25 Aprile. Parlare della storia con i bambini, e qualche libro per riflettere

13

nedo_fianoNon so se vi è mai capitato di trovarvi in un autogrill tedesco in pieno esodo vacanziero, circondati da gente che ciuccia wurstel come se non ci fosse un domani e tentando di riempire di schnitzel e patatine la bocca dei vostri figli, nel tentativo di zittirli un attimo, mentre  stanno pontificando a voce altissima:

“Perché Hitler è un mostro, mamma, ma non capisco, ma se pare che era ebreo anche lui?” e tu ti senti molto self-conscious, perché a differenza dei connazionali tuoi sul fascismo, i tedeschi l’autocritica per 45 anni e oltre se la sono fatta eccome e sarebbe ora anche di lasciarli in pace. Non come gli olandesi che ogni volta che hanno a che fare con un tedesco, cominciano subito col dirgli:

“Si, ma intanto ridammi la bicicletta” alludendo molto finemente al fatto che all’indomani della liberazione d’Olanda da parte dei canadesi (che festeggeremo col minuto di silenzio e le corone a piazza Dam la sera del 4 maggio) i tedeschi occupanti hanno rubato tutte le biciclette possibili per darsi alla fuga. E come da noi, vedi tu la moltiplicazione dei pani e dei pesci, adesso tutti hanno avuto i nonni partigiani, così come in Australia adesso fa bon-ton aver avuto il trisnonno galeotto (sempre meglio del nonno boat people), qui tutti hanno perso una bicicletta rubatagli dai tedeschi temporibus illis.

Non so voi come ve la cavate a raccontare la resistenza ai figli, ma io sono grata sia per le ricorrenze come il 25 aprile e il 2 giugno per raccontargli un po’ della storia patria, sia dei social media che non solo me lo ricordano per tempo, ma permettono di condividere foto, video e articoli che mi aiutano nell’alto compito.

Così appunto un paio di anni fa accolsi con piacere la notizia riferitami da figlio 1 che a scuola aveva visto un episodio di una serie chiamata 13 in de Oorlog – 13 durante la guerra, una docu-fiction per ragazzini sull’occupazione tedesca nei Paesi Bassi. La serie era fatta benissimo, come no. Per quelli di voi che non sanno l’olandese, vi traduco al volo la descrizione sul sito:

“Nel 1939 in Europa c’è la guerra. le case vengono bombardate, i soldati si sparano e milioni di persone perdono la propria casa e la vita. E tutto questo per colpa di Adolf Hitler, il capo della Germania. Hitler vuole comandare in tutta Europa e per questo i tedeschi invadono anche i Paesi Bassi. Per molti olandesi ciò significa che in un colpo solo la loro vita cambia completamente.

In 13 episodi, 13 durante la guerra ti riporta al tempo della seconda guerra mondiale e racconta tutto quello che è successo e com’ è crescere durante la guerra. Ce la fai a immaginartelo?”

Quindi in ognuno dei 13 episodi si parla di un tema specifico (i bombardamenti, la persecuzione degli ebrei, il governo in esilio a Londra, i collaborazionisti eccetera) che viene introdotto dalla ragazzina che presenta il programma, con abbondanza di documenti, filmati e informazioni storiche, per poi fare spazio alla fiction di un ragazzino o ragazzina di 13 anni e di un episodio della loro vita durante la guerra.

Da un lato è stato fatto benissimo e mi ha fatto piacere che i bambini lo guardassero con grande passione cercandosi tutti gli episodi su Internet. Dall’altro, soprattutto per Orso che all’epoca aveva 7 anni, molti degli episodi erano davvero troppo duri e ho preferito guardarli insieme a loro, che poi tra spiegazioni, rassicurazioni, domande e risposte (del cavolo) toccava dare un posto a tutte queste informazioni, vere, purtroppo, ma che toccava far digerire a un bambino.

D’altronde a me hanno fatto leggere Primo Levi in prima media e da allora penso di non essermi persa assolutamente nulla della letteratura dell’olocausto e della guerra. Trovo estremamente importante che si sappiano queste cose, per non finire come la mia amica Daniela, che oggi ha quasi 50 anni, e che mi raccontava scandalizzata di quanto poco le avessero detto a scuola – lei aveva fatto un liceo artistico – su quello che era davvero successo.

“Ma ci credi che io della persecuzione degli ebrei ho saputo solo dopo essere venuta a vivere in Olanda? Sul nostro libro c’ era che durante la guerra sono morti 6 milioni di ebrei, ma mica ci dicevano come e io ho sempre pensato che fossero morti nei bombardamenti. A parte la figura di cacca quando poi salta fuori”. Incazzatissima.

Ecco, io me lo posso immaginare che per un genitore sia pesante parlare di questi periodi, ma è anche essenziale, perché l’antifascismo è alla base della nostra Costituzione e storia repubblicana, cosa succede quando la gente, giovane o vecchia, non se ne rende conto o non lo sa, lo vediamo in tristissimi episodi anche in ambienti ‘normali’, nello sport, a scuola, allo stadio, e allora mi dite dove sta l’evoluzione della specie?

Se vi va, io intanto vi dico quali sono stati i libri che ho letto da ragazzina e che penso mi abbiano formata in questo senso. Magari leggeteli anche voi con i vostri figli.

Anne Frank, Diario 
Generazioni di ragazzine, tra cui la mia amica Letizia, sono cresciute identificandosi in Anne. Io non ho mai avuto il gusto di visitare i lager e simili, per esempio mi rifiuto di andare ad Auschwitz o in uno degli altri due campi a cui è sopravvissuto mio nonno polacco, ma nella casa di Anna Frank ad Amsterdam, alla fine ci sono finita una volta, trascinata dalle amiche. E si, cammini lì dentro e improvvisamente ti rendi conto di quanto sono piccoli gli spazi in cui hanno vissuto di nascosto quelle persone per tutti quei mesi. E questo, solo questo, ti fa capire tante cose.

Joseph Joffo, Un sacchetto di biglieQuanto ho adorato questo libro da bambina. La parte avventurosa, raccontata con gli occhi dei ragazzini che soli attraversano la Francia occupata per salvarsi danno una leggerezza ad episodi che invece per un genitore sono terrorizzanti. Mi e piaciuto moltissimo e se lo ritrovo lo darò quest’ estate a Ennio, che ormai ha 11 anni e ce la può fare.

Johannes Mario Simmel, Non è sempre cavialeQuesto è stato un libro formativo della mia prima adolescenza per tanti motivi, il preferito mio e di mia madre. Innanzitutto per il lato avventuroso, poi per l’ umorismo, poi per le ricette. Lo confesso, se oggi adoro libri di storie e ricette (Afrodita, Como agua para chocolate e altri che ora mi sfuggono), il merito è stato tutto di Thomas Lieven, l’ eroe di questo libro. E da lì mi si è inculcata, secondo me, anche la convinzione che sapere tante lingue, poter assumere identità diverse quando sei in pericolo, è una cosa fondamentale. Sono diventata interprete. Dopo abbiamo cercato altri libri di Simmel, tutti un po’ deludenti. Questo invece era il resoconto di una storia raccontatagli e non ho mai capito se fosse un espediente letterario, o davvero una storia altrui da lui riportata. Comunque ci ho imparato un bel po’ di storia e la ricetta del vero gulasch ungherese.

Di Hans Hellmut Kirst invece abbiamo letto tutto, persino mio fratello che non è mai stato un lettore, si è appassionato alla saga del caporale e via via fino a tenente Asch. E poi anche Mattino Rosso, Nessuno si salva, La notte dei generali. Un trattato sulla follia della guerra e le logiche perverse del militarismo, secondo me utile anche oggi.

I cannoni di Navarone a me è talmente piaciuto come libro che non ho mai guardato il film. E la stessa cosa vorrei aver fatto con Schindler’s list, La vita è bella, Mediterraneo, che a mio avviso hanno banalizzato grandemente le storie che raccontano. Idem con patate per Il mandolino del Capitano Corelli, che con tutto il rispetto, è un libro di Louis de Bernieres, un autore di cui ho letto altro e mi è sempre piaciuto.

E per finire, ma giusto dei libri che mi sto ricordando a memoria in questo momento, so che ce ne sono stati molti di più, da quelli storici, a quelli proprio di narrativa basati su eventi storici e consiglio  tutti di leggere quello che si può, non posso non aggiungere anche: Ida Fink, Il viaggio

Helena Janeczek, Lezioni di tenebra e anche Le rondini di Montecassino, entrambi importanti per me fosse solo che il 2 novembre nella mia infanzia lo passavamo non al cimitero di famiglia, ma o a quello di Loreto o a quello di Montecassino, dove i miei genitori atei mi portavano alle messe in polacco per i caduti. File e file di lapidi tutte uguali, date di nascita e di morte che differivano di 17, 18, massimo 20 anni. E anche due libri bellissimi, adesso non vi fate distrarre dai miei ricordi di infanzia, qui sto dando consigli di lettura.

E già che ci siamo allora, non posso tacere di Czeslaw Milosz, La mia Europa.

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, il primo romanzo di Calvino sulla resistenza vista con gli occhi di un bambino.

Non scordiamoci di Hemingway e Solzhenitsyn e il Dottor Zivago. Su Hemingway sarò breve, me lo sono letta e studiata per via che mi sono laureata in inglese, dal punto di vista della scrittura e di quello che ha rappresentato per gli scrittori successivi, tra cui tutti i nostri grandi del dopoguerra, non gli posso dire niente, ma non c’è una donna una che non sia una povera cretina in tutti i suoi romanzi. E siccome per me l’antifascismo va di pari passo con l’antisessimo, di che stiamo a parlare? Allora tanto vale godersi i fantastici libri di Tommy e Tuppence di Agatha Christie.

No, fermatemi o vado avanti fino a stasera. Ora, con un background di letture di questo tipo, qualcuno si meraviglia ancora che io sia europeista convinta e antifascista? Se avete paura di diventarlo anche voi, adesso sapete quali libri non leggere.

Vi lascio l’ ultimo, che non sono riuscita mai a leggere per intero e sta lì, in attesa di tempi migliori: Nedo Fiano,Il coraggio di vivere, regalatomi da sua nipote.

Prova a leggere anche:

13 COMMENTI

  1. Mammamsterdam: sì può essere. Fai caso che in tutti i vecchi film di guerra i fascisti in divisa hanno tutti l’accento romagnolo e toscano. Non ho mai capito come mai proprio quelle regioni si sono così prese di politica e si così divise, una delle spiegazioni che mi hanno dato, non so quanto convincente, è che essendo ai confini con lo Stato pontificio ci finivano tutti gli esiliati e gli scomunicati, e l’impegno politico ce l’hanno nel DNA.

  2. aggiungo che avendo già sentito parlare dei bambini di Terezin, a mio figlio la casa di Anna Frank non gli ha fatto neppure tanta impressione…..(e io che non volevo nemmeno portarlo).

  3. ciao Mammamsterdam grazie per questo post in cui mi ritrovo completamente. A scuola di mio figlio in quarta elementare sono già avanti inn questi dicscorsi, hanno raccontato alla classe dei bambini di Terezin, hnno fatto vedere La Vita è Bella e la maestra (illuminata) è già il secondo anno che racconta dell’olocausto e dei partigiani. Certo non è un argomento facile, però va affrontato perchè è la nostra storia e bisogna sapere chi si è battuto per la patria e credeva in un mondo migliore e bisogna anche essere consapevoli del male che c’è nel mondo.
    mio figlio va agli scouts e abbiamo un altro argomento di cui parlare: di coloro che pur nella clandestinità imposta ai tempi del fascismo tennero vivo lo scoutismo in quei tempi bui.

  4. Quando saranno più grandicelli credo che passerò loro “Una questione Privata” di Fenoglio. “La Banalità del Bene” di Deaglio, sulla storia di Perlasca. Farò un giro al parco della memoria a Padova (molto suggestivo, nella sua semplicità).
    Ma ieri abbiamo imparato (proprio imparato a memoria, sono bravissimi) “Bella ciao”. È incredibile come sia sufficiente spiegare loro il testo per dare una prima infarinatura. Così ieri sera Pee cantava “O parmigiano portami via”… ecco, magari c’è qualcosina da sistemare…

  5. Io oggi ho provato a spiegare al mio primogenito, 5 anni, come mai oggi non era andato a scuola. Mi sa che è un po’ presto, ma appena lo vedrò più partecipe ricorrerò a uno dei libri consigliati.

  6. Secondo me un momento per parlare ai bambini di quello che è successo c’è e semplicemente è fin dall’inizio. Una parte della mia famiglia viene dal Piemonte. Dall’altra, il fratello di mia nonna è morto alle Ardeatine. Sono cresciuta cantando Festa d’aprile, Levi l’ho letto all’inizio delle medie se non prima. Aecondo me i bambini sono capacissimi di affrontare queste atrocità, con l’aiuto degli adulti. Ma penso sia meglio farlo da subito di modo da non spaventarli o impressionarli senza che ne siano preparati. Devono sapere cosa è successo, devono assorbirlo e capirne l’enorme atrocità, deve essere parte integrante di loro. Fatto da subito è meno drammatico secondo me, senza però diminuirne la profonditità

  7. Miranda, hai ragione, più o meno tutti, solo che Fontamara ce l’ hanno fatto fare alle medie e io avevo/ho un problema con gli stupri e deo aver rimosso. LGO, vi aspetto se volete riprovarci. Closethedò, ma sai che hai ragione? Si, è di quella zona la mia amica, però una regione tanto rossa, santo cielo, può essere?.

  8. Come consiglio di lettura forse proporrei “Il bambino con il pigiama a righe” che penso possa essere letto da un bambino dagli 8 anni in su.

    E poi film come “La vita è bella”, che ha il pregio di mostrare tutto come avrebbe fatto Charlie Chaplin.

  9. Per noi è prestino ma sicuramente ne parlerò a mia figlia, sono un po’ indecisa sul quando, presumo che un’età buona non ci sia ma aspetterei fino agli 8 anni perché prima mi pare che tanta e tale cattiveria sia difficile da digerire.

    Comunque posso dire che resto basita a leggere della tua amica 50enne, non è che per caso viene da Predappio?! Potrei capire se avesse avuto 70 anni, lì era difficile parlarne perché gli argomenti erano freschi (un mio zio appunto 70enne fece una tesi di laurea in storia sui partigiani della zona e il prof decise ad un certo punto di tagliare e interrompere le ricerche perché stava trovando troppe cose imbarazzanti e compromettenti).

    A me il diario di Anna Frank è stato dato come libro di lettura alle medie, se non ricordo male in seconda. Purtroppo invece alle superiori per quanto il prof corresse non siamo andati oltre la 1^ guerra mondiale, voglio sperare che con la riforma dei programmi scolastici al 5° anno di superiori si parli del nazifascismo e delle persecuzioni – a tutte le categorie, non solo degli ebrei, ricordiamo per favore anche gli zingari e gli omosessuali, e quanto fatto sugli handicappati e i malati mentali.

    Chiaramente poi se gli studenti si trovano di fronte professori esauriti che per redarguire uno studente ebreo un po’ vivace gli dicono che avrebbero dovuto conoscere i lager nazisti, si dovrebbe cominciare a fare autocritica anche noi. Sto citando ovviamente un episodio della cronaca recente di cui penso non si è parlato abbastanza

  10. Quando siamo venuti ad Amsterdam la casa di Anna Frank l’abbiamo saltata perché c’era una fila pazzesca, ma quest’inverno GG – che allora era troppo piccola – lo ha letto e riletto. Ora continueremo con gli altri. Buon 25 aprile!

  11. anche a me i professori hano fatto leggere parecchia Resistenza e incredibilemnte tra i miei non ci sono i tuoi…alcuni nemmeno li conoscevo, ma adesso rimedio….
    i miei: La ragazza di Bube, L’Agnese va a morire, Fontamara (mi meraviglio di te che sei abruzzese ;-); La Tregua e Se questo è un uomo (of course), Il giardino dei Finzi Contini, Il partigiano Jhonny ma ho un ricordo vago di questo…e poi Cristo si è fermato a Eboli, un po’ meno resistenza, ma ci somiglia…grazie per il tuffo nel passato 😉

LASCIA UN COMMENTO