Scelte ecologiche e il tempo

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tempo_genitori Quando si parla di temi relativi alla sostenibilità la questione del tempo appare sempre come uno spartiacque.

C’è la famiglia con un solo genitore che lavora a tempo pieno e uno più disponibile (perché ha un part-time, perché lavora sotto casa, perché non lavora e può occuparsi abbastanza agevolmente dei figli e delle incombenze quotidiane) e quella con entrambi i genitori che lavorano a tempo pieno, correndo come dei forsennati e sempre in bilico tra il fare i funamboli, e lo sbroccare di brutto.

In genere chi ha tempo è chi “può permettersi di”. E dopo il *di* c’è di tutto e di più, incluse le voci ecologia, autoproduzione, legumi cotti in tre ore.

Sì perché nel comune sentire chi cucina i legumi e i cereali in chicchi perché sono sani e sostenibili, chi si muove in bicicletta e fa yoga, autoproduce pane, pizza, yogurt, biscotti, conserve, marmellate, saponi, creme e detersivi etc, ha molto, moltissimo tempo perché non ha altro da fare.

E allora è facile fare gli ambientalisti! Hai il tempo per lavare e stendere i pannolini lavabili, fare i giochi di cartone, cercare idee di riciclo creativo e tutto il resto.

Ma possiamo diventare tutti come Amanda Soule? No, non possiamo esserlo, anche se la sua è una vita affascinante…una casa in mezzo al bosco, un grande orto e tanti animali, tra cinque figli partoriti in una vasca montata in soggiorno che ora fanno homeschooling e vanno in canoa, tosano le pecore, estraggono il succo d’acero dagli alberi e aiutano mamma e papà.

Bello, ma improponibile ai più. Noi siamo gente che va a lavorare fuori casa e vive in città piccole o grandi, passa l’aspirapolvere, piega pigiamini e mutande (stirare quello no, è una pratica da abolire!): anche noi dobbiamo trovare il modo…

Ora proverò a sfatare il mito della famiglia alternativa, fricchettona, ecologista con tanto tantissimo tempo. Un po’ ce ne vuole, questo è certo, ma la mediazione la dobbiamo trovare tra il diventare una famiglia ad altissimo impatto e una che lascia poche, pochissime impronte.

Ecco qualche spunto, vediamo se siete d’accordo con me!

1. Prima la consapevolezza, poi il resto. Informiamoci su pannolini lavabili e usa e getta, detersivi e saponi, scelta di un menù familiare che sia sano e sostenibile e poi un po’ alla volta proviamo a trovare la nostra modalità di vivere in modo più ecologico.

2. Scegliere sempre, cercare soluzioni giuste per noi. Quando ho pochissimo tempo seleziono le cose che mi rendono la vita più semplice. Tra i salti in padella, il piatto di legumi e cereali, e la frittata volete dirmi che la terza non è sostenibile e veloce?

3. A volte è solo un’idea: io di tempo ne ho pochissimo e ho i miei alti e bassi anche in termini di gestione della casa e delle bimbe. Questo non mi distoglie dall’idea che si possa sempre puntare in alto anche in termini di sostenibilità, ma non mi faccio un cruccio se oggi compro il pane e non lo faccio (è un esempio, può valere per ogni cosa che acquistiamo o ogni cibo che prepariamo).

4. Pianificare, organizzare. Quando mi ci metto faccio il simil-cif autoprodotto e lo spruzzino dell’acido citrico, metto su la pentola della lisciva, nel frattempo l’impasto per il pane lievita e i legumi si cucinano. Poi per un po’ vivo di rendita. Lo stesso vale per i giochi che possiamo costruire ai nostri bimbi: una volta fatto, uno “scatolone attrezzato” dura per un po’!

5. Coniungare le tante necessità della famiglia: far confluire il tempo per le cose da fare, con quello dello stare coi bambini è una strategia che funziona. Per noi coltivare l’orto è letteralmente una presa a terra. Le bimbe scorrazzano attorno a noi e giocano col cane, “ci aiutano”, seminano, raccolgono, a modo loro. Noi ci rigeneriamo, liberiamo la mente, ossigeniamo i polmoni. È uno stare coi figli occupandoti sia di loro che di te e questa pratica in modo particolare ti permette di vivere un’esperienza altamente sostenibile senza togliere tempo ai figli, anzi regalando loro un’esperienza unica.

6. Si dà, si riceve. Per noi fare parte di un gruppo d’acquisto solidale è senz’altro un impegno importante, in cui convogliamo energie e tempo. Ma quanto ci restituisce questo impegno in termini di qualità di vita e di relazioni, formazione personale, tempo di qualità speso alle distribuzioni (per dire) anzichè in coda al supermercato a battagliare su un ovetto alla cassa (poi ci succede comunque, chè ogni tanto alla coop ci andiamo, ma si sono diradate le occasioni di stress…)

E voi come lo trovate il tempo per le scelte ecologiche?

Elisa di Mestieredimamma.it

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10 COMMENTI

  1. Da abitante della felice cascina biodinamica, posso dire la mia?
    Con tutto il fatto che sbroccherei se avessi 5 figli e se una vasca in soggiorno mi ricordasse i dolori del parto, non è che io abbia molto meno tempo di Amanda Soule. È vero, vado a lavorare a 15 km da casa e i miei figli vanno a scuola, ma questo secondo me è un guadagno.
    Infatti l’orto e gli animali portano via un fracchissimo di tempo, per non parlare delle cure di una casa grande e dell’homeschooling di 5 – dico 5, ma chi gliel’ha fatto fare? – bambini.
    Noi avevamo l’orto, ma abbiamo deciso di abbonarci alla Bioexpress perché ci spendevamo un botto di tempo.
    E ci siamo presi la macchina del pane per avere pane nostro, ma senza perderci il sonno.

  2. Io non lavoro, ma con due bimbi piccoli molto vicini è lo stesso molto difficile, ma non impossibile, anzi sono dell’idea che sia spesso sia solo pigrizia. Io non autoproduco molto, cerco di farlo in cucina, ma o sto con loro o cucino, comunque prima della loro nascita facevo davvero il più possibile; prendo però tutti i prodotti ecobio sia per la casa, che per i bimbi (per noi sono più “morbida”), uso i lavabili anche se in vacanza mi godo la comodità degli u&g, non stiro, ma in compenso stendo molto bene 😉 ho sempre qualche piantina sul balcone, ma traslocando spesso non mi posso permettere molto. Appena però avrò una vita più stabile vorrei cercare di essere autosufficente per quanto riguarda la verdura e gli ortaggi, ma soprattutto riprendere le redini della mia cucina!

  3. Mi trovate d’accordo ! Nel post ho parlato della mia quotidianità ma anche io credo che ognuno a partire dalle giuste informazioni possa poi scegliere cosa/come vivere la propria scelta ambientalista.
    Per me autoprodurre qualcosa per me e la mia famiglia è un piacere ma non rinuncerei a lavorare e realizzarmi anche al di fuori di queste tematiche…
    @deborah ci sono molte mamme artigiane/imprenditrici che fanno quello che dici tu, realizzando ad esempio prodotti per altre mamme (fasce porta bimbo come i mei tai, giochi e altro) sono le wahm (work at home mom) che vendono poi autonomamente o tramite negozi online
    Sarebbe da sostenere anche la banca del tempo, che valorizza il tempo in sè più che il valore di mercato di quel che si fa

  4. Marmellate etc le faccio anche io, in settembre abbiamo il “blackberry day” che non c’entra niente con la tecnologia, facciamo una escursione nei dintorni e torniamo con cassette e cassette piene di more che poi finiscono nella marmellata che dura quasi tutto l’anno. E le zucche di Halloween finiscono sempre in marmellata anch’esse, quindi fra una e l’altra siamo a posto. Il pane è autoprodotto, e i legumi si cuociono nello slowcooker mentre siamo in ufficio, pronti per la sera. Lo slowcooker e tutto quanto elettrico viene usato in massa a casa perché abbiamo i pannelli solari.
    SOLO CHE, insomma, lo so che magari diventa un po’ come il cullarsi nella sensazione di star facendo più della media, ma mi allineo un po’ con deborah, dicendo che io scelgo le mie battaglie. Un agone per esempio in cui non scendo e che proprio non mi interessa, nel senso che non userei il mio tempo in quella direzione, per mia inclinazione personale proprio, è quello dei detersivi fai-da-te. Faccio un uso massiccio dei cristalli di soda (per pulire il forno, come additivo in lavatrice, e varie ed eventuali) e che compro praticamente soltanto prodotti a basso impatto ambientale (tipicamente la marca-famosa-belga-che-comincia-per-E), quindi mi sono, come dire, data uno standard minimo, dal quale non sento di volermi spostare.

  5. Ma vedi, secondo me il problema non è solo il tempo. Rivolto la questione. Supponiamo che proprio non mi piaccia svolgere tutte quelle attività pratiche, o almeno parte di queste, che mi consentano di vivere una vita più “ecologica” Supponiamo, ad esempio, che non vorrei passare neppure 5 minuti della mia vita a fare il sapone in casa, o che solo l’idea di spendere del tempo per costruire giocattoli mi annoii a morte..
    Allora propongo un’idea. Perchè non acquistare proprio da quelle mamme che invece si dedicano volentieri a queste attività, prodotti a basso impatto sull’ambiente? Un occhio per i prodotti ecologici al market ce l’ho do sempre. Li metto alla prova. Qualcuno, come le pasticche per le lavastoviglie, funziona bene, altri meno.
    Per alcune donne , il lavoro fuori casa è stata una liberazione da certe incombenze domestiche di cui proprio non volevano più sentir parlare. Non vorremmo mica essere costrette a tornarci, con la scusa dell’ecologia? Anche perchè il maschio italico, qui, per la stragrande maggior parte, è rimasto quello degli anni ’50. Per riprendere un esempio che tu hai portato, io non stiro.A mio marito neppure passa per l’anticamera del cervello, così pago una persona che stiri al posto
    mio.Non si potrebbe fare anche con certi prodotti a basso impatto ambientale? Potrebbe anche dar vita a nuovi tipi di lavoro, nuove imprese. Che ne pensi?

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