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La nascosta

Scritto il 8 Jun 2010 da Silvia 69 Comments

Ci è stato offerto questo contributo, che lasceremo in forma anonima.
Siamo davvero lusingate di poterlo pubblicare, perchè esprime quello che vorremmo comunicare, in particolare con il tema di questo mese: si può dire, si può parlare. Tutto si può dire. Usare le parole giuste non deve mai far paura.

“Io sono la NASCOSTA. Cammino nel mondo, ma ai suoi occhi mi nascondo. La maggior parte delle persone che conosco o che frequento non vogliono sapere cosa ho fatto, le metterei nella condizione di vedermi in modo diverso, di compatirmi, condannarmi o far finta di niente. E io non le carico di questo fardello.
Io ho abortito. Volontariamente. C’è stato un momento nella mia vita in cui mi sono trovata difronte a una scelta che poteva essere solo A o B.
Parlarne non è nè facile nè difficile. Affrontare le conseguenze di esporsi è difficile. Le persone hanno la pessima abitudine di appiccicarti addosso le etichette, e tanti con i quali ho un buon rapporto finirebbero per vedermi solamente più come “quella che ha abortito”. Già passata grazie. Non ho la forza di cambiare da sola la testa degli altri e nemmeno è compito mio farlo. Ma mi posso difendere. Io non sono il mio aborto.
Chiamarlo aborto o interruzione volontaria di gravidanza non fa differenza per me. Non cambia la natura delle cose. Forse fa sentire meglio qualcun altro. Sono stanca di dovermi giustificare. Le donne abortiscono dalla notte dei tempi. Ma stranamente, dopo millenni, questo turba ancora il genere umano.
Siamo una società piegata dai sensi di colpa. E non ti è permesso perdonarti.
Io mi sono perdonata e non perchè mi sono detta che ero troppo giovane, con una relazione appena iniziata, con un feto potenzialmente deformato da medicine prese prima di capire che ero incinta. Il perdono arriva da se’, senza cercarlo, senza ambirlo.
Non considero il mio bambino non nato un feto senza importanza. Ho pianto prima di entrare in ospedale, sapendo che ero ancora in tempo per cambiare idea, ho tremato in sala d’attesa e sdraiata sul lettino ho provato un senso di solitudine che credo mai più proverò in vita mia. Ho affrontato un lutto con tutto il dolore che ne consegue, insieme al mio compagno (dei papà ci si dimentica anche in queste situazioni), ma se era mia intenzione fustigarmi a vita sarebbe stato meglio scegliere di farlo nascere.
Ho scelto di mettere la mia vita prima della sua. Non ci sono molte altre parole da aggiungere, altrimenti dovremmo inoltrarci nei sentieri di che cosa è una vita, cosa è giusto o sbagliato, chi o cosa è una madre. Si finirebbe per filosofeggiare senza vinti nè vincitori.
Non vivo tutti i miei giorni nel ricordo del passato, non sono straziata quotidianamente dai rimpianti, non vedo nei giochi di mio figlio la vita che ho negato al suo “feto maggiore” (troppo presto per conoscere il sesso). La vita che sto vivendo è già abbastanza piena per farci stare anche quella che ormai è passata.
A sfregio di tutte quelle donne che fanno i salti mortali per rimanere incinta, io ci sono riuscita due volte quell’anno. Non ho avuto il coraggio di abortire di nuovo, sempre per me, perchè ero io a dover affrontare l’intervento. Mio figlio è un figlio non cercato, accettato e amato col tempo (evidentemente la natura che mi ha resa così fertile si è dimenticata di darmi sufficiente spirito materno). Nel caso ve lo stiate chiedendo il padre è sempre lo stesso. Siamo cresciuti insieme come famiglia e come persone e l’aborto è stata una delle esperienze della nostra vita, che ha formato anche ciò che siamo oggi.
Ora potete scegliere l’etichetta da appiopparmi che più preferite.”

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69 Comments »

  • Mammafelice ha scritto:

    Per quanto mi riguarda: nessuna etichetta. Io sono favorevole all’aborto. Non l’ho praticato, ma sono del tutto favorevole. Preferirei, ovviamente, che non fosse usato come metodo contraccettivo postumo: per quello ci sono tanti altri mezzi. Ma nulla e nessuno mi impongono di giudicare le scelte delle altre donne, purché si tratti di scelte.

    Mi piacciono molto queste due frasi che hai scritto:
    Io non sono il mio aborto. La vita che sto vivendo è già abbastanza piena per farci stare anche quella che ormai è passata.

  • melanele ha scritto:

    Ho letto la tua testimonianza che mi ha spiazzato parecchio.
    Fino quasi alla fine non avevo nulla da replicare, la tua sicurezza e la tua autoanalisi non permettevano nè giudizi nè repliche.
    Ma alla fine leggo del tuo “errore” recidivo pochi mesi dopo. E te lo dico francamente, mi ha dato un notevole senso di fastidio. Ma non voglio assolutamente dare etichette per cui cerco sempre di mettermi nella testa del prossimo.

    E allora ti domando: perchè non hai usato metodi contraccettivi sicuri? Mancanza di conoscenze sull’argomento? E il tuo compagno? Quanto ne sapeva? Eravate molto giovani? Quanto giovani?
    Pensi che questa tua esperienza influenzerà le informazioni che darai a tuo figlio al momento opportuno?

    Mi piacerebbe prendere a spunto questa tua testimonianza per parlare dell’educazione sessuale e sentimentale che daremo (o già diamo) ai nostri figli. I nostri figli sono (o saranno) perfettamente coscienti che fare sesso fa fare bambini e che essere fertili è in genere la norma, specialmente se giovani? Dove troveranno informazioni accurate? Siamo in grado di fornire queste informazioni?
    Esistono nella nostra zona dei consultori validi ai quali rivolgersi?

    Perchè come dice Mammafelice non si giudicano le scelte di altre donne, ma a mio parere è necessario che si possano dare molte opportunità di scelta preventive, proprio per non ricorrere a quella estrema dell’aborto specialmente se utilizzato come contraccettivo a posteriori. E qui noi genitori possiamo fare molto.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    Non voglio etichettare nè giudicare.
    Mi fa male pensare a quelle vite che vengono fermate così presto, soprattutto quando questa scelta viene fatta per egoismo dei genitori e/o per leggerezza (perchè ce n’è di gente che ritiene che l’aborto sia come prendere la pillola, eh, non ci dimentichiamo).
    Non si può generalizzare, le esperienze sono così tante, i fattori che portano ad una decisione così drastica anche.
    E anche rimanere incinta di nuovo poco tempo dopo aver abortito, può avere milioni di spiegazioni che non siano la mancanza assoluta di attenzioni e precauzioni, perchè si sa che gli anticoncezionali non sono assolutamente infallibili.
    Però certi discorsi mi lasciano perplessa, se non allibita, lo ammetto.
    Ma da qui a giudicare una persona ce ne corre. Perchè ogni persona è l’insieme delle azioni che compie, dei sentimenti che prova e dei pensieri che formula, durante tutto l’arco della propria vita, e non può essere definita per una singola scelta o azione.

    Anche se è contraria ai miei principi.
    Perchè i miei principi sono, appunto, i miei. E altre persone avranno i loro ed è giusto così.

  • Silvia ha scritto:

    Nessuna etichetta..nessuno di noi ha diritto di giudicare perche’ non viviamo la vita degli altri.
    Anche io sono rimasta spiazzata dall fatto che poi sia arrivata subito un’altra gravidanza non voluta, immagino pero’ che magari eravate giovani e inesperti ma cmq ribadisco lungi dal giudicare..

    Quello che mi fa rabbia invece è il doversi nascondere..il non avere la giusta assistenza,..il doversi cmq vergognare di fronte agli altri per le scelte – quasi sempre obbligate – fatte..Non è una passeggiata, nessuno si diverte ad abortire, senza dimenticare il dolore psicologico si’ ma anche fisico.

    Quando ero ricoverata dopo aver partorito Patacecio in stanza c’era una ragazza che doveva abortire…Una sofferenza cosi’ nn lo avevo mai vista, non pensavo che fosse cosi’ complicato e doloroso. senza considerare la freddezza di alcuni infermieri e dottori…

    Sono convinta di una cosa: meglio abortire che avere un bimbo non voluto, non amato, buttato la’ nel mondo perche’ non si è presa una decisione sconveniente

  • La Nascosta ha scritto:

    Sul mio diario scolastico, alle superiori, avevo riportato questa frase “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”. Col tempo ho anche incrociato la teoria di Murphy “Se qualcosa può andare storto, di sicuro lo farà”. Amara ironia? Forse.

    Ho avuto la fortuna di avere una madre che non si è vergognata di mettermi in mano dei preservativi e portarmi dal ginecologo per la pillola. Non sono cresciuta cieca e sbandata. E a 23 anni credo di non poter nemmeno essere definita molto giovane. Questa l’età delle mie gravidanze. Oggi so che a 23 anni c’è il picco di fertilità nella donna.

    Durante il periodo d’incontro col mio compagno avevo sospeso la pillola perchè quella che prendevo non andava più bene ed ero in attesa delle analisi del sangue. Sinceramente non so come ho fatto a rimanere incinta. Abbiamo usato i preservativi, forse non siamo stati abbastanza attenti durante i preliminari, forse un preservativo si è bucato. Se avessi avuto il sospetto che qualcosa era andato storto avrei provveduto immediatamente.
    Ho abortito, abbiamo passato poco più di un mese senza rapporti perchè così era la prassi. Arriva il ciclo comincio la pillola. Finisce il ciclo abbiamo il nostro primo rapporto (con implicazioni emotive di varia natura), ma il preservativo si rompe. Prendo la pillola del giorno dopo.
    Lo so sembra ridicolo e assurdo. Mio figlio conserva tutt’oggi la caparbietà che ha dimostrato nel suo concepimento.

    Credo fermamente nell’educazione sessuale e questo trasmetterò a mio figlio. Come Mammafelice non credo nell’aborto come metodo contraccettivo postumo.Il sesso è bello, ma va fatto anche con la testa sul collo, sempre.

    Quando ho abortito nella stanza con me c’erano una prostituta, una mamma, una donna straniera. Tante storie tanti dolori.

    Grazie a tutte del vostro intervento.

  • mammemigrata ha scritto:

    Non giudico l’esperienza di nascosta, mi vengono in mente solo due cose da dire:
    - hai fatto bene a scrivere questo post per dare il punto di vista di chi è “dall’altra parte”
    - ho dovuto leggere due volte la frase nel commento di Silvia: “Quando ero ricoverata dopo aver partorito Patacecio in stanza c’era una ragazza che doveva abortire”. Com’è possibile che gli ospedali siano crudeli a tal punto da mettere nella stessa stanza chi si trova lì per abortire e chi invece per partorire? O_O

  • Silvia ha scritto:

    @mammemigrata..peggio ancora..perche’ io avevo partorito un prematuro grave e nn si sapeva come sarebbe andata a finire..In una stessa stanza c’erano 2 mamme felici che avevano allegramente partorito, io che non sapevo che fine avrebe fatto mio figlio e questa ragazza che abortiva… :-(

  • Serena ha scritto:

    Questo post, e i commenti che ha generato, mi fanno riflettere. Noto una difficoltà incredibile a non esprimere un giudizio di merito. Il dubbio sull’errore recidivo, sulletà, quel “magari eri giovane”, insomma leggo nei commenti qui, ma anche in quello che sento fuori dal web, una disperata ricerca di una giustificazione. Un motivo per poter condannare oppure assolvere l’atto in se e la persona. Io credo nelle persone, e quando leggo quello che ha scritto la Nascosta, leggo molta umanità. Che ci siano persone che lo facciano a cuor leggero, avendo a disposizione tutte le informazioni possibili, non ci credo. Se poi parliamo di persone alle quali non è stato insegnato cosa è un metodo di contraccezione, e cosa significa abortire, allora le istituzioni dovrebbero mettersi la mano sulla coscienza e lavorare su questo fronte prima di condannare le scelte di una donna. Io ho un’amica costretta ad abortire perché aveva un tumore. L’infermiera che le ha dato la pillola per indurre l’aborto le ha detto con aria di sfida”spero tu sia contenta ora!”. Quell’infermiera non sapeva il perché la mia amica stava li, e si è arrogata il diritto di poter giudicare. La mia amica ci è rimasta malissimo. Ha sofferto in silenzio. Quando le ho chiesto perché non avesse reagito, e non avesse detto all’infermiera le sue ragioni, lei mi ha risposto: “perché non fa nessuna differenza. Riguarda solo me stessa, e sarò solo io a fare i conti con questa scelta.”
    E se si parte dal postulato che la donna che sta facendo questa scelta non lo fa come sport, ma perché ha fatto i suoi ragionamenti, di testa e di pancia, e ha raggiunto questa decisione, allora non ha nessun senso chiedersi il perché. Se avesse un buon motivo oppure no. Questo riguarda solo lei.

  • espritfollet ha scritto:

    Vi leggo da tempo in silenzio perché io non sono mamma. Ho tentato di diventarlo, ma il destino ha fatto il mio corpo incapace di procreare senza l’assistenza della scienza, e io non me la sono sentita di sottoporre me, il mio compagno di vita e la nostra coppia a interventi che giudico troppo invasivi. Avevamo, in verità, all’inizio della nostra travagliata esperienza, contattato un centro per la fecondità e siamo rimasti sconvolti dalla brutalità dei medici che abbiamo incontrato. Abbiamo tentato altrove, dove siamo stati accolti con più riguardo, ma senza migliore fortuna. Quella strada non faceva per noi, e alla fine abbiamo cercato di rassegnarci.

    Questa premessa per spiegare perché quando ho letto il post di La Nascosta, pur con tutta l’empatia di cui sono capace, pur con tutta la razionalità che mi devo imporre quando si parla di fecondità e di aborto, nonostante il rispetto che devo a una esperienza che non posso comprendere appieno perché non è la mia, sono stata colpita dalle sue parole come da uno schiaffo: “A sfregio di tutte quelle donne che fanno i salti mortali per rimanere incinta, io ci sono riuscita due volte quell’anno”.

    Non voglio giudicare La Nascosta, ma non riesco a fare a meno di pensare che la vita è proprio ingiusta effondendo se stessa a chi non la desidera – e deve perciò soffrire sia che decida di accettarla sia che decida di rifiutarla – e negandosi ad altri che la cercano invano.

  • Igra ha scritto:

    @espritfollet: giusto, quelle parole “A sfregio di tutte quelle donne che fanno i salti mortali per rimanere incinta, io ci sono riuscita due volte quell’anno”, sono poco rispettose e mi pare, pure un po’ rabbiose.

  • Moi_aussi ha scritto:

    Assolutamente nessuna etichetta… anzi.. solidarietà! Ho vissuto la stessa esperienza e quindi non posso assutamente etichettare, anche perchè dovrei darmi personalmente un’etichetta… Io a differenza sua non ho ancora figli.. ma un giorno ci saranno. Mi spiace che ci sia sempre qualcuno che si dispiaccia per quanto una vita viene interrotta in fretta. Dipende dai punti di vista.. che chi pur portandola in grembo non la sente come una vita. Non ha dei sensi, non ha memoria.. è solo un progetto di una vita che potrebbe essere. Forse si dimentica spesso della sofferenza di chi prende la difficila decisione di abortire. In pochi la considerano. Io ci sono passata e non considero l’aborto come una contraccezione. Si rimae incita con la pillola, con un preservativo difettoso… oppure con un calcolo sbagliato dei giorni. Forse dovremmo invece soffermarci su quanti bimbi vengono uccisi dalla propria madre, bimbi di pochi mesi o anni. Questo si che è terribile.

  • Federica ha scritto:

    Ciao.
    Cercherò di non esprimere giudizi, anche se mi è molto difficile, per un semplice motivo, dal quale nasce la mia domanda, che è la seguente:
    l’aborto non è l’unica soluzione per affrontare una gravidanza indesiderata; allora ti chiedo, Nascosta: perchè hai scelto di decidere tu sulla vita di tuo figlio in maniera così definitiva piuttosto che lasciare aperta una porta a te e a lui? Penso dell’eventuale scelta di portare a termine la gravidanza affidando poi eventualmente il piccolo a chi poteva prendersene cura..
    Scusa la mia domanda pretenziosa, ma sento il bisogno di capire fino in fondo le ragioni di una scelta tanto forte che va completamente contro le mie idee e per così eventualmente superare i miei pregiudizi nei confronti di chi l’ha fatta o la farà..

  • Mammafelice ha scritto:

    @Federica: ma davvero pensi che in Italia sia fattibile portare a termine una gravidanza e poi lasciare il bambino in ospedale?
    Legalmente, certo, è possibile, ma nella vita vera, nella vita pratica, avete presente qual è l’impatto di una gravidanza per la gente che ti sta intorno (e per te)? Torni a casa dopo il parto e cosa dici ai tuoi vicini di casa?
    - No, sai, non me la sentivo e quindi mi sono avvalsa della facoltà di…

    E’ tutto molto romantico, sulla carta, ma non mi sembra proprio realizzabile. O vogliamo spedire le giovani fanciulle in convento per 9 mesi, dicendo che stanno facendo una cura termale?

    LaNascosta non ci sta invitando ad abortire. Sta raccontando una storia. La SUA storia. Non serve trovare un MOTIVO per la sua scelta, che ad alcuni inevitabilmente sembrerà sbagliata e ad altri giusta. Ci mancherebbe!

    Anche io ritengo che ci sia una profonda ingiustizia nel non potere avere figli desiderati, come dice espritfollet: è davvero terribile e mi atterrisce sapere che non esista democrazia, in tutto questo.
    Ma LaNascosta non ci ha private del nostro bambino: non è la sua scelta, a non aver fatto nascere il bambino che le altre donne avrebbero desiderato.

  • mammadifretta ha scritto:

    @mammafelice: quello di dover subire, volenti o nolenti, giudizi, è una piago della nostra società, che a tratti e solo quando conviene si scopre”fondamentalista” piuttosto che farsi i cavoli suoi, ed in effetti la scelta di lasciarlo in ospedale sembra per lo più, una telenovelas sudamericana.
    @la nascosta: nessun giudizio.
    @Esprit: la frase in effeti è un pò dura…però non fare l’errore di molte madri che hanno perso figli desideratissimi o che non ne hanno avuti, cioè quello di pensare che tutte possano godere di una gioia di cui tu invece sei privata…il mondo, la vita, in un modo o nell’altro è dura con tutti. Un bacio

  • espritfollet ha scritto:

    Mammafelice: naturalmente non “incolpo” LaNascosta della mia mancata maternità, ci mancherebbe! Ha già i suoi pesi da portare, sarebbe profondamente ingiusto accollarle anche i miei.

    Forse perché ho il nervo scoperto, però, le sue parole mi hanno ferita. Lei ha avuto le sue ragioni, che non metto in discussione, senza contare che la vita ci porta talvolta a fare scelte delle quali non ci saremmo mai immaginate capaci. Eppure quell’aborto seguito a distanza di così poco tempo da una seconda gravidanza non voluta (accettata e amata con il tempo, come lei stessa dice) scuote le mie viscere di sterile con l’arrogante sovrabbondanza della sua fecondità.

    Lei si è perdonata, dice, di non aver voluto un figlio. Io forse non mi sono ancora perdonata di non averlo voluto “costi quel che costi”.

    In fondo, credo che le nostre rispettive sofferenze siano complementari. E la capisco bene quando dice di voler rimanere nascosta, di non voler affrontare le etichette che gli altri le appiccicherebbero addosso. E’ una condizione fin troppo simile a quella di una donna rassegnata a raccontare la panzana di non aver voluto figli a tutti i parenti/conoscenti impiccioni che hanno sempre in tasca la soluzione a ogni problema e che la propinano con la delicatezza di un elefante in una cristalleria. Entrambe portiamo una maschera. E ne sopportiamo le conseguenze.

    Vi chiedo scusa per la lunghezza del mio sfogo.

  • mammadifretta ha scritto:

    @esprit:io porto una maschera perchè ho seppellito mia figlia e se sono felice c’è qualcuno che ti guarda stranito, perchè tecnicamente dovrei essere morta, e se sono triste o piango per qualsiasi altro motivo pare che io pianga solo per lei…per la gente la mia vita si è fermata sette anni fa. In un modo o nell’altro le maschere sono purtropo spesso la normalità.

  • Mammafelice ha scritto:

    @Espritfollet: carissima, e scusami se ti chiamo così, per me il tuo sfogo è prepotentemente vero, e – credimi – io mi sento una privilegiata e me ne ‘vergogno’. Ho sofferto con le mie amiche per bambini desiderati e mai arrivati, e ho provato vergogna e timore, quando sono rimasta incinta, perchè in tutta questa casualità c’è una profonda ingiustizia.
    Non credo in dio, e questa era per me l’ennesima dimostrazione della sua non-esistenza.
    Il mio cuore è con te, e te lo dico sinceramente. Mi sento svenire all’idea del dolore che vivi e che devi anche nascondere agli altri. Lo trovo terribilmente ingiusto e mi fa arrabbiare profondamente.
    Mi dispiace tanto…

  • Federica ha scritto:

    Forse LaNascosta saprà darmi motivazioni migliori contro i miei pregiudizi che non la paura del giudizio dei vicini..non mi sembra tipo da preoccuparsi di quello, a quanto dice la sua scelta è stata responsabile e basata su motivazioni per lei importanti..

  • tears ha scritto:

    Eccomi qui… con la mia testimonianza… spero di riuscire ad arrivare alla fine del racconto senza scoppiare in lacrime… sapete sono in ufficio….

    Circa 3 anni fa, sposata da 7 una bimba di 3 anni e il desiderio di un altro figlio…. finalmente il test è positivo… ricordo la gioia di quelle 2 lineette… chiamo mio marito per avvisarlo … non parla e mi dice che deve riflettere che vuole restare solo… io rimango interdetta…. è irreperibile per parecchie ore….
    Quando si fa risentire…. ve la faccio breve…. mi dice che mi lascia, che non mi ama più che era da un pò che doveva dirmelo… e la mia notizia gli ha dato la forza x farlo…. ovviamente il bambino non lo vuole, dice che non lo amerebbe come l’altra figlia, ma che non mi obbliga a fare nulla….
    Ho preso così 2 mazzate in una volta sola…in un mese circa ho dovuto prendere la decisione più brutta della mia vita… ho interrotto la gravidanza… e non so se riuscirò mai a perdonarmi per questo…. da allora non c’è giorno che io nn pensi a ciò che ho fatto e che nn pianga lacrime amare da sola nel mio letto….
    Purtroppo mi lascio condizionare molto dal parere degli altri… ho scelto quella via per lui, per non legarlo a me quando non mi voleva più, per probabili problemi economici che ne sarebbero derivati… per non far vivere un bambino con un padre che non l’ha voluto….
    Il peso sul cuore non sembra diminuire, anzi ci sono giorni che aumenta… una parte di me è volata via con lui…

    Vorrei dire che ogni storia è diversa dalle altre, mai in vita mia mi sarei sognata di fare quello che ho fatto, mai…. eppure eccomi qui…. prima di giudicare bisogna passarci….

    Mi sono recata in una struttura che non era quella della mia città… non ho incontrato nessuno che mi abbia detto cattiverie… ma tutti quelli che ti guardano perchè sanno quello che stai facendo, mi hanno fatto tanto male … lo stesso…

  • polly ha scritto:

    ci sto pensando se premere o no “submit comment”.
    o se almeno mettere là sopra un altro nome.

    bè, anch’io alla mia seconda gravidanza in un anno volevo abortire. ci ho pensato seriamente (e mi ha fatto un male cane).
    poi non l’ho fatto, ma che c’entra?
    non solo il corpo è il nostro: la VITA è la nostra. e mettere al mondo un figlio cambia la vita. e crescere un figlio, più che portare avanti una gravidanza, non lo si fa per sport, ma con cognizione di causa.

    chi pensa che tutelando il feto si tuteli la vita è ipocrita.

    io, non abortendo, ho scelto con cognizione di causa; la nascosta, abortendo, ha scelto con cognizione di causa.
    scusate la durezza.

  • Federica ha scritto:

    @polly:Bè, allora io sono un’ipocrita..ma vorrei però capire perchè, se me lo puoi spiegare meglio, perchè non ci arrivo da sola

    @tears,@lanascosta:giudico comunque molto positivamente il vostro coraggio di parlarne che mi/ci aiuta a vedere da un’altro punto di vista

  • espritfollet ha scritto:

    mammadifretta: non oso pensare al tuo dolore. Mi vergogno di aver pensato, anche solo per un attimo, che le frequentatrici di un sito di mamme non avrebbero potuto capirmi. Ti abbraccio forte. Sii felice tutte le volte che puoi.

    mammafelice: non devi affatto vergognarti della tua gioia di madre, anzi devi viverla fino in fondo, anche per quelle di noi che non la possono conoscere. Le tue parole mi hanno fatto del bene, mi hanno ricordato che gli altri possono essermi vicini senza “compatirmi” e che io posso essere felice per loro. A differenza di te, io credo in dio, e non ce l’ho con lui perché mi è negata la gioia di madre.

    tears: mi dispiace così tanto per te. Nessuno merita di essere trattato così

  • mammadifretta ha scritto:

    esprit:la verità è che dietro ad ogni persona c’è sempre un vissuto, io ho imparato che non ci si può piangere addosso per sempre…:)l’altro giorno leggevo in un gruppo di facebook a cui avevo avuto l’infelice idea di iscrivermi “no saremo mai più felici finchè non incontreremo di nuovo i nostri angeli”…forse è commovente, ma a me a fatto venire i brividi.Non si può e non si deve guardare tutti i giorni a ciò che la vita ci ha tolto, negato, ma piuttosto guardare avanti, godere delle piccole cose.Io amo il mio angelo quanto amo la mia papazzana della cui presenza godo ogni giorno, e sono certa che anche tu hai trovato o troverai qualcosa per cui continui a valere la pena respirare ed essere felici. Io quando pensavo di non avere altri figli ho ripreso gli studi, messo insieme tasseli di una vita “alternativa”, spero che anche tu possa godere di lunghi attimi di felicità…un abbraccio forte.

  • La Nascosta ha scritto:

    Quanti commenti. Quante storie in così poche ore. Storie che forse non si sarebbero mai raccontate.
    So di aver usato un termine forte quando ho deciso di scrivere “sfregio”. La mia arrogante fertilità diventa prova di quanto la vita sia ingiusta. Diventa una mazzata in faccia a chi lotta per un figlio. Divento araldo di una crudeltà. Usare parole diverse non avrebbe reso cosa provo. Spero sia chiaro che non mi sto vantando, al contrario.
    Mi colpisce come proprio Esprit sia pronta a costruire un ponte tra le nostre storie, quando più spesso con le altre donne che abortiscono si ergono dei muri.

    Tears perdona l’indelizatezza, ma la tua storia non mi è nuova. Conosco chi l’ha vissuta paro-paro e mi ha detto “Non me la sono sentita di fare Madre-coraggio”. Un’altra donna che è riuscita a perdonarsi. Ecco il mio augurio, se lo accetti. E un abbraccio.

    A Federica: la risposta alla tua domanda è nel post. Ho scelto la mia vita prima di quella del bambino. Forse non ti basta, ma non spetta a me farti cambiare idea, non spetta a me combattere i tuoi pregiudizi (così li chiami). Non sono qui per convincere. Sono qui per raccontare una storia, sulla quale poter riflettere, discutere, arrabbiarsi.

    E allora riflettiamo anche su quello che non stiamo dicendo, di quello che abbiamo relegato in un limbo perchè l’aborto è una faccenda da donne, dello spunto che ho lanciato, ma non è stato colto: i padri dei figli non nati.

  • tears ha scritto:

    @nascosta: mi auguro di riuscire a perdonarmi come ha fatto quella donna…. per ricominciare a vivere…

    Il padre del mio figlio non nato in 3 anni non mi ha mai chiesto come stessi… se avessi bisogno di aiuto…. sembra che lui non abbia vissuto quanto successo….
    Ho sperato fino all’ultimo sul lettino che mi portava in sala operatoria che mi dicessi di fermarmi, di non continuare… che avremmo trovato una soluzione…. invece no…. e io sono qui con il mio peso sul cuore…..

  • Silvia (author) ha scritto:

    Sto leggendo questi molti commenti da stamattina. Vi sto leggendo ovunque: ho le notifiche dei commenti via email e così oggi mi spuntavano questi commenti dappertutto. Credo di essere stata molto distratta durante la giornata da questo susseguirsi di storie e di sensazioni che esprimete. Ci ho pensato molto.
    Forse la reazione più inaspettata è stato quel ponte che si è creato tra La Nascosta e Espritfollet: due storie tanto lontane e tanto incompatibili, da aver trovato una conciliazione, un confronto solidale.
    E poi mammadifretta, che è riuscita a creare anche lei una connessione con la sua storia tanto diversa, in nome della comprensione.
    Ed infine l’ultima notazione della Nascosta: e dove sono i non padri? Qual’è il loro rapporto con queste storie e queste scelte? Alcuni le hanno trasformate in non scelte, come è accaduto a tears. Altri? Quelli che restano dopo l’aborto, cosa pensano? Cosa provano? Dove sono?

  • Claudia-cipi ha scritto:

    @ MAMMAFELICE io conosco personalmente una persona che ha portato avanti una gravidanza non desiderata e poi non ha riconosciuto il figlio lasciandolo in ospedale. Ci vuole forza d’animo come ce ne vuole per fare qualsiasi scelta che non sia condivisa dalla maggioranza delle persone. E secondo me è molto più difficile che abortire anche perchè un conto è lasciare un bambino di cui ancora non si ha percezione, un altro è portare avanti la gravidanza 9 mesi, sentirlo muovere, prendere piena coscienza di cosa è e poi lasciarlo. E sinceramente non so nemmeno quale possa essere la scelta migliore per il bambino: vivere in una struttura, senza genitori (perchè non credo che possano poi essere adottati in fretta) e magari da adulo venire a sapere che tua mamma e tuo papà non ti hanno voluto (ma anche no, come si può sapere prima?) o non vivere affatto?
    Non lo so, ma sinceramente ed egoisticamente non mi pongo nemmeno il problema: io non ce la farei a staccarmi da un figlio portato in pancia per 9 mesi e chi ce la fa, bè, valuterà per sè e per quelal creatura, io in quel caso non c’entro niente.
    Penso anche che sia una pratica poco conosciuta e che se gli adolescenti potessero conoscere anche questa possibilità, oltre agli anticoncezionali (e approfitto per ricordare che il calcolo dei giorni è il metodo anticoncezionale meno sicuro, tanto che non lo considererei nemmeno metodo anticoncezionale, visto l’alto fallimento), all’aborto o alla maternità (e paternità, che se i padri si sentono esclusi è perchè l’esclusione inizia da subito, dalle informazioni agli adolescenti che nella maggior parte dei casi sono rivolte più alle ragazze. se vogliamo essere pignoli addirittura dall’infanzia in cui non vengono regalati bambolotti ai maschietti, come se loro non potessero giocare a fare il papà.)

  • Silvia (author) ha scritto:

    Claudia, è comunque una soluzione molto difficile anche da un punto di vista giuridico e di pressioni che vengono fatte in concreto nel momento in cui si comunica che non si riconoscerà il figlio dopo il parto. Non è impossibile, anzi è praticabile, ma è difficilissimo andare fino in fondo quando si è in una situazione di fragilità assoluta e spesso di solitudine ed il contesto cerca di diassuadere da questa scelta. Insomma, non è che se in ospedale dici: “non lo riconosco” ti dicono, “ok, lo lasci qui e stia bene”. Si dice che si può fare, ma nella pratica cercano di non farlo fare.

  • Federica ha scritto:

    Va bene,
    mi tengo i miei pregiudizi e la mia visione negativa dell’aborto finchè non incontrerò qualcun’altro che possa farmi aprire alla comprensione di una scelta che ai miei occhi non è comprensibile, nemmeno considerando quello che è stato detto sulla difficoltà di seguire altre strade..

  • Claudia-cipi ha scritto:

    @ SILVIA sì, lo so, infatti credo ci voglia una gran sicurezza della decisione presa. Penso che siamo d’accordo.
    E non a casa quella persona era appoggiata dal suo compagno (che però non era il padre del bambino, ma contrario all’aborto, e nella loro situazione del momento avevano valutato di non poterlo proprio mantenere). Se non avesse avuto l’appoggio del suo compagno di vita credo sarebbe andata diversamente e penso che quel bimbo non sarebbe nato.

    @ FEDERICA l’aborto prevede talmente tante sfumature che esserne contrari per principio per tutti è una generalizzazione troppo eccessiva, per me. Ci sono dei casi in cui non posso non comprenderlo. E per arrivare ad un minimo di accettazione ho dovuto vivere alcune situazioni da vicino (nel senso che le hanno vissute e raccontate persone che sentivo vicine), per poter ragionarci sopra accettando altri punti di vista che non avrei altrimenti potuto considerare appieno. Ti auguro di restare nei tuoi pregiudizi, perchè significa che non devi vivere tanto dolore.
    E visto che ho avuto modo di confrontarmi con casi in cui ragionandomi ho dovuto ricredermi, anche in casi come questo, in cui i genitori decidono di abortire per egoismo (Nascosta non me ne volere, l’hai praticamente scritto tu che hai messo la tua vita prima di quella di tuo figlio, ho solo sintetizzato il concetto), penso che potrebbero esserci delle sfumature, delle cose, che non vivendole io non posso capire ma che se le vivessi potrei anche comprendere ed accettare come ottimale la scelta fatta, e allora non mi sento proprio di giudicare o criticare il caso specifico, non sono in grado, non lo voglio fare.
    Questo non significa che io consideri positivamente l’aborto in generale, ma penso che ogni caso vada valutato a parte e che alcuni siano accettabili, altri comprensibili, altri ancora assolutamente inconcepibili, per me.

  • Serena ha scritto:

    @Federica io penso che sia giusto parlare di altre strade, quali quella a cui hai fatto riferimento te e Claudia, ossia del portare avantila gravidanza e poi non riconoscere il bambino. Questa scelta implica delle difficoltà psicologiche e pratiche, che come ha sottolineato Silvia ma anche Claudia non è affatto ovvio che sia facile superarle solo grazie all’amore per la vita. Parliamo ampliamente di anticoncezionali nelle scuole, nelle chiese, ovunque si ha a cuore la vita umana. Parliamo delle altre possibilità, quali quella di lasciare il bambino in adozione, e cerchiamo di facilitare questa scelta per quelli che se la sentono di portarla avanti. Però non neghiamo la possibilità dell’aborto, perché un bambino non voluto è meglio non partorirlo. Perché fare i genitori ci mette davanti a delle responsabilità forti, e quelle responsabilità bisogna sentirsi in grado di sopportarle. Che già quando un figlio è voluto la vita del genitore è tutt’altro che facile, e non facciamo altro che parlarne su questo sito.
    Federica, io non credo che lo scopo di queste discussioni sia far cambiare il parere a qualcuno, ma solo di portare a riflettere tutti sui mille modi di affrontare un aborto, o una nascita difficile. Spero che almeno in questo stiamo riuscendo.

  • Federica ha scritto:

    Bè, ok, allora la mia riflessione è la seguente:
    io penso che scegliere di abortire sia in ogni caso una scelta egoistica.
    Non conosco persone che hanno abortito volontoriamente, per questo ero così interessata alla storia della Nascosta.
    Conosco invece una mamma ed il suo bambino diversamente abile e non ho mai visto una relazione d’amore tanto intensa, una gioia maggiore negli occhi di una mamma, una “caparbietà d’amore” che, andando contro medici e opinioni pubbliche, ha portato il suo bambino,ormai ragazzo, a camminare, sorridere, battere le mani a tempo di musica.
    Forse lei non ha avuto paura di cambiare la sua vita più del previsto trovandosi tra le braccia un bambino più bisognoso delle sue cure?forse lei non ha messo la vita di suo figlio, ancor più fragile e faticosa, prima della sua?
    Per questo non comprendo la scelta di abortire: che colpa ne ha quella piccola vita(a 6 settimane c’è un cuore che batte giusto?alla dodicesima settimana di gestazione, quando sono andata a fare un’ecografia di controllo e mi hanno detto che non c’era più battito ho visto già comunque la testa,le braccia,le gambe del figlio che avevo ormai perso, mi hanno detto, da almeno 3 settimane) se è frutto di scelte superficiali, di egoismo, di un deliquente o se non è perfetto? Perchè negargli la possibilità di riscattare tutto questo? perchè negargli la possibilità di trovare e dare quell’amore che è mancato nel suo concepimento? perchè non rimandare la scelta di quale delle 2 vite è importante a dopo, quando, in qualche modo, entrambe le vite possono decidere?perchè non fare una scelta che dia spazio ad un cambio di rotta?solo perchè è una via difficile?solo per non dover dare spiegazioni al vicino di casa?
    Mi avete gia detto che è sbagliato essere così rigida nel giudicare l’aborto; ma per ora non trovo motivazioni per allentare questa mia rigidità..forse perchè per ora ho incontrato SOLO riflessioni..
    E’ mio solito chiedermi se io posso cambiare ciò che di sbagliato vedo intorno a me o se io posso migliorarmi ogni giorno attraverso quello che incontro sulla mia strada: ho incontrato questo sito, ho incontrato questa discussione e mi sono posta le solite domande..scusate se in qualche modo ho disturbato,ferito,preteso troppo..

  • Marzia ha scritto:

    Ho letto da spettatrice privilegiata tutte queste intense storie di vita. Privilegiata perchè non mi sono mai dovuta confrontare con certi dolori.
    Però ne ho avuti altri che mi hanno fatto completamente cambiare idea sui concetti di giusto e sbagliato, di costrizione o libero arbitrio. Ognuno di noi ha dei principi e delle convinzioni ma poi, oltre la porta, esiste la vita e non sempre le carte che ci capitano sono quelle con cui ci saremmo aspettati di giocare. Non è mai teoria, è una domanda che ci viene posta in un preciso momento. La stessa domanda in un momento diverso porterebbe probabilmente a risposte diverse.
    Non potrei mai dire di essere assolutamente favorevole o contraria a qualcosa, senza contestualizzarla. Vale anche per la decisione di mettere al mondo un figlio.
    La Nascosta lo ha dimostrato facendo scelte diverse davanti alla stessa questione. Non lo trovo affatto strano.
    Un tempo avevo convinzioni che mi parevano incrollabili, una “fede” che pensavo spiegasse molto … Ma sei giovane e ad entrambi i tuoi genitori diagnosticano un cancro, allora il molto vacilla, allora non esiste più nulla di assoluto. Ho imparato a non sopravvalutare i sensi di colpa, a non fustigarmi per ogni gesto fuori dal comune pensare. Le scelte che facciamo sono parte del cammino ed è giusto pagarne le conseguenze. Ma non spiegano quello che siamo, non definiscono i nostri confini, non necessariamente ci rendono migliori o peggiori. Possiamo continuare ad odiare un’esperienza vissuta ieri, però oggi abbiamo il diritto/dovere di amare la possibilità di essere diversi, la possibilità di rigiocare le nostre carte. I giudizi del mondo colpiscono molto ma non sono niente a confronto di quanto possiamo fare contro noi stessi.
    Il dolore di chi rinuncia ad un bambino è così simile a quello di chi non riesce a generarlo. Il perchè accada non lo chiedo più, è oltre la mia possibilità di comprensione. Semplicemente accetto.

  • chiara ha scritto:

    “Le donne abortiscono dalla notte dei tempi. Ma stranamente, dopo millenni, questo turba ancora il genere umano”

    QUESTO mi ha effettivamente turbato

  • mammadifretta ha scritto:

    il mio pensiero è pressocchè identico a quello di marzia, e come lei avevo una fede al limite dell’ottuso.Ma le carte a volte ti portano a barare, ed essere intransigenti con gli altri significa esserlo anche con te stessa.Ma le carte non si conoscono prima, e impari a giocare a partita cominciata, purtroppo.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Io nelle parole di Marzia mi sono ritrovata: come se avessi trovato pace alle riflessioni contrastanti che questa ricca conversazione mi genera da due giorni.

  • Serena ha scritto:

    Federica ci sono moltissimi esempi di bambini diversamente abili con mamme e papà meravigliosi che riescono a vivere “quasi” come se nulla fosse o anzi riescono a rendere il loro legame ancora più forte e unico. Purtroppo però ne esistono molti altri che non hanno la stessa fortuna. E ti assicuro che la loro vita è un inferno. E allora è difficile avere la stessa idea romantica della vita e dell’amore, o della scelta di portare avanti una gravidanza. Io credo che tutte le scelte siano fatte in modo egoistico. Anche quella di portare avanti una gravidanza a volte è fatta perché non ci si vuole assumere la responsabilità di prendere una decisione difficile, magari fregandosene un po’ delle conseguenze per quella vita che si sceglie di far nascere, ma di cui magari poi non ci si prende cura come meriterebbe. E allora ben venga chi quel coraggio ce l’ha.
    Credo come dice Marzia, che questo tema sia di quelli rispetto ai quali ci si può trovare a cambiare idea moltissime volte. Spero per te che non ti troverai mai di fronte ad una situazione del genere, ma se mai dovessi trovarti in quel momento, spero ti riuscirai ad essere più tollerante con te stessa di quanto tu non riesca a esserlo ora con gli altri.
    Non sento che tu abbia in qualche modo disturbato, ferito o preteso troppo. Il senso di affrontare questo tema difficile questo mese, è proprio quello di riuscire a creare una opportunità di confronto, anche e soprattutto tra chi parte da punti di vista totalmente opposti. E credo che ci stiamo riuscendo grazie agli interventi di tutti.

  • La Nascosta ha scritto:

    Comincio da Chiara perchè mi ha fatto notare che in effetti ho scritto una boiata. Non ho spiegato per niente quello che intendevo. Non volevo dire che non ci si deve più turbare,ci mancherebbe, ma che la società lo vive ancora come un tabù (come diceva Silvia), come qualcosa di innominabile, che se si fa DEVE essere nascosto.

    A Federica invece dico che forse non ne hai così tanti di pregiudizi come credi. Hai discusso ed esposto il tuo punto di vista sempre con riguardo. Con i convinti non si può discutere, rimangono arroccati sulle loro posizioni senza possibilità di dialogo. Guardati da un’altra angolazione. Io credo che in te ci sia la curiosità di capire qualcosa che tu non faresti.
    Per usare una metafora è come se si cercasse di spiegare un colore a un cieco dalla nascita. Come si fa? Posso avvicinarmici, ma la non riuscirò mai a trasmetterlo del tutto. Mancano presupposti comuni. Non è una critica, è un dato di fatto.
    Quando i nostri figli cominciano a camminare non siamo lì a spiegargli come fare. Imparano da soli a trovare il loro equilibrio. Per questo non so come fare per farti comprendere il mio punto di vista. Solo tu puoi trovare questa comprensione.

    Come giustamente detto il mio è stato un atto di egoismo, e viviamo l’egoismo come qualcosa di negativo. Il protendere verso gli altri, il mettere gli altri prima di noi a qualunque costo è parte della nostra cultura. E di solito ci fa sentire cattive madri quando vorremmo “strangolare” nostro figlio che non ci fa dormire da svariate settimane.
    Ecco è questo altruismo a ogni costo che io non riesco a comprendere.

    Vogliamo vedere un embrione/feto come una forma di vita e non ne riconosciamo la sua biografia. Come per noi che vivremo chissà quanto o come bambini che muoiono dopo poche ore dal parto, abbiamo vissuto una “linea temporale”. Posso essere investita oggi, qualcuno oggi può decidere della mia vita. Per i bambini non nati è lo stesso. Hanno vissuto una loro linea temporale, diversa dalle altre.

    E dopo questo mi sa che sto straparlando.

  • StranaMamma ha scritto:

    Una mia compagna di liceo è rimasta incinta quando frequentavamo l’ultimo anno; il padre era un nostro ex compagno che era stato bocciato l’anno precedente. Lei ha tenuto il bambino contro la volontà del padre che l’ha lasciata subito dopo. Quasi tutti hanno plaudito a questa scelta. Io mi sono sempre chiesta come sarebbe stata la vita di quel bambino e se la scelta di tenerlo sia stata effettuata in piena consapevolezza o sia stata frutto di pressioni da parte di quelli che dicevano che bisognava fare la SCELTA GIUSTA. Giusta per chi? Mi auguro ovviamente che tutto sia andato nel migliore dei mondi possibili per mamma e bimbo, ma il beneficio del dubbio mi è rimasto osservando alcuni atteggiamenti, sentendo le mezze parole della ragazza. E sono perfettamente d’accordo con Serena quando dice che forse a volte anche la decisione di non abortire può essere un po’ di comodo e venir presa per non andare contro ai consigli di chi ti circonda e ti consiglia, appunto, “la scelta giusta”

    Io sono per la libertà di scelta operata, il più possibile, limitando le pressioni di quella parte di opinione pubblica e di società (intesa come istituzioni) che consiglia sempre di “fare la scelta giusta” finché si è in gravidanza per poi lavarsene le mani una volta nato il bambino.

    Sulla possibilità di far nascere un bambino per affidarlo ai servizi sociali, mi pare un’opzione più utopica che realistica sia per i forti limiti delle strutture cui si è accennato prima di me, sia per le forti implicazioni psicologiche che comporta per madre e bambino. Una mia amica psicologa ha seguito parecchie persone adottate che, pur avendo una vita regolare e un ottimo rapporto con la “nuova famiglia”, faticano a superare il trauma dell’abbandono e del rifiuto vissuto in tenera età. E poi siamo così sicuri che le strutture di accoglienza dei bambini nati e non riconosciuti siano davvero un bel posto per crescere?

    Io non ho risposte a tutte queste domande, ma penso che non esista la scelta giusta in assoluto, quello che bisogna difendere è la concreta libertà di scelta.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    @ FEDERICA tu parli di un bambino diversamente abile.
    Io penso ad una mia ex-compagna-di-pancia che aveva in grambo un bambino senza apparato urinario, con pochissime probabilità di nascere vivo e se anche fosse successo una bassissima aspettativa di vita (forse qualche giorno). Lei e suo marito hanno scelto di tenere il bambino e “lasciare fare al Signore”, così scrivevano (io non sono cattolica). In questo caso peso che avrei preferito l’aborto, che avrebbe causato meno sofferenze al bambino, credo. In ogni caso è morto prima di nascere, a gravidanza inoltrata, ed è stato terribile per tutti.
    Poi penso ai bambini anencefali, che non sviluppano il cervello o lo sviluppano solo in minima parte, assolutament eincompatibile con la vita. I più fortunati sopravvivono pochi giorni dopo la nascita. Fortunati? (girando da un link all’altro anni fa sono capitata su un sito dedicato, una tristezza infinita)
    Penso anche a tutti i bambini malformati, a quelli con la spina bifida, ai gemelli siamesi (si chiamano così quelli attaccati insieme?), …
    Ecco, conoscere questi casi e rifletterci mi ha portato a pensare che non posso ritenermi a tutti i costi contraria all’aborto. Non ce la faccio proprio.
    Mi trovo molto d’accordo con quello che ha scritto Marzia: ogni caso è a sè.

  • Federica ha scritto:

    @Serena: Grazie per la tua risposta, una tra le più efficaci su di me, perchè mi chiarisce quale può essere un punto di vista “positivo” sull’aborto: prendersi la responsabilità di non abbandonare il bambino fregandosene di quel che sarà. Tuttavia penso che, scusate il modo sbagliato di dirlo ma non trovo altre parole, “eliminare il problema” continua a non essere il modo migliore di affrontarlo.
    Penso che ci siano altre soluzioni, altre vie di mezzo, difficili da seguire quanto volete, ma necessariamente da prendere in considerazione e provare a seguire, sempre secondo il mio punto di vista naturalmente. In effetti non sono ovviamente esperta in materia, ma spesso sento parlare di “affidi” temporanei, per esempio, per prendersi il tempo di riorganizzarsi, prepararsi ancora dopo i 9 mesi, stabilizzarsi e riuscire poi a prendersi cura del nuovo arrivato come si merita..perchè penso che l’ultima cosa che si meriti è, e di nuovo scusatemi, essere eliminato..Questo è quello che ho pensato quando dopo pochi mesi dalle vaccinazioni del viaggiatore fatte per andare in Ruanda(dove fra l’altro ho conosciuto la madre di una bimba nata da una violenza sessuale durante il genocidio amare e trattare questa figlia esattamente come le altre, fare meravigliosi progetti per lei, e non credo che questo si chiami fortuna, ma questo io chiamerei coraggio..), ho avuto un bel ritardo seguito da quasi un mese di perdite ematiche..non ho mai saputo se ero davvero incinta, il test preso in farmacia disse si, quello di laboratorio il giorno successivo disse no.L’unica cosa che sapevo era che mi avevano più volte sconsigliato di rimanere incinta prima dei 6 mesi perchè il feto sarebbe stato a rischio malformazioni, ed ho avuto paura: ma non ho mai pensato all’aborto, ero pronta a stravolgere la mia vita in qualsiasi modo per quella vita che, volente o nolente, pronta o non pronta, mi stava chiedendo di accoglierla..

    @LaNascosta:Certo che in me c’è la curiosità di capire qualcosa che io non farei, di capire se sto sbagliando..e forse ad un minimo di comprensione(ovviamente non condivisione!)mi ci sto avvicinando..continuando tuttavia a pensare che l’altruismo è 1 dei fondamenti della vita, perchè è rispetto dell’altro, crescita interiore, limite naturale al, esagernado un po per rendere l’idea, “delirio di onnipotenza” a cui ogni essere umano tende nel tentavivo di controllare un’esistenza che controllabile non è affatto..Già, ad ognuno la sua vita temporale: e chi ci da il diritto di interrompere quella di un altro solo perchè “mette a rischio” la nostra libertà(se poi è vero per davvero..), soprattutto se egli è il risultato di altre nostre scelte?

    @StranaMamma:il problema non è lo stesso di chi si sposa, mette al mondo dei figli e poi divorzia?non sono di nuovi bambini senza padri o madri?non sono di nuovo madri sole?allora non si dovrebbero affatto fare figli visto che non si può prevedere cosa succederà..bene la libertà di scelta(quella di metter su famiglia, quella di rischiare di rimanere incinta anche se non si è eventualmente pronti ad affrontare la maternità,quella di seguire o meno i consigli di chi ci sta intorno), ma sempre con responsabilità, informazione, rispetto per chiunque è coinvolto..o no?

    @Claudia-cipi:penso che la sofferenza sia la stessa, chiunque decida che quella vita non deve andare avanti, i futuri genitori o la natura o chissà chi..ma almeno uno può dire di averci provato a “salvare” quella vita..

  • Claudia-cipi ha scritto:

    @ FEDERICA un bambino senza apparato urinario o senza cervello non può essere salvato. può solo soffrire se arriva a nascere vivo e finchè non muore. non c’è nessunissima speranza di salvarlo, solo illusione. e mi chiedo se vale la pena di farlo soffrire per non accettare prima che non potrà mai vivere e continuare a sperare ed illudersi. per me la risposta è “no”, per altri può essere “sì”. questo non lo giudico, ma mi sembra il caso di rifletterci per bene.

  • StranaMamma ha scritto:

    @ Federica: sinceramente penso che ci sia una certa differenza tra i figli di genitori separati e i figli non voluti, nati e poi dati in adozione; credo che i traumi siano diversi ed anche le condizioni di vita dei figli di genitori separati rispetto a quelli dati in affido. Concordo pienamente sulla scelta responsabile nel rispetto di chi è coinvolto e nella massima trasparenza delle informazioni, qualunque sia la scelta che poi verrà operata nella madre, tuttavia ho il sospetto che questo non avvenga sempre, tu no?
    Hai scritto delle belle cose a proposito della tua esperienza, ma bisogna pensare che c’è anche chi non ha tutte queste certezze e penso che sarebbe assurdo imporre a chi non si sentirebbe pronto ad accogliere un bimbo malformato a portare a termine una gravidanza di questo genere: che senso ha mettere al mondo un bimbo che avrebbe ancora più bisogno di amore degli altri “normali” per abbandonarlo a sé stesso? Ecco a me questa parrebbe una crudeltà.

  • Silvia (author) ha scritto:

    @ Federica, purtroppo l’affido temporaneo non è un istituto che prevede la scelta da parte dei genitori. Una madre non può dare in affido temporaneo un neonato di sua iniziativa.
    Il problema, secondo me, non è affatto quello di chi si sposa, mette al mondo dei figli e poi divorzia: permettimi, non c’entra proprio nulla. Nella maggior parte delle separazioni i figli continuano ad avere due genitori e comunque una famiglia. Non pensiamo sempre alle separazioni “patologiche”, ricordiamoci che la maggior parte vengono vissute con una notevole civiltà di rapporti. Che poi comunque causino sofferenza, sono d’accordo, ma il paragone mi sembra decisamente eccessivo

  • Federica ha scritto:

    @Claudia-cipi:ok, ecco un primo caso che allenta la mia rigidità,hai ragione:forse in queste situazioni,in cui si può affermare che il bambino morirà SICURAMENTE la mamma può essere messa in condizione di abortire per porre fine il prima possibile a questa sofferenza,sempre previa la più accurata informzaione possibile..ma è ovviamente un’eccezione che conferma la mia regola contro l’aborto
    @StranaMamma,@Silvia:portando l’esempio del divorzio intendevo dire che secondo il mio punto di vista l’aborto è una delle tante scelte sbagliate che si fanno per cancellare le conseguenze di altre scelte fatte non troppo responsabilmente proprio perchè viviamo senza cercare quelle certezze semplici e allo stesso tempo potenti che ci aiutino a fare la felicità nostra e di chi ci sta intorno..e chi ci rimette sono i più piccoli/deboli da cui invece di imparare lezioni importanti ci facciamo spaventare perchè significa prendersi delle responsabilità che sembrano limitare la nostra vita..ed invece io penso che la rendano immensa,infinita..e vi prego di smetterla di definire la mia visione della vita romantica: come spero abbiate capito anch’io ho avuto i miei momenti difficili, le mie crisi,le mie scelte importanti, so come gira la vita, e proprio per questo so anche che facendo scelte eticamente corrette faccio la cosa giusta per me e per gli altri,perchè non sono sola e voglio e devo circondarmi delle persone giuste..e so che tutto questo comporta sacrifici, ma è questo che rende felici: vivere appieno la vita!questo penso significa accettare di prendersi cura di un bambino,che è sicuramente una delle “Persone giuste” di cui dicevo sopra..appena nasce,dopo un po’,chiedendo aiuto a chi si può:c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarci,basta avere la voglia di cercarlo!

  • Serena ha scritto:

    Federica quando scrivi “c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarci,basta avere la voglia di cercarlo!” mi chiedo veramente se sei sicura di questo. Perché per quello che ne so io non è affatto così. Ci sono troppi esempi del contrario di quanto tu affermi in questa frase. Basta leggere “la solitudine delle madri” di Marilde Trinchero o “una madre lo sa” di Concita De Gregorio per avere un’idea di cosa sto parlando. Quando una mamma diventa tale, anche con un bambino “normale”, viene sostanzialmente abbandonata a se stessa. Tutti gli aiutanti spariscono misteriosamente, risucchiati nelle loro vite di sempre. E la mamma viene lasciata ad affrontare ragadi, depressione post-partum, isolamento da tutto quel mondo di cui solo pochi mesi prima era parte integrante. E sto parlando di maternità “normali” senza patologie gravi, senza nessun problema apparente. Tutto questo aiuto di cui parli forse si può trovare da qualche parte, ma non è certo a portata di mano. Anzi. Troppo spesso anche quando lo si cerca attivamente non si riesce proprio a trovarlo.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    @ FEDERICA mi viene da sorridere al pensiero che fino ad una decina di anni fa la pensavo esattamente come te :)
    Poi ho avuto delle esperienze, vissute in prima persona o raccontate da persone vicine, ed ho cambiato profondamente modo di pormi.
    L’aiuto che basta cercarlo, non c’è sempre, e può essere per tantissimi motivi. Sarebbe troppo lungo parlarne qui, ma può essere uno spunto interessante per nuovi articoli e nuove riflessioni.

  • Federica ha scritto:

    @Serena,@Claudia-cipi:Si,ne sono sicura,perchè io l’ho trovato..sono proprio così fortunata io?non ci credo!sono tenace,non mi fermo finchè non trovo la soluzione migliore,soffro,piango,fatico..ma alla fine trovo..soluzione e serenità..
    comunque cerco ed ordino subito i libri citati!
    Magari quando li avrò letti se possibile ci risentiremo..
    Saluti

  • Nacosta anche io ha scritto:

    La solitudine è la cosa più vera dell’aborto. Solitudine assoluta. Io ho fatto la mia scelta ed è, ancora oggi, il mio segreto più segreto. Che cosa abbiamo fatto lo soppiamo solo io e il mio compagno. Nessun altro. Nè la mia famiglia, né i miei amici. Ha detto molto bene l’autrice del post. L’etichetta scatta. Subito. Anche involontaria. Ricordo ogni minuto di quei momenti, delle mie compagne di stanza, delle infermiere volutamente sgarbate. Faticosissimo prendersi due giorni in ufficio con una scusa. Dover stare sola tutto il tempo, anche il mio compagno ha dovuto lasciarmi la mattina prestissimo davanti a una porta a vetro che si chiudeva. Mi è venuto a prendere nel tardo pomeriggio, a piedi. All’epoca non avevamo una macchina e non si poteva prenderla in prestito da nessuno. Non credo che qualcuno davvero ti aiuti in momenti come quelli che portano a un’esperienza così. Il gruppo parrocchiale dove anche mia sorella lascia le offerte per incoraggiare le donne povere a proseguire la gravidanza e poi avvalersi dela famosa possibilità di lasciare il figlio in ospedale? Quando mia sorella me ne ha parlato, ho rabbrividito. Gente disponta a redimere chi ha già bollato se ne trova. Gente che davvero ti sosterrebbe sapendo di una scelta così? Io non ne ho incontrata. E’ vero che, nel dubbio, non ho neanche provato a cercarla. Nel primo consultorio a cui mi sono rivolta mi hanno trattato a pesci in faccia. Così, una mattina, in lacrime, mi sono rivolta a un consultorio che non mi spettava come zona. Ho incontrato la ginecologa che, anni dopo, ha seguito la mia gravidanza voluta e felice.Ci penso ancora oggi, a quel bambino non nato. Avevo i miei motivi, gravi. Ma resta un lutto e un’enorme responsabilità.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Ho letto il post e i commenti, vorrei ringraziare tutte, ma proprio tutte, per l’idea del post, per la testimonianza e i toni che si possono mantenere. Io vorrei portare il discorso in un’altra direzione, sperando di non andare fuori tema, andrò un po’ a zigzag ma spero si capisca.
    .
    Sono una neomamma di una bambina sana di 6 mesi, è stata la mia prima gravidanza, arrivata da sola quando sono riuscita a convincere il mio compagno a ‘lasciare aperta una porta’.
    Indirettamente ho vissuto l’esperienza di chi desidera figli e non ne puo’ avere, di chi ha fatto l’igv, e di chi ha avuto un aborto spontaneo.
    Le possibilità sono tante.
    La mia amica che mi ha confidato di aver fatto l’igv, mi ha spiegato che lei si era sposata molto giovane ad un uomo violentissimo. Aveva deciso di separarsi quando ha scoperto di essere incinta. I suoi genitori, cattolici ferventi, hanno temuto che lui non l’avrebbe lasciata piu’ andare se avesse saputo che lei aspettava un figlio da lui. E l’hanno accompagnata ad abortire. Oggi ha 40 anni e non avendo mai più trovato un uomo disposto a fare figli, ha rinunciato all’idea della maternità.
    Un’altra mia amica che ha avuto un aborto spontaneo, ma non me lo ha detto lei, è stata sua mamma che ha sentito il bisogno di avvertirmi per favore non mandare foto di tua figlia, la mia sta malissimo, questo aborto è stato per lei il lutto vero e proprio di un figlio (qualcuno conosce l’associazione CiaoLapo? Date un’occhiata al sito, si capiscono tante cose).
    .
    Detto questo, da neomamma mi sembra che la maternità e la gravidanza abbiano dei lati oscuri che sono dei veri e propri tabù.
    Io non riesco a togliermi dalla testa le urla orribili che ho sentito dalla sala parto, che mi hanno spento il travaglio. In seguito a questa esperienza, sto raccogliendo testimonianze sui parti in un blog dedicato. Accanto a tante tante testimonianze bellissime e toccanti, ce ne sono alcune che fanno stare male. Alcune donne mi scrivono non ce la faccio a raccontare il mio parto, solo a ripensarci piango in maniera irrefrenabile, il dolore era così tanto che ho odiato mio figlio e me ne vergogno da morire. Ho capito meglio il perché di alcuni aborti e di tanti altri figli unici. Ma di questo non si parla praticamente mai. O meglio, ho letto le posizioni di alcuni teorici della nascita che definiscono ‘sano’ il dolore del parto e sottolineano come le donne che hanno sofferto così tanto è perché “hanno attivato la neocorteccia”. La sedazione di questo dolore è considerata ‘medicalizzazione’ e quindi da bandire perché “altrimenti tutte farebbero così”. Lo trovo offensivo.
    .
    Però. Qualcuna di noi sa di che cosa stiamo parlando, nel senso, in che cosa consiste concretamente la pratica dell’aborto? Quali sono le tecniche usate? Perché quando le ho lette, mi è venuta la pelle d’oca.

  • silvia ha scritto:

    Come ho raccontato prima, quando ho partorito in stanza c’era una ragazza che doveva abortire e sono rimasta basita!!!
    Non ho capito perchè debba essere cosi’ doloroso..praticamente senti il dolore delle doglie..ti fanno poi anche l’anestesia generale – anche se piu’ leggera del solito .- e in serata ti mandano a casa come se nulla fosse anche se senti i dolori post-operazione…

    ma è necessario soffrire cosi’????

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Silvia, bella domanda. Io credo che in Italia ci sia un rapporto con il dolore quasi iniziatico. Il dolore fa crescere, fortifica, sarai premiato per tutto il dolore che hai provato… o comunque capirai meglio un po’ di cose. Questo vale, con discorsi diversi e modi diversi, dalla negazione della ru486 al ritardo delle cure palliative per malati oncologici terminali. Senza voler arrivare agli eccessi olandesi, mi farei qualche domanda su questa esaltazione del dolore a prescindere dalla persona che lo prova.

  • Mammafelice ha scritto:

    Non ho mai creduto nella filosofia del dolore, per nessuna cosa della vita. Detesto chi nega la felicità con l’idea che nella vita sia necessario soffrire.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    @ CLOSETHEDOOR per quanto mi riguarda io ho anche visto diverse immagini di feti abortiti a diverse epoche gestazionali. c’è da starci male a vita solo a vederle, certe cose. e sì, ho una vaga idea di come venga praticato l’aborto, ma per mia fortuna solo per essermi informata (perchè io ho fame di sapere).

    @ SILVIA il dolore non sempre p necessario, ma se la tua compagna di stanza ha dovuto farsi le doglie probabilmente era in epoca avanzata, dove o si opera o si induce il parto per aumentare le possibilità di migliore e più rapida ripresa fisica della donna, nonchè lasciarle la possibilità di un futuro parto vaginale ed evitare un’operazione chirurgica. credo. le mie amiche che hanno abortito entro il terzo mese di gravidanza mi hanno parlato di dolore solo durante il raschiamento.

    Per il dolore durante il parto invece si aprirebbe un discorso ampio che non mi sembra questo il luogo per trattare.

  • MammaEMoglie ha scritto:

    Tears, il tuo ex-marito è stato un mostro! Anch’io ti dico di perdonarti e di pensare alla tua bambina.

  • MICHELA ha scritto:

    A me sembra, che nonostante tutti sostengano di non giudicare, il giudizio ci sia stato, visto i molti post e repliche.
    Purtroppo la società spinge a giudicare e nonostante l’uomo sia intelligente, non riusciamo a superare questo dato di fatto.
    Io ho avuto 2 esperienze sia volontaria che terapeutica o dettata dalla natura, ma purtroppo posso parlare tranquillamente solo della seconda esperienza.
    Io sostengo che ci deve essere libertà di scelta, perchè la cosa più brutta è far nascere qualcuno non desiderato e amato. Mio marito è uno di questi casi, a 3 anni è stato abbondato da entrambi i genitori e per tutta la vita si porterà dentro un dolore immenso e migliaia di punti di domanda, a cui ha cercato di rispondere e che ha posto ai suoi genitori, senza ottenere mai una risposta.
    E’ stato per me molto doloroso vederlo piangere come un bambino a 40 anni e sentirsi sempre la pecora nera, perchè non gradito.

  • Barbara ha scritto:

    Federica, mi e’ piaciuto molto il tuo atteggiamento. Ti sei confrontata con posizioni diverse dalla tua con atteggiamento aperto e incline alla discussione. La tua richiesta di aiuto a comprendere una posizione completamente diversa e’ molto bella, anche se difficile.
    Nessuno dira’ mai che un aborto volontario sia una bella esperienza, una bella decisione, ma secondo me questo non vuol dire che non possa essere la scelta giusta, in molti tipi di circostanze diverse. Migliore per il bambino, in caso di gravi malformazioni che genererebbero solo dolore fino ad una (brutta) fine inevitabile, migliore per i genitori, che non si sentono pronti ad affrontare una situazione piu’ grande di loro. Certo, e’ senza dubbio una decisione egoistica, o meglio individualistica, ma io credo che decidere di avere un bambino se non si e’ convinti di volerlo fare sia molto pericoloso, per il bene di tutte le persone coinvolte. Piu’ di ogni altra decisione, e’ un impegno che dura una vita e per il quale bisogna dare sempre il meglio. Ci sono certamente persone che di fronte ad un imprevisto di questo tipo tirano fuori una grande forza e ce la fanno, ma molte altre no, non si sentono pronte e scelgono di lasciar perdere, magari per riprovarci poi in seguito quando avranno una maggiore maturita’ o condizioni di vita diverse. Io non ci trovo nulla di male in questo, anzi trovo che ci voglia del coraggio anche in una scelta del genere, sapendo che se ne portera’ comunque il peso.
    Penso anche, e qui forse vado controcorrente, che mettere al mondo un figlio sia un atto di profondo egoismo, forse il massimo atto di egoismo possibile. Lo so per esperienza personale, io che per oltre 30 anni non ne ho voluto proprio sapere e poi un giorno l’ho desiderato, e mi sono resa conto che era un desiderio mio, tutto mio (ovviamente condiviso dal mio compagno). Non potevo rivolgermi alla “banca delle anime” a chiedere chi volesse venire da me, avrei creato una nuova vita, che essa lo volesse o no. Avevo avuto un episodio di sospetta gravidanza molti anni prima (dimostratosi poi un semplice anche se lungo ritardo), e allora non ero proprio pronta, e non avrei avuto dubbi ad abortire. Cosi’ come non ho poi avuto dubbi a cercare di averlo, il figlio, quasi 15 anni dopo.
    Non credo di dovermi giustificare, non credo neanche di dover spiegare le ragioni e le situazioni contingenti. Penso che chi abortisce abbia le proprie ragioni, che sono automaticamente valide perche’ devono esserlo per chi lo fa, non per chi sente le storie. Non giudicare significa non solo non giudicare i fatti, ma anche non giudicare i motivi. Se una volta che hai sentito i motivi cambi idea, stai giustificando, non accettando.
    Detto cio’, forse non ti ho aiutato a comprendere come si possa arrivare ad una decisione del genere, che’ mi pare di capire tu non faresti mai, in nessuna situazione. Tralasciando i casi patologici di cui si parlava prima, a volte puo’ semplicemente mancare il coraggio di fare una scelta definitiva e totalizzante e si preferisce, come dici tu, rimediare con una sofferenza ad un errore. Puo’ mancare la fiducia che hai tu nel fatto che in qualche modo le cose andranno a posto e in qualche modo si fara’, puo’ mancare la sicurezza in se’ stessi di essere all’altezza e di potercela fare. Non dico che per te sia facile avere la visione che hai di queste cose, sicuramente ti dai molto da fare per far andare le cose nel verso giusto, ma non tutti ce la fanno e non tutti se la sentono. Il mio puo’ sembrare un discorso semplicistico, ma se puoi riflettici a fondo magari considerando solo alla fine che l’alternativa e’ una cosa che non puoi accettare, e forse questo puo’ essere il tuo punto di partenza.

  • aglaia ha scritto:

    Capito su questo sito dopo diverso tempo dall’articolo di nascosta, ma spero comunque che la mia storia possa essere condivisa da qualcuno… le parole di nascosta, così accurate e belle, mi hanno colpito molto e non solo perché rispecchiano la mia storia anche se con vissuti personali diversi. Io ho scelto l’ivg (e la chiamo così solo per non confonderla con l’aborto, che io utilizzo per indicare l’aborto spontaneo che ho subìto durante la mia prima e desiderata gravidanza) consapevolmente e senza costrizioni…. ho un marito che amo e due figli che ho desiderato con tutto il mio cuore… ho una situazione economica un po’ precaria, ma un terzo figlio non avrebbe creato così tanti problemi… sono cattolica, praticante, sempre stata contro l’aborto, ma per la libertà di scelta… mio marito era d’accordo con me, ma mi ha detto che mi sarebbe comunque rimasto al fianco (non posso neanche dare a lui la colpa di ciò che ho fatto) e allora? perché? ho trovato la mia risposta in una frase di Lidia Ravera di qualche anno fa…”Diventare madre è una responsabilità enorme, una scommessa grandiosa, non può essere un caso, un incidente, un obbligo”. Ho dei figli, so che cosa significa e io nel mio cuore, non ne volevo un terzo… purtroppo è capitato, ho fatto un errore enorme, ma non potevo diventare madre per un incidente, non sarebbe stato giusto per questo figlio mai desiderato…
    quando ho fatto il test, mi è crollato il mondo addosso… con mio marito eravamo d’accordo che, per motivi diversi, non avremmo potuto e voluto tenerlo… e ho contattato il consultorio… quanto mi ritrovo nelle parole di nascosta, quando dice che molti, in questo caso, sono “volutamente” gentili, ma leggi nel loro sguardo la colpa che ti buttano addosso… è vero… l’ho letto al consultorio, l’ho letto nella ginecologa che ha effettuato l’ivg, l’ho letto nelle ostetriche che mi hanno accolto… e di tempo ne ho avuto molto per riflettere… ho avuto un mese intero da quando l’ho scoperto a quando mi hanno fissato l’ivg…. a volte sognavo che decidevamo di tenerlo, altre volte facevo incubi su come sarebbe cambiata la nostra vita… ma mai ho pensato di tornare indietro.. non ho neanche invidiato quella ragazza vicina di letto che dieci minuti prima di entrare in sala operatoria è stata convinta dal compagno a tenerselo e si è alzata, rivestita e uscita come se niente fosse… ho solo provato una grande tristezza quando l’ostetrica ha detto loro “bravi!” davanti a noi, le mamme assassine, che invece tanto brave non erano…. ecco perchè, come nascosta, nessuno sa del mio gesto, a parte mio marito… né mia sorella, né le mie migliori amiche, né i miei genitori… e nemmeno mia cognata che una ivg già l’ha fatta, qualche anno fa, per le mie stesse ragioni… perché come nascosta, non voglio che mi si appiccichi un’etichetta, come “quella che”… a volte guardo gli occhi della mia secondogenita, che ha un anno e mezzo, e mi sento una madre amputata… è un dolore grande, molto forte mentre lo vivi (ho vissuto quel lunghissimo mese come se fossi stata tra parentesi nonostante le fortissime nausee che mi ricordavano continuamente dove fossi) quasi anestesizzante dopo… cerco di non pensarci, credo di averla superata bene, ma a distanza di un mese dal fatto, sono qui a leggere post di persone sconosciute che sento vicine e forse mi chiedo se sia davvero così…

  • Serena ha scritto:

    @aglaia ti ringrazio moltissimo per aver scelto di condividere il tuo racconto con noi. Credo che sia veramente importante parlarne, per aiutare le altre donne che si trovano nella stessa situazione a non sentirsi sole. Il fatto che tu ancora ti ritrovi a leggere questi post, e a voler lasciare un commento significa proprio che contrariamente a quello che spesso si dice, le donne che fanno questa scelta non la fanno a cuor leggero. E il lutto dura comunque molto, forse per sempre.
    Ti mando un grandissimo abbraccio.

  • sissi ha scritto:

    questa storia e’ molto forte e mi fa riflettere in questo periodo in cui una mia cara amica gia’ mamma di due figli e’ nuovamente e inaspettatamente incinta. L’impatto e’ stato duro ricominciare con pappe e pannolini, interrompere il lavoro, tante difficolta’ vero ma di fronte alla gioia di un figlio, di una nuova vita cadono.
    perche’ tutto quello che viene detto parte tutto da una precisa angolazione, un modo di pensare, situazioni contingenti, sono le situazioni che come dite in molti producono scelte diverse,difficili consapevoli o meno .. ma queste scelte relative sono in grado di portare a scelte definitive a decidere su qualcosa di assoluto come la vita o la morte?al di la’ che e’ fuori discussione il fatto che una gravidanza indesiderata e’ un ‘ esperienza forte, che incide sul corpo della donna ( ma ben venga una gravidanza e non una malattia)MA E’ GIUSTO secondo voi o meglio sono in grado di prevalere su una vita che e’ di per se’ unica forte inimitabile, perche’ non e’ un caso che nel mondo siamo in tanti ma ognuno diverso, i modi di pensare?..la vita e’ la vita e’ va affrontata vissuta, oggi non si riescono piu’ ad affrontare i problemi, se si puo’ considerar un problema un figlio e di fronte ad una malattia seria cosa si fa allora…coraggioe responsabilita’ valori che un tempo le nostre nonne avevano oggi sono merce rara e in questo ci rientro anche io come tanti.
    grazie

  • Lentiggine ha scritto:

    Ho 37 anni e sono madre di un bambino di 3. Ho vissuto male la gravidanza, nn l’avevo cercata e avevo paura di nn essere all’altezza, che il bambino avesse problemi…. Un incubo…. Poi é nato…. Prematuro, piccolissimo e mi sono trovata in un cittá nn mia sola con lo scricchiolino senza nessuno che mi stesse vicino. Naturalmente la depressione é arrivata puntuale e x 2 anni e mezzo ero solo l’ombra di me stessa, una madre che si é completamente annullata come donna x il figlio e che paradossalmente aveva paura di rimanere sola con lui! Poi un anno fa ho trovato un lavoro e contemporaneamente anche la voglia di vivere! Sono dimagrita ho ripreso a truccarmi ma soprattutto a volermi bene e questo ha migliorato tutta l’atmosfera familiare compreso il rapporto con il mio compagno. Abbiamo deciso di sposarci e 20 gg fa scopro di essere di nuovo incinta… Nn ce la faccio, nn riesco ad accettare l’idea di un altro figlio, nn potrebbe essere il momento piú sbagliato anche xché rischio il lavoro. Ho quasi 40 anni e che Dio mi perdoni ma nn me la sento di avere il 2… Ma allo stesso tempo nn ce la faccio a fare l’altra scelta… Forse x educazione forse xché credo il Dio o forse solo x codardia… Aiutatemi xché nn so che fare…

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Lentiggine, credo che nessuno nessuno nessuno possa dirti cosa fare. Prenditi un po’ di tempo per capire cosa vuoi… Se dici che non ce la fai a fare un’ivg, potrebbe essere una possibilità per vivere tutto in maniera differente e quasi riscrivere la tua prima storia? Avendo il tempo di preparare il terreno, cercare dei contatti, conoscendo i tuoi punti deboli? Non so come sia con il lavoro, dipende molto da chi hai sopra di te; posso dirti che ad esempio una mia collega ha mantenuto il posto preoccupandosi di cercare una sostituta lei (invece del datore di lavoro) per i mesi di maternità obbligatoria. Sono solo spunti ti prego non prenderli per indicazioni su che cosa fare. Un abbraccio forte

  • Barbara ha scritto:

    @Lentiggine, un grande grande abbraccio. Sono certa al 100% che la scelta che farai sarà la migliore, per te e per la tua famiglia. In bocca al lupo, con tutto il cuore.

  • Serena ha scritto:

    @Lentiggine vorrei dirti un sacco di cose e non so nemmeno da che parte cominciare. Poi ci ripenso e mi dico che l’unica cosa di cui forse hai veramente bisogno è di non sentirti sola, e ti assicuro che su queste pagine finiscono molte donne nella tua stessa situazione, tutte ugualmente fragili. Qualsiasi scelta tu farai ricordati di una cosa: non è la fine del mondo. Ti abbraccio fortissimo. Serena

  • MIRELLA ha scritto:

    Qui come altrove noto una sostanziale discriminazione nella valutazione morale delle donne che abortiscono “perché è capitato, perché non potevo mantenerlo, perché ero troppo giovane ecc…” e delle donne che abortiscono perché per loro l’aborto è un contraccettivo pari agli altri e quindi non si creano alcun problema morale o etico al riguardo.

    Sbaglio io o è effettivamente così ?

  • Barbara ha scritto:

    @Mirella, per quel che mi riguarda (ma ovviamente ti rispondo a titolo personale e nient’altro) non c’è alcuna valutazione morale punto e basta. Spero sia chiaro dai miei commenti.
    Comunque, ma parlo sempre a titolo personale, mentre ho conosciuto donne che hanno abortito per paura o per una relazione sbagliata e coppie che hanno dovuto ricorrere all’aborto terapeutico, io di donne che usano l’aborto come contraccettivo non ne ho mai incontrate. Nè ho mai sentito parlare dell’aborto come una passeggiata o con leggerezza. Ripeto, magari sono “fortunata” io, ma questa è la mia esperienza.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    @ Mirella

    Non avevo mai contemplato il caso delle donne che usano l’aborto come contraccettivo, tuttavia in proposito bisognerebbe prima sgomberare il campo dall’equivoco relativo alla pillola del giorno dopo.
    In ospedale trovi medici obiettori alla prescrizione della RU486 in quanto la assimilano all’aborto, mentre la legge la cataloga come contraccezione d’emergenza. Penso che l’obiezione di medici in questo caso sia un abuso. Per non parlare dei farmacisti.

  • Barbara ha scritto:

    @Close, ma sei sicura di quello che scrivi? non è che hai confuso RU486 con pillola del giorno dopo? Forse ho capito male io, ma la RU486 è proprio una pillola che provoca l’aborto. La pillola del giorno dopo mi risulta che sia contraccezione d’emergenza, e in un certo senso è vero che dagli obiettori possa essere assimilata all’aborto. Non ho idea di cosa dica la legge, però, riguardo alla possibilità di obiettare su questo.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    @ Barbara
    Hai ragione! Ho scritto uno svarione e me ne scuso, ovviamente intendevo parlare del Levonorgestrel e non della RU486.

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