Cose che i genitori dicono ai figli, e che i figli scoprono dopo anni non essere vere

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Io sono nata e cresciuta a Roma. Ogni mattina attraversavamo la città, affrontando quasi un’ora di macchina per raggiungere scuola e lavoro, che erano esattamente al lato opposto, sgranocchiando biscotti sul sedile posteriore o facendo le linguacce a quelli della macchina dietro, in tempi in cui nessuno sapeva cosa fosse una cintura di sicurezza.

Durante il percorso si passava accanto al Colosseo, e ogni mattina mio padre vedendolo esclamava: “Mannaggia! Continuo a dimenticare di chiamare zio per venire a mettere i vetri alle finestre.” Mio padre infatti sosteneva di averlo costruito lui insieme al fratello anni addietro, ma che poi, per una cosa o per l’altra non avevano mai terminato il lavoro. Ovviamente dopo poco abbiamo iniziato noi a dirglielo, ogni mattina, quando gli archi si profilavano all’orizzonte, che si doveva assolutamente ricordare di chiamare zio e andare a sistemare il Colosseo.
Non so quando ho capito esattamente che non era vero, ma è comunque rimasta una bellissima memoria della mia infanzia.

Foto Alessio Nastro Siniscalchi utilizzata con licenza Creative Commons
Foto Alessio Nastro Siniscalchi utilizzata con licenza Creative Commons
Sta facendo il giro della rete, partendo da Reddit, la storia di Raregan a cui i genitori avevano raccontato che la Finlandia in realtà non esiste, ed è uno stato fantasma creato dai Russi per coprire la pesca delle balene da parte dei Giapponesi. Ovviamente leggendola non ho potuto fare a meno di pensare a mio padre e al Colosseo.

Chissà quante altre storie hanno raccontato i genitori ai bambini di tutto il mondo, che solo crescendo hanno capito non essere assolutamente vere!
E chissà perché gli adulti si divertono a riempire di fantasie le teste dei bambini, come se lì non ce ne fossero già abbastanza? Forse è un modo per ritornare bambini.

E voi, a che improbabile panzana avete creduto durante la vostra infanzia?
O quale storia un po’ surreale avete raccontato ai vostri figli?

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13 COMMENTI

  1. Ogni mattina, quando uscivamo per andare a scuola, tenevo in tasca il telecomando della macchina. Ai bimbi avevo detto che la mia macchina mi riconosceva e iniziavo a chiamarla….. a quel punto, premevo il pulsante di apertura e le frecce iniziavano a lampeggiare….. “Ihhhhhhhhhhhh mamma ti ha salutato!!!!!!”. Questa storia è andata avanti per un bel po’ fino a che il più piccolo mi ha detto “Mamma dammi il telecomando così la macchina inizierà a salutare anche me”

  2. Noi stiamo facendo credere, al nostro terzogenito ormai cinquenne, che sua zia Elisabetta è in effetti la REGINA Elisabetta!! 😀 😀 Probabilmente lui non ci crede veramente, ma a vederlo sta al gioco molto volentieri!!! 😀 😀

  3. Da bambina volevo prendere i merli che si posavano in giardino, e mia nonna mi aveva spiegato che dovevo mettere loro il sale sulla coda perché non volassero. Allora mi dava una manciata di sale, e io ci provavo pure 😀
    Ho la forte tentazione di fare lo stesso con mia figlia 😀

  4. Mio padre sosteneva che la nostra auto avesse il pilota automatico e sapesse a memoria la strada per il paese delle nostre vacanze. Inoltre, un po’ come il padre di Girandola, intimava al nostro telefilm preferito -Furia cavallo del west- di finire perché era ora di andare a cena … e quello gli obbediva!!
    Per diversi anni, ho fatto credere ai miei figli di essere stata fidanzata con Samuele Bersani e di averlo lasciato per il loro papà!

  5. Mia zia mi raccontava che San Fatucchio (Umbria) era il posto in cui vivevano le fate monelle. E per me, ora, è ancora così.
    A mia figlia ho detto che i temporali sono il risultato delle feste che fanno i giganti che vivono sulle nuvole. Quando abbiamo viaggiato in aereo, sopra le nuvole, mia figlia mi ha chiesto dei giganti.

  6. Quando passava il segnale orario in TV, mio padre anticipava la voce e diceva l’ora. Quando poi la tv la ripeteva, chiedevo stupefatta come facesse, e anziché dire che leggeva l’orologio che compariva in TV, diceva di essere un po’mago 🙂

  7. Io ho creduto per anni che il paesino di Fontainemore, che attraversavamo in auto per andare in montagna, si chiamasse così perchè dalle fontante e dai rubinetti sgorgava succo di more.

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