Una lingua straniera per imparare la tolleranza

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Intelligenza culturale, intelligenza pratica, decifrare altre culture, ma soprattutto la tolleranza. Ecco cosa si impara attraverso lo studio di una lingua straniera.

L’inglese apre tante porte, ci vuole l’inglese per il lavoro del futuro, quante volte l’abbiamo sentito dire? Ma qui vogliamo parlare di una cosa differente, e togliamo l’inglese dall’equazione per una volta.

Ci sono tanti aspetti della nostra vita che vengono magnificamente migliorati con lo studio, fatto bene, di una lingua straniera, e non sono soltanto quelli cognitivi, o pratici, che sono ovvi. Questo video ne riassume molto bene alcuni fondamentali.

Imparare una lingua straniera ci aiuta ad acquisire una comprensione fra culture, non nel senso “capisco quello che mi dici” ma nel senso di “capisco perché me lo dici in questo modo, con queste parole”. E’ provato ad esempio che chi parla più lingue, nel passare da una lingua all’altra, cambia anche il modo di porsi, di vedere il mondo, e di reagire alle circostanze, si cambia quasi personalità. Non è patologico, è che a volte la presenza, o la mancanza, nel lessico di una lingua, di una certa parola o espressione, “forza” una visione del mondo differente. Ne abbiamo parlato un po’ qui e qui e qui.

Imparare una lingua aiuta a reagire meglio alle situazioni nuove e sconosciute, perché chi parla più lingue ha una migliore tolleranza, una minore preoccupazione, per l’ambiguità: una buona tolleranza per l’ambiguità, l’ambivalenza, la prospettiva differente, tende a farci trovare una nuova situazione stimolante piuttosto che preoccupante. Questo migliora, per inciso, anche l’acume d’impresa, perché una persona che tollera l’ambivalenza è più incline a rischiare, ed è più ottimista.

Ora, se tutto questo pare un ragionamento astratto e accademico, e tipicamente lo pensiamo applicato all’inglese, e alla scuola, proviamo a cambiare prospettiva. Nelle scuole inglesi si studiano le lingue, come in tutte le scuole del mondo, e si studiano le lingue europee, francese, spagnolo, tedesco, russo, portoghese, le classiche. Ma, di recente si è cominciato a diffondere massicciamente lo studio del cinese-mandarino. In alcune scuole come opzione, ma in altre come materia a parte, obbligatoria, in aggiunta alla “lingua straniera a scelta”. Certo, ci sono talmente tanti nuovi scambi culturali ed economici con la Cina che non si fa fatica ad immaginare questa una scelta vincente per il lavoro del futuro. Ma è anche vero che l’occasione viene dalla presenza sempre più importante nella popolazione della componente Cinese. Pensateci, abbiamo a fianco a noi centinaia e centinaia di persone che parlano una lingua: non è immediatamente ovvio che sarebbe una buona idea impararla anche noi? Non viene naturale pensare che riuscire a scambiare un paio di parole con i passeggeri seduti di fronte sull’autobus nella loro lingua, insieme all’italiano, potrebbe essere importante anche per noi stessi, non solo per loro, per tutti i motivi di cui si parlava sopra?

E allora uno strumento per crescere: impariamo tutti insieme, noi e i nostri bimbi, una lingua straniera (potrebbe essere il francese, per la demografica di alcune immigrazioni, e se non vogliamo renderci la vita complicata) che permetta ai nostri bimbi di comunicare meglio non in un ipotetico futuro di successi lavorativi, ma nel qui e ora. Avrebbero anche la possibilità di praticarla full immersion e gratis con i compagni di banco, volete mettere?

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1 COMMENTO

  1. «Intelligenza culturale, intelligenza pratica, decifrare altre culture, ma soprattutto la tolleranza. Ecco cosa si impara attraverso lo studio di una lingua straniera».
    Cara Supermambanana, è per tutti questi motivi che negli ultimi due anni abbiamo iniziato a ospitare dei ragazzi alla pari nei mesi estivi.
    Credo sia un’esperienza fondamentale per la crescita dei bambini 🙂

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