Di inizi e di nidi vuoti

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Buon anno a tutti! Non sentite quella bella sensazione dell’anno nuovo che comincia, con i bimbi a scuola con le cartelle nuove? Iniziare ad adorare Settembre è uno dei cambiamenti più macroscopici della maternità, almeno per me.

I boys hanno cominciato ieri. Boy-one era molto emozionato, si è svegliato due volte la notte prima, molto strano per lui, anche perché non è il primo anno, uno penserebbe che dopo tre anni di asilo e tre di scuola, al cominciare della terza sarebbe stato un viaggiatore provetto, e invece magari davvero l’inizio del nuovo ciclo (qui in Inghilterra con la terza comincia il ciclo “juniors”) ha fatto effetto. Boy-two comincia con la prima, ma in realtà è una falsa prima, visto che si è fatto l’anno di foundation obbligatorio, quindi conosce bene tutte le routines. Insomma, ieri ho salutato due boys arzilli ed eccitati nel cortile della scuola, e li ho ritirati a fine giornata con milioni di chiacchiere su come funziona la nuova classe e (le mamme hanno due orecchie per sentire due discorsi paralleli, diceva la mia amica L) “faremostoria quest’anno mamma, l’epoca Vittoriana e i Tudors euna montagna di matematica, ho scritto i numeri fino a venti, invececalligrafia! Abbiamo dei quaderni nuovi con le righe, poidobbiamo imparare a scrivere l’indirizzo di casa, mi ripeti il numero di telefono? Ah, lo sai chevenerdì ci assegneranno alle houses (nda: le “case” non sono un’invenzione di Harry Potter, lo fanno davvero, anche se non si chiamano necessariamente Grifondoro, Serpeverde o affini), e ioquest’anno devo pagare a mensa da solo…” e via così per tutta la strada fino a casa.

E voi avete ricominciato? Io si, che bello, un’agenda nuova nuova di impegni, friccicorio per le cose più nuove, senso di rassicurante familiarità per quelle solite, e poi i propositi per l’anno fresco che ci si dipana davanti, da quelli più probabili, tipo quest’anno mi organizzo meglio e non arrivo più al limite delle scadenze, a quelli più arditi, tipo quest’anno riprendo il corso di Yoga, a quelli decisamente utopici, tipo quest’anno non archivio il Silkepil… cose così. Che belli gli inizi.

Settembre porta anche il tempo da soli, dopo un’estate sempre uno sull’altro, bello poter ieri accompagnare i bimbi e tornare a casa e sapere di avere davanti il lusso di 8 ore per il mio lavoro. Ho sempre pensato che il lavoro mi si addica. Non posso dire sia LA soluzione per tutti/e, ma a me si addice, ché la mamma a tempo pieno non è nella mia natura.

Figlia di una mamma che ha lasciato il lavoro prestissimo (la famosa legge che ha creato le baby-pensionate – “19 anni 6 mesi e 1 giorno” ripeteva mia madre a mo’ di mantra, lo ricordo ancora) contentissima di stare a casa e dedicarsi a noi, io invece mi vedo andare in pensione (se il buon Cameron non scassa tutto) a suo tempo, con tutta calma, con magari strascichi di interessi lavorativi anche per il dopo. Vedere il sospirone con cui mia madre dice a tutti che ha la figlia “sposata ma lontana”, mi incoraggia a pensare che invece per me sarà diverso, anche forte del fatto che nella società in cui vivo ora i figli lontani sono una norma, e anche i genitori lontani volendo, ché spesso in pensione vendono tutto e comprano casa in Bretagna (per me sarà l’Australia, se devo sognare un pochetto).

Solo che.

Solo che mi imbatto in questo articolo qui, di una scrittrice che racconta la sua “sindrome del nido vuoto”, quel senso di sgomento, vuoto, inutilità, mancanza di prospettive che accompagna l’uscita di casa definitiva dei figli. Mi colpisce molto la sorpresa, la realizzazione di non esserne immuni soltanto perché si ha una vita intensa. L’articolo (che è anche un libro della stessa autrice sull’argomento) dice che ricerche suggeriscono che anzi le mamme a casa ne subiscono meno gli effetti, come se avessero avuto talmente tanto tempo-mamma da esserne quasi sazie, e quando lo perdono sono comunque soddisfatte. Mi chiedo che cosa sia allora, e se sia anche questo innato (l’immarcescibile istinto materno che ti danna fino alla fine?). Mi chiedo se saperlo fin da ora potrebbe cambiare le mie abitudini, o almeno prepararmi meglio. In fondo (so che questa conoscenza non cambierà la mia vita suvvia) l’articolo finisce con una nota positiva, a parte i tipici “consigli per affrontare meglio la cosa”, riconosce che anche questo è un momento di crescita personale, di apprendimento, e non bisogna smetter mai di imparare, men che meno su noi stessi. L’importante è riconoscere che ci sta accadendo, che non siamo le uniche, che non significa che siamo diventate scarpe vecchie, e che passerà. Mi pare un consiglio che si adatta a un buon 90% della vita da genitori. Mi chiedo quindi se non sia anche questa una profezia che si avvera da sola, e che una volta scorporata dalla fisiologica mancanza di avere intorno persone che ami e dalla altrettanto fisiologica nostalgia per i bei tempi che furono, sia tutto sommato gestibile.

In fondo anche le nottate insonni diventano “bel tempo che fu” se parli con genitori di lunga data, il che dovrebbe metter tutto in prospettiva.

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9 COMMENTI

  1. grazie a tutte per i commenti – anche a me, guardandomi ora, non credo colpira’ nulla del genere (Marzia – ti abbraccio tanto, seguo i tuoi commenti di tanto in tanto e lo so che e’ dura, ma se puo’ essere di magra consolazione, un “evvai!” lo diciamo pure noi, eh?), anche perche’ fin da ora mi immagino i boys non tanto sposati e altrove, ma proprio altrove-altrove, tipo chenneso corrispondenti in guatemala, allevatori in nuova zelanda, cose cosi’ hehehe, perche’ se io ho scoperto un orizzonte solo spostandomi 3000km, mi auguro che loro ne possano percorrere 30mila. Per questo mi colpiva il pezzo che avevo letto, perche’ la tizia che scriveva mi pareva essere stata colpita di sorpresa. Comunque, si, ovviamente non ho nessuna intenzione di cambiare molto della mia vita, anzi, ora che finalmente ci siamo stabilizzati con gli orari scolastici, vuoi che non mi metta finalmente a tirar dal cassetto tutti i progetti archiviati?

  2. Sono totalmente d’accordo con Marica, non bastano 24 ore al giorno per fare i genitori (chi di voi non va a guardarli dormire tutte le sere tardi e mattine presto?), non bastano 24 ore per lavorare, figuriamoci le due cose insieme! Fa parte della vita, godiamoci quello che abbiamo. E quando se ne andranno, bene! vuol dire che hanno la loro vita e speriamo che siano felici, e magari che ci coinvolgano un pochino per esserlo di più, entrambi. Anzi, magari lavoriamo per questo, per essere una presenza positiva nella loro vita quando ne avranno una indipendente. Sensi di colpa? Penso che se avrò fatto del mio meglio non avrò nulla da rimproverarmi. Come i voti a scuola: non sono perfetta, ma se ho dato il massimo qualcuno spero me lo riconoscerà! No, la sindrome del nido vuoto non mi spaventa, e spero non si affacci prepotente fra una decina d’anni…

  3. Per il momento la sindrome del nido vuoto non mi scalfisce, me la aspetto magari con l’adolescenza quindi c’è tempo…sono felicissima dalla ripresa della scuola materna, lavorando sapere che la Piccola è “occupata” solleva non poco dagli immancabili sensi di colpa.
    Quest’anno però non riesco a essere entusiasta della ripresa, sento una grande stanchezza. Quello che mi pesa adesso non è tanto il lavoro, anch’io non ne potrei fare a meno, non sono tagliata per fare la mamma a tempo pieno.
    Mi pesa sempre di più il tempo perso rubato a mia figlia, come ad esempio l’ora di autobus che mi tocca subire per il traffico di questa Roma sempre più caotica, e che mi fa venire voglia di tornare alle realtà più umane del nordest da cui sono scappata più di 10 anni fa…
    Tra una settimana sarò a casa in maternità e mi potrò godere di più anche la Piccola, ma già penso allo stress e al rientro, mi sa che sono un po’ esaurita 🙂

  4. La prima sensazione che ho provato leggendo questo post è stata invidia. Lo so, non è politicamente corretto ma talvolta mi consento di provare un pò di invidia “buona” per le mamme allegre di bambini entusiasti. Io settembre continuo ad odiarlo e temo sarà cosi ancora per molto.
    Ciò si lega al discorso del nido vuoto. Ho un’amica che già adesso pensa a quando usciremo senza bambini e non sapremo dove staranno passando la serata. Ogni volta le rispondo “Evvai!!!” (nel senso di “non vedo l’ora”). Forse cambierò idea, forse rimpiangerò questi anni … Al momento sono troppo coinvolta/sconvolta per dire che non vorrei uscirne già domani.
    Per i sensi di colpa direi di averne già archiviati a tonnellate, sono un’esperta mondiale ormai.
    Se un giorno vedrò mio figlio saltellare sereno verso la sua vita, allora sì piangerò ma di una felicità immensa che ora non c’è.
    Complimenti per i due Boys e buon anno a voi!

  5. Credo che questa tua riflessione altro non sia che quel subdolo, strisciante, infido senso di colpa di TUTTE le mamme, che se stanno a casa con i figli si sentono di tanto in tanto un po’ fallite, se lavorano si sentono (spesso) madri degeneri. Insomma, indipendentemente da come la metti, questo senso di impotenza è intrinseco nella maternità, mi sto facendo questa idea.
    Chiedi se saperlo fin da ora potrebbe cambiare le tue abitudini? La risposta non la so, ma il mio consiglio non richiesto è: non fasciarti la testa per quello che sarà, sei tu la prima a dover star bene con te stessa per far star bene i tuoi figli. Se la StayAtHome-Mum non fa per te, perchè dovresti cambiare le tue abitudini in virtù di una potenziale sindrome da abbandono che si realizzerà non prima di una decina d’anni almeno (in Italia, anche venti…).

  6. per noi la scuola per il grande inizia lunedì prossimo, mentre il piccolo inizierà a stare dalla nonna il lunedì seguente, quando io ricomincerò a lavorare.
    e a me ‘sta cosa pesa, che io sono nata per fare la mamma, non la donna in carriera.
    mavabbè, tanto non c’è scelta.

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