Tre sono troppi?

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Il mio alibi è la stanchezza: quando il tourbillon di eventi mi sovrasta e i ragazzi urlano le loro esigenze tutti assieme facendomi vacillare e perdere l’equilibrio – ché si sa, il baricentro è dato dal punto di incontro di due rette ma se le rette sono tante, e tutte reclamano la mia attenzione, il centro di simmetria si spezza determinando cedimenti, urla ed esasperazione.
Non è necessario che si verifichino crisi epocali – che pur di tanto in tanto avvengono: sono sufficienti piccole, insignificanti richieste quotidiane. Mamma, mi aiuti a fare le divisioni? Dove hai messo i miei jeans neri? Mi accompagni da Francesca? È finita la carta igienica! Posso andare al cinema con Camilla? Ti sei ricordata di prendermi le calze color peterpan per il saggio? Mamma, Davide mi picchia! Sei andata ai colloqui coi professori? Ho perso il libro di Storia.

Foto Chris utilizzata con licenza Flickr Creative Commons
Foto Chris utilizzata con licenza Flickr Creative Commons

Gutta cavat lapidem e quando infine vado a letto ho le ossa rotte come se li avessi spinti in cima a una montagna tirandoli per le braccia e facendo pressione sulle loro schiene. Poi, mentre scivolo nel dormiveglia, il cervello formula pensieri che una mente vigile avrebbe provveduto a cancellare prima di dare loro una forma compiuta. Pensieri del tipo che tre sono troppi.
“Bene, sono troppi” – mi dico allora – “A chi rinuncio?” Lo domando a me stessa per mettermi paura, così come ci si affaccia sullo strapiombo per scoprire fino a che punto può arrivare il senso di vertigine e terrore.
Sarebbe stato meglio non aver avuto il settenne figlio della menopausa, quello che mi ha costretto a rientrare nel tunnel della prima infanzia a un’età in cui mia madre diventava nonna? O forse avrei potuto fare a meno della primogenita, l’esigentissima adolescente capace di alzare il livello dello scontro a vette che mi rifiuto di raggiungere? O magari avrei potuto rinunciare alla figlia di mezzo, raggio di sole in tempo variabile capace di mettermi di fronte ai miei limiti di madre con la potenza del suo sguardo deluso?

No, non avrei mai potuto fare a meno di nessuno di loro. Li ho desiderati e cercati con una caparbietà di cui non mi credevo capace, mi sono necessari come l’ossigeno, come l’acqua. “Sono troppi” rimane un pensiero vago e senza un destinatario preciso, è l’equivalente di uno sospiro di stanchezza, una lamentazione temporanea, uno sfogo dovuto alla mia condizione di mamma quasi single. Non sono troppi, sono esattamente le persone che volevo avere attorno.

“Sarà come dici” – chiosa la primogenita alzando il sopracciglio di fronte alle mie tribolazioni – “Io però più ti guardo e più mi convinco di non volere figli. Non sono sicura di avere la capacità di farmi da parte, di rincorrere vite altrui, di comporre il tetris quotidiano degli impegni. Meglio non rischiare, per cui: niente figli!” Dichiara definitiva e ineseorabile accompagnando la frase con un gesto secco della mano. E poi, di fronte al mio sconcerto: “Forse giusto uno.”

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2 COMMENTI

  1. Leonardo 9, Lisa 4, Francesco 0,75…… le tue parole mi fanno sentire meno sola!
    la domanda “di chi faresti a meno?” la faccio a mio marito quando mugugna perchè c’è sempre da fare…..
    sto cercando di strutturare una routine che ci permetta di sopravvivere tutti in sufficiente serenità,
    un foglio A3 sembra non bastare……. però è vero “Non sono troppi, sono esattamente le persone che volevo avere attorno”.
    Grazie,
    ciao
    Valentina

  2. Tu sai che figlio 2 mio invece è molto preso dalle riflessioni sulla sua futura paternità? a volte gli devo ricordare che per fare figli occorre essere in due e mettersi d’ accordo prima.

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