Tema del mese: denaro e valori

13

denaro_valoriCosa c’è di più quotidiano e familiare del denaro?
Cosa c’è di più vicino alla gestione familiare e di attinente alla vita di un genitore?
Con le questioni di soldi si inizia a fare i conti immediatamente, anche quando si ha solo una lontanissima idea di “metter su famiglia”. Anche prima dei sentimenti e dei progetti, bisogna prestare attenzione a quello che si ha e si potrà avere in tasca.
E’ un argomento fin troppo attuale per la nostra generazione che sta costruendo famiglie e carriere (più o meno) nel bel mezzo di una crisi economica.

Il lavoro, la conciliazione con la famiglia, la gestione della casa, la divisione dei compiti, sono tutte questioni che ruotano intorno al bilancio familiare.
Per non parlare poi della fase di crisi della famiglia, in caso di separazione: il denaro diventa un argomento centrale che domina la rottura della coppia ed è in grado di sovrastare ogni altra questione personale, anche relativa ai figli.

I bambini ci sentono più o meno frequentemente parlare di questioni economiche di cui capiscono poco o niente. Non sanno se preoccuparsi oppure no, e allo stesso tempo ci stremano con richieste di giochi, regali, oggetti il cui utilizzo è spesso discutibile.
Come e quando è giusto parlare ai figli di denaro? Come li si educa al suo uso consapevole?
Creare un rapporto equilibrato con il denaro nei nostri figli è un compito delicatissimo e necessario. Soprattutto in questa società, nella quale il consumo è presentato troppo spesso come un obiettivo e il denaro per consumare come il fine ultimo di ogni azione umana.
Quella con i soldi è sempre una relazione complicata durante la crescita e non solo: se mancano in famiglia, non è certo piacevole; ma se ce ne sono e vengono elargiti con facilità, se ne può avere una percezione distorta.

I bambini sono diventati un target pubblicitario privilegiato: il marketing si rivolge direttamente a loro, non solo per giocattoli o simili, ma anche per prodotti alimentari o prodotti diretti alle famiglie. Sono consumatori fin da piccoli.
Come possiamo proteggerli da questi attacchi? Come li aiutiamo a svilupparsi anche nel loro ruolo di piccoli consumatori? Quali strategie si possono adottare per insegnargli cosa sono i soldi, come si guadagnano, a cosa servono? Diamo loro una paghetta perché possano sperimentare? In che modo la nostra cultura famigliare influisce sulla loro percezione del denaro? La cultura del denaro che viviamo e che facciamo vivere ai nostri figli ci aiuta anche a veicolare dei valori, facendo sì che i due concetti siano spesso molto legati tra loro.
Il nostro ruolo forse sta anche nel far capire o trovare con i figli vie alternative. Costruire e rafforzare con loro i vari anelli che ci reggono come persone in relazione agli altri. Nulla compensa del denaro che non c’è, però la presenza di relazioni e valori diversi aiuta ad affrontare meglio la sua assenza.

Infine è indubbio che il denaro ci da’ il senso della realtà. E’ il punto grazie al quale i sogni possono realizzarsi o per colpa del quale si infrangono. Cartina al tornasole degli ideali.

(*)Foto credits Rochelle.

I post che hanno aderito al blogstorming su questo tema, sono raccolti nella pagina blogstorming: denaro e valori

Prova a leggere anche:

13 COMMENTI

  1. Ancora ricordo il primo acquisto di mio nipote, ora diciassettenne: un pomeriggio alle giostre. Con me. A un certo punto cercai di rallentarlo, facendogli vedere che dei suoi soldini ne erano rimasti proprio pochi, ma lui continuò. Al momento di andare via mi guardò con un sorriso a mille denti e sentenziò: “zia hai visto come li abbiamo spesi bene i nostri soldi?”. Dovetti dargli ragione e basta, era proprio felice.
    Riguardo alle cose inutili, alcuni tabù vanno sfatati in prima persona secondo me: come fai a porti il problema se un acquisto valga la pena oppure no finchè non prendi la tua prima sòla?

  2. @Lorylory, certamente è difficile trovare un bambino che autonomamente spenderebbe i suoi soldini per comprare un etto di prosciutto… ma è anche giusto così, altrimenti noi genitori che ci stiamo a fare? 🙂 In realtà le “cose inutili” mi fanno pensare a tutto ciò che è superfluo. La penna magica di Hello Kitty con piuma incorporata (primo acquisto autonomo di mia figlia) non è sicuramente un oggetto inutile (lo utilizza per fare i compiti a casa), ma se mi avesse chiesto di comprarglielo, probabilmente visto il prezzo le avrei detto di no, dal momento che di penne ne ha già mille.
    L’aspetto educativo rimane eccome: c’è la soddisfazione di un acquisto autonomo, che compensa un pò la frustrazione di non aver potuto avere anche il giornalino con il cerchietto di Barbie.

    Nell’impostare il discorso della paghetta, le ho spiegato che se la merita per l’impegno con cui affronta la scuola, per essere attenta e autosufficiente nei compiti a casa e per i buoni voti che riesce ad ottenere.
    A casa cerchiamo di coinvolgerla nelle faccende domestiche, qualche aiuto ce lo dà, ma non lego questi aiuti alla paghetta, perchè penso che la collaborazione in famiglia non sia un “lavoro”, anzi debba essere vissuto come un “piacere” da condividere con chi si vuole bene. Lo sappiamo tutti che le faccende domestiche sono una seccatura, e anche una gran noia, soprattutto se viste con gli occhi di un bambino, però sto cercando di trasmetterle che il prendersi cura della nostra famiglia passa anche attraverso tali faccende, e che ognuno di noi può dare una mano, per fare prima e avere più tempo libero per giocare insieme.

  3. Qualche settimana fa è capitato un fatto in casa nostra che mi ha fatto riflettere anche su questo tema, come racconto nel post con cui partecipo a questo Blogstorming.
    Con mio marito stiamo facendo scelte di decrescita felice e questo coinvolge di conseguenza anche i bambini.

  4. Le spese che i nostri figli fanno con la paghetta non le definirei “inutili”. Semplicemente sono bimbi, pensiamo noi, giustamente, all’indispensabile… a loro non rimane che desiderare il superfluo.
    …non possiamo aspettarci che con la paghetta comprino un etto di prosciutto o una penna per compiti… a me spaventerebbe un ottenne che non desidererebbe una macchinina, una bambolina o un dolcetto con i soldi della propria paghetta. D’altronde anche noi adulti alla fine, una volta soddisfatte le necessità primarie, in funzione delle nostre possibilità, ci copriamo di cose inutili…
    ….e comunque, anche desiderando le cose inutili l’aspetto educativo della cosa rimane, imparando a gestire le proprie risorse.

    …forse sarebbe da aggiungere un aspetto però. La paghetta dovrebbe essere elargita a seguito dello svolgimento di alcuni compiti, rapportati alle loro capacità naturalmente, come tenere in ordine i giochi. In questo modo, oltre ad imparare a gestire le proprie risorse economiche, capiranno che i soldi vanno comunque guadagnati/meritati…

  5. Da circa un mese ho concordato con mia figlia (8 anni) di darle una paghetta settimanale, che può gestire come meglio crede per le piccole spese (inutili) che vuole fare, previo confronto con noi genitori. Ero stufa di dirle sempre “no, costa troppo”. E’ una cifra modesta, serve per renderla autonoma quanto basta per imparare a fare delle scelte (della serie “non si può avere tutto” e “a qualcosa bisogna pur rinunciare”). L’argomento soldi è legato a doppio filo con il tema della SCELTA. Se i bambini imparano questo, secondo me (spero), anche crescendo capiranno il valore del denaro e dell’impegno che ci vuole per ottenere qualcosa. Ovviamente più un oggetto che lei vuole costa, più ci impiegherà per averlo, ma alla fine la soddisfazione (forse) sarà maggiore.
    Mah, che ne dite?

  6. Argomento davvero interessante, che stiamo affrontando a casa proprio in questi giorni! Per questo ho scelto di partecipare al blogstorming… credo che in un’epoca come la nostra spiegare ai bambini il valore dei soldi sia diventato imprescindibile, è bene che imparino fin da piccoli come utilizzarli…

LASCIA UN COMMENTO