Tema del mese: il gioco
L’espressione “è un gioco da ragazzi” sta ad indicare nel linguaggio comune una cosa molto semplice da fare, una sciocchezza. Chiunque abbia coniato questa espressione non ha mai osservato attentamente un bambino mentre gioca. Così come chi dice che i bambini non fanno niente, giocano solamente.
Ma giocare solamente è molto. Moltissimo. Un bambino che gioca lo fa con tutti i suoi sensi, sviluppa la sua creatività, diventa un problem solver. Un bambino che gioca sfida le leggi della fisica, costruisce torri scoprendo le regole dell’ingegneria, osserva il mondo attraverso una lente d’ingrandimento.
Il gioco ha molte forme.
C’è il gioco che aiuta a guardarsi dentro e quello che aiuta a vedere fuori. C’è il gioco che sviluppa capacità motorie, e il gioco che sviluppa la socialità. Il gioco è il mezzo che il bambino ha per scoprire il mondo. Se un bambino gioca in modo sereno, è probabile che affronterà la vita nello stesso modo. Perché attraverso il gioco il bambino impara a rapportarsi con se stesso e con gli altri.
Il gioco è una cosa seria.
I bambini comunicano attraverso il gioco. Parlano di quello che li tocca più profondamente. Aprono le porte alla loro sensibilità.
Il gioco è onesto. Trasparente.
Il gioco è tutto un mondo. Il mondo dei bambini.
Gli adulti possono accedervi a tratti. A patto di seguire le regole.
Perché il gioco ha le sue regole. E le regole, le fanno i bambini.
O almeno così dovrebbe essere. Perchè poi troppe volte siamo noi genitori a privare i nostri bambini della libertà di gocare: non sporcare, non sporcarti, non mettere in disordine, non prendere freddo, non stare troppo al sole…
O peggio, a volte ci fa molto più comodo che se ne stiano buoni guardandosi un cartone animato in tv, piuttosto che esercitare la loro prorompente arte di giocare!
E quando, invece, ci facciamo trascinare, noi con loro, nell’acquisto di giocattoli decantati dalle pubblicità per poi scoprire che sono deludenti ed inutili pezzi di plastica? Perchè anche imparare a scegliere i propri giocattoli, in questo turbinoso mondo che già da piccoli ci trasforma in consumatori, non è affatto semplice.
Proviamo questo mese ad esplorare il loro mondo: se abbiamo resistito bene al passare degli anni e ci è rimasta la voglia di giocare, forse non saremo troppo alieni!
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GRANDISSIMA SERENA!
Mai spezzare la concentrazione di un bambino che gioca, o cercare di “pilotarlo” (a meno che non si stia mettendo in pericolo, certo!).
E poi è bellissimo giocare con loro ma è importante anche che giochino da sole/i; anche questo, che per qualche bambino è più difficile (o per qualche genitore?) è importantissimo: rientra nella fiducia che dobbiamo riporre in loro perché crescano sani… Man mano che crescono poi, è fisiologico: il tempo di gioco con i genitori diminuisce (e DEVE diminuire) e aumenta il tempo di gioco fra pari e da soli…
Fondamentale quel che dici sui giocattoli reclamizzati in televisione (io ancora non capisco perché i genitori italiani tutti non riescano ad ottenere che nelle pubblicità NON compaiano i minori di 18 anni!); è formativo accompagnarli (anche) in questa delusione. Io credo che, come sempre, maggiore consapevolezza si ha e meglio è; l’ho visto con Patata: dopo un paio di volte che c’ha sbattuto il musino (e io lì a mostrarle, impietosa, tutte le discrepanze fra pubblicità e realtà) non mi ha più chiesto di comprarle pupattole televisive.
L’asticella si sposta in avanti, certo: la prossima frontiera sono i videogiochi… Pant pant, arf arf: abbassare la “guardia” MAI…
baci
come mamma di una bimba di quasi un anno e mezzo mi interrogo spesso sull’argomento “gioco”, in particolare su quando intervenire o quando lasciarla fare. e’ che lavorando e tornando a casa alle 5, a vederla sfogliare i suoi libri da sola mi assalgono i sensi di colpa, per cui intervengo e cerco di interagire. ma so che l’indipendenza è importante, per cui non sono sicura di far bene. probabilmente il giusto sta nel mezzo. Poi mi tocca molto l’argomento “giochidecantati dalla pubblicità”. Qiegli oggetti mirabolanti che fanno più cose di un essere umano. così sembra. io di giochi gliene compro proprio pochi anche perchè secondo me ne ha ricevuti fin troppi in regale, ma devo dire che alle volte non sono insensibile al fascino di questi “pezzi da novanta”. per esempio, adesso che è natale. ero partita con l’idea di comprarle qualcosa di carino ma semplice tanto per farle trovare un pacchetto sotto l’albero..ma poi nei centri commerciali si vedono di quelle cose fantasmagoriche e non nascondo che sono andata un pò in confuzione. sarà che quando ero piccola io mica c’erano tutte queste cose…per fortuna i bambini spesso sono più intelligenti di noi. tempo fa sono andata con la bimba a casa di un altro bambino poco più grande. la mia ha subito puntato un paio di giocattoli di quelli molto rumorosi e colorati..ci si è intrattenuta due minuti. e poi è stata 20 minuti a giocare con le matite colorate…
Cara Angioletto, io credo che per regolarsi basta seguire loro e noi stessi a un tempo: se ci chiedono di giocare con loro e possiamo ci giochiamo, se no ci chiedono niente o abbiamo cose da fare, giocano da soli! ti piace?
ciao
Bel sito, complimenti!
Mi sono iscritta alla newsletter così ti leggerò più spesso
ciao Elena
@alessandra io alla frontiera dei videogiochi non ci voglio nemmeno pensare pant pant arf arf
@angiolettoangelico i sensi di colpa sono banditi da questo sito
Hai ragione nel dire che a volte compriamo qualcosa a loro, perchè ne siamo affascinati noi, forse proprio perché certe cose ai nostri tempi non c’erano. Comunque non drammatizziamo: un gioco per noi ogni tanto non è la fine del mondo. Poi piano piano impariamo a seguire loro.
@Grazie Elena!
Ric (3 anni) mi fa morire dalla tenerezza perche’ gioca tantissimo sul tavolo da cucina con le sue macchinette..Ci parla..crea situazioni..”Ti vengo a prendere dopo, viene anche mamma”.. “Si’ si’ aspetto qui” e frasi cosi’..
La tenerezza viene quando magari anche quando io sono in cucina e a volte incrocio il suo sguardo e lui si vergogna quasi e mi dice con un sorrisetto..Mamma vai di la’… Ma basta che io gli dica: “Riccardo guarda io sto cucinando, neanche ti sento!” per tranquillizzarlo e farlo continuare a giocare serenamente:-)
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