Tutte le filastrocche le canzoncine e le ninne nanne

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La Staccata: Ida, la mia nonna paterna, era stonata come una campana in fin di vita eppure la tenerezza con la quale mi cantava le filastrocche è sicuramente il ricordo più dolce e remoto della mia primissima infanzia. Anche la mia mamma amava cantare e adorava le contaminazioni musico-temporali: il suo repertorio includeva “Fate la nanna coscine di pollo” o “Nella vecchia fattoria” così come “Tintarella di luna” per poi passare in scioltezza ai celeberrimi successi del Trio Lescano. Le donne della mia famiglia mi hanno trasmesso un tale patrimonio musicale che, in un’improbabile partecipazione a “Il musichiere”, potrei fare la mia strepitosa figura al cospetto del mitico Mario Riva. Amavano molto anche gli scioglilingua, le fiabe e le ninne nanne.

Per un lungo periodo della mia vita ho parcheggiato tutto ciò in un angolo della memoria ma poi, quando è nato Superboy, mi sono ritrovata istintivamente a riproporgli le filastrocche e le canzoncine che avevo imparato da piccola. E’ probabilmente per questo che oggi mio figlio adora la musica e ha il mio stesso senso del ritmo. Istinto, già… Trasmettere gli elementi della nostra tradizione è un atto spontaneo: lo facciamo a volte senza rendercene quasi conto, è un’azione naturale, rassicurante, automatica.

Sfogliare “Tutte le filastrocche le canzoncine e le ninne nanne” di Jolanda Restano, una raccolta di testi tradizionali per i più piccoli, è stato come respirare di nuovo la mia infanzia. Vi ho ritrovato una buona percentuale dei proverbi, delle fiabe, degli scioglilingua e delle canzoncine che sciorinavo a mio figlio soprattutto quand’era ancora un bebè e lo cullavo a lungo fra le braccia per farlo addormentare. Molto, molto a lungo…

Il libro, un’autentica esplosione di colori grazie alle allegre illustrazioni di Cecilia Mistrali, è scritto in stampatello maiuscolo e perciò fruibile anche ai bambini che stanno imparando a leggere. Nasce dall’esperienza di Jolanda Restano la quale, dopo la nascita della sua prima figlia, nell’aprile del 2000 ha lanciato il sito di enorme successo filastrocche.it, che diffonde un repertorio ampio e antico regalandogli nuova vita.

Tutte le filastrocche le canzoncine e le ninne nanne” è consigliato dai 3 ai 99 anni, e non posso che concordare con questa indicazione: sviluppa la memoria dei più piccolini e rinfresca quella degli adulti come me, che da quando sono diventata mamma vanto neuroni più balordi di Dori ne “Alla ricerca di Nemo”.

E’ grazie a Jolanda che sono riuscita di nuovo a ricordare le parole di “Topolino topoletto”, una canzoncina che mi cantava sempre mio nonno quando avevo più o meno tre anni. L’avevo completamente rimossa; l’ho improvvisamente rispolverata assieme all’immagine ancora nitida dell’uomo dolcissimo (e intonato, lui, ringraziando il cielo) che mi teneva fra le braccia su una sedia a dondolo mentre intonava questa buffa melodia. Ho ricordato che mio nonno possedeva una bella voce da baritono, che adorava le filastrocche e che aveva una memoria straordinaria: ne conosceva a centinaia. Ho ricordato che non devo ringraziare soltanto le donne della mia famiglia se oggi Superboy conosce nenie antichissime. Probabilmente le trasmetterà ai suoi figli e, così facendo, non solo ricorderà me, ma anche un uomo con i capelli spruzzati d’argento che non ha mai conosciuto. E scusate se è poco.

Il tema di questo mese mi sembrava l’occasione migliore per presentarvi questa raccolta, un lavoro perfetto per incarnare il concetto di tradizione e memoria.

Superboy: sfogliando questo libro la prima cosa che vedo è che sulla copertina c’è un disegno strano di tanti omini anche loro un po’ strani: c’è una nave in mezzo a una collina, degli angioletti, Pulcinella e una Befana e questo mi fa pensare che all’interno ci sono tante filastrocche mischiate.

Le canzoncine e le filastrocche quando uno è piccolino ti piacciono anche se sono un po’ sciocche. Questo perché sono divertenti e perché quando la mamma te le canta ti tranquillizza. E’ come leggere un libro, solo che te lo legge un’altra persona perché tu non sei capace.

I bambini poi, anche se le imparano a memoria, dopo le chiedono sempre alle loro mamme (a volte anche ai papà) per esempio per addormentarsi, oppure possono dire: “Se tu mi dici questa filastrocca io mi lavo le mani”. Ci fanno un po’ i furbi, insomma. La mia mamma mi ha detto che quando ero piccolissimo mi addormentavo solo se mi cantava “Il valzer del moscerino”, solo che io da piccolo io non dormivo mai e allora lei doveva ripeterla centomila volte fino a che cadeva per terra lei, mica io.

Mi cantava anche tante altre canzoncine, certe se le inventava pure, ma la maggior parte gliele aveva insegnate la sua mamma o i suoi nonni. Se uno ti canta una filastrocca antica si rivive la storia e poi quando sei grande e la canti ai tuoi figli gliela fai rivivere anche a loro.

Questo libro non è molto adatto a me, se devo dire proprio la verità, perché non sono un bambino piccolo. Però penso che sia importante che qualcuno abbia raccolto tutte queste canzoncine e filastrocche perché se le conservi tutte scritte poi non le dimentichi proprio più. I disegni, poi, sono coloratissimi e possono piacere anche ai bambini più grandi.

Io lo consiglio ai bambini piccoli, diciamo 3 anni, e alle mamme e ai papà così non sbagliano le parole anche se pensano di saperle a memoria, ma non è così: a volte se le dimenticano perché gliele hanno raccontate i genitori tanto tempo prima.

De – La Staccata

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3 COMMENTI

  1. Ciao Monica! E’ un piacere “sentirti”. Riferirò al Sommo Recensore Gnappo, l’unico preso davvero in considerazione in questo spazio con inenarrabile orgoglio di mammà,il tuo apprezzamento. Lo renderà felice. Il thè era delizioso, e considera che te lo dice una che di solito il thè non lo beve;-)
    Un abbraccio grande a te e a Luca.

  2. Complimenti Superboy, hai un futuro da recensore di libri!!! E salutami tua mamma. Quando passate per l’Adriatico teramano, vi offro il solito the all’arancia. E hai ragione, le mamme e i papà pensano spesso di sapere le cose a memoria, e altrettanto spesso sbagliano.

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