Il corpo, le donne, la televisione: chi sopravviverà?

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    Sono (stati) anni bui per il corpo delle donne…
    Mi sono chiesta più volte quando sia cominciata questa lenta involuzione. Perchè non credo che anni di “berlusconismo” abbiano fatto proprio tutto da soli.
    Magari dovremmo spingere le analisi sociologiche sulla ricerca delle radici della decadenza negli anni ’80, col loro edonismo e yuppismo, gli anni dei vincenti tutto e subito e anche a ogni costo. Ma la sociologia non è davvero il nostro mestiere.

    A mio parere, però, dare la colpa a un “sistema” politico-culturale, tirandocene fuori, è troppo semplice. L’Italia siamo tutti noi e chi ha lasciato morire un’immagine degna delle donne italiane siamo tutti. Alcuni, i pochi, lo hanno fatto con volontà studiata, per indirizzare storia e politica in un certo modo, altri, i più, semplicemente con una noncurante alzata di spalle e una girata distratta di telecomando.
    Ma ora sta accadendo qualcosa?

    Nel 2009, Lorella Zanardo usa il web per diffondere un documentario, “Il corpo delle donne“, che fa rapidamente il giro della rete e, dunque, del mondo.
    Questo documento è come uno squarcio, un taglio sulla tela bianca, un sipario strappato. In 24 minuti, vediamo tutto quello che ci passa davanti in ore di televisione e, improvvisamente, non abbiamo più alibi: c’è qualcosa di sbagliato che attraversa tutte le immagini che ci vengono proposte quotidianamente. E’ qualcosa contro le donne, contro i giovani che crescono, contro gli uomini, ai quali toglie alternative all’immaginario.
    La televisione italiana è malata. Lo sappiamo tutti, ma dopo quei 24 minuti non possiamo più far finta di nulla e continuare a guardarla con noncuranza.
    Questo documentario ha sicuramente un pubblico di nicchia, fosse solo per l’analfabetismo informatico di troppe fasce sociali. Forse non raggiunge il pubblico che è sottoposto a quelle immagini in modo più massiccio. Ma diventa un caso, diventa un argomento di cui parlare.
    E da lì qualcosa cambia.

    No, nessun miracolo. Ci sono ancora donne che accettano di apparire “senza qualità” pur di essere sugli schermi televisivi, per raggiungere uno stile di vita eletto a unica meta degna.
    Eppure, qualcosa sta accadendo.

    Ultimamente a Sanremo, dopo un anziano predicatore delirante, un giovane virgulto inanimato e l’emblema della donna-corpo ostentatamente e pretestuosamente priva di mutande, appare sullo schermo una donna normale. Un’attrice comica, una cabarettista, che fa il suo pezzo, come tutti gli altri comici ospiti nelle diverse serate, ma dice cose completamente diverse. Gepi Cucciari riesce a far ridere portando su un palco ostico, gli argomenti di cui discutono le donne in rete. E riesce a dire di tutto, fino a parlare di Rossella Urru, facendosi decretare da twitter la vincitrice morale del festival.
    Un passo recente di un cammino che, piano piano, rivaluta le donne nella televisione italiana.
    Un piccolo fenomeno esploso nell’ultimo anno è Real Time. Per carità, niente di impegnativo, ma sembra essere un enorme successo. Nel cast della rete, quello italiano intendo, spiccano delle donne che fanno spettacolo semplicemente svolgendo il loro lavoro. Lo spettacolo sono donne e uomini che si impegnano nel lavoro che amano, tutto qui. Se si supera la leggerezza (spesso piacevole) dei temi, mi sembra un messaggio molto positivo, e il pubblico li premia con una incredibile popolarità.
    Ancora un esempio. Una delle trasmissioni di punta di Raidue, da un paio d’anni è nelle mani di una conduttrice improbabile: un’intellettuale strampalata, filiforme, elegante, ironica fino a sfiorare l’assurdo e perfida. Cosa ci fa Victoria Cabello a condurre una popolare trasmissione sul calcio?
    Ma allora vuoi vedere che davvero qualcosa sta cambiando? Che un altro modo di interpretare le donne nella televisione italiana c’è ed è anche gradito al pubblico?
    E se questo cambiamento stesse passando anche per quelle immagini, comparse meno di sei mesi fa sugli schermi, di tre donne ministro? Tre donne di potere e di lavoro, tre donne con professioni e competenze solide, che hanno un’immagine coerente con se stesse. Donne con un’età congrua, una cultura e un’esperienza adeguata. Non pallide caricature grottesche, specchio di una non-cultura e di una non-politica.

    Ma resta un dubbio malinconico: come è potuto succedere? Come abbiamo fatto a far scivolare l’immagine delle donne così in basso?
    Vedete quella signora lassù? Quella nella foto sotto al titolo? Ecco. Lei era una diva. No, non un’artista o un’attrice, proprio una diva. Noi italiani siamo quelli che l’hanno imposta a Hollywood: l’abbiamo amata e abbiamo convinto la fabbrica delle dive costruite, che lei era un simbolo di fascino. E loro l’hanno accolta e ce l’hanno restituita più diva di prima. Così com’era: con le sue occhiaie congenite, con le sue rughe che “non me le copri’, che ci ho messo una vita a farmele venire“, con il suo talento smisurato.
    Lei l’aveva già interpretato 60 anni fa il suo “Il corpo delle donne”. Era “Bellissima“. E noi, dunque, ce l’avevamo già nel nostro bagaglio culturale. Ma allora come è potuto succedere proprio a noi “figlie” di Anna Magnani?
    Mi tengo il dubbio e penso solo che ora possiamo davvero invertire la rotta.

    E allora, chi sopravvivrà? Il corpo è sano, anche quando è imperfetto, quindi ha buone prospettive. Le donne sono in movimento verso nuovi obiettivi e poi, le donne, sopravvivranno a questo e altro. L’unica che non se la passa molto bene è la televisione… Vuoi vedere che indovino chi svanirà?

    Il corpo delle donne:

    Ah, dimenticavo… Se questo post sembra poco in linea con i nostri abituali argomenti, se sembra fuori tema rispetto alla genitorialità, alla famiglia… Be’, pensate un po’ a cosa vorreste che vedessero in tv i vostri figli, maschi e femmine, e con quali riferimenti visivi vorreste che crescessero.

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    15 COMMENTI

    1. @supermambanana: I casi sono due. 1) guardiamo ciò che non ci piace per poterne parlare male 2) semplicemente non guardiamo la tv (e guardiamo internet, cinema ,un libro) così la tv generalista può continuare a fare programmi spazzatura perchè pensa che il popolo sia bue.
      In entrambi i casi che decide di ciò che va in tv non gode particolarmente della mia stima.

    2. Ma infatti io mi sono rotta e Sanremo non lo guardo più, da circa 25 anni. E per il tempo che dura non accendo neanche la radio, non voglio proprio sapere. Tanto ogni anno ce n’è una e i commenti sono sempre identici. Non guardo neanche gli show in TV. In realtà fin da bambina sono sempre stata una videomane, guardare la tv mi piace un sacco. Ma mi piacciono i telefilm, i film e i cartoni animati (non tutti). TopaGigia a casa guarda solo film e cartoni in DVD, a casa di amici se capita ok, ma non le piacciono granchè i cartoni della tv. D’altronde, chi li preferirebbe a Nemo, agli Aristogatti, a Cattivissimo me?

    3. Anche io mi sono resa conto di quanto sono scosciate le donne nella tv italiana durante un soggiorno all’estero, Erasmus 1997! 😀 Mi si fece cortesemente notare che nella tv italiana si poteva parlare di qualunque argomento, che in prima fila fra il pubblico compariva una ragazza con un vestitino striminzito, anche in pieno inverno, che sorrideva. Era evidentemente uno stratagemma per fermare il telecomando – che si presume nella famiglia italica sia in mano al maschio 😉

      Ma non accade solamente in televisione: non ricordo più in quale occasione, la trasmissione “Caterpillar” di Radio2 fece chiamare gli ascoltatori per sentire cosa ne pensavano delle ragazze-coniglietto messe dagli operatori telefonici tipo TIM e Vodafone negli stand. Un signore chiamò per dire che a lui seccavano parecchio perché a parte la bella presenza, non sapevano rispondere a nessuna domanda tecnica, quindi domandò chiarimenti al superiore: la risposta fu che sì, le ragazze non sapevano tecnicamente nulla di telefonini ma l’evidenza mostrava che agli stand vendevano molto di più mettendo un paio di “veline” che non un paio di tecnici…

    4. @mrsmarghe: capisci come mi sento io quando vedo la TV in italia con i boys (mamma, perche’ quella signorina e’ in mutandine? brrrrr)

      @MdiMS c’e’ qualcosa che non torna pero’. La gggente in realta’ subisce tutto questo ma vorrebbe vedere meno farfalline e piu’ cortellesi/cucciari. E com’e’ che i signori della TV non se ne sono accorti? Se la tesi e’ che a loro importa solo l’audience, com’e’ che non se ne sono accorti che ne avrebbero di piu’ con il piano beta e persistono nel piano alfa? Non e’ che noi tutta gente intelligente stiamo dando via informazioni false e tendenziose, ad esempio restando incollati a sanremo fino all’una di notte, o continuando a cliccare/rimpallare/twittare le farfalline? Siamo diabolici insomma!

    5. LGO messo così il discorso si fa molo complicato.

      Alcune osservazioni:

      – gli autori vogliono gli ascolti ergo buttano nel tubo catodico contenuti schifosi perchè li vuole la “ggente” (per vs. info in sala stampa all’Ariston ho visto Moccia, uno degli autori infatti :/)

      – chi è la “ggente”? Ma siamo sicuri che la ggente non sia pronta per altro? No perchè mezza Italia ha apprezzato Geppi Cucciari e votato per Arisa, Noemi e Emma ed escludendo gli irrecuperabili (che ci sono e sempre saranno) non è poco

      – gli sponsor dei programmi accettano questi contenuti? Si pongono delle domande? E qui casca l’asino. Per es. io penso che sponsor più consapevoli potrebbero influenzare i contenuti. Ma il fatto è che in pubblicità 99 su 100 si cerca la conferma dello stereotipo perchè si ritiene che la “ggente” voglia la conferma delle certezze. E invece la realtà sta da tutt’altra parte.

    6. Mah, io non credo di essere d’accordo sul fatto che sono gli autori che devono avere il coraggio di andare oltre. Certo, se l’avessero tanto di cappello, ma dieci a uno che risponderebbero che o fanno così o si perdono ascolti, e alla fine tutti tengono famiglia. Dato che famiglia la tengo anch’io ;-), io i figli a vedere Sanremo non ce li metto. E dovendo essere una gara di canto (?) questo credo che dia tutta la misura di quello che è diventata la tv. Ma non riesco a non pensare che è colpa nostra, molto prima che degli *autori*. Siamo noi che continuiamo a subire passivamente questa tv. Perché mai qualcuno dovrebbe essere così magnanimo da intrattenerci con programmi di alta cultura e senza tette al vento?

    7. la prima volta che mi resi conto di quanto fosse volgare la tv italiana fu una quindicina di anni fa quando soggiornavo presso una famiglia londinese, una sera stavamo guardando la tv tutti insieme quando girarono su rai 1 e apparse la solita (solita per me)valletta maggiorata e in bikini…il papà di questa famiglia mi chiese come mai sui canali italiani le donne stavano sempre mezze nude a qualsiasi ora!!..io rimasi così senza risposta .. non ci avevo mai pensato però questa cosa era vera e saltava subito all’occhio.
      Da allora le cose sono peggiorate secondo me anche nei contenuti dei programmi, ma almeno la televisione di stato non dovrebbe avere anche il compito di acculturare ? Sono pienamente daccordo con M di MS è chi fa televisione che dovrebbe avere il coraggio di andare oltre. sarò pessimista, ma la tv è solo lo specchio di un paese in totale degrado civico.

    8. Grazie di aver linkato il documentario per intero.
      Il peggio secondo me non è tanto il fatto che venga trasmessa volgarità in tv, ma è il messaggio di fondo che è passato – che ‘sento’ parlando con donne di diversa estrazione, è che le donne di oggi sono tutte tr@ie, perché non vedono l’ora di guadagnare qualche soldo smutandandosi per la telecamera. E non è affatto un caso che a questa prospettiva di fondo si siano associati dei provvedimenti legislativi che hanno imbrigliato sempre di più ogni scelta di vita delle donne: penso all’abrogazione della legge sui licenziamenti in bianco per chi rimane incinta, il fatto di far entrare i movimenti per la vita nei consultori e nei reparti di ostetricia, la legge 40 sulla procreazione assistita ecc ecc ecc.
      Quale l’origine? Secondo me il principale contributo di questa deriva viene effettivamente da Berlusconi, anche se sicuramente non ha fatto che interpretare il reflusso maschilista anni ’50 della società italiana dopo gli anni ’70, non a caso le maggiorate al silicone sono arrivate in prima serata con “Drive In” nel 1983. Da lì è stata una continua ascesa di volgarità, fino al parossismo delle cortigiane/ministre pagate con le tasse pubbliche.
      Anche io ho ammirato molto Geppi Cucciari eppure ho questa impressione che ci troviamo fuori tempo massimo, penso alla scena di Gianni Morandi e Rocco Papaleo che spogliano in diretta la valletta della trasmissione, e ho provato un moto di disgusto per una scena che aveva il sapore di una violenza normalizzata. Ovviamente chi alza la voce viene subito tacciato di moralismo, ma per me non è questione di moralità, è questione di rispetto del corpo della donna: insomma metterebbero mai una presentatrice donna a spogliare in diretta il valletto maschio? Capito il concetto?

    9. Come sapete, io Sanremo l’ho seguito da dentro e la mia opinione – non nuova – sulla tv è che è stato proprio lo show sanremese a fotografare la situazione di fatto: 3 gnocche in abito da sera per soddisfare un pubblico vecchio (culturalmente) e abituato agli stereotipi e 3 vincitrici ragazze giovani, brave e “normali” per esprimere chi sono le donne che vivono la realtà.
      Perchè gli autori televisivi si sentano in dovere di pensare che al popolo bue interessi una Ivana Mrazova bella e inespressiva, resta un mistero.
      E’ come se a Zelig accanto a Bisio avessero chiesto alla Cortellesi di mettersi la minigonna e sorridere a comando. Ci sembrerebbe assurdo, no?
      Insomma, secondo me è chi pensa e produce la tv che manca il coraggio di andare oltre gli stereotipi.

    10. Ci penso spesso. Io ormai la tv l’accendo poco, e quel poco non mi piace. E non solo la tv. Ma la moda? Tacchi vertiginosi, vestiti strettissimi, insomma, se vuoi essere bella e piacere, devi come minimo stare scomoda, se poi trattieni il fiato meglio, se poi schiatti in palestra e mangi poco ce la puoi fare…

      ora, io sono mezza salutista, credo nella buona dieta (buona) e nello sport, anzi, sono quella che predica dieta e sport per la salute, per stare bene, avere energia, essere più sereni, prevenire le malattie… E anche per piacersi, ok, ma anche per quello, non solo per quello e come obbligo imposto! Per non parlare delle piccole cose, mi sono sentita dire una volta “a me non piacciono le donne che mettono i sandali senza smalto alle unghie”. Ma di nuovo, perché? Ora, puoi dirmi che a te piace così, ma considerarlo doveroso… E se una non ha tempo? Niente sandali ad agosto? O se non ha voglia, come me?

      Insomma, tv e non solo. Certe cose da “tutto quel che conta è l’aspetto” ce le imponiamo anche tra noi fuori.

      Sulla tv, non ho più commenti, ricordo una pallavolista (mi sfugge il nome) alla trasmissione di Fiorello, e a un articolo che parlava di come, per una volta, non si siano fatte allusioni, niente inquadrature al lato b, nessun problema alla risata spontanea.Insomma, trattata come… un essere umano. Bello, si, ma possibile che sia così strano?

      Molti poi dicono “che ci vuoi fare, tanto è così”. Spegnila! ma come puoi arrabbiarti con la sedicenne che si stratrucca o gira in mini e sogna di fare la velina, se poi quello è quello che guardi? Il problema non è la mini, il trucco, il problema è di nuovo il motivo di fondo, il fatto che in tv si usi il corpo delle donne per attirare l’attenzione, e basta. Se sono intelligenti o no, interessa?

    11. Bellissimo post, sottoscrivo al 100%! Io tutte le domeniche sono in imbarazzo perché mia suocera guarda sempre le trasmissioni contenitore (di spazzatura) e io cerco di spegnere la TV perché mia nipote ha 8 anni e non voglio esporla a tutta quella volgarità…meno male che adesso la Piccola monopolizza il mezzo e si vede tutti allegramente la Pimpa 🙂
      Una mia conoscente brasiliana, venuta in visita dai parenti italiani, si scandalizzava per le veline, letterine etc. svestite a ogni ora. Alla mia obiezione che il Brasile è famoso anche per la sua libertà di costumi, lei mi ha spiegato che da loro non si vedono donne poco vestite nei programmi televisivi, soprattutto in certe fasce orarie. La cosa mi ha colpito molto e mi ha fatto vergognare non poco…
      @Barbara, io adoro i negozi USA perché con la mia 48 mi sento una sirenetta, però una cosa che non mi piace della loro TV è la mania dei programmi per ragazzi di sfornare lolite ammiccanti, personalmente ci colgo un messaggio ambiguo che non mi piace. Sono troppo bacchettona?

    12. Ecco, brava Barbara, alla fine ho dimenticato la Cortellesi… Che però non è proprio un esempio ottimo, proprio perchè lei è esageratamente brava per i ruoli che le vengono ritagliati. Lei è una Gigi Proietti donna, per le sfaccettature infinite del suo talento.
      L’unica trasmissione giusta per lei è stata “Non perdiamoci di vista”: una trasmissione di nicchia, ma forse uno dei livelli più alti della nostra televisione.
      Ecco, mi è venuta voglia di linkarvene un pezzetto: http://www.youtube.com/watch?v=96RfWiCqIZY&feature=fvwrel

    13. Grazie Silvia, splendido post. Sono totalmente d’accordo con tutto quello che scrivi. Ci tengo a fare una ramanzina però soprattutto ai media e al popolo italiano (che da quando la televisione è diventata commerciale dà alla gente quello che la gente vuole, e in questo caso secondo me si tratta di giustificare i nostri istinti peggiori): quando ho vissuto all’estero, un anno negli USA, una cosa mi ha colpito molto nella pubblicità. Non compaiono solo e sempre persone – e soprattutto donne – giovani e belle, ma persone NORMALI, perchè la pubblicità si deve rivolgere al grosso pubblico. E allora mi va bene se a far la pubblicità dei vestiti ci metti dei modelli, ma perchè anche a fare quella dei detersivi o delle merendine? O delle banche o dei luoghi di vacanza? Negli USA vedevo immagini di famiglie medie, in tutto e per tutto, dal modo di vestire pulito ma impersonale alla pettinatura medio-trascurata ai lineamenti non proprio belli alle corporature medio-tracagnotte. E’ vero che il nostro senso estetico è decisamente più sviluppato del loro, ma io penso anche che il nostro senso estetico si sia un pò ammalato ultimamente. Qui è difficile trovare vestiti di taglia superiore alla 46, e a volte anche la 46, che pare sia proprio la taglia più comune alle donne italiane. E siamo soprattutto noi a sentirci inadeguate alla società, e a sopportare per questo vere e proprie angherie sociali. Una nuova Anna Magnani farebbe molta fatica a sfondare oggi, anche se gli esempi che fai danno una speranza che qualcosa stia forse cambiando. Voglio fare un altro esempio, però, di una donna di spettacolo che secondo me non ha il successo che merita (ma questa ovviamente è una mia opinione personale): Paola Cortellesi è un’ottima attrice, preparata, sa cantare, ballare e suonare, condurre, sostenere uno spettacolo comico. Eppure… è anche bella, ma non di quella bellezza appariscente che ti fa fare successo, se vogliamo considerare successo il toto ha-le-mutande-addosso-o-no.
      Quello che effettivamente mi disturba è che le donne con i riflettori puntati addosso nello spettacolo, nella politica, nelle posizioni dirigenziali o comunque di potere, siano innanzi tutto considerate donne e non professionisti, siano valutate subito per la loro femminilità e non per quello che sanno fare nel loro campo. Questo proprio non mi va.

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