genitorisbroccano

genitorisbroccano è lo spazio da usare quando senti di avere solo voglia di urlare.
Quando non ne puoi più.
Quando senti che le tue qualità di mamma o papà paziente stanno venendo meno.
Quando tutti i tuoi buoni propositi sono miseramente crollati davanti all’incomprensibile ostinazione dei tuoi figli.
Quando hai mandato a farsi benedire tutte le tue più radicate convinzioni circa l’allenamento emotivo e l’empatia.
Quando sei riuscito a mettere tuo figlio in punizione già 3 volte da quando si è svegliato, e sono appena le 8.30 del mattino.
Quando hai ormai raggiunto la definitiva convinzione che sei una pessimamma o un papàpessimo.

Questa è una stanza insonorizzata: fuori da qui non sentono nulla. Ti leggeranno solo altri genitori solidali che sanno benissimo come ti senti.
Qui è vietato dare consigli (soprattutto quelli buoni).
Qui è vietato trovare soluzioni.
Qui è vietato citare “metodi”.
Qui è vietato fare i saputelli!
I commenti autorizzati sono solo le pacche sulle spalle: sarà nostra cura rimuovere ogni altro tipo di commento.

Da questo momento potete urlare! Nulla è inconfessabile per genitorisbroccano!

PS: Se invece hai bisogno di consigli, cerca un articolo nel resto del sito che faccia il caso tuo, e posta un commento lì : genitoricrescono.com

4,423 thoughts on “genitorisbroccano”

  1. I figli sono delle madri. Vecchio adagio, molto saggio.
    Ma siamo nel 21 secolo? Siamo sicure?
    Forse per certe mie amiche che non so sembra che il marito lo abbiano trovato in un pacco di Natale, al massimo qualche piccolo disguido.
    A me invece sembra di esplodere.
    Lui lavora in proprio da 4 anni e per me questo lavoro è totalmente inadeguato gli ha consumato il cervello.
    Pessimista già di natura, ora è esasperante, perenne bastian contrario, cronicamente stanco, lunatico le volte in cui si vive la leggerezza si contano.
    Abbiamo una splendida bambina di 7 anni, dolce, solare e timida nelle relazioni in grandi gruppi di bambini.
    Io volevo pure il secondo figlio, ma la voglia è stata sepolta sotto la coltre di ciò che ho già descritto sopra.
    Io faccio la maestra all’infanzia, i bambini sono la mia vita, ho acquisito molta sicurezza in me stessa, a quanto pare non sufficiente,visto che sono costantemente in ansia.
    Un ansia che mi trascino da quando ero bambina essendo praticamente un marchio di famiglia.
    Fatto sta che nonostante non rimpianga nulla dell’essere madre, mi sento abbandonata da lui.
    La va a prendere a scuola, prepara il pranzo se non ci sono ma stop.
    In 4 anni la ha portata a scuola 1 volta perché lo ho martellato, lo zaino per vedere cosa fa la figlia a scuola lo ha iniziato ad aprire ora. I compiti non parliamone nemmeno sono sempre miei.
    E la cosa che più mi fa arrabbiare è che mi ha rifilato, ma tu insegni ne sai più di me!
    E la scusa più assurda mai sentita.
    Lui lavora con la sorella, dunque ha mezza giornata libera.
    Mai una volta nche abbia sentito dire vai a fare le tue cose la bambina la seguo io.
    Non gli sfiora che a 7 anni non è ancora autonoma e deve essere seguita, tanto più che è insicura.
    Che dopo che ho passato il tempo a seguire lei devo girarmi e fare il resto in tempi record incastrando le cose per recuperare il tempo.
    Io nostra figlia la seguo volentieri, siamo molto complici, ma vorrei vedere maggiore collaborazione.
    Pure lei pe le sue cose preferisce la mamma, perché ho un carattere dolce mentre lui è burbero.
    Motivo per cui si intimorisce e di conseguenza si blocca,mi dice mamma preferisco te per i compiti papà non ha pazienza.
    Invece fare anche queste cose rafforzerebbe il loro rapporto, creerebbe uno scalino in più oltre a sollevare me e ha rendere migliore anche il rapporto di coppia.
    Adesso la discussione è sulle attività extrascolastiche.. Stiamo valutando viarie opzioni.
    Lui vorrebbe nuoto, la bimba ha la fissa del movimento per cui danza.
    Per lui danza è inutile. Superfluo commentare la mentalità rigida.
    Tanto alla fine come per la scuola e catechismo chissà chi se ne occuperà?
    Il papà è quello delle risate e del gioco.
    La mamma di questo e tutto il resto, comprese le famose grandi domande, e avendo una figlia sensibile capiamoci siamo già su certi livelli.
    Cambiare è possibile ma sempre più facile a dirsi che a farsi.
    Sinceramente sono stanca di lottare contro i mulini a vento.

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  2. Lo devo dire a voce alta, ne ho bisogno. Io odio essere madre. È stata la scelta peggiore che potessi fare, mi sono rovinata la vita con le mie stesse mani, ogni giorno che passa non riesco a fare a meno di pensare che vorrei soltanto tornare indietro. Chiaramente mi sento la persona peggiore di questa terra, amo mia figlia, visceralmente, e ogni cosa appena scritta mi fa ribrezzo ma non posso farci nulla, è quello che provo. Io, ansiosa patologica, come diavolo ho potuto anche solo lontanamente pensare che caricarsi sul groppone la responsabilità di un figlio – elemento ansiogeno per definizione – fosse la mossa giusta? Ho iniziato ad accusare il colpo già in gravidanza, dopodiché, com’era prevedibile, sono sprofondata nella depressione post partum. Mi sentivo inadeguata a tutto, morivo di ansia, mentre le impellenze si moltiplicavano vertiginosamente e io non riuscivo a pensare ad altro che alla vita di prima. A spallate me ne sono cavata fuori, perdendo quasi totalmente spensieratezza e rispetto per me stessa, adesso mi barcameno cercando di fare del mio meglio, di tirare avanti quotidianamente sperando che il tempo mi sia amico e mia figlia cresca velocemente. Vista dall’esterno devo sembrare un’ottima mamma, attentissima a tutto, piena di cure e di attenzioni, le do sempre le cose migliori e sì, provo a dedicarle tutto l’amore che sento dentro di me perché c’è, avvelenato dall’ansia ma c’è. La amo e mi fa pena, perché non è colpa sua, perché lei è una creatura bellissima, ma io ci sto male, vivo le incombenze della genitorialità come una trappola, mi basta un suo raffreddore per precipitare nell’angoscia, per tornare a sentirmi inadeguata e incatenata, dentro sabbie mobili che mi tirano dentro mentre io vorrei soltanto cavarmi fuori e respirare. Sono anche un’egoista, perchè penso a tutte quelle cose che potrei fare, e al modo sereno e senza patema in cui potrei farle, mentre tento di sopravvivere tra un capriccio e una lagna. Le volte in cui posso riappropriarmi dei miei spazi, di un giorno da sola o una serata in coppia, mi rendo conto di quello che ho perso e mi sento affogare. Per esigenze lavorative di mio marito, sono stata via da casa una settimana e no, non ho sentito la sua mancanza. Mi sono sentita soltanto libera, leggera, di nuovo padrona di me stessa, e la notte finalmente mi sono addormentata senza pensieri, placidamente. Poi sono tornata a casa e sono ricaduta nel solito copione, asilo da iniziare, malanni dopo neanche una settimana, sesso visto col binocolo, capricci, urla, ansia. Spesso scivolo in crisi di nervi plateali, di cui mi vergogno come una ladra. Detesto il suo pianto, quando si lagna per idiozie, mi entra nel cervello e mi fa esplodere. Non ho mai provato qualcosa di più infastidente, giuro. Mi chiedo continuamente perché, perché devo sentirmi in questo modo, mentre tutto attorno vedo donne appagate, stanche sì, a volte esasperate, ma in grado di fare le madri. Non ne posso più, vorrei soltanto scomparire.

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    • Cara Cry,
      non sai quanto ti capisco. Il mio bimbo ha tre anni, ma mi sento spessissimo come descrivi. La scorsa settimana ho visto su Netflix il film “Tully”. Non sai quanto ci ho pianto. Per quanto mi riguarda, ha descritto molto bene i miei stati d’animo. Soprattutto, ha descritto molto bene quella sensazione del prima e del dopo, quell’ambivalenza, quel continuo confronto con chi si era prima e chi si è ora.
      Non l’ho mai veramente superata questa cosa, né credo che la supererò mai. Forse ci sono persone più adatte a fare le madri, forse quella persona non sono io. Eppure, mi sentivo pronta ad affrontare una nuova sfida, volevo il bimbo, rimanere incinta per me aveva un senso e uno scopo. Però non ero pronta allo tsunami che mi ha travolto: in pratica, ho rinunciato a quasi tutto di me, e non ho ancora capito quanto sia colpa mia e quanto delle circostanze. Per un po’ ho tentato di tener su una parvenza di normalità, poi era troppo faticoso e ho semplicemente ammesso, a me stessa e agli altri, che era troppo.
      Forse c’entra il mio bimbo, che è stato un bimbo difficile – o almeno, secondo la mia percezione e rispetto al confronto con quelli degli altri. Forse c’entrano gli aiuti – pochi, col contagocce, e spesso che mi sono stati fatti pesare. Forse c’entra il covid, che ci ha costretto in situazioni assurde. Forse c’entra il fatto che il mio bimbo si ammala spessissimo, e di questo inconsciamente o meno, mi sento responsabile e chi ho intorno mi fa sentire responsabile. Forse c’entra il fatto che, in tre anni, per motivi diversi, ancora non abbiamo trovato una stabilità, una routine che sia una base relativamente tranquilla da cui partire, per non sentirsi solo costantemente affogati nelle cose di tutti i giorni.
      Non so, una cosa positiva che posso dirti, ma che vale per me, è che sono stanca, incazzata col mondo, esasperata, a volte pentita, però sono una persona diversa dalla me di prima: non migliore, ma infinitamente più consapevole. Avevo una bella, bella vita prima, è vero: stavo bene. Non benissimo, ok, avevo cose su cui lavorare. Però avevo raggiunto un relativo benessere, quella situazione in cui ti puoi godere le cose che hai. Ci ho messo su un figlio, e questo mi ha tolto tantissimo: a volte mi sento meno lucida di prima, meno figa, più lamentosa ecc. Però ho acquistato in conoscenza, in consapevolezza della vita. Non sono nelle condizioni di fare un altro figlio, ma ho deciso di sfruttare almeno il fatto di averne avuto uno.
      Un grande abbraccio

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      • Mi sembra quasi surreale trovare qualcuno che provi le mie stesse sensazioni. Anche la mia bambina ha 3 anni e non riesco ancora a metabolizzare questo cambiamento, o forse non ci riuscirò mai. Forse una parte di me rimarrà sempre lì a guardare la vita che avevo, che non era perfetta ma che comunque al netto di tutto, mi concedeva un’esistenza serena e fatta di cose più nelle mie corde. So per certo di avere un grosso problema di ansia che incide pesantemente su tutto, e so anche che se non ci fosse, sarebbe tutto più semplice. Mi sembra di essermi fatta un enorme, madornale autogol pensando di poter affrontare tutto questo con il mio disturbo. Ci sono giorni che mi sento sopraffatta da tutto, giornate in cui vorrei soltanto non svegliarmi la mattina per non dover affrontare questa realtà che tanto mi ha dato ma troppo mi ha tolto. Non so, forse sto sbagliando tutto… ma davvero la mole di ansia, pensieri e oppressione che sento in certi momenti è davvero insopportabile. Mi piacerebbe parlarne ancora, se per te va bene. Come possiamo metterci in contatto?

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    • Non sentirti sola. È un po’che leggo qui e di made che si sentono come te (come noi) ce ne sono eccome. Però col fatto che magari ci sentiamo giudicate se ci manca la vita di prima non ce lo diciamo a vedere cenda se non in spazi come questo. Parecchie cose che hai descritto le ho provate e le provo anche io e non avendo molti aiuti e potendo contare solo su mio marito finisce che sblocchiamo parecchio. Ti auguro tempi migliori, non ti legare all’immagine che gli altri dipingono delle madri. Sei una brava mamma che alle volte non ce la fa più. Un abbraccio.

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  3. Lamentele, lamentele, lamentele! Non so più dove urlare la mia disperazione per un marito che non fa che lamentarsi del carico familiare mentre a me sembra sempre e comunque che faccia tutto io.. Casa, esigenze del bambino, scuola, incombenze varie e altri mille incastri. Ma niente lui si lamenta e fa la vittima.. Che non ha un momento per sé. E intanto non fa che prenotarsi serate libere e momenti con gli amici perché “sai io non ho un attimo libero”.. Mentre io sono sempre lì ad anteporre le esigenze della bambina, del lavoro e infine anche le sue alle mie. Non è giusto……

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  4. Sono stufa delle mamme che sono finte solidali e poi.voltano la faccia
    Mi.trovo nella situazione che mio figlio gia difficile di suo si.sia ritrovato a scuols un bambino anche esso con sue problematiche
    Bene sua mamms per un anno a mandarmi messaggi e cercare la mia complicità in virtù d difficoltà comuni. A usarmi (, a questo punto so che è cosi), per sfoghi consigli.chirdermi compiti che suo figlio non ricordava ecc ec
    Bene ors suo figlio fa comunells con un altro compagno contro ol mio e lo.provoca apposta sapendo che lui sbrocchera e finira in punizione ec. Ecc. La suddetta mamma si.gongola nella nuova condizione del suo che finalmente ha amici e a scuola è migliorato ecc ec. E grazie al cazzo anchr a discapito del mio ..Bene. che dovrei fare?, a me viene solo da evitarla e odiare suo figlio per mettere il mio in difficoltà ..un passo avanti e dieci indietro da quando c è questo compagno

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  5. Oh sì, forse lo siamo, un fallimento. Ma forse solo perché abbiamo figli che ci mettono di fronte alla nostra universale condizione di esseri umani. Io ne ho piene le scatole di regole universali, leggi deterministiche e quant’altro. La verità è che è troppo faticoso accettare che a volte la vita – e i bambini – non sono sotto il nostro controllo, che non tutto è in nostro potere, che non tutto è riprogrammabile, rimodificabile, gestibile. Chi ci riesce forse è bravo o forse ha solo avuto culo. Ma nell’ultimo caso non lo ammetterà mai.
    Io, con un figlio assolutamente ingestibile, mi sono ritrovata per puro caso a fare uno spannolinamento senza grossi scossoni, una cosa semplice e naturale. E quindi? Sono stata BRAVA? Comprensiva,attenta,ferma, ecc ecc? Ma col cavolo! È andata bene per motivi francamente imperscrutabili e non è che ora mi metto a scrivere trattati di spannolinamento… Ma la tendenza di molti è quella.
    Sì, anche se sto di cacca, se la logopedista nella relazione mi ha scritto che mio figlio è oppositivo provocatorio con le figure genitoriali, se non rimette le cose a posto, non ascolta, mi sento spesso una madre di cacca e vedo gli sguardi storti della gente, boh… Benedico mio figlio che mi fa vedere le cose da una prospettiva che secondo me è molto più vicina alla realtà di tante cavolate che sento!
    Poi ovviamente la colpa ricade tutta su di noi, come se i bimbi non avessero un temperamento loro… Vi dico questa: io e mio marito, tranquilli, innamorati davvero e sereni, abbiamo il bimbo che piangeva sempre e non dormiva mai. Secondo molti, il problema era chiaramente nostro che avevamo problemi e ansie irrisolte. Ok. La tipa che abitava accanto a noi, poverina, prendeva psicofarmaci, non stava bene, aveva un compagno con cui si lasciava ogni settimana, lui forse alzava pure le mani su di lei.. Lei rimane incinta e per nove mesi è una storia così. Altro che ansia e problemi irrisolti. Risultato: fa il bambino più docile del mondo. E ora venitemi di nuovo a dire che la colpa è mia….

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    • Per carità, non è colpa tua, né di tuo marito. Noi abbiamo un solo figlio di 9 anni e tuttora è difficile perché é molto oppositivo con noi. Per fortuna a scuola riesce a comportarsi bene, ma sono molto preoccupata per l’imminente pubertà, avremo ancora la forza e la costanza di cercare sempre la soluzione giusta? Siamo già esausti…

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    • Le sono molto grata delle sue parole, le ho trovate molto di conforto. Nel mio caso problemi in passato ci sono stati anche (non con mio marito, vengo da una famiglia abusiva) e fra le paure che mi vengono per via del mio passato e il fatto che io proprio come perdo troppo sonno vado giù come un macigno a livello di umore, mi faccio prendere dalla depressione.
      Alla fine io sono d’accordo e comunque al mio bimbo voglio bene ma proprio per questo la paura di non essere abbastanza brava che mi viene quando vedo delle mancanze o difficoltà paradossalmente contribuisce al pensiero che accidenti, ma c’è ne fosse una dove non affrontiamo ogni novità come una battaglia.

      Almeno, anche grazie a quello che ha detto lei credo, questi ultimi giorni sono riuscita a prenderla con un po’più di filosofia. Non posso cambiare la situazione ma a momenti alterni come reagisco, sì. Grazie ancora.

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  6. Ne ho piene le scatole di non dormire, di dover prevenire urla, di buttare via cibo, di non riuscire a togliere il maledetto pannolino. Ho letto tutti gli articoli, ho provato gli adesivi, non mettere pressione, leggere insieme i libri di pirati sul vasino. Ne ho piene le scatole degli altri genitori che a due anni ci hanno messo qualche giorno e via e ne ho piene le scatole di dover intrattenerlo tutto il giorno quando sono morta dal sonno e di riuscire a metterlo a letto alle dieci. E se provo a essere più decisa peggio che andar di notte, comportamenti anche peggiori. Sono un fallimento.

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