Alleanze gemellari

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Foto Heather utilizzata con licenza Flickr Creative Commons
Foto Heather utilizzata con licenza Flickr Creative Commons

A scuola non sono l’unica ad avere due gemelli. Come me ci sono altri, che si barcamenano per essere contemporaneamente da più parti. Alle riunioni a scuola ci si incrocia per le scale, usciti da una classe, per correre di corsa in quella a fianco, o al piano di sopra.
È una complicità strana, un’alleanza già scritta, fatta di vissuto comune che subito torna alla mente.
All’inizio ci si guarda da lontano, nel dubbio non si azzardano commenti sull’età dei bambini, a volte all’improvviso ci si sorride, quando si capisce che si è nella medesima situazione, o quasi.
“Anche i miei sono gemelli”. Lo dico, quando ho qualche minuto in più, quando cerco sodalizi nelle giornate faticose, quando qualcosa proprio non va per il verso giusto.
Chi mi guarda non capisce subito.
Il colpo d’occhio tradisce, confonde, spiazza. Vedendoli vicini, i miei bambini sembrano tre fratelli a poca distanza uno dall’altro.
Stamattina, andando a scuola, una mamma si è girata apposta a guardarli e mi ha detto con spontaneità: “Sai che sembrano tre anatroccoli dietro alla loro mamma?”.
È una bella immagine che porto con me, la tengo stretta al cuore quando non riesco a capirli e mi sembrano ostili, tra loro e con me.
Oggi camminavano lenti e si raccontavano aneddoti e storie, uno di quei momenti in cui li guardo e mi sembra che tutto funzioni, si parlano e sorridono, si ascoltano, noncuranti di cosa c’è intorno.
Succede anche la sera, dopo i miei saluti, reclamano coccole e carezze ma ultimamente hanno un loro rito, più forte degli altri, chiedono i miei baci ma aspettano il momento in cui poter star soli.
Il fratello grande racconta le storie di un bambino immaginario che li accompagna verso il sonno. Sono storie divertenti, dal soggiorno li sento ridere a crepapelle, fanno ridere anche me a volte, altre mi commuovo pensando che forse, dietro le grida e i dispetti, c’è un’alleanza più forte di tutto il resto.
La vedo nei piccoli gesti, spesso nascosti dietro mucchi di proteste, dispetti e musi lunghi.
La vedo quando saliamo in ascensore, Tommaso spesso si avvicina a Riccardo e nella salita lo abbraccia, o ridendo avvicina la sua faccia a quella del suo gemello, e gli fa i versi per farlo ridere.
Mi spiazza, lui che è così discreto, quando volutamente cerca il contatto con suo fratello e lo trattiene.
Li osservo a tavola, e ugualmente mi sorprendo. Si guardano nei piatti. Sanno i loro gusti precisi e spesso mi commuovono.
Avanza un pomodoro, Tommaso sta per prenderlo, alza lo sguardo e lo cede a suo fratello che ne va matto.
Faccio un sorriso a Tommaso, una carezza, e un grande sospiro.

È sera, fanno le cartelle per il giorno dopo. Manca una cartuccia della penna cancellabile, i negozi sono chiusi. Mi arrabbio, e a quel punto quasi sempre si vengono in soccorso. Ribaltano lo zaino, cercano, rovistano nella cancelleria e spesso si scambiano le penne, marchiate con lo stesso cognome.
Si rassicurano, anche quando litigano.
Sono le dieci, sento ancora le loro voci.
Socchiudo la porta della camera e li guardo. Uno racconta, con intensità e dedizione, inventa episodi divertenti con strabiliante fantasia.
Gli altri due ascoltano rapiti, spesso si affiancano nello stesso letto senza dire una parola. Sorridono, con gli occhi e con la bocca, e scoppiano in una fragorosa risata.
Li lascio lì, con il cuore acceso, prima che si addormentino a contare le stelle.

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4 COMMENTI

  1. @mammasterdam. Separarli in alcuni ambiti è salutare per loro, li aiuta a crescere. Ma anche assecondare, in alri casi, quando vogliono stare vicini. Io oscillo tra le due cose, forse sono stata categorica nel dividerli all’asilo e a scuola, recupero a casa e nelle attività pomeridiane. Sperando, cercando e affannandomi di trovare una qualche sorta di equilibrio…

  2. Come sempre trovo assonanze bellissime nelle nostre due storie di genitori, credo sia inevitabile. A volte mi scopro ad abbassare la tv e ascoltarli mentre finiscono di raccontarsi le loro storie, anche da camera a camera. In uno di quei pochi momenti magici della giornata, in cui mi pare di aver fatto un buon lavoro.

  3. Verissimo, io ricordo mio padre quando mi raccontava del rapporto speciale che aveva con suo fratello, orfani di padre e separati da piccoli per motivi di studio, eppure la forza che traevano dal quel sapersi fratelli.

    Anche i miei sono molto simbiotici, nonostante i due anni di differenza è spesso successo mi chiedessero se erano gemelli. E quello che non capisco sono i vecchi zii che si preoccupano di questo rapporto e da quando sono piccoli mi incoraggiavano a “separarli”? ma che ti vuoi separare?

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