Home » allattamento, Aspetti legali

Divieto di pubblicità del latte artificiale: il codice

Scritto il 30 Jun 2011 da Silvia 34 commenti

Il 19 gennaio 2004, venivamo dimessi dal reparto maternità di un ospedale romano -pur di chiarissima fama e “illuminato” quanto a tutela della nascita e della maternità- con un foglietto che riportava il nome di un latte artificiale, così, tanto per sicurezza, dovesse mai essere utile.
Allora non lo sapevo, ma questa diffusa pratica di consigliare, o peggio, dare in omaggio un latte artificiale ad una famiglia che non ne ha alcun bisogno, oltre ad essere scorretta, è vietata.
E’ vietata addirittura dal 1996, quando l’Italia ha recepito una direttiva europea e ha aderito (allora con qualche riserva) al Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno.
Da allora si sono susseguiti decreti ministeriali nel 2005 (D.M. 46/2005) e nel 2009 (D.M. 82/2009), che hanno avvicinato la normativa italiana a quella degli altri Paesi aderenti al Codice, ma… (sentite che furboni questi italiani!!) fino al maggio di quest anno, non erano ancora previste sanzioni per le violazioni! Quindi i precedenti decreti, fino all’emanazione del D. L.vo 84/2011, erano assolutamente privi di ogni efficacia (e infatti ce ne siamo resi conto in molti).

Il Codice internazionale, che, a questo punto, dovrebbe avere tutti gli strumenti per essere finalmente operativo, prevede norme per la produzione e commercializzazione degli alimenti per lattanti e divieti che, fino ad oggi erano costantemente aggirati.

DIVIETO DI PUBBLICIZZARE qualsiasi sostitutivo del latte materno adatto all’utilizzo al di sotto dei sei mesi e limitazioni per la pubblicità del latte di proseguimento o altri alimenti per lattanti.
Art. 10 – La pubblicita’ degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonche’ convegni, congressi, stand ed esposizioni.
In deroga al comma 1, la pubblicita’ degli alimenti per lattanti è consentita solamente sulle pubblicazioni scientifiche specializzate in puericultura destinate a professionisti dell’ambito pediatrico e nutrizionale. Tale pubblicita’ deve essere limitata ad informazioni di carattere scientifico basate su documentate evidenze e non deve, in qualunque modo, sottintendere o avvalorare l’idea che l’allattamento artificiale sia superiore o equivalente all’allattamento al seno.
La pubblicità degli alimenti di proseguimento, al fine di evitare qualunque possibile interferenza negativa con l’allattamento al seno:
a) evidenzia che l’uso del prodotto e’ indicato su consiglio del medico per lattanti di almeno sei mesi, ove non disponibile il latte materno;
b) non induce a ritenere il prodotto equivalente al latte materno, nè scoraggia in qualunque modo l’allattamento al seno;
c) riporta l’indicazione che il latte materno va offerto fino a quando è possibile, anche durante lo svezzamento e l’alimentazione diversificata;
d) non contiene testi o immagini che abbiano relazione con la gravidanza o l’alimentazione o la cura del lattante sotto i sei mesi, nè immagini di lattanti che possono essere percepiti come soggetti di età inferiore ai sei mesi.

Un altro punto importantissimo del Codice è l’attenzione dedicata all’ETICHETTATURA del latte artificiale.
“Art. 9 – [omissis] Le etichette degli alimenti per lattanti e degli alimenti di proseguimento devono essere tali da fornire informazioni necessarie all’uso appropriato dei prodotti e non scoraggiare l’allattamento al seno.
E’ vietato l’utilizzo di termini come «umanizzato», «maternizzato» o «adattato» o espressioni analoghe.
L’etichettatura degli alimenti per lattanti deve riportare, sotto il titolo «avvertenza importante» o espressioni equivalenti, le seguenti indicazioni obbligatorie:
a) una dicitura relativa alla superiorita’ dell’allattamento al seno;
b) la raccomandazione di utilizzare il prodotto esclusivamente previo parere di professionisti indipendenti del settore della medicina, dell’alimentazione, della farmacia, della maternita’ o dell’infanzia;
L’etichettatura degli alimenti per lattanti non deve riportare immagini di lattanti ne’ altre illustrazioni o diciture che inducano ad idealizzare l’uso del prodotto. Può però recare illustrazioni grafiche che facilitino l’identificazione del prodotto e ne spieghino i metodi di preparazione. [...]
Gli alimenti per lattanti e gli alimenti di proseguimento devono essere etichettati in modo da consentire al consumatore di distinguere chiaramente un prodotto dall’altro, così da evitare qualsiasi rischio di confusione tra gli alimenti per lattanti e gli alimenti di proseguimento.”

Si interviene anche sul dolentissimo punto dei CAMPIONI GRATUITI E PROMOZIONI dei sostituitivi del latte materno .
Art. 12 – E’ vietata la distribuzione di campioni o il ricorso a qualunque altro sistema volto a promuovere le vendite degli alimenti per lattanti direttamente presso il consumatore nella fase del commercio al dettaglio, quali esposizioni speciali, buoni sconto, premi, vendite speciali, vendite promozionali, vendite abbinate, vendite a distanza, a domicilio o per corrispondenza.
E’ vietata per i produttori e i distributori di alimenti per lattanti ogni forma di offerta di campioni gratuiti o a basso prezzo e di altri omaggi di alimenti per lattanti al pubblico, alle donne incinte, alle madri e ai membri delle famiglie, nè direttamente, nè indirettamente attraverso il sistema sanitario nazionale, ovvero attraverso gli informatori sanitari.

Il Codice, inoltre, vieta alle aziende interessate agli alimenti per la prima infanzia di sponsorizzare congressi medici sul tema della nutrizione infantile e regola le componenti ammesse nella produzione del latte artificiale.

Ma c’è di più. Il Decreto del 2009 pone le linee guida per la PROMOZIONE DELL’ALLATTAMENTO AL SENO.
Art. 14 – Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, le Regioni e le Province autonome promuovono iniziative e campagne sulla corretta alimentazione del lattante, sostenendo e proteggendo la pratica dell’allattamento al seno mediante azioni volte:
a) a diffondere e a valorizzare i corsi di preparazione alla nascita e altre iniziative educative nelle maternità e sul territorio, con adeguate informazioni sull’allattamento al seno;
b) favorire nei reparti di maternità l’adozione e la prosecuzione dell’allattamento al seno, diffondendo il rooming-in ed attuando i più efficaci modelli organizzativi proposti al riguardo;
c) fornire raccomandazioni utili sulla base delle indicazioni convalidate a livello internazionale, promuovendo interventi formativi, sostenendo e coordinando le iniziative di promozione e di educazione sanitaria;
d) realizzare sistemi di osservazione e di monitoraggio sulla diffusione della pratica dell’allattamento al seno, sia in termini di prevalenza che di durata;
e) vigilare affinchè al momento della dimissione dal reparto maternità non vengano forniti in omaggio prodotti o materiali in grado di interferire in qualunque modo con l’allattamento al seno. Le lettere di dimissione per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno. Nei casi in cui tali prescrizioni si rendano necessarie per cause materne o neonatali, esse devono riportare l’indicazione all’uso del sostituto del latte materno nonche’ le informazioni congrue al suo piu’ corretto utilizzo;
f) disciplinare le visite degli informatori scientifici dell’industria che produce e/o commercializza prodotti sostitutivi del latte materno presso gli ospedali e gli studi medici;
g) contrastare ogni forma di pubblicità, anche occulta, e di comportamenti ostativi alla pratica dell’allattamento materno.

Ecco qui. La legge è ottima. Ora ha anche un decreto che prevede le sanzioni per la sua mancata applicazione. Cos’altro ci manca?
Per adesso abbiamo collezionato una serie infinita di violazioni: pubblicità occulta, distribuzione di campioni senza alcun ritegno, prescrizione di latte artificiale senza reale necessità, diffusione di informazioni fuorvianti, asssenza di campagne di informazione solide e concrete.
Ecco, allora, cosa ci manca: una profonda cultura dell’allattamento al seno.
Ma forse qualcosa sta accadendo: movimenti di opinione, iniziative internazionali, leggi, associazioni di consulenza e sostegno, professionisti seriamente convinti della validità dell’allattamento materno, l’informazione del web.
Ci sono da rimuovere poco più di una trentina d’anni in cui l’allattamento artificiale è stato passato per il segno della modernità… in fondo, cosa sono rispetto alla storia dell’umanità allattata al seno?

E voi, a quali violazioni di queste norme avete assistito?

Prova a leggere anche:

Prova a vedere anche:

Categoria: allattamento > Aspetti legali
Tags: ,

Tuo figlio non dorme la notte? E' uscito il nostro e-book sul sonno dei bambini. Clicca qui!

Lasciaci un commento!

Aggiungi un commento. Puoi anche iscriverti per ricevere una notifica via RSS. Sii gentile, niente spam.

Puoi usare queste tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

In questo blog puoi usare un Gravatar. Per registrare il tuo vai su Gravatar.

34 Commenti »

  • babs ha scritto:

    Su Facebook, ci sono pagine e pagine sulle mamme e bambini, dove si chiedono “consigli” sul latte artificiale: che ci siano dietro promoter? Questa è la mia impressione… mah…

  • Silvia (author) ha scritto:

    @tominaxia, quale frase?

  • tominaxia ha scritto:

    La frase è stata soppressa

  • Silvia (author) ha scritto:

    Wondermother, credo che l’indicazione del latte da usare come sostituto del latte materno, nel caso in cui non si allatti al seno, sia di esclusiva spettanza dei pediatri. Che poi non debbano far pubblicità a una marca piuttosto che a un’altra, è una cosa diversa.
    Credo che le demonizzazioni siano sempre pericolose, quasi come le incrollabili certezze.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    @ Wondermother

    davvero? Perche’ io avevo letto che il latte di capra e derivati sono proprio uno degli alimenti da evitare fino ai 12 mesi.

  • Wondermother ha scritto:

    Il latte più adatto per chi non può allattare è il latte fresco di capra, in quanto questo alimento consiste nell’alternativa più simile al latte materno umano.

    Qualsiasi “aggiuntina” inserita nel latte in polvere costituisce solo una grandissima porcheria che al bambino non apporta alcun beneficio effettivo (vedi stupidaggini come il ferro aggiunto al latte mellin…)

  • Silvia ha scritto:

    Quando é nata mia figlia io sono stata dimessa in quarta giornata con allattamento ben avviato, tanto che tre gg dopo alla prima visita di controllo i pediatri si sono stupiti di quanto fosse aumentata. Eppure quando sono stata dimessa mi hanno consigliato il latte Mellin se qualcosa fosse andato storto e me ne hanno consegnato addirittura un campioncino.
    Poi qualcosa é andato storto veramente nell’allattamento e sono passata all’artificiale, Mellin come consigliato, io che ne sapevo di latti. Quando poi mi sono informata meglio ho scoperto che i latti formulati per composizione, come dicevate qua sopra, sono tutti uguali, che un latte specifico ci vuole solo in caso di problemi di salute del bambino, ad esempio prematuri o reflusso.A questo punto ho cambiato latte e ho iniziato a comprare il Neolatte, quando ho informato il mio pediatra mi ha detto essenzialmente anche lui di scegliere a mio giudizio quello che mi sembrava migliore e che quindi se mia figlia cresceva e stava bene un latte vale l’altro.
    Con lo svezzamento omogeneizzati ne abbiamo usati pochissimi, e quei pochi solo per mia comodità e della coop che utilizza prodotti biologic poi a 12 mesi siamo passati al latte della centrale, ed ha iniziato a mangiare quello che mangiavamo noi e non più pappette.
    Io innoridisco quando sento le mamme che danno il latte di proseguimento, oppure quando comprano una pastina piuttosto che un’altra perché così gli ha consigliato il pediatra.

  • closethedoor ha scritto:

    OK grazie delle info esaurienti sul LA, quindi mi pare di capire che secondo te (o meglio secondo questo documento dell’International Baby Food Action Network) i LA sono tutti equivalenti. Tornando al diritto-dovere del pediatra di consigliare un prodotto:

    “Certo che tu puoi porre tutte le domande che vuoi al tuo pediatra, poi lui risponderà in coscienza ed etica”

    come si dice, chiedere è diritto, rispondere è cortesia ;)

  • latteecoccole ha scritto:

    ciao! allora, copiato/incollato da: http://www.ibfanitalia.org/Documenti/Linee_guida_nidi_%20FVG.pdf

    I LATTI DI FORMULA: FORMULE PER LATTANTI, FORMULE DI PROSEGUIMENTO E LATTI DI CRESCITA

    Le formule per lattanti sono dei sostituti del latte materno prodotti industrialmente per
    soddisfare i normali fabbisogni nutrizionali di bambini fino ai sei mesi di vita. Come tali, la loro
    composizione deve obbligatoriamente attenersi a dei rigorosi standard definiti da una normativa
    internazionale (Codex Alimentarius, FAO/OMS) ripresa dalle direttive europee (141/2006) e dai
    regolamenti nazionali (82/2009), che li rende, sotto il profilo nutrizionale, tra loro equivalenti.
    Sebbene la composizione dei vari latti di formula possa variare (sempre entro limiti stabiliti dal
    Codex) da un punto di vista nutrizionale e, quindi, funzionale, i risultati ottenibili sullo stato di salute
    del bambino sono i medesimi, e la principale differenza tra i numerosi prodotti presenti sul mercato
    è il prezzo di vendita. Fino alla metà degli anni ‘80, le uniche formule commercializzate erano
    quelle attualmente conosciute come Latte 1 o Latte iniziale (nel regolamento 82/2009 chiamate
    Alimenti per Lattanti). Questo prodotto era l’unico sostituto del latte materno. Successivamente, è
    stato introdotto sul mercato il cosiddetto Latte 2 o Latte di proseguimento, e, più recentemente, il
    Latte 3 o Latte di crescita. Anche le formule di proseguimento devono attenersi agli standard del
    Codex Alimentarius, che li indica come adatti all’alimentazione dei bambini tra 6 e i 36 mesi. Non
    esiste invece ancora uno standard del Codex per i latti di crescita e non esistono prove che le
    formule di proseguimento e i latti di crescita siano necessari nello schema di alimentazione del
    bambino dai 6 ai 36 mesi

    La faccenda quindi è che è un ente comunitario che definisce cosa deve stare nel latte di formula, e le ditte hanno un margine minimo di elasticità/modifica. D’altronde il concetto è che se è stato dimostrato che i fattori x, y e z ci devono stare in una certa quantità, chiaramente tutti devono adeguarsi e metterceli.
    Le ditte poi usano eventuali aggiunte o modifiche per cercare di convincere il consumatore che il loro latte è migliore (e in alcuni casi quindi anche più costoso). Ma il punto è che se davvero la scienza avesse appurato che grazie a quella modifica quel latte è davvero diventato migliore, allora obbligherebbe tutti gli altri ad adeguarsi velocemente, riportando le formule di nuovo a un livello comparabile.

    Certo che tu puoi porre tutte le domande che vuoi al tuo pediatra, poi lui risponderà in coscienza ed etica, e ci sono fior di studi che dimostrano come il peso del marketing e delle visite degli “informatori scientifici” condizioni anche i medici, e nella stragrande maggioranza delle volte, in modo totalmente inconsapevole.

    altre info utili qui: http://www.ibfanitalia.org/Documenti/occhio_al_codice_gen10.pdf
    ciao!
    martina

  • closethedoor ha scritto:

    Scusate mi sono espressa male:

    “credo che la domanda che ho posto io… rimanga valida.”

  • closethedoor ha scritto:

    Ok Latte&Coccole, ma scusate credo che la domanda che invece ho posto io sia un altra. Ribadisco che con me l’allattamento ha funzionato molto bene (a parte i 4 giorni di panico iniziale e una quasi mastite qualche mese dopo):

    il latte artificiale commercializzato è tutto uguale?

    Una mamma che per X motivi non riesce o non vuole allattare, ha il diritto di chiedere al pediatra un consiglio su una marca?

    E il pediatra può rispondere senza tema di denuncia, così come fa per qualunque altro prodotto per bambini?

  • latteecoccole ha scritto:

    buon venerdì a tutte :)
    arrivo solo ora in questa discussione che ho letto un pò di fretta. scusate sarà un pò lunga :P
    vorrei rispondere alla domanda iniziale di Claudia:

    che trafila deve fare una mamma se l’allattamento al seno non funziona?

    A me sembra che questa legge, senza la figura dell’ostetrica che viene a casa e ti aiuta ogni giorno nelle prime (almeno due) settimane di vita del bambino, è un po’ monca. Un po’ tanto.

    Hai ragione Claudia, la legge di per sé non aiuta le mamme ad allattare “direttamente” x così dire.
    il punto è però che il Codice si occupa della protezione dell’allattamente, poi c’è altro, come la promozione, e la diffusione di info corrette e il sostegno.

    Veniamo al Codice: perché mai si vieta di *pubblicizzare* latte artificiale in formula, tettarelle, omogeneizzati ecc ecc?
    perché tutto quello che induce (scopo primo della pubblicità in ogni settore) il consumatore a comperare una cosa, a creare un ”bisogno”, a far pensare che una certa cosa sia indispensabile o cmq vantaggiosa per sé e ancora peggio per la sua salute o quella dei figli, deve essere vietato se la scienza ci dice che in realtà è dannoso.
    per fare un altro esempio, è lo stesso principio per cui non si può fare la pubblicità a un antibiotico. l’antibiotico va preso se e solo se davvero serve, e ce lo dice un dottore.
    quindi lo Stato che dovrebbe preoccuparsi della salute dei cittadini, mette divieti e regolamenti per non far diventare il paese come il Far West.

    Il Codice in Italia è stato ratificato solo parzialmente, cioè per tutto quello che riguarda i primi 6 mesi. il Codice in realtà parla di ”tutti” i sostituiti e annessi, e non dell’età suggerita.
    infatti le ditte approfittano della ratifica parziale e fanno confezioni uguali identiche sia per il latte 1 che per il 2, x es, così bypassano il problema.

    Cosa può fare la mamma in difficoltà.
    Certo prevenire è meglio che curare per cui per es scegliere con cura dove si va a partorire, ma se si è già nei pasticci, o anche la scelta dell’ospedale non è stata sufficiente, può rivolgersi a un operatore competente. Purtroppo in Italia l’attenzione su questi temi è molto molto recente, e sono pochi gli operatori qualificati e/o aggiornati concretamente nella risoluzione dei problemi, ma ci sono.
    Ci sono naturalmente le IBCLC come me, ma anche le consulenti de La Leche League, e alcune ostetriche formate.
    Cercare poi persone di sostegno, gruppi di mamme, fonti competenti (libri, siti..)
    Bisogna purtroppo sapere un pò dove cercare, x non perdersi, ma se vi serve, chiedete a me e ve le rintraccio :)
    buon w/e
    martina

  • Allattare i gemelli si può (ma non è una passeggiata) | genitoricrescono.com ha scritto:

    [...] cui precisione non c’è da aggiungere altro. In effetti lo spot, apparentemente, rispetta il Codice sulla commercializzazione dei prodotti alternativi al latte materno, pur non essendo la Chicco tenuta a farlo, perchè si tratta della pubblicità di un biberon e non [...]

  • CloseTheDoor ha scritto:

    @ Silvia, grazie, ora mi è più chiaro

    @ Mammame: scusami non mi riferivo a te, ma all’esperienza della ragazza mia compagna di camera.

    Premetto che l’ospedale in cui ho partorito era molto pro-allattamento naturale, c’era il rooming-in e le puericultrici lavoravano moltissimo per seguirci nell’avvio dell’allattamento, anche le cesarizzate erano seguite stanza per stanza, in più c’era una stanza-allattamento di fianco al nido in cui potevamo sederci e… imparare.
    Quindi forse sbaglio parlando per esperienza indiretta, comunque il caso di questa mia compagna di camera è forse particolare: probabilmente a causa di un parto molto lungo e spossante, la montata lattea ritardava e lei ha scelto di firmare per uscire senza aspettarla, nonostante il personale le avesse proposto di rimanere. Non le hanno scritto la marca del LA nel foglio di dimissioni e lei ha scelto il LA da sola in farmacia. Dicevo che trattandosi di una scelta e non di difficoltà osservate dal personale, forse ha posto un problema etico al medico, ma francamente mi pare più una questione di principio: non scrivo la marca perché sennò si sparge la voce? Insomma trovo strano che una mamma in una situazione del genere si trovi a scegliere al supermercato un LA qualsiasi. In questo caso io riscontro l’atteggiamento opposto, si penalizza chi per motivi X non avvia l’allattamento.

  • Mammame ha scritto:

    close: una piccola precisazione,la mia pediatra non mi ha lasciato a me stessa, mi ha dato indicazioni sulla formulazione del tipo di latte che dovevo prendere rispetto all’età e sulle modalità, come ho già accennato ma non mi ha indicato una marca, affermando che appunto a parità di formulazione per età quelli sul mercato sono equivalenti, lasciando a me la scelta della marca (bisogna dire che il mio bambino aveva 8 mesi e lo avevo comunque allattato sei mesi esclusivamenete al seno). il problema è che questa cosa non mi è bastata per scegliere lo stesso. alla fine ho chiesto altri pareri e mi sono documentata ma in effetti personalmente ho avuto qualche difficoltà. volevo invece segnalarti che il latte che hai menzionato è biologico, è prodotto in germania e costa meno perchè hanno delle precise politiche di contenimento dei prezzi per il latte artificiale. anche questa è una cosa che a me ha fatto riflettere molto.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Close, non mi sono spiegata, pardon: l’annotazione sul libretto di dimissione vietata è quella che viene fatta anche a chi allatta al seno. Quindi non è una prescrizione motivata di LA, basata su patologie o su difficoltà di allattamento attestate o su problemi di crescita del bambino. Viene indicato un LA, dicendo che lo si fa “per sicurezza”, se dovesse servire dare un’aggiunta. Questo è decisamente subdolo.
    Se c’è un problema ad allattare, è ovvio che è il pediatra a dover indicare un latte per sostituire quello materno, anche dando una scelta tra LA che ritiene equivalenti tra loro (e ce ne sono molti).
    Quello che però dovrebbe fare un pediatra, insieme ad altre figure sanitarie, dovrebbe essere favorire l’allattamento: che la prescrizione di LA non sia la prima opzione, ma l’ultima, dopo aver tentato in ogni modo di aiutare un buon allattamento al seno

  • Cosmic ha scritto:

    @Claudia: sono d’accordo con te per quanto riguarda la spesa, ed è sicuramente un deterrente già di per se sufficiente a far desistere dall’acquisto. e in questo è vero, rientra in qualcosa che accomuna tutti i messaggi pubblicitari. In questo caso però c’è una componente in più, ossia l’educazione alimentare di un bambino e il rischio di sviluppare obesità, di cui si parla tanto e su cui il nostro ministero della salute dice di essere molto impegnato. l’omogeneizzato e lo yogurtino-merendina (x es. ci sono merende per svezzamento a base di yogurt e frutta pieni di zuccheri ed amidi, che non si conservano in frigo… dunque di ‘fresco’ non hanno nulla) sono l’anticamera delle merendine e dei sofficini. non che vadano demonizzati ma c’è una bella differenza fra un bambino che mangia solo quelli e uno che li mangia in casi eccezionali (una volta tanto non c’è nulla di male!), e fra un bambino che mangia solo cose dolcissime, cioccolata, roba fritta o insaccati perchè tutto il resto non gli piace e un bambino che invece è un buongustaio e apprezza tutto allo stesso modo. i mesi dello svezzamento sono importantissimi per sviluppare il gusto di un bambino, se lo abitui a mangiare roba zuccherata o a gusti poco vari e ‘artificiali’ come quelli dei prodotti industriali difficilmente quando sarà più grande apprezzerà la frutta e la verdura. sicuramente sono stata fortunata perchè ho un figlio mangione (posso capire che quando un bambino mangia poco uno si ‘aiuti’ con l’omogeneizzato o il formaggino), ma ho visto che con uno svezzamento semplice e naturale oggi lui mangia tutto, adora la verdura e per lui un pezzo di mela e uno di cioccolata sono buoni allo stesso modo. la cioccolata la mangia, il gelato pure e alle feste si abbuffa di patatine. ma la sua alimentazione è varia e fatta soprattutto di cose buone – nel senso di gustose, fresche e genuine.

  • CloseTheDoor ha scritto:

    “I pediatri possono consigliare una marca, anzi, devono proprio prescrivere il latte artificiale quando serve, scegliendo loro la marca e il tipo: questo rientra nel loro compito. ”

    Scusa Silvia, non ti seguo più: se indicano la marca di LA nel foglietto di dimissioni, rientra nel compito o violano un divieto?

    La mia compagna di stanza (quella che ha firmato per le dimissioni senza aspettare la montata lattea) mi ha detto che comprava il Neolatte al supermercato, “perché era quello che costava di meno”. Lì per lì mi sono venuti i brividi, perché non so se il LA sono tutti equivalenti e appunto non so che criterio abbia un pediatra: una mamma senza latte la molli così, senza darle nessuna indicazione?

  • Silvia (author) ha scritto:

    Si, si Claudia, si era capito benissimo :)
    In effetti l’attenzione del codice internazionale è concentrata sul LA che sostituisce quello materno: e lì l’utilità sociale è evidente se si vuole promuovere davvero l’allattamento al seno. Il LA dovrebbe essere una soluzione residuale. Proporlo per anni come una valida e sostenibile alternativa al latte materno, anzi, sottendere che è quasi migliore, è una pratica che ha provocato molte delle difficoltà dell’allattamento materno che oggi ancora ci portiamo dietro.
    Tutto quello che viene dopo: formaggini, merendine, yogurt, pastine, omogeneizzati, sono prodotti qualsiasi, pubblicizzati alla stregua di tutti gli altri.
    Però la pubblicità degli alimenti per bambini è particolarmente “aggressiva”, perchè punta sempre su concetti come la salute, la crescita, il futuro migliore. Insomma, gioca sulle paure primordiali dei genitori. Mi immagino se fossero consentiti gli spot del LA per neonati: punterebbero alla sopravvivenza del bambino!

  • Claudia ha scritto:

    Scusate, col discorso sconclusionato di prima volevo dire che il prezzo esorbitante di questa roba è già di per se un deterrente. Almeno, dovrebbe esserlo.

  • Claudia ha scritto:

    Non so bene cosa pensare su questo argomento. Sul divieto di pubblicità del LA sotto i 6 mesi sono d’accordissimo, per il resto mi sembra che il latte Mellin sia una frode più o meno quanto tutto il resto della pubblicità, come lo yoghurt… come si chiama… quello che ti fa venire il sistema immunitario con l’alone fosforescente per intenderci :P, come il deodorante che ti fa cascare le donne ai piedi, il televisore che ti sembra di stare a bordo campo, e via così.

    Non so… il diritto a farsi abbindolare è riconosciuto dalla Costituzione?

    Perché alla fine mi sembra che l’unico danno davvero identificabile sia quello al portafogli. Io alla fine, non mi vergogno a dirlo, ho deciso che mia figlia si sarebbe svezzata senza omogeneizzati unicamente in base al costo, che c’ho scritto giocondo in fronte? a bollire una patata e una carota e schiacciarle con la forchetta so’ brava pure io.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Stranamamma, magari fosse la mia pediatra!!! Io e mio marito è un pezzo che le proponiamo di lasciare i nostri medici di base per andare da lei, ma ci rifiuta sempre: dice che, compiuti i 14 anni, non può prendere pazienti! :D

    Anche Andrea a 3 anni sembrava vivere d’aria e davvero mangiava pochissimo, ma l’idea di dargli omogeneizzato di struzzo non mi è mai venuta… chissà, magari spalmato sui crostini poteva essere un’idea!

  • Silvia (author) ha scritto:

    I pediatri possono consigliare una marca, anzi, devono proprio prescrivere il latte artificiale quando serve, scegliendo loro la marca e il tipo: questo rientra nel loro compito. Anche qui abbiamo usato per poco tempo del latte di proseguimento (ho smesso di allattare all’8° mese), e la pediatra mi ha indicato come sceglierlo (mi ha indicato il tipo di latte, più che la marca, dando la scelta tra più prodotti equivalenti). Poi siamo passati al più presto al latte della centrale.
    Quello che non devono fare i medici e gli altri sanitari è distribuire campioni, soprattutto passandoli come omaggi a chi non ha alcun bisogno di LA.
    E’ terribile quel “se mai dovesse servire”, perchè, come dici bene Mammame, va a cadere in quei momenti nei quali anche la donna più razionale e preparata, è facilmente in balia degli eventi e delle emozioni.
    A me in ospedale (dove sono stata meno di due giorni completi) hanno rifilato un’aggiuntina pressochè inutile, per poi avere una valida scusa per indicare nel librettino di dimissione quale era stato il latte utilizzato.
    Io poi per fortuna ho prodotto latte in abbondanza e, in seguito ho anche riempito decine di biberon di latte “tirato”, ma mio marito, subito dopo l’uscita dall’ospedale, sarebbe corso subito a comprare quel latte chenonsisamai! Non riesco a ricordarmi se mi avevano anche regalato dei campioni, mi sembra che me ne abbia dati un paio la puericultrice del reparto.

  • StranaMamma ha scritto:

    Sono d’accordo con Cosmic: anche a me, leggendo il post, è venuta subito in mente la pubblicità di quel latte della Mellin (avevamo giusto poco tempo fa commentato con mio mairito che si trattava di una truffa)….
    Anche la nostra pediatra, come quella di Silvia (oops di Andrea), è contraria ad omogeneizzati et similia, dà i consigli (da madre di tre figli) su come preparare la carne a pezzettini per metterla nel pappone e ad un anno ti dice che il bimbo è onnivoro. Purtroppo però molti pediatri non sono come le nostre e consigliano gli omogeneizzati perchè più controllati… Mia cognata poi li ha propinati a suo figlio inappetente fino ai 3 anni, anche “perché bisogna mangiare carne di struzzo e quello è uno dei modo più sicuri e facili per dargliela…”.
    Ma da quando in qua la carne di struzzo è nella dieta alimentare mediterrenea considetrata tra le migliori se non la migliore? Molte persone si fidano di chi le prende in giro facendo perno sulle loro ansie, altre semplicemente non fanno un uso attivo della materia celebrale data loro in dotazione….

  • Mammame ha scritto:

    Sono quasi certa che nel libricino di dimissioni fosse riportata una marca, almeno per la dimissione del primo bambino. Sono assolutamente d’accordo che sia necessaria una presa di posizione seria da parte delle istituzioni anche attraverso la legislazione sulle forme di promozione e commercializzazione del latte artificiale in modo particolare su quelle occulte perchè spesso sono anche le più pervasive in quanto passano attraverso messaggi che le mamme acquisiscono inconsapevolmente e per giunta in un momento molto delicato, quando le scelte sono condizionate da mille fattori: appena dimessa dall’ospedale, frastornata, ho un foglietto in mano, il bambino strilla, è vero che insieme c’è anche il numero del nido e dell’ostetrica che si occupa in ospedale di sostegno all’allattamento, però poi trovo anche una marca di latte…La mia pediatra non mi ha mai consigliato marche, (io ho allattato al seno) e quando ho chiesto info sul latte di “proseguimento” mi sono state date solo indicazioni sulle modalità di corretto utilizzo, dosaggi ecc (come prescrive la legge). Dunque la mia difficoltà è stata questa: e ora come mi oriento per la scelta (visto che nel primo caso avevo ancora 3-4 mesi prima del latte vaccino?) come si può scegliere consapevolmente? La lista che abbiamo fatto (da certi punti di vista anche divertente, se non fosse inquietante) nel post sui falsi miti dell’allattamento al seno dice secondo me moltissimo sul livello di disinformazione circolante sull’argomento almeno quanto questo tuo post mette in luce molto bene l’aggressività della promozione dell’allattamento artificiale. Forse nell’uno e nell’altro caso l’informazione è il primo “strumento” che le donne hanno per orientarsi.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Cosmic, io ho una pediatra che consiglia l’acqua del rubinetto per diluire il latte in polvere (quando ce n’è bisogno, ovviamente), fa una campagna contro i formaggini a vantaggio di robiola e stracchino di buona qualità, consiglia (da mamma e non da medico) come preparare una buona pappa con la carne che si compra per tutta la famiglia e, quando i bambini compiono un anno, ti saluta dicendo che da quel momento il bambino deve mangiare quello che si mette a tavola per tutti, al limite tagliato a pezzetti piccoli.
    Mi ricordo che quando ho iniziato a dare il latte vaccino a mio figlio, che aveva deciso che la tetta materna non interessava più, nei supermercati imperversavano le offerte di un latte dal nome “biblico” molto diffuso: ogni tanto vedevo (ci sarà anche ora, ma lo noto meno, cercherò di farci caso alle prossime spese) quelle belle cassettine di latte per… duenni, consigliato fino ai 3 anni ad un prezzo stratosferico rispetto a quello del latte di centrale. E per di più è tutto latte uht, mica fresco!
    Mio figlio a 3 anni tuffava i biscotti nella tazza del latte (magari facendo un po’ di casino, lo ammetto) e si scolava da solo un litro di alta qualità della centrale al giorno!
    Sono d’accordo, siamo ai limiti della frode in molti casi, soprattutto perchè si forniscono liberamente informazioni palesemente non veritiere sulla presunta maggior validità di prodotti per l’infanzia rispetto a quelli ordinari

  • Divieto di pubblicità del latte artificiale: il codice | Psicorss ha scritto:

    [...] Divieto di pubblicità del latte artificiale: il codice [...]

  • Cosmic ha scritto:

    si ma la pubblicità a cui mi riferivo non era nemmeno di un latte ‘di proseguimento’ ma di un latte per bambini oltre l’anno! cioè bambini che possono praticamente mangiare come gli adulti. è allucinante che mi dicano che sia ‘meglio del latte vaccino’, è una truffa!!!
    comunque so che ci sono pediatri che promuovono i prodotti di queste marche, ho amiche che mi hanno raccontato che a loro il pediatra ha suggerito di comprare la pastina plasmon invece che barilla (che poi detto fra noi è anche più buona di sapore e consistenza quella barilla, quella plasmon ha in più le vitamine ma un bambino che mangia tutto NON ha bisogno di vitamine!), oppure il latte plasmon invece che vaccino persino a 2 anni! a me il sospetto che fosse stato pagato dalla plasmon sarebbe venuto… sarà che il mio pediatra mi ha sconsigliato persino il formaggino… e per non parlare delle acque minerali che si usano per diluire il latte in polvere, io non ho mai diluito latte in polvere ma credo che non avrei esitato a usare l’acqua del rubinetto. la maggiorparte dei genitori sono convinti però che sia meglio comprare una certa particolare marca. proprio di recente ho letto questo articolo: http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=581&idr=40&idb=59

    per non parlare poi di tutti gli opuscoli e campioncini da cui sei sommersa se stupidamente sottoscrivi una cartolina per ricevere delle riviste gratis di puericultura: non fanno altro che assecondare certe paure di quei genitori apprensivi che pensano che la prima volta che il figlio metterà in bocca qualcosa che abbia dimensioni superiori al micron si strozzerà, soffocherà, avrà un shock anafilattico e si ammalerà di tutte le possibili malattie. così se non gli dai gli omogeneizzati lui poverino senza denti come farà? e la carne che compri dal macellaio è davvero affidabile? e così via. mi veniva da ridere una volta che mi propagandavano dei nuovi omogeneizzati con piccolissimi pezzettini per bambini oltre l’anno dicendo che finalmente potevano mangiare qualcosa di più solido… peccato che mio figlio a 8 mesi mangiava il pollo sminuzzato e a 1 anno mangiava le stesse identiche cose che mangiavamo noi. conosco poi mamme talmente condizionate su questo che nutrono figli di 1 anno e mezzo come se fossero neonati all’inizio dello svezzamento, salvo poi preoccuparsi perchè crescono poco e soffrono di anemia (e così li imbottiscono di integratori).

    insomma in generale i prodotti per bambini costano molto di più dei prodotti ‘freschi’ e sono meno genuini.

    ecco, io credo che in generale più controllo e più regole su tutto ciò che riguarda le pubblicità degli alimenti dovrebbero esserci perchè qua siamo al limite della frode.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Come diceva Cosmic, il marketing si accanisce su tutti i prodotti in uso successivamente, dallo svezzamento in poi. Quelli, di fatto, sono ancora considerati alimenti qualsiasi e perciò la pubblicità avviene secondo le regole ordinarie.
    Infatti le pubblicità degli omogeneizzati, con mucche trattate come regine e mamme ricercatrici entusiaste, sono dure a morire…

  • Silvia (author) ha scritto:

    Cosmic, questo è un punto importantissimo e volevo proprio farlo emergere nei commenti (che il post era già troppo lungo così!). Prima c’era assoluta libertà nella pubblicità del latte “di proseguimento”, ora sono state introdotte delle indicazioni da rispettare, ma sono facilmente aggirabili, molto più di quelle previste per il latte 1.
    Credo che la Mellin, dopo l’ultimo decreto, avrà qualche problema a far girare quello spot. Fino a un mese fa non c’era alcuna sanzione per violazioni di quel tipo, quindi lo IAP poteva imporre la modifica, ma poi non poteva fare nulla se l’imposizione veniva disattesa. Ora c’è una sanzione da €10.000 a €70.000: il problema sta nel fatto che al produttore conviene sicuramente pagare la sanzione e continuare a far circolare lo spot in cui elogia il suo latte come il miglior alimento per il bambino.

    Francesca, da maggio quel pediatra può essere sanzionato e può esserlo anche il produttore che gli ha fornito il campione (da € 12.000 a € 72.000)

  • francesca ha scritto:

    quando ci siamo accorti che Bibo, intorno ai 7 mesi, non cresceva più e aveva perso peso, il pediatra ci ha consigliato di passare al latte artificiale (una volta finite le scorte di latte materno che avevo tirato e congelato nel mio periodo di super produzione), in quell’occasione mi ha dato da provare un campione di un nuovo LA e quando lo sono andato ad ordinare in farmacia, la farmacista mi ha detto:”ora deve andar di moda sto latte qui, è la terza persona che me lo chiede oggi e non l’avevo mai sentito prima”
    questo fa ben vedere come effettivamente la pubblicità ai LA venga fatta in violazione elle norme e come ci marciano i produttori di LA

  • Cosmic ha scritto:

    è un bene che questa legge ci sia. però non può impedire pubblicità di alimenti per bambini e in particolare latti artificiali per bambini già svezzati che – sicuramente hanno un impatto diverso – ma sono ugualmente delle frodi. Il latte “crescita mellin” per esempio, si dice in pubblicità che è “meglio del latte vaccino” perchè contiene più ferro, quando un bambino già svezzato il ferro dovrebbe assumerlo con l’alimentazione, mangiando carne, legumi, verdure. ho provato a segnalarlo allo IAP e mi hanno detto che effettivamente hanno imposto di modificare il messaggio ma sinceramente a me non sembra che il succo sia cambiato poi tanto. con l’incidenza di obesità ed altri disturbi alimentari che abbiamo oggi sin dall’infanzia direi che le pubblicità di prodotti per bambini, specie se piccoli, dovrebbero essere controllate di più. Dopo l’allattamento ci sono tanti altri fattori che determinano la salute e che sono conseguenza di un’alimentazione sbagliata, e secondo me uno svezzamento a base di omogeneizzati e liofilizzati, succhi e frullati super zuccherati industriali contribuiscono a creare una cattiva educazione al cibo.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Claudia, la legge non ha lo scopo diretto di promuovere l’allattamento al seno. Si tratta di rendere illegittime e sanzionabili tutte le pratiche che lo scoraggiano o che esaltano l’allattamento artificiale.
    Come vedi nel testo citato, le politiche e iniziative di sostegno all’allattamento al seno sono demandate alle Regioni e sappiamo benissimo che sono più che carenti.Se pensi che tutto quello che ha fatto fin’ora il Ministero è la campagna di cui parlavamo qui http://genitoricrescono.com/il-ministero-della-salute-e-lallattamento/!
    Però non sono queste il punto centrale della legge. Il punto centrale è la regolamentazione della commercializzazione, vendita e pubblicità dei prodotti alternativi al latte materno, per diminuirne drasticamente l’uso quando non necessari.

  • Claudia ha scritto:

    Silvia ci puoi spiegare in pratica che trafila deve fare una mamma se l’allattamento al seno non funziona?

    A me sembra che questa legge, senza la figura dell’ostetrica che viene a casa e ti aiuta ogni giorno nelle prime (almeno due) settimane di vita del bambino, è un po’ monca. Un po’ tanto.