La pillola del giorno dopo

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In Svezia la pillola del giorno dopo si può acquistare in farmacia come medicina da banco. L’efficacia della protezione infatti è maggiore quanto prima si assume la pillola dopo il rapporto sessuale e si tenta di minimizzare il più possibile gli ostacoli alla sua reperibilità. In Italia c’è bisogno di ricetta, e quindi c’è bisogno di trovare un medico disposto a prescriverla, il che spesso risulta in un bel po’ di ore passate in giro tra ambulatori vari.
Oggi ospitiamo il post di Lutlia, autrice del blog patapanza.blogspot.com e ilmioparto.blogspot.com. Lutlia è molto attenta a problematiche legate al ruolo della donna e alla maternità che discute nel suo blog sempre con intelligenza e molto equilibrio. Questa volta la sua riflessione parte dalla sua esperienza personale che le ha permesso purtroppo di provare con mano una situazione di disagio per la donna molto diffusa in Italia.

Mi è capitato, come a molte donne italiane, di dover ricorrere alla contraccezione d’emergenza, e di vedermela negata, da parte di quel medico che per legge era tenuto a prescrivermela. Ho cercato quindi di approfondire l’argomento: in realtà non c’è moltissimo da sapere, basta googlare e si trovano le informazioni necessarie sia dal punto di vista medico che legale, e interessanti discussioni e testimonianze di denuncia. In fondo a quest’articolo trovate alcuni link utili su come comportarvi e cosa c’è da sapere se credete di dover ricorrere alla pillola del giorno dopo, e se incontrate difficoltà a farvela prescrivere o ad acquistarla in farmacia.

Informazioni a parte, l’idea che mi sono fatta è che della questione della pillola del giorno dopo in Italia è importantissimo parlare, per almeno tre ragioni diverse.

La prima è che molte persone ignorano persino cosa sia esattamente.
La seconda ragione è che, sebbene ottenerla sia un diritto, farsela prescrivere è spesso difficile, complicato, disagevole.
Infine, la realtà che sta alla base di queste complicazioni: una situazione culturale che ha sfumature sinistre e derive che intaccano non solo questo diritto, ma più in generale quello alla parità e all’autodeterminazione.

Vado con ordine. Cos’è, e cosa non è, la pillola del giorno dopo?
Se ne parli in un gruppo di persone, anche di buona cultura, qualcuno probabilmente penserà che ti riferisci alla RU486, la pillola abortiva dal nome fastidioso.
Del resto ci sono decine di articoli di giornale sulla stampa italiana che producono e inducono costantemente questa confusione tra contraccezione d’emergenza e pillola abortiva.
Per questo motivo, in parecchi troveranno normale, comprensibile o plausibile che all’idea della pillola del giorno dopo si possa associare il concetto di obiezione di coscienza.
Dunque può succedere che le prime battute della conversazione abbiano a che fare, sorprendentemente, con il tema dell’aborto.
“Io credo che ogni donna debba poter scegliere… però… io non me la sentirei”.
“Non metto in dubbio il diritto di una donna. Però… bisogna tener conto anche della coscienza del medico e del farmacista”.
Bene… (Anzi, male…) Mettendo per un momento da parte la questione della coscienza, innanzitutto dovremo spiegare che la pillola del giorno dopo non è una pillola abortiva. Essa agisce inibendo l’ovulazione, come fa la pillola anticoncezionale. Qualora l’ovulazione sia già avvenuta e nel caso in cui un ovulo sia stato fecondato, la pillola del giorno dopo non ha alcun effetto sull’ovulo. Esiste un dibattito bioetico riguardo all’inizio della gravidanza: si deve parlare di gravidanza a partire dalla fecondazione dell’ovulo, o dall’impianto dell’ovulo fecondato? Indipendentemente dalle risposte che la bioetica, la legge italiana o le sue interpretazioni possano dare a questa domanda, essa non riguarda la pillola del giorno dopo, che non ha potere né su un ovulo già impiantato né su un ovulo “solo” fecondato.
Quindi, la pillola del giorno dopo, o contraccezione d’emergenza, o contraccezione postcoitale, non ha niente a che vedere con l’interruzione di gravidanza.

E allora come mai è così difficile ottenerla? Medici di base, medici in genere, consultori, strutture ospedaliere sono obbligati per legge a prescriverla su richiesta della donna, senza esami né visite. E invece molti medici fanno obiezione e non la prescrivono.
L’obiezione di coscienza è prevista nel nostro paese in riferimento alla legge 194 sull’interruzione di gravidanza. Ma l’obiezione non è prevista e non è ammessa sulla contraccezione.
C’è da chiedersi se questi medici, che costringono una donna a rimbalzare da uno studio a un consultorio alla ricerca di un dottore che sia disposto a fare il suo lavoro (col rischio di non riuscire ad assumere in tempo il farmaco che, per garantire la massima efficacia, va preso entro 24 ore), siano davvero così ingenui o disinformati da credere che la pillola del giorno dopo possa avere un effetto abortivo. Certo, un dubbio fino a poco tempo fa esisteva, ma le ricerche successive hanno smentito un simile effetto e gli organismi sanitari hanno ovviamente recepito e diffuso il dato scientifico, raccomandando la modifica dei foglietti illustrativi del medicinale.
Io temo, piuttosto, che l’obiezione illegale di medici (e a volte farmacisti) sulla pillola del giorno dopo riguardi qualcosa di diverso dalla pura e semplice obiezione di coscienza sull’aborto (tema sul quale, peraltro, il dibattito è infuocato, dato che l’esistenza della possibilità di obiettare in Italia – considerata da molti un assurdo giuridico – sta attualmente rendendo impossibile usufruire del diritto all’aborto, perché la percentuale di medici obiettori è impressionante). Temo che questo rifiuto sia piuttosto espressione di una cultura ostile tanto all’aborto come diritto, quanto alla contraccezione. E all’educazione sessuale nelle scuole, al divorzio, alla parità di genere. E temo che per le donne si prefiguri, come scrive Chiara Lalli, “un’ipotesi ancora più tetra: fare marcia indietro sulla strada dei diritti civili, a forza di leggi e di aggressioni indirette alla possibilità di scegliere riguardo alla propria esistenza e al proprio corpo”. Ampliando il discorso al di fuori della tematica di genere, questa mentalità è la stessa che osteggia la procreazione assistita e il testamento biologico. È quella che marcia “per la vita” il giorno della festa della mamma con la sua faccia più aggressiva, e che con quella più presentabile, persino rassicurante, indossa ogni giorno il suo camice bianco da ginecologo obiettore in un ospedale pubblico, salvo poi, in alcuni casi, eseguire interruzioni di gravidanza privatamente, cioè illegalmente.

Links:
Società italiana contraccezione: Position Paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale clicca qui
Ministero della Salute
Associazione Luca Coscioni
Aied
Vita di Donna
Lipperatura
Chiara Lalli

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29 COMMENTI

  1. Personalmente credo che l’obiezione di coscienza sull’ivg sia giuridicamente ed eticamente incompatibile col diritto all’ivg. Un medico non dovrebbe potersi rifiutare di praticare un aborto se lavora per il servizio pubblico, così come non ha il diritto di esercitare un’ipotetica coscienza individuale in contrasto con la coscienza collettiva, in casi come prestare cura a un assassino, o a un detenuto colpevole di stupro o truffa aggravata. Per fare degli esempi. La legge è stata un compromesso politico e culturale, il minore dei mali, ma con la lobby clericalista lo strumento di obiezione viene adoperato per vanificare il diritto delle donne, e a quel punto perde anche quel barlume di accettabile senso storico e di conciliazione che ha avuto.

  2. Io comunque vorrei tanto poter parlare con uno di questi medici obiettori e chiedergli il perchè e il percome di certe scelte, specialmente quando riguardano delle spudorate bugie normative.

  3. @Close lo ripeto: l’unica arma che abbiamo è l’informazione. Dovremmo avere stampata a casa la normativa e presentarci negli ospedali con tutte le carte, magari dichiarando di essere avvocati e minacciando roba tremenda a destra e a manca.

  4. Dato che non lo ha fatto nessuno, linko questa incredibile testimonianza pubblicata nel blog di Loredana Lipperini

    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/tag/pillola-del-giorno-dopo/

    Cito in particolare questa frase: “Intanto, per caso, chiacchierando con una persona amica, vengo a conoscenza di episodi di integralismo religioso in cui questa dottoressa sarebbe coinvolta nella città dove abito: il rifiuto di prescrivere pure la contraccezione ordinaria, ostracismi massicci e ahimè efficaci a colleghi impegnati sul fronte della procreazione assistita, ingerenze nella scuola pubblica contro i corsi di educazione sessuale.”

    Per me questa dottoressa non è tale, stante il comportamento da denuncia all’Ordine, ma quello che preoccupa è il modo in cui questi nuovi talebani stanno prendendo d’assalto la sanità pubblica con dépliant che propongono alle donne di fare come Santa Beretta Molla. Pur con tutto il profondo rispetto per questa donna che ha fatto una coraggiosissima scelta personale, trovo ignobile imporre l’eroismo e il martirio a tutte le donne d’Italia. Non ci siamo mai allontanate dal modello di santa Maria Goretti, questa è la verità.

    Il “movimento per la vita” andrebbe parafrasato come “movimento per la morte della madre”. E non è un modo di dire, cercate su internet informazioni sull’emendamento “let women die” discusso di recente negli USA.

  5. Mi dispiace ma l’Italia da questo punto di vista e’ un paese incivile. Io sostengo sempre la nostra sanita’ pubblica, ma su queste faccende mi si smuovono le budella.
    Proprio di recente un’ amica ha dovuto affrontare un aborto terapeutico e per fortuna ha avuto la prontezza di spirito e i mezzi economici per andarsene in Svizzera a farsi trattare con rispetto, invece di dovere attraversare il calvario in un ospedale pubblico italiano, in cui si adoperano al meglio delle loro possibilita’ perche’ tu ti penta amaramente delle tue scelte. Si puo’ essere pronti a fare qualsiasi battaglia di civilta’ e si puo’ essere attrezzati culturalmente, ma nel momento del dolore e del bisogno non ti puoi sottoporre a umiliazioni e sofferenze inutili.
    Io, in Olanda, sono dovuta ricorrere alla pillola del giorno dopo una volta, dopo la nascita della mia seconda figlia. L’ho fatto con coscienza e ho ringraziato il destino che mi ha fatto vivere in un paese dove non c’e’ bisogno di sentirsi giudicati dal primo medico (segretari e infermieri annessi) e dal primo farmacista che capita.
    Tra l’altro ho acquistato la pillola in parafarmacia, senza prescrizione, non ho avuto alcun effetto collaterale e ho deciso che ne comprero’ una scatola e la daro’ a mia sorella che vive a Milano. NElla vita non si sa mai.

  6. Se la pillola del giorno dopo come dice Tullia viene inserita a bella posta nell’ambito dell’IVG quando invece dovrebbe essere inserita nella contraccezione, credo che le percentuali siano grosso modo le stesse. Cito da un’intervista a Chiara Lalli: si dichiarano obiettori in Italia

    Il 75% dei medici
    Il 44% dei paramedici

    Leggevo che in alcune regioni del sud si raggiunge il 90% per cui deduco che le donne che hanno bisogno della pillola debbano cambiare rapidamente regione. Non so voi, a me questa cosa fa venire in mente la situazione degli USA, con i cittadini che cambiano stato per vedere riconosciuto un diritto.

  7. Marilena ha ragione quando dice che sarebbe cosa buona e giusta vivere o portare avanti un tipo di cultura in cui chi è sessualmente attivo un minimo di informazioni se le va a procurare, preferibilmente dal medico o comunque da un esperto.

    Questo nella 194 era previsto, ma come si sono boicottati vari punti di quella legge, ancora di più lo si fa con questo. Educazione sessuale, ma quando mai? E poi parliamoci chiaro, se parliamo di adolescenti si dovrebbe piuttosto parlare anche di educazione all’ affettività, visto che le cose ad minchiam che imparano su Internet, e non solo far vedere come si infila un profilattico su un cetriolo, così acquisiamo tutti la motricità fine necessaria a farlo.

    (Posso dirlo perché in Olanda, dove le lezioni di cetriolo le fanno da anni e dove le ragazze, per star tranquille, certe volte vanno a farsi prescrivere la pillola prima di iniziarla una vita sessuale, queste cose le fanno). Non ho cercato statistiche, ma qui piuttosto ti coadiuvano che non ti bloccano. Perché?

    Perché c’ è lo stato sociale e io le mie tasse preferisco usarle per qualcosa che è utile a me piuttosto che per mantenere la prima testa vuota sedicenne che decide di farsi mettere incinta da un altro che non ha voglia di far niente e molla la scuola prima del diploma. Ci sono state discussioni enormi quando per risparmiare sulle spese sanitarie ogni due per tre si parla di togliere la pillola dal pacchetto base, nel senso che te la paghi da te e non te la rimborsano. Perché si cerca di capire cosa costa di più allo stato, e quindi figurati se non di prescrivono la pdgd, ma di corsa.

    Il che ci riporta al contesto sociale e al fatto che fino a che ce l’ abbiamo una legge che almeno sulla carta ci tutela, dobbiamo tutte, impillolate o meno, scopatrici o vergini, e tutti, altrimenti non ve la diamo più (adesso Lorenzo mi bacchetta sul sessismo) portare avanti il cambiamento sociale. Alla faccia dei pro-life, di quelli che predicano bene e razzolano male e che in genere fanno i santi sulla panza delle altre. Il sesso è una cosa bellissima, ma la procreazione ha del miracolo, ed è per questo senso di sacralità che bisogna crearsi i presupposti perché ogni concepimento, gravidanza e nascita siano voluti e desiderati. Il resto sono giochetti di potere e dove si esercita meglio il potere sull’ essere umano? A tavola e a letto.

  8. @Serena: tiè! Mi sto grattando quello che non ho, perchè @marilena io sono una di quelle che la pillola non la può prendere, da 14 anni circa a questa parte, e dato che ne ho 40 (quasi) fatti i tuoi conti. Non ho mai dovuto prendere la pillola del giorno dopo (ari-tiè!), ma nonostante io non sia una grande fatalista, vedi il mio atteggiamento com’è.

  9. @Marilena: Marilena, ma siamo tutte brave finchè non si sbaglia! A me è successo di doverla prendere 1 volta in 20 di vita sessualmente attiva. Sono da biasimare? Non credo proprio. E per che cosa poi, se è solo contraccezione. Io vivo al Nord, ero sicura del mio diritto di ottenerla, ma ci ho messo 6ore per averla. Sono passata dal medico pronto soccorso, che ha cercato di dissuadermi in tutti i modi, dicendomi pure che le possibilità che io fossi rimasta in.cinta erano molto basse. Mi ricordo che a quel punto, mezzo scherzando, gli ventilai una sorta di causa per il mantenimento del futuro bambino, qualora , nonostante il suo parere, si fosse ostinato a nascere.Così mi mandò dal ginecologo di turno, che mi avrebbe fatto una visita(!?) e poi prescritto la benedetta pillola. Il medico di turno in questione , che era di tutt’altra pasta, mi prescrisse la pillola senza bisogno di nessuna visita. Allora a me pare che, più che di questioni etico-morali, si tratti, come spesso succede in questo paese, di questioni politiche, non nascondiamoci dietro a un dito.

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