La vista dei bambini migliora con la prevenzione

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La vita è troppo bella per non essere guardata come si deve!

E’ il motto di SuperGeko, il personaggio che insegna ai bambini a prendersi cura della loro vista, nel cartone animato realizzato dalla Studio Bozzetto per il progetto Guarda che bello.

GV3La salute della vista nei bambini è un aspetto di cui ci si interessa soprattutto a partire dall’età scolare, tranne casi di patologie più gravi che emergono all’evidenza già dai primi anni di vita. Capita così che disturbi più leggeri possano sfuggire nell’età prescolare, quando invece una diagnosi precoce potrebbe portare a miglioramenti più rapidi e definitivi.
Pensiamo a difetti visivi come la miopia o il così detto occhio pigro: se individuati alla loro insorgenza, sono trattabili senza conseguenze nella vita successiva del bambino.

Si comprende ancora meglio l’importanza di una corretta visione fin da piccoli, se si riflette su quanto l’apprendimento spontaneo dei bambini, nei primi anni di vita, sia legato proprio alla vista: il bambino in età prescolare apprende per imitazione ed esperienza visiva ed è perciò determinante per il suo sviluppo il modo in cui vede il mondo.

Per questo motivo, con il patrocinio del Ministero della Salute e in collaborazione con AIMO (Associazione Italiana Medici Oculisti) e Zeiss, il notissimo gruppo tecnologico del settore ottico, il Consorzio Ottico Italiano – Gruppo GreenVision ha ideato GUARDA CHE BELLO, un progetto multimediale che porta nelle scuole e alle famiglie materiali per l’educazione alla salute della vista.

Oggi per fortuna lo stigma degli occhiali non esiste quasi più: i bambini li percepiscono quasi come un elemento di interesse e sembra scomparso il timore di essere presi in giro perché li si indossa. Anche la scomodità di portare occhiali è superata grazie ai materiali sempre più confortevoli: non c’è attività fisica, sport, o gioco che non si possa fare anche con un paio di occhiali addosso.
Ciò nonostante, i bambini e anche i loro genitori non prestano la dovuta attenzione a quei comportamenti corretti e virtuosi, che possono prevenire difetti visivi. Proprio questo tipo di informazioni sono al centro del progetto Guarda che bello, che porta in oltre 2.300 scuole dell’infanzia e primarie dei kit gratuiti per informare su come prendersi cura della propria vista.

GV6-1Uno scambio di informazioni e collaborazione tra scuola, famiglia, oculisti e pediatri costituisce una rete efficace per prendersi cura della vista dei bambini fin dai primi anni di vita.
I kit distribuiti nelle scuole, comprendono una guida per gli insegnanti, con spunti per attività didattiche da svolgere in classe, un libro per le famiglie scritto da Annalisa Strada e illustrato da Studio Bozzetto e 4 divertenti brevi cartoon sempre di Studio Bozzetto, disponibili anche su www.greenvision.it.

C’è qualcosa di più a dar valore a questo progetto didattico, che non riguarda solo la vista dei nostri bambini, ma spinge i partecipanti a sporgersi un pochino dalla propria finestra per guardare un’altra parte di mondo: tutte le classi che aderiscono al progetto Guarda che bello sono invitate a partecipare a un divertente concorso ludico-educativo e creativo che mette in palio per le scuole materiali per la didattica e la psicomotricità. Partecipando al concorso le classi avranno modo di contribuire al progetto benefico “Ridare la luce” a favore di Paesi dove più gravi sono i problemi visivi perché non ci sono risorse per curarli. Il Gruppo GreenVision negli ultimi anni ha sostenuto e sovvenzionato circa 20.000 interventi effettuati, tra operazioni di cataratta e visite ambulatoriali, e migliaia di occhiali raccolti dal Consorzio e consegnati in Mali, Benin, Togo, Ghana e Ciad.
Per ogni classe che parteciperà al concorso GreenVision si impegna a fare un’ulteriore donazione al progetto.

Perché non chiedere agli insegnanti dei nostri figli di partecipare? Non solo si promuoverà quell’importantissimo valore che è il prendersi cura di sé, ma si insegnerà ai nostri figli a individuare da soli eventuali problemi visivi che potrebbero insorgere negli anni a venire e anche a capire meglio le esigenze dei compagni che portano occhiali.

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