Il Piccolo Principe

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piccolo-principeLa Staccata: “Il Piccolo Principe” è l’opera più conosciuta di Antoine de Saint-Exupéry. Pubblicato nel 1943, è un racconto intriso di poesia che si può risolvere in un unico principale messaggio: l’età adulta ci fa perdere il contatto con i reali valori della vita.

Crescendo si cambia e non si riesce più a cogliere il senso di ciò che possediamo, viviamo e proviamo. Crescendo si cambia, difficilmente in meglio.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta (Ma pochi di essi se ne ricordano). Questa è la celeberrima frase dell’autore de Il Piccolo Principe, contenuta nella dedica sul frontespizio del libro. Un complimento che mi ha fatto mio figlio, a modo suo, è stato questo: – Sai mamma? Tu non sei proprio come gli altri adulti, tu riesci a vedere le cose come fanno i bambini. –
– Ooooooh, tesoro! Grazie! Allora sono in qualche modo una Piccola Principessa?-
– Ehmmm… sì. Solo che a te chiamarti ALTEZZA suonerebbe un po’ strano. Senza offesa, eh! –

Ricordo ai più distratti che sfioro a malapena il metro e sessanta. Ma vabbe’, andiamo avanti.

La storia narra di un atterraggio di fortuna di un aviatore nel deserto del Sahara. Il giorno successivo incontra un bambino che viene da un altro pianeta. Il piccolo non risponde mai alle  domande, ma ne pone diverse all’adulto. Fra le sue richieste, c’è quella di disegnargli una pecora. L’aviatore prova ad accontentarlo, ma il bambino non è mai soddisfatto del risultato fin quando lui non disegna una scatola con dei buchi all’interno della quale c’è la pecora. Perché Il Piccolo Principe è finalmente contento? Perché l’adulto si pone al suo stesso livello. Una pecora immaginata è immensamente più soddisfacente, per un bambino, di un disegno eseguito alla perfezione ma senza alcuna fantasia.

La storia prosegue con la descrizione dei pianeti visitati dal Piccolo Principe prima di approdare sulla Terra. I suoi incontri sono tutti allegorici e descrivono le bizzarrie degli adulti portate all’estremo. Sul suo cammino incontra:

  • Un vecchio re affetto da delirio di onnipotenza che cerca di farlo suo ministro impartendogli ordini assurdi.
  • Un vanitoso totalmente preso dalla sua vanagloria.
  • Un ubriacone che beve per dimenticare la vergogna di bere.
  • Un uomo d’affari che passa le sue giornate a contare le stelle, pretendendo che siano sue, perdendo così qualsiasi contatto con la vita reale perché è troppo impegnato a computare.
  • Un uomo che deve accendere e spegnere i lampioni del giorno e della notte ogni minuto (tanto dura una giornata nel suo pianeta), l’unico che suscita ammirazione nel Piccolo Principe poiché si preoccupa di fare qualcosa per gli altri e non si concentra esclusivamente su se stesso.
  • Un geografo che non ha la più pallida idea di come sia fatto il suo pianeta, visto che non dispone di collaboratori da mandare in esplorazione per analizzarlo e riportare i dati.

Un’opera incantevole e a tratti surreale che avevo già avuto modo di apprezzare tanti anni fa, quando avevo più o meno l’età di mio figlio. L’ho riletta con molto piacere, divertendomi a dissacrare assieme a Superboy le fisime di alcuni adulti. Alcuni, non tutti. Adulti che di tanto in tanto si ricordano di essere stati bambini ce ne sono. Sono una minoranza, è verissimo, ma io consiglierei di porre l’accento sul fatto che non tutti gli ex bambini assumono i comportamenti dei personaggi descritti nel libro.

E’ una lettura che vi consiglio vivamente, il perché ve lo spiega più avanti Superboy.

E se non avete il tempo per leggere il Piccolo Principe insieme ai vostri figli, disegnate una scatola con dei buchi da riempire di fantasia oppure ricordatevi di giocare ogni tanto con loro, invece di stare con il nasu all’insù a contare stelle che non vi appartengono.

Età di lettura consigliata: dagli 8 anni in su.

piccolo-principe-bompianiSuperboy: questo libro mi è piaciuto tantissimo (tutto dipende, ovviamente, perché a me può piacere ma a voi no), soprattutto perché mi ha svelato dei lati nuovi del Piccolo Principe: io la storia la conoscevo già, però non l’avevo mai letta così. A scuola avevano fatto una recita, così conoscevo più o meno la trama. Leggere il libro mi ha chiuso una porta, quella della recita, e mi ha aperto un portone enorme, sulla storia vera e propria del Piccolo Principe.

Secondo me questo libro è molto “bimbo”, cioè è scritto in un modo che sia i grandi che i ragazzini possono capire. Un bambino, leggendo questo libro, sente stupore perché si ritrova davanti questo Principe che viaggia per i pianeti. Lì trova un sacco di signori che pensano solo ai loro affari. Soltanto uno potrebbe essere suo amico, cioè una persona fedele, stanca, ma rispettosa del suo lavoro. Lui pensa al benessere del pianetino dove un giorno, via via, sempre più veloce, dura soltanto un minutino. Adesso, per esempio, mentre state leggendo questa recensione potrebbero essere trascorsi 4 o 5 giorni.

Gli adulti che lui incontra sono egoisti perché pensano solo al loro benessere e al loro potere, soprattutto. Pensano di essere ‘sto granché e invece non contano più di un granello di sabbia. Il personaggio che penso sia il più insensato di tutti è l’uomo d’affari. Lui pensava soltanto, e sottolineo quel soltanto, a se stesso e a contare le “sue” stelle, come dice lui. Le stelle, se devono appartenere a qualcuno, appartengono a madre natura e non a quel tizio. L’importante per lui è possedere. Finito, non ha nessun altro scopo nella vita.

Ritornando al libro: mi ha fatto capire che quando cresci perdi un sacco di cose. Ad esempio il divertimento di raccontare le cose. Per i grandi, la maggior parte delle volte, contano solo le cifre. Perdi la fantasia, che è la capacità di immaginare, di pensare, di progettare e, come dice il nome, di fantasticare.

Fantasticare non è una cosa stupida, anzi: chi lo dice è quello stupido sul serio. Gli adulti perdono anche il gusto di vivere. Corrono, corrono, corrono, corrono, corrono. Devono fare quello, devono fare quell’altro, devono pagare l’IMU che dicono che la tolgono ma rimane sempre e bla bla bla bla bla bla.

Io a volte, vi dico la sincera verità, i grandi non li capisco proprio.

Un bambino che legge questo libro capisce che deve godersela la sua infanzia. Un grande capisce che è importante ricordarsi dei bambini, farli divertire, comportarsi a volte come loro, entrare nella loro mente e sforzarsi di capirli. Ricordarsi di quando sono stati loro bambini per vivere meglio.

Secondo me mia madre il corpo ce l’ha da adulta, ma la mente è rimasta quella di una bambina. Non sempre, però spesso sì. Lei sembra una bambina quando facciamo i lavoretti, quando mi sporco e mi dà i punti (ad esempio: la macchia di sugo di pesce vale 100) invece di strillarmi, quando mi cade il latte dal bicchiere (due volte, soprattutto) mia madre non mi sgrida ma mi spiega che è normale se sei maldestro.

Anche lei era lo era, da bambina. E se lo ricorda bene.

Età consigliata: più o meno 7 anni e mezzo/8

– de La Staccata

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7 COMMENTI

  1. @ l’angolo: è stato il primo (e unico) libro che ho letto anche in catalano!
    Tanto l’avevo letto tante di quelle volte in italiano che non mi spaventavano le parole che non sapevo.

    Non vedo l’ora di poterlo leggere alla nanax. Per adesso giochiamo con la versione libro puzzle ( ma le dico sempre che la storia vera e nel libro piccolo che c’è in libreria)

  2. Ecco, sono sempre la pecora nera. A me non è piaciuto per niente, che ci devo fare? Non ce la faccio neanche a proporlo a TopaGigia… magari quando avrà intorno agli 8 anni le suggerirò di leggerlo da sola, giusto per non rovinarla con il mio cattivo gusto.

  3. Una illuminata professoressa di italiano, ce lo fece leggere e “sezionare” in prima media. Da lì è nata la storia d’amore con questo libro e l’altra storia d’amore con l’analisi del testo, con il puro divertimento che regala lo studio delle parole.
    Il Piccolo Principe per me è stato un percorso di educazione sentimentale.
    Superboy, ovviamente tu hai capito tutto: lo stupore è al centro. Al centro di questa storia, al centro dell’infanzia e, se ti sai conservare bene, al centro della vita.

  4. Credo che sia un libro che, ogni volta che lo si riprende in mano, anche ad anni di distanza, regala sensazioni e chiavi di lettura diverse. Poi è una miniera di aforismi bellissimi.

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