Tra i due litiganti…

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Mi ricordo quando eravamo bambine, capitava che io e mia sorella litigassimo per un giocattolo. Chi di voi non l’ha fatto? Quelle che mi ricordo io di liti, erano caratterizzate da molte argomentazioni, tipo ce l’avevo io! Dammelo! oppure te ci hai giocato già tanto. Ora tocca a me! e così via. Probabilmente quando eravamo più piccole e le capacità dialettiche decisamente inferiori, il tutto finiva molto velocemente in urla e pianti. Quando arrivava mia madre a quietarci, e ognuna esponeva le sue ragioni, mia madre rispondeva una cosa molto semplice: “non mi interessa chi ha ragione o torto. Non si litiga così. Trovate un accordo oppure il giocattolo lo prendo io e non lo do a nessuna delle due.” E si poteva essere certe che il giocattolo effettivamente veniva messo via. Si narra in famiglia che mia sorella (più piccola di me di 3 anni) è stata la prima a capire il meccanismo, e appena iniziavamo a discutere mi dicesse “Serena, fai piano dai, sennò mamma viene e ce lo toglie”. E così per evitare di perdere entrambe, eravamo costrette a trovare un accordo.

Ho deciso di adottare questa tecnica con Lorenzo e la sua cuginetta coetanea (2 anni e mezzo), quando durante la convivenza estiva le liti per i giocattoli iniziavano ad essere troppo frequenti per i miei gusti.
Come prima cosa, appena si sono messi a giocare insieme, in un momento di calma, ho spiegato ad entrambi LA REGOLA: i giocattoli sono di tutti. Ci potete giocare tutti e due. Se vi sento litigare per un gioco, lo prendo io e lo tolgo di mezzo.
Potete immaginare quanto poco hanno ascoltato e capito le mie parole. Alla prima lite su un pupazzo di Pippi Calzelunghe che in realtà interessava poco ad entrambi (ma le questioni di principio si sa sono le più difficili), gli ho ricordato la REGOLA, e ho tolto il pupazzo mettendolo nella credenza, sotto i loro sguardi increduli. Hanno immediatamente smesso di piangere entrambi. Gli ho spiegato di nuovo la regola, certa che la seconda spiegazione sortisse un effetto migliore della prima, visto l’esempio a cui avevano appena assistito.
Alla seconda lite, ho chiesto: “che fate litigate per un giocattolo? Allora lo prendo io?” hanno smesso di piangere, e la cuginetta, molto più loquace, ha indicato la credenza e ha esclamato: “Pippi Calzelunghe!”.
La memoria era ancora fresca. Hanno esitato un momento, poi hanno continuato la lite, anche se con meno violenza. Ho tolto anche il secondo giocattolo, e ho spiegato nuovamente la regola.

Alla terza volta è bastato chiedere se litigavano, e se volevano che il giocattolo lo prendessi io per farli smettere di piangere e trovare un accordo pacifico.

Da allora ricordo a mio figlio LA REGOLA ogni volta che gioca con altri bambini. E la maggior parte delle volte, funziona benissimo. Ovviamente è più difficile se l’altro bambino non è abituato a questo tipo di comportamento, e gli è stato insegnato che la prepotenza ripaga. Però dopo un paio di giocattoli messi via, sono tutti in grado di capire che non è conveniente. Mi piace pensare a questa tecnica come molto utile per imparare a risolvere i conflitti in modo pacifico. Immaginate andare da Palestinesi e Israeliani e dire: “adesso se non la smettete, la striscia di Gaza la prendo io!”. Bella soddisfazione, no?

E mille grazie alla saggezza di mia mamma!

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2 COMMENTI

  1. Interessante metodo!!! Ci proverò! Puoi indirizzarmi per favore a qualche parte del blog che parla dei bimbi ‘agressori’?
    Mia figlia ha 20 mesi, è una bimba molto vivace, intelligente ed affettuosa ma manesca… Spinge, tira gli schiaffi.. non vuole condividere i giochi e sempre e ha questi comportamenti solo con i bimbi più piccoli fisicamente di lei.
    Le meastre del nido (va al nido da quando ha 6 mesi) mi dicono che è una fase.. (ma a me pare duri da un po’ troppo tempo) e che lo fa per autoaffermarsi… Io quando picchia o spinge, la sgrido, le dico che non si fa, lei ripara subito con una carezza o con un bacio ma dopo pochi minuti siamo al punto di partenza…
    Che cosa devo fare??
    Grazie!

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