La madre più madre

L’arrivo della maternità è un momento di grande insicurezza per una donna. Ci sentiamo mettere con prepotenza in confronto con le altre donne e le altre madri, e mentre siamo alla ricerca della perfezione ci scopriamo sempre più fragili e perfezionabili.

Maria-Betta-chat“No!”

“Sì!”

“Ma sei sicurasicura? E Giuseppe lo sa?”

“Certo che ne sono sicura, e Giuseppe… Beh Giuseppe dovrà accettare la cosa.”

Se Maria di Nazareth fosse rimasta incinta di Gesù di questi tempi, comunicherebbe la lieta notizia tramite la chat di Facebook.

La prima a saperlo sarebbe la cugina Elisabetta, che prima di aspettare il suo Giovanni si è sottoposta alla inseminazione artificiale nonostante suo marito Zaccaria fosse renitente. Ma lei era così desiderosa di avere un bambino da iscriversi in almeno un paio di forum che trattano il tema, svolgendo auto-aiuto e assistenza alle coppie poco fertili o non più in età.

“Fai bene a farli da giovane, Maria. Hai visto quanto ho faticato io? Mio marito non ha più parlato fino alla nascita di Giovanni, che per un verso è stato un bene. Ero così nervosa! Gli avrei tirato il collo se solo si fosse azzardato. Sono così felice per voi, così Giovannino avrà un cuginetto o una cuginetta con cui giocare al nido. Oppure pensi di occupartene tu?”

“Ma sai Betta, è capitato. Io non so se dire a Giuseppe tutto quello che è successo, ad ogni modo al nido non ce lo porto. Comunque è un bambino, lo immagino, anzi lo so per certo. A casa ci sto io, è Giuseppe a pensare al lavoro e poi visto che ci stiamo trasferendo in fretta e furia, non credo che potremmo contare sull’aiuto dei nonni. E poi un conto i miei, ma i genitori del babbo del bambino sono dappertutto, impossibili da precettare, e poi non ho capito se ho un suocero o una suocera, la questione è poco chiara.”

“Guarda che è bene che il bimbo socializzi sin da piccolino, e poi tu ti ritagli uno spazio tuo, la tua vita e il lavoro, insomma fa bene anche a te.”

“Mah, che ne so, per me è questione di praticità. Ancora non ho un contratto di lavoro, stare a casa col bambino mi sembra una scelta doverosa. E poi me lo ha detto anche Sara.”

“Ma lascia stare le chiacchiere di quella vecchia! Dopo di lei, solo la Nannini e la Russo, guarda.
Tutte a dire che hanno pregato tanto, ma io lo so che Sara è andata a Barcellona, lo dicono tutti. Prima ha saltato la cavallina con quell’egiziano, e poi si è fatta prendere dalle smanie di maternità. Ti pare fare un figlio alla sua età, e con un marito come Abramo! Ci credo che una come lei ti dice di stare in casa, ma tu sei giovane e forte Maria, non darle retta! Hai già pensato al parto? Naturale o programmato? No perché se dai retta a Sara ti avrà sicuramente convinta per il cesareo, ma vuoi mettere la gioia di partorire naturalmente? E poi lo dice anche il sito nuovemamme.net, vai a dare un’occhiata.”

“Ma io, veramente…”

“No guarda, dai retta a me Maria: un figlio ti cambia la vita, te la SCON-VOL-GE! Perciò è bene che venga al mondo nel modo più naturale possibile, senza medicalizzazioni. Se mi dici che Sara ti ha detto anche di programmare il parto, giuro che dopo le mando un messaggio e la strapazzo. Lei è una carampana, tu invece sei nel fiore delle tue potenzialità. Ma dico io, adesso cos’ è questa moda di sottoporsi a epidurale e a volersi far impiantare una zip in zona inguinale a tutti i costi. Ma le nostre madri, le nostre mamme come credi che abbiano fatto! E poi non dimentichiamoci che noi donne siamo destinate a partorire col dolore. “

“Betta, non so come dirtelo ma mi stai facendo paura.”

“Ma no, figurati. È che nessuno lo dice per pudore, ma nella pagina mammaoggi.com se ne parla eccome: c’è una funzione nel dolore che si prova nel parto tutta volta a concentrarsi all’espulsione del bambino…”

“Basta basta, per favore, non voglio pensarci o me la faccio sotto dalla paura. Piuttosto dimmi qualcosa di bello, sì insomma ci sarà un po’ di tempo anche per me e per la mia vita di prima, no? Tu esci mai con le tue amiche? Zaccaria sta volentieri con il bambino in modo da poterti concedere un aperitivo ogni tanto? Perché io sarei la prima tra le mie amiche ad avere un bambino, e mi spiacerebbe non riuscire a vederle più.”

“Sto ridendo a crepapelle. No dico, ma sei cretina? Se ti dico che il bambino ti sconvolge la vita vuol dire che nulla sarà più come prima, no? Ma che ne sai tu, che ancora non hai figli. Cioè lo stai per avere, va bene. Ma ancora non puoi capire. Nessuno può capire come una madre cosa significhi avere un figlio! È come voler capire cosa significhi l’amore senza essere sposati, ti pare?”

“Ehm, Elisabetta, non è che io e Giuseppe siamo proprio sposati a tutti gli effetti.”

“Vabbe’ dai, non stare a giocare le parole, avrai un bambino capito? Un BAMBINO, adesso non ti perdere in sofismi. No, finché non ce l’hai non puoi capire.”

“E allora non capirò. Senti, devo preparare le ultime cose per la partenza, Giuseppe è al lavoro e sto sistemando i bagagli.”

“No, ora mi devi dire se ti sei informata bene. Tetta sì o tetta no?”

“????”

“Ma sì, intendo dire se allatterai tu e per quanto, oppure vai subito di latte in polvere. Ti sarai informata, no?”

“Betta santo cielo, sono di pochi mesi!”

“Ma l’informazione è importante, mica come ai tempi delle nostre madri che si figliava senza sapere cosa stesse accadendo! Tetta sì o no? E se sì, per quanto tempo? Io al mio Giovannino voglio dare il latte finché me lo chiederà lui, l’allattamento è una cosa magica, altro che aperitivi con le amiche. Una comunione tra te e il bimbo, beatitudine pura. Fosse per me lo allatterei fino a diciott’anni.”

“Chissà perché, la cosa non mi stupirebbe.”

“Sì guarda Maria, tu non puoi…”

“CAPIRE, sì me lo stai dicendo da un po’. Mi sa che non lo capirò nemmeno quando avrò messo al mondo il bimbo, a questo punto.”

“La fai facile tu, fai la spiritosa. Sei un’incosciente, ecco cosa sei! Devi informarti. Hai visto su FB la pagina di quella donna che ha avuto i crampi da cagotto tutta la notte, eppure ha vegliato la sua piccina perché malata di bronchite? Queste sono donne, mica come quelle scriteriate che possono permettersi di non dormire perché magari la notte preferiscono leggere o guardare una serie intera di American Horror Story. Il tempo di una madre vale il doppio del tempo del resto del mondo, stampatelo e appiccica questo sulla porta della tua camera.”

“Ma Betta, la mancanza di sonno fa perdere il lume anche a te? E adesso che c’entra il resto del mondo con la maternità, scusa. Senti, ho da fare e mi stai mettendo angoscia.”

“Va bene dai, ti lascio che Giovannino si è appena svegliato. Tesoro, benvenuta nel club delle mamme! Non vedo l’ora di incontrarti per passarti le cose che il mio cucciolo non mette più. Domani ti chiamo al telefono che in chat non riesco a dirti le cose per bene.”

“Alla faccia! Cioè grazie, sì, sentiamoci al telefono.”

“Ciao mammina, mi raccomando prenditi cura di te e del fagiolino, non fare la matta che vai in giro come una cicala, riguardati! <3 <3” E una volta spento il PC, Maria probabilmente avrebbe acceso l’ultima sigaretta prima di smettere definitivamente, con un pensiero fisso nella testa: nonostante lei fosse piena di grazia, ci sarebbe comunque stata una madre più madre di lei. – di Sara Boriosi

Prova a leggere anche:

Previous

Autodeterminazione e una stanza tutta per sé

Un lungo e dolcissimo abbraccio

Next

4 thoughts on “La madre più madre”

  1. Oddio sono morta dalle risate! Grazie di esistere. Altro che sigaretta, credo che a metà chat sarebbe scattato un santissimo vaffa, direttamente dall’angelo dell’Annunciazione

    Reply

Leave a Comment