Wolf Children Bambini lupo

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wolf-childrenCon una rubrica sul cinema in famiglia e una sull’adolescenza, questo mese non riuscivo a scegliere. Per fortuna mi è venuto in soccorso mio figlio Federico, grande appassionato di animazione giapponese, proponendomi di guardare insieme a lui Wolf Children , un film del 2012 di Mamoru Hosoda, che ho trovato così bello e così magicamente in tema con entrambe le rubriche da decidermi subito a consigliarvelo.

La storia è quella di Hana, una studentessa diciannovenne, che si innamora di un ragazzo un po’ strano, solo e “diverso” come lei. Presto scopre la ragione della sua diversità: è un “uomo lupo”, uno degli ultimi discendenti degli uomini lupo giapponesi. Attraverso di lui Hana scopre che la maggior parte delle idee che gli umani hanno su questa specie è frutto di pregiudizi e scopre anche l’amore. La scena delicatissima della loro prima volta, in cui si percepisce la paura, il desiderio, l’abbandono e la decisione ultima di affidarsi all’ignoto, allo sconosciuto e misterioso – “sei sempre tu” gli dice lei riconoscendolo dietro le sembianze di animale, prima di lasciarsi andare – è così bella che tocca tutte le generazioni.

Dal loro amore nascono una bambina, Yuko, selvatica e ribelle, e un maschietto, Ame, timido e fragile. L’uomo lupo però muore, e Hana si ritrova sola ad affrontare la vita, con due figli ancora piccoli ed un mondo ostile dal quale si deve nascondere: come reagirebbero infatti le persone se scoprissero che i suoi figli sono per metà lupi? Per sfuggire agli sguardi della gente, e al controllo della società che impone vaccini e scuola, ovvero una normalità pensata per gli umani, la giovane madre si rifugia in una regione remota. Ma anche lì dovrà fare i conti con il sociale, confrontandosi con la paura della propria diversità, il timore che i figli vengano rifiutati, la fatica di sopravvivere.

Scoprirà però anche cosa vuol dire la solidarietà e il sostegno di un intero villaggio, grazie all’intercessione dell’uomo più apparentemente ostile e rabbioso che si possa immaginare. Nel corso del film sono infatti diversi i personaggi che arrivano in soccorso di questa famiglia, e uno di loro non è nemmeno umano. Un ennesimo monito ad andare al di là delle apparenze, ad avere fiducia nell’aiuto del prossimo.

Film sull’adolescenza, dicevo, ma anche sulla fatica di crescere un adolescente, e soprattutto di lasciarlo andare, alla fine.

Questo è un film sui rapporti complicati tra un genitore e i suoi figli, sulla difficoltà di accettarli interamente, di riconoscersi in loro e saperli ineluttabilmente altro da sé. E racconta questi rapporti senza giudicare e senza prendere le parti di nessuno, in un incrocio di punti di vista che riescono a coinvolgere emotivamente lo spettatore in ciascuna storia.

Hana fa un duro lavoro per accompagnare i suoi figli verso l’età adulta. Ognuno di loro due ha un percorso a sé. Il piccolo Ame da piccolo e pauroso si trasformerà in un giovane lupo, prendendo la via dei boschi e delle montagne, mentre Yuko, la ribelle, sceglierà il mondo degli uomini. Per diventare adulti i due ragazzi dovranno venire a patti con la loro duplice natura, accettandola pienamente e decidendo di diventare ciò che sentono di essere, a dispetto del giudizio altrui.

Ma il passo più doloroso da compiere spetta alla fine alla madre. Lasciare che vadano per la loro strada, accettare a fine del proprio compito, è una tappa fondamentale. Come spesso nell’animazione giapponese, questa epifania viene accompagnata da uno stravolgimento naturale, un tifone che spazza via ciò che c’era per lasciare spazio al nuovo.

E Hana, risvegliandosi dopo una notte passata alla ricerca di Ame, rinasce a nuova vita. “Vi ho cresciuto per 12 anni “ dice “adesso dovete andare”.

Un film da vedere insieme per discutere di crescita, ruoli familiari, sacrificio, libertà, rispetto e differenza. Guardandolo, non ho potuto fare a meno di pensare ai ragazzi delle seconde generazioni di immigrati, a chi ha genitori che provengono da culture diverse e si trova sempre sul filo tra due mondi, ma anche a tutti quelli che non si riconoscono mai in niente, e che cercano per tutta la vita la propria strada, unica ed irripetibile.

Età consigliatadai 10/11 anni, perfetto dalla prima media in poi.

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1 COMMENTO

  1. Bellissimo e toccante. Visto l’anno scorso portando la pupa di 8 anni..e mi sa che glielo ripropongo tra un po 😉 noi conunque ci siamo commosse specularmente al distacco di Ame..

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