Una nuova questione femminile: le buone prassi di #donnexdonne

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Abbiamo chiesto a Monica Cristina Massola di raccontarci l’esperienza di un gruppo di donne che si sono unite, in una lunga e continua conversazione, tramite i social networks più diffusi, per cercare e rendere noti i casi di “buone prassi al femminile”: la ricerca di quello che funziona quando le donne si uniscono, si alleano e cooperano. Un gruppo di confronto continuo, nato da una giornata di blogging collettivo, per riflettere sui cambiamenti sociali, mentre avvengono.

Chi siamo:
Nasciamo per sfida e per gioco come piccolo gruppo di donne che su twitter discutevano della capacità o meno delle donne di allearsi …
Da lì decidiamo un evento da farsi il 21 luglio 2011: una giornata di blogging sulle buone prassi al femminile, una scelta che nonostante la calura estiva e la prossimità con le ferie estive vede una certa risposta.
Siamo in tante per raccontare sul web come, se e dove le donne si alleano fanno, cambiano, innovano nella vita e nel lavoro, sempre a partire da esperienze vere e concrete, con l’idea che sia possibile “copiarle e incollarle” in altri contesti simili. A supporto della giornata nasce anche il gruppo facebook che non solo ha sostenuto e diffuso i temi della giornata, ma è diventato un punto di riferimento per alcune donne, (e sporadicamente qualche uomo) crescendo ed animandosi quasi di vita propria.

Ad oggi siamo in 372 membri.

#donnexdonne – sui socialnetwork alla ricerca di buone prassi al femminile- questo è il nome decisamente lungo del gruppo, si è connotato come uno spazio di dialogo e dibattito, di analisi e critica. Una sorta di spazio collettivo che, è bello ammettere, ha fatto della questione buone prassi una sorta di modus operandi.
Le discussioni sono interessanti, divergenti, non omologate, i link stuzzicanti (su libri, blog, siti, azioni, gruppi, altre discussioni, nuovi gruppi, iniziative locali o nazionali) ci sono riflessioni che intrigano, ma si nota l’assenza di insulti e litigi. Questi sono, a detta di alcune, i motivi della (r)esistenza del gruppo, ben oltre il 21 luglio 2012 e della necessità di mandarlo avanti: il rispetto e questa “intelligenza diffusa” sono irrinunciabili.
Certo trovare le buone prassi si è rivelato piuttosto complicato, ma la possibilità di confronto e di pensiero nel gruppo sono diventate una pratica, che ha permesso di allargare lo sguardo su molte tematiche della questione femminile. Poi il gruppo si trova riunito anche a dare forma, rilanciare o partecipare ad alcune azioni web, insieme ad altri gruppi di donne, o su tematiche contigue.

Passiamo alla domanda che voi Serena e Silvia avete posto sulle buona prassi: sono solo per donne? Credo che il nome del gruppo abbia involontariamente indotto questo pensiero in molte persone.
L’idea iniziale, che credo resista, ci dice che esistono da un lato una serie di tematiche, di problemi, di diritti inevasi, di dis-omogeneità di trattamento lavorativo, culturale, sociale per le donne; e che una parte del mondo delle donne stente, questi diritti amputati, come pregnanti e preminenti in questo momento sociale, e di crisi.
Peraltro, e in questo internet ci aiuta, c’è la consapevolezza che gli stessi diritti, che spesso in Italia sono sanciti per legge ma non attuati concretamente, invece sono egregiamente attuati in altri paesi.
Abbiamo imparato dal web, luogo di incontro e pensiero, che dove (aziende, paesi, culture) la parità, l’accesso al lavoro, alla cultura, alla politica da parte delle donne è reale, emergono subito modelli di sviluppo che contengono sia una idea di pluralità, ma anche precise risposte alle necessità delle donne e degli uomini, siano esse rivolte alla famiglia, al welfare, al lavoro, alla conciliazione …

La stessa intuizione iniziale ci dice che esiste una sensibilità acuita nelle donne (non in tutte si intende), che a fronte di palesi ritardi o ingiustizie, a volte diventa irritata; ma che – in noi di #donnexdonne – induce a cercare i nuovi modelli e i diritti attuati, e a indicare dove invece i diritti non sono agiti, o mancano.
Ad esempio sappiamo che dove il lavoro sa conciliare il tempo produttivo con le istanze familiari c’è forse una buona prassi, che diventa automaticamente buona per tutti, non solo per le donne, ma anche per la famiglia, e l’azienda, per gli uomini.

E come recita la “vision” del gruppo
usiamo le (buone) prassi, le azioni e le contingenze che raccontano dal basso e dal piccolo i cambiamenti mentre avvengono; qualcuno sperimenta nuovi modi e azioni per la parità, per il lavoro, per la cultura capaci di rappresentare l’interezza di una società fatta di donne oltre che di uomini, di giovani oltre che di vecchi ….

Osservare e raccontare le innovazioni, le idee, i luoghi e i lavori che rendono di fatto concreta la conciliazione, la dignità, il superamento degli stereotipi, che mostrano come possono funzionare i diritti acquisiti dalle donne e che indicano una società migliore, o più complessa, inclusiva, matura e rappresentativa.

Come si fa? Basta osservare e analizzare ciò che vale, che funziona, che genera crescita.

Il gruppo è per ora un luogo per il dialogo, cercato laddove e quando serve ad aprire lo sguardo e a mostrare uno squarcio nuovo, una idea imprevista, che è possibile esportare ed imparare ad usare.
Sono queste le anime profonde del gruppo, ciò che possono animarlo, e renderne visibile la specificità.
dal 21 luglio 2011 siamo qui a raccontare/raccontarci/raccontarvi le buone prassi che incontriamo, cercando di fare la differenza imparando ad affinare anche uno sguardo diverso, e la narrazione dei cambiamenti che anticipano e precorrono un modo migliore di essere sociali – società – civili – donne e uomini.

E la genitorialità come si connette alle buone prassi?
Credo si connetta alle domanda che spesso vengono poste nella bacheca facebook e ci poniamo, e che immagino servano a sviluppare un modo critico di guardare ai modelli che vengono proposti ai bambini, che modelli e stereotipi sull’essere padri e madri, uomini e donne, cosa è cosa è possibile insegnare di nuovo a scuola o in casa, cosa impariamo sui modelli educativi che si usano in altri paesi.
Perche’ dimenticavo che una risorsa importante del gruppo è proprio la sua disomogeneità di idee e pensieri, di provenienze geografiche anche estere, di professionalità che forse porta a dibattere e cercare no un modello unico, ma uno sguardo alle pluralità, alle differenze, ai modelli che ci possono aiutare ad migliorare, imparando ed insegnando….

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6 COMMENTI

  1. Grazie Monica per aver spiegato le ragioni e le modalita’ del gruppo così bene! Quello che mi piace di più e che secondo me lo differenzia da molti altri e’ la ricerca e l’approfondimento continui. La non accettazione del dato di fatto così come viene apparecchiato ma il cercare sempre di andare oltre. E’ un lavoro di accrescimento personale e perché no, sociale non indifferente.

  2. ci sono molti gruppi sul tema, ci sono molte pagine di confronti, ci sono molti forum, cerco di seguirne molti, sia in italiano che in inglese, ma questo qui, questo posticino qui, e’ dove mi sento proprio a casa mia. Grazie a Monica e a tutte le donnexdonne.

  3. E vogliamo citare, per amor di cronaca recente, Sabrina Ancarola e la sua iniziativa della giornata di blogging su Rossella Urru?

  4. Per me questi gruppi su Facebook sono una preziosa rassegna stampa e luogo di confronto, mi permettono di usare il cervello per riflettere su questioni che riguardano me e i miei uomini in prima persona nella quotidianità e nelle scelte politiche sul lungo termine. E la cosa migliore è che non mi costano un impegno, una programmazione, un prendere appuntamenti, che la vita di chi lavora, tira su figli e vive già riempre 36 ore al giorno.

    Un’ altra cosa veramente importante che mi hanno dato non solo #donne per donne, ma anche Donne Pensanti (finchè veniva gestito da quella fonte di azione e ispirazione che è Francesca Sanzo, adesso non so cosa stiano facendo) e tanti altri gruppi in rete sull’ argomento, incluse le maitresses a penser Lippa, Cosenza, Zanardo ecc. è stata la consapevolezza che anche i nostri piccoli gesti contano.

    Per esempio le proteste allo IAP contro le pubblicità sessiste, che una dice: si vabbè, ma cosa vuoi che conti una mail che spedisco, e invece ne spedisci tutte insieme 30.000 e cambiano davvero certe politiche (perché altrimenti costerebbero soldi, ma appunto, come consumatori e cittadini critici abbiamo un potere enorme che la rete ci permette di mettere insieme e usare).

    Ecco, tutte queste secondo me ricadono tra le buone prassi e sono contenta che se ne parli sempre di più perchè senza esagerare, a me questi contatti hanno migliorato la qualità della vita come individuo e come famiglia.

  5. Grazie a Monica e a tutte le donnexdonne, sono fiera e onorata di fare parte di questo gruppo così eterogeneo e stimolante, dove le conversazioni sono occasioni di arricchimento e cultura.

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