Troppe scelte stressano il bambino

18

scelte-stress-bambiniNoi genitori moderni nel tentativo di prendere le distanze dal genitore autoritario d’altri tempi, e mostrarsi più democratici, tendiamo a coinvolgere molto i figli nelle scelte che riguardano il bambino stesso o addirittura la famiglia nel suo insieme. Chiediamo ai nostri figli cosa vogliono mangiare a cena, cosa vogliono fare il fine settimana, che sport vogliono praticare, ma anche se vogliono stare con la mamma o con il papà.

La portata delle scelte e la quantità di alternative possibili sono motivo di stress per un bambino, il cui cervello non ha ancora raggiunto lo sviluppo necessario ad avere capacità di astrazione e di comprensione delle conseguenze. In realtà è provato che troppe possibilità di scelta sono motivo di stress anche per gli adulti. Io ad esempio trovo impossibile scegliere la pizza in un menù che ne comprende una trentina, e finisco per prendere sempre la solita, ma so di essere un caso quasi patologico. La decisione apparentemente semplice di cosa si vuole mangiare per cena, richiede ad esempio la capacità di ricordare il sapore di tutti o molti alimenti, rivivere la sensazione di quando li abbiamo mangiati l’ultima volta, e naturalmente prevedere se il nostro stomaco avrà voglia di un piatto leggero o sostanzioso.
I lobi frontali del cervello, responsabili di aiutarci a prendere decisioni, non sono sviluppati in modo adeguato fino ai quattro anni di età, e lo sviluppo delle capacità intellettuali, il senso della morale e di controllo
degli impulsi non è completato fino ai 25 anni.
Il fatto che il cervello non sia completamente sviluppato non significa però che non dobbiamo insegnare ai nostri figli ad allenare la capacità di effettuare delle scelte.

Se il bambino dimostra voglia di indipendenza, ad esempio durante la fase critica dei 2 anni, coinvolgerlo nelle scelte che lo riguardano può aiutare a limitare i conflitti che si susseguono al ritmo vertiginoso di uno ogni 3 minuti, tipico di questa età. Come possiamo farlo senza generargli stress? La soluzione è quella di mantenere il numero di scelte limitato a due possibilità. Vuoi mangiare polpette o pollo questa sera? Vuoi indossare la maglietta blu o quella verde? Far scegliere il bambino gli trasmette il messaggio che ci interessa avere la sua opinione, che lo consideriamo capace di fare una scelta e ci assicura la sua preziosa collaborazione. Non dimentichiamoci di incoraggiarlo quando ad esempio compie una scelta spontaneamente, dicendo ad esempio “hai scelto proprio un bel libro!” ln questo modo il bambino si sente in grado di riuscire a fare delle scelte e aumenta la sua autostima.

Non bisogna richiedere ai bambini di fare scelte che sono troppo difficili per loro. Per un bambino di 2 o 3 anni è impossibile sapere quante polpette sarà in grado di mangiare. Se gli viene posta la domanda è molto probabile che risponda in modo emotivo piuttosto che razionale, non essendo in grado di prevedere quante polpette sono necessarie a sfamarlo, e non ha modo di fare un calcolo approssimato sulla base di esperienze precedenti. Il Vikingo ad esempio risponde sempre “cinque!” perché crede che quello sia il numero massimo possibile (in quanto coinvolge tutte le dita di una mano), e lui è nella fase dello sviluppo in cui “tanto, grande e forte” sono gli unici aggettivi che vale la pena conoscere.
E’ meglio mettere un numero minimo di polpette nel suo piatto, e dirgli che se ne vuole altre dopo che ha finito di mangiare quelle che ha, può tranquillamente averle. In questo modo la scelta la fa il genitore ma si lascia spazio al figlio di modificarla in caso lo voglia.

Ma come si fa a sapere quale tipo di scelta è troppo difficile per i nostri figli? Quali scelte sono appropriate per quali età? Non esistono ovviamente delle regole generali, ma solo delle indicazioni di massima soprattutto per i più piccolini. Iniziare con scelte facili tra due possibilità con i più piccoli, aumentare il grado di difficoltà della scelta a seconda dell’età, esercitarci con i più grandi a valutare le possibili conseguenze di certe scelte. E’ importante prestare sempre attenzione alla reazione del bambino. Spesso succede infatti che il bambino quando interrogato cerca rassicurazione nell’espressione del nostro volto per stabilire quale è la scelta giusta da fare.

Attenzione però a non delegare ai bambini scelte che sono responsabilità di noi adulti. Non è sempre positivo lasciargli la libertà di scegliere e a volte bisogna accettare di lasciarli piangere. Stabilire l’ora in cui mangiare o dormire è una responsabilità del genitore e non del bambino. Decidere tra il vivere con mamma o con papà in caso di separazione è una scelta troppo difficile per chiunque, a maggior ragione per un bambino che ha paura di far soffrire il genitore non scelto. Bisogna aver coraggio di coprire il nostro ruolo di genitori, assumendoci le nostre responsabilità educative. Quando chiediamo al bambino di scegliere chiediamoci se lo stiamo facendo per il suo bene o perché noi non abbiamo il coraggio di farlo.

Prova a leggere anche:

18 COMMENTI

  1. Anch’io sto vivendo una sutuazione simile a Pipa di WhyMum.it.

    Ho un bimbo di 5 mesi e una bimba di quasi 3 anni.

    La mia bimba vorrebbe decidere qualunque cosa: cosa mangiare, come vestirsi….ci sono momenti sopratutto quando ho fretta o quando il piccolo piange che perdo la pazienza, alzo la voce……….avreste qualche consiglio pratico per superare la crisi e riuscire a farle fare quello che chiedo?

    Per la cena abbiamo una strategia collaudata che funziona abbastanza: si mangia quello che c’è e non ci si alza da tavola finchè non si ha finito….nella peggiore delle ipotesi rimaniamo a cena 1 ora e 1/2 tra pianti e proteste, ma alla fine mangia.

    Purtroppo per la preparazione mattutina, sopratutto quando è tardi, non riesco a trovare un metodo…..tra l’altro mi accorgo che quando mi saltano i nervi, lei si dimostra smarrita e non l’aiuto per niente.

    AIUTO, GRAZIE

    critina

LASCIA UN COMMENTO