, di fatto il tempo – per certi versi e con modalità diverse nelle loro fasi di crescita – lo gestiscono loro.
    A volte mi “scopro” ad accorciare il loro tempo solo perchè non sono capace di gestire il mio.
    Quando invece riesco a concedere loro il tempo necessario li aiuto ad assaporare quello che vivono. A farlo entrare dentro, a farlo diventare di fatto parte di loro: una conquista vera.
    A volte diventa automatica la sostituzione per necessità o l’accelerata funzionale, ma la regola dovrebbe essere un’altra.
    Il tempo concesso all’inizio poi diventa guadagno in seguito…

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    • @Vittore il problema è davvero quello di avere riuscire ad investire questo tempo, che a volte si ha la sensazione di buttarlo semplicemente via. Ma ce la faremo, per tentativi certo, del resto anche noi genitori dobbiamo crescere 😉
      @Silvia è sempre difficile quando non si è d’accordo tra genitori. Provate a parlarne tra di voi per cercare un accordo, però se anche non lo trovate, stai tranquilla e continua per la tua strada. Ai bambini fa comunque più bene avere tempo da uno dei due genitori, piuttosto che due genitori accordo solo apparente.
      @Gino non so se l’esempio è pessimo, forse lo è, ma è solo un esempio, come ho appunto scritto nel post. Io non l’ho vissuto come un tentativo di manipolare e soprattutto non l’ho vissuto come dici tu, che la figlia stava scimmiottando la madre. Al contrario, la bambina mi è sembrata collaborativa proprio perché si è sentita presa in considerazione e ascoltata, e quindi ha accettato più di buon grado il suggerimento della madre. Comunque qui si tratta di opinioni personali, e non sapremo mai come stanno effettivamente le cose. Sono contenta che almeno sulla questione generale ci troviamo d’accordo.
      Per il fatto di fare la sauna a 5 anni mi fai venire dei dubbi, visto che qui in Svezia la fanno tutti, grandi e bambini. Hai qualche riferimento medico che provi che la sauna fa male ai bambini di 5 anni?

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