TikTok: perché deve interessarvi, anche se preferireste di no #oralosai

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Milioni di adolescenti e preadolescenti utilizzano il social del momento, TikTok. E mentre il numero degli utenti cresce e la loro età diminuisce, nascono nuovi modi di comunicazione spesso totalmente incomprensibili a noi genitori. Ma cosa è TikTok? Dobbiamo preoccuparci se le nostre figlie o i nostri figli lo usano?

Per qualche mese è stato il video più visto al mondo, eppure ve lo siete perso. Mostra una ragazza che batte i pugni contro una porta, terrorizzata, per allontanare qualcuno che si trova al di là della parete. Basterebbe questo, ma grazie alle funzioni dell’app un giovane utente ha agganciato al video originale il proprio in cui si esibisce nella più convincente interpretazione dello psicopatico dai tempi di Jack Nichoson e consentendo a quei quei dodici secondi di raccontare una storia

Mentre noi adulti ci affanniamo a cogliere consensi attraverso status sagaci su Facebook e foto su Instagram, i ragazzini viaggiano veloci e indisturbati raggiungendo milioni di followes su TikTok: ufficialmente una app con cui si possono “creare brevi clip musicali di durata variabile, modificare la velocità di riproduzione, aggiungere filtri ed effetti particolari”, in realtà un canale attraverso il quale gli adolescenti esprimono quanto hanno da dire attraverso un metalinguaggio che rimanda ai meme i quali a loro volta rimandano ai vines.

Non ci avete capito niente? Nemmeno io. Come dice mia figlia, “per conoscere il significato di ogni video bisognerebbe conoscere contesto e i presupposti”. E questi, spiace, ci sono assolutamente ignoti. Magari fanno riferimento a serie televisive di nicchia o ad aneddoti del virtuale divenuti famosi tra i ragazzi di tutto il mondo, tormentoni che non siamo in grado di capire. Improvvisamente ragazze di ogni latitudine si mettono a postare versioni differenti di una stessa situazione. Perché lo fanno? Non ce lo dicono, ma ecco che invece di mostrare i loro volti diventano gambe inerti abbandonate su un pavimento che una mano invisibile trascina al di là dello schermo. Le tracce audio che accompagnano i video diventano famose, ma le canzoni da cui sono prese non le ascolterete in radio. Come questa che l’estate scorsa è stata il grido di battaglia di adolescenti pieni di ruvidezze e paturnie.

E non si corra l’errore di credere che i protagonisti dei video si limitino a esibirsi in sculettamenti e lip-sync: i tiktoker più bravi sono capaci di usare in modo creativo gli effetti speciali, tratteggiare personaggi e creare situazioni complesse in pochi secondi, diventando così le star di una piattaforma utilizzata mensilmente da almeno 500 milioni di utenti e in costante crescita.

Si può dunque star tranquilli e consentire ai ragazzi di utilizzare serenamente l’app? Non proprio, i lati oscuri di Tik Tok sono tanti. Lo scorso febbraio, ad esempio, la Federal Trade Commission ha comminato alla piattaforma una multa di 5,7 milioni di dollari per aver raccolto i dati personali di utenti minori di tredici anni senza il consenso dei genitori, con ordine di rimuovere i contenuti caricati dagli stessi, né mancano video di ragazzine precocemente (e forse inconsapevolmente) sessualizzate e altri che spostano i confini della stupidità umana un po’ più in là. Ma se si osservano i contenuti in maniera acritica, non si può negare che Tik Tok sta, per usare le parole del New York Times, riscrivendo il mondo. Certamente sta riscrivendo le regole della comunicazione in rete, così come ai tempi fece Snapchat. Il che significa che quando avremo smesso di scuotere la testa in disappunto guardando un adolescente che stigmatizza i nostri comportamenti condensandoli in video di quindici secondi, saremo lì a chiedere ai figli come si usa questo nuovo attrezzo infernale. Al solito.

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