Home » Aneddoti, Sviluppo e comportamento

Inserimento al nido: il distacco

Scritto il 17 Sep 2009 da Serena 35 Comments
Pin It

I pianti di qualche bambino piccolo all’asilo del Vikingo questa mattina e un giro per vari blog di mamme alle prese con il primo giorno di scuola, mi hanno fatto tornare indietro di un paio d’anni, al tempo in cui il Vikingo solcava per la prima volta la soglia del nido, alla tenera età di 1 anno. Fino a quel momento avevo vissuto con lui praticamente 24 ore su 24. Complice il nostro vivere all’estero e i 3000 chilometri di distanza dai nonni, non avevo perso un passo del mio piccolino. Ero li quando si era girato per la prima volta, quando aveva gattonato, quando aveva assaggiato il primo cucchiaino di pappa. Ero sempre stata testimone dei suoi progressi. E sapevo che da quel momento in poi sarebbe cambiato tutto.

E’ inutile negarlo. L’inizio dell’asilo nido segna un momento cruciale nella crescita del bambino, ma soprattutto in quella del genitore. Perché è il momento in cui il bambino viene lasciato nelle mani di estranei per buona parte della giornata, e in cui noi genitori perdiamo interamente il controllo della situazione. E per gente control freak come me, è una specie di dramma interiore con il quale imparare a fare i conti.
Da quel momento in poi il nostro piccolo inizierà tutta una serie di percorsi che lo porteranno a crescere, e lo farà senza il nostro aiuto. Magari inizierà ad usare la forchetta con disinvoltura, a mettersi e togliersi i calzini da solo o imparerà a pedalare con il triciclo. Improvvisamente ci accorgeremo che sa fare qualcosa, ma non sappiamo quando e come lo ha imparato. Di fatto noi non ci saremo li a vivere con lui la sua prima volta. Ed è anche probabile che nessuno se ne accorgerà, tranne il diretto interessato. Tanto che se chiederemo alle educatrici del nido un resoconto della giornata ci risponderà dicendoci quanto e cosa ha mangiato, e se e quanto ha dormito, ma raramente ci sentiremo raccontare di più. E anche se a volte ci verrà detto che ha imparato a bere da solo dal bicchiere, non sapremo mai tutto.

Quando si parla di distacco si tende spesso a concentrarsi sul bambino, sul fatto che improvvisamente non avrà i suoi genitori a dargli supporto, a guidarlo nel gioco e nella crescita. Ma il modo in cui il genitore vive il distacco può pesare tanto quanto quello del bambino nel momento in cui lo lasciamo nelle mani dell’insegnante e ce ne andiamo via cercando di ignorare le sue urla strazianti.

Piccoli gesti quotidiani svolti in modo diverso, un po’ di agitazione che si respira in casa, un sottolineare un paio di volte di troppo che l’asilo è proprio un posto bellissimo, possono comunicare al bambino la nostra irrequietudine, e fargli vivere peggio il momento del distacco.
Mettiamoci una mano sulla coscienza, noi mamme e papà, e pensiamo se veramente siamo pronti noi per primi a lasciarlo andare. Proviamo a fare una lista dei lati positivi e negativi, parliamo dei nostri dubbi e perplessità con altri adulti che magari ci sono già passati. Non facciamo finta di niente.
E se il bimbo ha un anno o più proviamo a dirglielo con onestà. Magari abbracciandolo e spiegandogli che anche noi siamo un po’ tristi la mattina quando lo lasciamo all’asilo. Che anche noi vorremmo stare con lui a giocare tutto il giorno. E che nemmeno a noi fa piacere andare al lavoro. Proviamo ad immaginare insieme dei modi per sentire meno la mancanza l’uno dell’altro. Io chiedo sempre al Vikingo di darmi un abbraccio forte, così forte che potrò portarlo via con me e ricordarmene quando sono triste. Lui in cambio vuole un bacio da mettere in tasca e tirare fuori al momento opportuno. Così ci salutiamo, magari con un nodo alla gola, ma con un’arma da sfoderare quando ne abbiamo bisogno.

Prova a leggere anche:

Ti è piaciuto questo post? Condividilo
[Facebook] [LinkedIn] [Twitter]

Prova a navigare nella categorie collegate:

Aneddoti, Sviluppo e comportamento

35 Comments »

  • federica ha scritto:

    Noi l’inserimento al nido di C. l’abbiamo fatto un anno fa…non è stato così traumatico nell’immediato..ma si è portato dietro un pò di conseguenze che sono emerse più tardi…quello che qui vorrei consigliare è di fare l’inserimento il meglio possibile, seguire il consiglio e l’esperienza delle educatrici anche se spesso può sembrare esagerato, e dedicare più tempo e affetto ai figli in quei giorni…un buon inserimento rimane anche per gli anni successivi…eppoi diciamocelo…SANTO ASILO!!!!

  • alessandra angelucci ha scritto:

    Mah… Non sono d’accordo sul dire al bambino “anch’io sarò un po’ triste…”,non si rischia di mandarlo in confusione? peggio “anch’io vorrei giocare con te tutto il giorno” ma dici sul serio? Già da un annetto o due (Patata ha 7 anni) più di mezz’ora nn reggo e credo sia fisiologico: la loro indipendenza deve viaggiare di pari passo con la nostra, anche per quello si mandano al nido e poi a scuola, no?
    D’accordo che è peggio fare finta di niente che confidarsi, ma ci si confida fra adulti, non con i bambini, tranne rare e circoscritte eccezioni (se ti beccano a piangere, può capitare, non puoi dire “m’è finito qcs nell’occhio” ma “oggi sono un po’ triste (okkio alla spiegazione del motivo: se può essere o non può essere bimbo-compatibile)” Io spesso amia figlia dico “sono cose da grandi e come tu hai le tue cose da piccoli con le tue amiche anch’io ho delle cose mie…”
    Che vuol dire control freak? Che devi controllare tutto?

  • Serena ha scritto:

    Alessandra ovviamente non devi dire a tua figlia che vuoi giocare con lei tutto il giorno se proprio non ne hai voglia ;)
    Non intendevo dire che il bambino deve diventare il nostro confidente nei momenti di tristezza personali. Si rischia di invertire i ruoli genitore-figlio e questo non è certo positivo per la sua crescita.
    Il punto che volevo sottolineare è l’importanza di comunicare al bambino che la tristezza è normalissima. Fargli sapere che ci sono dei momenti in cui si è tristi e non bisogna nascondersi di fronte a questo sentimento. Perchè dovrebbe entrare in confusione sapendo che anche la mamma è triste ogni tanto? Al contrario, gli può dare un po’ di forza sapere che non è l’unico al mondo a sentirsi così e che non c’è nulla di strano. Poi naturalmente bisogna dargli dei mezzi per affrontare e superare il momento di tristezza, altrimenti non va. Noi abbiamo trovato quella del pensiero felice, ma ovviamente ognuno avrà il suo modo, un oggetto di conforto ad esempio. Ma lo sfogo dell’emozione, sia essa positiva o negativa, non dovrebbe mai essere sbagliato.
    Dirgli “non c’è motivo di essere triste all’asilo. Ci sono un sacco di bambini con cui giocare!” potrebbe farlo sentire in colpa per non riuscire a vedere quanto bello sia l’asilo, e gli comunicherà che c’è qualcosa di profondamente sbagliato in lui.
    Ovviamente ci sono forme di espressione di un’emozione sbagliate, se ad esempio vanno a ferire altre persone o se diventano distruttive invece che costruttive.
    Ma non c’è nulla di sbagliato nell’emozione in quanto tale. Sei daccordo?

    Si, control freak è una persona a cui non piace perdere il controllo su se stessa o sulle situazioni.

  • alessandra angelucci ha scritto:

    Certo che non c’è nulla di male nelle emozioni e che bisogna esprimerle, se non sono (troppo) distruttive verso persone o cose (è difficile riuscire a parlare con generalità assoluta: se a mia figlia un coetaneo dà una sberla e lei la restituisce lo preferisco piuttosto che se la prenda e venga a piangere da me… L’optimum sarebbe che non se la facesse dare proprio… Se invece si arrabbia per una frustrazione, magari “nel suo bene” e pretende di scaricarla picchiando le oppongo un fermo rifiuto…)! e quindi certo che bisogna “lasciarla/o essere triste in pace” se la/o è nel separarsi da noi, dicevo solo che in quel frangente la/o indebolirebbe ulteriormente se anche noi (Esagero) ci mettessimo a “piangerle/gli sulla spalla”, no? Devo aver capito male quel che hai scritto…

    baci

    ps: questa è stata un’estate all’insegna de: “qualunque cosa (di routine) puoi fare da sola non la chiedere a me” e “arrangiati da sola” (e anche “nun me rompe…” e lo so: a volte non sono una signora…). L’eccezione poi c’è stata, se la situazione l’ha richiesto… Però quanto mi sono riposata di più e come siamo andate maggiormente d’accordo!

  • Serena ha scritto:

    bisogna “lasciarla/o essere triste in pace” se la/o è nel separarsi da noi, dicevo solo che in quel frangente la/o indebolirebbe ulteriormente se anche noi (Esagero) ci mettessimo a “piangerle/gli sulla spalla”, no?

    A questo punto capisco di essermi spiegata male. Non credo sia il caso di lasciarla triste in pace. Credo sia il caso di riconoscerle il sentimento di tristezza come legittimo. Troppo spesso si verifica che quando il bambino dice che è triste a scuola gli si risponde dicendogli che non c’è motivo per esserlo, che ci sono così tante cose belle da fare li e altri bambini con cui giocare.
    Ecco, io credo che questo sia profondamente sbagliato. Se è triste o meno lo sa il diretto interessato, non lo sappiamo noi. Se lui è triste, magari perché ha nostalgia della mamma è un dato di fatto legittimo, e non è sbagliato ne giusto. Credo che sia compito del genitore dare dei mezzi al bambino per risolvere questa tristezza, perché starsene a piangere in disparte non aiuta nessuno. E sono d’accordo che non aiuta mettersi a piangere con lui. Però aiuta sapere che anche la mamma a volte è triste, e che la mamma sa come gestire i momenti di tristezza per riuscire a sentirsi meglio (e glielo insegna). Questo non lo indebolisce, lo rende più forte (e non parlo solo per averlo letto nei libri, ma lo ho provato personalmente con il Vikingo).
    Spero di essere riuscita a chiarire il concetto. Grazie per aver stuzzicato la discussione :)

  • Giovanna ha scritto:

    5′ giorno di inserimento e un’ora da solo in sezione. Su 60 minuti ha strillato per 20 mn! E c’è da rallegrarsi, i progressi ci sono stati tutti! E’ straziante, anzi lacerante, anzi di più… Il mio cucciolo ha quasi 8 mesi e in barba alla teoria di Bowlby l’abbiamo portato al nido. Convinti che dopo sarebbe stato peggio, sicuri che sarà presto felicissimo di poter condividere con altri bimbi i suoi spazi, i suoi giochi, i suoi momenti. Certi che l’ingresso in comunità lo porterà via per qualche ora da mamma e papà, restituendogli stimoli importanti… Tanto la mamma è lì, accanto a lui, presente sempre e attenta a rimpinzarlo di coccole al termine della mattinata… Coraggio mamme, coraggio cuccioli, coraggio! Stiamo facendo la scelta giusta!!!

  • sorelluce ha scritto:

    Anch’io inserimento fatto inverno scorso, a1anno, ma ieri rilasciarlo lì dopo le vacanze ha causato effetto koala e urla incredibili. Comunque il primo giorno di distacco (anche noi all’estero, io e lui 24 ore su 24, 365 giorni su 365) fu terribile..credo di aver ianto più di lui, poi per me in realtà si è rivelato subito un grande spazio di libertà (grande relativamente abbiam trovato il nido solo per1giorno e 1/2 a settimana..scarsissimo!!), però ho sofferto un po’ della sua sofferenza perchè per unpaio di mesi e anche di più ha fatto davvero fatica..quando finalmente l’ho visto tornar sorridente e sereno è stata la vera svolta per entrambi!

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Non ho i nonni vicini, ma nonostante la loro disponibilità a farsi ospitare da me durante la settimana per stare con la bambina, ho preferito mandarla al nido portandola gradualmente ad orario 9-16. Fin da quando aveva due mesi ha sempre mostrato un carattere molto socievole, e ho sempre fatto attenzione ad essere sorridente quando qualche familiare oltre a me la prendeva in braccio.

    Ha iniziato l’anno scorso a 11 mesi. E’ andata molto bene, credo anche perché si è trovata in sintonia con una maestra particolare, a cui si è attaccata e che cerca appena arrivata lì. Ha pianto solo in un paio di occasioni, quando ero malata e non la ho accompagnata io. Adesso dopo la pausa estiva abbiamo ripreso e sembra ricordarsi tutto, devo stare attenta a non sostare sulla porta perché altrimenti ci ripensa e vuole tornare indietro, però… è successo anche che qualche volta, vedendo che veniva via da un posto pieno di bambini che giocavano all’aria aperta, rimanesse ferma al cancello a guardare, e si vedeva che moriva dalla voglia di tornare indietro!

    @ Alessandra, scusate l’OT

    ma d’istinto vorrei risponderti sul fatto che preferisci che sua figlia le prenda e vada a piangere dalla mamma piuttosto che restituirla.

    Capisco che non si ami la violenza ma per la mia personalissima esperienza – che vale quel che vale – educare a non reagire significa allevare delle vittime: ok non dare una sberla ma reagire sì, rispondere almeno a parole. Se insegniamo che l’unica cosa è correre dalla mamma piangendo – perché poi è un comportamento che tenderai a ripetere sempre, che ti lascia indifeso quando la mamma non è più lì con te e allora cercherai la maestra, e poi la professoressa, e insomma sempre qualcun altro che ti difende perché tu non avrai imparato a farlo. Non credo sia la sede per menzionare tutte le implicazioni di questo principio ma credo che sia una cosa molto importante, specialmente per le bambine che diventeranno donne.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Scusate ho scritto a 2000, spero che si capisca

  • Robin ha scritto:

    D. ha iniziato proprio un anno fa, all’età di 9 mesi. L’inserimento è andato molto bene: non ha mai pianto, anche se la prima settimana ha avuto qualche incubo notturno (quando era piccolo erano il suo “segnale” per indicare i cambiamenti.)
    Secondo me ci ha aiutato la decisione di frequentare il nido come scelta educativa (quindi eravamo sereni) e il fatto di creare dei rituali verbali.
    Io tutti i giorni, ancora ora se ce n’è bisogno o se è lui a chiedermene conferma, gli racconto la “scaletta” della sua giornata, e vedo che lui ne è molto rassicurato.
    Lui al nido ci sta proprio bene, alla mattina non vede l’ora di andare dai “bibbi” e spesso quando lo saluto non si gira neanche :O
    L’unico problema al distacco è successo lo scorso inverno: D. veniva accolto, al suo arrivo, dalle sberle di un amichetto un po’ manesco. E subito si aggrappava a me in cerca di aiuto. D’accordo con le educatrici abbiamo stabilito di insegnare a D. a difendersi verbalmente, e le cose sono andate pian pianino migliorando.

  • Sara ha scritto:

    Io ho esperienza se pur breve come maestra d’asilo (di inglese, quindi poche ore) e ricordo un bambino che ad ogni provocazione veniva da me a piangere, finché – invece di andare a sgridare gli altri bambini come facevano le altre maestre – gli ho risposto “Difenditi!”. Lui mi ha guardato a bocca aperta e poi… ha messo in pratica. Nel giro di una settimana era completamente cambiato: aveva scoperto che gli piaceva difendersi e visibilmente si divertiva molto di più quando giocava con gli altri bambini. Penso che i maschi siano fortunati perché possono esprimere l’aggressività senza repressioni.

  • deborah ha scritto:

    Posso fare un intervento provocatorio? Spero di non offendere nessuno, ma io credo, davvero, che non sia mica “normale” lasciare un bambino di neppure un anno al nido per 5 giorni alla settimana. Poi c’ è chi si trova bene, c’è chi anche cresce meglio, per carità. Però io credo fermamente che ci sia davvero la necessità di un contatto ancora molto continuo con la madre. Ove non sia possibile, nei primi anni di vita, meglio i nonni del nido. Che poi spesso sia una necessità, allora giustamente se ne fa virtù, ma ha ben ragione a piangere il pupo. E’ la società moderna che impone dei ritmi che non sono quelli dei bambini così piccoli. E poi, tra l’altro , i bimbi al nido, quando ci vanno davvero presto, s’ammalano tantissimo. E tendono a cronicizzare. Quindi, mamme, dovremo batterci per stare più tempo con i nostri figli (che ne hanno nella vita di tempo da passare a scuola!), più che per l’apertura di nuovi nidi!
    Sono stata abbastanza provocatoria?;)

  • francesca ha scritto:

    “noi” iniziamo l’inserimento tra qualche giorno, Bibo ha quasi 13 mesi…speriamo bene. sono abbondantemente agitata, anche se già da quando aveva 5 mesi (causa rientro a lavoro) lo lasciavo dai nonni, ma non è la stessa cosa.vedremo come andrà, per ora manteniamo la calma :-)

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Deborah perché non è “normale”? Io a volte ho l’impressione che abbiamo questa idea della maternità come se tutte le donne avessero avuto sempre il figlio attaccato fino ai 3 anni, mentre non è affatto così. Le donne hanno sempre lavorato, avevano ben più di due figli ciascuna e i bambini stavano molto di più fra bambini, fratelli o amici, di quanto siano adesso in rapporto simbiotico con un singolo adulto. Sinceramente a me è più questa situazione che sembra poco normale.

  • francesca ha scritto:

    direi di si deborah, lo sei stata abbastanza :-) . non penso che nessuna mammma voglia di propria volontà lasciare il proprio figlio di pochi mesi al nido; ma, come dici tu, la società ci impone ritmi troppo veloci e chi non può lasciare il lavoro e non ha i nonni “a portata di mano” deve arrangiarsi come può. in alcuni Paesi ci sono i nidi vicino, se non dentro, il posto di lavoro, qui in italia figuriamoci!
    non per questo i genitori che lasciano i bimbi piccoli al nido devono sentirsi in colpa!

  • deborah ha scritto:

    Non ho mai detto e ci mancherebbe che devono sentirsi in colpa. Men che mai penso che i figli andati al nido crescano peggio. Non sto neppure dicendo che dobbiamo tenerceli attaccati alle gonne fino ai tre anni.Dico solo che non è quella figata che cercano di spacciarci.Che i ritmi 9/16 dal lunedì al venerdi, se a volte pesano ad un adulto figuriamoci a un infante. Vedo invece dei genitori (tanti o pochi non lo so) che sono convinti che il nido dia una marcia in più al pupo. Lo renda più socievole, più intelligente. Sono usciti anche degli articoli su “La Repubblica” in cui fior di “scienziati” parlavano del fatto che i bambini che vanno al nido diventano più intelligenti di quelli che non ci vanno. Ecco, il mio commento era piuttosto contro questo atteggiamento facilone e non sicuramente contro quelle mamme che, consapevoli delle difficoltà cui possono andare incontro, mandano al nido i loro figli.

  • deborah ha scritto:

    Ah, ecco, ultima precisazione. Dico questo perchè, quando nacque mia figlia, decisi, con la mia famiglia, che non sarebbe andata al nido.
    Fui bersagliata da continui:”MA COME, NON LA MANDI AL NIDO!!MA PERCHE’ NON LA MANDI AL NIDO?!” da parte di parenti e colleghe mamme per le quali ero , alla fine, quella un po’ strana..e forse, ammettiamolo, c’ho ancora il dente avvelenato contro questo atteggiamento conformista.

  • Serena (author) ha scritto:

    @deborah mi piace la tua provocazione. In merito all’articolo che citi di Repubblica ho pubblicato una riflessione personale qui: http://genitoricrescono.com/lasilo-nido-rende-piu-intelligenti/
    Però in effetti per bambini al di sotto di un anno, è difficile sapere se gli fa veramente bene o se è un modo di aggiustarsi per la società che non da spazio a ritardi. Interessante la riflessione di @CloseTheDoor in merito, ma non so quanto sia applicabile a neonati al di sotto di un anno, e soprattutto per così tante ore al giorno!
    Certo ad avere la possibilità di scegliere sarebbe tutta un’altra cosa. E soprattutto non dover fare sin dall’inizio giornate piene dalle 9 alle 16!

  • CloseTheDoor ha scritto:

    in effetti no, la mia riflessione riguardava i bambini sopra l’anno.

    comunque Deborah, come per tutte le cose in materia di educazione di figli, c’è “carne” per tutti. io quando dico che mando la bambina al nido mi becco pure delle occhiate di traverso, e vengo “graziata” solo perché ho i nonni tanto lontani.

    ma come ho già scritto altrove, io mi sto sottraendo alla sindrome control-freak di mia mamma (geniale definizione Serena, ecco una cosa è quando il figlio ha 1 anno, una cosa a 37) e il nido è stata la mia salvezza.

    quando sento i giudizi tranchant in un senso o nell’altro (nido sì, nido no) mi viene l’orticaria. fra l’altro poi una cosa non esclude l’altra: ci può essere il nido al mattino e i nonni al pomeriggio, per chi si trova bene, oppure i nonni nel fine settimana…

  • Robin ha scritto:

    Mi sento chiamata in causa nella questione nido sì/nido no.
    Noi abbiamo scelto di mandare D. al nido pur avendo la possibilità di tenerlo a casa con la nonna, perchè abbiamo pensato fosse meglio per lui e anche per la nonna.
    Mi spiego: secondo me è giusto che i nonni facciano i nonni, e non i babysitter o gli pseudogenitori. È giusto che abbiano i loro spazi personali, e che non dedichino tutta la loro giornata al nipote.
    Inoltre pensavamo, e ne abbiamo avuto la conferma, che la frequenza del nido portasse D. a fare dei progressi (soprattutto nella socializzazione) e ad avere la possibilità di fare delle attività che a casa non avrebbe potuto svolgere (per esempio dipingere un megacartellone utilizzando tutto il corpo).
    Concludo dicendo che io mi ritengo fortunata in quanto D. frequenta il nido fino alle 13,perchè anche secondo me passare una giornata fulltime al nido è pesante. Ma pensiamo anche che c’è chi non può fare diversamente!

  • Lorenza ha scritto:

    @Deborah,
    anch’io ho portato la figlia al nido a 11 mesi, anche se avevamo l’alternativa della nonna abbiamo preferito il nido perché un bambino a quell’età è impegnativo e abbiamo scelto di affidarlo a una struttura specializzata che offrisse stimoli e interazione con altri bambini.
    Nostra figlia si è inserita bene e abbiamo visto che era contenta di andarci, poi (con l’aiuto della nonna) siamo riusciti a tenere inizialmente un orario ridotto portandola gradualmente fino alle 17. A posteriori sono molto contenta della scelta e la rifarei convinta e credo l’avrei fatto anche se non avessi lavorato.
    Sul discorso delle malattie credo sia un luogo comune e dipenda dal bambino, nel nostro caso la Piccola si è ammalata pochissimo.
    Come dice Close, ogni caso è a sé…

  • deborah ha scritto:

    Vi ringrazio per le risposte, perchè infatti il mio commento voleva essere stimolo di riflessione, non volevo esprimere giudizi. Diciamo che, per quanto mi riguarda, se c’è stato un momento durante la mia maternità in cui mi hanno fatto sentire “sbagliata” come madre, non è stato, paradossalmente, per il tipo di parto o di allattamento, ma per il nido! Mi ponevo un sacco di dubbi. La sto facendo crescere tonta? viziata dai nonni? asociale? Quando la bambina affrontò con entusiasmo e senza problemi il primo anno della scuola dell’infanzia, tirai un bel sospiro di sollievo! Ecco, dunque volevo solo testimoniare, per altre mamme che avessero un po’ il mio problema, che la mia esperienza di NON NIDO è stata, davvero, felicissima.

  • francesca ha scritto:

    mi associo al pensiero di robin. Anche noi, pur avendo i nonni disponibili, abbiamo preferito scegliere il nido anche sul consiglio del pediatra. per il bene di Bibo, che è super socievole e super movimentato, e della nonna, che non è più una ragazzina

  • CloseTheDoor ha scritto:

    Giusto per ampliare il discorso

    porto anche un’esperienza indiretta di una vicina che per non portare la figlia di due anni al nido, sta due giorni dai genitori, due giorni dai suoceri, e un giorno dalla sorella. I nonni ormai ottantenni sono visibilmente stravolti e a sera hanno il fiatone, mentre la bambina è incontenibile, dovrebbero spannolinarla ma non c’è verso, e le danno sempre solo gelato da mangiare perché non mangia nient’altro.

    Né sono sicura che la mamma 24h/24 sia sempre meglio. Ho due amiche che hanno perso il lavoro quando hanno detto di essere incinte, e dato che appunto hanno un bimbo piccolo nessuno le riassume : come si suol dire« fanno le mamme » . I nonni passano ogni tanto a trovarle ma vivono una solitudine per cui stanno letteralmente « sclerando », e – forse per riflesso? – i loro bambini non mangiano e non dormono bene.

    Faccio notare anche che, quando noi eravamo bambine,tutte le perplessità attuali sul nido c’erano sui potenziali danni della scuola materna e del tempo pieno nella scuola elementare. Ricordo in particolare una maestra che “come madre” non se la sentiva di far fare il tempo pieno alle elementari il pomeriggio.

    @ Alessandra, Serena

    mi piacerebbe avviare una discussione sulla disciplina e la violenza a scuola, forse è prevista nel tema del mese?

  • Barbara ha scritto:

    Quando abbiamo inserito TopaGigia al nido, ormai quasi un anno e mezzo fa, il primo giorno io sono stata qualche minuto nella sala dei giochi, poi l’educatrice ci ha detto di fare una passeggiata di una ventina di minuti. Vedendo le nostre facce stravolte ha sorriso e ci ha detto “sapete, l’inserimento spesso serve più ai genitori che ai bambini…”. Abbiamo incassato il colpo e siamo andati.

  • mammaemigrata ha scritto:

    Premetto che sono sempre stata allergica al nido per i bambini piccolissimi, e che Radiolina e Invasato hanno sempre vissuto in casa con tata fino alla materna.
    Anche Mister No ha avuto la tata fino a un anno e poi non ho avuto altra scelta che metterlo al nido.
    Devo dire che sono d’accordissimo con il nido a partire da una certa età, prima forse sarebbe meglio trovare altre soluzioni dove possibile, soprattutto per la salute dei bambini. Non voglio fare polemica, ma dopo aver visto la mia figlioccia restare quasi paralizzata per molti mesi per colpa di un’infezione al cervelletto dovuta, con molta probabilità, alle otiti a ripetizione contratte al nido (che ha frequentato dai 3 mesi in su), mi sono resa conto che, di sicuro la maggior parte dei pupi avrà un sistema immunitario più resistente, che queste situazioni sono rare, ma che però, questo sistema immunitario funziona molto meglio se lasciato tranquillo per qualche mese in più.
    Detto questo, per la mia esperienza trovo che il nido sia salutare ai bambini. Mister No ha avuto certo qualche difficoltà di inserimento e anche oggi a volte lo sento dire “no vuoi bimbi” prima di partire, però, soprattutto ora che è nel gruppo dei grandi, devo dire che è contento.
    Anche perché, avendo un fratello e una sorella di molto maggiori, il fatto di stare con bambini più grandi lo stimola meglio.
    Certo, ho anche la fortuna di aver trovato un nido in cui le educatrici sono piuttosto “zie” che “maestre”. Tutte conoscono il carattere particolare di ogni bambino, sono molto attente ai loro bisogni, fino ai due anni (e anche di più se un bambino ne ha bisogno) possono dormire quando e quanto vogliono, vanno molto fuori (passeggiate, picnic, giochi in giardino ecc) e lasciano sempre la scelta al bambino di continuare magari a fare il suo puzzle invece di fare disegno con gli altri.
    Devo dire che questa cosa del distacco a me non ha mai messo troppa ansia, ma sono fatta così e con tutti i miei figli ho sempre cercato di lasciarli andare e incoraggiarli ad avere una vita al di fuori della famiglia: con gli amici, i nonni quando possibile, le tate, ecc. E quanto mi piace quando Mister No, di punto in bianco, inizia a muovere le mani e ci canta le canzoncine che impara al nido!
    Ammetto però che a volte vorrei essere una mosca per svolazzare intorno a loro quando sono altrove e vedere cosa fanno, giusto per curiosità :-)

  • Fabiola ha scritto:

    la mia piccola ha quasi 28 mesi ed è al secondo anno di nido, ha iniziato l’anno scorso a 15 mesi e, prima settimana di pianti a parte, è sempre stata felice di andare (la mattina spesso la trovavo sulla porta col suo trolley ndiamoooooo bimbi mammaaaaa?ed era ancora in pigiama), anche noi avevamo i nonni disponibili (e giovani) dietro casa ma, pur facendo qualche sacrificio economico, abbiamo deciso x il nido senza nessun dubbio. li rende più intelligenti? Nn credo, penso x quello ci sia molta predisposizione naturale che poi verrà sviluppata con lo studio o meno. Li rende più aperti mentalmente? Secondo me si, vivono esperienze (la recita di pasqua e di natale con balletti e canzoni sono state splendide ed emozionanti), fanno attività manuali con ogni tipo di materiale e tecnica, ginnastica il venerdì mattina (chiamiamola così ma è una divertente attività motoria) è ovvio che queste cose li rendano più curiosi e regali loro un bagaglio di esperienze che ricorderanno ed utilizzeranno. Li rende più socievoli? Credo ancora di si, anche qui la predisposizione naturale la fa da padrona, ma vedo la mia bimba al parco che si avvicina agli altri bimbi che nn conosce, li prende x la manina e chiede se vogliono giocare, si vede che è abituata alla condivisione, allo stare insieme. Poi a casa mangiava poco, lì ha imparato ad assaggiare tutto, ha tolto il pannolino in tempi brevi x l’aiuto e la collaborazione delle educatrici. Insomma, io sono assolutamente pronido, xchè con la mia è stato ed è un grande e valido trampolino x quella che sarà poi la scuola vera e propria. Unica pecca, come diceva una mamma qualche post più su, è vero, si ammalano abbastanza (almeno la mia) ma, come dice santopediatra, ci troveremo alla materna con un sistema immunitario allenato :-) !

  • Fabiola ha scritto:

    @ mammaemigrata sono d’accordo con te, ok rinforzare ed allenare il sistema immunitario, ma così piccoli, se ci sono alternative, è meglio tenerli ancora al di fuori delle comunità… 3 mesi sono veramente pochi, ed oltretutto nn possono trarre alcun beneficio dal nido in termini di socializzazione o apprendimento.

  • deborah ha scritto:

    @fabiola:stai + o meno descrivendo mia figlia per la voglia di socializzare e la curiosità. Solo che non è stata al nido. Il nido, secondo me, è pressochè ininfluente sulla psiche dei bambini, è strumento di valido aiuto , senza dubbio, per genitori. Ci sono troppi pregiudizi positivi sui bimbi che vanno al nido. A quell’età (0/24)a malapena socializzano. hanno bisogno davvero di poche cose. Soprattutto della presenza di persone che li amano.

  • Fabiola ha scritto:

    @deborah, d’accordissimo sul fatto che i bambini abbiano bisogno di persone che li amano, ma questo a prescindere nn solo dal nido ma da qualunque cosa, ci mancherebbe! niente di più fondamentale x la crescita ed il benessere di ogni futuro adulto. Nn so se sia vero che i bimbi fino ai 24 mesi abbiano bisogno di poche cose, ma so che sono spugne alle quali più si dà più assorbono e a quell’età socializzano credimi, soprattutto con i coetanei, ero scettica anche io al riguardo ma poi, scegliendo il nido come dicevo nn come stretta necessità o aiuto ma x darle proprio questa opportunità, mi sono ampiamente ricreduta (vorrei essere chiara, nn che sia indispensabile o che crescano peggio o male senza nido eh! Io mammona com’ero nn ho voluto andare neanche alla materna e nn credo di aver avuto alcun problema socializzando “più tardi”!:-)

  • Robin ha scritto:

    Mi avete “stimolato” un post! Ho scritto della nostra esperienza qui: http://dovehovistote.blogspot.com/2011/09/la-nostra-esperienza-al-nido.html

  • Fabiola ha scritto:

    robin..complimenti molto carino il tuo blog! ho letto il post e mi chiedevo…ma tua suocera è parente della mia :-) ? A parte gli scherzi, come dicevo sopra, stessa esperienza super positiva col nido! ciao!

  • Robin ha scritto:

    @ Fabiola, grazie!
    Ps secondo me le suocere sono tutte parenti tra loro!! ahahahah!

  • Robin ha scritto:

    A parte gli scherzi, la vera differenza la fanno le educatrici!

  • Robin ha scritto:

    È proprio vero, la differenza la fanno le educatrici: quest’anno ne abbiamo cambiate 2 su 3 e le cose sono radicalmente cambiate, in peggio. Sono molto preoccupata e demoralizzata!

Lasciaci un commento!

Aggiungi un commento, o un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti per ricevere una notifica via RSS.

Sii gentile, niente spam.

Puoi usare queste tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.