Cambiare asilo

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– Mamma sono stato invitato alla festa di Stella!
Pollicino mi viene incontro saltellando di gioia e mi mostra un bigliettino di invito ad un compleanno di una sua amichetta di asilo.
E’ in questo asilo da 7 mesi ormai, e a questo punto posso dire che si è integrato bene. Ogni giorno lo trovo con tanti bambini intorno, e ogni mattina quando lo lascio c’è sempre qualche altro quattrenne che gli viene incontro e lo abbraccia felice di vederlo.
Ripenso per un attimo alle paure di quando abbiamo deciso di cambiare asilo. All’asilo vecchio, quello in cui è andato sin dall’inizio, e in cui anche il fratello più grande ha trascorso 4 anni, ci sentivamo a casa, e non è stato facile lasciarlo. Lo abbiamo scelto noi questo cambio, ma non è stato facile lo stesso.

Le domande.

E’ stato difficile fino dal momento in cui quest’estate glielo abbiamo detto che non sarebbe tornato al vecchio asilo dopo le vacanze, ma che saremmo andati in uno nuovo, con un bel giardino grande. Lui mi ha chiesto perché. E io non ho saputo dirglielo. Non ho saputo spiegargli che nel vecchio asilo le cose non andavano più tanto bene, che c’era quell’insegnante di cui lui aveva paura, e noi non ci sentivamo più tranquilli a lasciarlo lì, e poi si perdeva troppo tempo a portare due figli in due posti diversi. L’asilo nuovo è accanto alla scuola del grande invece ed è tutto più facile. Per noi.
“E’ grande, ha un bellissimo giardino, e poi conoscerai dei nuovi amichetti!” ma no, non era una spiegazione al perché, era più un modo per evitare la domanda. E lui se ne è accorto.

Ci sono volte in cui i bambini ti stupiscono con la loro maturità. Lui ha capito che c’era poco da discutere, che le cose erano state decise, e lui non aveva avuto modo di controbattere. Ormai era tardi. E allora ha cercato di trovare le cose belle del nuovo asilo, perché lui è fatto così. Lui pensa che la vita sia bella e la vive con gioia. “Sai mamma, anche nel nuovo asilo ci sono delle cose belle. C’è un tronco in giardino in cui ci si può arrampicare”
I primi tempi sono stati difficili lo stesso. “Mamma, ma io non ho capito perché i miei amici possono continuare ad andare all’asilo vecchio e io invece devo andare all’asilo nuovo?”
E si tesoro mio, la vita è ingiusta a volte. Un’altra domanda che lascio cadere senza una risposta.
Quante domande non risposte. Quanti dubbi anche da parte nostra. Avremmo fatto la cosa giusta?

Ci sono voluti quasi due mesi perché la domanda cambiasse in “Mamma, ma perché i miei amici non hanno capito che devono venire anche loro al nuovo asilo?”
E lì ho capito che tutto sommato si stava ambientando, e anche se i suoi amici gli mancavano, e li avrebbe voluti con lui, il nuovo asilo stava diventando il suo nuovo asilo.
La scelta di lasciarlo lì dove la mattina le insegnanti lo accolgono sorridendo invece che arrabbiate, dove si piegano al suo livello e lo abbracciano, dove si divertono a stare con loro in mezzo alla sabbiera, o a scavare nella neve, incuranti delle intemperie che ci regala il clima svedese, forse non è stata una cattiva scelta dopo tutto.

Gli incontri.

Un giorno ci è capitato di incontrare un vecchio amichetto in giro per il quartiere, e allora ha avuto un momento di timidezza, ma poi si è riempito di gioia, ed entrambi hanno iniziato a saltare e a rincorrersi. Dopo qualche giorno ha preso una carta da lettera di Barbie, la sua preferita, e ha chiesto aiuto al fratello per scrivere “Cari amici, voi siete i miei amici. Io non vengo più al vostro asilo. Vado ad un nuovo asilo ora.” mi ha consegnato la lettera piegata in una busta e mi ha pregato di consegnarla al suo vecchio asilo. Lacrime che nascondo.

I saluti.

Abbiamo organizzato una festa a casa nostra con alcuni dei suoi vecchi compagni di asilo. E’ stato benissimo. Sono stati benissimo.
Poi lui è tornato sereno, e non ci ha pensato più.
Sono passati altri mesi, siamo arrivati a febbraio, e ora mi corre incontro felice con l’invito alla festa di Stella.
Poi saliamo in autobus e mi chiede di quando sarà il suo compleanno, che anche lui vuole invitare i suoi amichetti. E parliamo di chi inviterebbe. Ed escono anche alcuni nomi del vecchio asilo, confusi.

La consapevolezza.

Allora mi guarda, serio come solo un quasi cinquenne sa fare, e mi dice: “Mamma, mi sto dimenticando i miei amici. Non mi ricordo più i loro nomi, e non mi ricordo nemmeno i loro visi.”
Lo abbraccio “Stasera riguardiamo insieme la foto?” annuisco sorridendo.
Siamo un attimo in silenzio, entrambi, a guardare la pioggia che batte sul finestrino dell’autobus.
Poi scendiamo e non ci pensiamo più.
– Cosa vuoi per cena stasera? gli chiedo
– Pasta. Mamma, lo sai che voglio la pasta. Io voglio sempre la pasta.

I cambiamenti.
Le certezze.

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15 COMMENTI

  1. cambiare o non cambiare….
    da due anni ci siamo trasferiti in Norvegia, da due anni i miei piccoli gemelli 3.5 anni frequentano il asilo norvegese…
    da due anni ho la netta sensazione che Mattia il maschietto non si senta a suo agio li…
    frecuentano il asilo da lunedi a venerdi 7 ore al giorno ma di Norvegese parlato niente credo che Isabel capisca abbastanza… ma Mattia niente… glielo leggo negli occhi ogni volta che qualcuno li parla in Norvegese…
    li abbiamo separati dopo il primo anno perche le maestre dicevano che non si integravano con gli altri bimbi, erano solo tra di loro parlando solo italiano… ma la situazione non e cambiata, anzi loro dicono che si divertono solo quando possono giocare insieme…
    cosa fare? cambiando asilo le cose miglioreranno? prenderanno bene un ulteriore cambiamento?… aiuto!!

  2. la scuola per i bambini è uno dei momenti più importanti per la loro educazione,
    per formare il carattere e crescere. Proprio per questo,
    il processo di crescita educativa, è importante che parta già dall’asilo nido,
    quindi quando i bimbi sono ancora molto piccoli.
    Per queste ragioni è importante anche che i genitori siano ben informati sull’argomento
    e su come adattare al meglio questo processo al figlio.
    se vi interressa tratto proprio qusto argomento sul sito: mondonido.it .
    vi lascio il link su questo argomento in particolare:
    http://www.mondonido.it/l-esperienza-migliore-per-tuo-bambino-all-asilo-nido/

  3. Ciao,
    in questi giorni abbiamo un dubbio abbastanza simile per mia figlia, vorre approfittare per chiedere un consiglio.
    L’abbiamo iscritta alla scuola elementare, in una scuola pubblica vicino a casa. A parte la comodità logistica (a Roma questo può fare veramente la differenza) ci erano piaciute la struttura e l’offerta formativa.
    Ora, dopo che hanno assegnato mia figlia a una sezione specifica, ho raccolto alcune opinioni molto negative sull’insegnante che dovrebbe prendere in carico la sua classe. Anche altre maestre della scuola non hanno smentito queste voci.
    Cosa posso fare? Personalmente non amo i pettegolezzi, ma la cosa mi preoccupa. Posso andare dalla preside a chiedere chiarimenti, e in caso posso chiedere di spostare mia figlia? Non vorrei essere allarmista ma non vorrei trovarmi a dover prendere decisioni drastiche all’ultimo momento
    Grazie per i consigli…

  4. Ciao, Serena, ci tengo a precisare (forse il mio intervento sarà sembrato un po’ saccente e fuori luogo) che non volevo assolutamente dare un giudizio circa la vostra scelta di cambiare asilo a pollicino.
    Mi sono lasciata andare a una riflessione a voce alta, visto che questo argomento in questo periodo mi toccava da vicino, e anche io ero in piena riflessione sull’opportunità o meno di effettuare il gravoso cambio di scuola, per cercare una struttura che rispondesse in maniera più soddisfacente ad alcune mie (e sottolineo MIE) aspettative e risolvesse alcune mie iniziali perplessità.
    Dopo aver visto però che mia figlia, dopo un’iniziale periodo di ingranaggio, dimostrava di essersi adattata al nuovo ambiente mi sono iniziata a chiedere se fosse davvero opportuno sradicarla nuovamente, dopo un inizio così faticoso, e se in fin dei conti non avrei potuto riscontrare le stesse se non altre carenze anche in altra struttura.
    Sono d’accordo con quanto dici quando mi rispondi che la scelta è sempre molto soggettiva, e che occorra prima di tutto valutare a risposta di ogni bambino, dato che non c’è un bimbo che sia uguale ad un altro, e questo è valido anche per i genitori. C’è chi riesce ad integrarsi subito all’interno di certi meccanismi e chi, come me, tende all’inizio a notare soprattutto gli aspetti meno entusiasmanti (sono forse una persona molto critica di primo approccio) e poi, in un secondo momento, ad adattarsi e a dire: “va be’, pazienza, non sarà la fine del mondo” e a dare invece maggior peso a quegli aspetti in prima istanza trascurati che giocano a favore della struttura che all’inizio avevano indotto solo perplessità. non è strano dunque che anche mia figlia reagisca un po’ come me alle novità.
    Ad ogni modo sono felice che anche il tuo bimbo abbia finalmente trovato una realtà più a misura delle sue esigenze, e anche che il momento tanto duro e doloroso del passaggio sia stato alla fine metabolizzato.
    E’ vero: tendiamo a dar per scontato che i bambini siano in grado di adattarsi facilmente ai cambiamenti, e in linea di massima è vero, ma ci dimentichiamo che dal loro punto di vista sia difficile, se non impossibile vedere le cose in prospettiva, e che qualsiasi disagio, per quanto passeggero e trascurabile dal punto di vista adulto, rappresenti ai loro occhi un reale problema, da non minimizzare.
    Grazie per la tua risposta.

  5. Carissime
    finalmente siamo riusciti a parlare con le maestre in maniera costruttiva e serena. La bimba non ha manifestato grandi disagi a scuola anzi si è ben inserita nel gruppo e lavora finalmente in maniera adeguata alle sue capacità. Non è stata una punizione ma una decisione presa a seguito delle osservazioni sul gruppo, le individualità, potenzialità ecc… Si sono scusate per non averci informato per tempo, ma non hanno valutato la reazione che la bimba avrebbe potuto avere a casa. Non è stata assolutamente una punizione, non usano questo termine con i bambini(ahimè a casa si!), sarà loro cura comunicare in maniera più efficace con noi…
    Effettivamente la bimba ha già superato il problema, è tornata il tornado di sempre.. ehm il fiore di sempre…e va addirittura fiera di lavorare con il gruppo dei grandi e di essere l’unica a scuola a conoscere tutti i bambini delle due classi!
    Io sono più frastornata di prima, più tranquilla sicuramente, ma credo che l’eccessiva emotività con cui ho affrontato il problema è stata percepita da mia figlia e non so se è stato un bene o un male…
    Quando si finisce di mettersi in discussione…perché c’è una fine vero???
    Vi ringrazio tanto per la vostra lucidità
    A presto

    • @Vivar ma grazie di esserci venuta a raccontare come è finita questa storia! Sono contenta di sapere che alla fine va tutto bene. E per fortuna non si finisce mai di mettersi in discussione, che è il motore per continuare a crescere, anche per noi genitori. Dai così 😉

  6. Il cambiamento di sciola materna è un argomento che sto vagliando anche io proprio in questi giorni, dato che a fine febbraio scadrà il termine per consegnare la riconferma o ripresentare l’iscrizione alla graduatoria generale delle scuole.
    Allora il bivio è: scegliere in base alle mie considerazioni di adulta, alla logica che mi fa prediligere una scuola più vicina loggisticamente e seguire il mio istinto sull’impatto negativo che le attuali insegnanti di mia figlia mi hanno trasmesso.
    Oppure, considerato che oggi, a 5 mesi dall’inizio dell’anno scolastico la bambina sembra perfettamente inserita nel suo contesto scolastico, affiatata con i compagni e adattata perfettamente alle regole e agli orari, affezionata anche alle maestre, che in quanto esseri umani avranno pure le loro pecche, ma saranno pur in grado di interagire con i bambini, se loro dimostrano in definitiva di accettarne e di riconoscerne ruolo ed autirità, e riescono ad instaurarci anche un certo legame affettivo.
    Tutto considerato sto declinando dal mio proposito iniziale di richiedere il passaggio ad altro asilo, dove peraltro nessuno mi assicura che non sussistano le stesse o differenti mancanze o debolezze, e in fondo penso che volere sempre il meglio per i nostri figli spesso finisce per diventare un’operazione un po’ dittatoriale, in cui noi decretiamo che una data difficoltà non possa essere gestita e ammortizzata dal nostro bambino, sguarnito dei mezzi per farcela da solo in un contesto che ci figuriamo troppo ostile, inadeguato, o incurante dei suoi bisogni, più di quanto non lo sia per tutti gli altri bambini che assieme a lui/lei condividono quella esperienza.
    Alla fine i bambini sono pieni di risorse e la loro capacità di adattamento è sorprendentemente maggiore di quanto non sia la nostra, come è logico che sia.
    Con questo non voglio entrare nel merito delle vostre scelte, che sicuramente saranno state dettate da osservazioni precise sul contesto in cui portavate vostro figlio e sul fatto che abbiate trovato invece una situazione che vi trasmetteva maggiore tranquillità e fiducia.
    Però volevo cogliere l’occasione per riflettere su quanti, quando parlai delle mie prime perplessità sull’ambiente scolastico di mia figlia mi suggerivano su due piedi: cambia scuola, e di quante volte pensando in buona fede che nostro figlio meriti “di più” (di più di chi? Più dei figli altrui? O più di quanto la nostra attuale società offra? Più di quanto non abbiamo ricevuto noi?) finiamo per impedirgli di affrontare e di adattarsi a situazioni nuove, e magari non ideali, ma REALI. Anche una scuola carente, imperfetta o mediocre può essere una buona scuola di vita.
    Ovviamente queste considerazioni non valgono quando esiste un reale e grave disagio del bimbo, e a quel punto credo che io farei esattamente come avete fatto voi.
    C’è una cosa però che non ho capito: la vostra difficoltà di rispondere alle domande di Pollicino in merito al cambio di scuola. Non era possibile spiegare e renderlo partecipe dei motivi che vi avevano spinto a quella decisione? Erano motivazioni troppo grandi per lui o semplicemente l’imbarazzo era dettato dal sottinteso rimprovero a non averlo interpellato su una scelta che lo riguardava così da vicino?

  7. Che bel post. Mi sono uscite un po’ di lacrimucce. Anche perché è un passo che potrebbe aspettarci a breve, e lui è un timidone tranquillo. Anche qui sarebbe per andare (mandarlo) a star meglio, ma a saperlo siamo solo noi…

    • @Petra un abbraccio

      @suster sono scelte comunque difficili, in un verso o in un altro. Si valuta cosa è meglio, o cosa è meno peggio. Si cerca di proteggerli da un lato, ma sappiamo di esporli dall’altro. Si media, si fanno i calcoli, e poi si segue il cuore, quello che dentro di noi sembra più giusto. Ma non in generale, più giusto per quella situazione specifica, per quel bambino specifico, per quella famiglia specifica. Una scuola carente può essere una buona scuola di vita se il bambino è in condizioni di affrontare le carenze non sulla propria pelle. Dipende dal bambino. Sono situazioni che vanno valutate di caso in caso.
      Lo stesso vale per le risposte che un genitore sceglie di dare ai propri figli. Non è sempre possibile né è sempre giusto spiegare ai bambini il perché delle nostre scelte.

  8. Noi abbiamo vissuto una situazione simile, ma un po’ ribaltata perché essendo il mio quasi quattrenne il più piccolo del suo vecchio gruppo, abbiamo scelto di lasciarlo ancora un anno al nido, mentre tutti, ma proprio tutti, gli altri bambini sono andati alla materna pubblica. Pensavo di avvantaggiarlo, lui così introverso, sempre un po’ in disparte, e di fargli godere un anno in cui, invece di essere il più piccolo, sarebbe stato il più grande, quello con più esperienza del posto e delle cose. Per lui e’ stato un lutto, almeno per un bel po’. Credo che si sia sentito con qualcosa in meno rispetto ai suoi amici: lui doveva rimanere al nido, gli altri andavano alla scuola dei grandi (che errore averla definita così!). Per un bel po’ non ha parlato più dei suoi vecchi compagni, come se volesse allontanare da se il ricordo. Ora li rivede con più serenità. L’anno prossimo, probabilmente si ricongiungerà a loro e allora vedremo. Tu però secondo me hai fatto bene in tutto. Tanto i nostri non detti li riempiono loro con la loro sensibilità. E, a volte, va bene così.

  9. Mi hai commosso…pollicino mi ha commosso. quando dicono che non ricordano i visi mi fanno una tenerezza incredibile… incredibile.
    Io credo che gli abbia fatto bene capire che era una decisione presa dai genitori, era così e non diversamente e non era una cosa che poteva scegliere lui. Gli avete trasmesso la sicurezza della vostra decisione, su cui ci avete pensato di sicuro e ci avete sofferto, ma avete deciso, per lui e per il suo bene.

    • @anna grazie, infatti abbiamo proprio cercato di assumerci la responsabilità della scelta, per togliergli totalmente il peso della cosa.

      @Raffaela povero piccolo! Non vi crucciate però, avete fatto quello che in quel momento sembrava la cosa migliore. Se è più piccolo iniziare la “scuola dei grandi” gli avrebbe potuto pesare solo che lui non può saperlo, ed è giusto che siate voi a prendere la decisione.

  10. A settembre mia figlia (4 anni a gennaio) ha affrontato il primo anno di scuola materna.
    Il primo giorno di scuola mia figlia è stata assegnata in una classe mentre gli altri 5 amichetti del suo vecchio nido tutti insieme in un’altra. Abbiamo immediatamente protestato (la decisione ci pareva ingiusta e immotivata e aveva innescato il panico in mia figlia) ed è stata subito inserita nella classe insieme al suo vecchio gruppo. E’ filato tutto liscio e per noi è stata una gioia vedere la sua reazione, perché possedendo dei bei caratteri da amplificata eravamo pronti al peggio. Ma era tutta felicità ed entusiasmo, lei che non conosce le sfumature tra il nero e il bianco, sia nel bene che nel male…..
    Nuove attività, nuove amicizie, consolidamento di alcune del vecchio gruppo, insomma rose e fiori e grande soddisfazione dei genitori che finalmente ne imbroccano una!!! Tutto facile, troppo facile.
    Dopo pochi giorni le maestre iniziano a protestare perché il gruppo è troppo coeso e perché il mio fiore si mette in evidenza per eccessiva vivacità. Troppo entusiasmo, troppo chiasso, troppe chiacchiere, troppo leader.. Iniziano a riparlare di separazione, vogliono spostarla nell’altra sezione… Due settimane fa lo fanno(dopo 5 mesi), senza avvisarci, così d’amblée, facendogliela pure passare per una punizione….
    Si è rotto tutto, fiducia, serenità, autostima… Sono giorni che parliamo con lei, abbiamo smontato e rimontato i suoi sentimenti, spostato il punto di vista verso le cose piacevoli, risposto a tante domande e lasciato cadere altre perché non abbiamo risposte…. Siamo sconcertati, le maestre sono chiuse a riccio e non riusciamo ad ottenere un incontro seduti intorno ad uno stesso tavolo…Ci dicono che il rendimento della bimba è migliorato che è più concentrata, che soffre ma passerà… E lei soffre come un piccolo adulto e ci dice che è preoccupata, che la scuola non le piace più, che i nuovi bambini non le piacciono, che rivuole la vecchia classe. Cambiamenti e sentimenti nuovi che non riusciamo ad affrontare, né lei né noi… Sono sicura che la bimba supererà tutto, pian piano col tempo ma ho perso totalmente la fiducia nei metodi educativi di questa scuola, che ha trovato la soluzione più semplice per calmare il temperamento del mio fiore, isolarla!!Non riusciamo però a trovare un senso a tutto questo..
    Leggo da anni il vostro blog, vi stimo e ammiro e sopratutto mi siete state d’aiuto con i vostri temi e le vostre esperienze in tante occasioni. Leggere i tuoi sentimenti Serena così simili ai miei oggi mi è parso quasi un invito a scrivere. Ti ringrazio
    P.S. gli spaghetti al sugo sono la nostra certezza!!

  11. Che emozione questo post! Tocca un tasto che in questo momento mi sta molto a cuore….Il mio G. frequenta il primo anno della scuola dell’infanzia molto felicemente e sappiamo già che il prossimo anno scolastico non andrà in questo splendido asilo…Papà cambia lavoro e si cambia non solo asilo, ma anche città, nazione, lingua….Sono molto preoccupata ma sono sicura che con la semplicità dei bambini arriverà presto un giorno in cui G. ci farà capire che va tutto bene 🙂

    • @Nicoletta il cambio di paese è una esperienza durissima e meravigliosa. Nulla sarà come prima, ed è uno di quei cambiamenti che farei altre mille volte. Buon viaggio!

      @Vivar certo che la scelta delle maestre di fargliela passare come punizione non è delle migliori. Calcola però che a volte nelle dinamiche di classe le maestre si accorgono di cose delle quali noi a casa non ci accorgiamo, e magari è vero che lei ha solo bisogno di un po’ di tempo per abituarsi alla nuova situazione. Magari puoi sottolineare di quanto sia fortunata ora ad avere il doppio degli amichetti: quelli vecchi e quelli nuovi. Prova ad aiutarla ad inserirsi nel nuovo gruppo organizzando degli incontri anche fuori la scuola con qualche altro bambino della sua classe, potrebbe aiutarla ad accelerare i tempi. Un abbraccio a te al tuo fiore.

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