Viaggio nel sud della Svezia: l’importanza del tergicristalli
E’ un martedì mattina di giugno.
Partiamo da Stoccolma per un viaggio itinerante al sud della Svezia, con due figli al seguito, il Vikingo (di 3 anni e mezzo), e Pollicino (due mesi e mezzo). Le vacanze con i figli normalmente richiedono un po’ più di organizzazione e pianificazione. Noi invece partiamo all’avventura con l’unica certezza di aver prenotato una macchina in affitto per una settimana, compresi i seggiolini per i bimbi.
Le valigie sono ancora da preparare, però ieri sera siamo riusciti a prenotare un paio di B&B per le prime due notti. Confesso che sono un po’ agitata per la disorganizzazione, e mi ripeto che tanto con i figli i programmi vengono sempre stravolti, e allora perchè farne?
Buttiamo tutto alla rinfusa nelle valigie, cercando di non dimenticare nulla, impresa praticamente impossibile anche nelle migliori condizioni, ancora più quando interrotta da un paio di allattamenti, un Vikingo in stato euforico per la partenza, e un Pollicino che sente l’aria di festa e decide di non
dormire. Infiliamo in macchina tutto lo stretto indispensabile:
- 3 valigie piene di abbigliamento per i bimbi per una temperatura media tra i 5 e i 20 gradi (siamo in Svezia!) e pochi capi per noi
- una borsa di giochi che include un album da colorare, un paio di macchinette, un triceratopo, una tigre e una serie di libri illustrati
- un passeggino finora usato solo dal Vikingo che pensiamo di usare per Pollicino (si accettano scommesse sul numero di attacchi di gelosia)
- un monopattino incluso casco per cercare di placare gli attacchi di gelosia di cui sopra
- il cuscino preferito del Vikingo
- un paio di pacchi di pannolini
- un set quasi completo di supposte di paracetamolo, cerotti e garze, e medicine per l’asma del Vikingo
- una cartina stradale (che noi siamo di quelli che vivono senza macchina, senza TV e naturalmente
senza GPS)
Primo problema. Ma i seggiolini li mettiamo vicini o separati? E io mi siedo tra i bimbi? In effetti è la posizione migliore per potere infilare il tappo…ops, il ciuccio a Pollicino, e intrattenere il Vikingo allo stesso tempo. Il viaggio quindi parte con me nell’improbabile ruolo di acciuga reso ancora più improbabile dai miei numerosi chili di troppo post-parto e GG al volante.
Il Vikingo continua a parlare in modo convulso della macchina. E’ affascinato dal nuovo mezzo di trasporto. E naturalmente non si riferisce alla comodità dell’abbondante portabagagli che ci ha permesso di portare tante cose, parla solo di quanto sia bella e veloce. Solo che…aspetta un attimo…qualcosa non quadra…“papà perchè le altre macchene vanno più veloci di noi?” dopo un’insoddisfacente spiegazione sui limiti di velocità e il rispetto della legge siamo passati direttamente alla lamentela:
- “Mamma, io non vollo questa macchena bianca. Io vollo quella nera velociffipa”
- “quale quella nera velocissima?”
- “quella macchena sportiva che stava parcheggiata sulla strada per andare asilo mio”
- “dici la Ferrari nera parcheggiata sotto casa nostra?”
- “Si, quella bella macchena sportiva nera. La Ferrari!”
Alzo gli occhi al cielo e tento una risposta sul genere costa tanto e non sarebbe nemmeno pratica con tutto quello che ci siamo portati dietro. Ma nulla da fare.
Il malumore perchè la macchina presa in affitto non è una Ferrari fa calare il silenzio.
Poi una specie di colpo di genio “papà, ma questa macchena ha quei cosi che fanno così?” chiede il Vichingo speranzoso.
“Così come? Dici i tergicristalli? Certo che ce l’ha!”
E così il tergicristalli ha fatto salire la sua stima per la macchina bianca di una decina di punti, e la Ferrari e il malumore sono stati dimenticati temporaneamente.
Transizioni
Qualche ora e molte attivazioni del tergicristalli più tardi, nonostante non ci fosse nemmeno una nuvola in cielo in un raggio di molti chilometri, arriviamo alla nostra prima tappa. Un simpatico bed & breakfast a metà percorso.
Quando ci avviciniamo alla casetta in legno gialla, con tetto nero spiovente, circondata da un immenso prato colorato di margheritine, io e GG ci sentiamo già in vacanza. Iniziamo la nostra serie di elogi e “guarda qua, guarda la”, finchè il Vikingo con la faccia lunga e scura chiede “perchè abbiamo fermato la macchena?”
Ops, ci siamo dimenticati di spiegargli che non torneremo a dormire a casa. Sono quelle cose che si danno un po’ per scontate, ma per un bimbo di 3 anni e mezzo non lo sono affatto. Soprattutto se è un bambino amplificato che non ama le novità.
“Ma perchè rimaniamo a dormire qui, tesoro”.
Finimondo di urla e lamenti “io non vole! Andiamo via” nemmeno lo avessimo portato all’inferno.
Abbiamo naturalmente sbagliato tutto. Che ci è venuto in mente di fare un viaggio itinerante con un figlio che non ama i cambiamenti e ci mette 4 ore prima di abituarsi ad un posto nuovo?
E il tergicristalli è già diventato un inutile oggetto di serie.
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