Tema del mese: separazioni.
Può capitare che le strade si dividano.
Capita che una coppia non sia più tale, che si decida, in modo più o meno doloroso e più o meno consapevole, che così non è più possibile. Si smette di essere marito e moglie, compagni, conviventi. Ma di essere genitori non si smette mai.
Per un figlio la crisi familiare è sempre un momento drammatico e, nella maggior parte dei casi, i figli sanno sempre cosa vorrebbero: che non succedesse.
Per i genitori la questione è sempre complessa: la necessità di cambiare vita perchè quella che si ha sembra esaurita, la volontà di proteggere i figli, il senso di colpa, l’amarezza per un fallimento, spesso addirittura il desiderio di fuga e di estraneamento.
Come in ogni cosa, ci sono separazioni fisiologiche e patologiche. Ci sono drammi e ci sono prese di coscienza oneste e pacate. C’è di tutto, come infinite sono le storie delle persone.
In tutto questo ci sono i figli: bambini o ragazzi che hanno bisogno, prima di tutto, di essere protetti, per entrare, con mezzi adeguati, in un nuovo modo di vivere il rapporto con i loro genitori.
Con questo tema vogliamo andare un po’ oltre quello che è stato genitoricrescono fino ad ora: vogliamo affrontare, per un mese, un tema specifico, offrendo quello che abbiamo da dire e da dare.
Punteremo l’attenzione in due direzioni: il modo per accompagnare i figli verso la comprensione e l’accettazione della separazione dei loro genitori, da un lato, e l’informazione legale dall’altro, toccando temi specifici che nel corso dei giudizi di separazione e poi nello svolgimento dei rapporti tra genitori separati, creano maggiori dubbi e problemi.
Speriamo così di mettere a disposizione di chi legge genitoricrescono, la nostra professionalità e le nostre specifiche competenze, perchè questo sia sempre più un luogo di informazione e confronto.
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- Le consensuali “sbilanciate”
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Grazie.
E’ un brutto oceano questo.
sapere che almeno c’è all’improvviso un faro a lampeggiare aiuta a navigare almeno in compagnia.
perchè, scusate la nota pessimistica, si è sempre soli!!!!
Antonella, ci proveremo.
Eccomi presente all’appello…. mamma separata da 2 anni….
Grazie per questo spazio, il confronto ci fa bene e ci aiuta….
Cinzia, allora spero che vorrai partecipare al blogstorming con un post su qualche argomento specifico che pensi sia bene trattare. Questo mese più che mai abbiamo bisogno dei vostri input per sviluppare un percorso.
Bell’argomento, di quelli però che trattano situazioni così brutte che quando fai un figlio e pensi di poter mettere in conto anche le fatiche e i sacrifici, non pensi mai di potertici trovare.
Ed il fatto che siano situazioni dolorose sempre (e tanto), anche nei casi di minore conflittualità, può dare solo un’idea di cosa può succedere quando invece è guerra totale.
C’è chi si fa talmente accecare dal risentimento che non riesce a rendersi conto di quanto una separazione conflittuale possa creare fortissimi disagi, pratici e psicologici, ai figli.
O, almeno, questo è quello che, dal mio punto di vista, stanno passando i miei figli.
A questo va aggiunto che in Italia, la legge è ancora molto poco evoluta: «Noi papà espropriati dell’amore dei figli»
Per carità, è una legge che tutela le mamme e che, giustamente, è nata sulla scia di rivendicazioni legittime. Ma che erano frutto di tempi diversi, di donne che vivevano condizioni diverse e sicuramente più sfavorite.
Oggi non mi pare che, a parte casi particolari, le mamme abbiano tutta questa necessità di tutela, mentre molto di più ne hanno i figli, che hanno, innanzitutto, diritto all’affetto di entrambi i genitori.
Rimane il fatto, poi, che laddove ci sia una situazione conflittuale in cui una delle due parti si rifiuta di capire che il bene dei figli si costruisce insieme anche dopo la separazione, rendendosi disponibili a concedere a loro (e non a l’altra parte) tutte le possibilità di una vita in armonia con i genitori, una legge meno sbilanciata servirebbe a ristabilire i giusti equilibri.
Io, per ora non ne esco…
Oppsss…sorry, ho sbagliato un href ?
Andrea, hai perfettamente ragione. Ci si dimentica spesso che i figli sono quelli che soffrono di più. La legge è certamente sbilanciata e parleremo anche di questo. Un abbraccio a te e ai tuoi piccoli e grazie del link (che ho sistemato).
In realtà la legge non è affatto sbilanciata, ma anzi molto equilibrata. E’ la sua applicazione ad essere spesso sbilanciata.
Capisco che nelle singole vite delle persone questo non fa una gran differenza, ma la differenza c’è.
La normativa sulla separazione, sul diritto dei figli alla bi-genitorialità, sull’equilibrio dei redditi, sulla partecipazione alla crescita dei bambini, c’è ed è una buona legge. Poi ci sono le persone ad applicarla, ed in una separazione giudiziale (sia tra coniugi che tra ex-conviventi) ce ne sono molte: c’è il giudice, ci sono gli avvocati e, spesso, ci sono gli assistenti sociali. Ognuno costruisce un pezzo della realtà futura di quella famiglia, arrivando, a volte, a soluzioni paradossali.
In realtà “la legge” non tutela in modo particolare la madre: c’è una generalizzata applicazione che la tutela spesso contro ogni logica.
Nei tribunali questa mentalità sta cambiando e la riforma del 2006 è un modo di adeguare la normativa vigente alla mentalità che cambia.
Questo non significa che, nel caso specifico, non possano essere commesse gravi ingiustizie, ma comunque gli strumenti per ovviarvi ci sono.
Gli sbilanciamenti sono da entrambe le parti. Ci sono padri privati del diritto di vedere i figli, ma spesso non dai giudici, quanto piuttosto dai comportamenti delle madri in grave violazione delle disposizioni, padri trattati come bancomat, come esseri colpevoli da punire, calpestando, prima ancora dei loro diritti, quelli dei figli.
Ci sono madri abbandonate a se stesse, senza un lavoro e con i figli da mantenere da sole, perchè i padri si sono dissolti nel nulla, scomparendo.
Vi assicuro, c’è di tutto, e c’è anche il buono di chi si da da fare per grantire comunque ai figli una vita tranquilla.
E’ vero, in realtà è l’applicazione ad essere ancora legata alle logiche ed tradizionali disposizioni dell’affido unilaterale.
Per questo, però, ci vorrebbero almeno delle indicazioni di massima per cui l’affido condiviso deve essere basato su disposizioni, diciamo di default, più equilibrate, da applicare sempre a meno di evidenti controindicazioni (ivi comprese, ci mancherebbe altro, le valutazioni sul mantenimento dei figli).
In realtà nelle norme del codice civile sulla separazione, dal 2006, è proprio così: l’affidamento condiviso E’ di default e servono delle comprovate ragioni per disporre un affidamento esclusivo ad un genitore. Almeno a Roma i Tribunali, sia civile che per i minorenni (per le persone non sposate), stanno tracciando una strada in questo senso.
Poi altra cosa è rispettare nei fatti la condivisione dell’affidamento da parte del genitore che ha con se i bambini.
Comunque a giorni pubblicheremo un post su questo argomento.
è un tema molto complicato e difficile. resterò in silenzio ad ascoltare il dolore e la rabbia di chi si trova ad affrontare tali situazioni. La sperazna è che non capiti mai, ma se capita è giusto poter fornire degli strumenti per aiutare genitori e figli. Complimenti!
Tema davvero difficile, doloroso, scottante. Urge il dibattito. Mi sembra interessante raccogliere diverse voci. Anche quella maschile. Consiglio di leggere questo libro:
http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=3016
A volte la “focosità” dell’autore lascia trasparire una certa visione soggettiva (da uomo in difesa dei diritti dei padri), però -tutto sommato- non infastidisce questa “imparzialità” dal momento che il libro fa emeregere molte (troppe forse) verità che bruciano. Una fra tante:
“la fabbrica dei divorzi ha un nemico per eccellenza, ed è il padre. Un’inimicizia profonda, strutturale, drammatica, che non lascia spazio ad alcuna possibilità di conciliazione o di compromesso (…). La figura maschile è oggi la parte più debole di tutto il sistema divorzista. Quella sulla quale ci si può accanire senza troppi complimenti, e quasi sempre con buoni risultati, anche sul piano economico” (p. 126).
Parole dure. Bisogna riflettere.
Si, bisogna riflettere, ma anche rifiutare le generalizzazioni in un senso e nell’altro.
Che la figura paterna sia la “parte debole” nella separazione è vero come lo è esattamente il contrario.
La statistica è nulla in questi casi: sono tutte vicende singole e così vanno trattate.
Nella prefazione del libro che citi nel link leggo: “Il libro parte dunque dall’esame di ciò che avviene ogni giorno nei Tribunali e negli studi degli avvocati, dove la “fabbrica dei divorzi” si muove secondo una logica ferrea ed univoca, da catena di montaggio. Dai fatti raccontati risulta con chiarezza quanto sia opportuno che tutti gli operatori di questo settore – avvocati, magistrati e consulenti – rivedano i loro modi di pensare e di agire.”
Sono, siamo, in molti a rifiutare la logica della catena di montaggio.
Anche gli uomini devono imparare a chiedere, nella separazione, ed a mettersi in gioco. Rifiuto il concetto di donna-vittima come rifiuto quello di uomo-vittima. In realtà rifiuto il concetto di vittima della separazione: ci si separa sempre in due.
Comunque il dibattito è partito.
Silvia: parole sante quelle che dici!
“Ci sono madri abbandonate a se stesse, senza un lavoro e con i figli da mantenere da sole, perchè i padri si sono dissolti nel nulla, scomparendo”.
“Anche gli uomini devono imparare a chiedere, nella separazione, ed a mettersi in gioco”.
C’è di tutto, e ogni storia, al di là delle statistiche, è una storia dolorosa….
Per stare insieme bisogna decidere in due, ma per separarsi…alla fine la decisione di uno basta. Anche se la buona riuscita di un rapporto di coppia si crea in due.
Insomma, è interessante poter parlare di questo tema “in lungo e in largo”, sempre tenendo presente tutti i protagonisti della situazione: padre, madre, FIGLI, però alla fine anche nonni e parenti…
Aspettiamo con curiosità e interesse il vostro post su questo argomento.
Grazie di questo spazio!
ciao a tutti, sono separata da 2 e mezzo con una bimba di 4
è la prima votla che ne parlo devo essere sincera
anche sul mio blog non ho ancora sviscerato l’argomento, ma del resto essendo principalemnte un diario mi sono fatta qualche scrupolo, e un giorno le racconterò di persona cosa è successo tra me e suo papà…
comunque vorrei dire la mia a questo proposito
sono figlia di separati e non ho mai sofferto questa condizione! sono felice di urlarlo al mondo, che nonostante le difficoltà (che adesso da mamma capisco perfettamente) i miei genitori si sono sempre comportati da amici intelligenti
ovvio litigavano, per i soldi, o perchè lui non era bravo quanto lei..ma alla fine io non ci ho rimesso ve lo posso assicurare
ora è toccato a me! chi lo avrebbe mai detto
ho fatto di tutto perchè non succedesse eppure…
ma siamo amici! sicuramente ha influito l’esempio dei miei, o forse perchè c’è LEI
ma è altrettanto vero che se LEI non ci fosse stata saremmo ancora assieme…chissà!
ho sudato tanto per arrivare a questo punto, non è stato facile rimanere amici, ma ce l’ho fatta andando oltre, andando contro la mentalità provinciale (difficile), i suoceri che mi tengono la bimba, i vicini, il paese, le chiacchere…
ma da quando viviamo separati andiamo più daccordo e abbiamo il piacere di vederci invece di sentirci obbligati
dal canto suo la pupa non sembra avere grossi disturbi, è socievole, mangia, impara, dorme serenamente nel suo lettino e nel lettino del papy
non dico sia una passeggiata, non avrei mai sognato questo per lei
però nel male, sta andando bene
ok non vi tedio oltre…volevo solo darvi il mio punto di vista, forse fortunato forse no
ma raccontare comunque una realtà diversa
ale, è una realtà che vogliamo raccontare anche noi, con il post di oggi “la guerra dei Roses” e con l’intervista che pubblichiamo domani. Seguici e commentaci.
Ciao Ale… quanto hai scritto tu qui sopra, avarei potuto scriverlo io… stesse identiche cose…. ma uguali uguali….
Ho sofferto tanto, ma per il bene di mia figlia sono andata oltre… è stata dura e lo è ancora, ma se si vuole si può fare….
Scusate … sono Cinzia… nn è uscito il nome completo..
“ma se si vuole si può fare…”
Già, il punto è cosa succede quando uno dei due non vuole (intendo non vuole collaborare a trovare un equilibrio condiviso pur nella separazione) e tutto diventa conflitto.
Mi sto convincendo che, in quel caso, servano un buon avvocato ed una buona legge, ma che se non si rientra in un’ottica di disponibilità e condivisione vera, di serenità nei rapporti, le cose saranno sempre difficili.
E a rimetterci non saranno soltanto i genitori (che è la cosa che mi fa più rabbia).
ciao…arieccomi qua
volevo condividere questa cosa: ieri sono andata in tribunale per la sentenza dopo mesi di attesa
tralascio l’aspetto emotivo perchè un pò in confusione e anche molto personale, ma vi parlo dell’aspetto burocratico che magari può essere illuminante per qualcuno
con questa esperienza ho scoperto che:
in caso di mutuo cointestato, in sede di separazione consensuale, si può fare un passaggio diretto della proprietà senza dover ricorrere al notaio
quindi la proprietà (da non confondere con l’intestazione del mutuo) passa da 50 e 50 a 100% ad un solo coniuge
dopo questo passaggio, con l’omologa della sentenza di separazione è possibile richiedere alla banca, di effettuare un Accollo del mutuo
quindi l’intestatario del mutuo passa al 100% ad un titolare solamente…e anche questo senza atto notarile
per l’Accollo la banca deve valutare l’idoneità e la fattibilità dell’operazione (costo pratica circa 100€)
risposta di idoneità circa 2 mesi
se si è idonei, si invia una raccomandata di attivazione pratica e si hanno 6 mesi di tempo a partire dalla data di invio raccomandata…sperando che la sentenza avvenga entro 6 mesi!!!
dopo la sentenza si aspetta l’omologa, quindi la carta definitiva (20gg)
questa servirà per portare a termine l’Accollo
se ho fatto errori chiedo perdono, comunque sueta è la trafila che ho seguito io
Grazie ale, utilissimo.
E’ praticamente l’unico caso in cui un immobile può essere trasferito tra vivi, senza l’atto notarile.
L’accollo del mutuo (trafila correttissima quella da te indicata) però è subordinato all’accettazione della banca, come correttamente dicevi anche tu. A volte questo crea difficoltà se il coniuge che vorrebbe accollarsi il mutuo, non offre a loro giudizio le stesse garanzie dell’altro o dei due coniugi insieme se allora era cointestato. Comunqe a parità, più o meno, di redditi non ci dovrebbero essere grossi problemi.
Ciao, a tutti.
Vorrei chiede ad Ale delle spiegazioni circa il mutuo.
La casa è intestata a me e il mutuo anche, il mio quasi ex ha fatto da garante. e qui cominciano i guai.
Dalla mia banca ho saputo che per togliersi da garante deve solo fare una richiesta e poi gli verrà inviata la risposta.
I guai nascono dal fatto che ora lui mi richiede indietro la metà di quello che fino ad ora è stato pagato. Ma questa è un altra storia e una storia decisamente triste che mi amareggia tantissimo.
Io sono dell’idea e lo sono sempre stata del “lasciamoci così senza rancore” soprattutto se ci sono figli (2 nel mio caso di 6 e 4 anni)perchè per loro si deve cambiare il modo di relazionarsi.
Ma lui non la pensa assolutamente come me.
Non ha mai detto nulla di male o effensivo nei mieiconfronti alle nostre figlie, ma è un muro che non analizza nulla e che rimanda tutto indietro.
Scusatemi per lo sfogo, ma almeno parlo con qualcuno che è o è stato nella mia situazione
A presto
Antonella
ciao antonella…capisco perfettamente la situazione e non preoccuparti per lo sfogo
grazie a Silvia questo spazio nasce proprio per questo!
allora per la storia garante non lo so, ma fidati che un avvocato se si informa ne sa più della banca stessa che vuole farsi solo i propri interessi (mi scuso con le banche all’ascolto ma la mia esperienza dice così)
la mia banca non mi aveva detto che se veniva verbalizzato tutto nell’atto di separazione potevo risparmiare sugli atti notarili,
poi ho chiamato il notaio ed ha confermato!
per quanto riguarda la metà dei soldi, a me è successo idem con patate!
allora, nessun avvocato/banca/notaio ti dirà quello che per legge è giusto “restituire”
è solo questione di buon senso…da entrambe le parti
comunque la mia soluzione è stata questa:
abbiamo fatto il calcolo di tutte LA QUOTE CAPITALI pagate diviso 2
LA QUOTA CAPITALE la trovi nel PIANO AMMORTAMENTO che ti invia la banca annualmente e consiste nel valore effettivo del mattone
vedrai che sarà una cifra ben più bassa, ovviamente, della somma delle rate effettivamente pagate, questo perchè nella singola rata ci sono anche gli interessi che comunque vengono scaricati con la dichiarazione dei redditi
”
Tratto dal modello Agenzia delle Entrate
La detrazione spetta su un importo massimo di euro 3.615,20.
coniugi non fiscalmente a carico l’uno dell’altro cointestatari in parti uguali del mutuo che grava sulla abitazione principale
acquistata in comproprietà possono indicare al massimo un importo di euro 1.807,60 ciascuno
”
devo dire la verità, ci ho messo 1anni e mezzo per venirne a capo, dei conti giusti che dovevano essere fatti
e nessuno che si esponeva
ma con l’aiuto di amiche contabili sono andata in banca con il mio schemino e mi hanno confermato che i calcoli erano fatti giusti
l’avvocato dal canto suo conferma che non c’è legge che dice cosa bisogna restituire
ma se proprio è il caso di farlo, allora che sia il giusto…ossia il valore del mattone!
Ale, ancora una volta le tue informazioni sono corrette e puntuali. Non mi chiedete però aiuto per i conteggi relativi al mutuo perchè sono al di là delle mie capacità.
Grazie a tutti.
Vi terrò informata. Per ora quello che a me più interessa è riuscire a creare un nuovo dialogo tra di noi soprattutto per il bene delle figlie.
Antonella
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