Giochi di ruolo

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    Il gioco di ruolo, quello in cui si impersona un personaggio o una situazione della vita reale o di fantasia, aiuta i bambini a esprimersi e a sperimentare la realtà in diverse fasi della crescita.

    principessaAvete presente quella richiesta martellante: “facciamo che io ero….” che normalmente continua con “e tu eri …” Lo ammetto, non è il mio gioco preferito. Però so che è molto importante per i bambini riuscire a immedesimarsi in ruoli diversi dal loro, e quindi sto cercando di migliorare (ma ho molta strada da fare purtroppo).

    Attraverso giochi di ruolo i bambini fanno molto:

    • la capacità di empatizzare con un personaggio
    • esplorano comportamenti che non osano avere o che sono socialmente inaccettabili: il gioco può trasformarli in un cavaliere crudele
    • esercitano la loro leadership
    • usano la loro immaginazione (ossia la capacità di immaginare luoghi o situazioni che non conoscono direttamente)
    • acquisiscono confidenza in se stessi, esercitandosi ad affrontare situazioni non note
    • imparano regole sociali

    Il gioco di ruolo in realtà ha varie forme ed evolve insieme al bambino.
    Una delle prime in ordine di tempo e semplicità, è quella di imitare i genitori: dal passare l’aspirapolvere, lavare i piatti, a pretendere di leggere il giornale sono tutte attività preferite nei primi due-tre anni di vista

    Crescendo, tra i 3 e i 6 anni, il gioco di ruolo assume forme più complesse, ma il bambino attinge sempre al proprio vissuto, cercando ad esempio di immedesimarsi in situazioni familiari, giocando ad esempio a mamma e figlio (o mamma, papà e figlio – versione più moderna) Il giocare al poliziotto, al pompiere, al dottore, alla maestra, all’autista, o qualsiasi altra professione sono delle vere e proprie prove generali di vita vera.
    Ma ovviamente non mancano i giochi in cui si immaginano di vivere in una delle storie conosciute in un libro o in un film o inventandone una apposita.

    Per favorire i giochi di ruolo c’è bisogno di molto poco. Qualche travestimento ad-hoc è certamente utile, ma è quasi meglio avere solamente pezzi di stoffa di vari colori, e qualche accessorio che possa facilmente trasformarsi in dettagli differenti a seconda del travestimento scelto (un cinta, una collana, degli anelli, dei cappelli buffi, una barba finta).

    Anche il giocare al teatro fa parte di gioco di ruolo, e normalmente interessa in modo particolare i bambini un po’ più grandi, con le dovute eccezioni, soprattutto se viene stimolato in famiglia in qualche modo, ad esempio portando i bambini al teatro, o giocando insieme a loro a fare teatro. Io ho ancora dei ricordi bellissimi di tutti gli spettacoli teatrali che organizzavamo io e mia sorella, e con i cugini, ed era praticamente una delle attività che ci teneva impegnati più a lungo.

    Un aspetto che mi sta molto a cuore è quello di utilizzare i giochi di ruolo per insegnare ai bambini come comportarsi in certe situazioni particolari. Questo è particolarmente utile in casi estremi, ad esempio se abbiamo paura che nostro figlio venga deriso ripetutamente e regolarmente da altri bambini (mobbing), o sospettiamo che subisca incoraggiamenti ad atti sessuali. Possiamo provare a proporre di giocare a quella situazione, impersonando noi genitori, il ruolo della vittima (ossia quello che ipotizziamo essere nostro figlio/a) e chiedendo a lui o lei di impersonare gli altri. In questo modo possiamo prima di tutto venire a conoscenza del tipo di offese che gli vengono mosse (o del tipo di richieste che gli vengono fatte), perché ripeterà esattamente quello che subisce, e poi abbiamo modo di suggerire un comportamento da tenere, rispondendo al posto suo durante il gioco.

    Ovviamente questo è anche utile in situazioni meno estreme, ad esempio se un bambino è timido e non sa come comportarsi quando è invitato ad una festa di compleanno, o non sa come avvicinarsi al parco ad un gruppo di bambini che non conosce. Attraverso il gioco di ruolo possiamo immedesimarci nella situazione che crea disagio e mostrare come si può fare, impersonando quel ruolo e senza far sentire il bambino inadeguato.
    E l’esempio si sa è il migliore insegnamento.

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    7 COMMENTI

    1. qui il top è “mamma casetta cacciatore” in cui maschi e femmine si scambiano i personaggi e si inventano ruoli nuovi, coinvolgendo anche il duenne nelle loro beghe… e ricominciano da dove erano rimasti il giorno prima. Chi fa la mamma, comunque urla e pulisce…. mah!!!

    2. Che bello leggere un elogio al Gioco di Ruolo su un sito di mamme e genitori … io che amo questo genere di giochi, che si può fare anche in età adloscenziale ed adulta.

      Se penso che in america c’era l’associazione “Mother bothered about Dungeons & Dragons” e che sui giornali, appena c’è l’occasione, giornalisti ignoranti (nel senso che non conoscono l’argomento di cui parlano) si scagliano contro i Giochi di Ruolo dicendo che stimolano il lato più “bestaile” dei ragazzi.

      Credo che per un adolescente impersonare il guerriero che con la sua spada affronta i problemi del mondo non sia uno stimolo alla violenza ma una sana valvola di sfogo … però si entra nel sottile campo della psicologia di cui sono ignorante e non mi addentro.

      Buon gioco
      Il Ludologo

    3. Aggiornamento solo perchè merita: l’altra sera TopaGigia ha dichiarato: “prendo Kudelia e le dò un calscio! Fòtte! Tanti calsci! Fottissimi! Le rompo il sedere!”.
      Spero sia stato un accostamento casuale di parole…

    4. @Mammamila, Chiara, la mia esperienza personale è che il bambino si rende conto che la situazione spiacevole non è “normale” e in realtà VUOLE parlarne, solo che non sa come fare (io sto a 2 anni e mezzo, con bambini più grandi sicuramente è diverso) e il gioco di ruolo gli permette di farlo. Ripeterà esattamente quello che gli è successo perchè di “cattivo” conosce solo quello (si spera) e in quel momento quello è il suo Problema. Il gioco di ruolo è uno strumento davvero potente anche di gestione della rabbia e dell’aggressività, TopaGigia in questo momento è arrabbiatissima con Crudelia DeMon e la vuole bruciare, buttare di sotto, picchiare in modi a volte sconcertanti, gettarla nel petrolio (questo viene dalla gabbianella e il gatto, suppongo). Sfoga la sua aggressività con queste storie di fantasia e la sua indole in realtà mite si manifesta anche nel fatto che per queste espressioni di aggressività non arriva neanche al gioco di ruolo, racconta solo una storia. Il resto del tempo non alza le mani su nessuno ed è sconcertata se qualcuno le alza su di lei o se vede bambini che litigano fisicamente eccetera. Insomma direi che mi è andata più che bene…

    5. E poi siamo sicuri che lui ripeterà esattamente quello che subisce? Non è un po’ una contraddizione proporre qualcosa come un gioco di fantasia, dello stesso tipo di quelli con cui lo facciamo esercitare a immaginare luoghi o situazioni che non conosce direttamente, e poi aspettarsi una testimonianza fedele e esatta?

      • @Mammamila @Chiara ovviamente non tutti i bambini vorranno partecipare spontaneamente e molto dipende dall’età del bambino e dal livello di gravità della situazione. Però è una tecnica molto usata quella di parlare delle proprie emozioni, o di fatti spiacevoli che gli sono avvenuti attraverso la trasposizione su un personaggio fittizio (il classico parlare dei sentimenti di un pupazzo per capirci). Io lo uso molto con il Vikingo che odia parlare direttamente di quello che gli succede, e prova giovamento in questo meccanismo. Ovviamente però, per fortuna, nel nostro caso non si tratta di cose gravissime. Però anche un semplice caso di conflitti con gli amichetti (tipo prese in giro, o esclusione da un gioco) può venire fuori più facilmente in questo modo.
        @Chiara non sto dicendo che è la riproduzione esatta di quello che è accaduto, ma può aiutarci molto a capire i fatti e come lui/lei li ha vissuti. Se il bambino è abbastanza grande capisce che non è un gioco di fantasia ma un gioco di ruoli, e non vedo nessuna contraddizione in questo. Gli si può anche dire “facciamo finta di essere a scuola e vediamo come si deve reagire quando un amichetto fa il prepotente. Io faccio un bambino, e tu fai la parte dell’amichetto prepotente.” A quel punto si vede come reagisce alla proposta e si va avanti di conseguenza. Mi sono spiegata meglio?

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