Tema del mese: nascite, non nascite

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Questo mese ci prendiamo una responsabilità che finora avevamo pensato di affrontare, ma avevamo più volte rimandato: quella di scalfire alcuni tabu e di parlare di temi delicati.
Lo dico da subito: ci proviamo.
Il tema di questo mese affronterà diversi argomenti, correlati alle nascite difficili e alle non nascite. Parleremo di prematurità, nascite con problemi, aborto terapeutico o spontaneo, interruzione volontaria di gravidanza e fecondazione assistita.
E’ molto e sono argomenti eterogenei, ma accomunati da un modo diverso dal solito di vivere l’evento nascita. Vogliamo capire quanto di questi temi si possa parlare e come. Nulla ci impedirà di approfondire in un prossimo mese.

Credo che ancora oggi tra questi argomenti ce ne siano alcuni che rappresentano dei tabu. Mi sembra che la parola “aborto” sia tra le pochissime ancora impronunciabili: forse in questo è accomunata solo alla parola “cancro”. L’informazione sulla fecondazione assistita è scarsa e solo chi si trova ad esserne coinvolto si procura, spesso con difficoltà, notizie approfondite.

La scommessa di una nascita prematura, il dubbio della decisione di un aborto, la fatica fisica e psicolgica della fecondazione assistita, la scelta di portare avanti una gravidanza a rischio, sono situazioni che solo chi ha vissuto in prima persona sa cosa vogliano dire.
E per questo ci faremo aiutare da molte interviste e guestpost, per creare il maggior clima di condivisione e solidarietà.

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56 COMMENTI

  1. Manuela, il tuo commento mi ha commossa, soprattutto perchè mi rispecchio nelle tue parole. Anch’io medico, anch’io mamma di una quasi treenne dal carattere solare e deciso che riempie di gioia la mia vita, anch’io reduce da due aborti, purtroppo consecutivi, negli ultimi mesi. Tutte le conoscenze e la razionalità a cui possiamo ricorrere non leniscono affatto il dolore legato alla perdita, in questi brutti momenti siamo solo donne, mamme, che attraversano un momento estremamente difficile, sia moralmente che fisicamente.
    Un forte abbraccio e grazie per aver condiviso la tua esperienza

  2. condividere le emozioni è spesso piu’ facile davanti uno schermo, non sei giudicato e non vedi la faccia di chi ti sta leggendo.
    le emozioni le tiri fuori e basta.
    qualche giorno fa’ è stato per me un brutto anniversario, è stato il quarto del primo aborto che ho avuto. erano 13 settimana ed avevo appena tirato il fiato per il traguardo del compimento del terzo mese, mai avrei pensato che lui si fosse fermato alla 11esima settimana, proprio quando lo avaevo visto all’eco.
    mai avrei pensato che quella colica addominale era un aborto in atto , neanche quando sono iniziate le perdite di sangue, non volevo pensare di poter perdere il mi bambino tanto atteso e desiderato. al ps. non c’era battito , la gravidanza si era fermata e anche il mio cuore.
    poi tutto un turbinio di eventi che hanno portato all’espulsione dell’embrione in una traversa dove io , la sua mamma l’ho visto…..mi sono sentita morire; penso di avere pianto ininterrottamente e senza fermarmi per una settimana intera anche durante l’intervento. mi dicevano non preoccuparti è il primo , succede. sono un medico e razionalmente so’ tutto e capisco tutto ma non riuscivo a fermare le lagrime, il dolore è stato enorme, il desiderio di diventare mamma ha vacillato per paura che tutto questo si ripetesse.
    poi a breve è arrivata lei ,bellissima. adesso ha tre anni e io la guardo con orgoglio , mi piace questa figlia decisa affettuosa e allegra che ha un carttere deciso e già sa’ cosa vuole, la guardo e penso che l’amore che ho per lei è inifinito anche se tutti i giorni litighiamo; da circa venti giorni c’è anche il secondo. un miracolo. piccolo e indifeso tenero ha bisogno di me e mi riempe il cuore. in mezzo a loro due c’è stata un altra perdita, ma ha vinto la vita sul dolore. adesso li guardo entrambi e il loro sorriso mi riempe d’amore.

    • Manuela, grazaie per avercelo raccontato. E’ vero, davanti ad uno schermo ogni tanto fa bene raccontarsi in modo libero, in fondo questo sito lo abbiamo messo su per questo.

  3. Ecco Antonella, proprio le emozioni; io credo che riuscire anche solo a scrivere delle nostre emozioni sia già una sorta di guarigione. Ma la lista della spesa serve, perché finché non butti giù tutto d’un fiato quello che ti è successo è difficile comprenderne veramente la portata.
    A me è successo così, faticavo a riconoscere il mio dolore perché non riuscivo io per prima a dargli importanza, pensavo sempre che in fondo c’erano persone più sfortunate di me, dolori più grossi del mio… ma poi, ripercorrendo tutta la mia storia, dalla malattia di mio marito, fino alla perdita del mio bimbo mi sono detta che, piccolo o grande che fosse, il mio era comunque un dolore, un lutto e come tale doveva essere trattato.
    Inizialmente ho cercato di farmene una ragione aggrappandomi al destino; “meglio ora che dopo” mi dicevo, “forse doveva andare così” ma era un pensiero che non mi faceva stare meglio, perché mi riportava sempre a quel “perché proprio a me”. Continuavo a credere che se avevo ricevuto del male, un fondo di colpa dovevo averlo anche io.
    Poi all’improvviso mi sono liberata anche di questo senso di colpa, ho pensato che il destino non è giusto, è solo destino ed a volte, come in tante altre situazioni, ti rifila una fregatura. E così mi sono detta ok, la fregatura la prendo e me la tengo, cerco di superarla e di non permetterle di prendere il governo della mia vita, ogni tanto la ricordo ed allora un po’ male mi fa.
    È anche vero che poi “la fregatura” qualche risvolto positivo lo ha avuto: il dover fare i conti con tutto quel dolore mi ha fatto crescere, ha fatto aumentare la consapevolezza che ho di me stessa e dei miei sentimenti, mi ha fatto imparare un sacco di cose su di me e sulla mia famiglia, ma continuo a pensare che io quelle cose avrei voluto impararle in modo diverso, percorrendo un’altra strada. Perché ora, invece, la nostra vita sarà sempre accompagnata dai “se”, dai “forse”, che certo diventeranno un po’ meno dirompenti ma mai invisibili.
    Cercavo di superare il mio dolore dandogli una ragione, attribuendogli una qualsiasi motivazione cosmica, cercandogli una collocazione giusta nella mia vita.
    Al contrario la mia liberazione è arrivata proprio pensando “col c… che doveva andare così”. Allora i miei pensieri maligni, la mia rabbia, il mio strazio mi sono apparsi sensati.
    Ero distrutta, arrabbiata e sofferente, ed avevo ragione di esserlo.
    Allora ho smesso di chiedere perdono al mio bimbo e gli ho det

  4. Ciao,
    sono trascorsi dei giorni dal mio intervento e mi sono resa conto di aver semplicemente fatto una lista della spesa, ma non un racconto delle emozioni e di sentimenti provati nella mia esperienza.
    La cosa senza dubbio più dolorosa e difficile da affrontare e superare è stata la diagnosi di sterilità così nuda e cruda e senza un reale motivo fisiologico. Proprio in un momento in cui la buonaparte delle amiche o conoscenti stavano vivendo invece questa bellissima esperienza.
    Ho dovuto affrontare il pensiero del “ventre vuoto che on conterrà mai vita” e il “perchè proprio a me?” Mi sono chiusa nel MIO doore e non ho permesso a nessuno di avvicinarmi, fingendo ma dentro di me ero rabbiosa, prima di tutto con me stessa e pi verso il mondo intero. Tutti bambini mi davano fastidio, ho iniziato a frequentare coppie senza figli, poi quando arrivava la notizia della loro gravidanza, via fuggivo.
    Quando andvo, raramente a trovare le amiche che avevano appena partorito, con qualsiasi scusa cercavo di non toccare i loro bambini.
    Poi finalmente una mattina guarandomi allo specchio mi sono resa conto che stavo facendo del male a me stessa ed ho iniziato ad elaborare il LUTTO.
    Poi per fortuna la mia storia ha preso un altra strada e ogni sorriso e risata di Lilo e Stitch cancellano tutto

  5. Butterfly, è proprio questo contributo che stai dando a questa conversazione: stai facendo emergere dei temi che molte persone tengono chiusi in qualche angolo di se stesse. Magari, leggendo…

  6. Ciao,
    scusate io continuo ad intervenire ma ad ogni commento mi si accende una lampadina, una illuminazione che mi sembra doveroso condividere.
    In un mio precedente commento avevo consigliato di vivere il proprio dolore fino in fondo ma ho dimenticato di aggiungere (sempre per quella che è stata la mia esperienza personale) due parole: senza vergogna.
    Perché si, io ho provato anche vergogna; nel momento immediatamente successivo alla scoperta della morte del mio bimbo io mi sono sentita piccola così; una vergogna che non so nemmeno io da dove venisse. Eppure stringevo in mano le foto del mio primo figlio e le mostravo a tutti e dicevo “questo è il mio bimbo, guardate com’è bello” e pensavo “vedete ho un bimbo, sono madre, sono capace di essere madre, non sono solo un rottame con una pancia vuota che ormai non ospita più nessuno.”
    Ora, superato il momento questi pensieri mi sembrano un passato lontano, riesco ad esternarli senza dolore, ora non ho dubbi sulla mia capacità di essere in futuro di nuovo madre. Come ha detto Silvia ora io sono salva, ed ho capito di esserlo proprio leggendo il suo commento. È strano ma mi sono sentita salva nel momento in cui una persona estranea è riuscita a percepire questo dalle mie parole.
    Per questo continuo a scrivere; per chi ancora non si sente così; magari si identifica in qualche cosa di quello che dico, magari riesco a dargli una speranza in più…

  7. Ieri ho conosciuto una coppia di anziani signori che affrontava la vecchiaia e la malattia senza il calore e il conforto di una famiglia ma con il dolore e l’amarezza di una “genitorialità” tanto desiderata e negata…3 gravidanze, una a termine ma con esito tragico a causa di un parto con forcipe, le altre interrottesi in fase avanzata (6° mese) e successivi tentativi di adozione mai andati a buon fine. Il mio pensiero è subito andato al tema di questo mese e non ho potuto fare a meno di chiedermi quante “non nascite” di un tempo sarebbero state “nascite”, seppur faticose e sofferte, al giorno d’oggi.
    Non so se sia pertinente rispetto all’argomento di cui si sta parlando, ma mi andava di condividere con voi questo mio pensiero; leggendovi sto trovando molti spunti di riflessione veramente molto interessanti!

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