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Tutto è possibile

Scritto il 8 Feb 2010 da Silvia 4 Comments

Nell’ospedale dove ho partorito organizzavano, oltre ai corsi pre-parto, degli incontri per le future mamme con alcuni specialisti. L’incontro con il ginecologo era curato da una grande personalità, un nome praticamente leggendario. L’incontro con il neonatologo non era di minor livello: era tenuto dal primario di neonatologia, un medico piuttosto noto. Seguivano poi l’incontro con uno psicologo per parlare di depressione post-partum e quello con l’anestesista per informazioni sull’epidurale.
Tanto di cappello a questo programma.
L’incontro con il neonatologo mi colpì molto. Questo signore partenopeo, dal tipico accento e verve oratoria, ci intrattenne per un’ora e mezza con una sorta di sketch comico, ricco però di informazioni: insomma tutto quello che non ti saresti aspettato dall’illustre luminare.
Non ci parlò solo di questioni di pediatria e neonatologia, ma ci espose la sua convinzione secondo la quale i neogenitori non avrebbero dovuto cambiare nè le loro abitudini, nè il loro stile di vita. Era il neonato a doversi adeguare alla vita familiare!
A me questa cosa sembrava bellissima! Certo! Ma cos’è questa storia che di li a poco tutto sarebbe precipitato in un baratro! Ma sì! Come diceva l’espertissimo medico: volete andare al cinema con il bambino di due mesi? Che problema c’è? Lo allattate, lo addormentate e poi entrate al cinema. Beh, se poi inizia a piangere, alle brutte, chiedete scusa ed uscite! Volete andare a cena fuori con la tremesenne? E che problema c’è? Tanto lei dorme beata nella sua carrozzina accanto al tavolo di mamma e papà! Volete viaggiare? Zaino con pupo in spalla! Volete andare a fare jogging? Passeggino ammortizzato. Ha fame all’improvviso? Ma tanto allattate, quindi fuori la tetta e tutto è risolto…
Insomma, ci illustrò un mondo fantastico di genitori sorridenti che affrontavano maternità e paternità con elegantissima nonchalance.
Non che fossi tanto ingenua da sperare in tutto questo, però mi dicevo certa che avrei sicuramente gestito i ritmi, che avrei organizzato una routine possibile e piacevole per tutti: mia avevano appena assicurato che era possibile!

Dopo un po’ nacque il piccolo amplificato…
Primo giorno: urla disumane perchè non gli basta il latte.
Quinto giorno: urla disumane per le presunte coliche.
Un mese: se respiri troppo forte mentre lui dorme si sveglia… ovviamente urlando!
Quarto mese: mandiamolo sul girello almeno scarica le energie. Uh… ha già messo un dente… non si dorme!
Sesto mese: a svezzarsi non ci pensa proprio, digiuno!
Ottavo mese: gattona.
Decimo mese: cammina.
Un anno: un’ora in altalena…
C’è troppa luce, c’è troppo rumore, c’è troppo buio, c’è troppo silenzio, c’è troppo odore, la maglietta ha un pelucchio che lo irrita, la stoffa è un po’ ruvida non la tollera… Se si addormenta adesso non dormirà per le prossime dieci ore… Se non si addormenta adesso sarà troppo stanco ed irritato e diventerà ingestibile.
Movimento, movimento, movimento… Usciamo, dentro casa non si può stare. Piove, usciamo lo stesso. Tira vento, usciamo lo stesso. Fa caldo, usciamo lo stesso.
Al terzo anno dovevamo ancora inziare a dormire la notte.

Ecco qua! Questo era il nostro bambino. Un inesplicabile enigma. Una bomba ad orologeria. Il moto perpetuo. Iperensibile, poco adattabile, poco socievole.
Andare al cinema? Si, la prima volta quando aveva 3 anni e mezzo, a vedere Cars.
Andare in pizzeria? Si, ne abbiamo trovata una che ti serve la pizza in mezz’ora netta, così in tre quarti d’ora siamo fuori, conto compreso… Meglio che ce la mangiamo a casa, eh!
Viaggiare? Si, peccato che la stanza d’albergo non sia la sua stanza, con il suo letto ed il suo ambiente…
Jogging? Si, inseguire lui mentre corre!

Ma allora le teorie dell’illustre neonatologo erano solo un espediente oratorio per rassicurare le coppie di futuri genitori?
No, non necessariamente. Ma questo l’ho capito dopo. L’ho capito solo con la lucidità ritrovata, ora che posso portarlo al cinema, al teatro, al museo, in albergo, ad una festa. Che posso stare in casa mentre lui si fa i fatti suoi. Che lo trovo a leggere un libro da solo…
Lui sbagliava, almeno quanto sbagliavo io nel sostenere che, non cambiare stile di vita, è impossibile. Sbagliavamo entrambi nel pensare che esistesse un modello di maternità e paternità: che ci fosse UN modo di comportarsi, un modello universalmente applicabile.
La mia esperienza è stata quella di una maternità dei primi anni in cui non adeguarsi al mio bambino era quasi impossibile. Ma non è l’unica strada possibile.
Ci sono tanti bambini che dormono nella loro carrozzina sereni, che si presentano sorridenti ed adattabili al mondo.
Ci sono tanti approcci alla maternità quante sono le mamme ed i loro bambini. E per qualcuna che continua a fare la sua vita, insieme al suo bambino, ce n’è un’altra che rivoluziona la sua esistenza.
E se questo va bene per loro, hanno ragione entrambe.

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4 Comments »

  • StanaMamma ha scritto:

    Esattamente come te mi crogiolavo nella convinzione che, dopo la nascita del Tato, nulla sarebbe cambiato in modo sostanziale nella mia vita fatta eccezione per la gestione di un membro in più della famiglia. Poi è nato un amplificato che non solo ha messo ha dura prova questa idea, ma ha completamente stravolto la mia vita, solo che non me ne sono accorta subito, o meglio, mi rifiutavo di prendere atto della situazione perché inconsciamente rifiutavo il cambiamento. Tutto questo però l’ho realizzato molto più tardi, diciamo dopo almeno 18 mesi; da quando ho avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà è andata meglio: sono riuscita a ridurre i conflitti interiori.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Più che altro io ero convinta che non sarebbe stata più la stessa vita, ma tutti questi assertori del contrario mi facevano sembrare un insuccesso il fatto di aver dovuto stravolgere tutto…
    Anche io sono venuta a patti con me stessa (perchè è con me che era il prolema, non con il Sorcetto, in fondo) dopo un po’ di tempo.

  • Silvietta ha scritto:

    sarà che sto lavorando proprio su cosa significa quest’identità di mamma, stamane leggendoti mi sono commossa: post vero, pieno di umanità! speriamo che lo leggano tante mamme in attesa!

  • Ondaluna ha scritto:

    Anche a me è scesa una lacrima. Perché io sono una di quelle che ha (anzi “sta”) rivoluzionato la sua vita, e sta sperimentando da poco quanto è dura. Perché mi commuove leggere che scrivi che non esiste un’unico modello di genitorialità. Perchè dalle tue parole traspare quanto è stato difficile, quanto tu ce l’abbia messa tutta, e che alla fine…

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