Tema del mese: boys don’t cry

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I try to laugh about it
cover it all up with lies
I try and laugh about it
hiding the tears in my eyes
Because boys don’t cry
boys don’t cry

The Cure – Boys don’t cry – 1972

Provo a riderci su, a coprire tutto con delle bugie.
Provo a riderci su, nascondendo le lacrime nei miei occhi.
Perché i ragazzi non piangono, i ragazzi non piangono.

E se fosse il momento di raccontare ai ragazzi che possono piangere?
Se ci fosse una “questione maschile” da affrontare, parallelamente alla nuova questione femminile?
Se fosse assolutamente necessaria una narrazione diversa di cosa è “ok” per un ragazzo e poi per un uomo?
Se fosse urgente rassicurare i ragazzi, i maschi, dicendo finalmente che possono piangere, possono aver paura, possono essere felici e ridere e cantare, magari anche ballare o disperarsi per amore?
Se fosse il momento di rifondare un nuovo concetto di mascolinità, che non neghi il genere, da una parte, ma neanche i sentimenti, dall’altra?
Se tutto questo fosse necessario non solo per i singoli individui, per la loro salute mentale, per il loro equilibrio personale, ma anche per la società?
Se questa fosse un’emergenza educativa, quella di liberare i maschi dalle sovrastrutture di cui vengono caricati fin dall’infanzia, per renderli persone libere?

Abbiamo colto diversi segnali, nell’editoria e nella comunicazione, nell’attualità e nel dibattito sociale, che ci hanno suggerito che questo è il momento per parlarne.
Lo dobbiamo ai nostri figli, maschi e femmine, ormai sempre meno disposti ad accettare dei ruoli imposti da una cultura che zoppica, senza farsi domande. I ruoli e i modelli imposti, stanno diventando pericolosi e si nascondono dietro i fenomeni di cui si discute: femminicidio, suicidio giovanile, bullismo, omofobia. Sono tutte derive delle gabbie che costringono le persone in schemi che sono ormai inadeguati.

Cosa possiamo fare? Proporre modelli di riferimento nuovi per i figli maschi, ridefinire la mascolinità, allargare i confini di ciò che è possibile e accettabile per un maschio.
Reinventare la nozione degli atteggiamenti approvati per un maschio. Scardinare la logica delle attività e degli ambiti preclusi ai maschi.
E’ il momento di liberare i nostri figli dalle inutili gabbie in cui sono stati cresciuti i loro padri.
Raccontiamo storie di maschi che piangono, che hanno paura, che hanno dubbi, che si innamorano, che esprimono emozioni e che per questo non sono meno coraggiosi, meno valorosi o meno maschi. Raccontiamoli come modelli positivi, cambiamo le parole fin da quando sono piccoli.

Abbiamo già parlato molte volte di uomini come padri. Sostenevamo già molti anni fa che “la nuova questione maschile è la costruzione della paternità“. Ora forse dobbiamo rivolgere lo sguardo ai figli, alla nuova generazione di bambini e adolescenti maschi che, forse perché cresciuti da quei padri, più presenti e sensibili, stanno chiedendo di essere più liberi dagli stereotipi.

Perché i ragazzi non piangono, quando sono felici.

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3 COMMENTI

  1. Tutto sdoganato da Totti!
    Nel suo discorso di addio di fronte allo stadio gremito ha detto di avere paura e ha pure pianto!
    E se lo ha fatto il Capitano….
    Okkei, tutto a posto.
    Passiamo oltre?

  2. Bellissimo incipit: si è proprio il momento di dire ai maschi che possono piangere. E dire anche un’altra cosa, a tutti, non solo ai maschi, ovvero che anche noi adulti piangiamo, che anche noi adulti abbiamo momenti di paura, che non sempre abbiamo la risposta a tutto, che tante cose le continuiamo ad imparare sempre.

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