Profumi? No grazie, ho smesso.

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potpourriNon so se vi siano mai capitate quelle esperienze di deja vu olfattivo, in cui nel momento preciso in cui un odore vi sfiora le narici siete catapultati altrove nel tempo e nello spazio. Mi è successo l’altra mattina, inaugurando un flacone di sapone nuovo, in una profumazione mai usata prima. Nell’istante in cui le mani hanno portato al viso la schiuma (peonia e melograno, diceva l’etichetta, ma stai a vedere in che senso…) mi sono ritrovata non so bene dove ma sicuramente in uno dei miei primissimi viaggi in Scozia, quando ci venivo ancora in vacanza dall’Italia; è stato un momento particolarmente intenso, e inaspettato, e sono rimasta con quel sapore, e quella sensazione stampata addosso,  per tutta la giornata.

Gli odori a me colpiscono molto, e so che è una caratteristica diffusa, avere una memoria olfattiva che supera tutte le altre, ricordo con estrema precisione e nitidezza per esempio il profumo del rossetto color corallo di mia nonna. Il profumo molto floreale di quel sapone, in particolare, mi ha fatto venire in mente Tea Rooms e ciotole di pot-pourri, e tutti gli odori che in quei primi anni inalavo con avidità per fermare nella memoria momenti e paesaggi e persone.

Anche persone, si, perché se devo pensare, ancora adesso, ad un odore da associare, che so, ad un autobus pieno in UK, alle aule universitarie, alla scia che lascia chi passa dal mio ufficio, genericamente mi viene in mente un odore di sapone fiorato o fruttato (non sono un’esperta capirete immediatamente, spero di rendere l’idea) più che una fragranza da profumeria, e sicuramente è molto più probabile che uno studente odori di bucato fresco che non come chi non deve chiedere mai.

Mi piacerebbe trovare statistiche che corroborino questa mia percezione, non tanto per attribuirne una valenza sociologica, giusto per curiosità, anche perché credo siano semplicemente il risultato di usanze e tradizioni, così come è molto più probabile trovare gioielli di argento su queste pelli bianche lunari che non d’oro, o come è molto più probabile che le mitiche pantere grigie vestano con uno spolverino color pesca o carta da zucchero che non nero o marrone o grigio scuro.

Certo la pressione sociale incide moltissimo sulle nostre percezioni degli altri, e la nostra autocoscienza di come gli altri percepiscono noi. Metti il deodorante per esempio, che la pubblicità come ci ricordava Lorenzo giorni fa continua a sostenere dobbiamo usare ogni mattina. Il deodorante è disegnato per coprire odori corporei, solo che la presenza di tali odori non è affatto garantita! Soltanto chi appartiene ad un certo genotipo produce, ad esempio, sudore con un odore forte. E ci sono fortunati che non appartengono a tale genotipo: in maggioranza etnie provenienti dall’Asia Orientale, ma anche una percentuale piccola ma non indifferente di nord Europei. La stima parla di circa un milione di Britannici, ad esempio, chiamali pochi. Eppure, alcuni studi hanno rivelato che anche costoro, che, si suppone, debbano rendersi conto che quando sudano non hanno l’ascella fragrante, per abitudine usano il deodorante di mattina, come fosse questo un comportamento cui uniformarsi, più che una decisione pragmatica e funzionale.

Che sia comunque necessario o indotto, la cosa che mi sento di affermare è che raramente il profumo che sento su chi incontro è particolarmente invadente. Un po’ è la classica attitudine all’understatement, al non imporsi (l’unico, se devo far mente locale, nella mia cerchia di conoscenze, che quando ci salutiamo mi lascia sulle guance un profumo muschiato che mi resta per ore, è un amico italiano). Perché un profumo può essere un’imposizione, sia chiaro. Specie per chi non è abituato, pensavo un tempo: a casa dei miei, mio padre non sopporta nessun tipo di profumo, così né lui, né mia madre, né io, ne usavamo. Gli causava mal di testa, diceva. La me adolescente sotto sotto pensava che era semplicemente non abituato a sentirlo per casa, e anche un tantino fissato magari. Soltanto che… ogni volta che veniva a trovarci qualche zia o amico particolarmente olezzante, con grande disappunto dovevo convenire che anche a me veniva un gran mal di testa. Abitudine, pensavo. E mi riproponevo, una volta andata a vivere da sola, di sdoganare questa cosa, con un attento regime di assuefazione. Devo per dovere di cronaca riportare che l’esperimento è fallito.

Ho scoperto però che la mia attitudine verso mio padre è abbastanza comune: molti pensano che chi sostiene di reagire male ai profumi (non solo fragranze, anche detersivi o saponi) sia un tantinello fissato. Eppure, ho scoperto ancora, gli odori sono ufficialmente classificati come potenziali allergeni. L’allergia alle fragranze può manifestarsi in molti modi, che vanno dal più o meno acuto mal di testa, e solo con particolari profumi intensi, come succede a me, fino alle classiche reazioni allergiche: starnuti, occhi lacrimanti, difficoltà respiratorie, e anche eruzioni cutanee. Non si sa ancora moltissimo di questa allergia, ma per capire che non può essere trascurata basti pensare che esistono, secondo una stima della Accademia Americana di Dermatologia, almeno cinquemila fragranze differenti, e quindi centinaia di migliaia di combinazioni, potenzialmente ancora più problematiche (chi soffre di allergia alle fragranze trova che siano molto più sopportabili le fragranze semplici, tipo rosa o gelsomino o sandalo, che quelle composite).

Come ci aiuta apprendere questa cosa? Beh tanto per cominciare aiuta a rendersi conto che indossare un profumo può essere potenzialmente problematico, a livello individuale. Ma a livello di società, al fatto che probabilmente bisognerebbe essere più attenti e sensibili alla questione. Per esempio, il luogo di lavoro: che fare se c’è chi quotidianamente ci inebria con la sua presenza?

In UK la questione non è ancora sentita su larga scala, ma giungono notizie dai cugini oltreoceano, e quindi ci si comincia a pensare, o per lo meno si comincia ad essere a conoscenza della questione. In US, per esempio, la Commissione per le Pari Opportunità sul Lavoro ha stabilito nel 2010 che, fra le altre cose, chi soffre di asma, e ha delle reazioni allergiche serie in presenza di odori, che provengano da detersivi o profumi o sigarette, è automaticamente ritenuto “disabile” secondo la loro classificazione, perché appunto “disabilitato” (che bello quando le parole vengono denudate di ogni sovrastruttura e tornano al significato originale) ad eseguire certe funzioni. In quanto “disabile”, o disabilitato, il suo datore di lavoro è tenuto a fare in modo che il luogo in cui opera venga reso consono ad accoglierlo. Per esempio, quindi, anche imponendo un “codice di profumazione” fra colleghi e impresa di pulizie.

Come spesso accade, arrivano notizie di campagne e associazioni, o le classiche pagine facebook, che promuovono luoghi pubblici “fragrance free”  e (quello che spesso smuove più di ogni altra cosa) cause che sono state vinte, con risarcimenti cospicui, da chi è stato danneggiato da una mancanza di attenzione alle sue esigenze in tema di profumazioni. Perché se è vero che spesso basta il buon senso e la buona educazione, è anche vero che avere delle regolamentazioni aiuta chi magari non ha il coraggio o l’inclinazione o la personalità di far sentire la propria voce in merito, rende forte chi è debole, fornisce voce a chi non ne ha.

Non so se tutto ciò vi sembra un po’ esagerato, ma se considerate che l’Institute of Medicine ha recentemente posto allo stesso livello fragranze e fumo passivo come fattori scatenanti di crisi respiratorie in chi soffre di asma, e ripensando al livello di scetticismo che esisteva quando si cominciava a parlare di fumo passivo, beh, io direi che è meglio cominciare a entrare nell’ordine di idee di dover usare il nostro profumo preferito soltanto nelle aree specificatamente designate!

– Pot Pourri.  Herbert James Draper, 1897. Olio su tela. Tate Gallery, Londra.

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6 COMMENTI

  1. Eccomi qui. Soffro di fortissime emicranie praticamente da sempre, come mio padre e – sob – mia figlia. Negli anni ho scoperto innumerevoli cause scatenanti, alcune evitabili, altre no, e varie tecniche per arginare le crisi.
    Bacco (solfiti), tabacco (altrui) e Venere (profumi) mi distruggono.

  2. IO invece ad una persona intrinsa di Chanel non so resistere.

    Ho tentato di inserire un mio post partecipando al blogstorming sull’argomento, ma non lo trovo da nessuna parte. Ho sbagliato qualcosa?

  3. Anch’io odio i profumi aggiunti (intendendo le varie essenze con cui cospargerci), sono allergica a qualche componente di base, bergamotto in primis e mi fanno starnutire un sacco. Come tutte le allergie viene spesso considerata un’esagerazione, con affermazioni tipo: “ma daaaaai, vuoi che il mio profumo ti dia così fastidio, avrai il raffreddore!” (certo, fino a 1 momento prima che entrassi nella stanza stavo benissimo e ora ho il naso che cola come un rubinetto, ma il nesso causale non c’è con la litrata di profumo che ti sei messo/a).
    Però adoro i profumi veri delle cose, la lavanda nei cassetti (che mi ricorda l’estate da mia nonna), l’odore del maglione di mio marito (che è il SUO odore), l’odore di neonato del mio piccolo (sì, proprio quel misto di pipì-crema-pannolino). A una persona intrisa di chanel preferisco una con i capelli che sanno di fritto , al massimo mi verrà voglia di patatine 🙂

  4. Io sono una di quelli con una forte memoria olfattiva, mi sono appena riportata in Batavia un flacone di bagnoschiuma al borotalco, quello che usavamo da piccoli, ci ho appena fatto un lavaggio delicato al posto del detersivo a mano e mi sono di botto risentita bambina con annesso senso di casa e protezione.
    Detto ciò, neanche io amo i profumi forti, ma non sono allergica, al contrario a me i profumi piacciono moltissimo e una cosa su cui mi allineo con Supermambanana è il contrario di quello che dice lei: in questo mondo in cui vivo di stimoli sensoriali educati e ovattati, da lobotomia, praticamente, secondo la mia percezione, ogni tanto in tram o in giro incroci un antilliano o sudamericano, dio li benedica, eleganti, curati e con un buon profumo di dopobarba scelto con cognizione. Questo tipo di profumo appartiene proprio a un certo tipo di uomo con un certo tipo di cura nell’ abbigliamento diversa da quella del batavo medio, che magari non puzza, ma esteticamente è deprimente (disse quella metereopatica che da quando fa freddo andrebbe in giro vestita in sacco a pelo in colori scuri fino a quando la temperatura esterna non risupera i 25 gradi con sole splendente).
    E, un’ ultima considerazione. l’ odore di casa è l’ odore di casa, quando io uscii da quella dei miei e dopo un po’ mancò mio padre e poi mia nonna e in compenso arrivarono mio fratello con moglie e figlia e altre abitudini cuciniere, niente, cambiò radicalmente anche l’ odore di quella casa che non era più mia. Nessuno capiva, io per prima, perché preferissi andare a dormire altrove e fare l’ ospite in visita, ma l’ ho capito dopo.

  5. Confermo: io non sopporto i profumi. Mi fanno venire in una prima fase nausea e poi mal di testa. Su di me non posso assolutamente usarne tranne alcuni, tipo il sandalo o muschio bianco. L’idea che mi sono fatta é che l’olfatto per l’essere umano sia stato importantissimo nella sua evoluzione, come lo é per gli animali. Oltre a ricordarci degli eventi passati, ci era utile proprio per la sopravvivenza. Mia nonna sin da piccola mi ha insegnato a sviluppare l’olfatto per capire ció che ci circonda, ad odorare il cibo per capire se è fresco e commestibile (vi è mai capitato di avere la carne da tre giorni in frigo e capire dall’odore se è buona o no?) inoltre ci serve per scegliere il compagno, l’amica che ci piace, la casa. Ogni persona, ogni luogo ha un odore suo, che lo rende riconoscibile. I profumi tendono a globalizzare, unificare quelle caratteristiche che invece sarebbero peculiari di ognuno di noi. Quindi meno profumi e più natura. PS. Anche mia nonna non amava i profumi dunque credo che nel mio caso, come nel tuo con tuo padre, la cosa sia ereditaria!

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