Tutto è possibile

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Nell’ospedale dove ho partorito organizzavano, oltre ai corsi pre-parto, degli incontri per le future mamme con alcuni specialisti. L’incontro con il ginecologo era curato da una grande personalità, un nome praticamente leggendario. L’incontro con il neonatologo non era di minor livello: era tenuto dal primario di neonatologia, un medico piuttosto noto. Seguivano poi l’incontro con uno psicologo per parlare di depressione post-partum e quello con l’anestesista per informazioni sull’epidurale.
Tanto di cappello a questo programma.
L’incontro con il neonatologo mi colpì molto. Questo signore partenopeo, dal tipico accento e verve oratoria, ci intrattenne per un’ora e mezza con una sorta di sketch comico, ricco però di informazioni: insomma tutto quello che non ti saresti aspettato dall’illustre luminare.
Non ci parlò solo di questioni di pediatria e neonatologia, ma ci espose la sua convinzione secondo la quale i neogenitori non avrebbero dovuto cambiare nè le loro abitudini, nè il loro stile di vita. Era il neonato a doversi adeguare alla vita familiare!
A me questa cosa sembrava bellissima! Certo! Ma cos’è questa storia che di li a poco tutto sarebbe precipitato in un baratro! Ma sì! Come diceva l’espertissimo medico: volete andare al cinema con il bambino di due mesi? Che problema c’è? Lo allattate, lo addormentate e poi entrate al cinema. Beh, se poi inizia a piangere, alle brutte, chiedete scusa ed uscite! Volete andare a cena fuori con la tremesenne? E che problema c’è? Tanto lei dorme beata nella sua carrozzina accanto al tavolo di mamma e papà! Volete viaggiare? Zaino con pupo in spalla! Volete andare a fare jogging? Passeggino ammortizzato. Ha fame all’improvviso? Ma tanto allattate, quindi fuori la tetta e tutto è risolto…
Insomma, ci illustrò un mondo fantastico di genitori sorridenti che affrontavano maternità e paternità con elegantissima nonchalance.
Non che fossi tanto ingenua da sperare in tutto questo, però mi dicevo certa che avrei sicuramente gestito i ritmi, che avrei organizzato una routine possibile e piacevole per tutti: mia avevano appena assicurato che era possibile!

Dopo un po’ nacque il piccolo amplificato…
Primo giorno: urla disumane perchè non gli basta il latte.
Quinto giorno: urla disumane per le presunte coliche.
Un mese: se respiri troppo forte mentre lui dorme si sveglia… ovviamente urlando!
Quarto mese: mandiamolo sul girello almeno scarica le energie. Uh… ha già messo un dente… non si dorme!
Sesto mese: a svezzarsi non ci pensa proprio, digiuno!
Ottavo mese: gattona.
Decimo mese: cammina.
Un anno: un’ora in altalena…
C’è troppa luce, c’è troppo rumore, c’è troppo buio, c’è troppo silenzio, c’è troppo odore, la maglietta ha un pelucchio che lo irrita, la stoffa è un po’ ruvida non la tollera… Se si addormenta adesso non dormirà per le prossime dieci ore… Se non si addormenta adesso sarà troppo stanco ed irritato e diventerà ingestibile.
Movimento, movimento, movimento… Usciamo, dentro casa non si può stare. Piove, usciamo lo stesso. Tira vento, usciamo lo stesso. Fa caldo, usciamo lo stesso.
Al terzo anno dovevamo ancora inziare a dormire la notte.

Ecco qua! Questo era il nostro bambino. Un inesplicabile enigma. Una bomba ad orologeria. Il moto perpetuo. Iperensibile, poco adattabile, poco socievole.
Andare al cinema? Si, la prima volta quando aveva 3 anni e mezzo, a vedere Cars.
Andare in pizzeria? Si, ne abbiamo trovata una che ti serve la pizza in mezz’ora netta, così in tre quarti d’ora siamo fuori, conto compreso… Meglio che ce la mangiamo a casa, eh!
Viaggiare? Si, peccato che la stanza d’albergo non sia la sua stanza, con il suo letto ed il suo ambiente…
Jogging? Si, inseguire lui mentre corre!

Ma allora le teorie dell’illustre neonatologo erano solo un espediente oratorio per rassicurare le coppie di futuri genitori?
No, non necessariamente. Ma questo l’ho capito dopo. L’ho capito solo con la lucidità ritrovata, ora che posso portarlo al cinema, al teatro, al museo, in albergo, ad una festa. Che posso stare in casa mentre lui si fa i fatti suoi. Che lo trovo a leggere un libro da solo…
Lui sbagliava, almeno quanto sbagliavo io nel sostenere che, non cambiare stile di vita, è impossibile. Sbagliavamo entrambi nel pensare che esistesse un modello di maternità e paternità: che ci fosse UN modo di comportarsi, un modello universalmente applicabile.
La mia esperienza è stata quella di una maternità dei primi anni in cui non adeguarsi al mio bambino era quasi impossibile. Ma non è l’unica strada possibile.
Ci sono tanti bambini che dormono nella loro carrozzina sereni, che si presentano sorridenti ed adattabili al mondo.
Ci sono tanti approcci alla maternità quante sono le mamme ed i loro bambini. E per qualcuna che continua a fare la sua vita, insieme al suo bambino, ce n’è un’altra che rivoluziona la sua esistenza.
E se questo va bene per loro, hanno ragione entrambe.

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14 COMMENTI

  1. Daniela, meglio le pizzerie che servono in fretta e poi a sgambettare tutti insieme. Almeno si mangia! 🙂

    (l’insalata verde??? ma a che età??? no, non esistono…. era finta!!!)

    • E invece esistono. L’insalata verde, i pomodori, le carote e i cetrioli sono gli unici alimenti di cui il Vikingo è ghiotto al limite del credibile. Non troppo tempo fa ha chiesto al padre pane e cioccolata per la colazione. Allora io gli ho chiesto “se lo vuoi, va bene, scegli tu, pane e cioccolata o pane e prosciutto e cetriolo. Indovinate cosa ha scelto? Ha urlato “CETRIOLOOOO!” e non c’è stata cioccolata che potesse reggere il confronto 🙂

  2. Silvia ha ragione, cambiano… Con Sara andare al ristorante era fuori discussione, ci abbiamo provato una volta con una coppia di amici con una bimba della sua età, ma si, dai, tanto con l’amichetta… Niente, la bimba seduta, buona, a mangiare pure l’insalata (no, non ci credo, non esistono bimbi che mangiano l’insalata verde! :-O ) e lei a fare su e giù, qua e là, tocca questo, prendi quello, questo cade, quello non va… 15 minuti finiti ovviamente con crisi disperata.

    Ma ora è già cambiata, rispetto all’anno scorso è un’altra bimba, e anche se non per lunghe cene, una cenetta in pizzeria sta diventando fattibile. Per le cose lunghe… se posso scelgo pizzerie con parco giochi o angolo giochi (grazie al cielo iniziano ad esistere), ovviamente quasi non vede cibo, ma almeno ce la facciamo…

  3. Ragazze, ma non sapete come sono contenta quando vedo mamme di amplificati che trovano modo di confrontarsi e si riconoscono! Perchè come tutte sosteniamo, il problema vero è farsi capire dagli altri e quindi non convincersi di essere pazze, visionarie, incapaci ed inadeguate.
    Valeria, condivido in pieno la poca voglia di spiegare: una volta appurato che questi bambini ESISTONO (quindi non siamo noi, genitori incapaci, che li immaginiamo così), andiamo avanti e aiutiamoli a cercare un modo per gestire se stessi.
    Valeria, se mi permetti un consiglio, cerca di farla sempre quell’oretta al mare: sicuramente il tuo amplificatino si adatta con molta fatica, ma se insisti, piano piano familiarizzerà anche con l’ambiente che non lo aggrada. Magari vai presto la mattina, così eviti il contatto necessario con troppi bambini e la folla e prova a lasciarlo correre sul bagnasciuga quando non c’è nessuno.
    Se invece vi va di cenare qualche volta con degli amici, escludete a priori ristoranti e pizzerie e invitate a casa. Ti assicuro che in futuro andrete al ristorante con il piccolo lord! Non so perchè accade, ma ad un certo punto accade: sarà interessato a quello che ha nel piatto e farà anche conversazione mentre mangia… e sarà proprio quando gli altri quattrenni gireranno annoiati per i tavoli senza toccare cibo!!!

  4. Valeria, non vorrei sembrare scortese ma … che bello trovare un’altra mamma che vive con un alieno al mare! Quest’anno per l’ennesima volta ho dovuto osservare (con invidia, lo ammetto!) gli altri bambini che giocavano e si divertivano tra spiaggia e acqua e il mio … bè no, lui non era contento, come quasi sempre.
    Solo che il mio SuperNano ha 5 anni e 1/2 e ancora scarsamente accenna a regredire nelle sue stranezze.
    Per fortuna le notti insonni sono superate, non azzanna più ogni bambino che gli passa vicino, riesce a sopportare mezz’ora al supermercato, ma la strada è ancora lunga temo. Sono ancora tra “tenerezza ed orrore”.

  5. Valeria, sapessi quanto ti capisco. A parte la cosa del mare, nessuna delle due ha amato subito l’acqua, ma la sabbia e la spiaggia si, però per noi è una cosa di un giorno o due l’anno!
    Ma le cene alternati, uno culla, l’altro mangia con il pianto disperato come accompagnamento, e poi il cambio, e viva il microonde che almeno non mangi freddo, e con la prima quante pizze surgelate! Conoscevo tutte le marche ormai. Solo per il dormire ci andava meglio, le ho sempre manipolate se serviva, magari un pisolino più tardi ma svegliate ad hoc così se si tardava la sera reggono e poi pigiama (e pannolino) cambiati prima di ripartire, crollano in macchina, e le portiamo in casa pian piano e dormono (beh, la grande dormiva). Ma mai dormito sulle sdraio, una cena in pizzeria con la grande ci penso ora, se veloce, prima si faceva, se ci invitavano, ma un inferno!
    So che i bimbi sono tutti diversi, però chi ha la fortuna di averne uno bravo, perché non ringrazia e basta? Che poi io mi sento fortunata lo stesso, la mia grande è stata tanto faticosa, ma ora è anche tanto sveglia e precoce in molte cose (in bici senza rotelle a 4 anni, a 5 legge e scrive benissimo in stampatello e benino in corsivo, è molto indipendente, ecc…)

  6. A proposito di estate… sapete dove la sto passando l’estate?? Ai giardini sotto casa… perche’ lui sta bene dove ci sono scivoli, scale, tunnel da fare, bambini con cui relazionare. Dove c’e spazio.
    Abitando in una citta’ di mare, mi sono “permessa” di prendere la cabina in uno stabilimento balneare modesto(visto che in ferie non ci si va). Ebbene.. dopo 5 minuti di spiaggia (cronometrati), viene da me e mi dice: Mamma.. VIA! PIU’ , PIU’ , VIA! E va diretto dove sono appese le chiavi della cabina, se non direttamente dalle scale di uscita.. Avvicinarlo al mare?? Grida come un aquila! Metterlo in piscina? Stessa cosa. Non gli interessano secchielli, palette, formine, niente. Lui si sente “troppo chiuso” in spiaggia (lettini e ombrelloni sono posti vicini l’uno all’altro). E il mare, viceversa, e’ troppo grande.. non ne vede i confini, percio’ sfugge dal suo controllo. Non vi dico come mi sento quando vado al mare.. vorrei sprofondare.. mi demoralizzo, a volte ho anche pianto. Mi guardo intorno, bambini che giocano con la sabbia, bambini messi nelle piscinette che muovono lo stesso giochino per mezz’ ora intera. Bambini che tirano le pietre in riva al mare. Semplicemente bambini che stanno nelle sdraio, seduti a fianco alla mamma. Io resisto al massimo un’ora in spiaggia (ma solo perche’ mi vergogno a rimettere subito gli asciugamani in borsa avendoli appena stessi per terra..). E quell’ora comprende: 5 minuti di giochi con secchiello, andare in braccio avanti e indietro per distrarsi, fare le scale dello stabilimento e correre in mezzo alle cabine o al ristorante. E poi mi sento dire: ma come sei bianca.. prendilo un po’ di sole quando vai al mare! Non mi mordo la lingua… noooo.. di piu’.
    Ecco la cosa che mi fa veramente impazzire, e’ che TUTTI pensano che tu le cose le potresti fare diversamente. Magari non te lo dicono espressamente , ma lo pensano e si vede. Ne potrei fare mille esempi che ho vissuto e vivo tutt’ora. A partire da: ma non dorme ovunque quando ha sonno?? Volendo intendere: a casa di altri, sotto l’ombrellone in spiaggia, sul passeggino che non si reclina nemmeno, ecc ecc. Oppure proposte di gite “ad hoc” per gli adulti, tipo visite a centri di citta’ , dove i bambini dovevano stare ore seduti a guardarsi intorno. Quelli degli altri forse. Ma io non mi azzardo assolutamente. Oppure proposte di uscite con appuntamento alle 22.00 (!!!!) Eh va beh.. dormira’ in giro mi dicevano, poi lo rimetti nel letto e continua a dormire. E il pannolino da cambiare?? Glielo cambi mentre dorme… guarda lo svesti e gli metti anche il pigiama mentre dorme.. dovevo dirgli di venire a provare a farlo loro.
    A chi mi chiedeva: andate mai a mangiare voi due soli con il bambino? Rispondevo che a casa facevamo i turni per mangiare durante il suo bel periodo delle coliche (3 mesi). Quindi sarebbe stato come andare a mangiare la pizza da sola .. Ed ora andare a mangiare la pizza da soli?? Dovremmo fare lo stesso i turni, perche’ lui vuole scendere mentre ha ancora l’ultimo boccone in gola. A casa dopo un po’ cediamo, perche’ ha il potere di sfiancarti, e comunque mangiare con un pianto in sottofondo e lui che dice : mamma giu’, mamma giu’, mamma giu’, come fosse un disco, ti costringerebbe a ingurgitare tutto il piu’ velocemente possibile.
    Io lo so che tutti pensano di essere piu’ bravi.. pensano : ma io con il mio non faccio cosi’.. gli ho dato abitudini diverse, sono stata brava. Addirittura mi sono sentita dire: guarda che se non li fai adattare, non vivi piu’, non riesci piu’ a fare niente.
    Ci sono bambini per i quali il sonno e’ una cosa acquisita dalla nascita, e altri che ci mettono anni per imparare a dormire. Un bambino che lo lasci nella culla e dorme, e viceversa, un bambino che lo lasci nella culla e questa scrolla e balla da quanto si muove il bambino (giuro, succeveda a noi)… dove sta la bravura del genitore?!?! Non c’e’ alcuna bravura!
    Un bambino che nella sdraietta e’ attirato da due cose che pendono e passa quarti d’ora cosi’.. un bambino che nella sdraietta spinge via le cose che pendono e urla disperato.. dove sta la bravura del genitore?!?!
    Mi faccio ancora molti problemi nei riguardi della gente, piu’ che altro perche’ mi passa la voglia di spiegare.. non capirebbero..

  7. Anch’io, Valeria, mi associo all’abbraccio di Silvia.
    Sono la mamma di un bimbo ex amplificato. Quell’ex prendilo come un messaggio di speranza, perchè i bambini di un certo genere non possono che migliorare. Che peggiorino è umanamente impossibile!
    Ora, non ti svelo a che età si è calmato mio figlio altrimenti potresti essere tentata di vendere il tuo su Ebay, ma ti assicuro che si calmano.
    So che non ti è di gran consolazione, e che adesso il problema lo stai vivendo tu, e non più io. Però te lo scrivo perchè, all’epoca, se avessi incontrato qualche altra mamma di bimbo amplificato forse non mi sarei sentita un aliena per anni.
    E invece no, soltanto madri di angioletti incontravo,io.
    Più che un consiglio, mi permetto di regalarti una soluzione di sopravvivenza: se incontrerai in giro sguardi di disapprovazione, scuotimenti vari di teste, sentenze varie sulla tua presunta incapacità di madre, gente che blatera LA FRASE, cioè questa:
    ” Bisogna avere pazienza con i bambini… Sì sa, sono tutti uguali”, sappi che conosco un pusher di fiducia che per pochi spiccioli mi smercia storditori elettrici ad altissima potenza.
    Per gli scocciatori, non per il bambino. Lo preciso, perchè a volte pecco di un umorismo un filino caustico.
    Coraggio, Valeria. Per te le cose andranno in discesa, ne sono certa. Se te lo dice la mamma di Superboy puoi fidarti!
    Non ti fidi? Beh, considera che mio figlio faceva le flessioni sul fasciatoio e ad alzare la testa a 3 giorni di vita.
    Sono pazza? No, c’ho le prove! E’ un filmato che prima o poi rivenderò a Superquark.
    Ora è un assoluto piacere stare assieme a lui, quasi me lo dimentico. E penso a quegli anni in cui era terribile con tenerezza mista ad orrore 🙂

  8. Valeria… prima di tutto sappi che il primo istinto è di abbracciarti anche se non ti conosco, sorella! 🙂
    Se può consolarti (lo so che non può per ora…) sappi che crescendo miglioreranno in modo inaspettato. Io l’estate dei suoi 17/19 mesi al mare vorrei cancellarla dalla memoria, ma adesso me ne sto a leggere o a chiacchierare in spiaggia (vabbè, sempre con l’occhio vigile) perchè tanto so che l’ometto è in grado di cavarsela in ogni occasione.
    Stringete i denti per un po’ e cercate di aiutarlo con la comprensione. Se hai tempo leggi tutto i post con la chiave di ricerca “bambini amplificati” ed “intelligenza emotiva” e riflettici su. Poi magari fammi sapere come state!

  9. Io ho un bambino di 17 mesi, lo considero “piu’ grande” della sua eta’ dal punto di vista emozionale e mentale.
    Il primo giorno all’uscita dell’ospedale , portandolo a passeggio ha pianto tutto il tempo nella carrozzina. Il secondo.. il terzo giorno.. il quarto.. anche. A 15 giorni l’ho messo nell’ovetto e fronte-strada, perche’ il pediatra mi aveva detto che lui voleva guardarsi intorno e sdraiato non ci voleva stare.
    A 20 giorni tirava su la testa da sdraiato messo a pancia sotto, e il pediatra mi disse che aveva un tono muscolare molto sviluppato, per essere cosi’ piccolo.
    A casa non potevo tenerlo piu’ di 5 minuti nella sdraietta. Si addormentava in braccio e ad ogni tentativo di metterlo giu’, urlava. E iniziata una dura lotta..Non ha dormito per 11 mesi, ogni notte erano 6-7 risvegli come minimo. Una sera siamo arrivati a risvegli ogni mezz’ora. Ancora adesso non so cosa avesse. Urlava.
    Le avevamo pensate tutte.. sara’ fame (il pediatra mi cazio’ in pieno dicendomi che era gia’ piuttosto in carne), sara’ il caldo (comprato condizionatore.. dopo passeggiate a mezzanotte in giro..), saranno i denti (il primo lo ha messo all’anno.. impossibile che fossero i denti all’epoca), sara’ la luce (tentativi a luce spenta, poi accessa, poi offuscata). Sara’ che vuole la giostrina sopra o magari i pupazzi che gli danno sicurezza. Niente. Ogni volo di mosca, anche di giorno, lui si svegliava. Non si poteva staccare la ciabatta dal pavimento che lui si svegliava.
    Per non parlare del periodo “so stare solo seduto”. Circondato da 30 giochi, piangeva perche’ lui seduto nello stesso posto per piu’ 5 minuti non voleva starci. E vogliamo parlare del periodo “finalmente so gattonare!!”. Perfino in chiesa ad un battesimo lui pretendeva di gattonare.. e a spiegargli che li’ non poteva scenate greche. Lo stesso giorno altra scenata greca perche’ il biscotto che stava mangiando era finito per terra e non ne avevo altri. Siamo andati via dalla disperazione. Gli ho offerto pizza..pane.. ma lui voleva il biscotto.
    Ora che ha 17 mesi, e’ diventato un abitudinario ad hoc. Non esiste addormentarsi nel passeggino.. o in altro letto.. o in un altro posto. Lui dorme solo nel suo lettino o all’asilo, dove c’e’ ..un suo lettino!
    Noi non possiamo organizzare una giornata intera via. Perche’ lui il suo pisolino pomeridiano lo vuole fare, diciamo che ne ha estremamente bisogno, altrimenti ti si accozza e diventa insopportabile. Se quando siamo fuori non c’e’ la possibilita’ di attaccare il seggiolino da tavolo, non si mangia…

  10. Anche a me è scesa una lacrima. Perché io sono una di quelle che ha (anzi “sta”) rivoluzionato la sua vita, e sta sperimentando da poco quanto è dura. Perché mi commuove leggere che scrivi che non esiste un’unico modello di genitorialità. Perchè dalle tue parole traspare quanto è stato difficile, quanto tu ce l’abbia messa tutta, e che alla fine…

  11. sarà che sto lavorando proprio su cosa significa quest’identità di mamma, stamane leggendoti mi sono commossa: post vero, pieno di umanità! speriamo che lo leggano tante mamme in attesa!

  12. Più che altro io ero convinta che non sarebbe stata più la stessa vita, ma tutti questi assertori del contrario mi facevano sembrare un insuccesso il fatto di aver dovuto stravolgere tutto…
    Anche io sono venuta a patti con me stessa (perchè è con me che era il prolema, non con il Sorcetto, in fondo) dopo un po’ di tempo.

  13. Esattamente come te mi crogiolavo nella convinzione che, dopo la nascita del Tato, nulla sarebbe cambiato in modo sostanziale nella mia vita fatta eccezione per la gestione di un membro in più della famiglia. Poi è nato un amplificato che non solo ha messo ha dura prova questa idea, ma ha completamente stravolto la mia vita, solo che non me ne sono accorta subito, o meglio, mi rifiutavo di prendere atto della situazione perché inconsciamente rifiutavo il cambiamento. Tutto questo però l’ho realizzato molto più tardi, diciamo dopo almeno 18 mesi; da quando ho avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà è andata meglio: sono riuscita a ridurre i conflitti interiori.

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