Tema del mese: rapporti tra bambini

I rapporti tra bambini sono rapporti tra esseri umani… piccoli.
Nel senso che non esiste un solo modo di relazionarsi tra bambini, un modo, appunto “da bambini”, ma ne esistono tanti quanti sono i caratteri delle persone e le situazioni in cui si incontrano.
Ci si aspetta troppo spesso che i bambini siano un po’ un genere indefinito, una “bambinità” diffusa, all’interno della quale tutti gli esseri umani piccoli si comportano in modo simile.
A me non sembra affatto che sia così. L’unico dato che accomuna i bambini è che sono spesso più drastici ed estremi degli adulti. Nelle loro relazioni umane agiscono con meno filtri.
Si amano, si odiano, si restano indifferenti. Si menano, si abbracciano, si prendono in giro, si stimano, si parlano e si raccontano, si scambiano giochi ed idee.
I bambini, quando stanno insieme, non “bambinizzano”: non esiste un atteggiamento unico ed uniforme, non c’è un’attività comune a tutti i bambini. Tra di loro non si stanno simpatici per il solo fatto di essere bambini.
Ho l’abitudine, prima di scrivere di un argomento, di curiosare in giro con l’aiuto di Google. Anche se ho in mente lo schema di quello che voglio dire, do un’occhiata a cosa esce fuori inserendo qualche parola-chiave del tema, tanto per vedere se mi si accende qualche lampadina… Poco fa ho inserito “rapporto tra bambini” ed è venuta fuori una sfilza di “rapporto tra bambini E…“: bambini e rete, bambini e tv, bambini e animali, bambini e linguaggio, nella migliore delle ipotesi in cui avevano relazioni con un altro essere umano era “bambini e adulti”.
Insomma, poco si parla delle relazioni tra di loro, tra bambini e bambini.
Cerchiamo, dunque, di parlare di questo mondo a noi un po’ sconosciuto. Eh, sì! Perchè da adulti tendiamo a dimenticarci di come erano intensi e vari i nostri sentimenti di bambini verso altri bambini: come ci stavano antipatici certi bambini, come avevamo paura di altri, come ne amavamo profondamente alcuni o magari uno soltanto, come trovavamo noiosi certi altri.
Proviamo a parlare di un argomento che è nascosto nella nostra memoria e che ora possiamo rivedere nei nostri figli: amore, amicizia, rancore, indifferenza, conflitto tra bambini.
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bello, mi piace!
I rapporti con gli altri bambini sono stati da sempre la spina nel fianco mio e del Nano.
Dal momento in cui ha iniziato a correre (camminare non rende l’idea di come si muove), ossia a 12 mesi, i suoi sono stati “scontri” e non “incontri”. Ceffoni, graffi e morsi nascevano dal nulla, inaspettatamente e senza provocazioni, lasciando l’incredulo contendente privo di reazioni.
I miei pomeriggi ai giardinetti erano scene di guerriglia, arrivavo a sperare che non ci fosse nessuno per avere 10 min. di gioco tranquillo. Anche l’inizio della scuola materna non ha aiutato. Non ha mai trovato alcuna attrattiva nei bambini, ha sempre interagito il minimo possibile sia con i compagni sia con le maestre. Devo dire che non ho ricevuto molto aiuto in questo senso se non il consueto consiglio di rivolgerci ad uno specialista. E io l’ho fatto. Siamo passati dall’escludere una forma di autismo a parlare di bambino plusdotato. E va bene, ha imparato da solo a leggere e contare prima dei 4 anni ma si rifiuta di fare da solo decine di altre cose banali, quindi lasciamo stare l’etichetta di genio incompreso. Poi ci sono parenti e amici che lo considerano semplicemente un viziato senza controllo e noi, di conseguenza, dei genitori incapaci.
La verità è che – per difenderlo/difenderci dai “consigli” del mondo – abbiamo finito per isolarci un pò e questo non fa bene nè al Nano nè a noi genitori. E’ assurdo vivere in una grande città e sentire questa enorme desolazione attorno. Mi chiedo se capita solo a noi.
Ho scoperto grazie a Genitoricrescono che possiamo definire il Nano un amplificato introverso e, grazie ai libri consigliati, stiamo iniziando a modificare il nostro modo di affrontare le difficoltà di un bambino particolare per aiutarlo ad aprirsi verso il mondo.
Spero che con la scuola elementare il mio piccolo alieno trovi almeno un complice che buchi la sua scorza fintamente dura e – nel frattempo – spero di incontrare anch’io nuovi amici che riescano ad accettare senza giudicare due genitori che ce la stanno davvero mettendo tutta.
ciao Marzia, ho letto il tuo commento e mi è venuto spontaneo risponderti subito. Anch’io ho vissuto sulla mia pelle l’ansia di questa società di vedere solo bambini perfetti, che si comportano secondo schemi regolari.
certo capisco che l’aggressività può spaventare, ma secondo me si è più spaventati da quello che non si può controllare, classificare e contenere in qualche categoria. la colpa, poi, deve essere sempre di qualcuno. non si può accettare semplicemente che ogni bambino è diverso dall’altro, che ognuno arriva all’equilibrio e allo sviluppo personale con modi e tempi diversi. a me tutto questo fa molta rabbia.
un caro abbraccio, piattins
Marzia, ti comprendo appieno, ho passato situazioni molto simili, con molti dubbi e molte paure, credo sia davvero importante che se ne parli, che si crei una rete di contatti tra noi genitori che viviamo esperienze di difficoltà, per capire che non siamo soli, e che le cose, tutte, hanno una propria evoluzione che tende comunque ad un equilibrio delle forze, con il tempo, con l’impegno… un abbraccio!
marzia, oggi avevo risposto al tuo commento e un blocco della rete mi ha mangiato il commento!
Sai che faccio? Invece che rispondere di nuovo qui, metto in programma un post sui rapporti interpersonali degli amplificati! E credo che userò proprio questo tuo commento come inizio…
Comunque, sul tema, merita di essere letto l’ultimo post di Serena
http://genitoricrescono.com/gestire-i-conflitti/
Cara Marzia,
), il genitore a volte portava via il bambino.
hai tutta la mia solidarietà e comprensione. Ho un’esperienza simile con mio nipote di 6 anni. E’ stato adottato quando ne aveva 3 dalla Russia e purtroppo ancora oggi ha difficoltà a parlare, oltre a essere un bambino amplificato. Non è manesco, è solo…estremamente vivo!(e ci credo, dopo essere stato rinchiuso in un istituto…)
Purtroppo il problema spesso non sono tanto i bambini quanto i loro genitori. Quando era più piccolo e lo portavo al parco mi è capitato di vedere genitori infastiditi perché lui correva e si sporcava, oppure perché quando vedeva un oggetto scattava il fatidico “MIO!”. Mentre io tentavo di spiegare che l’oggetto non era suo ma magari il bambino/a poteva giocare insieme a lui (se intanto non si erano già spiegati tra loro a palettate
Ora che è più grande capita che bambini che non conosce lo prendano in giro perché non parla, e i genitori non intervengono!
Di conseguenza anche noi l’abbiamo un po’ isolato, perché ora è più grande e questi atteggiamenti lo feriscono. Questo mi fa rabbia perché lui non ha colpa e noi non sappiamo come fare…
Mi rattrista vedere che siamo regrediti al punto che da un lato vogliamo bambini perfetti, superpuliti e superfirmati come bamboline da collezione, mentre dall’altro vengono incoraggiate la legge del più forte, l’intolleranza e l’esclusione dei “diversi”.
Un abbraccio
Grazie davvero per le vostre parole. Non mi fa piacere sapere che altri vivono o hanno vissuto i miei stessi problemi ma almeno so di aver “parlato” con qualcuno che ascolta col cuore aperto.
marzia, sto scrivendo un post “per” te
Che dire, Sara gli altri bambini li cerca, li avvicina, a volte più timida a volte spavalda, e poi una volta insieme… litiga! Non c’è festa a cui non andrebbe, non c’è bimbo che non inviterebbe a casa, ma o è un suo alter ego (e quindi ha le sue stesse idee da sport estremi) o inizia a dare ordini (il classico copione “iofacciolamammatuilbimbo,iooravadoallavorotupiangimapoiticonsoloetidiverti…”) e se non obbediscono sono liti… Poi però si pente, chiede scusa e accetta qualunque gioco. Insomma, è un carattere forte, dominante, ma alla fine è anche attenta, e all’asilo è amica di tutti, ogni volta che incontro una mamma mi dice “ah, è lei la famosa Sara” mentre io mi rendo conto di sapere appena i nomi dei suoi compagni. Spero che crescendo riuscirà a smussare gli angoli, ma per ora non mi posso lamentare dei suoi rapporti con i coetanei, l’unico rapporto difficile che ha lei è quello con mamma e papà… fortuna?
partendo da Marzia e dalle sue difficoltà che mette a disposizione pubblicamente, ho un raccontino da fare:
sono un’educatrice e nel 2002 ho cominciato a coordinare un centro estivo a cui si è iscritta finchè ha potuto N., una bimba – allora- anche lei adottata (quando ho letto il commento di Lorenza mi son detta che non è un caso) che, come dire, mi ha scelta come suo riferimento.
il suo modo di rapportarsi con gli altri bambini erano le mani, le parolacce, gli scherzi, i capelli tirati. il suo modo di rapportarsi con gli adulti erano di due tipi: o ti evitava totalmente ignorandoti oppure ricevevi lo stesso trattamento dei bambini con aggiunta di salti in braccio, spalle, stare seduta su di te.
a me è toccata la seconda fortuna. e lo dico senza ironia: con N. questo è stato il modo di entrare in relazione, di costruire un rapporto che le permettesse di fare passi avanti. il contatto, violento è stato il modo per poter chiedere, urlando, che lei aveva bisogno di stare vicino, fisicamente e materialmente per potersi relazionare. compito mio e dei colleghi è stato quello di accoglierla (facile direte voi: tanto poi si va a casa…) e di provare a mostrarle gli effetti di quello che le accadeva quando si relazionava così con gli altri coetanei. avevamo tutto il tempo (o forse ce lo siamo proprio presi io e i colleghi) di mostrarle che si poteva fare in un altro modo e che se anche lei provava a fare diversamente, le risposte degli altri bambini cambiavano.
ora N. ha 16 anni, è una bella ragazza che fa le cose da adolescente che ha imparato a comportarsi in maniera diversa a seconda delle persone che incontra.
ma quando mi vede, non resiste, e mi abbraccia, mi tira le mollette dei capelli e si intrufola in modo invadente sempre in ogni cosa io stia facendo o dicendo a qualche altro ragazzo.
N. ha questo come canale relazionale privilegiato e, in quanto professionista, sta a me capire come quando in che modo avere a che fare con lei. forse la cosa più difficile da accettare è che ci sia una scelta, che N. scelga quale tipologia di rapporto creare con chi incontra. Da adulti ci piacerebbe avere sempre a che fare con una normalità inesistente. Da professionisti, ve l’assicuro, rimangono nel cuore le esperienze che permettono a loro di imparare e a noi di insegnare (ed imparare a nostra volta). certo bisogna accettare la sfida che questo lavoro ci chiede: capire ogni volta come e cosa insegnare ed imparare. ma se no, cosa ci differenza dall’educatore naturale?
i bambini, certo, nei rapporti tra loro sono altro e cercano altro: cercano di rapportarsi con bambini che permettano loro di fare esperienze nuove (anche quella di “tiranneggiare”…) e di consolidare se stessi, la propria autostima. siamo proprio sicuri che il Nano non stia costruendosi il suo personalissimo particolarissimo carattere in questo modo?
e mi verrebbe da chiedergli: “ehi Nano, come stai tu quando graffi? e come stai quando gli altri reagiscono?”
scusate la lunghezza del commento…
Fillerouge, altro che scusa per la lunghezza, ci hai offerto una varietà di spunti notevolissima.
Questa utlima domanda mi sembra illuminante: “ehi, Nano, come stai tu?” Perchè mio figlio, a due anni, non è mai stato bene dopo aver morso un coetaneo… anzi…
Leggendovi mi sento meno sola! Giovanni ha 3 anni (e mezzo, specifica lui!), ha fatto il nido, frequenta la materna, mi dicono sia un bimbo molto intelligente e molto educato, tanto che molte mamme dei suoi compagni “me lo richiedono” per giocare con i loro figli. Finalmente, dopo un anno e mezzo molto difficile (gravidanza, nascita della sorellina e trasloco) cominciamo ad invitare i suoi compagni a casa con maggiore frequenza rispetto a prima e notiamo che: li accoglie con “E dimenticate di non rubare niente”!, poi accende il televisore e comincia a guardare i cartoni fregandosene bellamente di giocare con i compagni! Poi gioca con loro ma sempre con questo tono distaccato della serie’ok ci siete ma io sto bene anche da solo’…io e mio marito eravamo basiti. quano sono andati via i suoi compagni ci ha detto che si, si era divertito e li avrebbe voluti ancora a casa sua ma noi ci siamo rimasti male ugualmente. Immagino che sia un problema mio e di mio marito piuttosto che di Giovanni. E a pensarci bene io da piccola andavo a casa della mia amigliore amica e poi mi mettevo a leggere anzichè giocare con le bambole!
ciao a tutti.. ho bisogno di un aiuto x un problema che mi assilla…io ho 24 anni ho un fratellino di 10 anni..sn preoccupata xke da quando è alle scuole elementari ha dei problemi di socialità..x esempio nessuni vuole giocare con lui nessuno vuole stare seduto vicino a lui in pulman alle feste di compleanno su 20 bambini ne vengono massimo 2..mi brucia il cuore quando tornando da una gita mi dice che nn si è divertito xke nessuno lo voleva e l hanno lasciato sl tutto il tempo e quindi se l è passata a piangere..quando me lo dice vedo che sta x scoppiare a piangere e che ci soffre in piu da quando è alle elementari gli viene una spece di tachicardia che gli dura anche 10 minuti..i medici dicono che il cuore è a posto..secndo me è sl ansia xke lui capisce che il suo problema lo umilia..io cerco di dargli qualche consiglio ma nn so nemmeno che rispondergli sinceramente!! vi prego aiutatemi..grazie atutti ciao
Ester hai provato a parlarne con le insegnanti? Cosa dicono? Direi che loro sono responsabili di quello che succede a scuola e devono fare in modo che l’ambiente scolastico sia un ambiente piacevole per tutti.
Una cosa che puoi provare a fare te per aiutarlo è di invitare un amichetto a giocare a casa dopo la scuola. In questo modo può sviluppare un legame speciale con qualcuno, che lo aiuta a sentirsi meno solo, e ad inserirsi nel gruppo. Sarebbe utile sapere se ci sono stati episodi di mobbing che hanno indebolito la sua stima personale. Spero di essere stata di aiuto. In bocca al lupo.
fillerouge, ti leggo solo ora e penso…
Perché Sara la grande è un’esplosione, in tutto. Non abbraccia, strizza, non viene a salutarti, ti corre incontro saltando e se non lo sai ti butta giù. Non ti bacia, ti spreme (e a volte lecca). La sorellina non la guarda, la prende e la tira. E io ti leggo e mi ha colpito quando dici che per N era il modo di urlare il suo bisogno di contatto. E mi sono chiesta solo “ma non potevo arrivarci prima?”
Ecco, non è lungo il tuo commento, anzi a me servirebbe la spiegazione dettagliata di come avete gestito la cosa. Accettare, ok, e io Sara l’ho accettata così. Ma ovviamente non tutto il mondo lo fa, e ovviamente non posso sorvolare quando questo suo modo di comunicare fa male alla sorellina. Chiederle “come stai” non serve, non si ferma lei, lo faccio spesso quando parlo con lei di qualcosa, ma lei non si ferma, ad ascoltare, a guardare, è un tornado in movimento, arriva, ti salta addosso, ti strizza, passa alla sorella, la strizza (il tutto in mezzo secondo) e al “piano tesoro” è già altrove.
ciao serena grazie di averm risposto cosi in fretta.. l idea di parlarne con gli insegnanti nn è x nulla una cattiva idea…x il fatto di invitare gli amichetti a casa dovrei parlarne con mia madre xke io è da novembre che vivo x conto mio con mio ragazzo in un altro paese quindi io nn potrei stare a controllarli..io stavo anche pensando di iscriverlo in qualche sport..io faccio arti marziali e mi da molta sicurezza forse uno sport del genere gli farebbe bene..che ne dici?? scusa l ignoranza ma cosè il mobbing? grazie dell aiuto!!:)
@ester: ottima idea quella di iscriverlo ad uno sport e le arti marziali sono fantastiche – ovviamente se al bambino piacciono – se poi la sua “sorellona” lo fa, questo potrebbe essere una buona base per spronarlo…chiaro è che se trovassi anche un insegnante intelligente ed interessante che non la mena troppo con la competizione ma sul piacere d’apprendere, è perfetto. le arti marziali non essendo sport di squadra sono particolarmente utili perchè chiedono a tutti di partecipare ma non insieme. lo spirito di squadra deve e può crescere sotto la guida di un adulto…
@Daniela: ma quanti anni ha Sara? perchè se come ho capito è ancora alla materna si può coccolarla un sacco e proporle delle cose, dei giochi in cui si alterni il contatto con il rispetto dello spazio dell’altro,….ma non c’è la pedagogista a scuola a cui chiedere un confronto? sai, vederla in azione è tutta un’altra cosa…e poi molto dipende anche dal contesto in cui è inserita. le insegnanti che dicono? ci sarà una cosa che funziona con voi e con loro…
5 anni. Purtroppo mi rendo conto che la coccoliamo poco, non ci ho mai fatto caso, ma tendiamo più a “difenderci”, e poi lei appunto, non è una che si ferma. Anche la lettura del libro la sera è un’impresa, leggo mentre lei si gira, rigira, inizia a mangiarsi le unghie dei piedi, a fare disegni con le dita sul muro…
).
All’asilo va benissimo, è brava, educata, attiva ma non disturba, la maestra è molto contenta, non è più fine che a casa (insomma, mi ha detto “certo che non è delicata come un fiore, ma non mi posso proprio lavorare, è piacevole lavorare con lei”
E anche a casa, se mi fermo e mi dedico a lei è piacevole, e lo faccio anche ogni giorno se posso, coloriamo insieme, leggiamo, giochiamo a fare puzzle, indovina chi, ecc… Ma finito quello è finita la pace. E io capisco che voglia attenzione, e appunto, un po’ di tempo per lei ce lo prendiamo ogni giorno, e in quei momenti è attenta, allegra, piacevole, normalissima, ma passato quello torna lo stesso tornado di prima, grossolana e anche fastidiosa (anche se ovviamente a lei non l’ho mai detto) e spesso anche arrabbiata!
Evidentemente esistono tratti del carattere che davvero uniscono alcuni bambini. Leggendo le parole di Daniela penso alle serate col mio Nano (anche lui 5 anni): corre per casa travolgendo cose e persone, tira ciabatte, fa dispetti assolutamente inutili, esaspera in ogni modo possibile. Poi quando vede che sto per esplodere mi viene vicino, mi si siede in braccio e dice “Mamma rilassati, sorridi di più” (?!!). Per quanto riguarda le coccole non gli mancano, fin da neonato l’ho abituato a baci e abbracci perchè a me piacciono un sacco. Eppure so di non riuscire sempre ad arrivargli “dentro”.
All’asilo, che lui odia, è invece un pezzo d’arredo; svolge le attività strettamente necessarie e inizia a parlare quando arriviamo a prenderlo. Le maestre mi dicono che non riescono a tirarlo fuori dal suo guscio.
Devo dire che, negli ultimi mesi, Nano è migliorato moltissimo nelle sue competenze sociali. La scorsa settimana ha volontariamente deciso di passare un pomeriggio in un parco giochi composto da gonfiabili e vasche di palle e – nonostante il caos, il rumore e le luci abbaglianti – si è divertito e ha giocato con qualche bambino. Ora ci chiede di portarlo a Gardaland! Per me è già un grande passo avanti e credo che molto abbia fatto il diverso approccio che ho appreso leggendo dei bambini “amplificati”. Piano piano insegno a mio figlio a comprendere i suoi momenti di rabbia, a canalizzare la sua forza, a non avere troppa paura di sè. Perchè è vero, le esplosioni portano sempre una componente di paura e ora spesso la crisi finisce con un bel pianto liberatorio. Dare le parole giuste ai sentimenti, non essere troppo spaventati dall’intensità delle emozioni è stato per noi porre le fondamenta del lavoro che ancora ci aspetta.
Cara Ester,
il tuo post mi ha addolorato molto, tu o tua madre dovreste assolutamente parlare con gli insegnanti della situazione di tuo fratello, insistendo sul disagio psicologico che sta vivendo. Loro devono intervenire in qualche modo, a volte tendono a chiudere un occhio perché si pensa “sono ragazzi”, ma il livello di stress che tuo fratello percepisce mi sembra veramente eccessivo.
Il mobbing è la parola per definire quelle azioni mirate a discriminare una persona, sia un bambino che un adulto (accade esempio sul posto di lavoro quando una persona viene messa da parte, boicottata e gli si impedisce di lavorare con serenità), che potrebbe essere il caso di tuo fratello.
Su questo sito c’erano dei post sul bullismo che potrebbero esserti utili per avere qualche spunto su come affrontare la cosa con lui.
Coraggio!
Ester, arrivo solo ora nella conversazione. E’ necessario parlare con gli insegnanti, per primi. Chiedete un colloquio (anche tu, insieme a tua madre) e cercate di farvi spiegare come è a scuola e cosa accade.
L’idea di coinvolgerlo in uno sport che impegni molto fisico e mente e, soprattutto equilibrio e consapevolezza, è molto buona. Anche perchè gli offrite una valvola di sfogo al di la della scuola: un ambinete dove ricominciare da capo a creare rapporti con latri bambini.
Non sottovalutate il problema.
Prima di parlare di bullismo o mobbing, cercate di capire cosa accade a scuola, ma poi, non abbiate timore a chiedere di essere tutelati da questi comportamenti di esclusione. E’ compito specifico delle maestre intervenire.
grazie a tutti ora seguiro i vostri consigli e vi faro sapere!!:) x fortuna che esistono xsone come voi!:)
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